Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


27 Overlander
FEB Mumble mumble
Sono capitato qua. C'entra qualcosa con il fatto che, per quanto mi riguarda, non mi sono mai ripreso del tutto (né credo mai mi riprenderò, almeno fino al prossimo overland) dal nostro 2002.

Rimango sempre affascinato da coloro che hanno anticipato esperienze che negli anni ho fatto mie e provo sempre un po' di sana invidia per chi ha avuto la possibilità di vedere un tempo che a me potrà solo essere raccontato. Anche io, del resto, ho visto una Patagonia che non era già più quella di Chatwin, ma che ancor più non è quella di oggi, ed è stato così anche alle Svalbard.
Il fenomeno di urbanizzazione, copertura telematica ed omologazione di ogni angolo del pianeta, che voi chiamate globalizzazione, ma che a me riempie la bocca solo a dirlo, corre con accelerazione esponenziale, per cui la differenza fra ieri e oggi è sempre minore di quella fra oggi e domani. Sto divagando.

Chi ha apprezzato, o sta apprezzando, i nostri diari di Asia Overland ancor più si perderà fra gli appunti e le fotografie di Steven Abrams. Bisogna amarla davvero questa dimensione del viaggio, interiorizzarla, farla propria, per comprenderla e saperla apprezzare. Se non ti piace la montagna è inutile che stia qui a spiegarti la dolcezza e la profondità del suono di un rampone che morde la neve dura in quota: stiamo parlando due lingue diverse. E' anche inutile che tu mi spieghi la poesia di una rovesciata acrobatica davanti a una porta: io allo stadio non vado.
Così, se non ti piace davvero il Viaggio, se non lo hai nel sangue, anche Steven non ti dirà nulla. A me dice molte cose, moltissime. E mi ritrovo. Senza conoscerlo, già gli sono amico.
Perdonami, ancora una volta sto divagando, proprio come in un grande overland. Quello che invece voglio dire è che la storia di Steven mi riporta ad un paio di temi sui quali mi ero già soffermato in passato.

Uno. La misura di quanto cambi davvero il mondo attorno a noi è anche nelle rotte che vi tracciamo attraverso.
Proprio prima di partire, il mio caro amico Sergio, che su questi percorsi ha costruito una vita, mi fece notare che la distanza fra il mondo nel quale era cresciuto lui e quello che ci accingevamo ad attraversare noi è equiparabile alla distanza fra le latitudini dei nostri differenti itinerari. Nel nostro mondo io oggi passo di sopra. Nel suo, lui era passato di sotto. Lui non poteva passare di sopra, noi non siamo potuti passare di sotto. In trent'anni il mondo intero è stato rovesciato.

Antefatto: all'inizio degli anni '70, Sergio, che allora aveva circa la mia età oggi, piantò di punto in bianco la sua poltrona di dirigente di una grande multinazionale, attrezzò la sua R4 e partì per l'oriente lungo la hippy trail. Un anno di viaggio. Sergio ha vissuto due vite, separate da quello che lui chiama "anno zero", un intervallo che ha scavato un solco infinito fra le sue esistenze. Non ha caso, dichiara di avere 44 anni. Credo ne abbia 73.
Nella sua rotta verso est passò "da sotto": Iran, Afghanistan, Pakistan, la hippy trail, battuta all'epoca da legioni di europei e americani in viaggio verso il nirvana. Sergio è poi tornato più volte in Afghanistan e ha scritto anche un libro su quello straordinario Paese.
Anche avesse voluto, non sarebbe potuto passare da "sopra": c'era il filo spinato, il Muro di Berlino e una Cina che chiudeva le porte perfino alla Russia. Quasi non esisteva la carta geografica del sopra.
Trent'anni dopo, di sopra siamo passati noi: Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Cina. Anche volendo (e ci abbiamo provato, accidenti), passare di sotto sarebbe stato davvero un casino.
Sono trascorsi trent'anni e il mondo è stato ribaltato.

Anche Steven, come Sergio, è passato di sotto e rimango incantato dalle sue brutte fotografie scattate in un oriente che noi non abbiamo conosciuto, nel mezzo di un'Indocina che solo con un eufemismo possiamo definire semplicemente diversa da quella di oggi. Così mi sono trovato a perdermi nel suo di sotto. E a sognare, naturalmente. Ciò mi porta verso la seconda riflessione.

Due. Eravamo a Lhasa quando me la sono sentita addosso la prima volta, la sensazione. Io, oggi, mi sento finalmente parte di un mondo che per anni ho soltanto letto e sognato. Adesso sì, adesso ne faccio parte, lo sento dentro, lo conosco. Ne partecipo l'ideologia (sì, perché a voler ben vedere è anche una ideologia). Immagino che sia come stare seduti per anni a battere i denti sulle gradinate di uno stadio e, per una volta, avere l'occasione di indossare la maglietta, calpestare l'erba, scambiar due pallonate con quelli che hai visto in tv per una vita intera.
Qualcuno ha letto un mio profilo in rete da qualche parte, dove sta scritto che amo i viaggi overland, e mi ha chiesto se sia solo una boutàde. No, io *sono* un overlander, ora.
Anche io ho dunque scavato il mio solco. A differenza di Sergio però, ho portato da questa parte alcune cose essenziali, ma inevitabilmente vietate per chi aspira alla cittadinanza di Ùtopia. E ho saltato il fosso accompagnato, mano nella mano, da Emanuela. E' una differenza non da poco.

Ricordo perfettamente ciò che Sergio ci disse prima della nostra partenza: "Dopo, nulla vi sembrerà più lo stesso". Sì, forse è una banalità ed un'esagerazione.
Ma quanto ancor piccolo e riduttivo di prima mi sembra, oggi, il palcoscenico nel quale, nostro malgrado, dobbiamo recitare il solito copione per poter dare a Leonardo almeno la possibilità di scegliere, domani, se quel solco scavarlo ancor più profondo, o se rimanerne al di qua, con gli occhi dentro alla televisione, sognando una rovesciata acrobatica davanti a un rettangolo di tubi dipinti di bianco.

Fino al prossimo overland.
00.50 del 27 Febbraio 2004  
 
Non ci sono commenti a questo post


Inserisci un commento
Nome
Commento
E-mail
Sito web
Controllo CAPTCHA Image
Altra immagine


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2017 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo