Così, dopo sedici mesi trascorsi all'estero, da un paio di giorni ho iniziato una nuova avventura a due passi da Corso Como, Milano (per i non milanesi: Corso Como è ancora - credo, nemmeno io sono molto aggiornato in materia - uno degli ultimi luoghi dove Milano si beve) e, come dire, mi sento un po' puzzled, anche perché io sto a Corso Como, Milano, come un operaio della Magneti Marelli sta alle sfilate di Valentino.
Fra una cosa e l'altra era un bel po' che non facevo il pendolare sulla mia città di riferimento e adozione e, dovessi dire, non ne sentivo affatto la mancanza, anzi. L'ultima volta, poi, che ho preso un mezzo pubblico milanese risale ancora al tempo delle carrozze con i cavalli: mi sembra fosse un periodo di targhe alterne nel 2003, o giù di lì. Capite perciò come oggi io mi aggiri nella metropolitana milanese con la stessa disinvoltura di un immigrato clandestino cinese appena sbarcato in città.
E' così che ho scoperto che.
Uno: apparentemente oggi la metropolitana di Milano arriva in tutto il mondo, isole comprese. A dir la verità, la metropolitana non è cambiata affatto, ma la società MM (Metropolitane Milanesi) deve aver speso un bel mucchio di soldi in un qualche studio di immagine affidato, chessò, a McKinsey o giù di lì, perché adesso se tu scendi in metropolitana e guardi la mappa delle linee ti sembra all'improvviso di essere come minimo a Londra. In realtà le linee sempre tre sono, e sempre con le medesime fermate (be', no, hanno allungato la verde di una fermata), ma il vero colpo di genio è stato trasformare le linee ferroviarie in "Linee di superficie", contrassegnate con la lettera S, per cui in corrispondenza delle stazioni Centrale, Garibaldi, Lambrate, ecc, sono magicamente spuntate una miriade di interconnessioni con queste inesistenti linee di superficie che, ovviamente, sempre Ferrovie dello Stato o Ferrovie Nord sono. Insomma, tu prendi la metro a Sesto Marelli, scendi alla Stazione Centrale e con qualche semplice cambio ti connetti con la Transiberiana per arrivare fino a Pechino. Corsa interurbana naturalmente.
Due: avevo in tasca qualche biglietto ATM che mi avanzava, dal 2003 suppongo. Non solo ovviamente quei biglietti non valgono più, ma ho scoperto che a Milano è scomparso il vecchio biglietto da timbrare. Siamo come le grandi capitali del mondo adesso, c'è il ticket magnetico, nel senso che sempre di un pezzettino di carta si tratta, ma lo infili in una fessura a monte del tornello di ingresso e ti viene sparato a valle del tornello stesso, dove lo recuperi. Insomma, non è cambiato nulla, ma sono cambiati i tornelli, che sono stati adeguati a quelli delle capitali più fighe con una spesa, immagino, da paura. Siccome a priori do sempre per scontata la buona fede delle iniziative del mio Comune, suppongo che questa rivoluzione comporti vantaggi che a me sfuggono totalmente, ma che certamente ai veri pendolari sono del tutto evidenti. Per la verità, per i peones come me, ad ogni stazione hanno lasciato un tornello "old style" attraverso il quale passare timbrando eventuali vecchi biglietti (non del 2003, comunque), ma c'è da vergognarsi a transitare di lì, perché tutti ti guardano stupiti tipo maddai, ancora coi vecchi biglietti stai?
Tre: in metropolitana distribuiscono i giornalini gratuiti e questo già lo sapevo, solo che adesso non si tratta più di una sola testata (e già fa ridere a chiamarla così), ma di un'edicola intera di pseudoquotidiani e persino riviste di parole crociate ed enigmistica. Interessante. Quasi quasi domani ne tiro su una copia.
Quattro: in metropolitana a Milano ti sembra di essere a Londra anche perché c'è un solo italiano per vagone. I milanesi viaggiano (meglio, sono intasati) tutti in superficie con le loro auto.
Infine, non c'entra nulla, ma mi viene così: vorrei spezzare una lancia a favore di Jovanotti, in arte Lorenzo Cherubini. Ora, io ve lo devo dire: Lorenzo a me è simpatico. In fondo siamo quasi coetanei, lui è solo un filo più giovane di me, ma ogni volta che lo sento a me, come si direbbe dalle mie parti, o pą ūn figgiêu. E' che ci crede davvero, per questo mi è simpatico. Cioè, lui si è fatto crescere la barba con vent'anni di ritardo sui tempi, si è messo il cappello da sandinista e ha iniziato a viaggiare con lo zaino quando ormai la mia (nostra) generazione lo zaino lo ha messo in cantina da un pezzo, dopo averlo consumato per bene, e si è comprata un bel trolley comodo, se capite la metafora. Cioè, lui adesso risale "da solo" i fiumi dell'Amazzonia con la piroga e torna ispirato per registrare un album intitolato Safari. Cioè lui, adesso che viaggia, ha allargato molto i suoi orizzonti e capisce molte cose del mondo, è molto peace and love and fate l'amore non fate la guerra, è molto dalla parte delle cause giuste, e viaggia, viaggia molto da solo, dall'Himalaya all'Africa, dalle Alpi alle Piramidi, e non puoi capire quante cose ha visto, lui. Come Licia Colò, insomma. Cioè, lui c'ha il messaggio adesso (per la verità è qualche anno ormai che ce lo propina).
Resta il fatto che sempre stonato è, e ancora non ha imparato a cantare. Epperò che devo dirvi, a me Fango piace, e lui mi è simpatico. Anche se, comunque, me pą ūn figgiêu.
Ma forse è solo invidia e sono io che sono vecchio. |