Orizzontintorno Carlo Paschetto
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09 L'inutile all'inutile
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Premessa: so già che in qualunque modo ne scriva, alla fine, non mi piacerà. Epperò qualche considerazione, perlomeno a mo' di appunti personali, vorrei metterla nero su bianco. Ché ogni tanto ci vuole, anche, pur finendo nell'inevitabile banalità del già detto e già sentito, dunque inutile a priori.

Ciò detto.


Al di là di tutto, poi, si possono fare le analisi pių sofisticate e progressiste del caso, scommettere su qualunque scenario (personalmente condivido in generale quanto ho letto sul solito ottimo Leonardo, e a proposito, andatevi a rivedere il finale de "Il Caimano" di Nanni Moretti), isolare alcune considerazioni oggettive, schierarsi (com'è che anche in questo caso, a guardarsi in giro fra conoscenti e vicini di casa sembra al solito che in questo Paese esista un solo fronte compatto, chiamiamolo così, e invece i numeri, tant'è, dicono cose ben diverse?), farcisi il fegato, preoccuparsi oltre il dovuto, o a ben ragione, e tutti gli infiniti bla bla bla di circostanza.

Però secondo me il punto è un altro. Ed è che sei seduto al bar all'ora di pranzo, e stai aspettando il solito piattino freddo, o la tipica insalatona, o la tua focaccina prosciutto e mozzarella, e sfogli stancamente la Gazzetta commentando con i colleghi l'ingaggio di Alonso, o scambiandoti due note via sms con qualche altro collega prima della riunione delle due, o disquisendo di teoria delle stringhe e paradossi quantistici.

Ed è gente come te, quella che ti circonda. Siete mediamente tutti della stessa estrazione sociale, mediamente laureati, mediamente quarantenni, mediamente pagate tutti le tasse ed il mutuo, mediamente avete la station wagon per caricarci i figli, siete mediamente e potenzialmente progressisti, mediamente laici, mediamente intolleranti verso varie forme di discriminazione e razzismo - perlomeno a parole, mediamente acculturati, mediamente leggete tutti anche qualche libro, chi pių chi meno, mediamente avete l'lcd trentadue pollici ed un paio di telefonini, mediamente avete messo piede almeno un paio di volte all'estero, una in California ed una a Cuba, mediamente non volete la guerra in Iraq, non volete la guerra in Afghanistan, avete la sensazione che ci siano in giro altre guerre che non volete o perlomeno ricordate di averne sentito parlare, mediamente siete informati pių della media e mediamente attingete ad altri canali di informazione al di fuori di quelli controllati e destinati alla massa, mediamente comunque accedete ad Internet, mediamente guardate Report e mediamente vi scandalizzate ogni volta, mediamente odiate Calderoli e Ghedini, mediamente apprezzate Travaglio anche se mediamente, in fondo in fondo, non vi fidate del tutto di quel che dice, ma non sapreste giustificarne esattamente il motivo, mediamente pensate che certo Londra, certo gli inglesi, certo i francesi, certo i tedeschi, certo gli svizzeri, però in Italia si mangia meglio, e comunque, mediamente, dite tutti di pensarla allo stesso modo: non ne potete pių, trovate insopportabilmente vergognoso e scandaloso tutto questo e siete molto arrabbiati e nauseati.

E quindi, com'è che i numeri, appunto, alla fine non tornano? Com'è che Leonardo ha ragione da vendere senza praticamente discostarsi, a propria volta, da facili considerazioni (ma con il merito di dar loro un'organizzazione logica, strutturata ed argomentata)?

E' che, fatta la premessa, fotografato lo scenario, dato sfogo e condivisa tutta la nostra comune indignazione, poi, la vostra conclusione è che "d'altra parte qual è l'alternativa, chi lo butta già a quello? Tanto anche sul 'fronte opposto' litigano tutti allo stesso modo. Tanto l'unica soluzione che proporrebbero dall'altra parte è aumentare le tasse. E poi Bertinotti e le sue giacche di cachemire, D'Alema e la sua barchetta, Prodi e la Diccì, è sempre la stessa minestra."

Ecco: secondo me il punto è esattamente questo. Non il contenuto in generale delle obiezioni, che si commenta da sè, ma il fatto che questa sia davvero la risposta di gran parte di quelli come voi e me, il loro pensiero ultimo, l'analisi finale dentro alla quale affondare definitivamente qualunque altro tipo di considerazione sulla sopravvivenza del berlusconismo, ancor prima di quella di Berlusconi stesso (che comunque, a differenza di altri, io non ritengo affatto marginale - il peso e la rilevanza della sua sopravvivenza politica, intendo, rispetto a quella del berlusconismo come fenomeno sociale ormai dotato di linfa vitale propria).

Il fatto che quelli come voi e me, dunque esattamente lo strato sociale al quale apparteniamo - dove qui si dà per semplificazione concettuale, osmosi ed astrazione il fatto che tutti coloro che leggono siano riconducibili al medesimo ceto di appartenenza del titolare - quello strato dunque che potenzialmente dovrebbe essere il vero motore intellettuale, culturale e propulsivo del Paese, quello che dovrebbe essere informato pių degli altri ed avere pių mezzi di altri per filtrare adeguatamente i messaggi della comunicazione di massa, quello che potenzialmente dovrebbe essere il vero zoccolo duro di domani, il primo nucleo aggregatore di una forza democratica laica e progressista, capace di ridare a questi stessi termini il loro corretto valore semantico e la giusta declinazione sociale, quello strato che non ha alcun interesse né ritorno personale nel coltivare il berlusconismo in quanto tale - con quello che il berlusconismo (com)porta (con sè): condoni, conflitti di interessi, anomalie legislative, fiscali e sociali, disprezzo per le istituzioni e le regole, veline, disinformazione, arroganza, arrivismo, superficialità ed ignoranza, annullamento culturale, consociativismo elitario e tutto il resto di quanto possa essere catalogato alla voce "ingombranti" - quello strato, appunto, sia il primo a dare quella risposta svuotata di qualunque briciolo di analisi e minimo impegno sociale ed intellettuale: "Anche Bertinotti e poi D'Alema con la sua barchetta."

Quella risposta: prescindendo anche da tutto il resto, a partire dal fatto che "Bertinotti e poi D'Alema con la sua barchetta" sono perlomeno una generazione indietro rispetto al pur triste ed attuale dibattito se sarà Franceschini, o Bersani, o Marino, indipendentemente da qualunque facile considerazione su Franceschini, Bersani e Marino, che anche quelle, per carità, volendo, poi, ovviamente. E comunque non è questo il punto, di nuovo. Non il fatto che intanto il mondo vada avanti, mentre loro rispondono "Bertinotti e poi D'Alema con la sua barchetta".
Nemmeno il fatto che mentre il mondo va avanti e disquisisce un po' tragicamente se da domani ci sarà Franceschini, o Bersani, o Marino, sul fronte (?) opposto (?) ci sia sempre lui, Berlusconi. Da sempre. Sopravvissuto a Bush, a Blair, a Putin (sì, anche a Prodi e Veltroni) e a qualunque altro leader occidentale (no, non parlo di Prodi e Veltroni). Scontatamente e consapevolmente anestetizzati anche a questa evidente surrealtà, così sotto gli occhi da trovarla del tutto marginale rispetto allo scenario in toto.

L'unica nostra - anzi, vostra, loro! - risposta all'arroganza ed alla violenza istituzionalizzata, alla fine della vergogna e dello scandalo e della nausea e della rabbia e dello schiacciante senso di impotenza, è "anche Bertinotti e poi D'Alema con la sua barchetta."
E poi gių un altro morso al panino con crudo e mozzarella, fino al prossimo gol dell'Inter ed alle prossime elezioni, dove magari alla fine andrete, andranno, a votare Fini, perché dài, Berlusconi onestamente non si può pių votare, che poi mi vergogno con gli amici, e obiettivamente Fini è la figura pių a sinistra dell'intero panorama istituzionale.
Oppure Di Pietro, oppure Casini e via, non pensiamoci pių. Giusto perché non si può votare Grillo.

Il punto è che da una parte c'è la diffusa percezione che una vera risposta politica non possa ormai pių venire da dove, in teoria, dovrebbe venire; dall'altra c'è la mancanza totale di consapevolezza che dunque, quella risposta, non possa che arrivare da altrove, urlata e con forza. La consapevolezza che altrove è la massa e che la massa è formata da singoli individui che pensano ed agiscono individualmente.
Individui ai quali la risposta "anche Bertinotti e poi D'Alema con la sua barchetta" dovrebbe sembrare un insulto alla ragione, innanzitutto e a prescindere, che proprio per estrazione e background dovrebbero avere argomenti, non aria fritta, oppure avere il coraggio di tacere e di approfondire, formarsi una propria opinione, qualunque essa sia, soprattutto formata in modo autonomo ed indipendente, ragionata. Niente di pių che metter gių per cinque minuti al giorno la Gazzetta.

Non sono gli scenari di Leonardo che fanno paura. Sono le ragioni che li sorreggono dietro al panino al prosciutto e alla Gazzetta. Perché "anche Bertinotti e poi D'Alema con la sua barchetta" è l'unica risposta dei soli che potrebbero perlomeno provarci a darne davvero una diversa.
Figurati quella di tutti coloro che per Berlusconi - per il berlusconismo - votano davvero per ignoranza (congenita, atavica, assuefazione alle fonti di informazione istituzionali) o convenienza personale.

...

E' a questo punto, nel momento in cui lo scrivo, che mi rendo conto della vacuità di ciò a cui sto cercando di dare una struttura logica compiuta. Aria fritta, io per primo.

Però...

Ad esempio: contiamo quanti parteciperanno alle primarie? E io, che scrivo e pontifico, ci vado alle primarie?

Post scriptum: lo sapevo che, in qualunque modo ne avessi scritto, non mi sarebbe piaciuto. Magari poi lo rileggo e aggiorno il post.
13.21 del 09 Ottobre 2009  
 
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