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A Villasanta, alle 14.45, avevamo votato in 270 e la proiezione cadeva a quel punto attorno ai 400 voti. Tornando a casa rimuginavo sul fatto che il dato portava a concludere che avrebbero votato in due milioni circa. A quanto sembra emergere ora dai primi risultati, posso dire che Villasanta è un buon campione statistico.
Io, comunque, le elezioni le perdo inesorabilmente da ventisei anni (anche quando in linea del tutto generale potrei tuttavia salire sul carro dei vincitori). Ma devo dire che in questo caso particolare non la sento come una sconfitta. Mi allineo e aspetto cento giorni anche io.
Che impressione mi ha fatto tutto l'ambaradan? Un po' quella che ha fatto a lui: "Io fra me e me penso che trovo già un po‚Äô strano che si voti così, senza una tessera, senza essere veramente della ditta (nella buona e nella cattiva). Però mi offrono di votare, e io a votare mi diverto sempre."
Aggiungo che è anche un po' strano votare senza le cabine e con la matita rossa, che è un po' strano che la signora davanti a me metta le sue crocette senza nemmeno curarsi di nascondere il suo voto agli occhi altrui, che è un po' strano in generale il clima che si respira tipo elezioni a scuola per il consiglio di classe, che è un po' strano anche questo sole caldo di fine ottobre che questa mattina mi ha bollito durante la sessione di ripetute lunghe.
A ben pensarci, il fatto che non sia tutto nella norma suona già di per sè come un cambiamento. O perlomeno qualcosa a cui aggrapparsi (che càpirai, ma è quel che passa il convento). |
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23.35 del 25 Ottobre 2009
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