All'iPod ho rinunciato oltre un anno fa, quando mi è diventato chiaro che per riuscire a migliorare i miei tempi e iniziare ad allungare davvero dovevo concentrarmi su me stesso, non sulla musica. Dovevo imparare a correre ascoltando il mio ritmo interno, imparare ad interpretarlo, seguirlo per capire quando è il momento di risparmiare energie e quando arriva invece il momento di darci dentro, sincronizzare il passo con il respiro e cercare di mantenerlo costante chilometro dopo chilometro. Così in questi mesi sono arrivato a sfiorare i trenta chilometri, a stare in strada quasi tre ore senza mollare.
A chi me lo chiede, rispondo che per ingannarlo passo il tempo a contare - e ho scoperto che è un metodo piuttosto comune fra i runner.
Conto i chilometri che passano, li moltiplico per il tempo medio, sottraggo secondi, ricalcolo per capire a quale tempo posso mirare, costruisco tabelle mentali piene di numeri, fogli Excel immaginari che simulano tutte le combinazioni possibili a seconda del passo che posso tenere, divido, sommo, rimoltiplico. Passano le ore, aumentano i chilometri.
Adesso sono però arrivato al limite. Per riuscire a superare i lunghi di 25-30km e andare oltre le tre ore ho bisogno di due cose.
La prima è alimentarmi, perché superare le due ore senza rifornimento è praticamente un suicidio atletico. Ho risolto con bustine di carboidrati liquidi ad assimilazione veloce, di quelle che si comprano al supermercato, e attacandomi alla cintura delle piccole borracce da riempire con integatori salini. E' vero infatti che in gara sono sempre previsti rifornimenti ogni cinque chilometri, ma è anche vero che un conto è cercare di afferrare al volo bicchieri di plastica pieni di Gatorade a intervalli fissi e tirarseli in faccia, o fermarsi inevitabilmente per riuscire a bere (e ripartire, poi, te lo raccomando...); un conto è invece avere una riserva con sé, ingeribile senza problemi, a cui attingere quando ce n'è davvero bisogno, senza il problema di dover decidere di volta in volta se bere o aspettare altri cinque chilometri, che da un certo punto in poi pochi non sono.
L'altra cosa è calarmi definitivamente in uno stato di ipnosi totale, o non ce n'è: a un certo punto la concentrazione non regge più da sola e crolla, per quanti calcoli possa fare. E quando accade, la fatica esplode improvvisa, mi taglia le gambe quasi senza preavviso e fine della corsa, senza appello.
Così, per proseguire la preparazione della maratona, ho deciso: torno in strada con l'iPod, dopo averlo abbandonato oltre un anno fa. E ci torno con Dariusz Janczewski.
Poi vi so dire. |