Orizzontintorno Carlo Paschetto
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03 E niente
FEB Diario
E niente, ieri sera, che poi era ormai notte, saran state quasi le dieci, non ricordo, ero lì che correvo solo soletto lungo la provinciale, che di questi tempi fra parentesi sono anche indietro di brutto sulla tabella di preparazione, ché c'ho un milione di altre cose a cui star dietro, un disastro totale, ma a parte questo, ero lì, dicevo, che correvo lungo la provinciale, completamente al buio, in mezzo ai campi e a qualche capannone industriale di periferia, ed era buio pesto, per terra intendo, l'asfalto assorbiva la luce tutta, e finchè c'era la linea bianca del limite di carreggiata seguivo quella, ma poi anche quella se n'è andata, ed era pazzesco, era come correre sospesi nel vuoto totale, nello spazio profondo, non vedevi appoggiare i piedi, non sapevi dove appoggiavano, e ti dava una sensazione estrema di vertigine, da far perdere l'equilibrio, come trovarsi nel white-out, solo che questo era black-out, buio, nero, pesto, ogni tanto una macchina che sopraggiunge e mi spara gli abbaglianti in faccia, e già non vedevo nulla prima, figurati il passaggio dallo spazio profondo alla luce accecante degli abbaglianti, ché io corro contromano per guardarle in faccia le macchine che arrivano, ché non mi piace farmele arrivare alle spalle all'improvviso, e vabbè che ho la tuta apposta con le strisce fosforescenti, ma sai com'è, e insomma correvo al buio, e in cuffia andava new-age ipnotica, ed io ero lì, nel vuoto, perso nel mio spaziotempo oscuro a correre in sospensione, su un piano di riferimento nullo, senza orizzonte, nemmeno pi il riferimento della striscia bianca, e pian piano mi accorgevo di quello che stava attorno, lontano nel buio, e sopra di me, ché il cielo era un tappeto di stelle, e in effetti era stata una giornata stupenda, battuta dal vento, soleggiata, con l'aria completamente trasparente, che in giornate così vai in giro per la Brianza e non puoi capire com'è se non ci sei, ché tutt'attorno sei circondato da una cintura infinita di montagne innevate, che le puoi toccare con la mano da quanto sono vicine, dal Monviso all'estrema sinistra, ad ovest, fino alle Orobie, con l'Arera e la Presolana a chiudere a destra, ad est, un orizzonte semicircolare perfetto e ad altissima risoluzione, e non c'è strada che guidi che non ti porti verso quelle montagne, e per quanto giri, per quanto svolti, per quanto tu possa cambiar direzione, la tua strada si perde sempre all'orizzonte contro quella catena bianca infinita, è da lacrime a vedersi, con il Monte Rosa e i quattromila del Vallese tutti che brillano scintillanti contro il cielo terso, e il centro del palco dominato dalle Grigne e dal Resegone, proprio di fronte a te, a pochi chilometri in linea d'aria, e insomma così era stata questa giornata, la commentavamo anche con Alessio in tarda mattinata, e adesso, lì al buio, mentre correvo, di nuovo quell'orizzonte bianco fosforescente ad illuminarmi l'orizzonte, nella notte, sotto a quel cielo tappezzato di stelle, in quello spazio nero inchiostro di nulla nel quale ero sospeso, annegato nella musica new-age, perso nel mio liquido amniotico, mentre i chilometri passavano sotto alle mie scarpette appoggiate sul niente, ed io guardavo, ipnotizzato, completamente svuotato, il cielo stellato e la corona fosforescente delle cime ghiacciate all'orizzonte, e all'improvviso non sentivo pi nulla, nulla, non avvertivo pi il freddo dentro, ché ci saran stati zero gradi od anche meno due, non avvertivo quelle fitte che da qualche giorno mi tormentano un po', non stanchezza, né sonno, né fame, solo io, il vuoto nero senza appoggio sotto di me, sospeso nello spazio, il cielo stellato sopra di me, le montagne fosforescenti nel buio attorno a me, e il nulla, il nulla, null'altro.

E niente, avrei voluto scriverlo, lì, in quel momento, tutto.
Non ora.
23.29 del 03 Febbraio 2010  
 
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