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Dieci anni fa questo blog, e tutto il sito per la verità, non esistevano. Fossero esistiti probabilmente alcune cose avrebbero in seguito preso pieghe diverse, chissà. Comunque non importa e del resto io son sempre quello che non si volta mai indietro.
Dieci anni fa, d'altra parte, i blog erano un oggetto in stato piuttosto embrionale e l'alba dei social network era ancora lontana: se avevi voglia di raccontare, e di farti seguire, avevi poche strade che transitavano perlopiù dal passaparola.
Farsi seguire davvero, poi, era tutta un'altra faccenda, ché la geolocalizzazione prêt-à-porter era roba ancora ascritta alla fantascienza prossima ventura.
Dieci anni fa, oggi, pioveva a scrosci da giorni. Sembrava un giorno qualunque di novembre, invece era il 3 maggio anche dieci anni fa, oggi.
Siccome alla stazione Centrale dovevamo andare in taxi, uscii sotto il diluvio per portare l'auto al garage vicino a casa, ché il box non lo avevamo e non è che puoi lasciar la macchina in mezzo alla strada per sei mesi. Non certo a Milano, perlomeno, figùrati poi coi turni settimanali del lavaggio strade.
Dieci anni fa, per dire, io non avevo nemmeno una macchina fotografica digitale. Viaggiavo ancora con la Nikon F65 acquistata a Bangkok l'anno prima in seguito alla rottura delle mia fedele Yashica. E, se ben ricordo, il mio telefonino era il famoso Nokia a banana. Mi sembra che nei menù fosse presente una voce per configurargli l'accesso WAP, ma sulla rete WAP, dieci anni fa, non c'era praticamente un tubo. E comunque collegarsi al WAP non era certo qualcosa che facevi in roaming, né del resto potevi connetterti in roaming proprio ovunque, come fai oggi, ché i protocolli GSM, gli accordi fra compagnie telefoniche internazionali e tutti i bla bla bla del caso erano ancora ascritti alla voce "addavenì".
Così, se volevi scrivere, non ti restavano che le e-mail. Quelle sì, c'erano già da un pezzo, ma non è che le potessi scrivere dal Nokia a banana: dovevi cercarti un internet cafè, sebbene vada detto che in molti Paesi, soprattutto nel secondo e terzo mondo - soprattutto dove non era transitato il ministro Pisanu - eran già spuntati come funghi.
Dieci anni dopo qualcuno di voi sa come è poi andata. Altri no e magari han voglia, ora, di sapere cosa è accaduto dieci anni fa e com'era chiudersi la porta di casa alle spalle, per sei mesi, e salire su un treno senza un iPhone in tasca, né un tablet nello zaino.
Vent'anni prima, d'altra parte e se è per questo, non avevo nemmeno il telefonino. Ma è un'altra storia, che riguarda altre storie raccontate qua dentro, e questo non è un anniversario di tecnologia.
Dieci anni fa, oggi, fra le 17 e le 18 per l'esattezza, partivo con il treno. Un treno che peraltro di lì a un'ora si sarebbe fermato. Perché pioveva troppo. |
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| TAG: asia overland, sabbatico, viaggi, viaggio |
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E così, come promesso, abbiamo sdoganato alla faccia del tutto esaurito.
Annotazioni a caldo, in uscita:
Bambina seduta nella fila davanti alla nostra, prima dell'inizio dello spettacolo: "Ma è in 3D?"
Carola, nel corso del secondo tempo: "Ma papà... ma... sono veri? Hanno la pelle come noi?"
Carola, in mezzo a Super trouper (che lei chiama Ciuppa ciuppa), storicamente una delle sue preferite: "Papà, gli chiediamo se quando hanno finito la rifanno?"
Carola, in mezzo a Dancing queen: "Papà, quando torniamo a casa ci vestiamo anche io, te e Leonardo da spaziali come loro e la balliamo anche noi? Io voglio essere quella vestita di arancione, tu sei quella gialla e Leonardo quella rossa."
(Leonardo non ha fatto osservazioni, è più o meno sempre stato troppo impegnato a battere le mani a tempo con il pubblico).
La riedizione in italiano è innegabilmente al di sopra di quanto mi aspettassi: ottimo lavoro di Stefano d'Orazio, al netto di Take a chance on me e Knowing me, knowing you, che ne escono massacrate senza appello. E poi della prima ti aspetti una grande interpretazione corale, e invece il duetto l'ammazza.
Bravi, molto bravi, quasi tutti. Coreografie corali, regia e luci, tutto perfetto. Standing ovation per Chiara Noschese, anche se le sfugge una curiosa e strana calata toscana, che non ho capito se è voluta (è milanese) e se, tutto sommato, ci stia o meno.
Nessuno dei tre protagonisti maschili mi è invece parso all'altezza, soprattutto nel cantato e perlomeno a confronto con la statura delle protagonisti femminili, tutte notevoli. Particolarmente fuori misura ho trovato Roberto Andrioli. O forse è il mio orecchio.
Travolgenti - coreografia, orchestra, interpretazione, regia - Gimme! Gimme! Gimme, Voulez-vous, Under attack, Does your mother know?
Reggono bene la versione italiana Mamma mia!, Dancing queen, Money, money, money e Honey honey.
Pubblico assai entusiasta e coinvolto. Per dire, finale tutti in piedi a ballare gli Abba, parecchia gente (e bambini) sotto al palco. Mai visto nulla di simile in un teatro, nemmeno per un musical.
Insomma, noi ci siamo divertiti parecchio e siamo usciti piuttosto felici.
(Se trovate i biglietti) date retta e sdoganate anche voi.
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| TAG: abba, mamma mia |
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C'è che è l'ora di sdoganare gli Abba una volta per tutte. E non solo perché nell'ordine alfabetico dell'iPod vengono anche prima degli AC/DC che, capite bene, con duemila artisti in archivio e i comandi al volante che consentono solo l'accesso sequenziale al database, è un particolare non trascurabile.
Né per il fatto che Leonardo e Carola abbiano passato quindici giorni a Mallorca a ballare e cantare le musiche di Mammamia!, il musical di fama ormai planetaria la cui short-cover andava per la maggiore nel programma serale del Font de sa Cala.
E insomma, ultimamente van di moda sull'asse Milano-Torino, andata e ritorno.
Così, sapete che c'è? Faccio outing, ci porto i Tati e non se ne parli più.
[Update: ennò, accidenti, è tutto tradotto in italiano. Allora non se ne fa nulla, ché mica è la stessa cosa, checcavolo!]
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| TAG: abba |
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