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A distanza di dodici mesi esatti siamo tornati a piantare il campo base ai piedi del Gran Paradiso, nello stesso quadrato d'erba che aveva ospitato la nostra tendina un anno fa. Ché come fai a non amare fino in fondo al cuore un posto che ti accoglie così:
E naturalmente, dopo un paio di infruttuosi tentativi a notte fonda, la nostra amica - la stessa che lo scorso anno ci aveva rubato lo zaino frigo, ne sono certo - una sera dopo cena è venuta tranquillamente a farsi un giro, sgaiattolandoci quasi fra le gambe, e si è fregata sotto ai nostri occhi due pacchi di biscotti freschi della pasticceria di Villeneuve.
Almeno avessi avuto il tempo di fotografarla.
Invece no. Però camosci e marmotte a palate, spesso a due passi dalle provviste, questa volta accuratamente blindate in luogo sicuro - biscotti a parte.
Meteo quasi perfetto, un solo breve temporale in una settimana, qualche sporadica goccia qua e là, tanto sole. Grigliate d'ordinanza, grazie al nuovo fornelletto comprato per l'occasione che è andato ad affiancare il cugino comprato lo scorso anno per il caffè. Fiaschetta di genepy per il papà, telescopio per Leonardo, per esplorare i cieli stellati di Valnontey (e spiare gli animali di giorno), fiori e gite a cavallo per Carola, che a quattro anni cavalca sicura il suo piccolo pony bianco lungo i sentieri del parco nazionale.
Tempo anche per lunghe camminate, ognuno col proprio zainetto, arrampicate su tutti i sassi, dighe in mezzo ai torrenti. E nottate avvolti nei nostri super sacchi piuma a ronfare, alla faccia delle ladre di biscotti.
Scendere a valle e tornare alla civiltà dopo un'intera settimana lassù è stato uno strappo assai doloroso per tutto il team, questa volta ancor più di un anno fa.
Il nostro campo base a Valnontey |
Testata di Valnontey, Gruppo del Gran Paradiso |
Camosci nei pressi della nostra tenda |
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| TAG: valnontey, gran paradiso, parco nazionale, lillaz, cogne, valsavarenche |
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Ultimamente ho a che fare con i laghi. Cioè, vivendoci vicino, ho spesso a che fare con i laghi, ma curiosamente da qualche settimana è come se l'acqua fosse onnipresente attorno a me.
Ho iniziato l'anno sulle rive del lago Maggiore, due giorni dopo costeggiavo il lago di Como viaggiando verso Valdidentro e, ancora, qualche giorno dopo dormivo sulle rive del Garda.
E poi, sul Garda passo adesso quasi un terzo del mio tempo e ancora un paio di settimane fa pranzavo nuovamente sulle rive del lago di Como.
Insomma, pare essere un anno di laghi. Verrebbe quasi da fare un salto sul lago d'Iseo, giusto per arrotondare.
Il lago di Como dal molo di Bellano, guardando a nord verso la Valchiavenna |
Il lago di Garda da Torbole |
La foce del Sarca a Torbole, il Lago di Garda e l'ingresso della Valle del Sarca |
Sul Garda, o per meglio dire all'imbocco della Valle della Sarca, un po' alla volta sto marcando il territorio, e son luoghi davvero belli. Dormo a Riva, lavoro ad Arco, pranzo a Torbole. Chiusa l'era euro-piemontese sembro sulla via di inaugurarne una tridentina, un po' meno euro, un po' più global forse, ma comunque con base sul vertice settentrionale del Benaco.
Queste settimane, quassù, è il deserto dei tartari. Non c'è nessuno. Le orde di turisti tedeschi devono ancora arrivare; negozi, esercizi commerciali, hotel, ristoranti, pub e locali son tutti chiusi, con rarissime eccezioni utili al soccorso dei pochi naufraghi come me. Camminando di sera per il centro storico di Riva i passi rimbombano fra le strade e l'unico rumore percepibile è quello delle acque del lago che si infrangono piano contro i moli. Non ci sono auto in giro. L'hotel è quasi tutto per me e al mattino può capitare di far colazione da soli nella sala ristorante. Le spiagge sono inesorabilmente deserte.
Fra due mesi tutto questo mi mancherà e gli stessi posti saranno totalmente irriconoscibili, travolti da una sterminata folla cosmpolita e inarrestabile che andrà a permeare tutto questo spazio attorno che, ora, è solo mio.
L'ho già scritto: un po' il cuore, qui, lo avevo già lasciato un annetto e mezzo fa, quand'ero venuto per correre la mezza maratona del Garda. Non posso fare a meno di pensarci oggi, ogni volta che sbarco a Riva e vedo qualcuno correre sul lungolago, di giorno e di sera. E' un posto meraviglioso, questo, per correre.
Tramonto sulla foce del Sarca |
E non posso fare a meno di tormentarmi, ora ancor più degli ultimi mesi, per capire come fare, dove andare a caccia per ritrovare quella motivazione che mi aveva trascinato per oltre due anni, fino a quasi un anno fa, che mi aveva permesso partendo da uno zero totale di arrivare a correre la maratona e di partecipare con regolarità alle gare sulla mezza distanza con tempi sempre più interessanti.
Quella spinta e quell'ostinazione grazie alle quali ero arrivato a correre i dieci chilometri in quarantasette minuti e la mezza in un'ora e tre quarti: tempi non straordinari, certo, ma sicuramente gratificanti per uno come me, che avevo costruito tutto da solo, iniziando dal nulla, solo allenandomi con regolarità e costanza, senza mollare mai...
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| TAG: lago di garda, lago di como, lario, arco, bellano, riva del garda, torbole, running |
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Aver l'ufficio sopra alle baie di carico e scarico mi ricorda Arlon. Quante notti passate in Ardenne fra i TIR in coda alle baie, e bancali, e muletti che corrono, e camionisti che dormono nell'attesa, fumano, scambian due parole, e sono ormai più di quattro anni, a pensarci. Mi pare una vita e in qualche modo lo è.
Così le finestre della scrivania alla quale son seduto ora si affacciano ancora sulle baie, ma sono al di qua delle Alpi adesso, ho montagne attorno, e cime innevate, e vertiginose e leggendarie pareti concave che strapiombano sulle acque del lago, e la luce, a tratti, sembra proprio quella delle Ardenne.
Arco, invece.
Di sera sto a Riva. Da Arco è distante solo un paio di chilometri, per non dire che son proprio attaccate, ed è strano essere a Riva d'inverno, perché non c'è un'anima in giro che sia una, le luci son tutte spente, negozi, alberghi, ristoranti, locali, son tutti chiusi, e persino le finestre dei palazzi son buie quasi ovunque.
Ed è proprio così che amo questo posto: buio, vuoto e spento. Silenzioso. Così silenzioso che alle dieci di sera, rientrando a piedi in albergo - uno dei due o tre soli rimasti aperti per la stagione invernale - ascolto l'eco dei miei passi rimbombare per le vie e le piazze di Riva, e sono solo, completamente solo, irrimediabilmente ed inesorabilmente solo a camminare sul lungolago. Io e quelle due anatre che, anche a quest'ora, han qualcosa da starnazzare.
Poi il rumore sordo delle onde contro il molo e null'altro attorno. Lo amo così questo posto.
E mi fa impressione pensare a poco più di un anno fa, quando proprio qui corsi una delle mie mezze più belle, e la gran folla che c'era lungo il percorso, e qui in piazza alla partenza, questa stessa piazza che adesso attraverso nel silenzio assoluto invernale. Mi vedo come fosse ieri corricchiare al mattino presto sulla riva, per scaldarmi, ai margini della piazza, mentre l'area della partenza va via via affollandosi di concorrenti, ed io aspetto ancora un po' ad entrare in griglia, ché voglio concentrarmi e riscaldarmi ancora un po'.
Sono ancora qui. E tornerò anche a scrivere del correre, presto, ma non ora.
Del resto, nella camera del mio primo albergo, guarda un po', dormo sotto a questo:
Non è male il Parc Hotel Flora, come non può essere male essere gli unici ospiti ed avere a disposizione per se stessi un intero (bell')albergo a quattro stelle, in una località di villeggiatura, sulla riva del lago, circondati da montagne innevate.
Il secondo giro l'ho fatto al Luise, che per certi versi è meglio. E' un po' più centrale e c'è pure il wifi gratuito, ma le camere, pur belle come quelle del Parc Hotel Flora, son più piccole, la tv non va al di là di teleberlusconi e ZDF, è un po' più frequentato (ho contato almeno altri tre ospiti) - dunque un po' troppo affollato per i miei gusti, perlomeno stonato col resto del panorama attorno. Insomma, mi sa che la prossima settimana torno al Flora.
Fra tre mesi qui cambierà tutto, all'improvviso. Dovessi esserci ancora, credo mi piacerà altrettanto. Quel che è certo, se faccio una rapida carrellata, direi ad occhio che questo sia il posto più bello dove abbia lavorato in più di vent'anni di carriera.
E poi io amo avere le finestre dell'ufficio che si affacciano sulle baie. Mettici pure le montagne innevate attorno.
Buon compleanno, C. |
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| TAG: arco di trento, riva del garda |
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Mi trovo ad Arco di Trento, bloccato in mezzo ad una rotonda da un gregge di pecore piuttosto consistente. E fin qui.
Il punto è che una pecora sta insistentemente cercando di suicidarsi sotto alla mia auto, mentre il caprone sta prendendo a cornate decise la fiancata dell'Audi in coda davanti a me.
Nel tentativo di distrarmi, constato che è una giornata bellissima, il lago di Garda è uno specchio, le pareti di Torbole fan sempre paura e le montagne attorno son tutte imbiancate. |
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| TAG: arco di trento |
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