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17 Appunti sparsi fra Boston e le Bermuda
MAR Travel Log: Boston e Bermuda
E insomma, sono in qualche punto sull'Oceano Atlantico, in volo fra Boston e le Bermuda, si balla un po' e volevo fare il mio primo live blogging da 30.000 piedi di quota, ché sono in mezzo al triangolo delle Bermuda e in 'sto periodo scompaiono pure gli aerei, ma pare che il nuovo servizio WiFi a bordo in realtà non funzioni, non mi è chiaro se sia perché copre solo gli Stati Uniti e non i voli internazionali, o per qualche altra ragione. Tipo, chessò, gli alieni che bloccano le comunicazioni, per cui io credo di star volando verso le Bermuda, ma in realtà magari siamo già stati rapiti e ci stanno trasportando su qualche pianeta lontano lontano, e io mica lo so se poi lì l'iPhone prende, e come lo aggiorno il blog?

E volo con Barry White in cuffia, perché mi pare che Barry White sia adatto per volare verso le Bermuda, isnt'it? Fa un po' ricco panzone americano che va a giocare a golf e a tirar su qualche marlin, dopo esser stato a Las Vegas a perdere una milionata di dollari annoiandosi un po'.
Invece io ho speso 40$ di taxi dall'hotel all'aeroporto di Boston, non ho mica capito perché, visto che secondo me la tariffa flat era attorno ai 32$, e vabbè, metticene anche quattro o cinque di mancia, ma ne ballano sempre altri quattro o cinque di resto che non ho visto. Cioè, il tassista rapper nemmeno ha preso in considerazione il fatto che volessi il resto e chi sono io per contraddire un tassista rapper alle sei del mattino, per tre miserabili euro in fondo, io che sto andando alle Bermuda a giocare a golf e a pescare marlin, dopo aver perso un milione di dollari a Las Vegas.

Che poi io mica so pescare. Nemmeno giocare a golf, adesso che ci penso. Per quanto riguarda il milione di dollari, poi, ecco.

Ma il punto è: che ci facevo ancora a Boston dopo cinque giorni, dopo essermela scarpinata tutta per chilometri e chilometri, dopo essere stato anche al Garden a veder giocare i Celtics e al Museum of fine arts per non rinunciare a una spolverata intellettuale, dopo aver girato per l'MIT, Harvard, Copley, downtown, il Northend e il Southend, il waterfront, Charleston e Chinatown, il Freedom trail in versione integrale e perfino il diamante del Fenway Park? E considerato pure che la stagione per le gite in barca verso le isole non è ancora aperta e che siamo quasi sempre stati abbondantemente sotto zero?
Capite che per forza poi uno prende e va alle Bermuda. Dove, per dir la verità, non è ancora stagione e fa freddino anzichenò, quindi nemmeno un bagno mi ci scappa. E del resto il costume da bagno nemmeno l'ho portato.
Vabbè insomma, è la solita questione delle bandierine, si sa, dài.

In realtà volevo dirvi di Boston, poi. È bella Boston, davvero bella. L'ho amata molto, fors'anche più di Chicago. Mi è parso un bel posto dove venire a vivere un po', per quanto alla fin fine, alla mia quarta esperienza negli States, possa confermare che non sono esattamente un Paese dove mi trasferirei.
È che io e gli americani non ci capiamo molto, non solo linguisticamente. Tutto sommato, preferisco i giapponesi, tanto per pescare a caso fra Paesi e culture del primo mondo: sono stressati uguali, ma mangiano infinitamente meglio, sono decisamente più cosmopoliti, più curiosi, più spirituali, anche se (all'apparenza) meno spontanei e cordiali nei rapporti. Ma in realtà anche questo è un tratto che apprezzo: a me tutta 'sta socievolezza superficiale americana sta piuttosto sul cazzo, alla fine. In termini di costruzione dei rapporti umani tendo in qualche modo ad essere molto più orientale.

Resta il fatto che dovrei smetterla di venire in America a piccole tappe, sempre con queste toccate e fughe altrove, in transito, di passaggio, pochi giorni in qualche città e poi via. Sto sempre più considerando l'idea di rivoluzionare i miei progetti a lungo termine e, invece di puntare l'Africa per il prossimo sabbatico, come da anni ho in mente, programmare piuttosto qualche mese negli Stati Uniti per viverli un po' a fondo e cercare di capirci qualcosa.

E niente, avrei forse da scrivere mille e una cose di Boston, del fatto che già mi manca un po', che mi pare di averci sempre vissuto e di conoscerne ogni angolo, che mi è sembrata così familiare, che le ho voluto molto bene, ma abbiano iniziato la discesa verso le Bermuda, gli alieni pare infine non ci abbiano rapito, Barry White mi sta cantando I'm qualified to satisfy you, che è sempre una delle mie preferite, e Boston è ormai due ore di volo alle mie spalle e un fuso orario indietro.

A presto America (d'altra parte ci vediamo comunque di nuovo a Boston giovedì pomeriggio, in transito verso l'Italia).

Kapoor
Me and the contemporary art (Boston Museum of fine arts)
Atlantico
Somewhere between Boston and Bermuda
Bermuda01
Greenbank guest house, Paget, Isole Bermuda: il mio campo base
TAG: Boston, Bermuda
22.47 del 17 Marzo 2014 | Commenti (0) 
 


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