Orizzontintorno Carlo Paschetto
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18 Definitivo.
APR Politica, Mal di fegato, Prima pagina

La cosa sconvolgente è che in queste ore nessuno – ne sono certo – nella dirigenza PD ha idea del disastro comunicativo rappresentato di quella foto. Sono tutti presi da questioni politiche molto serie e complesse sia nella lettura che nella gestione, di cui non voglio né so parlare. Il punto che mi interessa è che non si stanno preoccupando di cosa significhi un’immagine come questa in termini di consenso. Quindi, essendo il 2013, è giusto che questi alfieri di strategie, equilibri, ragion di stato e sconfitte se ne vadano. E se arrivo a dirlo io, che di solito mangio i sandwich alla merda con serenità in nome della profondità macchinosa della politica, e addirittura apprezzo con sincera partecipazione la consistenza dei triangolini di pane, significa che è proprio finita.]


[Matteo Bordone, via Freddie Nietzsche]

Nota a margine: sono settimane che, per scelta, non scrivo di politica qua dentro. Ciò non toglie che ne discuta e mi accapigli e mi ci faccia il fegato altrove, parecchio e con una certa continuità e fervore. Poi, ieri sera tardi, ho davvero sbottato.
Definitivamente, per quanto mi riguarda.

Bersani-Alfano
TAG: elezioni, pd, presidente della repubblica, bersani, marini
16.20 del 18 Aprile 2013 | Commenti (0) 
 
01 Lungo Post Komunista
MAR Politica, Prima pagina, Mal di fegato
Facciamo ordine, prima di essere superati a destra dagli eventi.
Io - non ho timore a dirlo, scriverlo e ribadirlo - a questo giro ho più o meno sempre avuto le idee parecchio chiare, come forse mai da quando ho diritto di voto, il che significa ormai una trentina d'anni. Mica pochi in termini di consultazioni elettorali, considerata la frequenza delle chiamate alle urne nel Belpaese.
Questi giorni ho letto di tutto e il contrario di tutto. Ho scritto e sono intervenuto spesso altrove sui social network, e nemmeno quanto avrei voluto, aggiungendo il mio inutile contributo al rumore di fondo e all'entropia generale. Mi sono incazzato, tanto, soprattutto con chi, dopo, ha iniziato a sparare contro quello stesso rumore di fondo, bollandolo come discorsi alla "siamo tutti allenatori" e chiamandosene fuori, come se il chiamarsene fuori non sia una scelta politica precisa e non nasconda spesso, in realtà, l'incapacità di affrontare una vera discussione in merito, argomentare le proprie opinioni, sostenere un confronto con idee opposte.
Adesso siete tutti fini politologi è diventato il nuovo tutti esperti di nucleare, senonché un conto è aver studiato fisica all'università, un conto avere le idee un po' chiare sui programmi delle forze politiche in campo e formarsi di conseguenza un'opinione netta sulla propria concezione di buon governo e priorità per il Paese, che dovrebbe richiamarsi in ultima analisi solo a una buona educazione e coscienza civica.
E invece.

Invece, a seconda del punto di osservazione, pare che all'occorrenza siamo diventati tutti stronzi, o tutti concussi col sistema, o in alternativa tutti fanatici, fascisti, o fini politologi di una beata cippa, solo perché da tre giorni, all'improvviso, ci sentiamo in dovere di dire (anche) la nostra, di metterla sul tavolo, anche se magari l'abbiamo tenuta in un cassetto per mesi per poi giocarcela in segreto nella cabina elettorale.
Io, poi, la mia dichiarazione di voto l'ho fatta apertamente una settimana prima delle elezioni, capirài...
[Continua a leggere]

TAG: elezioni, grillo, bersani, governo, berlusconi, governo, pd
08.07 del 01 Marzo 2013 | Commenti (0) 
 
22 M'avessero proposto un Civati, per dire
NOV Politica, Prima pagina, Segnalazioni
Alle primarie (del centrosinistra) questa volta non andrò a votare. Tant'è, il cambiare le regole in corsa - complicandole, se possibile - non mi è piaciuto, indipendentemente da chi favoriscano le nuove, argomento di discussione a sua volta.
A parte ciò, non mi piace Renzi e non ho voglia di spendere un post per spiegare il perché: facciamo che non mi piace e basta; e Bersani, che in passato ho apprezzato e del quale ho stima (ma non dimentico il dietrofront davanti alla lobby dei tassisti), ha già perso. Perso nei confronti di questo Paese, intendo: perso insieme a tutti quelli che ci hanno già provato, a prescindere dallo schieramento di appartenenza.

Detto ciò, vi segnalo due interventi parecchio interessanti, uno del Post a sostegno di Renzi e uno di Leonardo in favore di Bersani. Siccome (è noto che) amo Leonardo e ho grande considerazione della banda del Post, consiglio la lettura di entrambi.

Detto delle primarie, questo blog è sempre stato schierato abbastanza apertamente e personalmente non ho mai mancato un appuntamento al voto. A 'sto giro, francamente, per il momento vince parecchio la voglia di emigrare.
A marzo (?) si vedrà, magari ne riparleremo.
TAG: primarie, elezioni, bersani, renzi
13.41 del 22 Novembre 2012 | Commenti (0) 
 
11 Io sui tetti non ci salgo
DIC Prima pagina, Politica
Premessa: ormai è troppo tardi, è vecchio. Questo post, in realtà, avevo iniziato a scriverlo qualche giorno notte fa, in concomitanza con la puntata del 2 dicembre di Exit su La7. Poi però eran le due di notte e avevo gettato la spugna, anche perché avevo troppe cose da dire, poco ordine in testa in merito e, per dirla tutta, anche i maroni pieni dell'argomento in sé. Da lì in avanti sono andato aggiungendo pezze di poche righe qua e là a giorni alterni.
Adesso la questione non è già più in prima pagina, quell'ordine in testa continuo a non averlo, dei maroni non parliamone nemmeno e, in compenso, delle troppe cose da dire me ne son dimenticate almeno i due terzi. Dunque posso forse sperare di portarlo a termine, ché buttar via la bozza e il foglietto di appunti che mi ero preso, comunque, mi dispiace.
Nel frattempo, e a mo' di corollario anticipato a quel che segue, avevo poi letto anche questo.

Svolgimento (con consecutio temporum totalmente priva di senso, trattandosi di un collage scritto a più riprese).

Va a finire che la butto sul reazionario. E son sempre loro, poi, i miei giovani freak. Dev'essere che di questi tempi uso loro come bersaglio delle mie frustrazioni, sono la mia alternativa al Tavor.

La questione è la contestatissima riforma universitaria e l'occasione è la puntata di Exit andata in onda questa sera [nda: era il 2 dicembre] sul La7 (la d'Amico mi sembra diventare sempre più credibile con il passare degli anni, o forse sarà che invecchio io).
Vien tutto a fagiolo: è un po' che vorrei approfondire la faccenda, ché fino ad oggi non ci ho capito un granché, a parte sentire i soliti slogan e bla bla bla, non aver ascoltato due parole a sostegno di un argomento che fosse uno ed essermi letto sul Corriere una sintesi dei punti principali di 'sto accidenti di riforma. Che, per inciso, letta così non è che mi sia sembrata tutto sommato campata in aria, ma per carità il Corriere è il Corriere, una sintesi è una sintesi ed io dall'università sono uscito che son vent'anni ormai (detto fra parentesi, a pensarci, sticazzi perbacco!).
Soprattutto, ho sempre 'sta domanda che mi frulla in testa da qualche giorno: ma che diavolo c'è che non va agli studenti e che li fa salir sui tetti? Ché mica l'ho capito. Sarà che non ho seguito bene la vicenda, ma tant'è mi viene sempre in mente il senatore Latorre e allora sapete com'è.
E dunque, sto su Exit con la coda dell'occhio e intanto faccio pacchi di Natale, ma già dopo dieci minuti devo procurarmi un foglietto ed una matita per prendere appunti, ché la pressione inizia a salirmi.

Iniziamo col toglierci un sassolino dalla scarpa: ministra non esiste, e fa pure cagare. La Meloni è un ministro. Come (lo so, si fa fatica a crederci) la Carfagna, per dire. Come Maroni. Sono ministri e basta, non ministri e ministre. Che gli si riempia la lingua di pustole virulente a chi continua ad azzardare neologismi simili facendone una questione di sessismo e di maschilismo dell'italiano, ché siamo a livello di paranoia, altro che quote rosa.

In studio ci sono ospiti, appunto, la Meloni - che a me fa sempre un po' tenerezza, tipo povera, t'han messo lì a prender schiaffoni perché sei carina e non ti si caga nessuno, epperò lei gli schiaffoni li sa prender sempre bene e con gran dignità, tutto sommato i movimenti studenteschi li ha frequentati davvero e insomma, mi piace, non fosse che ama B e a guardarla e ad ascoltarla vien da chiedersi come sia possibile - la Meloni, dicevo, Sallusti, che ormai è peggio di Bocchino e te lo ritrovi anche sul ragù a mezzogiorno al posto del parmigiano, e Curzio Maltese (stranamente non c'è Latorre, di questi tempi è una notizia).
Tempo venti minuti di trasmissione e Curzio Maltese, davanti alle immagini degli studenti con i caschi calati in testa, sbraca completamente in favore delle manifestazioni, dice che sono la cosa più straordinaria che abbia partorito questo Paese negli ultimi vent'anni, cita per confronto le P38 degli anni '70 e quasi riesce a farsi passare per un nostalgico degli anni di piombo, mentre la Meloni, sempre con gran dignità, sottovoce e con gli occhi bassi, dice che be', insomma, lei davanti a dei caschi in testa ha sempre qualche perplessità e che forse le P38 è meglio lasciarle stare. Risponde anche a non ricordo cosa sottolineando che "quattro omicidi non le sembrano una gran carriera": sto rileggendo i miei appunti a matita e mi spiace non rammentare a cosa fosse riferita l'obiezione, perché ricordo che c'era da alzarsi in piedi e andare in studio a stringerle la mano, alla Meloni, e prendere a schiaffi la controparte che quella "carriera" aveva sollevato a mo' di esempio (vedete che ho fatto bene ad aspettare qualche giorno e a dimenticarmi i due terzi di quel che mi è toccato vedere). ..
[Continua a leggere]

TAG: gelmini, riforma universitaria, università, berlusconi, meloni, bersani
03.13 del 11 Dicembre 2010 | Commenti (0) 
 


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