Orizzontintorno Carlo Paschetto
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07 Farsi un regalo. Anzi, due. [Parte 3/3: il "Bigma"]
GIU Fotografia
[Le prime due puntate di questa trilogia di post sono qui e qui.]

Ho impiegato del tempo a scrivere quest'ultima parte: alla luce dei primi scatti col Bigma, col dubbio di aver pagato un'autoradio ed essermi ritrovato con un mattone nella scatola, mi son messo a studiare e ad approfondire un po' di tecnica fotografica per capire perché mi venissero foto orribili, sovraesposte e terribilmente sfuocate. A conti fatti, è stato un po' come essere abituati a guidare un'utilitaria, salire per la prima volta su una fuoriserie e non riuscire nemmeno a partire perché ogni volta che molli la frizione ti si spegne il motore.

Il Sigma 50-500mm non è un obiettivo "turistico": è una lente importante, difficile da usare per un dilettante, perlomeno per me, che faccio foto un po' come se usassi sempre una compattina automatica e che fino ad oggi avevo usato solo ottiche amatoriali, salvo alcune eccezioni con focali molto più corte e maneggevoli.
Innanzitutto il Bigma fa onore al suo appellativo e pesa davvero tanto, soprattutto a confronto con i classici obiettivi da viaggio come il mio vecchio Canon 70-300mm, rispetto al quale pesa ben il triplo.
A mano libera affatica le braccia quasi subito ed è praticamente ingestibile, a meno di scatti in piena luce e con ISO elevati. E del resto è intuitivamente facile da capire: a 500mm si dovrebbe scattare almeno a 1/500, ma considerato che a quella distanza focale l'apertura massima del Bigma è f/6.3 bisogna per forza portare gli ISO come minimo a 400.
In verità è talmente faticoso da tenere in mano che volendo scattare a focali oltre i 300mm gli ISO 800 diventano pressoché indispensabili, soprattutto se il cielo è anche solo un po' nuvoloso, e a ISO 1200 si inizia a respirare. Non fosse che a quel punto si inizia anche a salutare la nitidezza delle immagini.
Insomma, senza un punto d'appoggio, un compromesso decente fra ISO, apertura e velocità di esposizione diventa dunque abbastanza complicato da trovare, già a distanze focali non estreme. In questo senso il classico ed economico Canon 70-300mm è tutta un'altra vita, non fosse altro perché ai 300mm è luminoso il doppio e pesa (e costa) un terzo.

La collocazione naturale del Bigma è dunque sul treppiede e in effetti ho ben dovuto acquistarne uno nuovo (*) per usarlo, perché quello vecchio non reggeva il peso: alla fine è pur sempre come prendere due bottiglie di acqua da (più di) un litro e mezzo e tenerle fra le mani fingendo che siano una macchina fotografica. Non so voi, ma io dopo cinque minuti ho i bicipiti affaticati e di certo non riesco a tenerle immobili.

La prima osservazione è che alla massima distanza focale, puntando l'obiettivo verso l'alto, proprio a causa del peso lo zoom tende a rientrare scivolando all'indietro e non è possibile bloccarlo. Un inconveniente non proprio irrilevante, ad esempio volendo fotografare la Luna. Scopro così perché alcuni zoom professionali hanno il blocco del cilindro non solo alla focale più corta, ma anche a quella più estesa.
La seconda osservazione, dunque, è che il Sigma 50-500mm non è proprio un obiettivo che semplicemente monti sulla reflex, scatti e via.
La terza è che non è vero che sei hai uno zoom da 500mm e gli agganci un moltiplicatore 1,4x ti ritrovi con uno zoom da 700mm che semplicemente monti sulla reflex, scatti e via. Quel che vien fuori è una schifezza inimmaginabile che nemmeno sto a dire.
Fra l'altro, probabilmente non riesci nemmeno a scattare, perché a quella distanza focale, con tutto quell'accrocchio da tre chili e passa montato sulla povera Canon, l'autofocus va completamente nel pallone ed è solo a quel punto che ti ricordi di una qualche nota in piccolo che forse avevi letto tempo fa sul foglietto di istruzioni del Kenko 1,4x, o forse fra le seimila pagine del manuale della 80D, o chissà dove altro: il moltiplicatore non trasmette tutti gli automatismi dei tele zoom oltre una certa apertura minima, e peraltro la già ridotta apertura del Bigma va - appunto - moltiplicata per il valore di ingrandimento del Kenko.
Insomma: ai 700mm ciao proprio, altroché. Perlomeno all'autofocus e in buona parte anche all'affidabilità delle letture dell'esposimetro.

Altra cose che ho imparato: col Bigma (a maggior ragione col moltiplicatore 1,4x innestato), è meglio disattivare le correzioni automatiche dell'obiettivo nelle impostazioni della macchina fotografica, come nel caso del Tamron provato la scorsa settimana.
Sebbene la Canon 80D riconosca l'ottica 50-500mm, sembra non avere in memoria i dati del Sigma e certamente si perde completamente una volta montato anche il Kenko.
Vanno dunque disattivati gli automatismi di riconoscimento della lente, che peraltro - scattando in raw - possono essere ripresi poi in ACR, che ha invece nel proprio database il profilo corretto dell'obiettivo.
E qui anticipo il primo vero riscontro del Sigma: non ho notato alcuna aberrazione cromatica, a nessuna distanza focale. Nemmeno andando a caccia di dettagli. Accidenti!
Infine, qualche dubbio su quel che avevo imparato in precedenza, ovvero sull'opportunità di disattivare lo stabilizzatore con la macchina montata sul cavalletto: a 500mm basta una minima bava di vento per osservare nel mirino una vibrazione significativa dell'apparecchiatura. Forse dovrei fare qualche scatto in più per mettere a confronto i risultati.

Comunque, per iniziare a far sul serio: col Bigma si possono ad esempio fare cose così:

Bigma301
500mm, ISO 400, f/11, t1/6, filtro ND64
Bigma302
Transito della ISS davanti al Sole (500mm, ISO 1250, f/6.3, t1/2000)

La foto del transito solare della ISS merita una breve storia a sé. Tanto che c'ero, i giorni scorsi avevo messo nel carrello di Amazon un filtro solare, non sapendo bene che farmene in realtà, a parte andare il 21 giugno in Etiopia a vedere l'eclissi anulare o aspettare quella prevista nel 2027 in Italia, per la quale però non c'è tutta 'sta fretta.
Poi mi sono imbattuto per caso in alcune foto del transito di Venere davanti al Sole e da lì a studiare la questione dei transiti astronomici è stato un attimo. È così che ho scoperto come calcolare i transiti della ISS davanti al Sole e alla Luna in funzione del punto di osservazione e, soprattutto, come imparare a fotografarli, considerato che sono eventi che durano solo pochi decimi di secondo, che è necessario trovarsi nella posizione geografica precisa e ovviamente centrare l'istante esatto, meglio servendosi di un orologio atomico.
Insomma, lascio a voi due affezionati lettori googlare tutti i dettagli tecnici del caso, ma sappiate che quel modestissimo, sfuocato e pur incredibilmente riuscito primo tentativo mi è costato ore di studio e preparazione e mi ha fatto felice come un bambino. Da oggi non solo so cosa farmene di un filtro solare, ma soprattutto ho un nuovo hobby: andare a caccia dei transiti della ISS e fotografarli decisamente meglio di quanto non sia riuscito col mio primo maldestro tentativo.

Torniamo dunque al nostro Bigma. Per dare l'idea del fattore di ingrandimento, qui sotto ho messo a confronto alcune fotografie scattate lungo tutta l'escursione dello zoom, ai suoi estremi e alle tipiche focali intermedie: 50mm, 75mm, 200mm, 300mm e 500mm. Le fotografie scattate a 700mm sono ottenute innestando anche il moltiplicatore Kenko Pro 300 1,4x.
Ad ogni distanza focale ho fatto due scatti, uno a f/8 e uno a f/11. Dopo qualche prova, confermo che sono le due aperture che garantiscono la migliore nitidezza, come avevo letto in giro: al di sotto di f/8 le foto sono sempre leggermente sfuocate, sopra f/11 bisogna alzare molto gli ISO e i risultati sono comunque inferiori.
Va inoltre ricordato che il sensore APS-C della Canon 80D introduce un ulteriore fattore di ingrandimento pari a 1,6x. A 500mm è quindi come scattare con un obiettivo di 800mm usando un sensore full frame, e col moltiplicatore 1,4x si arriva a una focale equivalente di ben 1120mm. Ovviamente montando il Kenko si perde molto in nitidezza e soprattutto in luminosità, perché l'apertura massima possibile, col Sigma a 500mm, diventa f/9. Senza un treppiede è praticamente inutilizzabile.

Bigma303
50mm
Bigma304
75mm
Bigma305
200mm
Bigma306
300mm
Bigma307
500mm
Bigma308
700mm (500mm + moltiplicatore Kenko Pro 300 1,4x)

Qui di seguito trovate i link a tutte le singole immagini originali in formato jpg, sviluppate dai rispettivi file raw applicando solo la correzione automatica di luminosità e contrasto in Adobe Camera Raw. Non ho applicato né la correzione dell'aberrazione cromatica, pressoché assente, né il profilo dell'obiettivo, che avevo disattivato anche dalle impostazioni della Canon 80D.

- 50mm: f/8, f/11.
- 75mm: f/8, f/11.
- 200mm: f/8, f/11.
- 300mm: f/8, f/11.
- 500mm: f/8, f/11.
- 700mm: f/8, f/11.

Via via che la distanza focale aumenta la fotografia scattata a f/8 è migliore e più nitida di quella scattata a f/11, fino ad arrivare a 500mm dove la differenza è decisamente netta, soprattutto nelle immagini raw originali. Alla massima estensione dunque il Sigma dà senza dubbio il meglio di sé ad f/8 e la nitidezza è davvero molto buona. Montando il moltiplicatore Kenko però l'effetto è invertito e il diaframma ad f/11 dà un risultato nettamente migliore rispetto ad f/8 (nota: mentre scrivo mi rendo conto che in effetti, come detto in precedenza, l'apertura massima consentita in questo caso sarebbe f/9, quindi ho forzato il limite senza rendermene conto. In più non mi sono accorto che a differenza dei casi precedenti ho scattato a ISO 100, fortunatamente favorito dal treppiede).
Come già osservato in precedenza, in nessuno scatto è inoltre visibile aberrazione cromatica: rispetto alle foto fatte un po' di giorni fa col Tamron è proprio un altro pianeta.

Metto quindi a confronto il fedele Canon EF 70-300mm f/4-5.6 IS USM con il Sigma 50-500mm f/4.5-6.3 DG APO OS HSM.
A 70mm il Sigma risulta decisamente più nitido del Canon, ma va detto che le foto col Canon sono scattate a mano libera, perché non avevo voglia di tirar giù il Bigma dal treppiede. Scatto però a 1/160, sto usando una lunghezza focale normale, c'è il sole e il 70-300mm è sufficientemente leggero da non aver bisogno di punti di appoggio in queste condizioni: non credo dunque che la differenza di nitidezza sia dovuta a questo fattore.
Ingrandendo le immagini al 300% il confronto è ancora più evidente.

Bigma309
70mm, ingrandimento 100%
Bigma310
70mm, ingrandimento 300%

Ancor più sorprendente è il risultato a 300mm, la massima distanza focale del Canon, alla quale peraltro è più luminoso del Sigma (f/5.6 contro f/6.3): il Sigma rende decisamente meglio e l'immagine è molto più nitida.
Potrei sempre imputare la differenza al fatto che gli scatti col Canon sono fatti a mano libera, ma osservo anche che le foto fatte col 70-300mm hanno una lieve aberrazione cromatica rispetto a quelle, perfette, fatte col 50-500mm.

Insomma, il Bigma è davvero un obiettivo eccellente, non fosse per il peso e le dimensioni che lo rendono pressoché inutilizzabile nelle situazioni tipiche in cui porto il Canon con me. Immagino di doverlo usare durante un Safari, a bordo di un fuoristrada in movimento, per catturare al volo immagini di mammiferi in corsa nella savana, oppure su un gommone oceanico all'inseguimento delle balene, come alle Azzorre: semplicemente improponibile.

Bigma312
300mm, ingrandimento 100%
Bigma313
300mm, ingrandimento 100%

Nota: i file raw originali di questi ultimi due scatti utilizzati per il confronto alla distanza focale di 300mm sono disponibili qui (Sigma 50-500mm) e qui (Canon 70-300mm).

Insomma, il Bigma è un grande acquisto, ma è chiaro che potrò portarlo con me solo in alcune circostanze, ad esempio durante i viaggi in auto e certamente non in aereo, considerati il peso e l'ingombro, e solo per far foto in circostanze particolari, sempre col treppiede (o almeno il monopiede) a disposizione. Magari situazioni come le vacanze in tenda nel parco del Gran Paradiso, o quando vado all'Elba, o ancora per qualche bella foto astronomica. E naturalmente per l'eclissi del 2027.
Diciamo comunque che trattandosi di un regalo consolatorio il suo lavoro lo ha già fatto egregiamente.

Un'ultima nota a riguardo del mio buon Canon EF 70-300mm. Questi giorni, in un ultimo lampo di follia, avevo quasi pensato di cambiarlo con l'equivalente "bianchino", il Canon EF 70-300mm f/4-5.6 L IS USM, o perlomeno col più nuovo ed ergonomico EF 70-300mm f/4-5.6 DO IS USM che usa l'elemento di diffrazione ottica.
Il bianchino costa una fucilata, ma francamente da quel che ho letto in giro non vale la pena spendere tutti quei soldi per una lente che, alla fine, ha la stessa luminosità del mio, per quanto la qualità costruttiva e dello stabilizzatore possano sicuramente essere migliori.
La caratteristica principale per la quale spendere in una buona ottica, almeno per me, sta soprattutto nella luminosità. Se proprio avessi quei soldi da buttare preferirei allora investirli in un "bianchino" serio, magari con la focale più corta, ma che mi permetta di guadagnare due o tre stop di luminosità, il vero tallone d'achille degli zoom come i miei.
Per quanto riguarda il modello a diffrazione ottica, invece, tutto sommato un pensierino lo farei: sebbene abbia la stessa luminosità del mio, è molto più piccolo e meno ingombrante, pur pesando qualche etto in più, e ha una resa qualitativa migliore (sulla carta) e tecnologia più nuova.
Sul mercato usato si trova a qualche centinaio di euro: non fosse che effettivamente non mi servirà a breve, che quest'anno non farò altri viaggi e che ho appena comprato il Tamron e il Sigma, farei l'investimento quasi certamente. Diciamo che lo metto nella lista dei prossimi acquisti.

(*) A proposito del nuovo treppiede: acquisto ottimo, rapporto qualità prezzo eccellente. Una volta tanto soldi spesi davvero bene. Ho preso questo.
TAG: Canon, Bigma, Sigma, Fotografia
17.53 del 07 Giugno 2020 | Commenti (0) 
   
25 Farsi un regalo. Anzi, due. [Parte 2/3: prova del Tamron]
MAG Fotografia
Fatta la cazzata, non resta che verificare quanto è grande. E quindi, prima prova in strada col Tamron 16-300mm Di II VC bla bla bla, nell'attesa che mi arrivino un paio di accessori utili a corredo del Bigma (ché si sa, una volta crollata la diga della resistenza all'acquisto compulsivo, la parte più difficile è poi arrestare lo tsunami conseguente).
Nota: per quei quattro due affezionati lettori a cui interessano (?) davvero queste logorroiche ed estemporanee derive nerd, la prima puntata è qui.

Dunque, confronto iniziale fra il Tamron 16-300mm e il fedele Canon 70-300mm che fino ad oggi ha fatto un buon lavoro, pur nelle mani di un incapace come me, e al quale devo alcune belle foto come ad esempio quelle dei delfini e delle balene alle Azzorre dello scorso agosto, o quelle alla Luna di un paio di settimane fa.
Alla massima lunghezza focale il Tamron è meno luminoso, con un'apertura massima di f/6.3 contro f/5.6, ma leggo che la miglior resa per entrambe le ottiche sta fra f/8 ed f/11 e mi regolo di conseguenza.
È una bella giornata, così faccio tutte le prove a mano libera, senza cavalletto. Mentre scatto con il Canon passa una nuvola davanti al sole e le foto risultano dunque leggermente meno contrastate di quelle fatte col Tamron, ma per la mia verifica poco importa.
La prima osservazione, abbastanza strana, è che a 300mm le lenti si comportano in modo decisamente differente: l'ingrandimento dello zoom Canon è visibilmente maggiore del Tamron. Mi chiedo se sia una cosa che accade normalmente fra ottiche di marca differente a pari lunghezza nominale, ma non ho voglia di mettermi a far prove tirando fuori anche il vecchio Sigma 28-300.
Segno il punto e fine lì, anche se il minor ingrandimento del Tamron, tant'è, un po' mi scoccia, per quanto irrilevante alla fine sia, e mi rimane la curiosità di sapere quale dei due sia il più preciso in rapporto alla lunghezza dichiarata.
Nelle due immagini seguenti il fenomeno è chiaramente evidente, soprattutto nella seconda.

Bigma04
1: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 300mm
Bigma05
2: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 300mm

Se volete fare qualche prova con Adobe Camera Raw, potete scaricare i file raw originali delle due foto a confronto qui (Tamron 16-300) e qui (Canon 70-300).
A parte la differenza di ingrandimento, a 300mm in prima battuta il Canon sembra essere meno nitido, soprattutto guardando il secondo accostamento, ma le prove successive dimostrano esattamente il contrario. Probabilmente nel secondo confronto il camino fotografato con la lente Canon (immagine a destra) è un filo sfocato per via della mano meno ferma e di una luce più velata al momento dello scatto rispetto a qualche minuto prima quando ho fatto la foto col Tamron.
Il confronto successivo (immagine n.3) è infatti è abbastanza impietoso e in questo esempio la foto fatta col Canon, ingrandita al 100%, a pari ISO, diaframma e tempo di esposizione, è assai più definita di quella scattata col Tamron, nonostante in quest'ulltimo caso lo scatto sia stato fatto in condizioni migliori di luminosità.
Le immagini sono state rielaborate in Adobe Camera Raw e ricontrastate. In quella fatta col Tamron ho provato anche a correggere la nitidezza, ma non è stato comunque possibile eguagliare quella nativa della foto fatta col Canon.

Bigma06
3: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 300mm
Bigma07
4: Tamron alla focale 300mm (jpg rielaborato da raw+ACR)
Bigma08
5: Canon alla focale 300mm (jpg rielaborato da raw+ACR)

Potete scaricare qui il file raw originale della foto numero 4 (Tamron 16-300) e qui quello della numero 5 (Canon 70-300).
Confrontando le immagini raw si nota che la distorsione prospettica introdotta dal Tamron è lievemente maggiore di quella del Canon, ma finché si fotografano paesaggi anche questa differenza è tutto sommato irrilevante. Il database dell'attuale versione di ACR ha comunque i profili di entrambi gli obiettivi e dunque la correzione automatica delle immagini ristabilisce facilmente la giusta prospettiva con un semplice click.
Lipperlì, a prima vista, non mi sembra di vedere nemmeno particolari effetti di aberrazione cromatica, né nelle foto fatte col Tamron, né in quelle scattate col Canon. Continua solo a infastidirmi il differente ingrandimento.

Bigma09
6: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 300mm

Ingrandendo le immagini al 100% sul monitor del computer e andando a caccia di dettagli, nitidezza a parte, alcune differenze a livello di aberrazione invece compaiono, tuttavia ancora poco significative. Anche in questo esempio il Canon si rivela migliore, ma come nel caso della distorsione l'applicazione in ACR del profilo di correzione sistema automaticamente lo scatto del Tamron, rendendo la differenza fra le immagini pressoché impercettibile, almeno a questo livello di ingrandimento.
Aumentando ulteriormente al 300% si nota come in realtà l'aberrazione cromatica introdotta dal Tamron sia piuttosto significativa, mentre nell'immagine scattata con il Canon sia abbastanza irrilevante. A questo fattore di zoom si vede però anche che la correzione automatica in ACR sistema l'immagine del Tamron quasi perfettamente.
In termini di nitidezza osservo invece che nell'immagine scattata con il Canon le mollette sono assai meglio definite, ma per contro il tubo di alluminio dello stendibiancheria appare molto più sfocato. Pareggio dunque, almeno a questo giro.

Bigma10
7: Confronto aberrazione cromatica fra Tamron 16-300 e Canon 70-300
Bigma11
8: Confronto aberrazione cromatica fra Tamron 16-300 e Canon 70-300

La maggiore aberrazione cromatica del Tamron è comunque via via più evidente facendo qualche altra prova e ingrandendo le immagini. In certi casi, ad esempio nel confronto dell'immagine n.10, la differenza di qualità fra le due lenti è parecchio significativa. Di nuovo, selezionando il corrispondente profilo dell'obiettivo, la correzione automatica fatta in post-produzione con ACR sistema le cose.

Bigma12
9: Confronto aberrazione cromatica fra Tamron 16-300 e Canon 70-300
Bigma13
10: Confronto aberrazione cromatica fra Tamron 16-300 e Canon 70-300

Insomma, in prima istanza si può convivere in pace con la minor qualità del Tamron, ma va detto che queste sono normali fotografie di paesaggi scattate in pieno giorno e con luce normale. Fino ad ora, più che l'aberrazione cromatica e la differenza di ingrandimento alla massima focale, a preoccuparmi un po' è la scarsa nitidezza del mio nuovo 16-300mm.

Faccio qualche confronto alla focale di 70mm, che per il Canon è la lunghezza minima. La scala del Tamron non è molto precisa e dunque regolo la lente un po' a spanne. I dati EXIF mi diranno poi che ho scattato a 73mm.
Già ingrandendo le foto al 100% e affiancandole è abbastanza netta la maggior nitidezza dell'obiettivo Canon e in generale un contrasto e una resa cromatica migliori. Mi accorgo però che in questo caso ho scattato con diaframmi differenti, f/11 col Tamron ed f/8 con il Canon: può essere che parte della differenza sia dovuta ai diversi parametri di scatto, ma comunque la foto di destra è decisamente migliore.
L'ottima definizione del Canon è chiaramente visibile mettendo a confronto le scritte sulla parabola.

Bigma14
11: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 70mm

Ingrandendo le immagini al 300% e andando a caccia di dettagli, le differenze in favore del Canon sono riscontrabili a maggior ragione. In particolare il Tamron è anche più rumoroso, come è possibile osservare chiaramente nello striscione dell'immagine numero 12.

Bigma15
12: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 70mm
Bigma16
13: Tamron 16-300 e Canon 70-300 a confronto alla focale 70mm

Anche in questo caso potete scaricare i file raw originali delle due foto a confronto qui (Tamron 16-300) e qui (Canon 70-300).
A conti fatti, diciamo che dovendo scegliere fra le due ottiche non partirei col Tamron per un safari, ma è tuttavia vero che non è per questo che l'ho comprato. Sarei anche curioso di metterlo a confronto col Sigma 28-300mm, paragone peraltro che sarebbe forse più appropriato, ma un po' non ho voglia di mettermi lì a fare tutte le prove, un po' forse non voglio nemmeno sapere quanta differenza ci sia in realtà.
Il mio scopo era avere un'unica lente da abbinare alla reflex, ad ampia escursione focale, che mi coprisse la maggior parte delle esigenze di viaggio, ovvero di seguirmi in tutte quelle occasioni in cui da una parte è un peccato partire col solo cellulare, ma d'altro canto non ho voglia/spazio/necessità specifiche per portarmi dietro la macchina fotografica con due ottiche e tutto il relativo peso e ambaradan.

La scelta era dunque fra spendere i circa millecinquecento euro necessari per acquistare la Sony RX10 IV o investire un terzo per il Tamron. Certo: la Sony è una full frame con obiettivo 24-600mm f/2.8, una lente davvero eccezionale, probabilmente la migliore in assoluto nella sua categoria, nonché la prima ragione per cui puntavo all'acquisto; la mia soluzione di compromesso è un equivalente 26-480mm (calcolato rapportando il 16-300mm al fattore 1,6 del sensore APS-C Canon) f/3.5-6.3. Parliamo dunque di pianeti decisamente diversi, ma la differenza di spesa giustifica anche la differenza di qualità e la qualità minore dell'abbinamento reflex + Tamron è (per me) accettabile nei contesti in cui penso di usarlo.

Alla fine quel delta prezzo risparmiato è andato dentro il Sigma 50-500mm e di questo parliamo al prossimo giro. Devo aspettare che mi arrivi il nuovo treppiede, perché quello che ho a disposizione non regge il peso del Bigma + Canon 80D e far le prove a mano libera col Bigma richiede un allenamento fisico specifico focalizzato su bicipiti e pettorali.
TAG: Tamron, Canon, Bigma, Sigma, Fotografia
20.24 del 25 Maggio 2020 | Commenti (0) 
   
23 Farsi un regalo. Anzi, due. [Parte 1/3]
MAG Fotografia
E niente. Il Covid, la mia vita in viaggio azzerata a tempo indeterminato, il lockdown, il nulla dietro, il vuoto davanti.
Condizioni ideali per la tempesta perfetta, il crollo della diga. Lo shopping compulsivo in rete come risposta all'isolamento coatto, in alternativa a una terapia post traumatica alla quale tanto mai accederemo davvero. Il pulsante che per mesi non hai osato schiacciare. Il carrello, ogni volta riempito e regolarmente, saggiamente, irrimediabilmente svuotato un attimo prima di far danni.
Quell'acquisto innegabilmente inutile, al quale sei riuscito fino ad oggi a rinunciare con perseveranza e senso di responsabilità.

Alla fine, settantacinque giorni fan settantacinque serate di zero, l'iPad a cena con te e internet sempre lì, inesorabile come il pusher in attesa sotto al lampione, con le sue vetrine, le schede tecniche, gli unboxing, le recensioni su YouTube che scavano e scavano e scavano, goccia dopo goccia, serata dopo serata.
C'è sempre quell'idea che mi gira in testa da tempo, mai sopita, di alleggerirmi, abbandonare una volta per tutte la reflex e il circo di ferraglia che tocca sempre trasportare, proposito al quale non ho mai davvero rinunciato e di cui avevo già scritto qui un anno fa a luglio, prima di partire per le Azzorre. C'è ancora quella Sony DSC RX10 IV che costa sempre un patrimonio, rimasta dove l’avevo lasciata allora, nel carrello di Amazon, a un passo dall'acquisto, abbandonato sul filo di lana in favore di un più ragionevole (ed economico) (e già abbastanza inutile) aggiornamento della mia Canon. Ci avevo rinunciato anche in Giappone, a gennaio, di nuovo a un pelo dallo strisciare la carta di credito, fermandomi solo all'ultimo istante davanti alla cassa di quel negozio a Tokyo, mentre ormai tenevo la scatola fra le mani.

Comunque no. Non l'ho comprata nemmeno a 'sto giro la Sony.
Non l'ho fatto e questo non è dunque un post sull'inutile e compulsivo acquisto della RX10 IV e sulla rivoluzione copernicana.
Ci ho definitivamente ripensato e ho svuotato il carrello: non abbandonerò la reflex per viaggiare con una bridge, nemmeno per la migliore bridge sul mercato.
Alla fine mi son detto, una volta per tutte, è una cazzata dài. Costa una fucilata, hai appena comprato l'ennesimo corpo macchina e nemmeno puoi viaggiare. Suvvia, accidenti. Vediamo di essere adulti per una volta.
Solo che non è finita lì. È iniziata una nuova storia e l'età adulta temo debba aspettare ancora parecchio.

Lipperlì, per gratificarmi giustamente della decisione responsabile, mi si è subdolamente insinuata in testa una nuova idea assurda: spendere la metà rispetto alla Sony e cambiare di nuovo il corpo Canon, passando dalla 80D acquistata a luglio 2019 alla nuova 90D, uscita da poco. Ma a nemmeno dieci mesi dall'aggiornamento precedente, dopo aver usato la 80D solo alle Azzorre e in New Mexico (con ottimi risultati), e avendo peraltro tuttora nel cassetto la 60D del 2014, mi è sembrata effettivamente ancor più una cazzata inaccettabile, perfino come terapia consolatoria anti-Covid.
Così ho riflettuto un po' e mi sono chiesto in cosa avrei potuto invece buttar via soldi investire con una certa sensatezza, puntando allo stesso obiettivo che mi ero proposto con l’idea originaria di passare a una bridge: viaggiare leggero senza arrendermi al cellulare e rinunciare a far davvero fotografie; liberarmi degli obiettivi nello zaino, dei chili supplementari, della noia del dover cambiare continuamente lente, mettere lo zoom, togliere lo zoom, mettere lo zoom, togliere lo zoom, la borsa sempre piena di roba, l'irritante attenzione continua nel passare da una lente all'altra in mezzo alla sabbia, sotto la pioggia, con le mani occupate, l'ottica sempre sbagliata al momento sbagliato.

Ho fatto un po' il punto sulla mia situazione attuale. Alle Azzorre avevo portato i due fidi obiettivi Canon stabilizzati, l'ottimo 17-55mm f/2.8 (che continua ad essere il mio preferito) e il buon 70-300mm f/4-5.6, che però messi insieme fanno un chilo e mezzo di roba. In New Mexico avevo scelto di viaggiare più leggero, contando sulla luce del deserto, e avevo portato il vecchio ed economico Sigma 28-300mm e il discreto Sigma 17-70mm, che complessivamente fan poco più di un chilo insieme. Il minimo sindacale insomma per tirar fuori delle buone foto e ricordarsi ogni tanto che il cellulare no, fa un altro mestiere: telefona.
Però, ancora, la rottura, la noia.
Così queste settimane mi sono rimesso a studiare, complici il Covid, la clausura, il trauma, eccetera. Cosa di meglio che comprare attrezzatura fotografica esattamente nel mezzo di una pandemia mondiale che potenzialmente potrebbe non consentire più di viaggiare per anni.
Dove buttar soldi più inutilmente, perfettamente in linea con la patologia da stress traumatico, se non in qualcosa di totalmente superfluo e inutilizzabile perlomeno per un tempo indeterminato a venire, così insensato da rischiare pure di essere obsoleto nel momento in cui, in un futuro più o meno prossimo, quel qualcosa potrebbe uscire dalla confezione per essere finalmente usato.

È stato nel corso di questa caccia a un'effimera soddisfazione del mio io ferito che mi sono imbattuto nel Tamron 16-300mm Di II VC PZD Macro, uno zoom stabilizzato con un'escursione davvero notevole per il segmento a cui appartiene: poco più di sei etti di peso e un prezzo assai contenuto considerate le caratteristiche.
Qualche perplessità me la davano proprio il prezzo e il fatto che non sia un granché luminoso. Nessun dubbio però che potesse certamente sostituire da solo le due ottiche Sigma economiche di cui sopra e, a meno di safari in Ruanda, o caccia alle orche in Antartide, anche l’accoppiata delle lenti Canon, pur sacrificando qualcosa in qualità delle immagini, ma regalandomi per contro qualche grado in più di apertura grandangolare che coi sensori APS-C non è mai abbastanza.
Esattamente il mio obiettivo dunque: un'unica lente adatta a tutte le situazioni, che possa seguirmi pressoché ovunque, consentendomi di viaggiare leggero come se avessi una bridge, ma con tutti i vantaggi della reflex e di una flessibilità focale davvero ottima.

Così, un po' di serate trascorse a leggere recensioni, giusto per convincermi, ché comunque fan pur sempre alcune centinaia di euro; una invitante offerta su Amazon scontata del 30%, apparsa quasi per magia proprio al momento (meno) opportuno, ed ecco dunque il Tamron in attesa nel carrello, come si conviene di regola prima di ogni acquisto compulsivo.
Poi, una saggia notte a dormirci sopra, ché l'idea dell'inutile cazzata, tant'è, circola in testa.
Infine la sveglia, il carrello riaperto davanti alla colazione, la sorpresa di scoprire che nella notte il prezzo è sceso di un altro 5%.
È evidentemente un segno che a quel punto non posso più ignorare.
Pigio il bottone di riflesso mentre giro lo zucchero nel caffè e il primo Tamron della mia vita è sulla via di casa: è un brand che avevo onestamente sempre un po' snobbato, ma negli ultimi giorni ne ho letto invece molto bene (o forse volevo solo convincermi).

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Tamron 16-300mm f/3.5-6.3 Di II VC PZD Macro

A questo punto avrei potuto godermi l'effetto terapeutico perlomeno fino alla prossima quarantena, direte voi, o miei quattro affezionati lettori, evitando di farmi travolgere dall'immediato e frustrante senso di insoddisfazione e colpevolezza, come il più classico dei tossici a rota un istante dopo essersi sparati in vena la dose quotidiana.
E invece.
Cosa di meglio che curare il medesimo senso di insoddisfazione e colpevolezza, eccetera, lasciando nuovamente cadere l'occhio su internet senza nemmeno il tempo che Bartolini abbia citofonato recando il conforto della prima dose.

Navigo sui miei siti di riferimento che trattano di fotografia professionale. In testa ho quella Luna piena fotografata l'altra sera, che non mi ha proprio proprio del tutto soddisfatto.
È che dovrei sempre ricordarmi di disattivare lo stabilizzatore quando ho la macchina sul cavalletto.
E non eccedere con la chiusura del diaframma quando uso il 70-300, attestandomi su un f/8, al massimo f/11.
E poi mi ci vorrebbe un bel filtro neutro potente.
Certo, altra cosa sarebbe avere un vero telezoom pro, di quelli belli pesanti, con un'escursione davvero estrema: altro che il mio pur volenteroso 70-300, che anche moltiplicato dal sensore APS-C e dall’anello 1,4x rimane comunque sempre una soluzione amatoriale di compromesso; oppure un "bianchino", epperò i bianchini non hanno delle focali lunghissime.
Non sono aggiornatissimo sul mercato, è una vita che non guardo più a 'ste cose, da quando mi son fissato con la storia della bridge e dello star leggero, ma a questo punto alla bridge ho rinunciato, e quindi un’occhiata in giro potrei anche darla; al problema peso penserò caso mai poi, ché intanto l’ho comunque risolto col Tamron appena acquistato.
Così, solo per guardare, giusto un attimo...

Scopro che Sigma ha in catalogo un esagerato 60-600mm, che però è enorme e costa una fucilata, anche usato e anche se tutto sommato su eBay alcune offerte non hanno prezzi proprio così inavvicinabili (oddio...). È pur vero che in fondo quest'anno non andrò nemmeno in vacanza e dunque non spenderò altri soldi (ma se non vado in vacanza perché accidenti spendere in attrezzatura fotografica? Ok, vabbè, andiamo oltre...).
Approfondendo la questione mi accorgo che il Sigma 60-600, una vera bestia le cui recensioni dicono peraltro meraviglie, pesa ben due chili e settecento grammi.
Due chili e settecento grammi. Fan tre chili e mezzo circa con la macchina fotografica, il filtro, il paraluce, ecc.
Prendo due bottiglie di minerale in mano e provo ad immaginare che siano una macchina fotografica.
Il Sigma 60-600mm, i suoi 2700 grammi, i suoi 120mm di diametro per 300mm di lunghezza (da compresso) e i suoi quasi duemila euro, anche usato, ritornano nella lista delle cose davvero inutili. Perlomeno del tutto ingestibili.
Sembra quindi finalmente finita lì.
Ma purtroppo mi cade l'occhio sulla riga sottostante del catalogo.

Il Sigma 50-500mm DG APO OS HSM è il modello precedente, il fratellino minore. È più vecchio di qualche anno, ma l’ultimo aggiornamento sembra avere uno stabilizzatore ottico eccellente e molte recensioni ne parlano addirittura meglio rispetto al più recente 60-600mm.
È innanzitutto un po' più "piccolo" e maneggevole (finché uno non lo vede dal vivo...), e pesa mezzo chilo in meno. Non che quasi due chili e due siano uno scherzo, ma insomma. E poi il prezzo è anche decisamente inferiore. Oddio, da nuovo passa pur sempre abbondantemente i mille euro, ma per un'ottica del genere non è affatto caro e sul mercato dell'usato si può spuntare a cifre interessanti.
In effetti usato non è così semplice da trovare, a differenza del fratello maggiore, e questo per la verità è un ottimo segno, perché significa che chi lo ha non lo vende facilmente. Promette davvero bene, insomma.
Finisce che passo due giorni a studiarmelo. A tratti chiudo tutto e mi convinco a lasciar perdere, ma tant'è poi sempre lì torno.
Ne punto un paio su eBay. Uno ha un ottimo prezzo ed è praticamente nuovo, ma è in Giappone e rischio di spendere una fortuna con l'importazione. L'altro è qui in Italia: è usato, ma dalle foto sembra in condizioni eccellenti.
La grande cazzata è ormai lì a un passo dietro l'angolo, la carta di credito non abbastanza fuori portata.

Il punto è cosa accidenti me ne faccio, a parte tutto.
È evidente che non è un affare che uno si infila nello zainetto e poi ci viaggia assieme. E poi com'era tutta quella storia del viaggiare leggeri, il Tamron al posto della bridge, bla bla bla?
Il Sigma 50-500mm DG APO OS HSM è più piccolo del 60-600mm, ma fra gli appassionati è noto come "il Bigma" e il soprannome è tutto un programma già di per sé.
Resta il fatto che del Bigma parlano tutti un gran bene e ne spendono le lodi ovunque. Sembra davvero un'ottica eccellente. Con un cannone del genere la Luna la fotografi eccome, tanto più che montato sulla 80D, con il sensore APS-C, alla focale massima diventa un 800mm e se gli monto anche il moltiplicatore 1,4x si arriva a ben 1120mm, praticamente un telescopio.
Leggo anche che in condizioni di luce piena, tipo safari, lo stabilizzatore funziona egregiamente ed è possibile usarlo a mano libera senza troppi problemi, peso a parte, garantendo ottimi risultati fra f/8 ed f/11.
Sul web è pieno di scatti dimostrativi fatti col Bigma e sono davvero notevoli.
Ma la vera tentazione, lunghezza focale a parte, è dovuta al fatto che al momento il mio migliore obiettivo è il Canon 17-55mm f/2.8, al quale il Bigma si accoppierebbe perfettamente, a differenza del mio attuale Canon 70-300mm, permettendomi di coprire con due sole ottime lenti tutte le focali da 17mm fino a 500mm. Certo, trascurando il peso complessivo dell'attrezzatura, quasi 4kg a questo punto, ma parliamoci chiaro: dovessi andare a fotografare i gorilla in Ruanda ci andrei mai con due vetri da quattro soldi per risparmiare sul peso?
Il punto caso mai è togliere il condizionale e partire per il Ruanda.

E niente. Non so come sia potuto accadere, ma in poche ore di nulla e di Covid, mesi e mesi di menate e pontificati sull’apologia della leggerezza e dell’inutilità di smazzarsi chili e chili di costosissima ferraglia si sono disintegrati in un istante davanti a un’offerta scontata a tradimento per un Bigma usato, pervenutami via email da un negozio di apparecchiature fotografiche.
Ventiquattr’ore dopo, un corriere SDA ha depositato Little Boy davanti al cancello di casa mia.

Il solo filtro protettivo per il mostro, che ha una lente da 95mm, costa più di 100 euro, anche perché se spendi [censura] per un obiettivo del genere non è che poi gli proteggi l'occhio con un vetro cinese da quattro soldi.
Ho anche acquistato un filtro solare e due filtri ND, un 1000 ed un 64, ché magari in Ruanda non andrò mai, ma a maggior ragione a questo punto voglio perlomeno andare a passeggiare nel Mare della Tranquillità come fossi lassù.
Adesso ho solo bisogno di una bella Luna e di una giornata di macchie solari, e posso affrontare un altro giro di quarantena comodamente appollaiato sulla terrazza di casa, col naso per aria e il cannone puntato verso il cielo.
Perlomeno finché non mi verrà voglia di dare un'occhiata alle mirrorless.

Nelle prossime puntate le prove in strada del Tamron e del Bigma.

Nota: ho pesato l'arma completa, Canon 80D + Bigma + moltiplicatore 1,4x + filtro pro UV 95mm + paraluce.
Fan 3097 grammi.
Dieci scatti a mano libera sono circa mezz'ora di pesi in palestra.

Bigma02
Il “Bigma”, ovvero il Sigma 50-500mm DG APO OS HSM
Bigma03
Le mie attuali lenti a confronto (in blu le new entry)
Bigma17
Il Bigma montato sulla Canon 80D
TAG: Tamron, Canon, Bigma, Sigma, Fotografia
17.40 del 23 Maggio 2020 | Commenti (0) 
   
17 Prova in strada
LUG Fotoblog, Fotografia, Diario
Alla fine comunque c'è sempre un buon motivo per non rinunciare alla reflex, al di là dei viaggi. L'eclissi capita a proposito mentre preparo l'attrezzatura da portare alle Azzorre: ci sono giusto da provare la Canon 80D e il nuovo convertitore 1,4x della Kenko montato sullo zoom EF 70-300, che tirato alla lunghezza massima, grazie al crop del sensore APS e al moltiplicatore, arriva a una focale di oltre 670mm.
Per la verità, la combo zoom + convertitore non è il massimo in termini di luminosità e qualità dell'immagine, soprattutto a fronte di condizioni abbastanza estreme e difficili da interpretare come quelle di un'eclissi lunare parziale, ma lavorando un po' con Adobe Camera Raw alla fine i risultati non sono pessimi.

Peccato la Luna bassa sull'orizzonte. Ho anche sbagliato a tenere gli ISO fissi a 100, avrei potuto tranquillamente scattare con valori più elevati e tempi di posa decisamente inferiori.
Dicono che nel 2028 avrò un'altra ottima opportunità.

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TAG: eclissi, luna, canon
14.57 del 17 Luglio 2019 | Commenti (0) 
   
08 APS-C ancora una volta
LUG Fotografia
Per la verità l'idea iniziale era di disfarmi della reflex, o perlomeno di parcheggiarla definitivamente e rivoluzionare una volta per tutte il mio corredo da viaggio, migrando a una bridge. Ho scritto diverse volte qua dentro del come e del perché ormai già da qualche anno abbia rinunciato in linea di massima a viaggiare con l'attrezzatura fotografica completa e ad accontentarmi del cellulare nella maggioranza delle situazioni, soprattutto in virtù dell'evoluzione delle ottiche degli smartphone di ultima generazione (considerati gli ovvi limiti, il mio attuale iPhone XS fa obiettivamente delle foto di ottima qualità anche in condizioni di luce difficile, come è stato ad esempio nel caso del recente viaggio di lavoro in India, ed è pure equipaggiato con uno zoom ottico di base).
Ormai da anni mi piace viaggiare il più leggero possibile, col solo bagaglio a mano: la reflex e le sue ottiche significano portarsi uno zainetto in più di qualche chilo che va fra l'altro a scapito di equipaggiamento altrimenti più utile, senza contare poi la schiavitù derivata dal doversi prendere cura dell'attrezzatura per tutto il tempo e il doversela trascinare sempre dietro.
C'è poi il fatto che alla fine, di cento foto che scatto in viaggio, novantacinque sono semplici ricordi personali senza alcuna pretesa che rimangono perlopiù sepolti nei miei hard disk, e molto raramente rimpiango di non avere con me una macchina fotografica seria, a meno che il viaggio stesso non abbia una motivazione in questo senso.
Ad esempio, non avrei certo potuto rinunciarvi cinque anni fa in Sudafrica per catturare gli animali, o l'anno successivo in Islanda per fotografare l'aurora boreale, e nemmeno due anni fa a Madeira per riuscire a scattare queste foto ai delfini (e pensare che fino all'ultimo momento ero stato indeciso se portarla o meno). Rimane però il fatto che nella maggior parte dei viaggi degli ultimi anni ho rinunciato ad avere la reflex con me e non me ne sono pentito, come è accaduto anche in occasione del giro del mondo dello scorso anno.

Fra un paio di settimane partiremo (finalmente, dopo anni che le avevamo in programma) per le Azzorre, un viaggio perlopiù fotografico fra i cui obiettivi c'è di avvicinare il più possibile le balene. Non è certo un viaggio da cellulare ma, di nuovo, si ripropone il tema del dover partire con qualche chilo di attrezzatura fotografica.
Alla ricerca di un compromesso, mi sono messo a studiare e dopo il solito benchmarking di un paio mesi mi ero infine orientato sulla Sony DSC-RX10M4, una bridge con caratteristiche fuoriserie, probabilmente la migliore in assoluto oggi nella sua categoria: sensore full frame da 20mp, uno spettacolare zoom 24-600mm f2.4-4, raffica monster da 24 scatti al secondo, formato raw, modalità tradizionali di scatto e avanzamento come una normale reflex. Di fronte alla lista delle specifiche tecniche, all'improvviso la mia povera Canon 60D mi è sembrata un'inutile e ormai datata zavorra.
Unico neo della Sony, il prezzo (in realtà costa la metà di una reflex full frame seria): sfrugugliando sul web si riesce a portare via a poco meno di 1.600€, comunque eccessivo purtroppo in questo momento per le mie tasche.
A malincuore ho dunque messo la RX10M4 in wishlist, rimandando a un futuro più ricco, ma ormai mi ero messo a studiare. E quindi.

Volendo aggiornare la mia attrezzatura in occasione del nuovo viaggio, senza spendere una fortuna e considerato il mio attuale parco ottiche, la strada era una sola: rimanere nel perimetro delle reflex Canon.
A questo punto si è trattato di scegliere se restare sul sensore APS-C (canditate la 80D e la 7D Mark II) o fare il passaggio definitivo al full-frame (candidata pressoché unica, visti i prezzi, la 6D Mark II).

Il corredo obiettivi della mia Canon in questo momento è abbastanza soddisfacente: ho un bel 17-55 EF-S f2.8 stabilizzato, un 17-70 f2.8-4 della Sigma per sensore APS ed un 70-300 EF f4-5.6 stabilizzato, che col sensore ridotto diventa un 480mm.
Ho anche preso un buon moltiplicatore 1,4x della Kenko per tirare lo zoom fino a 670mm. Mangia un (bel) po' di luce, ma costa un decimo di un "bianchino" usato della Canon e per fotografare in mezzo al mare in pieno sole va più che bene senza nemmeno bisogno di tirare troppo gli ISO, consentendo di scattare ad f8 con tempi sufficientemente rapidi da limitare il micromosso.
Per un po' ho anche cercato su eBay qualche offerta per un bianchino Canon usato 100-400 o per il Sigma 100-500, ma alla fine sono pur sempre ottiche che viaggiano fra il chilo e mezzo e i due chili, e tutto sommato no, prezzo a parte non ho davvero voglia di viaggiare così pesante per far tre foto buone ad essere fortunati. E poi, a meno di non partire con tre obiettivi, fra il 17-55 e un 100-x mi rimarrebbe scoperto un intervallo di focali troppo ampio, che fra l'altro è quello che uso maggiormente durante il giorno.
In ogni caso, con la mia configurazione di ottiche, passare al full frame avrebbe significato dover ricomprare anche uno zoom con la focale corta, tipo un 24-70 f2.8, poiché il Canon 17-55 e il Sigma 17-70 sono compatibili solo con il sensore APS-C. Alla fine la scelta di rimanere sul formato ridotto è stata dunque pressoché obbligata, ma non certo a malincuore viste le eccellenti caratteristiche delle due reflex candidate rimanenti.

Morale. In principio fu la Canon 20D, la mia prima reflex digitale, acquistata nel 2005. Lasciavo alle spalle una storia mai decollata con una Nikon F65 e una precedente convivenza pluriennale con la Yashica, passata attraverso diversi modelli.
Nel 2010, complice il mercato dell'usato di Seoul, feci un doppio upgrade nel giro di una settimana, passando prima alla Canon 30D e subito dopo alla 40D. Nel 2014 fu la volta della Canon 60D, aggiornamento obbligato in seguito al furto della 40D a Johannesburg.
Oggi, spendendo un quarto rispetto alla Sony di cui alla lista dei desideri lassù, è infine entrata in casa la Canon 80D e almeno sulla carta si tratta di un salto notevole rispetto alla 60D.

A parte la differenza di prezzo nei confronti della 7D Mark II, fra le ragioni per cui alla fine mi sono deciso per la 80D ci sono la maggior risoluzione, il fatto che sia un modello più nuovo, il range dinamico decisamente maggiore, il touch screen e lo schermo del live view orientabile. Rispetto alla 7D manca purtroppo il GPS (una caratteristica che apprezzo tantissimo e che ormai dovrebbe essere un must-have), la raffica è un po' più lenta e manca anche il doppio slot per le schede di memoria, ma trecento euro sono tanti e le funzionalità in più non giustificano secondo me la differenza di prezzo a sfavore della 7D, soprattutto a fronte del sensore migliore e più nuovo della 80D.

Adesso però, mentre le guardo affiancate sul tavolo, già lo so: andrà a finire che partirò con entrambi i corpi macchina, ché zainetto per zainetto vuoi mettere la comodità di non dover cambiare obiettivo, ma averli entrambi pronti all'occorrenza.
Intanto faccio il primo scatto in automatico dalla finestra di casa con la 80D, lo zoom tirato al massimo e il moltiplicatore di focale, tanto per capire quanto rumore si porta dietro lasciandola lavorare da sola. Dopodiché non resta che configurarla (cinquecento pagine di manuale, nemmeno l'Apollo 11 credo ne avesse così tante), pulire i filtri, mettere in carica le batterie e procurarsi uno zaino apposta per ficcar dentro tutto.
Appuntamento a Pico e dintorni fra qualche settimana.

EOS80d3
EOS80d4
Primo scatto con la 80D: 300mm con Kenko 1,4x e sensore APS = 672mm
TAG: canon, fotografia, reflex, bridge
17.53 del 08 Luglio 2019 | Commenti (0) 
   


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