Orizzontintorno Carlo Paschetto
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13 Armenia /2, Yerevan /2
AGO Travel Log: Caucasus
Pian pianino la schiena sta tornando a posto e un po' alla volta, per quanto a fatica, mi rimetto in moto, anche se di fatto ho dovuto ripianificare la mia tabella di marcia per guadagnare perlomeno una mezza giornata di riposo totale, sdraiato a letto. Tutto sommato, considerata l'ultima rocambolesca settimana, ci voleva comunque, non fosse altro per ricaricare le batterie e fare un po' d'ordine mentale.

Armenia, dunque, antica culla del cristianesimo, qui declinato in versione piuttosto ortodossa anzichenò. Che non è vita facile se dividi le tue frontiere con la Turchia (chiuse, ché i due Paesi non si parlano, non fosse altro per la questione mai risolta del genocidio armeno di inizio XX secolo), con l'Iran (chiuse, per carità) e con l'Azerbaijan (chiuse, e pure con una guerra in corso per la dimenticata - dall'occidente - vicenda del Nagorno-Karabakh. Cosicché, se in Armenia vuoi andare, o ci arrivi in volo, o entri dalla frontiera settentrionale con la Georgia, che peraltro è quella da cui transiterò io, invece, per uscirne.
Non che nel Caucaso, d'altra parte, ci siano Paesi che storicamente abbiano avuto vita facile.

Perché si viene in Armenia? Be', per parecchie valide ragioni. Per quanto mi riguarda, perché è una importante parte di Asia che mi manca all'appello, perché qui vi sono alcuni importanti e famosi siti e monumenti religiosi che sono patrimonio protetto dall'Unesco, perché è una delle culle della nostra civiltà, perché di qua passava una delle tante rotte della Via della Seta, che in gran parte ho già percorso e che pian piano vorrei completare. E perché è un luogo tormentato, e i luoghi tormentati esercitano sempre un'attrazione irresistibile su di me, perché di solito sono crocevia culturali caratterizzati da grandi contrasti, da sentimenti estremi, da tensione che vibra nell'aria.

E poi qui c'è l'Ararat. Che un po' c'è l'Arca di Noè, un po' comunque svetta ben sopra i cinquemila, un po' è pur sempre una delle montagne più famose al mondo.

Il problema è che per quanto in Armenia sia tutto targato Ararat - dal simbolo della compagnia aerea nazionale, al cognac e alla birra locali, a qualunque cartolina, per cui sembra che l'Ararat sia presente in ogni angolo più remoto di 'sto Paese - be', insomma, l'Ararat non sta in Armenia per un tubo. Sta al di là della frontiera turca, e nemmeno di poco: almeno una cinquantina di chilometri.
Insomma, l'Ararat è turco, tutto turco, e lo sa bene chiunque sia un minimo ferrato in geografia. Per cui il fatto che qua attorno a Yerevan, capitale dell'Armenia, il territorio sia piuttosto piatto, e che l'Ararat, dall'alto dei suoi cinquemila e rotti metri, dòmini la pianura tutta e incomba non poco su Yerevan, e che Yerevan sia a sua volta a una cinquantina di chilometri dalla frontiera, tutto questo non fa affatto sì che l'Ararat all'improvviso sia (anche) armeno. Ma proprio per un cavolo.
E, detto fra noi, tutto 'sto ambaradan che gli armeni fanno per vendersi l'Ararat, mescolato con la storica ruggine che han con i turchi, significa solo una cosa: che gli rode un bel po'.
D'altra parte è come se gli svizzeri si vendessero il Monte Bianco solo perché ce l'hanno a pochi chilometri e da casa loro si vede benissimo. Ma vi pare?

Dunque, l'Ararat c'è e si vede, ed eccovelo anche qua, proprio sopra Yerevan, ma di armeno non ha proprio nulla.

Caucasus 21
L'Ararat (5.165m) domina Yerevan, in Armenia, ma è in territorio turco

Ci sarebbe poi anche la faccenda dell'Asia. Nel senso: ma alla fine, l'Armenia (e la Georgia) sono davvero in Asia o sono in Europa? Perché la Georgia sicuramente, l'Armenia non ricordo ma ci scommetterei, non solo vantano ambizioni (assurde, eddai) da Comunità Europea, ma partecipano ai campionati europei di calcio.
Ora, considerato che l'Azerbaijan è Asia a tutti gli effetti e che il suo territorio è incastrato a puzzle con quello dell'Armenia, e che per convezione è da sempre stabilito che l'Europa finisca sul Caucaso che a sua volta delimita la Georgia a nord, per quale mai ragione l'Armenia dovrebbe essere in Europa?
Eppure quelli della Lonely Planet catalogano la loro guida fra quelle dell'Europa. Wikipedia cerca di cavarsela salvando capra e cavoli. Le organizzazioni internazionali, perlopiù, catalogano i Paesi caucasici fra quelli asiatici.
Questo blog, sia chiaro, piazza tutti e tre i Paesi (ed enclavi disputate varie) in Asia. E fine della questione.

Del resto agli occhi occidentali la fisionomia degli armeni, c'è poco da fare, appare turca e per nulla russo-caucasica. Prendi un armeno, lo piazzi in Turchia e nemmeno te ne accorgi (sì, vabbè, vaglielo a dire a un armeno, ma è così per semplificare, eddai). Prendi invece un armeno, piazzalo in centro a Mosca e tutti dicono guarda, un turco! (oppure guarda, un armeno!, se son scafati).
Non ce n'è. Come pretendere che un italiano passi per un indiano. Non funziona, no...
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TAG: armenia, yerevan, caucaso
22.06 del 13 Agosto 2011 | Commenti (0) 
 
12 Appiccicato
AGO Travel Log: Caucasus
Fra il farlo mettere direttamente sulla pagina, o su un documento separato, nessun dubbio: prima soluzione, anche se per entrare in Azerbaijan attraverso una frontiera normale dovrò a questo punto rifarmi un (ennesimo) nuovo passaporto.

Visto Karabakh
TAG: nagorno, karabakh, visa, armenia, caucaso
17.25 del 12 Agosto 2011 | Commenti (0) 
 
11 Armenia /1, Yerevan /1: just landed
AGO Travel Log: Caucasus
Imbottito di cocktail Voltaren+Muscoril, stravolto dal fuso orario inutile, un GMT+4 che è sufficiente per farti saltare completamente la nottata, farti atterrare in Armenia alle quattro del mattino, che però per te è l'una di notte, dunque in aereo non hai nemmeno fatto a tempo ad addormentarti, in compenso arrivi in albergo che a Yerevan il sole è già sorto e la mattinata è iniziata, e tu ti sei bell'e che fumato la nottata intera, e la schiena lasciamo perdere, anche il fatto che trentasei ore fa eri ancora nell'Egeo Meridionale al sole di Rodi, non che quello di Yerevan scherzi, anzi, tutt'altro, e comunque arrivi in albergo in un modo o nell'altro con un tipico tassista dell'Asia Centrale che applica il principio per il quale siccome le auto hanno l'acceleratore allora bisogna schiacciarlo e punto, e non li conti nemmeno i rossi che brucia, ché tanto hai troppo sonno e poi il fatto è che sì, sei a casa, sei tornato a casa, e tutto questo per te è assolutamente pacifico e normale, lo hai immediatamente realizzato, e nel torpore che ti avvolge sei felice, maledettamente felice, anche se l'albergo il check-in te lo fa fare solo alle dieci del mattino, e tu ci arrivi alle sette e ti addormenti sul divano della loro reception, sempre con il mal di schiena di cui ai capitoli precedenti, e quando ti svegli il sole è già alto e Yerevan è lì fuori che aspetta solo te.

Per cui la prima birra non può che essere una Ararat. Gigante.

Caucasus 03

Per l'Ararat, quello vero, è solo questione di minuti. Basta girare l'angolo, lì in piazza della Repubblica, proprio in centro. Ed all'improvviso gli sbatti addosso. E resti senza fiato.

Caucasus 06
L'Ararat mi appare all'improvviso dal centro di Yerevan...

E poi muovi i primi passi per Yerevan, che in realtà ti farai domani con calma, ché oggi non stai in piedi, né di schiena, né di sonno, ma intanto fai due passi, ti guardi attorno, c'è qualcuno che ha da protestare davanti al palazzo del Ministero delle Finanze, più avanti c'è il Ministero della Diaspora, ah già, la diaspora degli armeni, ricordati di ripassare, e pare pure che tu sia in Corso Italia, pensa un po', c'è scritto sul cartello (non ci credete? Be', è vero).

Caucasus 04
Caucasus 05

E insomma, ci son da fare milioni di cose, c'è tutto il Caucaso da viaggiare, ma prima di tutto c'è la burocrazia da risolvere, e la logistica della faccenda.
Così mi faccio una sim armena e adesso ho un vero numero di telefono armeno, ché nei prossimi giorni ne parliamo con calma, dell'Armenia, grazie a questo numero armeno.
E poi mi fiondo, prima che chiuda, alla sede della rappresentanza diplomatica del Nagorno-Karabakh (che, attenzione, in Armenia chiamano solo Karabakh) e faccio al volo la domanda per il visto. Che domani questa gentile signora dovrebbe appiccicarmi sul passaporto.

Caucasus 07
Il vostro titolare qui con la console del Nagorno-Karabakh in Armenia

E poi sì, facciamo sul serio.
???? ?????? ??????.
TAG: armenia, yerevan, caucaso
22.39 del 11 Agosto 2011 | Commenti (0) 
 


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