Orizzontintorno Carlo Paschetto
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12 Corea 2010 remastered
APR Travel Log: South Korea, Fotoblog, Lavori in corso
Nel frattempo prosegue il lavoro di riorganizzazione di tutto il mio archivio fotografico e anche le foto del viaggio in Corea del 2010 sono finalmente state rielaborate e ripubblicate su Smugmug, qui.

KoreaA
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KoreaC
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KoreaE
TAG: corea, seoul, seul, Busan
11.02 del 12 Aprile 2018 | Commenti (1) 
 
22 South Korea/14: Seoul/3
AGO Travel Log: South Korea
Trovare il grande mercato del pesce di Noryangjin, a Seoul, non è difficile. Quando uscite dalla metro, seguite l'odore. E questo:

Seoul, Noryangjin 1

A Noryangjin, almeno virtualmente, potete trovare sui banconi qualunque cosa di organico (e forse anche non) sopravviva nell'oceano. E' aperto dall'una di notte fino a tarda sera e probabilmente ad andarci prima dell'alba si possono vedere cose che voi umani. Io no, non ce l'ho fatta. Prima dell'alba, intendo, e nemmeno subito dopo, ché le maratone dei giorni precedenti hanno chiesto il loro pegno.
A Noryangjin ci si può anche abbuffare, volendo: al piano superiore dello sterminato mercato si trovano dozzine di locande, diciamo così, che ovviamente propongono solo piatti a base di pesce e di varie altre forme marine animate o meno. Naturalmente saper almeno leggere l'hang?l, qui, è d'obbligo, oppure dovete essere sufficientemente avventurosi da non preoccuparvi e lasciare al caso (e al cuoco coreano).
Se oltre che avventurosi siete pure sprezzanti del pericolo, potete anche accettare gli assaggi ai banconi del pesce: direttamente dall'accetta al vosto palato (ma ho visto scuoiare razze giganti anche con una pinza da maniscalco).
Va da sé che una visita a Noryangjin richiede uno stomaco piuttosto assestato, e che dopo non riuscirete più a togliervi di dosso la puzza di pesce per una settimana.

Seoul, Noryangjin 2
Seoul, Noryangjin 3
Seoul, Noryangjin 4
Seoul, Noryangjin 5
Seoul, Noryangjin 6
Seoul, Noryangjin fish market

Anche ad arrivarci a mezzogiorno, comunque, ho fotografato cose che non saprei classificare nella mia enciclopedia. Magari sapete voi di cosa si tratta, nel caso, segnalatelo nei commenti. Ad esempio, quelle specie di pigne rosse (vanno moltissimo, non mi sembrava che si muovessero nelle vasche), oppure quegli inquietanti tubi rosa (quelli si muovevano eccome).
Non so perché, invece, alla fine non ho fotografato le cozze preistoriche: dimensioni medie pari alla lunghezza del mio avambraccio. Ma son davvero cozze? Inquietanti.

Seoul, Noryangjin 6
Seoul, Noryangjin 7
Seoul, Noryangjin 8
Seoul, Noryangjin 11
Seoul, Noryangjin 12
Seoul, Noryangjin 13
Seoul, Noryangjin 14
Seoul, Noryangjin 15
Seoul, Noryangjin fish market

In generale una delle cose belle dei mercati è proprio che ci si mangia parecchio, qualunque cosa volendo, ma comunque tutto strettamente locale, sia nello stile che nella cucina.
Non ci vedrete mai, chessò, un Kraze Burger o un Paris Baguette fra le vie di un mercato, al massimo vi aspettano nel distretto più vicino, due blocchi più in là. Sta al vostro metabolismo. Calcolate che dopo tre ore di maratona, fotografie e trattative, a trentacinque gradi all'ombra e umidità al novantacinque per cento fra le bancarelle, raggiungere l'hamburger più vicino senza crollare al suolo come dopo una prova di triathlon potrebbe essere più difficile che sopravvivere ad uno street food cinese all'interno di un mercato coreano...
[Continua a leggere]

TAG: seoul, corea del sud
11.26 del 22 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
22 South Korea/13: random Seoul/3 (Buddhist patterns)
AGO Travel Log: South Korea
Seoul, Bongeunsa 1
Seoul, Bongeunsa 2
Seoul, Bongeunsa 3
Seoul, Bongeunsa temple
TAG: seoul, corea del sud
08.44 del 22 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
21 South Korea/12: random Seoul/2
AGO Travel Log: South Korea
Seoul, museo nazionale
Seoul, National Museum of Korea
Seoul, Hongdae 1
Seoul, Hongdae
Seoul, Namndaemun market 1
Seoul, Namdaemun Market
Seoul, Ewha 1
Seoul, Ewha 2
Seoul, Sinchon

[mica peraltro, è che chissà quando le caricherò davvero in archivio le foto che ho selezionato, così intanto metto qui qualche anteprima...]
TAG: seoul, corea del sud
19.34 del 21 Agosto 2010 | Commenti (2) 
 
21 South Korea/11: Seoul metro
AGO Travel Log: South Korea
Cose che (tutti) i seouliti fanno in metro con il cellulare: guardare film e fotografie, leggere il giornale, leggere e mandare messaggi (in Hang?l, che te lo raccomando), consultare la mappa della metro, seguire il percorso della metro con il gps (apposita app, ovviamente), ascoltare musica, consultare l'agenda, guardare la televisione (moltissimo), consultare la mappa di Seoul in cerca di indirizzi (apposita app che, considerato che non esistono i nomi delle vie, sarei proprio curioso di sapere come diavolo funziona), leggere fumetti (??), seguire il mercato azionario, giocare (come i giapponesi, anche gli uomini d'affari incravattati), soprattutto con videogame automobilistici e rompicapo coloratissimi.

Cose che i seouliti non fan quasi per nulla in metro con il cellulare: telefonare. E, se lo fanno, bisbigliano appena, quasi vergognandosi un po'. Con il casino che c'è dentro la metro, musica compresa.
Chissà come fanno.

Cose che fanno i seouliti più evoluti in metro: vanno direttamente in giro tenendo in mano il netbook aperto e collegato.
A questo livello io non ci sono ancora arrivato.

Nota: ovviamente il segnale c'è in tutta la metro, cinque tacche piene, ovunque. E almeno due o tre reti wifi sempre attive.
TAG: seoul, corea del sud
01.06 del 21 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
20 South Korea/10: random Seoul
AGO Travel Log: South Korea
Seoul, shots 1
Seoul, shots 2
Seoul, shots 3
TAG: seoul, corea del sud
02.48 del 20 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
19 South Korea/8: Busan
AGO Travel Log: South Korea
Innanzitutto Busan, non Pusan. Si dice così. Fine della questione.
Poi.

Il mio supertreno KTX 113 Seoul-Busan delle 8:00am, orgoglio delle ferrovie coreane, è arrivato con tre minuti di ritardo. Su una distanza di poco più di quattrocento chilometri, coperti nel tempo abissale di due ore e mezza. Un disastro inaccettabile. Roba che in Giappone licenziano in tronco immediatamente dieci dirigenti scelti a caso e suicidano l'amministratore delegato delle ferrovie nipponiche tutte.
Ci son rimasto davvero male. E peraltro il tabellone segnava almeno altri tre treni in ritardo, un paio con un minuto ed uno con quattro, diconsi quattro minuti oltre l'orario programmato. Per non dire che un treno che mi portasse a Busan in meno di due ore non l'ho proprio trovato ed anche questo è inconcepibile (per un giapponese, come me).
E' evidente che le ferrovie coreane versano in uno stato disastroso, c'è ancora molto da imparare dai giap in questo caso.

Korea, on travel
Il KTX, orgoglio delle ferrovie coreane

Alcune facilities disponibili sul KTX: vagone cinema, tv, collegamento wireless dedicato in ogni vagone, schede per collegamento wireless disponibili (quasi) per ogni passeggero (ne hanno in dotazione dieci per ogni carrozza), alimentatori per cellulari.
Come in Giappone, peraltro, non esiste che qualcuno telefoni in mezzo al vagone: se devi telefonare te ne vai fuori dagli scompartimenti e non rompi le scatole. E va da sé che tutti spengono le suonerie. Civiltà.

Fermate: Daejon, Dongdaegu. Non avendo né una carta geografica, né una guida della Corea, non so dirvi nulla in merito. Certo potrei andare su Wikipedia, ma potete farlo anche voi, nel caso.

Curiosità del viaggio verso Busan: i parallelepipedi. Avevo già osservato a Seoul, soprattutto dalla Seoul Tower, le sterminate periferie (ma anche interi quartieri del centro) costellate di grappoli di torri di venti-trenta piani (ma a Seoul e a Busan ci sono ampie zone dove l'altezza media è cinquanta piani), tutte irrimediabilmente identiche. Affascinanti, a modo loro. Ho scoperto che l'intera Corea è fatta così.
In realtà ricordo di aver visto incubi edilizi simili in Giappone (e in Cina, naturalmente), ma qui il fenomeno mi sembra portato davvero all'estremo. Ogni città è circondata per chilometri da queste foreste immense suburbane di cemento armato. Le foto non rendono l'idea, davvero.
E parlando di foto, la giornata a tratti nuvolosa filtrata dai finestrini del treno in corsa, con la complicità degli scatti rubati al volo, crea immagini quasi dipinte, stranissime. Pensavo di metterne solo una, poi nello sceglierle ho scoperto che mi piaceva l'effetto ad insieme (a voi magari fanno schifo).

Korea, on travel 1
Korea, on travel 2
Korea, on travel 3
In viaggio verso Busan, quartieri popolari di città ignote
Korea, on travel 4
Questo scatto al volo è talmente onirico che ha un suo perché...

Busan l'avevo sottovalutata. Del resto, viaggiando senza alcuna preparazione e senza almeno una guida da leggere, programmando i miei spostamenti di giorno in giorno in base a eventi casuali, non ho riferimenti, né un piano.
Ho scelto Busan perché un giorno pieno mi avanzava. So che è la seconda città della Corea ed uno dei più grandi porti commerciali al mondo, e ho visto che da Seoul era raggiungibile rapidamente. Del resto ce l'avevo già nel mirino fin dai tempi del Giappone, quando mi trovavo a Fukuoka ed avevo studiato una mezza possibilità di rientrare a casa proprio dalla Corea, imbarcandomi per Busan. L'asse Fukuoka-Busan è infatti la principale rotta di collegamento fra i due paesi, a parte il volo Tokyo-Seoul, tant'è che Fukuoka è la città più coreana del Giappone, dicono...
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TAG: busan, corea del sud
12.35 del 19 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
18 South Korea/6: Seoul/2
AGO Travel Log: South Korea
Iniziamo col dire che si pronuncia Só(l), o qualcosa di simile, con la "l" finale che di fatto è quasi mangiata e la "ó" chiusissima. Poi scrivetelo un po' come vi pare, Seoul o Seul: qui, come di consueto, si adotta lo standard locale.
Per il resto, del coreano a me è chiarissima una cosa: non ci capisco un tubo, e nemmeno ci provo a pronunciarlo, che è peggio del dialetto khmer.
Ho capito però come scrivono: non è vero che hanno gli ideogrammi come i cinesi, sembra a voi. In realtà utilizzano un normalissimo alfabeto di ventiquattro normalissime lettere, metà delle quali sono vocali derivate dai linguaggi ancestrali dei protonomadi del Gobi, l'altra metà sono consonanti klingon impronunciabili. E' che poi si divertono a scrivere magari due o tre lettere una sopra all'altra, impilandole, o racchiudendole in un quadrato a formare una sillaba, che vuoi mettere come diventa tutto più artistico (e illeggibile, oltre che impronunciabile)?

L'altra premessa d'obbligo è assolutamente soggettiva e, per quanto mi riguarda, di per sé riepilogativa del tutto che poi segue. Per cui, volendo, potete fermarvi anche qua: detto che se mettete un cinese di fianco a un giapponese li distinguete benissimo, se mettete un coreano di fianco a un cinese non ci riuscite ed idem se lo mettete di fianco a un giapponese.
In altre parole, questo viaggio nasce su un'idea sballata che mi ero fatto quattro anni fa in Giappone, ossia che la Corea (del Sud, o più propriamente Repubblica di Corea) fosse un Giappone ancor più portato all'estremo, e di conseguenza i coreani. Da lì il desiderio di venire quaggiù, sulla scia dell'entusiasmante esperienza nel sol levante.
In realtà i coreani sono esattamente il prodotto mescolato di cinesi e giapponesi, e nemmeno saprei dire in che dosi. Dipende un po' dalle angolazioni dalle quali li si vuole osservare. Non è un caso che si trovino esattamente in mezzo e che nel corso dei secoli le abbiano prese un po' da tutti i vicini.

Tecnologicamente ed industrialmente sono giapponesi a tutti gli effetti, e probabilmente anche più competitivi in certi settori. Anche socialmente, nei rapporti interpersonali, sono molto simili ai cugini insulari. Nei comportamenti individuali e somaticamente mi sembrano invece decisamente più prossimi ai cinesi.
Come i cinesi si ciuppano le orribili e maleodoranti minestrine preconfezionate, ma la disponibilità verso lo straniero è quasi pari a quella giapponese, a meno della smaccata piaggeria nipponica che rende spesso palesemente forzata quella medesima disponibilità. Dunque, meglio.
Gli pare però conveniente ruttare in pubblico e talvolta anche sputare, come i cinesi (ma molto meno), ma sono molto più internazionali e cosmopoliti, pur ancora lontani dai giapponesi e per quanto gli stessi giapponesi lo siano più che altro molto in apparenza più che in sostanza.
Di certo, rispetto ai cugini, sono molto più american-fascinated, ma immagino sia dovuto ai differenti trascorsi storici nei rapporti con gli yankee.
Come i giapponesi, infine, giocano a baseball, ma vestono orrendamente come i cinesi.

Tutto questo, naturalmente, potete catalogarlo alla voce informazioni dozzinali, prive di alcun fondamento e basate solo su qualche giorno di osservazioni superficiali.
Ma tant'è.

Io, comunque, in oriente mi sento ormai davvero a casa e mi trovo (quasi) perfettamente a mio agio. Se metto insieme tutte le esperienze vissute negli ultimi anni, ho di fatto accumulato mesi di permanenza in buona parte delle metropoli di questa parte del Globo.
Fra parentesi, l'ultima volta che son stato in viaggio intercontinentale da solo, non per lavoro, è stata se non sbaglio nel '98, che guarda caso fu proprio la mia prima volta in estremo oriente.

Insomma: sono in viaggio su un treno diretto a Busan, seconda città coreana e uno dei porti più grandi del mondo, e ne approfitto per mettere finalmente ordine fra gli appunti e le foto di questi giorni a Seoul.

Vediamo, consulto le mie note. Cose che ho fatto appena arrivato a Seoul: districato fra gli autobus e riuscito a raggiungere l'hotel; comprato abbonamento mezzi pubblici e metro: qualche perplessità di fronte alla macchinetta automatica coreana, che dopo aver studiato per un po' ho affrontato infilando alcune banconote nell'apposita fessura.
Mi aspettavo in cambio una tessera magnetica, come quella che hanno tutti, invece mi ha sparato fuori questa:

Seoul, chiave T

Siccome sono sufficientemente evoluto tecnologicamente, ho fatto la cosa più logica: mi sono avvicinato ai tornelli e ho provato a passare tenendo in mano quell'affare. Ha funzionato. Ottimo. Credo sia una versione della tessera magnetica per bimbiminkia manga coreani, da tenere attaccata al cellulare insieme al pupazzetto di Hello Kitty.

Quindi, depositate le valigie in camera, armato di chiavetta manga, mappa della metro in mano, completamente fuso dal fuso, mi sono fiondato ad affrontare Seoul.
Ho addiritura lasciato la macchina fotografica in camera, ché almeno il primo pomeriggio desideravo solo vagabondare per il centro e godermela, la città. Immergermici, farmi inghiottire e trasportare dalla folla. Sentirmela addosso, Seoul, prima di iniziare l'esplorazione metodica. E son partito con Brian Eno e David Byrne nelle orecchie, ché Strange overtones ci stava proprio bene per farmi cullare nella corrente umana.

Non son durato molto: dopo un paio d'ore di maratona ero bello secco su una panchina a downtown, sotto ad un ombrellone, circondato dalla solita foresta di grattacieli di cristallo ed acciaio. Ci son rimasto fino al tramonto, un po' a dormicchiare, un po' a scrivere, un po' a guardare il passaggio, finché Seoul non ha iniziato ad accendersi tutta, dal basso verso l'alto, e a riflettersi nel cielo nuvoloso.
Poi, in compagnia di Al Stewart, mi son messo per vicoli a caccia di un posto dove cenare, ingannando il fuso orario.

Per le strade di Seoul si fa fatica a vederne, di occidentali. Li conti sulle dita delle mani. Soprattutto, quei pochi giovani bianchi che vedi son quasi tutti per mano ad una ragazza coreana. Non han la faccia di averla trovata lì: sembrano piuttosto europei che con una coreana ci si sono fidanzati a casa loro, e la tipa adesso li sta portando a visitare il proprio luogo d'origine. O forse mi sembrano a me. Mah.
L'altra cosa che noti è l'incredibile quantità di tavolate di sole donne la sera al ristorante, come a Warszawa. Addirittura sono in numero maggiore degli uomini, che comunque son viceversa sempre accoppiati, al massimo con un amico. Non mi risulta però che, come in Polonia, anche qui gli uomini siano tutti emigrati in Germania a lavorare. Mah, reloaded.

In generale, per Seoul vale quello che ho detto del mio approccio con i sudcoreani: prendete Tokyo e Beijing, aggiungetegli un po' di Bangkok, buttate tutto in un frullatore ed eccovi Seoul.
Se conoscete le tre capitali di cui sopra, Seoul non vi riserverà alcuna sorpresa, salvo proprio il fatto di ritrovarvici perfettamente ad ogni semaforo e che ad ogni angolo vi sembri di essere in una a scelta delle tre sorelle asiatiche.
Con Beijing condivide i grandi palazzi imperiali: dovessi proprio proprio dire, a memoria Gyeongbokung e Changdeokgung mi son piaciuti più della Città proibita, ma sono probabilmente condizionato dalla mia radicata antipatia verso la Cina.
Sono cinque i palazzi imperiali di Seoul, e girarli tutti in un paio di giornate con il tipico clima locale estivo è challenging almeno quanto un corso di sopravvivenza nella giungla malese (fatto, anche quello).
Tanto che ci sono vi faccio vedere qualcosa, va'. Anche un po' di tipi strani del posto.

Seoul, Changdeokgung
Seoul, Gyeongbokung
Seoul, Jongmyo
Seoul, Jongmyo
Seoul, Changgyeonggung
Seoul, Changgyeonggung
Seoul, Changdeokgung 1
Seoul, Changdeokgung 2
Seoul, Changdeokgung 3
Seoul, Changdeokgung 4
Seoul, Changdeokgung 5
Seoul, Changdeokgung
Seoul, Unhyeongung
Seoul, Unhyeongung

I palazzi grandi e le piazze d'armi non ve li metto, ché tanto dentro l'obiettivo nemmeno ci stavano (ah, quanto mi manca il mio buon vecchio 24mm), ma ci sono anche quelli...
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TAG: seoul, corea del sud
04.24 del 18 Agosto 2010 | Commenti (1) 
 
17 South Korea/5: Seoul/1
AGO Travel Log: South Korea
Intanto beccatevi questa. Ve lo dico già, fa schifo. Stamattina a Seoul pioveva e tirava vento, e in più non sono nemmeno salito in cima alla N Seoul Tower, che stava esattamente alle mie spalle e sopra alla mia testa, ed il motivo è semplice: come sanno tutti coloro che mi frequentano, odio gli ascensori, soprattutto quelli inutili blindati dentro a pilastri di cemento armato alti trecento metri (già mi becco ogni giorno in albergo i venti piani per scendere e salire in camera).

Così mi sono accontentato di buttar lì rapido una sequenza a 180° scarsi, presa di fretta e pure sul lato più brutto della città: la vista è verso sudovest e purtroppo è anche quella meno significativa, opposta al centro città, che dal punto dove mi trovavo rimaneva nascosto dal bosco.
Vabbé: le foto vere di Seoul (e il travel log relativo) con un po' di pazienza sono in arrivo.

Seoul, panoramica
180° di Seoul (i meno affollati) sotto la pioggia, dalla cima del Namsan
TAG: seoul, corea del sud
00.48 del 17 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 
16 South Korea/2: intro
AGO Travel Log: South Korea
L'ho scritto via Twitter: ho pile di appunti fitti fitti nella mia inseparabile moleskine, ma son state giornate queste ultime che definire rocambolesche è dir poco. Avrei avuto da scrivere a fiumi di questi miei primi tre giorni a Seoul, ogni sera, ma per una volta - confesso - non ce l'ho fatta a tenere il ritmo.
In fondo, fino a martedì ero sulle spiagge di Mallorca e venerdì mattina - per me, ma ancora giovedì notte per chi è rimasto nel fuso orario da dove son partito - ero già dodicimila chilometri più ad est, completamente schiantato dalla stanchezza e dal fuso orario. E non mi son nemmeno fermato: al pomeriggio ero già in giro a far maratone per Seoul, ché non volevo perder tempo.

Col caldo di Seoul.
Con lo smog di Seoul.
Con la pioggia di Seoul.
Col jet-lag impallato in testa.

Capite bene che.

Così, ad esempio, non son riuscito a scriver nulla del volo, e ne avevo di cose in testa, ché son ripassato di notte sopra ad Irkutsk, Ulaan Baatar e Beijing ad otto anni di distanza. E quanti pensieri in aria con me...
Il che mi ha anche fatto venire in mente che non solo questo è il mio sesto viaggio in oriente, ma gli ultimi tre son stati tutti a distanza precisa di quattro anni: 2002 Asia Overland, 2006 Giappone, 2010 Corea.

Alla fine, sempre fra i gialli torno. Ormai l'Asia orientale è davvero la mia seconda casa

Fra parentesi, volare business class in intercontinentale ha ancora il suo perché, soprattutto in tempi di crisi economica e compagnie aeree che son sempre lì per fallire . Non fosse che a me lo champagne non piace, il salmone non lo reggo, il paté mi fa schifo e le ostriche mi danno il voltastomaco.
E questo è lo sciagurato menù servito da Air France ai fortunati (?) passeggeri delle prime otto file (e comunque in realtà non ero in prima fila, ma in seconda: ho scoperto che al di là della paratia davanti a me c'era ancora una fila speciale con soli quattro posti stellari, in *pelle bianca e radica*, con scrivania e divanetto per i piedi: la mitica fila uno imperiale per la quale, suppongo, ci voglia minimo un miliardo di miglia).

Di Seoul (e magari di un altro pezzettino di Corea, se riesco ad infilare tutti i miei programmi) vi racconterò nei prossimi giorni, ché nel frattempo voi state uscendo a cena a festeggiare il Ferragosto, ma qui son le tre del mattino e magari me ne vado anche un pochetto a dormire.
Intanto però vi lascio un assaggio, alcuni frammenti sparsi e qualche istruzione per l'uso.

Tipo che se arrivate fusi dal fuso, oltre al solito boiler ed alle bustine del tè magari in albergo trovate anche quelle del caffè e questa, francamente, fino ad oggi mi mancava.
Il caffè fa ovviamente schifo come da aspettattive, ma viste le mie condizioni non son stato tanto lì a sottilizzare.

Seoul, caffè solubile

Il vero errore, in preda alla fame più nera per via della combinazione jet-lag più menù Air France, è stato aprire la lattina dell'unica cosa commestibile presente nel frigobar, all'apparenza innocue noccioline coreane, mescolate a qualcosa che lipperlì mi sembravan semi di finocchio.
E invece no, erano pesciolini secchi e salati. Esattamente la cosa che ti sogni a colazione insieme ad un croissant caldo.

Seoul, pocari

A fianco della lattina criminale di cui sopra, un esemplare di lattina di Pocari Sweat, bevanda alla quale ormai da anni io devo la mia sopravvivenza ai climi allucinanti dell'estremo oriente in pieno agosto. Mi chiedo com'è che in Italia non esista ed anzi, quasi quasi faccio un business e inizio ad importarla.
Di cosa sa? Che domande, di Pocari Sweat, naturalmente.

Questa camera d'albergo è peraltro la conferma - noccioline incluse - che gli standard coreani sono stellari come e più di quelli giapponesi. Qui, a differenza dei loro storici rivali, non fanno nemmeno problemi di spazio.
Così, mi piacerebbe mostrare a qualche povero albergatore italiano che si fregia di quattro stelle, dove mi è malauguratamente capitato di soggiornare negli ultimi anni, questo tranquillo e modesto tre stelle coreano con camera matrimoniale letto king size uso singola, situata al ventesimo piano di un medio grattacielo di Seoul, con relativa vista panoramica sulla città, camera peraltro larga più o meno come il salone di casa mia, con un bagno iperaccessoriato, grande e modernissimo, tv led quaranta pollici di ultima generazione a cento canali satellitari, collegamento internet ad altissima velocità *gratuito*, frigo bar con prima consumazione *gratuita*, due poltrone in pelle bianca, scrivania grande, tavolino di cristallo per relax, dotazioni varie che nemmeno sto a dirvi, eccetera eccetera.

E, non ultimo, questo.

Seoul, scaldapiedi

Non ho osato chiedere cosa sia esattamente, ma immagino un coso per massaggiare i piedi, o perlomeno scaldarli. Non sono nemmeno riuscito a farlo funzionare, e sì che non dovrebbe essere complicato visto che ha un solo bottone.

Naturalmente, qui come al di là del Mar Giallo, ci sono i mitici water spaziali. Solo che a Seoul, per fortuna, hanno le istruzioni anche in inglese, non solo in ideogrammi.
E' così che ho appreso che pure in questo i coreani sono più avanti dei cugini giapponesi (non c'è nulla da fare: è da questi particolari che lo vedi che il Giappone è in crisi e che la Corea, invece, è una locomotiva dell'economia mondiale): qui, infatti, oltre alle funzioni "uomo" e "donna", c'è anche quella "bambino". Non ho ben capito dal disegno in cosa si differisca esattamente dalle altre due. Forse dovrei provare.

C'è anche da dire che qui le istruzioni in bagno te le appendono, non come in Giappone che dovevi schiacciare tutti i bottoni per capire almeno come fare a tirare lo sciacquone.
E le istruzioni, non c'è che dire, sono interessanti.
Soprattutto la prima riga.

Seoul, water 1
Seoul, water 2

Insomma, qui sono. E questo è quel che si vede dalla mia finestra. Il prezzo di questa camera, fra l'altro, è almeno un trenta per cento in meno dei quattro stelle (non) citati di cui sopra.

Seoul, Euljiro 1
Euljiro 4-ga, la mattina del mio arrivo
Seoul, Euljiro 2
Seoul, Euljiro 3
...e il panorama di notte

I prossimi giorni vi ci porto davvero in giro per Seoul, abbiate fede.
TAG: corea, seoul
04.09 del 16 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 


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