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18 Un anno
AGO Running, Salute, Diario
Ieri ho compiuto un anno da quando mi sono rimesso le scarpette e sono tornato in strada, e già questo è un traguardo di cui essere contento perché, onestamente, non avrei scommesso un euro che questo nuovo tentativo di riprendere a correre dopo sette anni sarebbe andato più in là di qualche settimana.
Invece questa volta ho tenuto duro, tutto sommato senza nemmeno troppi alti e bassi. Con l'arrivo dell'autunno ho ripreso il lavoro e ho portato le scarpette con me anche in trasferta, anzi ho approfittato delle mie serate solitarie a San Martino per darci sempre più dentro e un po' alla volta limare i tempi, allungare i percorsi, riavvicinarmi alle prestazioni di un tempo.
Non mi sono fermato nemmeno quando il freddo ha iniziato a farsi davvero sentire: ho rispolverato l'abbigliamento invernale rimasto chiuso negli armadi per anni e ho continuato, con la pioggia e con la neve, sotto zero e la sera tardi, iniziando a correre spesso anche in salita.
Ho scollinato l'inverno e a maggio ho passato anche la visita sportiva.

Per fermarmi, quasi, c'è voluto il ritorno delle fibrillazioni, improvvise e inattese, solo pochi giorni dopo aver ottenuto la certificazione. In realtà, pur con qualche timore, sono riuscito a non smettere lo stesso: il cardiologo mi ha raddoppiato i betabloccanti, ho studiato la situazione per qualche settimana, ho più o meno individuato la causa dei problemi e con molte cautele ho continuato.
Certo ho diminuito le occasioni, un po' per il caldo, che quest'estate ho patito parecchio, un po' per paura, un po' per frustrazione: negli ultimi due mesi sono andato solo una o due volte a settimana, spesso interrompendo per il manifestarsi delle fibrillazioni, e le prestazioni si sono drasticamente abbassate di colpo, complice anche la doppia dose di betabloccanti.
Un po' alla volta ho iniziato a fare sempre più fatica a completare i miei dieci chilometri standard e anche i tempi sono tornati sopra l'ora. A un certo punto, qualche settimana fa, avevo perso quasi dieci minuti rispetto a soli due mesi fa, addirittura fino a un minuto e mezzo al chilometro. Praticamente non riuscivo più a completare un percorso, anzi, spesso mi fermavo dopo quattro o cinque chilometri.

Nelle ultime due settimane, con un po' più di tranquillità interiore, grazie anche a temperature leggermente più moderate e non avendo altro da fare, ho ripreso ad andare con regolarità e finalmente sono tornati anche i risultati.
Dopo più di due mesi, questa settimana ho finalmente infilato di nuovo un paio di uscite consecutive di dieci chilometri sotto il limite dei sessanta minuti, oggi fermando il cronometro di poco sopra i cinquantotto. Ci voleva per festeggiare questo anniversario con un po' di ottimismo e continuare a guardare in avanti.

I numeri delle statistiche mi dicono che in questi dodici mesi ho totalizzato oltre 1.100km, circa la metà di quelli che correvo dieci anni fa nello stesso intervallo di tempo, uscendo 115 volte, ovvero quasi una ogni tre giorni: un altro indicatore di perseveranza del quale posso andare fiero. Non ho mollato mai.
Ho perso quasi venti chili e a parte la schiena, che per la verità non si è praticamente più davvero ripresa, tutto il resto sembra funzionare bene: compreso il cuore, tutto sommato, perché è evidente che le fibrillazioni hanno origine da problemi non strutturali, diciamo così.
Comunque in autunno dovrò tornare dal cardiologo e se ne riparlerà.
A malincuore ho invece purtroppo abbandonato pilates, dopo tre anni: non potevo più permettermelo economicamente e d'altra parte riuscire ogni settimana a infilare due o tre uscite di corsa e la lezione di pilates era sempre più difficile. Però mi dispiace, anche perché in questi anni mi aveva fatto davvero bene alla schiena.

Alla fine, almeno per ora, ho messo da parte qualunque ambizione di tornare a fare dell'agonismo, o di rispolverare qualche sfida lasciata nel cassetto. Se ancora a maggio mi trastullavo con un po' di idee in tal senso, il rimanifestarsi delle fibrillazioni mi ha tagliato le gambe definitivamente, almeno sul medio termine. Va già bene riuscire a conservare la motivazione per non smettere e mantenere la forma ritrovata.
Magari più avanti se ne riparlerà, forse, ma dovessi proprio dire ho la sensazione che difficilmente nel mio futuro ci saranno altre maratone, o anche solo mezze distanze, men che meno obiettivi più ambiziosi. Problemi di cuore a parte, la verità è che se mi volto indietro a guardare questi mesi mi rendo conto non ne ho: più tempo e più testa di quel che ho investito in questo ritorno in strada non riesco a trovare.

Però sono tornato in montagna con fiato da vendere, ho alle spalle una stagione sciistica come non mi godevo da anni, ho portato i ragazzi in Grigna e se mi mantengo posso sperare di fare altre cose più impegnative con loro, come tutto sommato ho sempre sognato.
Sono anche tornato a farmi lunghe nuotate al mare, ho perso tre taglie (e ho dovuto rifarmi di nuovo tutto il guardaroba) e posso mangiare un po' quel che voglio senza troppi sensi di colpa.
E infine ho una scorta di pantoprazolo nell'armadietto della farmacia che sta lì a prender polvere da un anno e che ormai è prossima alla scadenza.

Tutte ottime ragioni per comprare un nuovo paio di scarpette alla fine dell'estate, tenendo un occhio al cuore ché non faccia troppi capricci.

rapporto1
TAG: running, salute, corsa, cuore
22.23 del 18 Agosto 2018 | Commenti (0) 
 
04 Heart of glass, S2E01
LUG Running, Salute
Quindi niente, mi ha ingannato. A distanza di otto anni dalla maratona di Milano e un anno dopo aver risolto i problemi di fibrillazione, lo scorso 17 maggio avevo nuovamente ottenuto la certificazione agonistica per la corsa, nonostante alla visita, dopo il test sotto sforzo, il medico sportivo mi avesse prescritto uno Holter di approfondimento, per sicurezza.
Holter passato ottimamente, capitolo chiuso. Tutte le paure alle spalle, forma ormai costate dopo dieci mesi di allenamenti, nuove sfide pronte davanti a me.
La settimana dopo ero fermo in mezzo alla strada dopo due soli chilometri, con le pulsazioni oltre i centottanta e una nuova pioggia di fibrillazioni.

Frastornato, incredulo, arrabbiato, frustrato.

Nelle settimane successive ho fatto qualche timida prova per capire se fosse stato solo un episodio isolato. Ho alternato alcune uscite tranquille, con prestazioni ottime nonostante il caldo, a nuovi episodi improvvisi e inaspettati.
L'ultima volta dieci giorni fa, un disastro: pulsazioni terremotate a duecento e passa per pochi secondi. Ho interrotto immediatamente dopo poche centinaia di metri, mi sono spaventato.
Ci sono voluti due giorni interi perché la situazione rientrasse alla normalità e i battiti si regolarizzassero alla soglia degli ultimi mesi.

Oggi sono tornato dal cardiologo, sconfitto, a due mesi di distanza dalla visita di controllo dalla quale ero uscito perfettamente in regola e certificato.

E niente, betabloccanti raddoppiati e vediamo che succede nelle prossime settimane.
Non voglio smettere. No. Non più.
TAG: running, salute, corsa, cuore
18.09 del 04 Luglio 2018 | Commenti (0) 
 
22 Lo stato dell'arte
MAG Running, Diario
E niente, sto continuando. Siccome poi da qualche mese sono ormai assestato sugli stessi tempi, ho ripreso da un po' a fare anche le ripetute. Nove anni fa le correvo sui dodici chilometri, ora le faccio sui dieci e per adesso il cronometro è ancora piuttosto lontano da allora, sebbene riesca a infilare qualche chilometro sui 4'45".
Sono tornato ai miei amati percorsi al parco di un tempo e continuo a correre in salita di tanto in tanto, che è un po' la mia nuova frontiera: non gran dislivelli per la verità, ma intanto centocinquanta, centottanta metri nei primi quaranta minuti riesco a portarli a casa. Per cominciare non è male.
Occasionalmente ho anche esteso qualche giro fino ai quindici chilometri, che al momento però rimangono un limite, direi, abbastanza invalicabile.
Questa è la differenza maggiore rispetto al triennio 2008-2010: al di là della difficoltà di abbassare le medie sotto i 5'30", non riesco ad allungare la distanza e portarla perlomeno a diciotto chilometri, che è la misura minima che mi servirebbe per iniziare a pensare di tornare a correre almeno una mezza maratona.

Nel periodo migliore della mia passata esperienza mi allenavo circa tre volte a settimana: di solito, una la dedicavo ai dodici chilometri di ripetute, la seconda a una corsa normale di quindici chilometri e la terza era un'uscita un po' più lunga, spesso diciotto chilometri, qualche volta ventuno.
Adesso faccio quasi sempre dieci chilometri e praticamente non riesco a schiodarmi da lì: sto ormai tranquillamente sotto l'ora, solitamente corro a una media di cinque e trenta al chilometro, qualche volta riesco a scendere sotto i 55', con un miglior tempo attorno ai 53'. Alla fine però rimango ancora piuttosto distante dai vecchi tempi in cui correvo di norma vicino ai 5'/km, che era poi la mia media sulla mezza maratona, e all'epoca correvo i dieci chilometri piuttosto raramente, più che altro per fare una tirata veloce: il mio miglior tempo sulla distanza era di 47', per dire quanto sono ancora lontano.

Insomma: a nove mesi di distanza da quando ho ripreso, confrontandomi con le prestazioni di una decina di anni fa, ho impiegato molto meno di allora per raggiungere i risultati attuali, ma per il momento non riesco a migliorarmi e ad avvicinarmi ai livelli di un tempo, anzi, rimango abbastanza lontano. E questo nonostante abbia invece portato il mio peso a una soglia addirittura mediamente inferiore a quella del 2010, quando preparavo la maratona.
Questo mi fa un po' impressione, non me l'aspettavo. Viaggio attorno ai settantatré chili, quasi venti in meno di dodici mesi fa, ma soprattutto uno o due in meno della mia media di otto-nove anni fa, quando mi allenavo molto di più (e mangiavo, però, anche molto di più).

Fin qui lo stato dell'arte. Sono davanti a una specie di guado, alla ricerca di qualche motivazione un po' interessante per continuare e col dubbio di essere forse arrivato a un livello difficilmente migliorabile, a meno di affrontare un piano serio di allenamenti e qualche sacrificio che, siam sempre lì, forse non ho più né il tempo, né l'età, né la voglia di mettere in conto.
Rimane il solito punto: in assenza di qualche obiettivo vero e con la prospettiva del semplice mantenimento della forma, pur faticosamente ritrovata, non so quanto ancora andrò avanti con questo regime di due uscite a settimana, qualche volta tre, per correre i soliti dieci chilometri, senza un particolare entusiasmo o scopo.
Intanto ho pressoché abbandonato la dieta dei primi mesi e sono tornato a mangiare quasi normalmente: il metabolismo ha ormai ritrovato un suo (fin troppo) equilibrio al ribasso e finché vado avanti a correre è inutile che mi sbatta troppo a controllarmi con la dieta. Anzi, dovrei magari rimetter su un paio di chili, ché non posso nemmeno permettermi di perdere ancora taglie e rifarmi per la terza volta il guardaroba!

Nel frattempo, a un anno di distanza sono tornato a trovare il cardiologo per la visita di controllo. Come mi ha consigliato, e come peraltro avevo più o meno già in programma di mio, mi sono sottoposto alla visita sportiva per farmi rilasciare il certificato agonistico.
Sarebbe stato un traguardo importante dopo lo spavento e i mesi bui dello scorso anno.

Sarebbe. Perché non ho passato l'esame. Nonostante la visita cardiologica andata ottimamente, nonostante i cinque e trenta al chilometro e gli oltre ottocento chilometri corsi questi mesi, nonostante i venti chili in meno, nonostante soprattutto i betabloccanti che dovrebbero livellare qualunque problema, durante il test da sforzo l'ago ha tracciato una piccola anomalia sul foglio di carta millimetrata.
Niente di particolare, mi ha detto il medico: con la mia storia clinica, è normale e ci sta.
Solo che per precauzione mi rispedisce a fare l'ennesimo Holter. E, per il momento, niente certificazione sportiva.
Non me l'aspettavo.

Ero un po' in ansia prima dell'esame. Ci tenevo. Era un passaggio importante, il timbro definitivo che tutto fosse alle spalle. Non mi interessa(va) necessariamente tornare a misurarmi in qualche gara, ma intanto avrei avuto il lasciapassare per farlo, se lo avessi desiderato.
È andata male.

Ho prenotato l'Holter per la prossima settimana, il quarto, a distanza di un anno dall'ultimo.
Nel frattempo sono andato a correre al parco, a fare uno dei miei giri abituali, per scacciare qualunque pensiero. Per non lasciarmi tentare dalla sfiducia, dalla demotivazione, dalla demoralizzazione, da questo accidenti di esame bucato a cui tenevo.
Non voglio pensare ad altro.
Voglio solo continuare a (poter) correre.
Anzi, adesso quasi quasi esco, anche se minaccia pioggia pesante.

TriumphIso
TAG: running, salute, corsa, cuore
12.40 del 22 Maggio 2018 | Commenti (0) 
 
05 Primavera
APR Running
Nel frattempo son quasi otto mesi, è iniziata la terza stagione, sono ritornato al monostrato e sono ancora in strada.
Ogni tanto me lo appunto qui, così, come mònito.

Io2018.04.05
TAG: running, salute, corsa, cuore, dieta
19.09 del 05 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
07 Steam
DIC Running, Salute, Diario
Alla fine è solo matematica, questione di numeri appunto. È sempre stato così. Per questo conto.

Ho impiegato sedici settimane, che in realtà è un tempo sorprendente considerata la mia condizione all'inizio di questa nuova avventura e che pensavo di impiegare non meno di sette-otto mesi. Peraltro non ero nemmeno certo che ce l'avrei davvero fatta, anzi, ero un po' del mood tipo ultimo treno, adesso o mai più.
Ed eccomi qui. Sedici settimane dopo.

Mi ci ero avvicinato molto una decina di giorni fa: una sera avevo staccato un 1h00'00"6, correndo i primi 5km in salita con una temperatura prossima allo zero e sbagliando poi i calcoli in discesa. Coi battiti oltre soglia, negli ultimi due chilometri avevo rallentato un filo, giusto quel minimo per non esagerare e rimanere tranquillo, convinto ormai di avercela fatta.
Sei decimi. Un battito di ciglia, la tolleranza dello strumento di misurazione, una stupidata: fermo in mezzo alla strada, avvolto dal vapore del sudore che si disperdeva nel buio, guardavo il display illuminato del cronometro e sorridevo fra me e me.
Sei decimi su un'ora sono una beffa, un solo passo in meno sulla distanza, un respiro in meno prima di fermarmi.
Mi ero incamminato verso casa prima che il freddo penetrasse lo strato termico della maglia e mi ero dato appuntamento alla prossima occasione.

Martedì sera ero a San Martino, come sempre da un po' di mesi a questa parte. Temperatura attorno agli zero gradi, probabilmente qualche grado sotto in mezzo ai campi spogli.
La corsa come rimedio all'umore, come un tempo, come unico modo che conosco per scollegarmi da qualunque pensiero, per spegnermi. Freddo e umidità a sufficienza per non perdere tempo, per accelerare da subito, per fare in fretta a scaldarmi e darmi una mossa a rientrare in albergo, ché a San Martino dopo le ventuno e trenta è tutto chiuso e non si cena più. La provinciale cinquantadue buia come al solito e la pettorina fosforescente dimenticata a casa. La mia tuta termica aderente, nera come l'oscurità attorno, solo due sottili cuciture arancioni lungo le spalle, e il verde fluo delle scarpette.
E via.

Cinquantasette minuti. Tre minuti sotto. Un tempo che addirittura mi ha riportato all'improvviso molto vicino ai miei allenamenti regolari di otto anni fa.
Ho fissato il cronometro incredulo. Limare tre minuti in un colpo è un'enormità.
Nel 2008 impiegai sette mesi per scendere sotto l'ora e quasi un anno per portarmi su tempi paragonabili, partendo da una situazione decisamente migliore di quella dello scorso agosto (e con quasi dieci anni in meno di oggi sulle spalle). È incredibile come il nostro corpo e la testa conservino memoria delle esperienze passate e vadano a ripescarle all'occorrenza, sappiano riadeguarsi. Non è una questione solo fisica e metabolica, è proprio una condizione mentale.

E matematica, naturalmente. Numeri. Questa mattina, 77,3kg. Eccoli lì, quei tre minuti, disegnati sul diplay a cristalli liquidi della mia bilancia.
Come previsto. Sempre tutto come previsto. Inesorabile.
I numeri non mentono mai, l'esperienza non inganna, insegna.
Metafore.

Non so se continuerò, non so dove posso arrivare. Sono al traguardo che mi ero posto quattro mesi fa e l'ho tagliato molto prima di quanto pensassi. Non lo avevo previsto. Adesso non ho un piano, e sono smarrito: io ho sempre un piano.

So che ora viene la parte davvero difficile.
So che se smetto di correre non sarò capace di mantenermi facendo solo attenzione alla dieta. Mi conosco bene, non sono in grado. È un metodo che richiede una condizione mentale che non mi appartiene.
So che adesso ci vorrebbe un nuovo obiettivo e non ho voglia di ripercorrere strade già battute. Ne avrei, ma qualunque cosa abbia in mente richiede tempo, impegno, disciplina, motivazione fortissima, sacrificio. Soprattutto tempo.
Un conto è trovare un paio di volte a settimana un'oretta e mezza strappata alla sera, rimandando l'orario di cena; o mettersi un'ora sul tapis-roulant il sabato pomeriggio, in casa, mentre i ragazzi studiano o fanno altro, poi la doccia lì a fianco, andare a fare la spesa, metter su la pentola sul fuoco, le solite cose.
Un conto è trovare il tempo per un nuovo traguardo sfidante. Ad esempio ripreparare una maratona, o anche solo una mezza tirata, per buttar giù i miei tempi del 2010. O addirittura qualcosa di nuovo e davvero motivante, magari una grande classica come la Monza-Montevecchia, o la Monza-Resegone. Le conseguenti necessarie uscite regolari tre, quattro, fino a cinque volte alla settimana, i lunghi da almeno un paio d'ore, le ripetute, la tabella fissa di preparazione.
Non so se ho questa motivazione. Soprattutto, per quanto potrei trovare la voglia, sono piuttosto certo di non avere il tempo per questo.
E quindi?
Son sempre lì, davanti allo specchio, con le stesse domande.

Mi guardo: studio il nuovo me stesso, o meglio, studio il me stesso di una volta che non vedevo riflesso da anni e che pensavo non avrei mai più rivisto. Gli stessi pensieri. Sono sempre io alla fine.
Ho lo sguardo stanco. Il volto scavato, le guance attraversate dai solchi delle rughe comparsi evidenti come conseguenza del calo drastico di peso.

Mi sento molto meglio. Il cuore funziona (e dovrò capire prima o poi se continuare a prendere i betabloccanti), niente più gastroprotettori da mesi, la macchina ha ripreso a funzionare abbastanza bene.
Tendini, menischi, legamenti, piante dei piedi: tutto perfetto.
La schiena no: è evidentemente rimasta danneggiata dalla condizione dello scorso anno. Ho ripreso quasi del tutto la mia mobilità ordinaria, ma al mattino ho difficoltà ormai cronicizzate e ho un problema abbastanza importante e ben identificato in mezzo alla schiena, più in alto delle mie vecchie protrusioni in L4-L5 ed L5-S1. Qualcosa è successo. Dovrò decidermi a fare una nuova risonanza e capire come affrontare la questione, perché non è di facile gestione e non mi abbandona un solo giorno.

E quindi non so. Non ho risposte. Non le ho mai. Mi siedo sul marciapiede, lascio che evapori il sudore e riparta il flusso dei pensieri.
Però sì, è vero.
Bravo Carlo.

Running1000

io
San Martino di Lupari, 5 dicembre 2017
TAG: running, salute, corsa, cuore, dieta
13.00 del 07 Dicembre 2017 | Commenti (1) 
 
26 Un minuto sessanta secondi
OTT Salute, Running, Diario
Ne scrivo con cautela e in via quasi riservata, fra me e me, ché alla prova dei fatti, negli ultimi sette anni, qualunque tentativo è miseramente naufragato dopo poche settimane, giusto il tempo perché facessero a tempo a manifestarsi i primi risultati.
Poi nulla, di nuovo il buio.

Una sera tardi, qualche settimana fa, stavo rientrando al mio albergo lungo la Provinciale 52. In quella zona la strada corre diritta attraverso la campagna veneta, come tutte le strade lì attorno. Non c’era nessuno in giro, era buio e faceva freddo, anche se in quel momento non lo stavo già più avvertendo da un po’.
Come al solito, come facevo anni fa, contavo fra me e me per dimenticarmi del tempo, astrarmi dal contesto attorno e da me stesso, concentrarmi su altro e staccare la testa.
A un certo punto sono come riemerso dal mio stato di trance, come se avessi realizzato solo in quel momento e all’improvviso dov’ero e cosa stavo facendo, e - giuro - mi sono dato un pizzicotto. Me lo sono dato forte, sulla guancia. Da solo, lì in mezzo al buio, sul ciglio della SP52.
Volevo essere certo, assolutamente certo, che non fosse un sogno, che fossi davvero sveglio, perché negli ultimi anni troppe volte mi è capitato di trovarmi in una situazione analoga, esserne fermamente convinto, meravigliarmene, fare giusto a tempo a cogliere quell’attimo di sorpresa mista a felicità e poi ritrovarmi invece nel mio letto con gli occhi aperti, e constatare amaramente, una volta di più, che era tutto un sogno.
Ne avevo scritto anche qua dentro, tempo fa.

A voi magari sembrano tutte cazzate e in fondo lo sono, ma conoscete quella frustrazione che vi coglie ogni volta quando vi risvegliate da un sogno che vi sembra troppo bello per essere vero, nel quale percepite forte una distorsione spazio-temporale, la sensazione che in realtà nulla intorno a voi sia reale, e fate di tutto per dimostrarvi che invece lo è: verificate, fate esperimenti, vi toccate, mettete alla prova lo spazio attorno a voi, finché non siete convinti che è tutto vero.
E quindi vi svegliate. Ogni maledetta volta, come riemergere dal livello due o tre di Inception.

Così, mi sono dato un pizzicotto. E poi un altro ancora, più forte. Volevo svegliarmi a tutti i costi per azzerare sul nascere la frustrazione.
Venti minuti dopo ero nella mia camera d’albergo. Al caldo, sudato, felice. In piedi. E non mi ero appena alzato dal letto.

Ho ricominciato il 17 agosto, a tre anni di distanza dall’ultimo tentativo. Ho impiegato sei settimane per tornare a correre un’ora, sette settimane per tornare a correre dieci chilometri. Dieci settimane per riportarli vicino ai sessanta minuti. Dieci settimane per perdere (quasi) dieci chili.
Me lo ero promesso, ho (per ora) mantenuto la promessa fatta a me stesso. E no, non stavo sognando in effetti. Stavo davvero correndo da un’ora, senza sosta, al buio, lungo la SP52.
Coi battiti regolari, inchiodati fra i centotrenta e i centoquaranta.

Un anno fa di questi tempi ero alle prese con i problemi cardiaci di cui ho raccontato fra queste pagine. Lo scorso inverno, complici lo stress e l’inattività assoluta forzata (non potevo nemmeno più andare a camminare), ero arrivato a soglie di peso davvero inaccettabili per il mio fisico: avevo superato quota 93kg, la progressione sembrava inarrestabile e, cuore a parte, il mio sistema salute complessivo era in allarme.
Sono arrivato a inizio estate in una condizione disastrosa. Da una parte le terapie coi betabloccanti e i gastroprotettori tenevano a bada cuore e stomaco, ma la mia schiena non ce la faceva davvero più, ero in una situazione così critica da avere seri problemi di mobilità quotidiana, in difficoltà perfino a girarmi nel letto di notte. Qualunque movimento non controllato sulla colonna poteva mettermi in crisi. Se camminavo troppo a lungo avevo forti dolori ai piedi, se stavo troppo seduto andava in sofferenza tutta la schiena e avevo forti dolori al sacro, se stavo sdraiato avevo difficoltà a girarmi e a rialzarmi. Perfino le mie lezioni di pilates erano diventate un percorso a ostacoli e non avevano più alcun effetto benefico.

Ho aspettato di rientrare dalle vacanze estive, perché era chiaro che qualunque iniziativa avessi intrapreso sarebbe stata immediatamente vanificata dal periodo di ferie.
Non sono stati facili i giorni a Madeira: tutti i giorni ero alle prese con le difficoltà alla schiena e ai piedi. Nonostante questo, però, abbiamo camminato parecchio. Ci contavo. È servito a buttar giù un paio di chili, tanto per cominciare. I primi, piccoli, passi. Nel vero senso della parola.

Al rientro, ho approfittato della settimana a casa subito dopo ferragosto per uscire tutti i giorni a camminare un paio d’ore. Come obiettivo iniziale mi sono posto di mettere insieme il più chilometri possibile per cercare di riabituare al movimento tendini, menischi e legamenti. Nessuna forzatura. Camminare, veloce. Maglietta e pantaloncini, andatura regolare. Cuffiette, chilometri. Solo riabituare il fisico al movimento prolungato.
Mi sono anche installato una app sul telefono per il controllo delle calorie. Per la prima volta in vita mia mi sono messo seriamente a dieta. Non lo avevo mai fatto.
Peso registrato all’inizio, il 17 agosto, 90.6kg. Ho fissato l’obiettivo a 78kg, il peso che avevo nove anni fa quando per la prima volta ero riuscito a portare i 10km sotto ai cinquanta minuti. Progressione ipotizzata: mezzo chilo a settimana.
La app mi ha sfornato un limite di 1670 calorie al giorno, bilanciate fra carboidrati, fibre e proteine.
Mi sono bastati due giorni per capire che fino a quel momento la mia dieta “normale” stava probabilmente attorno alle 2500 calorie quotidiane, senza contare che era completamente sbilanciata sui carboidrati.

Non mi ero mai interessato di queste cose prima, mi ero sempre rifiutato. Non ne avevo mai avuto bisogno, o almeno me lo volevo credere.
Adesso, per la prima volta, avevo dei numeri davanti a me.

Millesettecento calorie scarse, per uno come me, sono pochissime.
Ti mangi una fila di Oro Saiwa alla sera, otto biscotti, così per noia davanti alla tv? Quasi duecento calorie.
Nel weekend pranzi annoiato con un panino, un caprino, un etto di speck, un “po’” d’uva davanti al PC? Novecento calorie.
A cena decidi di stare a “dieta” e ti fai due pomodori in insalata con una scatoletta di tonno e una mozzarella, e al massimo finisci con una banana? Più di mille calorie.
La mia pizza casalinga che faccio un sabato sì e uno no? Millecento calorie, senza contare la birra.
Un incubo.
All’improvviso tutta - tutta - la mia ordinaria alimentazione fino a quel momento, quella che negli ultimi anni avevo considerato un’alimentazione “abbastanza controllata”, è diventata un incubo.

Ho dovuto resettare tutto, reinventarmi completamente il mio modo di fare la spesa. Imparare che con determinati alimenti mi tolgo la fame riempiendomi e mantenendo il giusto bilanciamento dei macronutrienti. Che è meglio un panino che un pacchetto di cracker. Che sono meglio tre pere di un etto di uva. Che il formaggio è il mio nemico, che i cesti di pane al ristorante sono i miei nemici, che i dolci - qualunque dolce - sono armi di distruzione di massa.
Tutte cose che ho sempre saputo, per carità. Sapevo così, perché sono cose che sappiamo tutti, ma che non avevo mai tradotto in numeri prima, sotto ai miei occhi, confrontandomi con lo specchio.

Dieta, stretta. E chilometri.
Dopo una settimana di camminate ho iniziato a provare a correre qualche minuto ogni tanto, così, solo per vedere cosa succedeva. Camminavo dieci minuti, poi un minuto di corsa. Fiatone, gambe doloranti.
Attento al cuore. Attentissimo. In ascolto.
In questo modo, ho iniziato con sei, sette chilometri in un’ora.
Mi sono ricordato del mio Garmin nel cassetto e della mia fascia cardio, e li ho rispolverati.
Dopo un paio di settimane ho iniziato a darmi un metodo, come quando iniziai a correre dieci anni fa. Sono partito con l’obiettivo di completare dieci serie da 3’ di corsetta, alternate a 3’ di camminata. Sono così arrivato a fare circa 7,5-8km in un’ora, all’inizio con gran fatica e cuore in gola, poi piano piano, col passare dei giorni, più regolare.
Nel frattempo avevo perso due chili nelle prime due settimane, poi altri due chili nelle due settimane successive.

Col ritorno al lavoro e alle trasferte, e col rientro dei ragazzi dalle vacanze e l’inizio della scuola, ho dovuto arrangiarmi con l’organizzazione: ho ringraziato il cielo di non essere riuscito a vendere lo scorso anno il mio tapis roulant e, come anni fa, ho ricominciato anche a correre la sera tardi.
Torno alle otto di sera? Esco a correre e ceno alle dieci.
Fa freddo, piove, ho i ragazzi a casa? Mi metto sul tapis roulant per un’ora.
Sono in trasferta a San Martino? Metto le mie cose nel trolley e la sera, quando esco dall’ufficio, corro lunga la SP52 e i dintorni della campagna veneta.
Sei settimane, sei chili.
Otto settimane, otto chili. E nel frattempo, un passo alla volta, le dieci serie da 3’+3’ diventano sette serie da 6’+3’, poi tre serie da 20’+2’. Seguo sempre la mia vecchia regola: passo alla sequenza successiva solo quando riesco a fare la sequenza attuale senza affaticarmi.
Poi, finalmente, una sera a San Martino, un’ora intera senza sosta, 8.5km.
Tre giorni dopo a casa, sempre la sera dopo il lavoro, 10km in fila, un’ora e dieci.
A dieci settimane di distanza corro regolarmente i dieci chilometri, accorcio via via i tempi, mi sto avvicinando all’ora e corro con dieci chili in meno.
E dieta stretta, con qualche strappo, ché alla fine corro e la fame si fa sentire.

Una volta alla settimana ceno con un calice di vino, mi concedo un dolce nella mia trattoria preferita di San Martino, un piatto più ricco.
Ho imparato ad apprezzare ogni cosa che mi metto nel piatto. I momenti più rilassanti della giornata sono quando mi metto, finalmente, a tavola.
Ho tagliato tutti gli extra pasto. Tutti. Ho tagliato le doppie colazioni, a meno che la prima non sia alle sei del mattino e il pranzo sia previsto alle due del pomeriggio, con un viaggio in mezzo. E comunque, addio al croissant con la cioccolata in seconda colazione.

Vivo meglio. Sai che scoperta: facile all’improvviso vivere meglio con dieci chili in meno. Ma di più c’è che non prendo gastroprotettori da due mesi: il mio reflusso, cronicizzato da anni, è completamente scomparso.
La schiena sta bene, abbastanza. Ho l’impressione che il peso sopportato nell’ultimo anno abbia causato qualche nuovo danno permanente e ci sia (minimo) una nuova protrusione all’altezza del sacro, ma ho riguadagnato quasi del tutto la mia mobilità normale. Quando corro, come è sempre (misteriosamente) stato, la mia schiena riacquista tutto il suo assetto ed equilibrio normali.
I piedi non mi fanno più male e anche a pilates va tutto bene.
Ho guadagnato due-tre buchi nelle cinture, più di una taglia, e all’improvviso mi sono larghi tutti i pantaloni che ho comprato negli ultimi anni.
Passate le prime settimane, grazie alla progressione molto controllata che ho seguito, mi sono scomparsi anche tutti i problemi ai menischi, tendini e legamenti, che inevitabilmente si erano manifestati quasi subito all’inizio. Per ora non si segnalano nuovi fastidi: ho fatto tesoro delle passate esperienze degli anni scorsi per circoscrivere e limitare i problemi, speriamo che il periodo di grazia continui, perché interrompere ora sarebbe deleterio anche per la mia motivazione.

E il cuore?
Il cuore sta bene, sembra. La scorsa settimana, un po’ preoccupato, sono stato dal medico. Il fatto è che i betabloccanti continuano a fare il proprio lavoro e ho frequenze da zombie.
La sera, quando mi sdraio a letto, sto fra i 38 e i 42 battiti al minuto.
In condizioni normali, in movimento in casa, attorno ai 50.
Quando corro, all’apice della fatica, viaggio a 145 di massima, molto raramente oltre. Solo un paio di volte ho toccato i 150 e peraltro, più passano le settimane e più mi alleno, più ovviamente i battiti tendono ad abbassarsi.
Tre anni fa, durante il mio ultimo tentativo di ripresa dell’attività, correvo coi battiti a 165 circa.
Lo scorso anno, durante le crisi di fibrillazione, ero arrivato a 190.
Anche la pressione, che tengo sempre monitorata, è bassissima. Viaggio a medie di 55-85, ma mi è capitato, a un’ora di distanza dal termine dell’attività, di misurare un 47-75. Non ho più visto valori sopra i novanta di massima.
Dice il mio medico che lui ha la pressione massima a ottanta da anni e mi fa notare che è vivo.
Non so se sia una diagnosi, ma vivo è, in effetti. Almeno, pare.

E adesso niente, facciamo che non ne parliamo di nuovo più. Si vedrà.
Intanto stamattina ero a 81.4kg, ché da una parte significa ormai solo poco più di tre chili al mio primo obiettivo, ma anche che nelle ultime due settimane, complici qualche uscita in meno e un paio di strappi alla dieta per colpa del lavoro, la mia progressione lineare di questi due mesi ha improvvisamente frenato e ho perso “solo” nove etti rispetto a quindici giorni fa. Significa che non posso sgarrare. Che i confini fra dimagrire, riuscire a mantenere il peso e rimbalzare di nuovo sono sottilissimi. Che è un lavoro. Che non posso permettermi mai di distrarmi. Che ci vogliono motivazione, disciplina, costanza, esattamente come quando otto anni fa decisi di puntare alla maratona.

Voglio arrivare ai 78kg e riportare i 10km sotto all’ora. Mi mancano tre chili e cinque minuti. Le due cose vanno insieme. In quei tre chili stanno esattamente quei cinque minuti.
Intanto vedo di arrivare lì. Se ce la farò, quando ce la farò, ne scriverò qui.
Poi si vedrà.
Un passo alla volta. Sempre.
Contando, nella mia testa, per ingannare il tempo, farlo scorrere, distrarmi dalla strada che scivola via dietro di me.

Un minuto sessanta secondi, un chilometro sei minuti e qualcosa, al prossimo lampione sono centro metri, un’ora ottomila passi, il rettilineo seicento metri, trenta minuti è il cinquanta per cento…
TAG: running, salute, corsa, cuore, dieta
17.29 del 26 Ottobre 2017 | Commenti (0) 
 


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