Orizzontintorno Carlo Paschetto
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13 Di Twitter e dintorni
OTT Web e tecnologia
Per quanto appartenente alla comunità dei perennemente e (potendo) ovunque connessi da prima ancora che internet fosse internet, da qualche tempo ci vado piano con le iscrizioni ai social network di qualunque natura. Un po' per non perdere il controllo della mia identità digitale, sempre più pubblica e sempre più destinata ad essere tanto incancellabile quanto consultabile dalle sorgenti più inimmaginabili; un po' per non adeguarmi inutilmente alle evidenti ridondanze e sovrapposizioni degli strumenti web di condivisione dei contenuti che ormai dilagano ognidove; un po' per focalizzare quegli stessi contenuti che voglio condividere, controllandone l'effetto dispersivo e il sempre maggior pericolo di looping nelle sincronizzazioni reciproche fra i vari account.

Di Twitter ho seguito fin dall'inizio l'evolversi della diffusione con poca convinzione, molte perplessità e un po' di normale curiosità geek. Non riuscivo a farmi un'opinione specifica in merito, né a chiarirmi a che potesse servire a me, in veste di titolare di un sito web con blog e feed annessi, dunque già condivisore di contenuti rispetto ad una comunità di persone, identificabile con i miei lettori, senza alcun obbligo per i medesimi di doversi registrare ad un servizio specifico per accedere, né limite architetturale imposto a monte.
Mi son comunque iscritto a Twitter un anno fa, con il semplice obiettivo di provare ad usarlo per un po' e vedere se mi catturava.
Dieci mesi ed oltre quattrocento cinguettii dopo, Twitter è ormai lo strumento che più accompagna le mie scorribande e al quale affido contenuti con maggior frequenza, al punto da essere la prima applicazione accessibile dal menù contestuale del mio smartphone.
Questa nuova versione del blog di Orizzontintorno è del resto stata in parte costruita proprio attorno all'integrazione con le API di Twitter.

Uso Twitter con un obiettivo specifico, che è poi quello evidente per cui è stato inizialmente concepito: il microblogging. Twitter è lo strumento perfetto per l'instant publishing del pensiero che ti attraversa la testa e che vale solo in quel momento. Del commento che affideresti al tuo compagno di viaggio, se non fosse che in auto sei dai solo. Della foto senza foto (per quanto, parlando di ridondanza dei social network, adesso sia possibile anche twittare immagini, ad esempio tramite il server di Twitgoo).
In viaggio Twitter è fantastico, è il realizzarsi ultimo della visione di Wim Wenders in Fino alla fine del mondo: viaggio, vedo, penso, catturo e condivido: parole e immagini, nell'istante esatto, nello spazio di 140 caratteri. Telegrafico, essenziale. Ti insegna ad essere estremamente sintetico e diretto, che è poi l'esercizio più difficile.
Càpita di buttar giù il testo di corsa, sforare del 300% con i caratteri e dover ridurre all'osso per poter inviare il messaggio, cercando di non alterare il significato né lo stato emotivo dietro il messaggio stesso.

Ho l'impressione che Twitter non sia amato proprio da chi ha un pessimo rapporto con la sintesi. Noto peraltro una continua migrazione locale ("locale" nel senso che credo sia un fenomeno limitato alla community italiana) di utenti Twitter verso FriendFeed, grazie alla possibilità di sincronizzare i contenuti dei due account. In particolare, mi sembra che sempre più utenti Twitter aprano un account FriendFeed ed utilizzino quest'ultimo come strumento di microblogging e discussione, ribaltandone poi i contenuti in automatico sull'account Twitter originale.
Naturalmente anche io ho un account su FriendFeed, che però uso in modo differente, credo anche in questo caso con uno spirito più prossimo a quello per cui è stato ideato. A Friendfeed affido la condivisione immediata di quanto trovo in Rete e che mi sembra possa essere interessante per la mia community di lettori. Si tratta dunque quasi sempre di semplici link, al massimo con qualche commento personale accessorio. In questo senso mi sta un po' cannibalizzando Delicious, al quale mi ero registrato tempo addietro con il medesimo scopo.
Oggi suddivido i contenuti perlopiù indirizzando su Delicious solo quei link che voglio in qualche modo taggare e conservare, a mo' di archivio e per eventuali future ricerche, mentre mando su Friendfeed tutto quel che mi pare di consumo esclusivamente immediato. Entrambi gli account sono aperti alla community e la replica è monodirezionale: quel che va su Delicious va anche su FriendFeed, ma non viceversa. Fra parentesi, convoglio su FriendFeed anche i post che condivido attraverso Google Reader, sul quale ho l'ennesimo account e che uso come feed reader standard.

A differenza di quanto osservo accadere nelle community di Twitter e FriendFeed, con l'avvio del nuovo sito di Orizzontintorno ho sganciato il legame fra i miei due account, in modo che non si alimentino più vicendevolmente e non diano luogo a ridondanze. Contemporaneamente, ho eliminato la replica incrociata fra i due social network ed i post del blog, cosicché quanto viene pubblicato su Orizzontintorno non venga a propria volta inutilmente ridondato. Adesso indirizzo a senso unico i contenuti di Twitter all'interno della cronologia del blog, conservandone dunque la natura intrinseca, e lascio quel che condivido su FriendFeed nella colonna di segnalazioni qua a lato. Mi sembra una ripartizione coerente dei contenuti.
Grazie a questa suddivisione posso dunque bloggare rapidamente via Twitter, lasciando perlopiù ai post veri e propri di Orizzontintorno argomenti tipicamente oggetto di approfondimento, che richiedono maggior tempo per essere sviluppati (come questo, ad esempio), decontestualizzati da un particolare istante temporale.
In viaggio, poi, Twitter fissa brevemente gli eventi nell'istante in cui accadono, il blog è il diario vero e proprio. Twitter è la Polaroid, il blog è la galleria fotografica post-prodotta. Mi sembra funzioni.

La migrazione d'uso, invece, che sta accadendo in Rete da Twitter a FriendFeed (attorno al quale, peraltro, si continua a vociferare di un ciclo di vita a breve termine) mi convince poco. Oggi accade che su FriendFeed fioriscano thread chilometrici in occasione di determinati eventi (ad esempio, durante il messaggio video di Fini sulla questione della casa a Montecarlo, o nel corso di trasmissioni televisive particolarmente al centro di polemiche), all'interno dei quali si dibatte in diretta dell'evento in sé, che poi è esattamente quello che accadeva ed accade tutt'ora con gli analoghi thread su Twitter, che su questa potenzialità è nato e si è diffuso.
A livello di interfaccia Twitter è un po' più spartano, e del resto è sempre stata la sua impronta caratteristica. I singoli tweet riferiti ai thread rimangono dispersi nel flusso informativo complessivo che scorre dentro alla propria schermata principale, a meno di non visulizzare direttamente i contenuti del solo #thread a scapito degli altri. FriendFeed aggrega un po' meglio i contenuti, consente di essere più prolissi, dà spazio ai commenti sul singolo post. Ma, appunto, mi pare un'altra cosa rispetto a Twitter: ho l'impressione che migrare da Twitter a FriendFeed solo per superare i limiti del primo sia un po' come passare dalla canoa alla vela perché in canoa non si sono le cuccette (è un paragone un po' contorto, ma non me ne vengono di migliori, così su due piedi).

Due parole anche su geolocalizzazione. Io sono registrato su Latitude, che è ovviamente attivo (quando voglio che lo sia) sul segnale del mio smartphone. La combinazione di Twitter con la geolocalizzazione su Latitude mi permette di fare del full-liveblogging quando sono in viaggio. Di più, integrando Twitter con Twitgoo posso anche postare immagini, taggarle, georeferenziarle e commentarle in tempo reale. Per le ragioni esposte all'inizio ed (anche) per quest'ultimo motivo non sono registrato ad esempio su Foursquare: nel mio caso sarebbe solo l'ennesima frammentazione della mia identità digitale, per usufruire di un servizio con qualche accessorio in più rispetto agli obiettivi che mi pongo nell'aprire l'accesso alla mia geolocalizzazione (e peraltro son già profilato anche su TripIt).

Da Facebook continuo invece a tenermi ben alla larga, per tutta una serie di ragioni legate a quanto talvolta condivido via FriendFeed, per le note questioni sulla esplicita allegra open-policy di Facebook relativamente alla condivisione dei contenuti e dei dati personali, e non ultimo per l'inutilità generale di possedere un profilo su FB avendo già da anni un intero sito personale ben indicizzato.
Verso FB, peraltro, son prevenuto da sempre: mi sembra, probabilmente senza ragione alcuna, un prodotto di per sé assimilabile ai viaggi a Sharm tutto compreso. Perfetto per l'uso di massa del web e per far saltare il digital divide a gran parte dell'umanità che di internet non ha in realtà la benché minima ragionevole cognizione, o che ne ha una visione ancora ferma a dieci anni fa.
In fondo, Facebook nel 2010 altro non è che il telefonino nel 2000.
TAG: twitter, friendfeed, blog, google latitude, delicious, social network
00.02 del 13 Ottobre 2010 | Commenti (1) 
 


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