Orizzontintorno Carlo Paschetto
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08 APS-C ancora una volta
LUG Fotografia
Per la verità l'idea iniziale era di disfarmi della reflex, o perlomeno di parcheggiarla definitivamente e rivoluzionare una volta per tutte il mio corredo da viaggio, migrando a una bridge. Ho scritto diverse volte qua dentro del come e del perché ormai già da qualche anno abbia rinunciato in linea di massima a viaggiare con l'attrezzatura fotografica completa e ad accontentarmi del cellulare nella maggioranza delle situazioni, soprattutto in virtù dell'evoluzione delle ottiche degli smartphone di ultima generazione (considerati gli ovvi limiti, il mio attuale iPhone XS fa obiettivamente delle foto di ottima qualità anche in condizioni di luce difficile, come è stato ad esempio nel caso del recente viaggio di lavoro in India, ed è pure equipaggiato con uno zoom ottico di base).
Ormai da anni mi piace viaggiare il più leggero possibile, col solo bagaglio a mano: la reflex e le sue ottiche significano portarsi uno zainetto in più di qualche chilo che va fra l'altro a scapito di equipaggiamento altrimenti più utile, senza contare poi la schiavitù derivata dal doversi prendere cura dell'attrezzatura per tutto il tempo e il doversela trascinare sempre dietro.
C'è poi il fatto che alla fine, di cento foto che scatto in viaggio, novantacinque sono semplici ricordi personali senza alcuna pretesa che rimangono perlopiù sepolti nei miei hard disk, e molto raramente rimpiango di non avere con me una macchina fotografica seria, a meno che il viaggio stesso non abbia una motivazione in questo senso.
Ad esempio, non avrei certo potuto rinunciarvi cinque anni fa in Sudafrica per catturare gli animali, o l'anno successivo in Islanda per fotografare l'aurora boreale, e nemmeno due anni fa a Madeira per riuscire a scattare queste foto ai delfini (e pensare che fino all'ultimo momento ero stato indeciso se portarla o meno). Rimane però il fatto che nella maggior parte dei viaggi degli ultimi anni ho rinunciato ad avere la reflex con me e non me ne sono pentito, come è accaduto anche in occasione del giro del mondo dello scorso anno.

Fra un paio di settimane partiremo (finalmente, dopo anni che le avevamo in programma) per le Azzorre, un viaggio perlopiù fotografico fra i cui obiettivi c'è di avvicinare il più possibile le balene. Non è certo un viaggio da cellulare ma, di nuovo, si ripropone il tema del dover partire con qualche chilo di attrezzatura fotografica.
Alla ricerca di un compromesso, mi sono messo a studiare e dopo il solito benchmarking di un paio mesi mi ero infine orientato sulla Sony DSC-RX10M4, una bridge con caratteristiche fuoriserie, probabilmente la migliore in assoluto oggi nella sua categoria: sensore full frame da 20mp, uno spettacolare zoom 24-600mm f2.4-4, raffica monster da 24 scatti al secondo, formato raw, modalità tradizionali di scatto e avanzamento come una normale reflex. Di fronte alla lista delle specifiche tecniche, all'improvviso la mia povera Canon 60D mi è sembrata un'inutile e ormai datata zavorra.
Unico neo della Sony, il prezzo (in realtà costa la metà di una reflex full frame seria): sfrugugliando sul web si riesce a portare via a poco meno di 1.600€, comunque eccessivo purtroppo in questo momento per le mie tasche.
A malincuore ho dunque messo la RX10M4 in wishlist, rimandando a un futuro più ricco, ma ormai mi ero messo a studiare. E quindi.

Volendo aggiornare la mia attrezzatura in occasione del nuovo viaggio, senza spendere una fortuna e considerato il mio attuale parco ottiche, la strada era una sola: rimanere nel perimetro delle reflex Canon.
A questo punto si è trattato di scegliere se restare sul sensore APS-C (canditate la 80D e la 7D Mark II) o fare il passaggio definitivo al full-frame (candidata pressoché unica, visti i prezzi, la 6D Mark II).

Il corredo obiettivi della mia Canon in questo momento è abbastanza soddisfacente: ho un bel 17-55 EF-S f2.8 stabilizzato, un 17-70 f2.8-4 della Sigma per sensore APS ed un 70-300 EF f4-5.6 stabilizzato, che col sensore ridotto diventa un 480mm.
Ho anche preso un buon moltiplicatore 1,4x della Kenko per tirare lo zoom fino a 670mm. Mangia un (bel) po' di luce, ma costa un decimo di un "bianchino" usato della Canon e per fotografare in mezzo al mare in pieno sole va più che bene senza nemmeno bisogno di tirare troppo gli ISO, consentendo di scattare ad f8 con tempi sufficientemente rapidi da limitare il micromosso.
Per un po' ho anche cercato su eBay qualche offerta per un bianchino Canon usato 100-400 o per il Sigma 100-500, ma alla fine sono pur sempre ottiche che viaggiano fra il chilo e mezzo e i due chili, e tutto sommato no, prezzo a parte non ho davvero voglia di viaggiare così pesante per far tre foto buone ad essere fortunati. E poi, a meno di non partire con tre obiettivi, fra il 17-55 e un 100-x mi rimarrebbe scoperto un intervallo di focali troppo ampio, che fra l'altro è quello che uso maggiormente durante il giorno.
In ogni caso, con la mia configurazione di ottiche, passare al full frame avrebbe significato dover ricomprare anche uno zoom con la focale corta, tipo un 24-70 f2.8, poiché il Canon 17-55 e il Sigma 17-70 sono compatibili solo con il sensore APS-C. Alla fine la scelta di rimanere sul formato ridotto è stata dunque pressoché obbligata, ma non certo a malincuore viste le eccellenti caratteristiche delle due reflex candidate rimanenti.

Morale. In principio fu la Canon 20D, la mia prima reflex digitale, acquistata nel 2005. Lasciavo alle spalle una storia mai decollata con una Nikon F65 e una precedente convivenza pluriennale con la Yashica, passata attraverso diversi modelli.
Nel 2010, complice il mercato dell'usato di Seoul, feci un doppio upgrade nel giro di una settimana, passando prima alla Canon 30D e subito dopo alla 40D. Nel 2014 fu la volta della Canon 60D, aggiornamento obbligato in seguito al furto della 40D a Johannesburg.
Oggi, spendendo un quarto rispetto alla Sony di cui alla lista dei desideri lassù, è infine entrata in casa la Canon 80D e almeno sulla carta si tratta di un salto notevole rispetto alla 60D.

A parte la differenza di prezzo nei confronti della 7D Mark II, fra le ragioni per cui alla fine mi sono deciso per la 80D ci sono la maggior risoluzione, il fatto che sia un modello più nuovo, il range dinamico decisamente maggiore, il touch screen e lo schermo del live view orientabile. Rispetto alla 7D manca purtroppo il GPS (una caratteristica che apprezzo tantissimo e che ormai dovrebbe essere un must-have), la raffica è un po' più lenta e manca anche il doppio slot per le schede di memoria, ma trecento euro sono tanti e le funzionalità in più non giustificano secondo me la differenza di prezzo a sfavore della 7D, soprattutto a fronte del sensore migliore e più nuovo della 80D.

Adesso però, mentre le guardo affiancate sul tavolo, già lo so: andrà a finire che partirò con entrambi i corpi macchina, ché zainetto per zainetto vuoi mettere la comodità di non dover cambiare obiettivo, ma averli entrambi pronti all'occorrenza.
Intanto faccio il primo scatto in automatico dalla finestra di casa con la 80D, lo zoom tirato al massimo e il moltiplicatore di focale, tanto per capire quanto rumore si porta dietro lasciandola lavorare da sola. Dopodiché non resta che configurarla (cinquecento pagine di manuale, nemmeno l'Apollo 11 credo ne avesse così tante), pulire i filtri, mettere in carica le batterie e procurarsi uno zaino apposta per ficcar dentro tutto.
Appuntamento a Pico e dintorni fra qualche settimana.

EOS80d3
EOS80d4
Primo scatto con la 80D: 300mm con Kenko 1,4x e sensore APS = 672mm
TAG: canon, fotografia, reflex, bridge
17.53 del 08 Luglio 2019 | Commenti (0) 
   
23 Ancora sulla questione reflex vs. cellulare
MAR Lavori in corso, Coffee break, Fotografia
Sto lavorando sulle foto del giro del mondo, che presto inserirò nell'archivio, e riflettevo una volta di più sulla scelta, anche in questo viaggio, di lasciare a casa la reflex.

Alla fine, come avevo già osservato in analoghe occasioni passate nelle quali avevo rinunciato a portarmi la Canon, per quel che serve ai miei scopi oggi l'iPhone basta e avanza, soprattutto via via che con l'evolvere dei modelli l'ottica migliora in modo sempre più apprezzabile.
A meno di safari fotografici, o condizioni davvero estreme, l'iPhone 6 copre ormai il 90% abbondante delle mie esigenze amatoriali. Immagino che se ne avessi uno di ultima generazione (ma probabilmente anche un Samsung di fascia alta o un telefono equivalente), questa percentuale sarebbe ancora più elevata.

In questo viaggio avrei voluto forse in un paio di occasioni al massimo avere con me lo zoom della Canon, o il suo super grandangolare, ma sono state davvero eccezioni e complessivamente sono stato ben contento di non essermi trascinato dietro i chili in più della reflex e non aver dovuto avere a che fare con la menata delle ottiche intercambiabili.
La verità è che non sono un professionista, non ho quasi mai davvero bisogno di una vera macchina fotografica e molto difficilmente, a pari condizioni, sono in grado di fare una foto migliore con la Canon rispetto a quella che porto a casa con l'iPhone. Tanto più che ormai si tratta spesso di una lotta fra software, ben prima che fra ottiche, a meno che non si parli di condizioni di luce molto, molto difficili, o di un contesto particolare dove la tecnologia di una reflex evoluta è in grado di fare davvero la differenza (penso ad esempio alle foto dei delfini scattate lo scorso anno a Madeira, che non sarei mai riuscito a fare con un telefonino).

Per quel che sono la mia esperienza e le mie necessità, in condizioni standard gli unici veri limiti oggi dell'iPhone (dell'iPhone 6 perlomeno, che è già obsoleto) sono la risoluzione, non un granché sopratutto sulla fotografia da lunga distanza, e il non poter scattare in raw, che per un viaggio così vale però anche un bel chissenefrega e non è certo un problema.
Peraltro, non poter scattare in raw potrebbe in generale anche non essere un problema, non essendo appunto io un professionista, ma naturalmente apprezzo la possibilità offerta dal raw di intervenire in post produzione in modo sofisticato sulle mie foto, in quei rarissimi casi nei quali possa valerne la pena.
La non eccessiva risoluzione dell'iPhone 6, 8Mp contro i 18Mp della Canon 60D, un confronto effettivamente impietoso, è invece davvero un po' un limite (e ovviamente lo era ancor più nei modelli precedenti) che si fa sentire soprattutto nelle foto panoramiche: appena si prova un po' a ingrandire emerge inesorabilmente la sgranatura e sono naturalmente da dimenticare del tutto le foto zoomate. D'altra parte che lo zoom digitale sia una schifezza non è certo una gran novità: quando parto senza reflex ho già messo in conto dall'inizio che dovrò fare a meno di qualunque possibilità di ingrandimento e delle fotografie da lontano.

Un altro limite che sento particolarmente è il non poter usare un mirino e la conseguente difficoltà a trovare la giusta inquadratura in condizioni di luce forte che batte sullo schermo del telefonino. Va sempre a finire che faccio seimila scatti (pressoché tutti uguali) quando ne basterebbe solo uno, perché non riuscendo a vedere un tubo di quel che sto fotografando procedo a caso per tentativi e croppo poi a casa.

Sempre con lo scopo di voler fare un po' il pignolo, osservo anche che detesto il formato 4/3 nativo dell'iPhone. Non ho mai capito perché la app standard di iOS non consenta di scegliere il formato di scatto, visto che tecnicamente è possibile: gli scatti fatti direttamente da Whatsapp, ad esempio, sono in 16/9.
Questo è davvero un mistero, soprattutto perché l'inquadratura non sfrutta tutto lo schermo del telefonino, come invece ad esempio accade se si registra un video o si fa una foto panoramica. Mah.

La sintesi comunque è che se è vero che con l'iPhone sono costretto a scattare tutto in automatico, completamente vincolato alle impostazioni del telefono, è altresì vero che normalmente io uso solo una volta su cento le impostazioni offerte dalla Canon, a voler essere generosi, e le sfrutto se va bene al dieci per cento delle possibilità. In questo senso potrei dire che uso la reflex come uso Excel o Word: hanno milioni di funzioni, ma alla fine a me servono un foglio elettronico che faccia le somme e abbia qualche funzione di calcolo avanzata, e un software per scrivere i verbali.
Per di più, mentre Excel e Word sono pur sempre strumenti della mia professione, in campo fotografico sono appunto un gran dilettante: in viaggio, soprattutto quando ho poco tempo per scattare, o ho le mani impegnate, e in mille altre situazioni, io scatto in automatico e basta, senza stare troppo a menarmela.
L'unica cosa che sfrutto quasi sempre con la reflex è la priorità di diaframma, giusto per regolare un minimo la profondità di campo, ma molto raramente mi avventuro nello scatto completamente in manuale e devono essere condizioni davvero difficili, che il software della macchina da solo non sarebbe in grado di interpretare. Nella maggioranza delle situazioni io non posso certo far meglio degli algoritmi di Canon o Apple.
Per questo, alla fine e al di là delle considerazioni sulla risoluzione o sulla difficoltà di inquadrare bene la foto, non fa così differenza per me partire con la Canon o con l'iPhone, perlomeno in un viaggio normale dove già so che il 95% delle foto saranno semplici panorami ricordo o primi piani.

Dove ormai invece spendo sempre più tempo è nella post produzione e se è vero che non mi importa più tanto lo strumento con cui ho scattato una foto, è anche vero che ormai non c'è foto sulla quale non intervenga successivamente.
In realtà non applico elaborazioni particolari: non mi piace in linea di massima l'HDR, detesto quasi tutti i filtri "artistici", non vado a caccia di effetti speciali. Passo ad esempio un sacco di tempo a scegliere se e come ritagliare l'inquadratura definitiva (a "cropparla", per l'appunto), alla ricerca di un punto di osservazione o di un dettaglio diverso da quello dello scatto originale. Anzi: potrei dire che ormai, ogni volta che faccio una foto, nella mia testa la sto già tagliando in modo diverso da quello inquadrato dall'obiettivo, e questo perché detesto sempre più il limite delle proporzioni offerte dalle macchine fotografiche.
E in realtà, a pensarci: ma perché mai le macchine digitali non permettono di croppare in sede di scatto quel che inquadra l'obiettivo, già mentre lo hai dentro il mirino? Che motivo c'è di blindare l'nquadratura dentro un 4/3, o un 16/9, o un 3/2, dal momento che dietro non ho più il fotogramma di una pellicola, ma un file digitale qualunque?

Un'altra cosa che di norma spingo in post produzione è la nitidezza, spesso applicata solo ad alcune zone specifiche della foto, e lavoro allo stesso modo sulla ridistribuzione delle luci e delle ombre, intervenendo in modo diverso su aree differenti.
Qualche volta accentuo i colori, qualche volta li spengo apposta, qualche volta viro al bianco e nero tanto per sperimentare un po': alcune fotografie, totalmente anonime a colori, emergono meglio giocando solo su luci ed ombre.
Cerco di non (ab)usare mai del timbro clone. Mi capita di intervenire solo in casi un po' estremi, dove qualche fattore esterno mi ha compromesso l'inquadratura, e se proprio voglio usarlo allora sono maniacale: non sopporto le immagini dove si vede l'artifizio, sono capace di mettermi a lavorare pixel a pixel per cancellare lo stupido cavo di una linea elettrica che mi attraversa un cielo perfettamente blu.
Tempo fa ho acquistato per pochi euro un filtro anti rumore potente da installare come plug-in per Photoshop: è molto utile ad esempio quando la bassa risoluzione dell'iPhone mi sgrana un cielo limpido ed è perfetto per eliminare le discontinuità introdotte dalle basse prestazioni dell'ottica. Questo è un classico caso in cui è evidente la differenza fra le foto fatte con la Canon, in cui non lo uso praticamente mai, e quelle fatte con l'iPhone, dove mi capita spesso di utilizzarlo, soprattutto con i panorami.

Il mio approccio alla post produzione è un po' riassunto nelle due immagini qua sotto. Sembrano panoramiche, ma non lo sono: si tratta di due fotografie qualunque fatte a Seattle con l'iPhone, due foto anonime che ho scelto fra dozzine di altre più o meno uguali (ricordate? Non riesco a inquadrare quel che voglio in campo aperto con la luce forte), inizialmente scattate nell'odiato formato standard 4/3, senza zoom e pure in navigazione, dunque una postazione non proprio ferma e stabile.
In testa avevo già idea di tagliarle e sfruttare il lato da oltre tremila pixel per dare l'idea - sullo schermo del computer - di un effetto panoramico. Avessi avuto la Canon, che consente di scattare immagini con un lato di più di cinquemila pixel, ovviamente l'effetto e la risoluzione sarebbero stati decisamente migliori, ma per un monitor di un qualunque portatile, che è poi la mia destinazione d'uso, posso appunto accontentarmi dell'iPhone.

fotografiaA
La skyline di Seattle da Bainbridge island
fotografiaB
Il Mount Rainier da Bainbridge island

Nella foto della skyline di Seattle quel che ho fatto è stato semplicemente tagliarla, desaturarla lasciando un accenno quasi impercettibile di colore, applicare al cielo il filtro anti rumore ed enfatizzare la nitidezza dei grattacieli.
Ovviamente la resa finale è migliore riducendo un po' il fattore di visualizzazione: alla risoluzione originale la sgranatura è inevitabile.

La seconda foto ha richiesto invece un po' più lavoro: quel che volevo era riuscire a mettere in evidenza la sagoma del Mount Rainier, un compito non facile.
La foto è stata scattata nel primo pomeriggio, col sole quasi a picco; il Rainier all'orizzonte era piccolissimo e innevato, color bianco latte contro il cielo azzurro: insomma, una schifezza irrilevante e quasi indistinguibile nella fotografia originale. A quella distanza la bassa risoluzione è un handicap insormontabile per l'iPhone. Persino con il teleobiettivo stabilizzato da 300mm della Canon sarebbe stata una foto non facile in quelle condizioni di luce e movimento.
Questo è un classico caso dove ho fatto la foto (e altre venti gemelle) senza star troppo a pensare, avendo ben presente i limiti dell'ottica a disposizione e affidando tutto alla post produzione, sulla base di un'idea iniziale.
Ho tagliato quindi la foto come nel primo caso, ho eliminato il rumore, l'ho virata in bianco e nero per poterla contrastare al massimo e giocarla tutta esaltando le ombre del mare per staccarlo completamente dal cielo. Quindi ho mascherato la sagoma del Mount Rainier e mi sono accanito col contrasto, finché non è venuto fuori sullo sfondo.
Infine ho enfatizzato la nitidezza al centro della foto, concentrandola sul Rainier, le onde e i pali di segnalazione, e ho sfocato ai lati, per accentuare ancora di più il soggetto.
Anche in questo caso alla massima risoluzione la sgranatura è evidente, ma riducendo un po' il fattore di visualizzazione diventa quasi impercettibile.

Sarebbe venuta meglio con la Canon? Be', intanto avrei avuto a disposizione una risoluzione decisamente migliore, uno zoom e uno stabilizzatore, e soprattutto avrei avuto un file raw su cui lavorare. Non avrei avuto bisogno di un'idea a partire dallo strumento nelle mie mani, avrei semplicemente fatto una foto diversa.

Il risultato di per sé, poi, può piacere o non piacere a prescindere: di nuovo, non sono un professionista, faccio foto per ricordo e devono piacere a me. A me queste due foto piacciono, quindi ho ottenuto il mio risultato.

Quindi, in questo caso, partire con il solo iPhone è stata una scelta azzeccata.
Che poi era esattamente la questione di partenza.
TAG: fotografia, reflex, iPhone, viaggiare
00.34 del 23 Marzo 2018 | Commenti (0) 
   


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