Orizzontintorno Carlo Paschetto
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03 Ten years after. No, non la band.
MAG Amarcord, Diario
Dieci anni fa questo blog, e tutto il sito per la verità, non esistevano. Fossero esistiti probabilmente alcune cose avrebbero in seguito preso pieghe diverse, chissà. Comunque non importa e del resto io son sempre quello che non si volta mai indietro.
Dieci anni fa, d'altra parte, i blog erano un oggetto in stato piuttosto embrionale e l'alba dei social network era ancora lontana: se avevi voglia di raccontare, e di farti seguire, avevi poche strade che transitavano perlopiù dal passaparola.
Farsi seguire davvero, poi, era tutta un'altra faccenda, ché la geolocalizzazione prêt-à-porter era roba ancora ascritta alla fantascienza prossima ventura.

Dieci anni fa, oggi, pioveva a scrosci da giorni. Sembrava un giorno qualunque di novembre, invece era il 3 maggio anche dieci anni fa, oggi.
Siccome alla stazione Centrale dovevamo andare in taxi, uscii sotto il diluvio per portare l'auto al garage vicino a casa, ché il box non lo avevamo e non è che puoi lasciar la macchina in mezzo alla strada per sei mesi. Non certo a Milano, perlomeno, figùrati poi coi turni settimanali del lavaggio strade.

Dieci anni fa, per dire, io non avevo nemmeno una macchina fotografica digitale. Viaggiavo ancora con la Nikon F65 acquistata a Bangkok l'anno prima in seguito alla rottura delle mia fedele Yashica. E, se ben ricordo, il mio telefonino era il famoso Nokia a banana. Mi sembra che nei menù fosse presente una voce per configurargli l'accesso WAP, ma sulla rete WAP, dieci anni fa, non c'era praticamente un tubo. E comunque collegarsi al WAP non era certo qualcosa che facevi in roaming, né del resto potevi connetterti in roaming proprio ovunque, come fai oggi, ché i protocolli GSM, gli accordi fra compagnie telefoniche internazionali e tutti i bla bla bla del caso erano ancora ascritti alla voce "addavenì".
Così, se volevi scrivere, non ti restavano che le e-mail. Quelle sì, c'erano già da un pezzo, ma non è che le potessi scrivere dal Nokia a banana: dovevi cercarti un internet cafè, sebbene vada detto che in molti Paesi, soprattutto nel secondo e terzo mondo - soprattutto dove non era transitato il ministro Pisanu - eran già spuntati come funghi.

Dieci anni dopo qualcuno di voi sa come è poi andata. Altri no e magari han voglia, ora, di sapere cosa è accaduto dieci anni fa e com'era chiudersi la porta di casa alle spalle, per sei mesi, e salire su un treno senza un iPhone in tasca, né un tablet nello zaino.
Vent'anni prima, d'altra parte e se è per questo, non avevo nemmeno il telefonino. Ma è un'altra storia, che riguarda altre storie raccontate qua dentro, e questo non è un anniversario di tecnologia.
Dieci anni fa, oggi, fra le 17 e le 18 per l'esattezza, partivo con il treno. Un treno che peraltro di lì a un'ora si sarebbe fermato. Perché pioveva troppo.
TAG: asia overland, sabbatico, viaggi, viaggio
13.16 del 03 Maggio 2012 | Commenti (4) 
13 Comunque quello nella foto non è Marcello
APR Amarcord, Blog e luoghi
Douz
Ho iniziato a viaggiare in modo diverso nel '93, a Douz, dopo l'incontro con Marcello. E già incontrare per caso Marcello nella piazza del mercato di Douz era stata una di quelle inspiegabili e meravigliose coincidenze che capitano solo a coloro per cui il viaggio è una forma di divenire quotidiano, uno stato fisico e mentale a prescindere per il quale, comunque e dovunque ti svegli ogni mattina, quando apri gli occhi, per almeno una frazione di secondo ti chiedi dove.
Che peraltro è una condizione non facile. È far parte di una sorta di comunità parallela ed errante che si sposta invisibile attraverso il continuum di un mondo stanziale, al contrario e perlopiù dédito al pendolarismo ricorrente esotico o low cost. Che è cosa differente.

Me ne è capitata un'altra, per inciso, di queste coincidenze, ancorché indiretta in questo caso: quando Nicola, viaggiando da Melbourne a Cairns, incontrò e conobbe Giovanni e Sergio, e parlando del più e del meno - di viaggi, inutile dire - i due gli raccontarono del loro in Patagonia di qualche anno prima e dell'italiano che laggiù avevano incontrato. Così Nicola gli rispose che anche lui aveva un amico che aveva viaggiato in Patagonia, proprio nello stesso anno, che combinazione. Si chiamava Carlo, il suo amico, per caso lo stesso nome del tipo che Giovanni e Sergio avevano incontrato. Lo stesso Carlo. Certo, io.

Come la coppia di olandesi incontrati a Khiva, che avevo già incontrato a Kashgar qualche mese prima, e in effetti sì, c'eravamo già probabilmente incrociati a Lhasa ancor prima. Ma questo è facile, ché le lunghe rotte overland dell'Asia son poi sempre quelle e di questo ho già scritto e parlato parecchio altrove.
Questa è storia differente.

Così ci incontrammo per caso, Marcello ed io, in mezzo alla folla del mercato di Douz. Io arrivavo da Tozeur, lui da Ksar Ghilane. Ci eravamo visti l'ultima volta un paio di settimane prima in laboratorio al CNR di Milano, dove lavoravamo entrambi. Io sapevo dei suoi viaggi, lui sapeva dei miei, anche se all'epoca per me lui era un vero mito al cospetto del cui curriculum di viaggiatore la mia spedizione alle Svalbard dell'87 e i due mesi in Patagonia nell'inverno australe del '90 erano ben poca cosa.
Non parlavamo molto di viaggi, Marcello ed io, ché come tutti gli appartenenti alla comunità segreta ci si annusa a lungo, a distanza, si discute distrattamente di meteo e di aeroporti per misurare quanto l'altro ce l'abbia più o meno lungo di te, prima di entrare nel confronto diretto.
Che poi, in realtà, non c'è mai davvero alcuna deriva competitiva: se ci si annusa e ci si riconosce, dopo, si diventa amici. E in effetti Marcello ed io ci scoprimmo amici, dopo, almeno per un po', almeno prima di perderci di vista, solo per incontrarci nuovamente, molti anni dopo, su un volo Roma-Milano, entrambi al rientro da una settimana di lavoro nella capitale, entrambi in partenza la settimana successiva, lui per Bali col figlio neonato, io per Kuala Lumpur.

Così ci incontrammo per caso, Marcello ed io, e prima di scoppiare a ridere ci guardammo in faccia e ci chiedemmo, reciprocamente e contemporaneamente, ma tu che cazzo ci fai qui?
Ché è ben strano incontrarsi per caso nella piazza del mercato di Douz. Già lo sarebbe a Times square, per dire.

Marcello quella volta mi insegnò come procurarsi delle sbarre di ferro per smontare i copertoni dai cerchi di un'auto in un villaggio berbero del Sahara settentrionale. Ché smontare i copertoni è fondamentale per poter riparare una gomma in caso di foratura. Ché in caso di foratura, in mezzo al deserto, la gomma te la devi saper riparare da solo, ché mica vien l'ACI a prenderti.
E dove vuoi procurarti due sbarre di ferro - ne servon due - in un villaggio berbero, se non dal fabbro del paese? Basta farci un salto, disegnargli con una matita su un foglio a quadretti come vorresti che fossero forgiate le due sbarre e tempo venti minuti ecco pronti i tuoi strumenti del mestiere al modico prezzo di mille lire, o forse poco più.

Era giusto vent'anni fa. Ce l'ho ancora a casa una di quelle due sbarre. E non vi dico passarla dal metal detector dell'aeroporto di Tunisi.
Non l'ho mai usata, poi, comunque. Affondato nella sabbia parecchio, bucato mai. E quanta sabbia guidata negli anni successivi, grazie ai trucchi che imparai da Marcello quella volta.
Ma non è questo. Quel che mi insegnò Marcello non furono le sbarre di ferro, né le gomme da tenere un po' sgonfie, né le scale antisabbia.
Marcello mi insegnò i supermercati.

Quel pomeriggio Marcello ed io proseguimmo insieme il nostro errare a caso per i vicoli di Douz e, fra un tè e l'altro, Marcello mi portò in giro per supermercati ché, diceva lui, se tu vuoi conoscere qualcosa, davvero, di un Paese, va' al supermercato o guarda la televisione.
E in effetti la televisione io la guardavo già, sempre, ogni volta. È sempre la prima cosa che faccio tuttora quando arrivo in un Paese che non conosco: accendo la televisione e faccio zapping. Ché non c'entra nulla la lingua, non è importante la lingua, non è sulla lingua che ti devi concentrare. È sui contenuti. È sulle immagini. È nelle immagini della televisione lo specchio vero di ogni Paese e della cultura che vai per attraversare.
Ma al supermercato no: fino a quel giorno, al supermercato, non avevo mai pensato.

Nel '93 viaggiavo ancora con la guida turistica nello zaino: erano i tempi delle prime Lonely Planet, che ancora nessuno conosceva. Ricordo quella dell'Argentina: un volumetto di circa cento pagine. Quante sono l'edizione attuale?
Viaggiavo con la mia guida, prendevo nota di quel che assolutamente si doveva vedere, andavo, vedevo, fotografavo, spuntavo. Fatto.
Poi Marcello mi insegnò i supermercati: ad osservare la gente al supermercato e a comprare le cose nei supermercati. Cose strane. Oddio, strane per me, non per loro, quelli che in quei supermercati vanno ogni giorno.
Perché le cose migliori che puoi portarti a casa al ritorno da un viaggio lontano non sono le tipiche maschere di legno etiopi intagliate a mano, fabbricate in serie a Johannesburg, né le riproduzioni a mano delle antiche stampe Ming, prodotte in serie a Seoul, né le bussole dei sommergibili sovietici comprate al mercato di Yerevan, prodotte nelle fabbriche russe di vecchi giocattoli.
È la salsa per il kebab, comprata al supermercato di Douz, che chissà quando scade e, soprattutto, di cosa sa.
O la tazza del Nescafè, taroccata, comprata al supermercato centrale di Ulaan Baatar, reparto casalinghi.
O i maledetti pirogui surgelati, comprati al supermercato sotto casa a Warszawa.

Così adesso io viaggio parecchio per supermercati. E faccio la spesa. Con le borse di plastica.
I biscotti di Yerevan non sono male, per dire.
TAG: viaggiare, viaggio
00.01 del 13 Aprile 2012 | Commenti (0) 
29 Scusate se insisto
MAR Pollice verde
Poi cambio argomento, giuro. È solo che ne sono particolarmente orgoglioso :-)

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TAG: tulipani, giacinti, fiori, giardinaggio
09.51 del 29 Marzo 2012 | Commenti (2) 
25 Esplode di colpo la mia seconda stagione
MAR Pollice verde
Dunque, a questo punto direi che siamo proprio in anticipo e peraltro ho alcune conferme e qualche nuova lezione da imparare. Innanzitutto, che il prossimo inverno farò bene a inventarmi una piccola serra per tenere i vasi al riparo dal gelo, perché è evidente che danni ce ne sono stati.
Adesso, comunque, alla faccia del calendario qui è tutto un gran fiorire come fosse primavera avanzata, per non dire inizio estate.

I giacinti, come previsto, pare proprio che non ce l'abbian fatta: ho ancora qualche bulbo che butta lunghe foglie, ma le punte sono irrimediabilmente gialle. I tulipani olandesi invece, nonostante qualche foglia bucata e spaccata, sembrano aver superato la prova abbastanza bene e stanno sbocciando alla velocità della luce. In pochi giorni ne sono apparsi improvvisamente una decina.
I giacinti non sembrano in gran forma: ho già estirpato un paio di bulbi andati e sembrano mosci mosci, per non dire marci. Ho il dubbio di aver dato loro troppa acqua nelle ultime settimane, ma d'altra parte con 'sto clima assurdo è anche difficile capire quando e quanta darne in generale. Di giorno ci son spesso punte di 25°, di notte si sta attorno ai 10°-12°.
Quel che è certo è che i muscari, la novità di quest'anno, bevono un casino. E che nonostante le punte delle foglie ingiallite e secche, ormai da due mesi, vengon su che è un piacere. Mi piacciono i muscari, mi piacciono proprio, mi ci sono affezionato.

E poi le viole, che buttano alla grande e profumano l'aria attorno: han superato bene l'inverno e si stanno allargando a cascata oltre l'orlo dei vasi. Ogni tanto do loro una sfoltita, anche perché tendono a marcire un po' alla base (di nuovo, troppa acqua forse?) e continuo ad avere un po' il timore che mi soffochino i fiori da bulbo che stan venendo su da sotto.

Insomma, nonostante tutto potrebbe essere una primavera con una gran fioritura multicolore, ma vista l'esperienza dello scorso anno e l'anticipo di questa stagione ho l'impressione che nulla di tutto questo durerà abbastanza da vedere l'arrivo dell'estate. Bisogna che inizi a pensare ad un ricambio attorno a giugno.

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I tulipani olandesi se la stanno cavando bene...
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I giacinti invece sembrano proprio andati...
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I muscari sono la novità di quest'anno
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I narcisi van così così... speriamo!
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Ed è un gran fiorire e profumo di viole!
TAG: narcisi, giacinti, muscari, tulipani, viole, vasi, giardinaggio
13.33 del 25 Marzo 2012 | Commenti (0) 
17 I reumatismi, signora mia
MAR Pollice verde
Insomma, siamo ancora in inverno ma qui è tutto un fiorire con largo anticipo. E non va mica bene, no, ché i giacinti, per dire, han tutte le punte delle foglie ingiallite e quell'unico pazzo che è già fiorito è uscito moscio moscio, come si fosse appena svegliato dopo una sbronza serale micidiale di fertilizzante.

E i muscari? Sì, anche loro: stan fiorendo a razzo, ma han tutte le foglie secche in punta.
E i tulipani? Foglie grandi quest'anno, ché son pure bulbi importati dall'Olanda, ma alcune secche secche, altre spaccate in mezzo. Stanno iniziando a germogliare le corolle, ma la situazione non mi piace per nulla.

Le viole no, han superato l'inverno abbastanza bene tutto sommato, loro. Ho sfoltito qualche cespuglietto un po' marcito, ma per il resto stan colorando alla grande tutta la terrazza. Son state un buon investimento per far compagnia ai bulbi.

Mi prendo un Optalidon, va'.

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TAG: fiori, tulipani, giacinti, viole, giardinaggio
12.27 del 17 Marzo 2012 | Commenti (0) 
04 Acciacchi di stagione
MAR Pollice verde
La stagione anomala sta facendo qualche danno. O almeno, do la colpa alla stagione, ma magari la calamità è la mia proverbiale carenza di pollice verde, nonostante questi due anni di apprendistato faccio-da-me.
Sta di fatto che nel giro di una quindicina di giorni siamo passati da meno dieci, e neve a ricoprire i vasi, a più ventiquattro, e temo che l'escursione termica lunare non abbia particolarmente giovato ai nostri bulbi, che mostrano segni inequivocabili di sofferenza.

Tulipani, giacinti e tutto quel che abbiamo qui stanno all'improvviso germogliando a velocità percebile in tempo reale: qualche centimetro nel giro di due o tre giorni, per dire. Solo che le foglie vengon su spaccate, o seccano progressivamente in punta. Non mi piace per nulla.
Le provvidenziali amiche dei gruppi di discussioni di FriendFeed sul giardinaggio diagnosticano gelo penetrato nel terreno e pronosticano una possibile stabilizzazione del fenomeno, ma io sono preoccupato assai.
Insomma, indosso il camice bianco e lo stetoscopio, e mi accingo a trascorrere le nottate al capezzale delle malate.

Di buono c'è che, come mi era stato predetto, i fiori da bulbo han bucato il tappeto di viole e si stan facendo largo a gomitate nella giungla che li ostacola. Se riusciamo a recuperare la situazione e a tener duro è capace che quest'anno assistiamo a una gran bella fioritura.

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TAG: fiori, tulipani, giacinti, viole, giardinaggio
11.31 del 04 Marzo 2012 | Commenti (0) 
10 Impossibile da commentare
FEB Prima pagina
Lupi
Titolo di testa del Corriere.it del 10 febbraio 2012
TAG: media, giornalismo, neve
12.50 del 10 Febbraio 2012 | Commenti (0) 
15 Vegetaleide
GEN Pollice verde
In anticipo di qualche settimana rispetto allo scorso anno, il rito si ripete e iniziano ad accadere cose. Il fatto è che da novembre a oggi le giornate di pioggia le conto sulle dita delle mani: splende sempre il sole e le temperature sono spesso del tutto fuori norma.
Così, se da una parte le mie viole stanno che è una meraviglia, dall'altra mi son reso conto a sorpresa che lì in mezzo sta venendo su di tutto a gran velocità: i giacinti (o almeno, credo siano i giacinti...) son già belli fuori e si fan largo a spintoni in mezzo ai cespugli di viole.
Credevo fosse dunque arrivato il momento di estirparle, ma le preziose amiche del gruppo Piantala! di FriendFeed mi consigliano di lasciar fare alla natura e che i vegetali se la vedano fra di loro.
Anche i tulipani olandesi (e in questo caso sono abbastanza sicuro che lo siano, ché dallo scorso anno qualcosa ho ben imparato, spero), che occupano un intero vaso tutto per loro senza dover sottostare a scomode condivisioni, han bucato la terra e iniziano a farsi vedere.
Quella roba lì, poi, la Muscari armeniacum, sta allungando le foglie in maniera inquietante oltre i bordi del vaso.

Insomma, è giunta l'ora di andar giù di fertilizzante e dopare i nostri fiori. Ché quest'anno si punta a far ròdere il vicinato tutto.

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Muscari armeniacum
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I giacinti (o almeno, credo) stanno germogliando in mezzo alle viole
Vasi.2012.01.14-03
Questi credo siano i tulipani. Anche loro stanno già germogliando.
TAG: fiori, tulipani, giacinti, viole, giardinaggio
12.24 del 15 Gennaio 2012 | Commenti (0) 
01 Tanto poi i Maya (che comunque non c'entran nulla)
GEN Diario, Web e tecnologia
Ho chiuso il 2011 scrivendo molto poco qua dentro: un solo post in tutto dicembre per buttar giù due cose mie, niente di che. Ho però scritto molto e partecipato altrove, smentendo peraltro me stesso come al solito.

Scrivevo, non molto tempo fa, del modo in cui stavo via via ridefinendo il mio rapporto con il web e i social network: soprattutto, della mia progressiva migrazione verso Google Plus a scapito di FriendFeed, accompagnata dal proposito di chiudere definitivamente l'account su quest'ultimo, e del rinnovato amore verso Twitter. A parte però consolidare effettivamente il rapporto con i cinguettii ed estendere la mia rete di collegamenti, nei confronti delle altre due piattaforme le cose sono andate esattamente al contrario del previsto, come del resto è accaduto per molti.
Esaurita la spinta propulsiva della novità, G+ è rapidamente diventato un deserto. Poco più di un repository di link da condividere, almeno per quanto mi riguarda e per l'utilizzo che ho poco a poco visto farne da parte dei contatti che appartengono alle mie cerchie. Interazioni pressoché nulle, partecipazione in caduta libera: per il social network che si proponeva come la vera alternativa a Facebook, ecco, non è che sia stato così un gran botto, al di là dei numeri che quotidianamente Google sfodera con gran clamore.
La verità, al solito, sembra essere ben diversa: passata la corsa ad accaparrarsi un account sull'ultimo social network alla moda, alla fine ognuno è tornato, o semplicemente rimasto, a casa propria. In particolar modo per quanto riguarda gli appartenenti alla ristretta comunità di FriendFeed.
È così accaduto anche per me: in punta d'abbandono, ho ripreso a scrivere parecchio proprio su FriendFeed e ad allargare, anche lì, la mia rete di relazioni sul web. Facendo anche selezione nei contatti, che è poi un po' la chiave perché la presenza nel contesto di un social network funzioni come nella vita di tutti i giorni (non uso di proposito il termine vita reale: chi mi segue da tempo sa che, per quanto mi riguarda, non faccio alcuna distinzione fra relazioni sul web e relazioni in carne ed ossa, un po' perché i due insiemi non sono del tutto mutuamente esclusivi, un po' perché continuo a sostenere che il modo in cui ciascuno di noi si propone in Rete non è affatto dissimile dal modo di rapportarsi nel quotidiano. Ma è un discorso lungo che porta altrove e, al solito, vado fuori tema).

Di recente Massimo Mantellini, che seguo da anni e che ho spesso citato fra queste pagine, ha scritto qualcosa di interessante a proposito dello stato di salute dei blog ai tempi di Facebook e dei social network, in particolar modo qui e qui. È un tema che in Rete ultimamente è abbastanza ricorsivo.
Personalmente mi ritrovo, al solito, a condividere parecchio di quel che va sostenendo, pur muovendomi da un punto di osservazione che, numeri alla mano, sta un paio di zeri al di sotto degli ordini di grandezza e degli esempi ai quali fa riferimento.
Bloggare stanca, eccome. E però resta il fatto che si blogga (o si dovrebbe bloggare) innanzitutto per dare una via di sfogo a una propria esigenza, a un gusto e a un bisogno personali, a prescindere dalla dimensione reale dell'audience.

Il pubblico di questo blog è ormai più o meno costante da anni e si attesta sui duemila visitatori al mese, con picchi di circa tremila in occasione, ovviamente, dei travel log. Di questi, ad occhio, un centinaio sono visitatori ricorrenti, affezionati, con alcuni dei quali nel corso del tempo si è anche stabilita una forma di colloquio alternativo e parallelo. Quando scrivo qui, lo faccio innanzitutto per soddisfare una mia esigenza personale di comunicazione che usa una grammatica e contenuti assai differenti da quelli che adotto e riverso nei social network; in seconda battuta, però, lo faccio anche per conservare - e perché mi piace conservare - questo dialogo con chi mi legge.
A parte i travel log, col tempo ho iniziato a scrivere, qua, di tutto un po'. Scrivo dei miei vasi, scrivo dei Tati, scrivo di politica, di cose mie, di pensieri inutili che talvolta mi attraversano, di tecnologia, di musica. Scrivo anche di meno, sì, perché ho frammentato quel che voglio dire indirizzandolo altrove a seconda del metro e del linguaggio, così come ho deciso qualche mese fa di eliminare i miei tweet dallo stream del blog. E però scrivo di più, nel senso che, se son qui, di norma mi faccio trasportare dalla scrittura.

È che questa è casa mia. Non lo è FriendFeed, non lo è Twitter, men che meno lo sono altri canali. Quel che scrivo qui rimarrà sempre, innanzitutto, mio. Quel che scrivo altrove, molto probabilmente, andrà perso nel mare della Rete, certamente fuori dal mio controllo.
Dunque Orizzontintorno resta ancora, e vive. Anche se, magari, mi vedete - e vedrete - di meno. Ma non è nemmeno detto.
Quel che è certo è che, perlomeno quest'anno, ho un solo progetto in cantiere e forse neanche quello. Non aspettatevi, dunque, grandi trasferte come nel 2011. Ma se passate e suonate il citofono, sempre qui mi potete trovare.

Sono stati un ultimo dell'anno e un capodanno strani, questi, per molti versi. Non c'entra nulla. Ma mi serve per riuscire a chiudere, anche questa volta, il post del primo dell'anno.
E stay tuned, come sempre.
TAG: friendfeed, twitter, google plus, blog
23.57 del 01 Gennaio 2012 | Commenti (2) 
09 Ottantacinque punto sette
DIC Running
Sono passati venti mesi. Una vita. Quattordici in più, addosso: ché ho preso coraggio e ho voluto andare a vedere.

Poi, ieri sera, era buio, come una volta, come piaceva a me, come quando avevo iniziato, ormai tre anni fa. C'era la stessa temperatura, fredda ma non eccessiva, le strade deserte e silenzio assoluto. Come quando, camminando alla luce dei lampioni, puoi ascoltare il battere dei tuoi passi.

Ho aperto l'armadio. Era tutto lì, esattamente come lo avevo lasciato. Ho tirato fuori alcune cose, scegliendo automaticamente, quasi come fosse stata ancora ieri l'ultima volta. Ho messo in carica il Geonaute. Ho cercato di ricordare i gesti, i riti, i pensieri, i fondamentali, le cose importanti. Come, ad esempio, il cartoncino con i numeri di telefono da chiamare in caso di emergenza, che mi ha sempre seguito, un po' per scaramanzia, un po' perché sì.

Io non so, questa volta, ancor più di quanto non lo sapessi tre anni fa, se avrò la pazienza. E la costanza. E la perseveranza. E la resilienza.
Non ho obiettivi, per ora. Conosco il mio ritmo. So cosa devo fare. So che dovrò ricominciare, tutto da capo ed anzi, ancora da più indietro, perché son passati tre anni, perché porto addosso ancor più i miei anni, perché so dei segnali che mi arriveranno, a valanga, già da domani, che non saran positivi, no.
So che non so se ci sarà, quella motivazione di allora. So che, se esiste, devo guardare dentro me stesso a fondo, per ritrovarla. Ché senza la mia motivazione, fortissima, nulla potrà essere.
E so anche che, dovessi fermarmi, questa volta, sarà definitivamente. È così.

Poi sono uscito. E, fuori dal cancello, ho svoltato a destra.
Come una volta.

E programma completato.

Take care, Carlo.
TAG: running, maratona
13.38 del 09 Dicembre 2011 | Commenti (0) 
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