Orizzontintorno Carlo Paschetto
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03 Centodieci/42: Genova (special guest edition)
NOV Centodieci, Blog e luoghi, Amarcord
Non ci tornavo da qualche anno, a Genova, almeno cinque così a occhio. E adesso devo scrivere delle cose di Genova, che mi son rimaste lì, come sempre, ogni volta che poi ritorno alla pianura.
Scrivere di Genova, che vuoi, lo han fatto in tanti e alcuni così bene che a me pare pure un po' sacrìlego provarci, per non parlare di quelli che l’han cantata. Che poi chi l’ha cantata meglio di tutti genovese non lo era nemmeno, per dire.
È che io con Genova ho questo rapporto mai risolto. Io non la sopporto, Genova, epperò è dentro di me, ché io son genovese nell'anima, ché il sangue è quello, per quanto mi abbiano cresciuto Milano prima, la Brianza poi, Milano poi ancora, la Brianza infine di nuovo. Ma non me lo scrollo di dosso l’esser nato a Genova, da stirpe genovese. Così va sempre a finire che a tutto il mondo io rispondo che son di Genova, tranne ai genovesi, a cui dico che sono di Milano. E non so più se è per far lo snob, il bauscia, o per vergogna, ché come fai a dire a quelli che a Genova son rimasti, che ci vivono, che la amano, che è loro, Genova, che gli appartiene, come fai a dirgli che sei uno di loro e non di quelli che calano al weekend dalla pianura, attraverso i Giovi e il Turchino?

Ché, per dire, sui tornanti della A7, che da Serravalle salgon su ai Giovi e poi scivolano in picchiata a Bolzaneto, io ho imparato i punti di corda, li conosco uno a uno, te li posso disegnare ad occhi chiusi, e i tempi che staccavo da casello a casello, quando ero giovane e incosciente (leggi: prima dell’era tutor), nemmeno te li immagini, ché per anni, quando mi toccava guidarla anche dozzine di volte per ragioni varie, non ricordo di esser mai stato sorpassato, che portassi una Fiesta o un duemila.
Ché per me, Genova, inizia in discesa dai Giovi, passata la raffineria di Busalla. Che poi, è una raffineria quella di Busalla? Non l’ho mai capito. E sì che sono più di quarant’anni che le giro attorno con quelle due curve asimmetriche a gomito verso destra, la seconda in salita, asfalto liscio non drenante. Quando piove - e lì piove spesso - te le raccomando.
Non esiste un’autostrada al mondo come la Serravalle: fate ridere, voi, con Barberino del Mugello e la Cisa, datemi retta.

Poi, Genova. Che la frontiera, noi, si passava a Bolzaneto, ché andavamo a Certosa dai nonni. Da grande invece, quando amavo qualcuno e poi anche per altro, Genova è diventata Genova ovest, che da lì ti infili diretto sulla sopraelevata.

Genova, se non l’hai mai guidata, non puoi capirla. Ché tutti pensano a Genova e s’immaginano i caruggi. Via del Campo, sì, come no. Ché Genova è in realtà l’allucinante e psichedelico groviglio di impossibili svincoli in cemento armato e guardrail in lamiera che la avvolge come una matassa di filo spinato, come i tentacoli di un mostro manga. Los Angeles gli fa le pippe, a Genova.
Strade e autostrade che stringono i palazzi in una morsa fatta di assurde spirali di asfalto, prive di qualunque spazio di manovra, caotiche come l’entropia, perennemente ingorgate o rallentate dai guidatori di Genova che a Genova non san guidare - perché una cosa è sicura, a Genova non san guidare, al volante son tutti abbelinati e se vieni da Milano non puoi che odiarli, ché si muovon tutti come tartarughe, ché sembran sempre che la macchina la tirino fuori solo alla domenica (che poi dove accidenti le tengono, le auto, a Genova, quando non le usano, ché non c’è un millimetro di spazio a Genova, a parte quello fra i cassonetti e le molecole d’aria compresse fra i vicoli larghi ottanta centimetri).
E a pensarci, la spiegazione sta forse nel fatto che i genovesi han paura delle strade aliene di Genova: salgono in auto, si affacciano sulla strada dal passo carraio e vengon colti dal panico. La paralisi di fronte ai tentacoli del mostro che loro stessi han creato. Ché per riuscire a muoversi in auto, a Genova, han dovuto costruire una strada che passa sopra ai palazzi, altrimenti non se ne usciva.
Non ho mai visto così tante Cinquecento come a Genova. No, non quelle nuove: quelle con la targa quadrata in bianco e nero.

Io la odio, Genova. Epperò mi lascia sempre quel non so che di struggente addosso, come un genitore che hai rinnegato ma che sai, dentro, che sei suo, che hai il suo sangue. È vecchia Genova. È sfigata. È triste in un modo assurdo. È fredda, umida, odorosa, sola, chiusa, grigia: ecco, per quanto colorata sia, per quanto quegli intonaci gialli e rossi, scrostati, quelle persiane verdi, quelle immancabili bandiere rosse, bianche e blu alle finestre del tifo calcistico ci provino, è grigia. Grigia dentro. Abbandonata, anacronistica, araba e africana, provinciale fino al fastidio, respingente, repulsiva. Ti odia perché sei foresto e ti odia ancor più se l’hai tradita.
È brutta Genova: ha scorci meravigliosi e poetici affogati nel cemento più grigio e orrendo, o forse è il contrario: ha colate di cemento tumorale che l’aggrediscono ovunque, alle spalle, al cuore, ai polmoni, al fegato, che le mangiano il verde delle montagne attorno, i giardini, le palme, i colori corrosi dalla salsedine.
È così soffocante, Genova, a tratti, così claustrofobica, che ti viene da buttarti a mare per scappare e forse non è strano che i genovesi siano un popolo di navigatori, perché puoi solo scapparne da Genova, altro che Ma se ghe pensu. E poi, il mare di Genova è sempre color del piombo e solo i genovesi, che a Genova ci vivono, lo vedono - e se lo credono - blu.

Così cala la sera, Genova si illumina, il vento si calma e io riparto per Milano. Ripercorro la Serravalle a rovescio e lo san tutti che a salire è molto più facile, puoi tirar giù il tempo anche di cinque o sei minuti, se credi.
A Busalla è buio e la fiamma della raffineria (sarà poi una raffineria? Dovrei chiederlo forse a Tony) rompe l’oscurità del canyon dello Scrivia.

Genova mi manca già. Come quelle donne che dopo aver lasciato ti penti d’aver lasciato, pur sapendo che no, non ce n’era proprio, né ce ne sarebbe mai stato.

Genova01
Boccadasse (Boccadäse)
Genova02
Centro storico, via San Bernardo
Genova03
Cattedrale di San Lorenzo, il duomo di Genova
Genova04
Genova05
La Lanterna, il simbolo di Genova
Genova06
Il teatro Carlo Felice, in Piazza de Ferrari
Genova07
Palazzo San Giorgio
TAG: genova
18.29 del 03 Novembre 2013 | Commenti (1) 
 


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