Orizzontintorno Carlo Paschetto
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02 Made in Japan
DIC Travel Log: Far East for business
È sul Nozomi che il deja-vu mi investe davvero ed è in qualche modo significativo, perché lo Shinkansen Nozomi è escluso dal Japan Rail Pass e nel 2006 non avevamo dunque potuto prenderlo, avevamo viaggiato solo con gli Shinkansen di seconda categoria, ammesso che si possano definire tali.
Ma il Giappone che sfreccia a ben oltre trecento all’ora dai finestrini del Nozomi è esattamente quello, senza soluzione di continuità, da Tokyo a Kyoto ed oltre, fino a Hiroshima, fermata per fermata, ed è come se lo riconoscessi tutto, come il castello di Himeji ad esempio, eccolo lì, mentre il treno rallenta in prossimità della stazione, anche se per la verità Himeji me la ricordavo più piccola. E il Monte Fuji naturalmente, che però questa volta riesco a vedere ben disegnato contro un cielo perfettamente limpido, con il caratteristico cono innevato, come da letteratura, mentre allora lo vidi in pieno agosto, completamente asciutto e scuro, annebbiato dalla foschia.
Mi viene naturale fissare un angolo nello scompartimento, vicino al deposito bagagli, e mi pare di vedere ancora il passeggino rosso di Leonardo, lui seduto dentro che osserva pensieroso il panorama scorrere velocissimo.

È tutto così lontano e così vicino, il mio passato che si allontana davanti a me. Il Giappone sarà per sempre quello visto attraverso i suoi occhi meravigliati e sorpresi di duenne, le sue foto a Tokyo, a Osaka, ad Ainokura, in spiaggia ad Hei-Bama, in braccio a me in acqua nell’oceano che ride come un matto, in treno.
Mi viene in mente quel pomeriggio in Tango Hanto quando siamo andati insieme, io e lui, nell’Onsen per uomini, e lui che buttava i sassolini nell’acqua.
Penso a come è adesso, a quell’adolescente di quasi un metro e ottanta che incrocio in cucina prima dell’alba, mentre si prepara la colazione, nessuno di noi due che dice una parola, ci scambiamo un’occhiata silenziosa per salutarci, mentre Carola ancora dorme in camera sua.
Una vita nel mezzo, la distanza fra quel Giappone e quello che vedo scorrere oggi dai finestrini.

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2006, con Leonardo sullo Shinkansen
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Il Monte Fuji fotografato nel 2006 dallo Shinkansen...
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... e nel 2018 dalla stessa posizione...

C’è un Nozomi ogni cinque minuti, nel 2018, in ora di punta, sull’asse Tokyo-Kyoto. Più della metropolitana di Milano fra Duomo e Cadorna. Impiega poco più di due ore fra le due città, meno di tre per arrivare ad Hiroshima, fermando in tutte le stazioni principali. Fantascienza.
Ryo passa a prendermi all’hotel a Fujisawa alle otto e trenta del mattino, con calma. Alle 14:00 abbiamo una riunione ad Okayama, a quasi ottocento chilometri di distanza, due metropolitane, un Nozomi, un taxi e un pranzo in mezzo.
Alle 14:00 in punto - in punto, giuro - stiamo entrando nella sala riunioni di Okayama. Ho anche avuto il tempo di pranzare discretamente sul Nozomi.
Ma che altro devo raccontarvi, io, del Giappone?
C’è sempre il capostazione che si inchina davanti allo Shinkansen, prima che abbandoni silenziosamente la stazione, e c’è sempre il controllore a bordo che attraversa il vagone e si inchina prima di passare a quello successivo.
Si inchina anche se i sedili sono tutti rivolti nel senso di marcia e lui sta uscendo dalla porta posteriore, coi passeggeri che gli danno la schiena. Si inchina anche se il vagone è vuoto.
Si inchina lo stesso, verso le nostre schiene, verso il nulla. Si inchina e basta. Perché deve fare così.

Facciamo conversazione in treno, Ryo ed io, le solite cose che però in oriente contano di più: la famiglia, il lavoro, i ciliegi - perché naturalmente tre secondi dopo che sei in Giappone qualcuno ti dice subito che devi venirci in aprile perché ci sono i ciliegi in fiore e nulla, 'sta cosa dei ciliegi ai giapponesi li manda in orgasmo più del sadomaso. Claudio Giunta la racconta benissimo nel suo libro sul Giappone.
Comunque.

Il clou della conversazione è "adesso in Giappone è autunno e in Giappone l'autunno è bello perché le foglie ingialliscono”. Ryo mi chiede se accade anche in Italia.
In questa assurda domanda, all'apparenza come minimo sciocca o alla meno peggio un’inutile formalità, è racchiuso l'intero Giappone e tutto il mondo dei giapponesi. Stiamo attraversando da almeno due ore una ininterrotta giungla di cemento armato senza soluzione di continuità, l'antropizzazione esasperata e opprimente che è la caratteristica di questo paese dove il verde, il verde come lo intendiamo noi, è quasi inesistente e attorno a me, da quando sono atterrato, la cosa più vicina a un vegetale non addomesticato, scolpito e piegato all’ordine di ogni cosa, sono le alghe che galleggiano confusamente nelle zuppe preconfezionate.
E quindi per il giapponese questa cosa delle foglie che in autunno ingialliscono sugli alberi e cadono in disordine, senza uno schema prefissato, colorando l’asfalto in modo casuale, per il giapponese medio che vive in città, cioè per quasi qualunque giapponese di quasi qualunque posto, è davvero un miracolo della natura, una poesia vera, mentre a me disturba, perché l’autunno è freddo e umido e triste e vira al buio, e perché se parcheggio sotto un albero a Milano - perché a Milano ci sono gli alberi, a Tokyo, a Yokohama, a Fujisawa, no - le foglie che cadono come minimo si appiccicano all'auto e per terra si trasformano in una fanghiglia orrenda.
E tutta la cultura della ricerca della bellezza nel piccolo, nel particolare, nel ciliegio che fiorisce una settimana all'anno, eccola lì, "l'autunno è bello perché le foglie ingialliscono", che nella conversazione col giapponese medio, mentre sei in metropolitana, è così lontano dal "non ci sono più le stagioni" ringhiato fra i denti all’occasionale compagno di viaggio nell’ascensore che avremmo voluto prendere in pace, da soli.

È stressato Ryo, mentre siamo in taxi ad Okayama e andiamo verso l’ufficio e la nostra riunione. È stressato perché ha calcolato che potremmo arrivare cinque, forse dieci minuti in ritardo, perché c’è traffico. Non importa che arriviamo dall’altra parte del Giappone e abbiamo viaggiato come fulmini tutta la mattina, discute nervosamente con il tassista e consulta il navigatore alla ricerca di un percorso più veloce, telefona a mezzo ufficio per scusarsi. Non importa nemmeno che la riunione l’abbiamo organizzata noi, che il capo sia io e dunque, tutto sommato, pazienza se siamo un po’ in ritardo, no. Nella sua cultura giapponese è quasi inammissibile.
Mi chiede cosa dobbiamo fare. Gli spiego con molta tranquillità che amen, arriveremo in ritardo una decina di minuti e non sarà un problema. Dice che allora sposta la riunione di dieci minuti. Gli spiego che può anche spostarla di quindici, forse anche di trenta, per essere certo che non abbiamo ulteriori ritardi. Mi guarda stupito.
Arriviamo precisi. Non un minuto di ritardo. Doppia sconfitta: ormai aveva spostato la riunione di mezz’ora.

Mi riempiono di regali i giapponesi. Ovunque vada, i colleghi mi fanno un regalo, lo fanno per i miei figli, si prendono cura di me, mi portano fuori a cena.
Pause pranzo in mensa giapponese, cene tradizionali giapponesi. Correggono il mio modo di impugnare i bastoncini, mi insegnano a tagliare il cibo nel modo corretto, mi si apre un intero mondo nuovo.
Com'è diverso vivere il Giappone per lavoro, condividerlo coi giapponesi, rispetto al viaggiarlo per turismo.
I colleghi scoprono che non amo il pesce e organizzano una cena ufficiale a base di carne, costosissima e non comune nella dieta del Sol levante. Ricambio la cortesia affrontando il sashimi, nonostante mi sia quasi insopportabile, l’insalata di medusa - avrei voluto non saperlo - e qualunque distillato alcolico mi passi davanti.

L’ultimo pomeriggio, finite le riunioni, Ryo mi porta a fare un giro turistico a Kurashiki. Vengo investito da tutto il mio Giappone e per un paio d’ore mi aggiro smarrito dentro al mio passato, ed è ieri, non dodici anni fa.
Lascio qualcosa di me in un tempio e finisco la serata insieme a Ryo in un pub di Okayama. Suonano jazz e la bottiglia è un Teroldego italiano.
Domani si vola a Shanghai.

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Immagini da Kurashiki
TAG: Giappone, Kurashiki, okayama
23.22 del 02 Dicembre 2018 | Commenti (0) 
   
29 Ritorno in Giappone
NOV Travel Log: Far East for business
[A due settimane dal rientro inizio a metter mano agli appunti e alle foto]

Il mio secondo Giappone inizia con la sensazione fortissima di non essere mai andato via, dodici anni fa. Dall’istante in cui esco dall’aeroporto di Tokyo Narita e mi metto in coda alla fermata del Limousine bus, il Giappone in cui inciampo nel 2018 è immediatamente familiare e identico a quello che ho lasciato nel 2006, e mi sembra tutto chiaro, evidente, normale. Come lo avessi lasciato ieri.
O forse no.
Sta di fatto che sono ben oltre la sensazione di deja-vu.
Ma non accade proprio istantaneamente. C’è un momento esatto.

Mi aggiro per l’atrio degli arrivi internazionali decidendo il da farsi. Devo raggiungere Fujisawa, che è a un centinaio di chilometri di distanza. Sono quasi le sette di sera e ho un paio di opzioni: il Narita express fino a Totsuka e poi la Blue line, o il Limousine bus per Yokohama e poi la ferrovia suburbana.
Sono stanco, sono appena atterrato in Giappone, lipperlì sono un terrestre sbarcato su Plutone, come tutti, e la frustrazione sta per impadronirsi di me e annientarmi, quando a sorpresa mi arriva sul cellulare un messaggio di Ryo:

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La biglietteria del Limousine bus è davanti a me. Do un’occhiata alla coda che appare abbastanza impegnativa e cerco di venire a patti col tabellone elettronico degli orari che rimbalza fra il giapponese e l’inglese, con una certa preferenza per la lingua madre.
Sono le 19:21, ce ne sarebbe uno in partenza alle 19:30 e poi uno ogni quarto d’ora - perché è vero che è domenica sera, ma se sei all’aeroporto di Tokyo di domenica sera e devi andare al terminal di Yokohama, a un’ottantina di chilometri di distanza, hai almeno una mezza dozzina di opzioni diverse, tutte piuttosto rapide e con frequenze massime di un quarto d’ora: adesso immagina di trovarti a Malpensa alle sette di domenica sera e dovere andare, chessò, a Monza. O semplicemente anche in centro a Milano.

Mando un messaggio a Ryo per dirgli che, così a occhio, se va bene riesco a prendere quello delle 20:00. Senza che abbia nemmeno il tempo di rendermene conto, la coda davanti a me si smaterializza alla velocità della luce e alle 19:24 sto acquistando il mio biglietto: me lo fanno per la corsa delle 19:30. Obietto timidamente che non ce la farò mai.
Sorridono cortesemente e mi indicano l’uscita per la fermata del bus.
Alle 19:28 sono in coda ordinatamente in fila indiana alla fermata con un po’ di giapponesi. Un addetto mi etichetta il trolley e lo imbarca sul bus appena arriva. Alle 19:30 precise il Limousine bus parte, con me a bordo, dopo che l’autista in guanti bianchi e mascherina d’ordinanza davanti alla bocca si è inchinato per salutarci tutti e - suppongo - ci ha dato tutte le informazioni necessarie per il viaggio.
Circa un’ora dopo, puntuale al minuto, il Limousine bus mi scarica alla fermata del terminal di Yokohama, dove il buon Ryo, mio nuovo collega giapponese, mi sta aspettando per accompagnarmi durante il resto del viaggio fino a Fujisawa.

Ryo mi mette in mano una tessera magnetica precaricata che mi consente di muovermi senza soluzione di continuità attraverso tutta la rete giapponese di mezzi pubblici, ferroviari e non. Afferra la mia valigia e si infila nella metropolitana seguendo una app sul suo telefono che gli apre la via in tempo reale, suggerendogli le coincidenze immediate, e mi guida nel labirinto a sei livelli della stazione di Yokohama.
Trenta minuti dopo sono nella mia stanza di hotel a Fujisawa. Stanza che, trattandosi di un tradizionale business hotel giapponese, è grande esattamente come il letto a una piazza più uno spazio attorno al letto per stare in piedi e appoggiare la valigia per terra, ma non per poterla aprire completamente.
Un solo asciugamano piccolo, un bollitore, una tv, una vestaglia giapponese.

Tutto come ricordavo: In Giappone ti muovi alla velocità della luce con un’efficienza altrove inimmaginabile e negli hotel paghi per lo spazio, non per il livello di servizio, elevatissimo ovunque.
Tutto immutato, sì, sembra ieri. Sono perfettamente a mio agio (a meno dello spazio in camera).
Bentornato in Giappone.

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Fujisawa
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Tokyo
TAG: Giappone
22.24 del 29 Novembre 2018 | Commenti (0) 
   
12 Giappone 2006 remastered
MAG Lavori in corso
E dopo un mese di lavoro anche il viaggio in Giappone del 2006 è finalmente al suo posto e lo potete trovare qui. Il viaggio invece era già stato a suo tempo ampiamente bloggato e documentato qua dentro.
Prossimo cantiere, l'inverno alle Åland, nello stesso anno.

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TAG: Giappone, fotografie, archivio fotografico
21.23 del 12 Maggio 2018 | Commenti (0) 
   
15 A noi ci rimbalza tutto
MAR Prima pagina

Alcune grandi compagnie aeree stanno decidendo di interrompere i propri voli per Tokyo per evitare di esporre il personale alle radiazioni. Lufthansa ha deciso di deiviare gli aerei su Nagoya e Osaka. I voli, inoltre, fanno scalo a Seul, per cambiare equipaggio, ed evitare che lo staff debba pernottare in Giappone; lo ha spiegato un portavoce della compagnia. E anche l'Air China, la compagnia di bandiera cinese, ha deciso di cancellare alcuni voli verso il Giappone, anche se si tratta di una decisione solo transitoria, seppure nata dallo stesso presupposto di Lufthansa, ovvero dalla volontà di non lasciare i velivoli parcheggiati di notte in Giappone. Non cambia invece i propri programmi, almeno per ora, Alitalia: l'amministratore delegato della compagnia, Rocco Sabelli, ha spiegato che «ad oggi i nostri voli sono regolari e tutti pieni». L'unica misura precauzionale, ha precisato, riguarda per il momento i piloti che volano verso il Giappone: «Viaggiamo con il doppio equipaggio per tornare senza dover pernottare in Giappone.


[Corriere.it, per cui poi magari non è neppure vero niente]

TAG: giappone, nucleare, terremoto, alitalia
16.00 del 15 Marzo 2011 | Commenti (1) 
   
15 Del non capirci una mazza
MAR Mal di fegato, Politica, Prima pagina
Ma a parte qualunque considerazione nel merito dell'argomento, ché non è questo il luogo ora, qual è la straordinaria strategia mediatica in virtù della quale il nostro amato premier si ostina ad andare avanti come un bulldozer e ad insistere sul nucleare, in controtendenza totale con quel che stanno decidendo nel resto del pianeta che conta e in un momento in cui (anche) i suoi eletttori, tutti, preferirebbero sentir parlare di purghe di massa obbligatorie - perché se c'è una cosa che storicamente in Italia è tabù e dà immediatamente l'orticaria è proprio il nucleare?
Qual è il disegno nascosto, sapendo che, soprattutto ora, il nucleare in Italia non arriverà verosimilmente mai, non durante il suo regno perlomeno, e Paesi ben più evoluti, efficienti, culturalmente preparati sul tema (perché ci crede solo Frattini che Germania e Giappone siano dei faciloni approssimativi e noi invece tutti strafighi), stanno pensando di rimodulare il piano energetico, foss'anche solo per fare un po' di campagna elettorale sulla scia emotiva degli eventi nipponici?

Ed anzi, proprio alla luce di questo, lasciando appunto perdere il contenuto del dibattito e le ragioni o meno che ne siano alla base: che senso ha, caro B, eccelso e (nostro malgrado) infallibile guru del messaggio mediatico e dell'infinocchiamento televisivo, che tu, la Prestigiacomo (ahahahah) e Chicco Testa (nemmeno buono per vendere auto usate in una televendita, figurati il nucleare agli italiani) vi ostiniate a ribadire che a noi il Giappone ci fa le pippe, che da noi non sarebbe mai successo né succederà mai, che col nucleare si va avanti in ogni caso e boia chi molla?

Vabbè che evidentemente fare il politico non è il mio mestiere e che è altrettanto chiaro che nemmeno son buono a far miliardi come zio paperone, ma a me pare il trampolino sull'abisso del suicidio (come minimo) mediatico, se mai ci fosse una questione in grado di schiodare sua immortalità dalla sedia.
Poi, per carità, venissimo pure avvolti da una nube di cesio 137 (numero sparato a caso solo per fare il tuttologo) il gran visir direbbe che è stato equivocato, che lui è sempre stato contrario e che comunque quello non è cesio ma sono essenze aromatiche alla melissa e che fan bene per trombare, e riuscirebbe di nuovo a trovar tre pirla fini intellettuali che gli van dietro e lo votano, cosicché, una volta di più, sarei sempre io ad essere l'eterno inadeguato ed incompetente che non capisce un tubo.

Però, ecco, io proprio 'stavolta non lo capisco: rischi di trovarti a nuotare in un mare di fango, per non dire di un intero Paese in piazza pronto a spedirtici a calci nel sedere in Giappone. O no?

Mah. Magari son davvero io che.
TAG: nucleare, italia, giappone, berlusconi,
12.37 del 15 Marzo 2011 | Commenti (0) 
   
13 The big picture
MAR Segnalazioni, Prima pagina
Come in altre occasioni, nulla più delle immagini di Boston.com raccontano quello che le parole non sono in grado di raccontare.

TsunamiBoston.com
TAG: tsunami, giappone, boston.com, big picture
13.55 del 13 Marzo 2011 | Commenti (0) 
   


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