Orizzontintorno Carlo Paschetto
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21 Western Balkans/2: della guida nei Balcani
AGO Travel Log: Western Balkans
Siamo a Skopje, Macedonia. Ma ne parliamo un'altra volta. Parliamo invece della difficile arte della navigazione sulle strade dei Balcani.
L'altro giorno stavamo studiando la strada migliore per andare da Pristina, in Kosovo, a Podgorica, capitale del Montenegro. Son zone difficili da guidare, per l'orografia e la quasi totale assenza di infrastrutture, ma anche perché martoriate dalla guerra. Buona parte del Kosovo, fra l'altro, non è ancora transitabile in totale sicurezza, o perlomeno non è consigliabile provare ad attraversarla con un'auto targata Albania come la nostra cariola. Inoltre non tutti i valichi di frontiera sono aperti.
Comunque montagne, strade strette e asfaltate per modo di dire, parecchio trafficate anche da mezzi pesanti, passi a quote prossime ai duemila metri.

La carta stradale della Michelin e una rapida occhiata a Google Map indicano un percorso piuttosto "diretto", nel senso balcanico del termine, lungo la strada M9. Sono circa trecento chilometri con un paio di valichi che si preannunciano impegnativi, soprattutto fatti con la Cinquecento che abbiamo a noleggio, ma dovremmo cavarcela in sette-otto ore calcolate sulla base dell'esperienza dei giorni scorsi.
Solo che, se cerchiamo di fargli calcolare la rotta, Google ci fa passare più a nord, allungando il percorso attraverso il Kulina Pass, un altro scollinamento a quasi quota duemila. E non c'è verso di fargli cambiare idea. Non capisco perché.
Il Kulina Pass sembra più malleabile della M9, ma allunga parecchio e soprattutto ci spinge più a nord, che lipperlì non mi sembra un'idea grandiosa, visto che per ragioni di sicurezza è consigliabile rimanere il più a sud possibile della linea Pristina-Mitrovica e del confine con la Serbia.

Così ingrandisco la mappa di Google. E scopro che la M9, apparentemente, si interrompe proprio sulla linea di frontiera fra Kosovo e Montenegro. Come se mancasse un chilometro di strada. Eppure l'immagine da satellite conferma che la strada esiste ed è pure riportata dalla carta Michelin.

Kosovo1
La strada fra Pejë in Kosovo, e Andrijevica, Montenegro
Kosovo2
Il passo sulla frontiera: la strada si interrompe?
Kosovo3
Secondo l'immagine da satellite, no, e al massimo ingrandimento si vede bene

La mia compagna di viaggio e navigatrice ufficiale va così a caccia su internet e scopre un travel log recente scritto da una coppia francese che ha affrontato la M9 con una Renault Clio, riportandone un'esperienza piuttosto al limite: oltre ad essere sterrata per decine di chilometri, tutta in alta quota e molto esposta, pare essere così stretta che in alcuni punti hanno avuto difficoltà per riuscire a passare con la piccola Clio e raccomandano di evitarla assolutamente.
Infine, un'altra ricerca scaccia ogni dubbio: valico di frontiera chiuso. Esiste un solo passaggio aperto fra Kosovo e Montenegro, il Kulina Pass, che dunque andremo ad affrontare fra un paio di giorni. Insomma, tant'è, Google ha ragione contro tutti.
Ne consegue però anche la consapevolezza che, se ci fossimo affidati solo alle carte, ci saremmo trovati nei pasticci. Così decidiamo di verificare meglio tutto il percorso attraverso il Kosovo.

E insomma: domani partiamo per Prizren e Pristina. Così ingrandisco la mappa degli ultimi chilometri prima della capitale, anche per memorizzare il percorso che porta all'hotel che abbiamo prenotato.
E scopro questo:

Pristinaway

Ora, ipotesi per cui Google decide che a un certo punto dobbiamo uscire dall'autostrada e rientrare qualche chilometro più avanti, contromano, per poi fare un'inversione a U, considerando che secondo l'immagine da satellite l'autostrada continua ed è regolarmente trafficata:

a) È crollato un viadotto, o è stato minato.
b) Hanno usato l'autostrada (che in quel punto è indicata come aerodromska) per fare la pista dell'aeroporto di Pristina.
c) Il presidente del Kosovo l'ha chiusa per farne il suo parcheggio privato.
d) ...

(Continua, mi sa. Stay tuned...)
TAG: Kosovo, pristina, google, google map
01.01 del 21 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
21 Gegni
DIC Segnalazioni
Doodle
Il doodle di Google del 21 dicembre 2012
TAG: maya, google
00.13 del 21 Dicembre 2012 | Commenti (0) 
 
01 Tanto poi i Maya (che comunque non c'entran nulla)
GEN Diario, Web e tecnologia
Ho chiuso il 2011 scrivendo molto poco qua dentro: un solo post in tutto dicembre per buttar giù due cose mie, niente di che. Ho però scritto molto e partecipato altrove, smentendo peraltro me stesso come al solito.

Scrivevo, non molto tempo fa, del modo in cui stavo via via ridefinendo il mio rapporto con il web e i social network: soprattutto, della mia progressiva migrazione verso Google Plus a scapito di FriendFeed, accompagnata dal proposito di chiudere definitivamente l'account su quest'ultimo, e del rinnovato amore verso Twitter. A parte però consolidare effettivamente il rapporto con i cinguettii ed estendere la mia rete di collegamenti, nei confronti delle altre due piattaforme le cose sono andate esattamente al contrario del previsto, come del resto è accaduto per molti.
Esaurita la spinta propulsiva della novità, G+ è rapidamente diventato un deserto. Poco più di un repository di link da condividere, almeno per quanto mi riguarda e per l'utilizzo che ho poco a poco visto farne da parte dei contatti che appartengono alle mie cerchie. Interazioni pressoché nulle, partecipazione in caduta libera: per il social network che si proponeva come la vera alternativa a Facebook, ecco, non è che sia stato così un gran botto, al di là dei numeri che quotidianamente Google sfodera con gran clamore.
La verità, al solito, sembra essere ben diversa: passata la corsa ad accaparrarsi un account sull'ultimo social network alla moda, alla fine ognuno è tornato, o semplicemente rimasto, a casa propria. In particolar modo per quanto riguarda gli appartenenti alla ristretta comunità di FriendFeed.
È così accaduto anche per me: in punta d'abbandono, ho ripreso a scrivere parecchio proprio su FriendFeed e ad allargare, anche lì, la mia rete di relazioni sul web. Facendo anche selezione nei contatti, che è poi un po' la chiave perché la presenza nel contesto di un social network funzioni come nella vita di tutti i giorni (non uso di proposito il termine vita reale: chi mi segue da tempo sa che, per quanto mi riguarda, non faccio alcuna distinzione fra relazioni sul web e relazioni in carne ed ossa, un po' perché i due insiemi non sono del tutto mutuamente esclusivi, un po' perché continuo a sostenere che il modo in cui ciascuno di noi si propone in Rete non è affatto dissimile dal modo di rapportarsi nel quotidiano. Ma è un discorso lungo che porta altrove e, al solito, vado fuori tema).

Di recente Massimo Mantellini, che seguo da anni e che ho spesso citato fra queste pagine, ha scritto qualcosa di interessante a proposito dello stato di salute dei blog ai tempi di Facebook e dei social network, in particolar modo qui e qui. È un tema che in Rete ultimamente è abbastanza ricorsivo.
Personalmente mi ritrovo, al solito, a condividere parecchio di quel che va sostenendo, pur muovendomi da un punto di osservazione che, numeri alla mano, sta un paio di zeri al di sotto degli ordini di grandezza e degli esempi ai quali fa riferimento.
Bloggare stanca, eccome. E però resta il fatto che si blogga (o si dovrebbe bloggare) innanzitutto per dare una via di sfogo a una propria esigenza, a un gusto e a un bisogno personali, a prescindere dalla dimensione reale dell'audience.

Il pubblico di questo blog è ormai più o meno costante da anni e si attesta sui duemila visitatori al mese, con picchi di circa tremila in occasione, ovviamente, dei travel log. Di questi, ad occhio, un centinaio sono visitatori ricorrenti, affezionati, con alcuni dei quali nel corso del tempo si è anche stabilita una forma di colloquio alternativo e parallelo. Quando scrivo qui, lo faccio innanzitutto per soddisfare una mia esigenza personale di comunicazione che usa una grammatica e contenuti assai differenti da quelli che adotto e riverso nei social network; in seconda battuta, però, lo faccio anche per conservare - e perché mi piace conservare - questo dialogo con chi mi legge.
A parte i travel log, col tempo ho iniziato a scrivere, qua, di tutto un po'. Scrivo dei miei vasi, scrivo dei Tati, scrivo di politica, di cose mie, di pensieri inutili che talvolta mi attraversano, di tecnologia, di musica. Scrivo anche di meno, sì, perché ho frammentato quel che voglio dire indirizzandolo altrove a seconda del metro e del linguaggio, così come ho deciso qualche mese fa di eliminare i miei tweet dallo stream del blog. E però scrivo di più, nel senso che, se son qui, di norma mi faccio trasportare dalla scrittura.

È che questa è casa mia. Non lo è FriendFeed, non lo è Twitter, men che meno lo sono altri canali. Quel che scrivo qui rimarrà sempre, innanzitutto, mio. Quel che scrivo altrove, molto probabilmente, andrà perso nel mare della Rete, certamente fuori dal mio controllo.
Dunque Orizzontintorno resta ancora, e vive. Anche se, magari, mi vedete - e vedrete - di meno. Ma non è nemmeno detto.
Quel che è certo è che, perlomeno quest'anno, ho un solo progetto in cantiere e forse neanche quello. Non aspettatevi, dunque, grandi trasferte come nel 2011. Ma se passate e suonate il citofono, sempre qui mi potete trovare.

Sono stati un ultimo dell'anno e un capodanno strani, questi, per molti versi. Non c'entra nulla. Ma mi serve per riuscire a chiudere, anche questa volta, il post del primo dell'anno.
E stay tuned, come sempre.
TAG: friendfeed, twitter, google plus, blog
23.57 del 01 Gennaio 2012 | Commenti (2) 
 
11 Taglio e messa in piega
OTT Lavori in corso, Web e tecnologia
E' un pezzo che non scrivo qua dentro, più o meno da quando son rientrato dal Caucaso. Qualcosa nel cassetto, che rimando da giorni, ce l'ho, ma son cose futili, roba mia che non so dove altro mettere. Magari, dopo questo, provo a fare un po' d'ordine negli appunti.
Nel frattempo, con la complicità del solito Federico - che fa quel che io non so più fare ormai da tempo immemorabile, ossia tradurre in formato web quel che mi gira per la testa - con la complicità di Federico, dicevo, ho messo le mani nella manutenzione di Orizzontintorno, la cui attuale veste ha scollinato abbondantemente l'anno d'età: superato da un pezzo il periodo di collaudo, è venuto il tempo di dar qualche scalpellata di rifinitura qua e là.
I lavori sono tutt'ora in corso, nemmeno troppo dietro le quinte per la verità, ché ad esempio la sezione video è in fase di rimaneggio totale: non sappiamo proprio come farla in modo decente, procediamo a tentoni. Non che i relativi contenuti siano degni di nota, per carità, ma poiché nel corso degli ultimi viaggi ho indegnamente fatto lavorare un po' più del solito la videocamera dello smartphone, più per ragioni di memoria personale che altro, si vorrebbe qui fare un po' d'ordine conseguente.
Di altri piccoli interventi cosmetici non si accorgerà verosimilmente mai nessuno e dunque sorvolo direttamente.

Quel che invece sta cambiando rapidamente, negli ultimi tempi, sono la gestione della mia presenza in Rete e il mio approccio ai social network vari, l'ultimo aggiornamento in merito al quale avevo raccontato qualche mese fa. Ho dunque modificato di conseguenza anche l'integrazione dei miei vari webstream con questo blog.

Ho innanzitutto dato una sforbiciata ad alcuni account che, di fatto, non utilizzavo da tempo, e a registrazioni a servizi che non mi avevano mai convinto del tutto: primo, dunque, semplificare la mia identità on-line e dar meno roba in pasto all'indicizzazione di Google, che comunque, come regola, va sempre bene.
Non esisto dunque più né su iLike, né su Delicious (che ha onorevolmente svolto il suo compito per qualche anno, ma che ho egregiamente sostituito con Diigo), né, soprattutto, su Tumblr, che davvero non mi aveva mai catturato.
Sto seriamente pensando di rinunciare anche a Google reader: ormai praticamente tutti i feed ai quali sono iscritto fan capo a contenuti che vengono distribuiti dai relativi autori su mille altre piattaforme e dunque ho generalmente accesso ai medesimi post via Twitter, Google plus e Friendfeed.
Proprio sulla sovrapposizione ed integrazione di questi tre account mi sono fra l'altro soffermato.

Friendfeed sta francamente diventando un luogo sempre più infrequentabile, perlomeno per gente con poca inclinazione alle discussioni da condominio e da bar dello sport. Un anno e rotti fa, quando mi ero iscritto, cercavo un'alternativa efficiente a Delicious e a Twitter per la condivisione di contenuti generici con gli amici: un luogo dove segnalare link, articoli, foto ed altro materiale trovato in giro, che si prestasse ai commenti (dunque non Delicious) e che contemporaneamente mi permettesse di indirizzare questo genere di dialogo al di fuori del blogging tradizionale (quindi senza utilizzare il blog di Orizzontintorno, o Twitter).
Oggi con Google plus soddisfo questo requisito in modo molto più efficace: quasi tutte le persone con cui ho piacere di condividere contenuti hanno sia l'account su FriendFeed, sia su G+, e dunque non c'è ragione, per me, di continuare ad usare il primo, perlomeno con lo scopo originario.
Di conseguenza ho sganciato definitivamente il widget di Friendfeed dal blog di Orizzontintorno, ho lucchettato l'account, chiudendolo così all'indicizzazione dei motori di ricerca, e ho trasferito su Google plus il mio stream di condivisione contenuti. Mi piace di più la gente che lo frequenta, mi piaccion di più le discussioni, gli amici che avevo su FriendFeed son quasi tutti anche lì e, non ultimo, non c'è (ancora) la maniacale proliferazione di gattini fra le palle. L'unico neo, a voler ben vedere, è l'impossibilità (per ora?) di poter integrare dentro ad Orizzontintorno un widget con il flusso di G+ in modo analogo a quanto accadeva con FriendFeed, ma pazienza.
Credo a questo punto che a breve cancellerò anche l'account di FriendFeed. Tuttavia, per il momento lo uso - mio malgrado - come luogo di cazzeggio e discussioni da ascensore. Cercando di filtrare perlomeno i gattini.

Nella pagina del blog di Orizzontintorno il posto del widget di FriendFeed è ora occupato da quello analogo di Twitter. Sto tornando al mio primo amore: ho sempre amato il microblogging nello stile di Twitter ed un'altra delle ragioni per cui invece mi sono disaffezionato del tutto a FriendFeed è la recente impossibilità di indirizzare i contenuti di quest'ultimo su Twitter, come invece si poteva fare fino a qualche mese fa. Anche il percorso inverso è ora possibile solo utilizzando plugin di terze parti, come Advanced Tweets.
Insomma: da una parte FriendFeed sembra ormai più una nave alla deriva priva di timone, dall'altra Twitter e G+ sono ora facilmente integrabili e dunque, per quel che mi riguarda, posso riversare in modo selettivo il flusso di G+ dentro a quello di Twitter e da lì nella pagina di Orizzontintorno. Esattamente quel che voglio.
Di più: ho eliminato l'indirizzamento dei miei tweet all'interno della cronologia del blog di Orizzontintorno, come siete stati abituati a vedere fino a ieri. I tweet rimangono ora confinati nel widget a lato e non si inseriscono più nel flusso del blog, a meno di occasioni speciali che posso opportunamente filtrare (ad esempio, quando sono in viaggio e il microblogging via Twitter diventa, di fatto, il mio blog principale). Niente più retweet, né messaggi di Foursquare rimbalzati su Twitter e da lì al dentro al blog di Orizzontintorno.
La pagina del blog torna ad essere pulita e riservata solo ai post lunghi, nativi di Orizzontintorno, come questo.

Infine, mantengo il profilo professionale su LinkedIn, sempre sganciato dalle integrazioni con altri social network.
TAG: friendfeed, twitter, google plus
09.09 del 11 Ottobre 2011 | Commenti (2) 
 
20 Uno in (G) più
LUG Web e tecnologia, Lavori in corso
Colgo lo spunto dall'interessante analisi di Alessandra per fare un po' d'ordine, almeno per quei quattro gatti che mi seguono ostinatamente e ai quali sono particolarmente affezionato.
Come molti altri, grazie alla presenza su Friendfeed, ho avuto anche io un invito per unirmi agli early adopter di Google+, dentro al quale bazzico dunque ormai da più o meno tre settimane, il che ha ulteriormente frammentato la mia vita digitale, già assai distribuita un po' ovunque con l'unica eccezione, confermata e consolidata, di Facebook (me lo continuano a chiedere tutti, ma come, non sei su FB? No, non ci sono, né mi interessa entrarci. Magari prima o poi approfondirò il tema).

Ho già accennato molto brevemente altrove al fatto che a me, Google+, tutto sommato piace, pur con tutti i suoi evidenti limiti attuali, che è piuttosto lecito supporre siano in gran parte un semplice fatto di beta release. Per dire, non credo durerà molto la barriera all'importazione dei feed esterni nel mainstream, attualmente il principale ostacolo che si oppone alla resistenza dei più a migrare definitivamente verso G+ da altre piattaforme come Friendfeed, anche perché in caso contrario è assai probabile che Google Plus andrebbe rapidamente incontro al destino del suo sfortunato precedessore, Wave.
Fra l'altro, come ho osservato altrove, già il fatto che lo stream di Buzz non sia integrato nel mainstream di G+ è piuttosto sconcertante ed irritante. Attendiamo fiduciosi.

A parte ciò, non voglio addentrarmi qui nell'ennesima analisi socio-cultural-nerd dell'ultimo arrivato sulla inflazionatissima scena dei social network. Do fiducia a Google Plus soprattutto perché, personalmente, un po' mi piace fare il pioniere (anche per mestiere, del resto) e un po' perché tanto sono già da tempo inesorabilmente Google addicted, con buona pace degli altrui timori per cui meno si sa in giro chi siamo e cosa facciamo, meglio è: quel che penso in merito è, in un parola, bah.
Uso GMail da sette anni ed ormai tutti i miei account di posta sono residenti a Mountain View, ho un profilo Google completamente pubblico, il mio feed reader di default è Google reader, Orizzontintorno è agganciato a Google analytics e fa uso delle Google apps, ho un account Picasa, mi picchio con la Google agenda da mesi e all'occorrenza anche con Google docs, e infine ho tutta la storia dei miei viaggi regolarmente mappata sul mio account Google maps, dove peraltro apro ormai in anteprima gli itinerari delle mie prossime avventure a zonzo per il mondo e grazie al quale sto pure conducendo qualche esperimento di map-collaboration.
C'è forse qualcosa che Google di me non sa ancora? C'è forse qualcosa che Google, peraltro, sa più di quanto non sappiano già la mia banca, la società Autostrade che mi traccia col telepass, gli istituti che emettono le mie carte di credito, la compagnia telefonica che traccia il mio cellulare, lo Stato che traccia le mie transazioni economiche, eccetera?

Dunque, più o meno l'organizzazione temporanea che mi sono dato, allo stato attuale, è questa.

Al blog su Orizzontintorno sono ormai riservati in linea di massima solo i travel log estesi, i post lunghi(ssimi) e qualche incursione fotografica spot. Il resto del sito, come già anticipato, è work in progress, ché sto lavorando (con i soliti tempi biblici) alla ristrutturazione totale dell'archivio fotografico e ad altri piccoli enhancement.

FriendFeed lo uso sia per condividere contenuti altrui pescati in giro per il web, sia per chiacchierare del più e del meno con i miei (pochi) contatti, sia per blogging a carattere sintetico ed eterogeneo, roba che ormai con Orizzontintorno ha un po' poco a che fare. Uso FF anche come aggregatore dei miei contenuti su YouTube, Google reader e Diigo, che da qualche tempo ho adottato al posto di Delicious.
Tutti i post su FriendFeed vengono importati sia dentro a uno specifico widget inserito nella pagina del blog di Orizzontintorno, al di fuori del mainstream, sia dal mio account su Twitter.

Su Twitter indirizzo di regola il microblogging di viaggio ed eventualmente, in assenza di un pc a portata di mano, altri tweet isolati, questi ultimi essenziamente per ragioni di comodità, ché il client di FriendFeed per il mio HTC fa schifo mentre quello per Twitter funziona decentemente. I tweet vengono importati nel mainstream del blog di Orizzontintorno, a meno che non provengano da Friendfeed: ciò per evitare una ridondanza di contenuti poiché, come detto, quel che scrivo su FF va già di suo nella pagina del blog.
Sto peraltro studiando il modo di filtrare ulteriormente i tweet importati, proprio per evitare che qualunque stupidata occasionale e commento io posti su Twitter vada a finire dentro al blog.
I post di Orizzontintorno fanno invece il percorso inverso e vengono importati automaticamente su Twitter, così come i miei check-in su Foursquare (che di conseguenza, passano anche da Twitter al blog di Orizzontintorno).
In altre parole, Twitter è in questo momento il mio aggregatore principale.

L'introduzione di Tumblr come aggregatore ultimo di tutto 'sto ambaradan non ha mai funzionato un granché. A quanto pare Tumblr, se abbandonato a se stesso come faccio io, importa un po' quel che gli pare con frequenza del tutto casuale.
Son sempre lì lì per cancellare l'account, ma tant'è.

LinkedIn è scollegato da tutto: lo uso solo ed esclusivamente per mantenere il network professionale. Una volta lo avevo aperto all'importazione di Twitter, ma ho sganciato anche quel collegamento.

L'introduzione di Google Plus ha un po' scombussolato e complicato il panorama, soprattutto perché, come detto, non importa i contenuti degli altri sn, né in teoria li esporta, a meno di qualche app sviluppata ad hoc da terze parti. Poiché proprio grazie ad uno di questi plug-in riesco per il momento ad esportare G+ verso FF, sto pian piano migrando il ruolo di FriendFeed a Google Plus. Nel momento in cui dovesse essere possibile includere lo stream di G+ dentro Orizzontintorno, e sostituire dunque il widget di FF, è probabile che vada verso l'abbandono totale di quest'ultimo. Del resto ormai sono in parecchi a ritenere che, da quando è stato acquistato da Facebook, FriendFeed abbia i giorni contati. Non a caso buona parte dei suoi utenti sta migrando proprio verso il nuovo social network di Mountain View.

E' probabile quindi che nel giro di qualche mese mi assesti definitivamente distribuendo i miei contenuti in tre luoghi: travel blog e post lunghi di approfondimento su Orizzontintorno, microblogging di viaggio su Twitter (importato sul blog di Orizzontintorno) e tutto il resto su G+. Sempre che Google mantenga le promesse.

SN
Relazioni fra i miei social network
TAG: google plus, googleplus, g+, friendfeed, twitter, foursquare, social network
09.45 del 20 Luglio 2011 | Commenti (0) 
 
13 Di Twitter e dintorni
OTT Web e tecnologia
Per quanto appartenente alla comunità dei perennemente e (potendo) ovunque connessi da prima ancora che internet fosse internet, da qualche tempo ci vado piano con le iscrizioni ai social network di qualunque natura. Un po' per non perdere il controllo della mia identità digitale, sempre più pubblica e sempre più destinata ad essere tanto incancellabile quanto consultabile dalle sorgenti più inimmaginabili; un po' per non adeguarmi inutilmente alle evidenti ridondanze e sovrapposizioni degli strumenti web di condivisione dei contenuti che ormai dilagano ognidove; un po' per focalizzare quegli stessi contenuti che voglio condividere, controllandone l'effetto dispersivo e il sempre maggior pericolo di looping nelle sincronizzazioni reciproche fra i vari account.

Di Twitter ho seguito fin dall'inizio l'evolversi della diffusione con poca convinzione, molte perplessità e un po' di normale curiosità geek. Non riuscivo a farmi un'opinione specifica in merito, né a chiarirmi a che potesse servire a me, in veste di titolare di un sito web con blog e feed annessi, dunque già condivisore di contenuti rispetto ad una comunità di persone, identificabile con i miei lettori, senza alcun obbligo per i medesimi di doversi registrare ad un servizio specifico per accedere, né limite architetturale imposto a monte.
Mi son comunque iscritto a Twitter un anno fa, con il semplice obiettivo di provare ad usarlo per un po' e vedere se mi catturava.
Dieci mesi ed oltre quattrocento cinguettii dopo, Twitter è ormai lo strumento che più accompagna le mie scorribande e al quale affido contenuti con maggior frequenza, al punto da essere la prima applicazione accessibile dal menù contestuale del mio smartphone.
Questa nuova versione del blog di Orizzontintorno è del resto stata in parte costruita proprio attorno all'integrazione con le API di Twitter.

Uso Twitter con un obiettivo specifico, che è poi quello evidente per cui è stato inizialmente concepito: il microblogging. Twitter è lo strumento perfetto per l'instant publishing del pensiero che ti attraversa la testa e che vale solo in quel momento. Del commento che affideresti al tuo compagno di viaggio, se non fosse che in auto sei dai solo. Della foto senza foto (per quanto, parlando di ridondanza dei social network, adesso sia possibile anche twittare immagini, ad esempio tramite il server di Twitgoo).
In viaggio Twitter è fantastico, è il realizzarsi ultimo della visione di Wim Wenders in Fino alla fine del mondo: viaggio, vedo, penso, catturo e condivido: parole e immagini, nell'istante esatto, nello spazio di 140 caratteri. Telegrafico, essenziale. Ti insegna ad essere estremamente sintetico e diretto, che è poi l'esercizio più difficile.
Càpita di buttar giù il testo di corsa, sforare del 300% con i caratteri e dover ridurre all'osso per poter inviare il messaggio, cercando di non alterare il significato né lo stato emotivo dietro il messaggio stesso.

Ho l'impressione che Twitter non sia amato proprio da chi ha un pessimo rapporto con la sintesi. Noto peraltro una continua migrazione locale ("locale" nel senso che credo sia un fenomeno limitato alla community italiana) di utenti Twitter verso FriendFeed, grazie alla possibilità di sincronizzare i contenuti dei due account. In particolare, mi sembra che sempre più utenti Twitter aprano un account FriendFeed ed utilizzino quest'ultimo come strumento di microblogging e discussione, ribaltandone poi i contenuti in automatico sull'account Twitter originale.
Naturalmente anche io ho un account su FriendFeed, che però uso in modo differente, credo anche in questo caso con uno spirito più prossimo a quello per cui è stato ideato. A Friendfeed affido la condivisione immediata di quanto trovo in Rete e che mi sembra possa essere interessante per la mia community di lettori. Si tratta dunque quasi sempre di semplici link, al massimo con qualche commento personale accessorio. In questo senso mi sta un po' cannibalizzando Delicious, al quale mi ero registrato tempo addietro con il medesimo scopo.
Oggi suddivido i contenuti perlopiù indirizzando su Delicious solo quei link che voglio in qualche modo taggare e conservare, a mo' di archivio e per eventuali future ricerche, mentre mando su Friendfeed tutto quel che mi pare di consumo esclusivamente immediato. Entrambi gli account sono aperti alla community e la replica è monodirezionale: quel che va su Delicious va anche su FriendFeed, ma non viceversa. Fra parentesi, convoglio su FriendFeed anche i post che condivido attraverso Google Reader, sul quale ho l'ennesimo account e che uso come feed reader standard.

A differenza di quanto osservo accadere nelle community di Twitter e FriendFeed, con l'avvio del nuovo sito di Orizzontintorno ho sganciato il legame fra i miei due account, in modo che non si alimentino più vicendevolmente e non diano luogo a ridondanze. Contemporaneamente, ho eliminato la replica incrociata fra i due social network ed i post del blog, cosicché quanto viene pubblicato su Orizzontintorno non venga a propria volta inutilmente ridondato. Adesso indirizzo a senso unico i contenuti di Twitter all'interno della cronologia del blog, conservandone dunque la natura intrinseca, e lascio quel che condivido su FriendFeed nella colonna di segnalazioni qua a lato. Mi sembra una ripartizione coerente dei contenuti.
Grazie a questa suddivisione posso dunque bloggare rapidamente via Twitter, lasciando perlopiù ai post veri e propri di Orizzontintorno argomenti tipicamente oggetto di approfondimento, che richiedono maggior tempo per essere sviluppati (come questo, ad esempio), decontestualizzati da un particolare istante temporale.
In viaggio, poi, Twitter fissa brevemente gli eventi nell'istante in cui accadono, il blog è il diario vero e proprio. Twitter è la Polaroid, il blog è la galleria fotografica post-prodotta. Mi sembra funzioni.

La migrazione d'uso, invece, che sta accadendo in Rete da Twitter a FriendFeed (attorno al quale, peraltro, si continua a vociferare di un ciclo di vita a breve termine) mi convince poco. Oggi accade che su FriendFeed fioriscano thread chilometrici in occasione di determinati eventi (ad esempio, durante il messaggio video di Fini sulla questione della casa a Montecarlo, o nel corso di trasmissioni televisive particolarmente al centro di polemiche), all'interno dei quali si dibatte in diretta dell'evento in sé, che poi è esattamente quello che accadeva ed accade tutt'ora con gli analoghi thread su Twitter, che su questa potenzialità è nato e si è diffuso.
A livello di interfaccia Twitter è un po' più spartano, e del resto è sempre stata la sua impronta caratteristica. I singoli tweet riferiti ai thread rimangono dispersi nel flusso informativo complessivo che scorre dentro alla propria schermata principale, a meno di non visulizzare direttamente i contenuti del solo #thread a scapito degli altri. FriendFeed aggrega un po' meglio i contenuti, consente di essere più prolissi, dà spazio ai commenti sul singolo post. Ma, appunto, mi pare un'altra cosa rispetto a Twitter: ho l'impressione che migrare da Twitter a FriendFeed solo per superare i limiti del primo sia un po' come passare dalla canoa alla vela perché in canoa non si sono le cuccette (è un paragone un po' contorto, ma non me ne vengono di migliori, così su due piedi).

Due parole anche su geolocalizzazione. Io sono registrato su Latitude, che è ovviamente attivo (quando voglio che lo sia) sul segnale del mio smartphone. La combinazione di Twitter con la geolocalizzazione su Latitude mi permette di fare del full-liveblogging quando sono in viaggio. Di più, integrando Twitter con Twitgoo posso anche postare immagini, taggarle, georeferenziarle e commentarle in tempo reale. Per le ragioni esposte all'inizio ed (anche) per quest'ultimo motivo non sono registrato ad esempio su Foursquare: nel mio caso sarebbe solo l'ennesima frammentazione della mia identità digitale, per usufruire di un servizio con qualche accessorio in più rispetto agli obiettivi che mi pongo nell'aprire l'accesso alla mia geolocalizzazione (e peraltro son già profilato anche su TripIt).

Da Facebook continuo invece a tenermi ben alla larga, per tutta una serie di ragioni legate a quanto talvolta condivido via FriendFeed, per le note questioni sulla esplicita allegra open-policy di Facebook relativamente alla condivisione dei contenuti e dei dati personali, e non ultimo per l'inutilità generale di possedere un profilo su FB avendo già da anni un intero sito personale ben indicizzato.
Verso FB, peraltro, son prevenuto da sempre: mi sembra, probabilmente senza ragione alcuna, un prodotto di per sé assimilabile ai viaggi a Sharm tutto compreso. Perfetto per l'uso di massa del web e per far saltare il digital divide a gran parte dell'umanità che di internet non ha in realtà la benché minima ragionevole cognizione, o che ne ha una visione ancora ferma a dieci anni fa.
In fondo, Facebook nel 2010 altro non è che il telefonino nel 2000.
TAG: twitter, friendfeed, blog, google latitude, delicious, social network
00.02 del 13 Ottobre 2010 | Commenti (1) 
 
01 Svegliarsi con quel motivetto in testa che fa...
SET Web e tecnologia, Coffee break
Non è vero che su internet puoi trovare qualunque cosa, o perlomeno che ci riesca Google.
Ad esempio, il testo di Bom de de bom bom di Augusto Martelli.

Per dire.

Adesso scrivo a Mountain View.
TAG: augusto martelli, google
17.26 del 01 Settembre 2010 | Commenti (0) 
 


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