Orizzontintorno Carlo Paschetto
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27 Qualcosa (non) di sinistra
NOV Prima pagina, Politica
Alcune cose che non ho bene a fuoco, ma provo ad abbozzare.

Tipo: si può dire quel che si vuole, compreso dell'opportunità o meno di Bersani di salire sui tetti (mah). Però, quel che più mi lascia perplesso, è che ascolto la Gelmini, Bocchino e Lupi, ospiti da Vespa (che, per inciso, non sopporto, ma passavo di lì), e capisco bene quel che dicono al di là che del condividerlo o meno. Lupi poi mi sembra persino più lucido del solito. Sarà che fra "colleghi" runner.
Poi ascolto il senatore Latorre (chicazz'è?) del PD e mi cascano le balle braccia, ché non c'è verso che risponda alla domanda, diretta, di Vespa: in definitiva, cosa perdono gli studenti con questa riforma universitaria?.
E' che è stramaledettamente palese che, semplicemente, non lo sa. Non risponde perché non lo sa e non sa che diavolo rispondere. Per dieci minuti di seguito, incalzato da quest'unica domanda, brancola nel buio, si agita dentro ai suoi massimi sistemi parlando di futuro, di speranza, di generazioni, ma una qualunque accidenti di risposta alla domanda no, niente, non riesce a darla. Non sa nemmeno di cosa sta parlando. Fa opposizione semplicemente negando alla cazzo le tesi dei suoi interlocutori e la posizione del Governo, senza alcuna argomentazione da contrapporre, lisciando del tutto la domanda.
Chi ce l'ha mandato? Non c'era proprio nessuno un po' più preparato del senatore Latorre sul tema della puntata, fra le file del PD, da contrapporre al fuoco incrociato Vespa-Bocchino-Gelmini-Lupi? Dove, per inciso, vi faccio notare che il correttore automatico di questo editor mi sottolinea solo Gelmini, dandomi per buoni gli altri tre...

Il dramma è che il senatore Latorre, che dovrebbe in teoria rappresentarmi, rappresenta invece benissimo lo stato confusionale totale nel quale versano il Partito Democratico e l'opposizione tutta, sempre più imbarazzanti nel loro annaspare a sollecitare nientepopodimeno che un segnale dal compagno Fini affinché dia la spallata definitiva al suo ex-amico Silvio, laddove la controproposta politica dell'opposizione antiberlusconiana (e già "opposizione antiberlusconiana" racchiude in sé tutta la miseria in cui versano oggi le forze antagoniste del Governo) è ormai ridotta solamente a chiedere all'ex-delfino di Almirante di far cadere, lui, l'Esecutivo del quale è alleato, non avendo peraltro una qualunque alternativa da mettere in gioco.

E poi? Anche cadesse davvero?

Perché è chiaro, vero, che se andiamo alle elezioni domani ristravince Berlusconi? Ma ve li immaginate, dopo, lo scassamento e i deliri di onnipotenza?

E non è solo per questo che Berlusconi deve andare avanti a governare, dopo la sfiducia (ammesso che ci sia) ed un opportuno rimpasto.
Berlusconi deve andare avanti a governare perché nei Paesi normali funziona, semplicemente, così (e certo, nei Paesi normali non c'è Berlusconi, ma questo è un altro discorso).

Se non sbaglio, oggi governano in minoranza Obama, Sarkozy, Merkel, Zapatero e a naso direi anche Cameron, ché non seguo molto la politica britannica ultimamente (non che le altre, a dirla tutta). Epperò governano lo stesso, perché hanno un mandato dagli elettori per farlo e gli elettori, se sarà il caso, li rimanderanno a casa a tempo debito, alla scadenza del mandato stesso. A nessuno, nei loro rispettivi Paesi, viene in mente di chiederne le dimissioni.
Poi, per carità, si può opporre che nessuno di loro è però coinvolto in scandali sessuali e in processi penali, ed infilarsi a pesce nella questione morale: del resto Clinton rischiò l'impeachment per un pompino. Ma qui si sta parlando di Costituzione e delle tavole della Legge e sono certo che nessuno di noi ha seriamente pensato che Clinton dovesse andare a casa per colpa della Lewinsky (ok, ok, il caso Lewinsky non era nemmeno lontanamente paragonabile a quel che sembra accadere fra Arcore e Palazzo Grazioli, né portava con sé le relazioni amichevoli con Putin e Gheddafi, e la Carfagna, Santanché, Carlucci, Frattini, La Russa, Gasparri, Calderoli, Cicchitto, Capezzone, ... va bene, mi arrendo: avete ragione, lo so, ci ho provato).

Poi.

Io, di Saviano, penso questo. Penso che faccia un po' il paio con quello che scrivevo tempo fa dei giovani freak.
A me le cose che Saviano racconta non sembrano affatto fuori dal mondo, anzi, né peraltro queste gran rivelazioni messianiche. Ci credo e sono certo che ci credete anche voi. Ci crediamo tutti, ci mancherebbe, perché noi siamo i buoni. Le diamo addirittura per scontate.
Non è agghiacciante, a pensarci un attimo?

Lo sappiamo che è così. Ci indigniamo perché una parte della classe politica attacca Saviano e immediatamente, di conseguenza, Saviano diventa il paladino di noi buoni. Di là il cattivo Maroni, che per una settimana fa il tour del force di tutte le trasmissioni televisive per rispondere alle accuse di Saviano (eccheppalle anche Maroni che frigna con il diritto di replica: non ha fatto altro che replicare per sette giorni consecutivi su qualunque Media nazionale).
Ma il fatto è che Saviano, oltre ad essere secondo me uno scrittore bravino, ma non fenomenale (io Gomorra l'ho letto: è interessante ma noioso a tratti, se vogliamo parlarne in termini di stile e di coinvolgimento nella lettura), non è al contrario un attore, né un personaggio televisivo. E dunque i suoi monologhi sono - lo dico? - pallosi.

Ora, prima di essere seppellito dalle facili obiezioni sul fatto che al fenomeno Saviano non viene richiesto di essere brillante, ma che è importante quel che dice, torno sul punto che mi sta qui a cuore: quel che dice, a me - ma sono certo che anche a tutti voi - non sorprende affatto. Peggio: non dice nulla di nuovo, nulla che in fondo non sapessimo, o anche solo immaginassimo già.
Quel che Saviano fa è mettere ordine. Fa nomi e cognomi, date, documenta, traduce in realtà tangibile, o perlomeno in cronaca credibile, quel che tutti respiriamo ma al quale non riusciremmo altrimenti a dare un volto, né una rappresentazione concreta. Ci mette la sua faccia e rischia pure la pelle nel mettercela.
Tanto di cappello, ci mancherebbe, e per fortuna che libri come Gomorra (che, insisto, a me non ha fatto impazzire) esistono e vengono letti da milioni di persone. Ma.

E dunque?
Cioè: e quindi cosa succede dopo che Saviano ha parlato (e scritto)?
A chi o a cosa serve il fatto che Saviano ci metta la faccia, a parte far fare dieci milioni di spettatori a RaiTre in prime time?
Ma a voi non sembra surreale tutto questo?

Com'è che tutti sappiamo, tutti immaginiamo, tutti eggià Saviano, e bravo Saviano, ecco uno che dice le cose come stanno, e bla bla bla, e poi però non accade nulla di nulla (a parte i numeri di Maroni, naturalmente, e l'arresto di Iovine che verosimilmente nulla cambierà più di tanto, come quello di Provenzano al tempo)?
Meglio: cosa ci aspettiamo o aspetteremmo che accada come conseguenza del fatto che Saviano vada in tv e faccia dieci milioni di spettatori, a parte far incazzare Maroni e fare indignare noi del fatto che Maroni s'incazzi?
Perché alla fine si traduce tutto in questo.
E' colpa nostra se nulla cambia a fronte del e nonostante il fenomeno Saviano? Me lo chiedo davvero, non è una domanda retorica. E se sì, dunque che dobbiamo fare? E se no, è colpa della classe politica? Ma se la classe politica è ben quella che Saviano stesso attacca, e se i politici son quelli che ormai si votano fra loro e si autoeleggono, che mai dovrebbe accadere di così rivoluzionario in conseguenza delle due ore totali di noiosissimi monologhi di Saviano in tv?

Mi sfugge il disegno complessivo, la sua declinazione ultima. Perché se il fenomeno Saviano nulla muove che già non si muova di moto proprio, né su quel movimento riesce ad influire in qualche modo, cos'è che applaudiamo in Saviano stesso, detto che il monologo, di per sé, è appunto noioso?
Allora preferisco, per assurdo, Grillo.

Così, solo per dire e per il gusto di fare un po' di polemica gratuita, né?
TAG: saviano, vieni via con me, berlusconi, sinistra, governo, fazio, gelmini
00.48 del 27 Novembre 2010 | Commenti (3) 
 
31 In estrema sintesi
OTT Mal di fegato
Ogni volta che sento parlare Capezzone provo l'irrefrenabile desiderio di vivere in una capanna di paglia nella foresta equatoriale dell'Uganda.
TAG: capezzone, governo, politica
13.04 del 31 Ottobre 2010 | Commenti (0) 
 
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