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09 Iceland/6: shots from Krafla [8 aprile]
MAG Travel Log: Islanda
Al Krafla siamo soli. Il vento è ancora intenso sebbene sia un po' calato, la temperatura è molto rigida, siamo sempre sotto zero.
Quassù, sull'orlo della caldera attiva, dispersi in mezzo a una pianura infinita di ghiaccio e lava disseminata di coni vulcanici che sbuffano ed emettono gorgoglii sordi, e pozze di fango ribollente che si aprono in mezzo alla neve, quassù sembra di essere su un altro corpo celeste.
Sulla Luna, dove la lava è nera. Su Marte, dove la terra e le rocce sono color ruggine. All'inferno, se preferisci.
Oppure potresti essere in mezzo all'Antartide, o in Groenlandia, anche.

Quassù l'isolamento è così totale e primitivo che l'unica cosa a cui riesco a pensare è che vorrei avere il mio zaino, i ramponi, la tenda, gli sci, e partire. Allontanarmi verso una direzione a caso.
Invece risaliamo sul fuoristrada, che nonostante i danni della tempesta di ieri e la spia gialla misteriosa ancora sta in marcia, lo tiriamo fuori dal deserto di neve nel quale lo avevamo abbandonato per salire a piedi fino al bordo del cratere, e ripartiamo. Abbiamo davanti meno di duecento chilometri oggi, come al solito tutti spettacolari.

Fermandoci a scattare fotografie ad ogni metro, e dopo una dovuta sosta alle cascate di Goðafoss, alle cinque del pomeriggio raggiungiamo infine Akureyri, la seconda città dell'Islanda. Un villaggio di diciassettemila abitanti appoggiato in fondo a un fiordo sulla costa settentrionale.

Alla reception dell'hotel lavora una ragazza italiana, arrivata qui da pochi mesi. Ci racconta che la comunità italiana di Akureyri conta ben sei persone: troppe, aggiunge lapidaria. Dice che a Reykjavík c'è troppo casino, ci sono sempre turisti e trovi tutto facilmente. E poi, due voli e sei in Italia. Da qui, se hai bisogno di rientrare rapidamente, devi metterne in conto almeno uno in più.
Da quando sono qui, lei e il suo ragazzo (un altro dei sei italiani), hanno visto l'aurora una volta sola. Chiacchierando, si intuisce che non gliene frega nulla. Sono solo in fuga, un po' a caso, pare.

Trascorriamo una piacevole serata in un ristorante di Akureyri. Cade qualche fiocco di neve. Mi trasferirei ad Akureyri? Soprattutto, mi trasferirei ad Akureyri invece che a Reykjavík?
Sì, credo di sì. Credo di capire.

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Il cratere ghiacciato del Viti, area del Krafla
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Hverir
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Goðafoss
TAG: islanda, krafla, hverir
21.05 del 09 Maggio 2015 | Commenti (0) 
 


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