Orizzontintorno Carlo Paschetto
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23 New kids on the blocks
SET Lavori in corso
Ho finalmente completato le schede dei due viaggi estivi alle Canarie e nei Balcani. In linea, come al solito, itinerari, appunti, fotografie, videoclip (uno solo per la verità, messo insieme con qualche spezzone girato alle Canarie) e una nuova sezione specifica di foto panoramiche.

E niente, ora devo anche trovare il tempo di rifare a ritroso tutte le schede e l'archivio fotografico dei viaggi ante 2010, e soprattutto mettere su le ultime cinque tappe del Progetto 110 che ho inanellato quest'estate e che ancora giacciono fra i meandri del mio hard disk.

TAG: canarie, fuerteventura, lanzarote, balcani, tirana, kosovo, macedonia, montenegro
17.45 del 23 Settembre 2013 | Commenti (0) 
 
13 Canarie/4: fino all'inizio del mondo
AGO Travel Log: Isole Canarie
A parte abitare sotto al vulcano. Che, dite voi, embè? Anche a Napoli se è per questo. Però qui non è che abitiamo sotto al vulcano per dire. Cioè, il cratere lo abbiamo a non più di due-trecento metri dalla porta della nostra camera d'albergo, che peraltro è costruito in mezzo a una colata lavica e, per la cronaca, i vulcani di Lanzarote non sono esattamente silenti.
Ché, per inciso, a Lanzarote di vulcani ce ne sono più di trecento, in un fazzoletto di terra grande come l'Elba. Che se la vedete dall'alto, Lanzarote, (provate con Google) vi sembra una fetta d'Emmenthal, o più propriamente Marte. Anche perché è perlopiu rossa e nera, con striature giallastre e ocra qua e là. Ma soprattutto, in effetti, nera.

Lanzarote, per dirvela tutta, è un'unica, devastante, angosciante, spaventosa, infinita pianura di lava nera quasi priva di vita, dalla quale emergono un numero spropositato di coni vulcanici rossi perfettamente regolari nella loro forma e, più o meno, distribuzione. È esattamente quello che potreste immaginarvi essere stata l'alba del nostro pianeta e perciò drammaticamente bellissima e commovente.
Qua e là, fra i miliardi di metri cubi di lava accumulatisi nel corso delle devastanti eruzioni degli ultimi tre secoli, la vita: i licheni che iniziano a ricoprire la lava più vecchia; piccoli rovi spinosi e cespugli che si aprono la via fra i duri cristalli di olivina e gli affilatissimi sassi di lava; microscopici insetti che sopravvivono grazie alla rugiada notturna e alle particelle trasportate dall'Aliseo, che comunque qua spira con meno violenza e costanza rispetto alla vicina Fuerteventura.
E poi le surreali e del tutto fuoriposto aziende agricole locali, che sfidano il territorio infernale coltivando la pianta dell'aloe e la vite per la produzione della Malvasia, i prodotti più celebri di Lanzarote, strappando alla lava assurdi campi neri punteggiati di piante verdissime, geometricamente ineccepibili nel mosaico di rettangoli e semicerchi che disegnano a volte per chilometri.

Lanzarote, pochi metri sotto al suolo, è così rovente che a Timanfaya ci cuociono le bistecche col calore che esce dai crateri e ti fan vedere come la paglia prenda fuoco immediatamente, se la butti dentro a una buca scavata per un braccio di profondità.
Lanzarote è così estrema che a tratti ti mette angoscia e ti fa paura, se ti fissi un po' a pensare ai cataclismi che la gente di quaggiù ha visto e vissuto nei secoli passati.
Lanzarote, a tratti, ti fa sembrare uno scherzo i cirques de La Reunion, che ancora me lo ricordo bene, io, com'è dormire sotto al Piton de la Fournaise, che sbuffa ed è alto il triplo.
Ma qui dormiamo a fianco del cratere, capisci? Proprio a fianco. Perché qui la lava è davvero ovunque, non c'è un metro quadrato libero, sull'isola.

E poi le nebbie. Le nebbie perenni sull'oceano che la circondano, Lanzarote. Per cui, da dentro, vedi l'incredibile muro di nebbia che ti circonda e ti nasconde al mondo, mentre tu cuoci sotto al sole tropicale e sopra al vulcano, preso fra due fuochi - è il caso di dirlo, e ti immagini che doveva essere per i navigatori del quattordicesimo e quindicesimo secolo arrivare qui, con le caravelle, alla fine del mondo conosciuto, e trovarsi davanti a questo oceano di acqua, fuoco e nebbia. E pensi a Colombo che ha fatto l'ultima tappa qui, prima del grande balzo verso le Indie.

E poi pensi a Marte e all'uomo che verrà. E ti chiedi, per un istante, se davvero vorresti essere lui.

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Playa Quemada, Lanzarote
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Area vulcanica di Timanfaya, Lanzarote
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Isla Graciosa, a nord di Lanzarote
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Playas Caletones, Lanzarote
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Orzola, Lanzarote
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La caleta de Famara, Lanzarote

[Nota: questo post, foto e testo, è stato tutto elaborato, scritto e impaginato solo con lo smartphone. Che, per carità: comodissimo non viaggiare più con la reflex e, soprattutto, il PC. Ma anche che duepalle.]
TAG: Canarie, Lanzarote
10.22 del 13 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 
11 Canarie/3: intermezzo e comunicazioni di servizio
AGO Travel Log: Isole Canarie
E comunque questo blog, per ragioni sconosciute, non importa più la timeline di Twitter. In attesa di ripristinarla (si spera), il consueto microblogging di viaggio si può seguire nella colonna lì a sinistra.
Nel frattempo abbiamo traghettato e cambiato isola, e siamo a Lanzarote. Che rispetto a Fuerteventura è un po' più come essere in Sardegna, ma col culo su un vulcano attivo.
Il nostro albergo, per dire, è proprio in mezzo a una colata lavica che non pare tanto vecchia.

Leggo che l'eruzione esplosiva del 1730 è durata sei anni ed è stata uno dei cataclismi peggiori registrati nella Storia dell'umanità. Ma tanto noi fra quattro giorni ce ne andiamo, si spera non s'incazzi proprio adesso.

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Playa del Papagayo, Lanzarote
TAG: Twitter, Lanzarote, Canarie
00.06 del 11 Agosto 2013 | Commenti (0) 
 


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