Orizzontintorno Carlo Paschetto
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13 Intanto fuori fa temporale
AGO Diario
A occhio, a quest'ora avremmo dovuto lasciare Fermo (67) in direzione di Ascoli Piceno (68), dopo aver trascorso la scorsa notte a Macerata (66). Almeno, così avevamo organizzato le prenotazioni negli hotel.
Poi, dopo un paio di notti ad Ascoli per poter mettere piede anche a Teramo (69), un giro ad anello attraverso i Sibillini e le zone terremotate, una sosta a Norcia e quindi altre due notti a l'Aquila (70). Da lì, Campo Imperatore, la salita al rifugio Duca degli Abruzzi, poi Pescara (71) e Chieti (72). Quindi la sfida a dimostrare che il Molise esiste: una notte a Termoli, poi Campobasso (73) e Isernia (74). Rientro probabilmente toccando Frosinone (75) e Latina (76).
Questo il programma di massima per queste due settimane, una bella botta al Centodieci. Me lo appunto qui per la prossima volta.

Non siamo partiti. Come già accaduto un anno fa quando eravamo in prossimità di un giro analogo in Sardegna, purtroppo abbiamo dovuto rinunciare all'ultimo momento, solo trentasei ore prima di metterci in macchina.
E così questa estate scivola via nel nulla, quasi interamente trascorsa a casa, con l'esclusione di tre rapide puntate nel buon retiro dell'Elba nei weekend di luglio per portare i ragazzi e andare poi a riprenderli. Erano due anni peraltro che non ci tornavo, ché l'estate scorsa avevamo saltato anche il consueto appuntamento stagionale con Tara.
Ogni volta che salgo sul traghetto e attraverso il braccio di mare in direzione di Rio riesco almeno a lasciare tutto il resto in continente, anche se solo per poche ore.
Ora nulla, casa, nessun programma, cerco di andare un po' a correre al parco tenendo a bada le fibrillazioni.

Elba20181
Elba20182
Elba20183

In realtà, in questa estate che va a chiudersi rapidamente lasciando dietro un vuoto a perdere che proprio non ci voleva, qualcosa è successo.
Settembre porterà l'inizio di una nuova vita: ormai non le conto più, forse la mia sesta o settima esistenza. Come un felino rinasco ogni volta e più passano gli anni, più devo ricordarmi che il conto sale e il bonus tende a zero.

La penna è quella di papà. Ci sono voluti quasi quattro anni per tirarla fuori di nuovo. Per fortuna avevo una cartuccia di ricambio.

FirmaDeNora
TAG: Elba, lavoro
16.15 del 13 Agosto 2018 | Commenti (0) 
 
12 Gare de l'Est (*) (**)
APR Fotoblog, Amarcord
Sto mettendo mano ad alcune (bruttissime) fotografie scattate a Rouen una sera del 2009 con un vecchio cellulare. Niente che valga la pena di far circolare, anche perché la risoluzione di quell'HTC di dieci anni fa, perdipiù utilizzato al buio, è davvero orribile.
Fra queste ce n'è una che direi ho scattato alla Gare de l'Est di Parigi, tornando da Rouen e diretto a Lussemburgo. Almeno questo è quel che mi sembra di ricordare.
Era il periodo in cui lavoravo perlopiù all'estero, anche se nel 2009 in realtà avevo già spostato nelle Langhe il centro della mia vita professionale e preso (la seconda) casa ad Alba, dopo aver lasciato quella di Varsavia.

Ricordo quella sera in transito da Parigi, anche se non rammento bene la dinamica dei miei spostamenti. Stavo lavorando su un progetto internazionale e in quel periodo mi occupavo della sede di Rouen. Mi capitava talvolta di farci un salto partendo da Alba: di solito volavo a Parigi e noleggiavo un'auto per raggiungere la cittadina nel nord della Francia.
Non ricordo perché quel giorno invece andassi e tornassi in treno da Lussemburgo, che avevo lasciato un paio d'anni prima, ma sono certo che quella fosse la direttrice e sono anche quasi sicuro che fosse stato appunto un viaggio in giornata. A pensarci, ricordo anche che a Parigi dovetti cambiare stazione, perché i treni per Rouen partivano e arrivavano alla Gare St. Lazare, mentre quelli per Lussemburgo erano alla Gare de l'Est, per cui in effetti non sono certo di quale sia la stazione nella quale scattai la foto.
Così a memoria, fu poco prima di salire sul TGV per Lussemburgo: Est, dunque.

Ricordo la corsa con la metro fra le due stazioni, ché non avevo molto tempo fra un treno e l'altro. Ricordo anche che mandai un messaggio a Barbara, che sapevo essersi trasferita a Parigi qualche anno prima, per farle sapere che ero in rapidissimo transito in città.
Mi pare fossi in viaggio da solo e che a Lussemburgo alloggiassi presso un'hotel di cui ricordo bene la stanza, ma quel che non mi torna è che giurerei di essere stato solo una notte in vita mia in hotel a Lussemburgo e che in quell'occasione specifica, quella della stanza che ricordo, fossi in viaggio con un collega. Tutto il resto della mia vita lussemburghese era stato durante i mesi ad Arlon e il periodo di Rouen era due anni dopo. Quindi forse no, non rientravo a Lussemburgo per tornare a quell'hotel. Ma perché Lussemburgo allora, e per dormire dove in particolare?

Poi mi viene in mente che più o meno registro la mia vita dentro questo blog da ormai quindici anni e che nel 2009 ancora scrivevo parecchio, e immagino dunque che di quello spostamento debba essere rimasta traccia proprio fra queste pagine. In effetti è così.
Era il giorno del mio compleanno e stavo andando da Rouen a Lussemburgo, non rientrando a Lussemburgo dopo un breve salto a Rouen, come mi pareva di ricordare. Per la precisione, stavo tornando proprio ad Arlon dopo un paio d'anni.
Ad aspettarmi alla stazione di Arlon avrei trovato il fido Gianluca e quella notte avrei di nuovo dormito, dopo molto tempo dall'ultima volta, al mitico Arlux.
Tutta la storia di questa foto è qui.

È la storia dell'immagine di testata di questo stesso blog: la scelsi perché, più di qualsiasi altra foto, aveva un forte valore simbolico di quel che per un certo periodo era stata la mia vita, di quel che avrei voluto fosse stata per sempre, di quel che ero io e del mondo visto attraverso i miei occhi.
In qualche modo è l'immagine del treno che ho perso.

Paris0001

(*) Un amico di frenf.it che vive a Parigi mi ha fatto notare che la stazione nella foto non sembra essere nessuna fra quelle citate e che secondo lui l'immagine non è nemmeno stata scattata a Parigi. A un nuovo controllo osservo che lo scatto è delle quattro del pomeriggio: in archivio ho una foto presa nella stessa giornata in una stazione evidentemente diversa, perché il cielo è buio e sono quasi le sette di sera.
Quella nella foto qua sopra deve dunque essere la stazione di Rouen, mentre la foto successiva l'ho effettivamente scattata a Parigi qualche ora dopo.


(**) E niente, il mio amico ha insistito nella sua indagine e ha scoperto che quella nella foto è la stazione di Lussemburgo. E infatti ho ricontrollato le mie fotografie di quei giorni e quella di cui parlavo nella nota precedente, scattata a Parigi, è del giorno prima, non dello stesso giorno di questa. Mistero definitivamente risolto.
TAG: parigi, Rouen, lavoro
10.31 del 12 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
18 Monday morning selfie
DIC Fotoblog
MMM
TAG: lavoro
11.43 del 18 Dicembre 2017 | Commenti (0) 
 
14 Aprile
APR Diario, Salute
Questa sera dovevamo essere a Cagliari. In programma c'erano un po' di tappe del Progetto 110, da due anni in qua l'unica occasione di fuga rimasta, ché ormai da tempo latitano i mezzi per spiccare il volo altrove, così ci si arrangia come si può.
Invece l'aereo delle tredici e cinquanta è partito senza di noi. All'ultimo istante il fato - avverso una volta di più - ha deciso diversamente e così l'ultimo volo sul quale sono salito continua ad essere quello che ci ha riportato indietro da Londra un paio d'anni fa.

Ieri sono rientrato per la seconda volta in due settimane dal Veneto che sta piuttosto in là, rispetto al Veneto più prossimo al qua. Sembra che per un po' farò avanti e indietro fra qua e là.
Dopo diverso tempo di nuovo un pezzo di vita dentro il trolley, le serate nelle camere di hotel con l'aria condizionata troppo fredda, le cene da solo nei ristoranti semivuoti di luoghi troppo improbabili per essere una consuetudine deterministica settimanale, le colazioni in camicia con le maniche arrotolate e l'iPad.
C'è stato un momento che davvero pensavo di averla finita con questa vita, dopo aver lottato a lungo e con tutte le mie forze per lasciarmela alle spalle, ma forse è ora di arrendersi al fatto che ormai questa «è» la mia vita.
Averlo saputo, aver potuto, anni fa mi sarei perlomeno tenuto quella in cui (non) dormivo in aereo, invece di quella dove macino chilometri in auto scegliendo gli autogrill dove fare colazione e fermarmi a chiudere un po' gli occhi in una piazzola, per riposare.
A parte che mi pagavano molto di più, almeno una volta i viaggi me li rimborsavano, adesso devo farceli star dentro in qualche modo.
Le cose cambiano, sempre in salita.

Da novembre ho affrontato, in ordine sparso, cinque visite cardiologiche, quattro elettrocardiogrammi a riposo, due test ergometrici da sforzo, due holter, un ecocardiogramma, una cinerisonanza con mezzo di contrasto, quattro esami del sangue (se non ho perso il conto), due terapie farmacologiche.
Nelle prossime settimane dovrò fare due scintigrafie con TAC, una a riposo e una sotto sforzo, un nuovo test egometrico, un nuovo holter, nuove analisi del sangue e (almeno una) nuova visita cardiologica.
Mi hanno tolto l'amiodarone perché aveva troppi effetti collaterali sulla tiroide e mi hanno prescritto un betabloccante. Mi pare che dopo pochi giorni l'effetto sia un netto rallentamento dei battiti cardiaci, forse eccessivo, considerato che non ho mai avuto frequenze particolarmente elevate. Non ho comunque più avuto episodi significativi di palpitazioni, fibrillazioni e aritmie, ma mi sento un po' zombizzato, come dire.
Il mio albero delle possibilità prevede che in caso di esito positivo delle scintigrafie si passi alla coronografia perché il problema (almeno in parte) a quel punto sarebbe riconducibile alle coronarie. Nel caso di esito negativo, bisogna vedere cosa diranno il prossimo test ergometrico e lo holter. In particolare, se dovessero interrompere nuovamente il primo per problemi, a quel punto dovrò vedere uno specialista in aritmie; in caso contrario significherà che la terapia farmacologica funziona bene.
Anche se non mi è chiaro a quel punto quanto dovrei andare avanti a betabloccanti.

E quindi nulla, è Pasqua, quasi non me ne sono accorto e i prossimi giorni sarò a casa, ormai come al solito, e questa volta pure da solo. Cercherò di fare delle camminate invece di condannarmi sul divano per quattro giorni, anche perché dimagrire un po' continua ad essere l'unica cosa che mi prescrivono tutti i medici.
Devo finire di sistemare la nuova zanzariera di sala e dipingere gli spessori di legno che ho utilizzato per l'installazione.
Magari lavoro anche un po', che al solito ho da fare più di quanto tempo abbia a disposizione per farlo.
Finirò anche il libro che sto leggendo e ne inizierò uno nuovo.
Ho Netflix, ho un po' di foto da sistemare, qualche commissione, un po' di spesa da fare, ché non era previsto che 'sti giorni fossi a casa e ho il frigo vuoto.

Poi, a maggio, penserò al resto.
TAG: cuore, salute, lavoro
21.45 del 14 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
29 Back to Tara four years later /work edition
MAR Amarcord, Diario
Così oggi son tornato ad Arco (e a Riva) a quattro anni esatti di distanza dalla mia ultima comparsa da queste parti.
Ad Arco (e a Riva) ho trascorso due anni e mezzo molto turbolenti per la mia vita altrove e ad Arco (e a Riva) devo moltissimo, perché in qualche modo è stata il mio paracadute nei momenti peggiori, il mio rifugio fra un weekend e l'altro, il mio qui nato per essere un altrove e diventato invece qui mentre il resto diventava temporaneamente altrove.

Avevo i miei luoghi ad Arco (e a Riva). Avevo stabilito i miei punti di riferimento. Conoscevo le stagioni. Conoscevo ogni chilometro. Avevo anche corso da Riva ad Arco e poi indietro a Riva, proprio poco prima che iniziasse la mia vita ad Arco (e a Riva).
Dopo mesi e mesi da pendolare avanti e indietro iniziavo ad essere un po' stanco, ma amavo tantissimo Arco (e Riva), ne ho raccontato talvolta fra queste pagine.
E poi a Riva (e ad Arco) ho anche passato una delle serate più belle e indimenticabili della mia vita.

Così questa mattina ripercorrevo i tornanti che scendono verso Torbole in quel punto dove il panorama si apre sul lago, ed era una bellissima giornata di sole, quasi estiva, e mi ha preso una specie di malinconia struggente.
Ho rivisto volti amici, salutato gente. È stato come riavvolgere all'improvviso il nastro di quattro anni. E però questi quattro anni pesavano in qualche modo, su di me, sui volti di tutti, su Arco (e Riva).

Dopo aver fatto quello che dovevo fare ho pensato di fermarmi al ristorante dove pranzavo spesso, ma era chiuso per ristrutturazione. Ho provato quello vicino, dove andavo talvolta, ma anche lui era chiuso. Alla fine ho ripiegato per il bar davanti al circolo velico di Riva, dove talvolta mi rifugiavo nelle belle giornate primaverili di sole, come oggi.
Sono passato a dare un'occhiata al mio vecchio hotel, dove ho passato centinaia di notti, al ristorante dove cenavo sempre da solo. Mi vedevo passeggiare lì la sera, fermarmi alla gelateria.
Sono andato a fare due passi sulla spiaggia di Torbole: c'era molto vento, ma stranamente un solo windsurf al largo.
Arco e Riva dormivano ancora, in attesa dell'apertura di stagione ormai imminente. È il periodo che più amavo in assoluto, appena finito l'inverno, le strade ancora deserte, gli hotel e i ristoranti vuoti, Riva (ed Arco) tutta per me.

Poi, nel primo pomeriggio, sono ripartito e ho ripercorso a rovescio i tornanti verso Nago, fino al passo di San Giovanni. Senza riuscire a liberarmi di quella sensazione.
Quella di avere completamente sbagliato strada, quattro anni fa, davanti al bivio forse più decisivo della mia vita.
Ed è stata una sensazione molto triste e amara. Quattro anni dopo.

Torbole100
La spiaggia di Torbole
TAG: arco, riva del garda, torbole, lavoro
22.56 del 29 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
09 Di cosa mi sto occupando
FEB Diario, Fotoblog
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E non potete capire che figata sia (altro termine, francamente, non mi viene) (senza considerare la sede di lavoro, fra l'altro).
TAG: lavoro, consulenza, information technology
18.10 del 09 Febbraio 2011 | Commenti (0) 
 


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