Orizzontintorno Carlo Paschetto
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14 Aprile
APR Diario, Salute
Questa sera dovevamo essere a Cagliari. In programma c'erano un po' di tappe del Progetto 110, da due anni in qua l'unica occasione di fuga rimasta, ché ormai da tempo latitano i mezzi per spiccare il volo altrove, così ci si arrangia come si può.
Invece l'aereo delle tredici e cinquanta è partito senza di noi. All'ultimo istante il fato - avverso una volta di più - ha deciso diversamente e così l'ultimo volo sul quale sono salito continua ad essere quello che ci ha riportato indietro da Londra un paio d'anni fa.

Ieri sono rientrato per la seconda volta in due settimane dal Veneto che sta piuttosto in là, rispetto al Veneto più prossimo al qua. Sembra che per un po' farò avanti e indietro fra qua e là.
Dopo diverso tempo di nuovo un pezzo di vita dentro il trolley, le serate nelle camere di hotel con l'aria condizionata troppo fredda, le cene da solo nei ristoranti semivuoti di luoghi troppo improbabili per essere una consuetudine deterministica settimanale, le colazioni in camicia con le maniche arrotolate e l'iPad.
C'è stato un momento che davvero pensavo di averla finita con questa vita, dopo aver lottato a lungo e con tutte le mie forze per lasciarmela alle spalle, ma forse è ora di arrendersi al fatto che ormai questa «è» la mia vita.
Averlo saputo, aver potuto, anni fa mi sarei perlomeno tenuto quella in cui (non) dormivo in aereo, invece di quella dove macino chilometri in auto scegliendo gli autogrill dove fare colazione e fermarmi a chiudere un po' gli occhi in una piazzola, per riposare.
A parte che mi pagavano molto di più, almeno una volta i viaggi me li rimborsavano, adesso devo farceli star dentro in qualche modo.
Le cose cambiano, sempre in salita.

Da novembre ho affrontato, in ordine sparso, cinque visite cardiologiche, quattro elettrocardiogrammi a riposo, due test ergometrici da sforzo, due holter, un ecocardiogramma, una cinerisonanza con mezzo di contrasto, quattro esami del sangue (se non ho perso il conto), due terapie farmacologiche.
Nelle prossime settimane dovrò fare due scintigrafie con TAC, una a riposo e una sotto sforzo, un nuovo test egometrico, un nuovo holter, nuove analisi del sangue e (almeno una) nuova visita cardiologica.
Mi hanno tolto l'amiodarone perché aveva troppi effetti collaterali sulla tiroide e mi hanno prescritto un betabloccante. Mi pare che dopo pochi giorni l'effetto sia un netto rallentamento dei battiti cardiaci, forse eccessivo, considerato che non ho mai avuto frequenze particolarmente elevate. Non ho comunque più avuto episodi significativi di palpitazioni, fibrillazioni e aritmie, ma mi sento un po' zombizzato, come dire.
Il mio albero delle possibilità prevede che in caso di esito positivo delle scintigrafie si passi alla coronografia perché il problema (almeno in parte) a quel punto sarebbe riconducibile alle coronarie. Nel caso di esito negativo, bisogna vedere cosa diranno il prossimo test ergometrico e lo holter. In particolare, se dovessero interrompere nuovamente il primo per problemi, a quel punto dovrò vedere uno specialista in aritmie; in caso contrario significherà che la terapia farmacologica funziona bene.
Anche se non mi è chiaro a quel punto quanto dovrei andare avanti a betabloccanti.

E quindi nulla, è Pasqua, quasi non me ne sono accorto e i prossimi giorni sarò a casa, ormai come al solito, e questa volta pure da solo. Cercherò di fare delle camminate invece di condannarmi sul divano per quattro giorni, anche perché dimagrire un po' continua ad essere l'unica cosa che mi prescrivono tutti i medici.
Devo finire di sistemare la nuova zanzariera di sala e dipingere gli spessori di legno che ho utilizzato per l'installazione.
Magari lavoro anche un po', che al solito ho da fare più di quanto tempo abbia a disposizione per farlo.
Finirò anche il libro che sto leggendo e ne inizierò uno nuovo.
Ho Netflix, ho un po' di foto da sistemare, qualche commissione, un po' di spesa da fare, ché non era previsto che 'sti giorni fossi a casa e ho il frigo vuoto.

Poi, a maggio, penserò al resto.
TAG: cuore, salute, lavoro
21.45 del 14 Aprile 2017 | Commenti (0) 
 
29 Back to Tara four years later /work edition
MAR Amarcord, Diario
Così oggi son tornato ad Arco (e a Riva) a quattro anni esatti di distanza dalla mia ultima comparsa da queste parti.
Ad Arco (e a Riva) ho trascorso due anni e mezzo molto turbolenti per la mia vita altrove e ad Arco (e a Riva) devo moltissimo, perché in qualche modo è stata il mio paracadute nei momenti peggiori, il mio rifugio fra un weekend e l'altro, il mio qui nato per essere un altrove e diventato invece qui mentre il resto diventava temporaneamente altrove.

Avevo i miei luoghi ad Arco (e a Riva). Avevo stabilito i miei punti di riferimento. Conoscevo le stagioni. Conoscevo ogni chilometro. Avevo anche corso da Riva ad Arco e poi indietro a Riva, proprio poco prima che iniziasse la mia vita ad Arco (e a Riva).
Dopo mesi e mesi da pendolare avanti e indietro iniziavo ad essere un po' stanco, ma amavo tantissimo Arco (e Riva), ne ho raccontato talvolta fra queste pagine.
E poi a Riva (e ad Arco) ho anche passato una delle serate più belle e indimenticabili della mia vita.

Così questa mattina ripercorrevo i tornanti che scendono verso Torbole in quel punto dove il panorama si apre sul lago, ed era una bellissima giornata di sole, quasi estiva, e mi ha preso una specie di malinconia struggente.
Ho rivisto volti amici, salutato gente. È stato come riavvolgere all'improvviso il nastro di quattro anni. E però questi quattro anni pesavano in qualche modo, su di me, sui volti di tutti, su Arco (e Riva).

Dopo aver fatto quello che dovevo fare ho pensato di fermarmi al ristorante dove pranzavo spesso, ma era chiuso per ristrutturazione. Ho provato quello vicino, dove andavo talvolta, ma anche lui era chiuso. Alla fine ho ripiegato per il bar davanti al circolo velico di Riva, dove talvolta mi rifugiavo nelle belle giornate primaverili di sole, come oggi.
Sono passato a dare un'occhiata al mio vecchio hotel, dove ho passato centinaia di notti, al ristorante dove cenavo sempre da solo. Mi vedevo passeggiare lì la sera, fermarmi alla gelateria.
Sono andato a fare due passi sulla spiaggia di Torbole: c'era molto vento, ma stranamente un solo windsurf al largo.
Arco e Riva dormivano ancora, in attesa dell'apertura di stagione ormai imminente. È il periodo che più amavo in assoluto, appena finito l'inverno, le strade ancora deserte, gli hotel e i ristoranti vuoti, Riva (ed Arco) tutta per me.

Poi, nel primo pomeriggio, sono ripartito e ho ripercorso a rovescio i tornanti verso Nago, fino al passo di San Giovanni. Senza riuscire a liberarmi di quella sensazione.
Quella di avere completamente sbagliato strada, quattro anni fa, davanti al bivio forse più decisivo della mia vita.
Ed è stata una sensazione molto triste e amara. Quattro anni dopo.

Torbole100
La spiaggia di Torbole
TAG: arco, riva del garda, torbole, lavoro
22.56 del 29 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
09 Di cosa mi sto occupando
FEB Diario, Fotoblog
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E non potete capire che figata sia (altro termine, francamente, non mi viene) (senza considerare la sede di lavoro, fra l'altro).
TAG: lavoro, consulenza, information technology
18.10 del 09 Febbraio 2011 | Commenti (0) 
 


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