Orizzontintorno Carlo Paschetto
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09 Ottantacinque punto sette
DIC Running
Sono passati venti mesi. Una vita. Quattordici in più, addosso: ché ho preso coraggio e ho voluto andare a vedere.

Poi, ieri sera, era buio, come una volta, come piaceva a me, come quando avevo iniziato, ormai tre anni fa. C'era la stessa temperatura, fredda ma non eccessiva, le strade deserte e silenzio assoluto. Come quando, camminando alla luce dei lampioni, puoi ascoltare il battere dei tuoi passi.

Ho aperto l'armadio. Era tutto lì, esattamente come lo avevo lasciato. Ho tirato fuori alcune cose, scegliendo automaticamente, quasi come fosse stata ancora ieri l'ultima volta. Ho messo in carica il Geonaute. Ho cercato di ricordare i gesti, i riti, i pensieri, i fondamentali, le cose importanti. Come, ad esempio, il cartoncino con i numeri di telefono da chiamare in caso di emergenza, che mi ha sempre seguito, un po' per scaramanzia, un po' perché sì.

Io non so, questa volta, ancor più di quanto non lo sapessi tre anni fa, se avrò la pazienza. E la costanza. E la perseveranza. E la resilienza.
Non ho obiettivi, per ora. Conosco il mio ritmo. So cosa devo fare. So che dovrò ricominciare, tutto da capo ed anzi, ancora da più indietro, perché son passati tre anni, perché porto addosso ancor più i miei anni, perché so dei segnali che mi arriveranno, a valanga, già da domani, che non saran positivi, no.
So che non so se ci sarà, quella motivazione di allora. So che, se esiste, devo guardare dentro me stesso a fondo, per ritrovarla. Ché senza la mia motivazione, fortissima, nulla potrà essere.
E so anche che, dovessi fermarmi, questa volta, sarà definitivamente. È così.

Poi sono uscito. E, fuori dal cancello, ho svoltato a destra.
Come una volta.

E programma completato.

Take care, Carlo.
TAG: running, maratona
13.38 del 09 Dicembre 2011 | Commenti (0) 
 
31 Marathon man resetted
AGO Running
Mi chiedeva Simone, qualche giorno fa, ma a correre ci vai sempre?
Prima o poi doveva capitare.
Sono passati quasi cinque mesi dalla maratona di Milano e tanto per tagliar subito corto la risposta è no, o quantomeno ni, a voler essere molto indulgente verso me stesso.
Il fatto è che dopo aver tagliato il traguardo di Milano è accaduto quello che fin dall'inizio di questa avventura, ormai due anni e mezzo fa, conoscendomi, temevo potesse accadere: è andata completamente in frantumi la motivazione. E testa prima, polmoni e gambe e poi, le sono immediatamente andate a ruota.

E pensare che avevo in programma la maratona di Ginevra a maggio e, soprattutto, quella di Berlino a fine settembre.

Subito dopo l'11 aprile il piano era di riposare solo un paio di giorni, ma di sfruttare poi lo stato di grazia e di forma perfetta, continuando gli allenamenti per altre tre settimane per infilare la maratona di Ginevra a distanza di un solo mese dal mio esordio a Milano.
In realtà, poi, proprio nella settimana immediatamente successiva a Milano, non ero riuscito a far nulla a causa di qualche problema alla schiena che aveva di fatto richiesto uno stop totale, perlomeno di qualche giorno in più del previsto. E lì è iniziato il patatrac.
Andata a posto la schiena, infatti, son tornato sì a correre un paio di volte a distanza di due settimane da Milano, ma per rendermi immediatamente conto che avevo ormai scaricato del tutto l'adrenalina e che le gambe avevano a quel punto iniziato ad accusare la naturale stanchezza dovuta al picco di attività degli ultimi due mesi: quasi cinquecento chilometri, con in mezzo la Stramilano e subito dopo la maratona, uscendo fino a sei volte alla settimana per completare la preparazione nei tempi previsti. Impossibile tenere a lungo un ritmo del genere.
E infatti.

Ora, tenete a mente per un attimo questi parametri. Inizio faccenda, gennaio 2008: peso quasi 84kg, massa grassa prossima al 25%. Vigilia maratona di Milano, aprile 2010: peso a 71,2kg, massa grassa al 17%. In mezzo: trenta mesi di lavoro pressoché continuo, a parte alcuni brevi periodi di scarico qua e là.

A maggio ho dunque finito per far solo qualche uscita poco convinto, sei o sette in tutto, nel tentativo minimo di conservare almeno un po' di forma. Ma i tempi hanno iniziato a salire e le distanze ad accorciarsi irrimediabilmente. Ed anche la testa - o, più probabilmente, innanzitutto la testa - ha iniziato a spegnersi. Metteteci anche a quel punto la mancanza di obiettivi significativi nel breve termine.
La mezza di Monza a metà settembre? Sì, vabbè, ma intanto già fatta nel 2009, e poi pur sempre solo una mezza maratona. Berlino? Mmmmhhh, a ben guardare, difficile: iscrizioni già chiuse e vacanze comunque in mezzo, un periodo nel quale, che lo si voglia o meno, è difficilissimo riuscire a tenere la tabella di marcia degli allenamenti necessari per una maratona. Le mezze di Riva del Garda e/o di Sanremo, allora? Uuuhh, si parla di fine autunno, lontane, troppo lontane per essere un obiettivo vero a maggio, e siam sempre lì, già fatte nel 2009.
Forse la 30km di Pavia a settembre, ecco, ma vabbè: c'era comunque sempre il problema delle vacanze in mezzo.
E dunque maggio che se ne va in sordina. Un paio di uscite disastrose a inizio giugno, mollissime, minate ormai anche dal caldo oltre che dalla zero voglia, e dunque la decisione di un primo stop: a quel punto mi era chiaro che non fosse tanto un problema di gambe che non andavano più, ma proprio di testa totalmente assente, appagata dalla maratona di Milano, e stanca.
Stanco, io: stanco di quella tabella micidiale che mi ero imposto per mesi, rispettata pur in mezzo a tutti gli altri casini che stavo attraversando, con ostinazione, fors'anche proprio come unica valvola di scarico alla quale aggrapparmi; stanco di quell'inseguimento durato due anni verso quel traguardo della maratona sul quale mi ero via via accanito con determinazione e dedizione totale; stanco di seguire quelle regole più o meno ferree che mi ero dato; stanco di controllare il peso, il cronometro, le ore di sonno, di diventar matto per trovare il tempo di infilare l'allenamento quotidiano, fosse alle dieci di sera, o alle sette del mattino, con la pioggia, la neve, o il caldo torrido, stanco di ripetere giorno dopo giorno gli stessi noiosissimi percorsi infiniti, le stesse strade, con il cronometro ormai impiantato in testa, per cui ad ogni curva sai esattamente quanti metri hai percorso e a quale passo stai andando senza nemmeno bisogno di dare un'occhiata al gps.
Diagnosi chiara: fatta la maratona, dovevo staccare definitivamente la testa, almeno per un po'.

E del resto lo aveva facilmente predetto anche il mio fisioterapista, che mi ha seguito in questi due anni nella preparazione: quando insegui un obiettivo importante, all'inizio magari apparentemente fuori portata, e ti ci accanisci in quel modo fino a centrarlo davvero, è molto probabile che dopo segua un periodo di totale down della motivazione. Una specie di svuotamento completo, di scarico definitivo dell'adrenalina accumulata per mesi e mesi. Una reazione dei tuoi anticorpi.
E' quello che è accaduto. Inevitabile, a quanto pare.
Dice, lui: diversifica, fai dell'altro per non perdere la forma. Stacca dalla corsa e fai, chessò, un po' di nuoto per qualche settimana.
Ma che il nuoto mi faccia schifo non è una novità e poi siamo daccapo, come due anni fa: mi ero messo a correre per necessità e perché correre era l'unica attività che mi piacesse, al di là dell'andare in montagna.

Insomma: ho lasciato passare un altro paio di settimane senza fare assolutamente nulla, provando proprio a staccare la testa, pur con la voglia latente di continuare per non sprecare tutto il lavoro fatto, ma con la consapevolezza che fosse proprio giunto il momento di lasciare per un attimo le scarpette attaccate davvero al chiodo, o sarebbe andata peggio.

L'ultima settimana di giugno, un pomeriggio, ho quindi provato a ridiscendere in strada. Una Waterloo: sei chilometri con un passo tragicamente molle e infine la resa totale, incondizionata. Consumato dal caldo, dalla stanchezza, dalla sete, dalla noia, dalla testa vuota. Son rientrato a casa mogio mogio, camminando sotto al sole, svuotato.
A quel punto mi son davvero arreso: magliette e scarpette nell'armadio, e se ne sarebbe riparlato dopo le vacanze.

"Dopo le vacanze" è stato una settimana fa: sono tornato in strada con due mesi di nulla totale alle spalle, un distacco assoluto. Ma prima ho affrontato subito la bilancia, per dare un valore al punto di ripartenza: 78,8kg, massa grassa al 24%.
Pazzesco. Più di sette chili in tre mesi. Per intenderci: almeno una taglia in più. Di nuovo non entro più nei vestiti che avevo dovuto farmi stringere non più tardi di un anno fa.
Un disastro in parte annunciato, in parte peggio di quel che in cuor mio speravo. L'estate molle e ben poco controllata dal punto di vista alimentare è stata deleteria: il mio metabolismo di quarantacinquenne non è evidentemente in grado di conservare da solo uno stato di forma decente, se non dando almeno un po' di continuità all'attività fisica. Nemmeno il movimento continuo e i chilometri scarpinati a Seoul in quei dieci giorni di sudate micidiali han dato una mano, o forse invece l'han data eccome, e non oso allora pensare fin dove si sarebbe spinto l'ago della bilancia se a Seoul non fossi andato.

Con questa evidenza, la scorsa settimana ho dunque rimesso le scarpette a due mesi esatti di distanza dall'ultima volta che ci avevo provato. Non sapendo cosa aspettarmi esattamente dal mio stato fisico, mi son dato come primo obiettivo qualcosa che ritenevo alla mia portata quasi certamente: son ripartito dall'inizio, da quelle serie che facevo due anni e mezzo fa per imparare a correre. Sette serie da sei minuti l'una, intervallate da camminate di tre minuti.
Un'ora fuori, in altre parole, per un totale di circa sei chilometri di corsa, supponendo di tenere i ritmi iniziali di un tempo a 6'/km (e mamma mia...).

Sì, li ho fatti: ma sono arrivato in fondo esclusivamente per forza di volontà, completamente distrutto. Sono tornato, esattamente, al punto di partenza, al gennaio 2008. Non con il peso, per fortuna, ma di sicuro con lo stato di forma. E' incredibile.
Due anni e mezzo buttati nel cesso in soli tre mesi. L'undici aprile correvo la maratona di Milano, oggi non riesco a correre un chilometro senza scoppiare.
Il peggio è che dopo quella prima uscita non è che la testa sia tornata, anzi. Sono ridisceso in strada - mi son costretto a ridiscendere in strada, quasi prendendomi a calci da solo - l'altroieri, a distanza di sei giorni, dopo aver rinunciato ognuno dei giorni precedenti, ed è andata esattamente allo stesso modo, se non peggio: ancora una volta ho completato le sette serie, ma dire che ho desiderato ogni metro, ogni metro che ho corso (seee, "corso", si fa per dire), di piantarla lì e tornare a casa non rende l'idea. Ho dovuto aggrapparmi ad ogni briciolo di motivazione residua mi fosse rimasto in qualche angolo del subconscio per arrivare in fondo alla mia ora.

Guardo le cinque medaglie collezionate fra il 2009 e il 2010 nel cassetto del mio comodino. Ma come ho fatto?
Soprattutto, come faccio a ritrovare la mia motivazione?
In teoria ho un'iscrizione aperta, ribaltata dall'edizione di quest'anno alla quale non ho potuto partecipare, alla maratonina delle Due Perle a Santa Margherita, nel febbraio 2011. Potrebbe essere quello un obiettivo da provare a mettermi davanti, tanto più che alla Due Perle ci tengo, già nel 2008 sognavo di arrivare a correrla.
Nel mio stato attuale cinque mesi per rimettermi in condizione di correre una mezza maratona non son troppi, anzi, rischiano pure di essere pochi se non mi ci metto d'impegno davvero fin da subito, perlomeno andando tre volte alla settimana con costanza.
Se riuscissi a preparare la Due Perle, potrei poi ripuntare come quest'annno a rifinire la preparazione con la Stramilano, marzo 2011, e a correre nuovamente la maratona di Milano il prossimo aprile. Sono otto mesi. Pochi per uno che parte da zero, ma in realtà io da zero in fondo non parto.
Lo stato di forma è quel che è, ma tutto sommato ci son due anni di background intenso alle spalle. Sicuramente il problema è molto molto più di testa che di gambe e polmoni. Se mi ci metto, quelli sono in tempo a rifarli.

E' difficile, molto difficile. E' difficile conoscendomi, non perché lo sia in valore assoluto. E' il solito discorso che nel mio caso vale un po' per tutti i progetti e le cose nelle quali decido a un certo punto di impegnarmi: raggiunto l'obiettivo, addio motivazione ed interesse (spesso, poi, mi basta vedere un traguardo e sapere che è ormai alla mia portata per desistere del tutto anche solo dal raggiungerlo).
Tornare come prima vuol dire rimettersi ad inseguire lo stesso obiettivo con la medesima volontà, ostinazione e spirito di sacrificio che mi han portato fin qua. Per quanto mi riguarda, adesso, è molto più un'impresa a sé questa di quanto possa esserlo il correre nuovamente la maratona di Milano in tre ore e mezza. Quello ormai so che è - sarebbe - tranquillamente alla mia portata. E' questo che scardina la motivazione iniziale, quella che per due anni mi ha sostenuto.

Non so che pensare. Vediamo intanto se 'sta settimana riesco ad infilare almeno un paio di uscite.
Quel che è certo è che, riuscendo a continuare, mi ci vorranno almeno un paio di mesi per ripassare dalle serie attuali a correre almeno 10km filati sotto all'ora. Mi conforta il fatto che in queste due ultime uscite la maggior parte dei singoli chilometri li ho corsi attorno ai 5'40"/km, che comunque è un tempo di per sé inferiore a quanto riuscivo a fare due anni fa. E pensare che sarebbe il mio passo classico da "lentissimo", da intervallo fra le ripetute per recuperare!

E' che devo ricominciare a concatenarli, i chilometri. E ritrovar la testa.
TAG: running, maratona
20.27 del 31 Agosto 2010 | Commenti (0) 
 


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