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Di Alemanno, che prima allerta i romani a rimanere chiusi in casa e poi si incazza sostenendo di non essere stato avvertito che avrebbe nevicato, non voglio nemmeno parlare. Del resto parlar di neve a Roma è una barzelletta già di per sé.
Come giustamente ha scritto Gianandrea su FriendFeed: "Stoccolma: -10° e neve, tutto regolare. Oslo: -16°, tutto regolare. Helsinki: -13° e neve, tutto regolare. Roma: 5° e pioggia debole, scuole chiuse e sindaco barricato da qualche parte a pianificare emergenze meteo."
Il punto è che, a quanto pare, la neve è diventata un problema per il Paese intero. Un Paese, peraltro, che per il momento non fa ancora parte della fascia sub sahariana e che in teoria ha viceversa una lunga tradizione alpina, probabilmente più di quanto l'abbia marinara, con buona pace dei proverbi.
Metaforicamente parlando, val la pena ricordarlo: la Coppa America non l'abbiamo mai vinta, ma la Coppa del Mondo di sci parecchie volte e sul K2 (e non solo) ci siamo andati per primi.
In questo Paese, travolto da millemila problemi di una certa serietà, il cui territorio è montuoso per più del settanta per cento, una buona metà del quale è caratterizzato da un clima piuttosto continentale anzichenò, e che è pure contitolare della cima del Monte Bianco, il principale quotidiano nazionale è capace di tirar fuori un titolo così e di metterlo pure come seconda notizia più importante della giornata nel proprio sito web:
Corriere.it del 5 febbraio 2012 |
Comunque lascerei Alemanno, i romani, il Paese tutto e i suoi Media alle proprie allucinazioni. Sorvolo e vado oltre. È su Milano che vorrei invece soffermarmi. O meglio, su certi milanesi, perlomeno.
Ero a Riva del Garda mercoledì sera e, a leggere i social network e i giornali, sembrava che nel capoluogo lombardo la protezione civile e il soccorso alpino dovessero accorrere con gli elicotteri e i cani da slitta per mettere in salvo la popolazione. In effetti, quando ero partito martedì sera dopo cena, nevicava abbastanza intensamente, ma era comunque neve sottile che un po' attaccava e un po' no. Nulla che non sia comune - ripeto: assolutamente comune - vedere a Milano d'inverno.
Per non parlare della temperatura: alle nove di sera, un grado sopra zero.
Sono rientrato giovedì in serata e tanto era il terrorismo meteo dilagante che mi aspettavo il finimondo: quel che ho trovato erano due gradi di temperatura, strade perfettamente pulite, traffico regolare e un po' di neve sui marciapiedi e nei prati. Nei campi attorno a casa mia, a quindici chilometri da Milano, non c'erano più di tre-quattro centimetri di neve, a voler essere generosi.
Non so: a me pare delirio collettivo. E per una volta non è solo una questione dei Media: per tutta la settimana su FriendFeed, per citarne uno, non si è parlato d'altro e non si son viste che foto di neve. Gente angosciata perché il termometro ha segnato meno cinque. Scuole chiuse, qui, in provincia di Milano, perché sono caduti cinque centimetri scarsi di neve. La follia al potere.
Tutti a tirare in ballo la nevicata dell'85. Io la ricordo bene, avevo vent'anni: ne venne giù a sufficienza da buttar giù il tetto del Palasport di Milano. Abbastanza eccezionale, sì, ché mica siamo in Svezia, anche se il crollo del Palasport non fu indice della quantità di neve caduta, ma dei criteri di costruzione tipici di molte infrastrutture del Belpaese, diciamolo.
Quei giorni giravo regolarmente in auto e nemmeno avevo le gomme termiche come oggi, ma normalissime catene, tenute forse un paio di giorni per precauzione. Oggi abbiamo (o dovremmo avere) quasi tutti le gomme invernali, con cui si gira senza alcun problema: io le uso da anni e ci ho fatto migliaia di chilometri guidando tranquillamente anche su strade, nel nord Europa, che sembravano piste da sci.
Eppure ormai bastano pochi centimetri di neve e la gente sembra precipitare nel panico. Appena la temperatura scende sotto lo zero - a gennaio, pieno inverno al 45° parallelo in Europa - i giornali pubblicano i bollettini dei pronto soccorsi e "delle vittime". Le vittime!
Parliamo, per capirci, di temperature che in questa stagione è normalmente possibile sperimentare in qualunque località di villeggiatura montana. Sciare a meno dieci e a temperature ancor più basse non è così raro sulle Alpi: lo scorso anno in Valdidentro, a gennaio, si sciava a -18°. Quest'anno, fra Capodanno e l'Epifania, a Madesimo si era scesi a -12° ventosi, ma la gente era normalmente in pista.
Di che stiamo parlando, dunque? Perché, per quel che ne so, a Milano ci si può coprire come a Courmayeur, a voler ben vedere. Non è nemmeno così distante, Milano da Courmayeur, intendo
Pare poi, soprattutto, che sia necessario rinfrescare la memoria. Perché io, almeno dal 2004 ad oggi, da quando cioè mi son trasferito appena fuori Milano, ricordo almeno tre o quattro nevicate che hanno seppellito completamente le auto: condizioni ben lontane dalle attuali, per intenderci.
Eccovi una bella carrellata degli ultimi inverni qua attorno, con un occhio particolare a quello del gennaio 2006.
Vedete un po' voi.
28 novembre 2008 - dicasi "novembre"... |
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| TAG: nevicata, neve, milano |
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Io purtroppo non voto (più) a Milano, né a Napoli. E non entro dunque nel merito specifico. Però, ecco, a valle del surreale spettacolo al quale sto assistendo - come tutti voi - questi giorni, una piccola considerazione la faccio comunque.
Se i due ballottaggi di cui sopra dovessero prendere la piega che, secondo me, c'è ancora tranquillamente tutto lo spazio che possano prendere, e dunque se per recuperare terreno da quella che è stata una legnata sonora e inequivocabile è sufficiente mettersi dall'oggi al domani a promettere di condonare abusi edilizi, sanare multe, concedere privilegi e deroghe all'ecopass e sui parcheggi a pagamento, minacciare l'avvento di terrosismo, invasioni di zingari, eccetera, e, soprattutto, comparire quasi in contemporanea su cinque telegiornali nazionali, roba tipo Kim Jong-il per capirci, ebbene, se tutto questo dovesse valere e prevalere significherà al solito una cosa sola: che loro hanno perfettamente ragione e che voi ve lo meritate. Di vivere in un tale paese. |
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| TAG: elezioni, ballottaggi, milano, |
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Ed eccola Torino, immortalata per il Progetto 110. Come di consueto, orrende foto scattate in corsa col cellulare, seguendo le solite regole: il duomo (brutto), il centro, al massimo un paio di monumenti che contano, tipo i primi nell'appello di Wikipedia, per intenderci.
Dallo sfiancante confronto Milano-Torino vorrei astenermi una volta di più. Anche oggi son stato a dibattere un'ora sul tema.
Credo che il mio si possa definire un punto di vista sufficientemente oggettivo, per quanto ovviamente irrimediabilmente personale. Dalla mia ho di conoscere (molto) bene Milano e di essere stato a Torino dozzine e dozzine di volte, nonché, ora, di iniziare a conoscerla davvero un po' anche dal di dentro, di fatto vivendoci e frequentandola in parte. Del resto già cinque anni fa era la mia seconda sede di lavoro: non si può dunque dire che non sappia di cosa parlo.
Di più, ed una volta per tutte: io sono genovese, punto. Non milanese. Da Milano, inoltre, son scappato sei anni fa e non la rimpiango affatto. Non parto dunque da posizioni campaniliste.
'Sta storia che a Torino ci son le montagne e a Milano no mi sembra di aver dimostrato più di una volta che è aria fritta, ormai una specie di mantra infinito recitato da tutti i torinesi. Milano è addirittura più vicina alle montagne di Torino, a meno di non voler considerare Superga o le colline intorno al capoluogo piemontese. Ma in questo caso Milano potrebbe schierare dalla sua Montevecchia e le colline della Brianza, alla stessa distanza.
Il punto è che Milano è per tre quarti dell'anno avvolta da una cappa devastante di smog - questo sì - che rende le montagne "invisibili". Non solo: c'è anche che Milano è grande il quadruplo di Torino, è mediamente più alta e non ha quella pianta rettangolare caratteristica di Torino, con quei viali chilometrici che la attraversano da parte a parte. Milano è circolare e le strade son fatte a ragnatela perfetta, per cui la prospettiva sull'orizzonte, dal basso e dall'interno della città, è inevitabilmente chiusa su se stessa.
Ma basta provare a salire ai piani alti e la magia sull'orizzonte si apre.
Oltre alle foto stupende di Stefano Gusmeroli, che già l'altra volta ho segnalato e che dimostrano che l'orizzonte di Milano abbraccia l'intero arco circolare montuoso della Pianura Padana, dal Monviso alle Orobie, con le Grigne, il Rosa e tutti i quattromila del Vallese in primo piano (il Monte Rosa è molto più vicino a Milano e la parete est, la più alta d'Europa, dà proprio sul versante meneghino!), fino all'Appennino a sud, ci sono anche le mie molto più brutte foto scattate al volo, ad esempio, dalle finestre del mio ufficio milanese di cinque anni fa, di cui qui un esempio.
Ma a parte le montagne. Che, per dire, a Milano ci son pure i laghi, allora.
A parte questo, dunque.
Lasciamo perdere la posizione, per un attimo, e parliamo delle città, ché in realtà son ben queste che andrebbero messe a confronto.
Palazzo reale, la Mole, il museo egizio, il Po. Ok. Va bene. Le colline intorno: ennò, ci risiamo. Non stiamo parlando di questo. Fine Torino.
Milano, a casaccio e senza nemmeno pensarci tre secondi: il Duomo, il Castello Sforzesco, Sant'Ambrogio, il Cenacolo di Leonardo, la Scala, Galleria Vittorio Emanuele, Palazzo reale, Brera, il Poldi Pezzoli, l'Arena, i navigli, la Triennale, la rotonda della Besana, cinque università.
La periferia di Milano è orrenda, orrendissima, ma la periferia di Torino riesce ad essere ancor peggio (e quella di Roma le batte tutte, se è per questo). Perfino qualche amico torinese lo riconosce. Non fosse altro perché a Milano qualche avvisaglia di progetto di recupero delle periferie e di investimenti in tal senso, perlomeno, si intravvedono qua e là. A fatica, molto a fatica, e con i tipici tempi del Bel Paese, ma ci sono.
Mi dicon tutti che le olimpiadi a Torino (eran le olimpiadi, giusto?) sono state un'occasione straordinaria per lo sviluppo della città. Francamente io, questo sviluppo, non riesco a coglierlo. Forse non ricordo come fosse prima, il che può sicuramente essere.
Ci sono cose che apprezzo di Torino, invece: ad esempio la gente, lo dicevo l'altro giorno. Milano è una città infernale, se penso ai milanesi. Torino è molto più piacevole e si fa benvolere, almeno per me che son foresto. Non lo avrei detto: so cambiare idea, l'ho cambiata.
A Torino l'aria sembra essere decisamente migliore, è vero. Io a Milano ormai non respiro. Il traffico di Milano è da guerra civile continua sette per ventiquattro per trecentosessantacinque. Torino, al confronto, sembra Singapore (anche se pure Torino, se becchi la giornata sbagliata, la raderesti al suolo: lei, i suoi semafori e i suoi automobilisti).
A Torino, poi, ci son delle gran belle piazze. Ma proprio belle. Questo sì. A Milano, Piazza del Duomo a parte, non me ne vengono in mente di analoghe quipperquì, perlomeno certamente non nel centro storico.
E insomma, alla fine Milano non c'entra nulla qui. Questo è il post di Torino per il Progetto 110.
E fine della questione.
Il sarcofago della Sindone, nel Duomo di Torino |
La Mole Antonelliana, Torino |
Piazza Castello e Palazzo Reale, Torino |
Il Po all'altezza di Ponte Vittorio Emanuele I, Torino |
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| TAG: torino, milano |
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