Orizzontintorno Carlo Paschetto
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02 Centodieci/54: Napoli (Southtrip part IV & closure)
NOV Centodieci
Capirai, mi chiedi di scrivere di Napoli.

Nel corso di questo progetto, che è ormai quasi giunto a metà percorso e mi pare infinito (a proposito, nel frattempo ne ho messo in cantiere un altro assai più improbabile, ne riparleremo) - dicevo: che mi pare infinito, ho già dovuto scrivere di Roma, di Milano (di malavoglia), di Genova, che lo sai scrivere di Genova come può essere difficile per me. E ancora mi manca Venezia (e certo, son riuscito perfino con Rovigo). Ma confrontarsi con Napoli è tutt'altra cosa.
Poi adesso sono pure condizionato, ché altrove S. scrive che cado nei luoghi comuni, e c'ha pure ragione, ché mentre camminavo per la prima volta per Napoli come un qualunque turista io mi raffiguravo proprio un post interamente costruito sui luoghi comuni, mi piaceva l'idea, ché se non affronti proprio Napoli partendo dai luoghi comuni, dove altro allora puoi farlo?
Per esempio, vedi Napoli e poi muori: tipo, quando? Perché io sono tornato un paio di mesi fa e sono ancora vivo, ma non è che adesso possa svegliarmi ogni mattina con 'sto patema.

Per esempio, sì - e so che magari adesso tu crederai che lo scriva apposta, ma ti giuro che non è così: Napoli è il primo posto al mondo, e sottolineo al mondo, dove a un certo punto mi sia arreso e abbia abbandonato l'auto per l'incapacità di districarmi nel traffico, nonostante avessi due navigatori a guidarmi. Due. Ma niente. Ho guidato in Kosovo e in Albania, fra le montagne del Lesotho e in mezzo ai deserti del Namib e del Sahara, mi son perfino fatto strappare una portiera da una tempesta islandese e son riuscito lo stesso a tornare a casa, ma al punto di riconsegna dell'AVIS di Napoli Centrale, io, non sono riuscito ad arrivarci.
Alla fine, esasperato, ho mollato il colpo: ho accostato nel primo buco che ho trovato, fra dozzine di motorini parcheggiati a cazzo, ovviamente in sosta vietata, a circa un chilometro dalla mia destinazione, mi sono messo d'accordo con un parcheggiatore abusivo che mi ha immediatamente puntato - e adesso vi racconto anche di questa - e ho proseguito a piedi fino all'AVIS. E non so se mi giravano più per la stanchezza, per il caldo, o per non essere stato capace di una cosa davvero stupida come riconsegnare un'auto a noleggio all'ufficio di competenza.
Poi dice che cedo ai luoghi comuni. Credi che non ci abbia pensato, mentre mi chiedevo se lasciare il trolley nel baule, col tablet dentro, o trascinarmelo dietro per un chilometro per le vie e il caos di Napoli?

Nemmeno son sceso dall'auto che il tipo mi si avvicina: - Dottò, qui ci vuole il bigliettino. - Ah, e quanto fa? - Dipende dottò, quanto si ferma? - Mah, non so, forse nemmeno mezz'ora, è un'auto a noleggio, dovrei solo riconsegnarla. Sa come faccio a raggiungere l'AVIS? - Eeeeeeh, dottò, dia retta ammè, lasci perdere, vada a piedi. Se la lascia mezz'ora fa un euro.
(Avreste dovuto leggere metà conversazione con forte cadenza napoletana: rifate, su).
Gli do due euro. Si allontana. Si ferma a parlare con una ragazza che ha mollato l'auto in doppia fila poco avanti a me. Motorini che schizzano ovunque. Un autobus blocca di traverso un incrocio perché non riesce a fare manovra per girare. Traffico impazzito, clacson, croce uncinata, caldo.
Mi avvicino e gli chiedo: - Scusi, il bigliettino? - Eeeh, dottò, stia tranquillo, un attimo che sto parlando con la signora.
Poi sparisce. Dopo un po' torna con un bigliettino. C'è scritto "sosta 20 minuti". Me lo mette sotto il tergicristallo e se ne va. Coi miei due euro.

All'ufficio dell'AVIS c'è una coda assurda di gente incazzata, perlopiù stranieri, un solo impiegato al banco. Sono le 16 di un venerdì pomeriggio di fine estate, inizio del weekend. Un impiegato solo, decine di persone con in mano la stampa della prenotazione on-line. Conto diversi fuck ed espressioni in altre lingue aliene che ritengo analoghe.
In un angolo del piccolo ufficio se ne sta seduto un vecchio napoletano uscito da un film di Totò, con la camicia aperta, una giacca lisa e una specie di panama calato sugli occhi. Si fa un po' d'aria con un giornale.
Dopo un'ora e mezza di attesa è il mio turno e mi scontro subito con l'impiegato: gli metto le chiavi sul bancone, gli spiego dov'è l'auto e gli dico che se la vadano a riprendere, ché io non sono capace di riportargliela e ho già perso fin troppo tempo fra l'averci provato e la coda per riconsegnare le chiavi.
Mi dice che non è possibile, che lui è da solo e devo riportargli l'auto. Probabilmente io ho già gli occhi iniettati di sangue. Fuori minaccia temporale ed era una giornata bellissima. Gli rispondo che non è un mio problema, che s'arrangino.
Il vecchio alza la tesa del panama, mi guarda e stancamente mi fa: - Dottò, dove ha detto che l'ha lasciata?
Glielo spiego. Si alza e si sistema la giacca: - Ci penso io, mi porti all'auto.
Arriviamo dove l'ho parcheggiata, nessuna multa, il trolley è sempre lì. Ho pagato "il bigliettino". Da lontano il parcheggiatore mi saluta con un cenno. Il vecchio la guarda e mi fa: - Ma come c'è riuscito a parcheggiarla in mezzo a tutti questi motorini, dottò?
Sorrido: - Crede che a Milano sia facile parcheggiare?
Scuote la testa, si guarda attorno e commenta: - Eh, dottò, da qui è un macello riportarla all'ufficio.
Grazie, me ne ero accorto.
Sale e si mette alla guida, io al posto del passeggero. Ci vogliono venti minuti di giri assurdi, vicoli a filo di specchietti, slalom fra motorini, carretti, auto e autobus incastrati e anche un paio di divieti di svolta, ma alla fine arriviamo.
L'ingresso del garage però è bloccato dal traffico. Lui semplicemente si ferma in mezzo alla strada - in mezzo alla strada - scende, chiama il tipo dell'AVIS, mi consegna il trolley e mi fa: - Non si preoccupi dottò, va bene così, ci pensa lui.
Dietro si forma una coda spaventosa e si scatena un inferno di clacson, mentre gente inferocita abbassa i finestrini e inizia a chiamare in causa ogni santo del calendario. Lui con molta flemma napoletana li manda tranquillamente a quel paese e si allontana. Io pure, trascinandomi il trolley, mentre inizia a piovigginare. Raggiungo a piedi il mio hotel lì vicino.
Benvenuto a Napoli.

Dice, non cadere però nei luoghi comuni.

Per esempio, a Napoli la metropolitana ha la linea 1 e la linea 6. Cioè, a Milano ci prendiamo da soli per il culo perché abbiamo la 1, la 2, la 3 e la 5, ché la 4 è un'opinione e chissà per quanti anni lo sarà. A Napoli sono molto oltre: hanno la 1 e la 6, e fine. Perché? E perché no, tutto sommato. Han ragione loro.

Napoli è esattamente come deve essere Napoli se sei un turista e sbarchi per la prima volta a Napoli, pur essendo italiano e sapendo benissimo com'è Napoli nei luoghi comuni, nonostante Maradona, Gigi d'Alessio, Saviano, Pino Daniele e Tony Esposito. Perché poi, diciamolo, tutti dimenticano sempre Tony Esposito. Invece io arrivo a Napoli e mi viene in mente Tony Esposito. E pensare che da ragazzo ho imparato a suonare la chitarra sulle canzoni di Bennato. Quello dei Buoni e Cattivi eh, mica quello che conoscete voi giovani, quelle che canta con la Nannini e che poi va alla televisione da Massimo Giletti (in non lo so mica se Bennato sia mai stato da Massimo Giletti, ma oggigiorno non si può mai sapere).
Io poi avevo pure un ellepì di Enzo Avitabile. Tu pensa, cosa cazzo mi è venuto in mente nella mia vita di spendermi i soldi della paghetta per comprarmi un ellepì di Enzo Avitabile.

Ecco: io di Napoli, ad esempio, ho notato le centinaia di vetrine dei posti dove scommettere. L'intera città sembra esserne invasa, come un virus che si sia fatto strada per le vie (farsi strada per le vie mi pare stia poco in piedi, o forse anche no) e abbia aggredito tutto il tessuto urbano. E me li vedo i napoletani che scommettono, che scommettono su qualunque cosa, proprio come filosofia di vita, come è inevitabile non associare Napoli al gioco del lotto. Immagino fiumi di denaro che scorrono nelle cavità sotterranee di Napoli, rapidissimi, si scioglierà o non si scioglierà il sangue di San Gennaro?

Ci sono stato nella cappella di San Gennaro, nel duomo, che poi più che una cappella è quasi una cattedrale a sé. Ed ero di frettissima accidenti, ché a Napoli sono arrivato nel pomeriggio, ho perso tempo all'AVIS, e poi il diluvio universale, e il mattino dopo avevo il treno alle sette, e dunque mi erano rimaste solo pochissime ore per tutta Napoli, tutta Napoli, capisci, una missione impossibile.
Dice, vai a vedere il Cristo Velato: non era nemmeno lontano, avrei potuto tentare. Ma c'era il duomo, e il Vesuvio, e Palazzo reale, e Piazza Plebiscito, e il Maschio Angioino, e volevo pure mangiare la pizza e e' spaghett ca' pummarola 'ncoppa, che capisci che avendo un solo pasto a disposizione non era nemmeno facile, eppure sono riuscito a fare pure quello. E accidenti no, il Cristo Velato me lo sono proprio perso, ma quel che forse è ancora peggio è che sono stato nella cappella di San Gennaro, ma mi son perso il tesoro e ho letto poi che il tesoro di San Gennaro è davvero unico al mondo, imperdibile: lo avevo lì e nulla, non lo sapevo. Non avevo fatto nemmeno a tempo a documentarmi per bene.
Accidenti, Napoli. Vedi Napoli e poi muori un tubo, ché devo tornare a vedere il Cristo Velato e il tesoro di San Gennaro, perlomeno.

Napoli è una sfida improba fra poesia, umanità e degrado. Attraverso il piazzale della stazione in un'alba livida e umida, trascinandomi dietro il mio trolley. Sono uscito dall'hotel senza avere nemmeno fatto colazione. Un messaggio sul mio social network preferito mi ricorda di non partire da Napoli senza avere almeno preso una sfogliatella.
La piazza è circondata dalle vetrine dei bar che espongono milioni di sfogliatelle appena sfornate. Realizzo che forse non ho mai mangiato una sfogliatella in vita mia e mi fermo a fare colazione al tavolino di quello da cui esce il profumo più invitante.

Napoli11

Ho digerito la mia sfogliatella tre giorni dopo. Buona era buona, comunque, va detto. Però mi chiedo come si possa sopravvivere facendo colazione ogni mattina con una sfogliatella.
Poi dice, vedi Napoli e poi muori. Non so, ma nel dubbio del bicarbonato male non fa.

Sul treno che mi riporta al nord mi prende quella sensazione di rientro da un viaggio che di solito provo in aereo. Mi manca Napoli, accidenti. Non so com'è, l'ho solo attraversata nello spazio di un battito di ciglia, ancora non ho messo insieme tutte le immagini di questo strano e improvvisato giro al sud, Napoli nemmeno era prevista, mi era solo comoda per riportare l'auto - proprio così avevo pensato a casa prima di partire, rientro da Napoli perché mi è più comodo per lasciare l'auto. Sono un fine umorista.
Vabbè, tanto mi sono lasciato indietro anche Caserta, ché non è che puoi fare Caserta in mezza giornata, figurati Napoli. Quindi tocca tornare.
Mi appunto: Cristo Velato, tesoro di San Gennaro, Scampia.
No, forse Scampia no.
Per quanto.

(Poi va detto che mi sarei fermato un mese per fare tutta la costa amalfitana, Pompei, Paestum, Ischia, Capri, vabbè).

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Napoli
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Il Duomo di Napoli
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TAG: Napoli
16.37 del 02 Novembre 2015 | Commenti (0) 
 


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