Orizzontintorno Carlo Paschetto
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NOV Web e tecnologia, Politica, Mumble mumble
Questo (lungo) post è nato altrove, ché l'ho in canna da mesi e mesi. Poi però càpita che una sera, nel ritrovarmi a vedere Giovanni Favia e Davide Bono del Movimento 5 stelle partecipare a un dibattito in televisione, provi il solito disagio a sentire quel che dicono e mi venga da associarli immediatamente ed inevitabilmente ai miei giovani freak, dei quali ormai scrivo da almeno due anni. E però mi viene anche in mente che, tant'è, forse è proprio lì il punto ed è lì che il post che ho nel cassetto da mesi pretende di andare a parare.
Non lo so. Però ci provo: la prendo alla lontana, da quel che voglio dire da tempo, e vediamo se i due temi si agganciano. Magari, una volta in fondo, il risultato non torna nemmeno a me.
L'executive summary è che, a mio parere, no: non esiste alcun popolo di internet. Su internet non nasce alcun movimento di opinione, né tanto meno rivoluzionario: al massimo internet può essere un mezzo rapido ed alternativo di diffusione di movimenti nati altrove. Né soprattutto (e questo è il punto) esiste in Italia un fenomeno, in così evidente crescita, di persone che si informano su internet.
Quel che esiste è solo una gran massa di gente che possiede uno smartphone. Che usa per giocare, ascoltare musica, fare fotografie e taggarle su Facebook. E per leggere le e-mail, se è obbligato per lavoro.

Il post che avevo in mente, però, iniziava in altro modo e da tutt'altra parte.

Io sono nato nel 1965. Ho messo le mani per la prima volta su un computer nel 1984 e son partito direttamente da un assemblato con processore 8088, saltando a pié pari la fase Commodore, Amiga, eccetera. Mi sono laureato in informatica - che all'epoca si chiamava Scienze dell'informazione (è ancora così?) - più per caso che per interesse vero e proprio nei confronti della tecnologia, passione che tuttavia ho iniziato a coltivare proprio nel corso degli anni di studi e soprattutto della tesi di laurea.
Ho fatto a tempo a toccare le schede perforate, ho lavorato sui mainframe, sui primi Macintosh e i primi PC, sulle workstation grafiche e sui primi portatili della Compaq che pesavano come jersey di cemento armato. Ho messo le mani un po' ovunque: dall'MVS al Dos, a tutti i sistemi Unix-like e a tutte le versioni di Windows note al genere umano. Come tutti coloro cresciuti davanti a un monitor, sono (stato) assai poliglotta, nel senso dei linguaggi di programmazione. Lavorando nel mondo della ricerca informatica ho avuto modo di partecipare, direttamente in alcuni casi, indirettamente in altri, alla nascita di parecchie delle tecnologie che oggi diamo per scontate: dalla masterizzazione dei cd, tanto per citarne una, alle tecniche di acquisizione, elaborazione ed interpretazione delle immagini (la mia specializzazione iniziale), allo sviluppo dei protocolli e delle reti di comunicazione.
Soprattutto, ho visto nascere internet.

Per dirla tutta, come quasi tutti "noi" all'epoca, in Rete c'ero già da prima, ché si chattava con i colleghi delle altre università e dei centri di ricerca con sistemi dei quali nemmeno più ricordo il nome, roba che girava su mainframe comunque. Così sorrido quando sento dire "ai tempi di irc", perché c'è stato un tempo, per me, in cui irc era ancora il futuro di un passato prossimo che stavamo già vivendo e sperimentando (fra parentesi, nel momento in cui sto scrivendo questo post, si sta discutendo per caso di questo tema in questo thread di FriendFeed, il che mi serve involontariamente un atout per quanto dirò più avanti)...
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TAG: internet, digital divide, informazione, nativi digitali, identità digitale
22.52 del 01 Novembre 2011 | Commenti (5) 
 


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