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05 Centodieci/52: Benevento e Avellino (Southtrip part II)
OTT Centodieci
Adesso vi dico di Benevento. A Benevento danno del "voi". Poiché non scendevo in Campania dai tempi del Regno delle Due Sicilie e non sono quindi uso a queste cortesie, ho collezionato una fila di gaffe da competizione. Tipo quando per cena mi sono seduto al tavolo di un bel ristorante sotto l'Arco di Traiano, il cameriere avvicinandosi mi ha chiesto "dite" e gli ho risposto "grazie, sono da solo".
Annoto che al medesimo tavolo sono stato divorato dalle zanzare. Le zanzare sono per l'appunto quelle citate nel post precedente su Potenza. Per qualche ragione ignota non mi aspettavo zanzare a Benevento, ché le zanzare secondo me vivono solo in Padania, nella tundra artica e in tutti i posti dove amo viaggiare, e invece no, esistono le zanzare anche a Benevento e sono ferocissime.
Così, per vostra informazione.

Siccome poi sono recidivo, anche a Benevento prima di cena ho ordinato uno spritz. Mi han portato questo:

Benevento07


Mi pare di averlo già scritto altrove: non ordinate mai uno spritz al di sotto del Po, mai.

A proposito di cena: a Benevento cenano tardissimo. Io, da buon genovese trapiantato in Padania, mi ero seduto al tavolo puntuale alle 20:00:00 e mi ero molto meravigliato di essere praticamente l'unico avventore, trattandosi di una bella serata di fine estate, all'aperto, calda, satura di zanzare, in un bel ristorante davanti alla testimonianza storica simbolo di Benevento.
Alle dieci di sera, mentre pagavo il conto, il ristorante stava iniziando a riempirsi. C'era anche una tavolata di settanta persone, praticamente tutta Benevento al completo. D'altra parte a Benevento è evidente che si conoscono tutti fra di loro, è sufficiente farsi due vasche su per Corso Garibaldi all'ora dell'aperitivo, quanto basta per sentirsi foresto, così foresto e del nord che per il solo fatto di passeggiare per Corso Garibaldi ti guardano con quella faccia un po' così tipo "dottò, avete bisogno?", anche se quella faccia un po' così è poi una citazione riferita ad altrove, e niente, mi sto perdendo, adesso riprendo il filo.
A Benevento, comunque, sono tutti estremamente gentili. Tranne in hotel, dove te la menano un po' perché hai la carta d'identità scaduta da qualche mese e non l'accettano. Come se adesso ci mettessimo a fare i puntacazzisti sul regolamento proprio in Campania. Eddai, su.

A Benevento, poi - che non so se vi ho già detto è sorprendentemente piacevole - dicevo, a Benevento c'è anche un teatro romano dove si paga il biglietto di ingresso per la visita, solo che dentro non c'è praticamente nulla, a parte qualche avanzo di colonna per terra e le gradinate che vengono utilizzate per gli spettacoli estivi.
Quindi ho pagato il biglietto di ingresso per vedere due colonne per terra e gli operai che montavano i tubi Innocenti per sostenere l'impianto luci per lo spettacolo della sera.
Però c'era un tramonto con una luce bellissima.
E le zanzare.

Benevento01
Benevento, Arco del Sacramento
Benevento04
Benevento, teatro romano
Benevento05
Benevento, Cattedrale di Sancta Maria de Episcopio
Benevento06
Benevento, Chiesa di Santa Sofia
Benevento02
Benevento03
Benevento

Il mattino seguente mi sono poi avviato per Avellino, con molta calma invero, ché da una rapida occhiata a Wikipedia mi ero fatto l'idea che Avellino la potessi sfangare in un'oretta al massimo.
Mi sbagliavo: mi ci sono voluti quarantacinque minuti, solo perché ho deciso di prendermela comoda, ché altrimenti stavo sotto la mezz'ora.

Avvicinandosi ad Avellino il TomTom impazzisce del tutto, roba che al confronto Potenza gli sembrava Manhattan. Alla terza inversione a U impossibile che mi ha proposto (una in superstrada a quattro corsie, una dentro a un tunnel e una dentro a un senso unico largo due metri), ho preferito proseguire orientandomi col sole e l'orologio a lancette, come insegnava il Manuale delle Giovani Marmotte.
Va peraltro detto che Avellino è grande come il Manuale delle Giovani Marmotte volume uno, volume due compreso includendo i sobborghi.
Ad Avellino, comunque, esistono alcune strade che non sono mappate nemmeno su Google Maps. In pieno centro. Considerato che in tutta Avellino ci sono forse quindici strade in totale è evidente che la Google Car è stata tratta in inganno da un TomTom ed è rimasta intrappolata in un buio garage segreto di Avellino, in attesa del pagamento di un riscatto, senza aver potuto completare il proprio lavoro.
Ad Avellino, infine, si parcheggia per fortuna direttamente in Piazza Duomo (se riuscite ad arrivarci), e vi va anche bene perché non solo è impossibile parcheggiare in qualunque altro posto, ma anche perché gli avellinesi guidano tutti sotto i 10km/h con strade completamente vuote, son più lenti dei pedoni, e se siete usi a divincolarvi nel traffico milanese del primo mattino è probabile che un tubetto di Xanax non sia sufficiente per la vostra permanenza automobilistica ad Avellino.

Poi: Avellino si porta addosso tutt'ora qualche segno del terremoto del 1980, il che, a mezzogiorno di un giorno di fine estate con circa trentacinque gradi all'ombra - che non c'è, l'ombra intendo - mentre girate a piedi per l'inesistente centro cittadino sudandovi tutto il sudabile, porta a fare dei curiosi e surreali parallelismi fra Avellino e Tokyo, ragionando sull'ineluttabile destino dell'umanità.

Il duomo di Avellino, come da antica tradizione del Progetto Centodieci, era ovviamente chiuso e d'altra parte circondato da lavori in corso, non so se avanzi degli effetti del terremoto, nel qual caso non li chiamerei lavori "in corso", forse nemmeno lavori, diciamo piuttosto un'installazione. Peccato, perché aveva pure l'aria di poter essere interessante l'interno del duomo.
In tutto il resto di Avellino non ho quasi trovato anima viva, a parte pochi mezzi che circolano alla velocità sopra citata. Non è un caso che non ci sia anima viva nelle mie foto del centro di Avellino.
Non è nemmeno un caso che mi siano venute quasi solo foto in bianco e nero. Avellino non riesci a immaginarla a colori nemmeno dal vivo.
Comunque, raga, Avellino forse batte Rovigo.

No, dai, scherzavo. Niente può battere Rovigo.

Avellino01
Avellino02
Avellino03
Avellino
Avellino04
Avellino, Torre dell'orologio
Avellino05
Avellino, fontana di Bellerofonte
TAG: avellino, benevento
01.13 del 05 Ottobre 2015 | Commenti (0) 
 
10 Impossibile da commentare
FEB Prima pagina
Lupi
Titolo di testa del Corriere.it del 10 febbraio 2012
TAG: media, giornalismo, neve
12.50 del 10 Febbraio 2012 | Commenti (0) 
 
06 Di cosa stiamo parlando (almeno per milanesi e dintorni)
FEB Prima pagina
Di Alemanno, che prima allerta i romani a rimanere chiusi in casa e poi si incazza sostenendo di non essere stato avvertito che avrebbe nevicato, non voglio nemmeno parlare. Del resto parlar di neve a Roma è una barzelletta già di per sé.
Come giustamente ha scritto Gianandrea su FriendFeed: "Stoccolma: -10° e neve, tutto regolare. Oslo: -16°, tutto regolare. Helsinki: -13° e neve, tutto regolare. Roma: 5° e pioggia debole, scuole chiuse e sindaco barricato da qualche parte a pianificare emergenze meteo."

Il punto è che, a quanto pare, la neve è diventata un problema per il Paese intero. Un Paese, peraltro, che per il momento non fa ancora parte della fascia sub sahariana e che in teoria ha viceversa una lunga tradizione alpina, probabilmente più di quanto l'abbia marinara, con buona pace dei proverbi.
Metaforicamente parlando, val la pena ricordarlo: la Coppa America non l'abbiamo mai vinta, ma la Coppa del Mondo di sci parecchie volte e sul K2 (e non solo) ci siamo andati per primi.

In questo Paese, travolto da millemila problemi di una certa serietà, il cui territorio è montuoso per più del settanta per cento, una buona metà del quale è caratterizzato da un clima piuttosto continentale anzichenò, e che è pure contitolare della cima del Monte Bianco, il principale quotidiano nazionale è capace di tirar fuori un titolo così e di metterlo pure come seconda notizia più importante della giornata nel proprio sito web:

Neve1
Corriere.it del 5 febbraio 2012

Comunque lascerei Alemanno, i romani, il Paese tutto e i suoi Media alle proprie allucinazioni. Sorvolo e vado oltre. È su Milano che vorrei invece soffermarmi. O meglio, su certi milanesi, perlomeno.

Ero a Riva del Garda mercoledì sera e, a leggere i social network e i giornali, sembrava che nel capoluogo lombardo la protezione civile e il soccorso alpino dovessero accorrere con gli elicotteri e i cani da slitta per mettere in salvo la popolazione. In effetti, quando ero partito martedì sera dopo cena, nevicava abbastanza intensamente, ma era comunque neve sottile che un po' attaccava e un po' no. Nulla che non sia comune - ripeto: assolutamente comune - vedere a Milano d'inverno.
Per non parlare della temperatura: alle nove di sera, un grado sopra zero.
Sono rientrato giovedì in serata e tanto era il terrorismo meteo dilagante che mi aspettavo il finimondo: quel che ho trovato erano due gradi di temperatura, strade perfettamente pulite, traffico regolare e un po' di neve sui marciapiedi e nei prati. Nei campi attorno a casa mia, a quindici chilometri da Milano, non c'erano più di tre-quattro centimetri di neve, a voler essere generosi.

Non so: a me pare delirio collettivo. E per una volta non è solo una questione dei Media: per tutta la settimana su FriendFeed, per citarne uno, non si è parlato d'altro e non si son viste che foto di neve. Gente angosciata perché il termometro ha segnato meno cinque. Scuole chiuse, qui, in provincia di Milano, perché sono caduti cinque centimetri scarsi di neve. La follia al potere.

Tutti a tirare in ballo la nevicata dell'85. Io la ricordo bene, avevo vent'anni: ne venne giù a sufficienza da buttar giù il tetto del Palasport di Milano. Abbastanza eccezionale, sì, ché mica siamo in Svezia, anche se il crollo del Palasport non fu indice della quantità di neve caduta, ma dei criteri di costruzione tipici di molte infrastrutture del Belpaese, diciamolo.
Quei giorni giravo regolarmente in auto e nemmeno avevo le gomme termiche come oggi, ma normalissime catene, tenute forse un paio di giorni per precauzione. Oggi abbiamo (o dovremmo avere) quasi tutti le gomme invernali, con cui si gira senza alcun problema: io le uso da anni e ci ho fatto migliaia di chilometri guidando tranquillamente anche su strade, nel nord Europa, che sembravano piste da sci.
Eppure ormai bastano pochi centimetri di neve e la gente sembra precipitare nel panico. Appena la temperatura scende sotto lo zero - a gennaio, pieno inverno al 45° parallelo in Europa - i giornali pubblicano i bollettini dei pronto soccorsi e "delle vittime". Le vittime!
Parliamo, per capirci, di temperature che in questa stagione è normalmente possibile sperimentare in qualunque località di villeggiatura montana. Sciare a meno dieci e a temperature ancor più basse non è così raro sulle Alpi: lo scorso anno in Valdidentro, a gennaio, si sciava a -18°. Quest'anno, fra Capodanno e l'Epifania, a Madesimo si era scesi a -12° ventosi, ma la gente era normalmente in pista.
Di che stiamo parlando, dunque? Perché, per quel che ne so, a Milano ci si può coprire come a Courmayeur, a voler ben vedere. Non è nemmeno così distante, Milano da Courmayeur, intendo

Pare poi, soprattutto, che sia necessario rinfrescare la memoria. Perché io, almeno dal 2004 ad oggi, da quando cioè mi son trasferito appena fuori Milano, ricordo almeno tre o quattro nevicate che hanno seppellito completamente le auto: condizioni ben lontane dalle attuali, per intenderci.
Eccovi una bella carrellata degli ultimi inverni qua attorno, con un occhio particolare a quello del gennaio 2006.
Vedete un po' voi.

Neve2
17 dicembre 2010
Neve3
21 dicembre 2009
Neve4
2 febbraio 2009
Neve5
Neve6
Neve7
7 gennaio 2009
Neve8
28 novembre 2008 - dicasi "novembre"...
Neve9
Neve10
27 gennaio 2006
Neve11
26 dicembre 2005
Neve12
3 marzo 2005
Neve13
18 gennaio 2005

TAG: nevicata, neve, milano
00.45 del 06 Febbraio 2012 | Commenti (3) 
 


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