Orizzontintorno Carlo Paschetto
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12 USA chapter 6th
OTT Travel Log: USA for business
6 ottobre, somewhere in USA

A Mentor, Ohio, sono le 22:00, anche se per me sono le quattro del mattino, perché sono partito all’alba da Milano, ho viaggiato per quasi ventiquattr’ore, sono appena arrivato e dunque il mio è ancora il fuso orario dell’Europa Centrale, e probabilmente per il sonno fra un po’ crollerò con la faccia dentro al piatto che ho davanti.
Fuori piove, o meglio, fa uno di quei temporali che si vedono nei film americani, con tantissimi lampi che illuminano la foresta, le casette di legno col prato attorno e il pickup parcheggiato davanti al garage (perché gli americani parcheggiano la macchina davanti al garage e non dentro il garage?), la Interstate 90, la stazione di servizio lungo la Interstate 90, il Burger king e il KFC lungo la Interstate 90, il mio Holiday Inn lungo la Interstate 90 e tutto quel che c’è sotto il cielo buio e nuvoloso di questa regione del Lago Erie attraversata dalla Interstate 90, che a Est va a finire alle Cascate del Niagara, credo un centinaio o poco più di miglia in là, e a Ovest porta fin sulla costa Pacifica, a Seattle, dove peraltro ero a Marzo.
Perché questa, a parte essere la mia sesta volta in America, è anche la seconda quest’anno, e non era programmata. Per essere un Paese che non mi sono praticamente mai filato davvero, Lamerica, negli ultimi anni, sta diventando quasi un'abitudine.

Dicevo.

A Mentor, Ohio, sono le 22:00, sono seduto a un tavolo del Ruby Tuesday, un ristorante come vi potete aspettare che sia un ristorante americano lungo la Interstate 90, tipo che in Italia ci sarebbe una trattoria per camionisti e invece in America sei dentro a un film di Tarantino e a un tavolo ci sono seduti Samuel L. Jackson e Tim Roth, l’aria condizionata è a palla e sto per cenare, diciamo così, anche se appunto per me continuano ad essere le quattro del mattino e questo, per la verità, è almeno il sesto pasto di oggi, perché ho fatto colazione a casa alle cinque prima di uscire, poi una seconda colazione in aeroporto alle sette, poi un’altra colazione in aereo sul volo per New York, che tuttavia era quasi un pranzo, anche perché ho volato in First Class e lì non fanno altro che darti da mangiare in continuazione, e infatti poi mi han dato un pranzo vero, che però a quel punto per me era quasi cena, e poi ancora uno spuntino prima di atterrare al Kennedy, che per me erano già quasi le otto di sera, ma per gli americani della costa est era appena passata l’ora di pranzo.
Poi invece la sera, la sera americana intendo, sul volo per Cleveland non mi hanno dato la cena, solo dei salatini, e quando a Cleveland sono infine arrivato, all’aeroporto era ormai tutto chiuso, quindi niente cena, che anche se per me ormai era notte fonda per gli americani invece eran le nove di sera, e comunque io avevo fame.

E questo a prescindere dai dodici litri di caffè americano che probabilmente ho bevuto dall’istante in cui sono salito sul primo volo questa mattina (e un succo di arancia, che chissà poi perché quando sono in volo mi vien sempre da prendere il succo d’arancia, forse perché quando passano col carrello, soprattutto in prima classe, ci son seimila cose da bere ed è sempre l’ora sbagliata per tutto, perché non è che prendi il vino o lo spumante alle dieci del mattino, e io non bevo praticamente più bibite gassate da quando sono entrato nell’età adulta e dunque alla fine, per non far la figura di quello che chiede solo acqua, ma anche per non rinunciare quando passa il carrello a prendere qualcosa che è pur sempre gratuito, ché un po’ di sangue genovese evidentemente mi è rimasto, va a finire che ordino sempre un succo d’arancia, oppure il caffè e se è un mattino che dura quindici ore finisce che bevo dodici litri di caffè americano).

Comunque niente, alle nove di sera passate sono arrivato a Cleveland e l’aeroporto era deserto. A margine, sappiate che esiste un volo Cleveland-Reykjavík, che immagino essere probabilmente una distorsione di Matrix, un errore di cui mi sono accorto per un caso fortuito, o forse perché sono l’eletto.
All’aeroporto di Cleveland ho preso un taxi e sono arrivato fino a Mentor, sperduta località sulle rive del Lago Erie dove si trova il mio hotel, l’Holiday Inn citato poc’anzi, a circa una quarantina di miglia da Cleveland. E a quel punto niente, ho lasciato il trolley in hotel e sono uscito, al semaforo ho attraversato l’Interstate 90 ormai deserta e fra il Burger King, il Taco Bell e il KFC qua davanti ho scelto il Ruby Tuesday e mi ci sono infilato dentro per mangiar qualcosa al volo, per cena, chiamiamola così, anche perché stava iniziando a piovere forte, ero (sono) molto stanco, per me sempre le quattro del mattino sono e non avevo voglia di perder troppo tempo a guardarmi in giro.
Tanto si vede benissimo che attorno a qua non c’è un belìno.

Siccome sono molto stanco e sono appena arrivato, mi sono peraltro dimenticato di essere in America, così a Mentor, Ohio, a questo punto della storia sono le 22:30, le quattro e mezza del mattino per me, sono in viaggio da quasi ventiquattr’ore, sono stanco e ho sonno nonostante tutto il caffè che mi sono scolato in viaggio, e questo sarebbe ormai il quarto pasto di oggi, volevo solo fare un rapido spuntino leggero, e invece ora davanti a me ci sono due petti di “chicken fresco” - non uno, due - che più o meno sarebbe la cosa più leggera nel menù, tipo un petto - due - di pollo alla griglia, e invece alla fine è un petto - due - di pollo marinati nel limone, affogati in una salsa barbecue, accompagnati da un chilo di patatine fritte e di insalata mista mescolata con varie cose, a sua volta accompagnata da almeno mezzo chilo di pane impregnato nel burro fuso, rosolato nel sale grosso, a sua volta accompagnato da una ciotola di senape dentro la quale andrebbe inzuppato, e infine un boccale da circa mezzo litro di birra.
Ho mangiato tutto, tranne l’ultimo pezzo di pane.

A làtere, per arrivare fin qui, ho anche fatto uno scalo a New York di qualche ora ed era dal 1991 che non venivo a New York, città della quale peraltro non avevo un bel ricordo. Ma ero giovane e inesperto, ed oggi, uscendo dal Kennedy e infilandomi nella metropolitana per tentare una sortita quick and dirty a Manhattan, un brivido mi è corso lungo la schiena, ché alla fine se non ti dà un po' i brividi essere a New York, checcazzo, ma che cosa deve darteli nella vita?
Così, forte ormai del fatto che - possiamo dirlo? - alla mia età, e con buona parte del globo terraqueo in tasca, la verità è che sono davvero capace di essere ovunque un cittadino del mondo - e mi piace pure pensare di saperlo essere davvero - be', sono sbarcato dall'aereo, mi sono fatto rapidamente due conti con Google - e dio benedica Google e gli Stati Uniti d'America, ché io proprio non lo so come facevamo quando Google e tutto l'ambaradan intorno non esistevano - e pur non tornando a New York da ventisette anni l'ho affrontata come fosse stata Milano, così che cronometrando al minuto il tempo che mi separava dal volo per Cleveland mi sono infilato nella metro, sicuro come a San Babila, e con 7$ sono sbarcato diretto a Fulton Street, Manhattan, dentro all'Oculus di Calatrava, attraversandolo di corsa e riuscendo pure a fare un paio di foto strappate al volo, per ritrovarmi infine esattamente dove volevo essere e non mancare l'occasione: Ground Zero, il 9/11 Memorial.

Perché io, nel 1991, in cima alla Torre 2 avevo cenato. Era stato l'unico momento davvero emozionante di quel viaggio: avevo ventisei anni, era la mia prima volta in America, mi ero portato una giacca e una cravatta apposta per cenare lassù al Windows of the World e l'America, da lassù, era tutta illuminata ai miei piedi.
Dove ventisette anni fa avevo cenato oggi c'è un buco con una fontana e lungo il perimetro della fontana sono incisi duemilaseicentrotre nomi. Il buco è quadrato ed esattamente grande quando il perimetro della torre che era lì e che non c'è più.
Tutta la zona attorno, bellissima, è completamente irriconoscibile. È un'altra città e no, non è la mia memoria.
Mi è venuto da piangere. Mi sono fatto il segno della croce, mi è sembrata l'unica cosa da fare. E mi sono infilato di nuovo nella metro per correre in aeroporto, che ormai ero al pelo per perdere il mio volo per Cleveland.

Ho anche sbagliato metro, nella fretta. Ché niente, sono un cittadino del mondo, ma New York è l'unico posto al mondo dove sbaglio la metro, anche ventisette anni dopo. Non a Pechino, non a Tokyo, non a Mosca. A New York, inesorabilmente, la sbaglio.

Comunque in Ohio sono arrivato ed eccomi seduto a un tavolo del Ruby Tuesday, a Mentor, provincia di Cleveland.
Nel caso vi stiate chiedendo che ci faccio a Mentor, è la località più prossima agli uffici di Concord, prima tappa di questa mia breve tournée per lavoro negli States che dopo Cleveland (Concord), toccherà Philadelphia (Colmar, una quarantina di miglia a nord) e Houston (Sugarland, giassai), ché da inizio settembre, come ho scritto altrove, è iniziata me una nuova vita. Una vita che, qualcosa mi dice, sarà molto poco sedentaria, un po' come ai vecchi tempi, e dunque perfettamente in linea con lo spirito di questo ormai anziano blog.
Del resto appena iniziata son finito subito in Germania, a distanza di un mese sono in America e presto, a occhio, davanti a me si apriranno nuove e sempre più remote avventure.
Perlomeno si spera.

Intanto a Mentor, Ohio, sono quasi le 23:00, o le 11pm come dicono qui, per me ormai è l'alba di domani, devo riattraversare l'Interstate 90 e avviarmi verso l'hotel, dove finalmente crollerò a dormire.
Siccome è sabato e in realtà inizio a lavorare lunedì, domani magari mi affido a Uber - dio benedica Uber e gli Stati Uniti d'America - e mi faccio portare a Cleveland downtown, affacciata sul lago Erie e nota perlopiù per quei brocchi dei Browns e per la Rock and Roll Hall of fame.
I prossimi giorni conto di appuntarmi cose qua e là, e magari al mio rientro tirarne fuori qualche post interessante. Ché Lamerica, è un dato di fatto, ben si presta sempre ai post interessanti.

P.S. Breve recensione del Lago Erie, tanto che ci sono: il Lago Erie (ricordate: Erie, non Eire) è uguale al lago Michigan, al lago Ontario e all'Oceano Atlantico. Non sorprende che poi vengano a cercar casa a Laglio, provincia di Como.

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Ottobre 2018, di nuovo partenza...
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L'Oculus di Calatrava a Ground Zero, NYC
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9/11 Memorial, Ground Zero, NYC
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WTC, Ground Zero, NYC
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NYC subway
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Flying to Cleveland, Ohio
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Tifosi dei Cleveland Browns
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R&R Hall of Fame, Cleveland
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Random shots from Cleveland, Ohio
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Lake Erie, Mentor-on-the-lake, Ohio
TAG: USA, New York, cleveland, ground zero
02.34 del 12 Ottobre 2018 | Commenti (0) 
 


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