Orizzontintorno Carlo Paschetto
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25 Una mela al giorno: parte seconda (execution)
GIU Web e tecnologia
La prima puntata è qui. Questa è ancora più lunga e, ve lo anticipo, vi interessa solo se davvero vi sta solleticando l'idea di fare il gran salto. Il tema è l'approccio alla migrazione vera e propria. Ho peraltro già in canna una terza parte sulle mie prime impressioni da nuovo utente Mac che, vi dico già, non sono la solita promozione a pieni voti che pare accomunare tutti i neofiti della Mela appena sbarcati dal vecchio mondo Windows. Se dunque volete sapere solo cosa ne penso del MacBook dopo un paio di settimane di utilizzo, aspettate qualche giorno. Altrimenti proseguite.

Di solito, il primo banale passo nel migrare dal mondo di Bill Gates a quello di Steve Jobs parrebbe il censimento delle applicazioni che avete installato sul PC. Nel mio caso, dozzine. Avere installato, però, non è quasi mai un indicatore significativo. Piuttosto dovremmo parlare di applicazioni (frequentemente) utilizzate, insieme la cui numerosità è spesso di gran lunga inferiore a quella del parco applicativo che avete disponibile.
Anni di software che avete messo su solo per curiosità o per prova, a volte cancellati maldestramente senza ripulire del tutto il file system e, soprattutto, il registro di sistema; aggiornamenti di applicazioni che vanno a sovrapporsi a vecchie versioni; pezzi di utilità non più mantenute da tempo; gazzilioni di byte e file temporanei che sono andati ad accumularsi fra le pieghe nascoste del vostro sistema; e che altro?
Fra l'altro è quasi sempre questa la causa per cui i nostri PC, col tempo, diventano ingestibili ed inutilizzabili: il registro di sistema di Windows è una specie di inferno dantesco con tendenze evolutive prossime al blob. In altre parole, più roba ci mettete dentro, maggiore sarà il numero di conflitti di sistema, maggiore la necessità di aggiornamento frequente dei software installati, minore la stabilità di sistema complessivo.
Va comunque spesso a finire che una parte talvolta consistente delle migliaia di file che abbiamo in archivio, alcuni dei quali magari non apriamo da anni, sono in un qualche formato gestito solo da uno di questi software che sciaguratamente, per qualche tempo, abbiamo deciso di provare.

Il punto è dunque: cosa diavolo usate davvero di tutta quella spazzatura che vi siete installati sul PC?
In realtà dovete porvi la domanda in modo diverso: quali tipi di file gestite sul PC?
A valle di questa risposta potete poi pensare a quali siano le applicazioni più idonee per gestire quei tipi di file sul Mac, a prescindere da quel che avete usato fino ad oggi sul PC.

In altre parole, il tema fondamentale è fare tabula rasa del mondo Windows fin dall'inizio e cambiare approccio mentale: non dovete migrare le applicazioni, il vostro problema è migrare i dati e pensare a cosa vi serve per gestirli, senza comunque dimenticare che molto probabilmente (è il mio caso) dovrete continuare a poterli condividere con un mondo che perlopiù parla Microsoft.
Detta così sembra un'ovvietà, eppure nella mia breve esperienza, confrontandomi con altri che han fatto il passaggio prima di me, il punto di discussione sembra sempre essere "come faccio con Access", o "come faccio con MS Project". Ovvero: "Mi tocca installare per forza Parallel sul Mac."
Invece, la domanda da porsi dovrebbe essere: come importo e come gestisco, nel mondo Mac, i file mdb? Cosa è meglio per me, ad esempio, per elaborare le immagini jpg? Posso continuare a lavorare con i fogli Excel e scambiarli con i PC che montano MS Office per WIndows?

Per lavoro uso da sempre Microsoft Office: a naso, copre il 95% delle mie esigenze professionali. Il risultato è che perlomeno metà dei miei dati, in termini di numerosità dei file, è fatto da archivi in formato Powerpoint, Excel, Word e, in misura minore, MS Project ed Access. Parliamo di migliaia e migliaia di oggetti, per chiarirci, organizzati in un file system infinito.
L'altra metà del mio patrimonio informativo è costituita da musica (almeno trentamila file), filmati e immagini (circa quarantacinquemila) in quasi tutti i formati noti al genere umano.
A parte, poi, vanno considerate la posta, la rubrica indirizzi e l'agenda che, ahimè, se usate Outlook come strumento di gestione (è il mio caso) sono tutte blobbate in un unico famigerato file di tipo "pst", disperso da qualche parte nel vostro hard disk e che, nel corso degli anni, può aver raggiunto dimensioni paleozoiche (il mio viaggia sui 2Gb e contiene quindici anni di archivio, considerando che conservo una e-mail ogni cinquanta, in media).
Ho poi centinaia di altri archivi in vari formati, vedi il caso dei file gpx e dei formati proprietari di SportTracks, che sono l'output del gps da polso che uso per correre. Due anni di allenamenti moltiplicati per diverse uscite settimanali e per tre file ad uscita.
Ho inoltre valanghe di file compressi in formato rar, altra bella rognetta, per dire.
E infine, in questa rapida panoramica di sintesi, vanno considerati naturalmente i file pdf.

Ed ora andiamo con ordine...
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TAG: apple, macbook, mac os, migrazione, windows, office, outlook
01.40 del 25 Giugno 2011 | Commenti (2) 
 


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