Orizzontintorno Carlo Paschetto
Logo orizzontintorno Carlo Paschetto


12 Gare de l'Est (*) (**)
APR Fotoblog, Amarcord
Sto mettendo mano ad alcune (bruttissime) fotografie scattate a Rouen una sera del 2009 con un vecchio cellulare. Niente che valga la pena di far circolare, anche perché la risoluzione di quell'HTC di dieci anni fa, perdipiù utilizzato al buio, è davvero orribile.
Fra queste ce n'è una che direi ho scattato alla Gare de l'Est di Parigi, tornando da Rouen e diretto a Lussemburgo. Almeno questo è quel che mi sembra di ricordare.
Era il periodo in cui lavoravo perlopiù all'estero, anche se nel 2009 in realtà avevo già spostato nelle Langhe il centro della mia vita professionale e preso (la seconda) casa ad Alba, dopo aver lasciato quella di Varsavia.

Ricordo quella sera in transito da Parigi, anche se non rammento bene la dinamica dei miei spostamenti. Stavo lavorando su un progetto internazionale e in quel periodo mi occupavo della sede di Rouen. Mi capitava talvolta di farci un salto partendo da Alba: di solito volavo a Parigi e noleggiavo un'auto per raggiungere la cittadina nel nord della Francia.
Non ricordo perché quel giorno invece andassi e tornassi in treno da Lussemburgo, che avevo lasciato un paio d'anni prima, ma sono certo che quella fosse la direttrice e sono anche quasi sicuro che fosse stato appunto un viaggio in giornata. A pensarci, ricordo anche che a Parigi dovetti cambiare stazione, perché i treni per Rouen partivano e arrivavano alla Gare St. Lazare, mentre quelli per Lussemburgo erano alla Gare de l'Est, per cui in effetti non sono certo di quale sia la stazione nella quale scattai la foto.
Così a memoria, fu poco prima di salire sul TGV per Lussemburgo: Est, dunque.

Ricordo la corsa con la metro fra le due stazioni, ché non avevo molto tempo fra un treno e l'altro. Ricordo anche che mandai un messaggio a Barbara, che sapevo essersi trasferita a Parigi qualche anno prima, per farle sapere che ero in rapidissimo transito in città.
Mi pare fossi in viaggio da solo e che a Lussemburgo alloggiassi presso un'hotel di cui ricordo bene la stanza, ma quel che non mi torna è che giurerei di essere stato solo una notte in vita mia in hotel a Lussemburgo e che in quell'occasione specifica, quella della stanza che ricordo, fossi in viaggio con un collega. Tutto il resto della mia vita lussemburghese era stato durante i mesi ad Arlon e il periodo di Rouen era due anni dopo. Quindi forse no, non rientravo a Lussemburgo per tornare a quell'hotel. Ma perché Lussemburgo allora, e per dormire dove in particolare?

Poi mi viene in mente che più o meno registro la mia vita dentro questo blog da ormai quindici anni e che nel 2009 ancora scrivevo parecchio, e immagino dunque che di quello spostamento debba essere rimasta traccia proprio fra queste pagine. In effetti è così.
Era il giorno del mio compleanno e stavo andando da Rouen a Lussemburgo, non rientrando a Lussemburgo dopo un breve salto a Rouen, come mi pareva di ricordare. Per la precisione, stavo tornando proprio ad Arlon dopo un paio d'anni.
Ad aspettarmi alla stazione di Arlon avrei trovato il fido Gianluca e quella notte avrei di nuovo dormito, dopo molto tempo dall'ultima volta, al mitico Arlux.
Tutta la storia di questa foto è qui.

È la storia dell'immagine di testata di questo stesso blog: la scelsi perché, più di qualsiasi altra foto, aveva un forte valore simbolico di quel che per un certo periodo era stata la mia vita, di quel che avrei voluto fosse stata per sempre, di quel che ero io e del mondo visto attraverso i miei occhi.
In qualche modo è l'immagine del treno che ho perso.

Paris0001

(*) Un amico di frenf.it che vive a Parigi mi ha fatto notare che la stazione nella foto non sembra essere nessuna fra quelle citate e che secondo lui l'immagine non è nemmeno stata scattata a Parigi. A un nuovo controllo osservo che lo scatto è delle quattro del pomeriggio: in archivio ho una foto presa nella stessa giornata in una stazione evidentemente diversa, perché il cielo è buio e sono quasi le sette di sera.
Quella nella foto qua sopra deve dunque essere la stazione di Rouen, mentre la foto successiva l'ho effettivamente scattata a Parigi qualche ora dopo.


(**) E niente, il mio amico ha insistito nella sua indagine e ha scoperto che quella nella foto è la stazione di Lussemburgo. E infatti ho ricontrollato le mie fotografie di quei giorni e quella di cui parlavo nella nota precedente, scattata a Parigi, è del giorno prima, non dello stesso giorno di questa. Mistero definitivamente risolto.
TAG: parigi, Rouen, lavoro
10.31 del 12 Aprile 2018 | Commenti (0) 
 
14 Lo scontro di civiltà
NOV Prima pagina
Alcuni appunti personali e totalmente inadeguati su quel che è accaduto ieri sera a Parigi, in ordine sparso, così come via via mi vengono in mente; cose piuttosto superficiali, fors'anche un po’ del tipo grazie al cazzo, osservazioni che magari non riesco, per ora, a riformulare in un pensiero compiuto, che sono di pancia anche se in realtà vorrebbero essere ragionate.
Chissà che scrivendo non lo diventino.

La prima è che la donna col velo che ci attraversa la strada in centro a Milano, che magari è nostra vicina di casa e che in qualche modo, esplicito o implicito, percepiamo giustificare il retropensiero dietro ai terroristi pur prendendo le distanze dagli attentati, e che di conseguenza in questo momento siamo portati a disprezzare (ancora più di prima?) accomunandola a una corrente di pensiero che riteniamo intrinseca della sua cultura, non è altro che la rappresentazione speculare del nostro idraulico (premetto che ho molti amici idraulici), del nostro macellaio (premetto che ho molti amici macellai), del piastrellista, dell’imbianchino, dell’edicolante, del meccanico, del vicino di casa, del piccolo imprenditore, della casalinga di Voghera che vanno in piazza a Bologna con la bandiera del sole delle Alpi, anche se non necessariamente alzando il braccio teso, e che davanti a un microfono della tv dichiarano che bisogna sterminarli tutti, affondargli i barconi, che ci rubano il lavoro, che bisogna lasciarli ammazzare fra di loro, che il problema è l’Islam, che è la nostra civiltà cattolica ad essere sotto attacco, che “loro” sono sottosviluppati, incivili, che rubano, che ci odiano, e via, aggiungete un po’ quel che volete.
Questa gente, tutta questa gente, che onestamente io credo essere fra noi in gran maggioranza, pur distinguendo fra tutte le sfumature possibili (l’operaio disoccupato neonazista tatuato col braccio teso non è l’anziana cattolica che va in chiesa, manda dieci euro alla parrocchia per aiutare i negretti dell’Africa, ma poi sull’autobus non si siederebbe mai di fianco a un arabo), tutta questa gente, dicevo, è del tutto accomunabile alla donna col velo di cui sopra e a tutti quelli che scendono in piazza al Cairo, o a Baghdad, o a Teheran contro l’imperialismo occidentale e contro la decadenza, la corruzione e l’immoralità del nostro mondo cristiano, cattolico e occidentale, che ci sterminerebbero, che ci accusano di rubare le loro risorse, di essere incivili e bla bla bla.
E il problema non è chi abbia cominciato prima: il problema è che è esattamente lo stesso tipo di declinazione dell’essere umano. Ignoranza da fomentare, da indirizzare, da manovrare, a disposizione dell’interesse di turno.

Così, per estensione, noi che in piazza a Bologna col Sole delle Alpi non scendiamo, che facciamo i blogger intellettuali, che discutiamo di geopolitica, di cultura, di orrore, sul filo della dialettica, argomentando in modo meraviglioso le ragioni dell’odio e del dialogo (sto leggendo cose molto interessanti nella mia comunità virtuale di riferimento, in contrapposizione all'ignoranza dilagante su Facebook e social network di circostanza, e me ne compiaccio, perché frequento e dialogo con la gente “giusta”, sto dalla parte "giusta", come sempre), sfoderando la nostra profonda cultura contrapposta all’ignoranza di cui sopra, e che ci indigniamo, ci confrontiamo, magari anche litighiamo e ci accaloriamo per una tesi piuttosto che un’altra, ecco, noi siamo del tutto assimilabili a quella classe sociale altrettanto intellettuale - dove il termine è da intendersi nel senso più ampio possibile - che discute di geopolitica, dell’orrore, che argomenta in modo perlomeno altrettanto interessante le ragioni dell’odio e del dialogo, che non scende in piazza a Teheran, che tende a confrontarsi con l’occidente, che si accalora per una tesi piuttosto che un’altra: siamo sempre noi, visti allo specchio, dall’altra parte del mare.
Solo che no, non siamo affatto la maggioranza. Né di qua, né di là del mare.
Io non credo affatto alla supremazia di una civiltà rispetto a un’altra: credo invece parecchio all’ignoranza diffusa, alle dinamiche del pensiero di massa, all’equivalenza delle masse stesse, almeno in termini di peso relativo sulla civiltà di appartenenza, detto che tutti noi siamo inevitabilmente riconducibili a una specifica forma di “civiltà”.

La seconda osservazione è che sotto attacco non è il mondo occidentale, o perlomeno va capito cosa intendiamo per mondo occidentale.
Anche volendo identificare l’11 settembre come punto di svolta di un certo modo di intendere i rapporti globali fra mondo occidentale e islam (che comunque, secondo me, è una sciocchezza: l’11 settembre, a sua volta, è figlio di altrettanta Storia, in una infinita catena di eventi storici correlati), resta il fatto che da lì in avanti quello che noi intendiamo come attacco globale nei nostri confronti si è in realtà macroscopicamente focalizzato contro Stati Uniti, Francia, Inghilterra e in una occasione specifica contro la Spagna, nel 2004, a seguito dell’appoggio del governo all’invasione dell’Iraq.

(Sia messo agli atti che sto scrivendo completamente andando a memoria, per cui ci sta che infili anche una serie di castronerie).

Non sono (stati, fino ad ora) sotto attacco i Paesi scandinavi, per fare un banale esempio. Non il Benelux e nemmeno, soprattutto, la Germania. Non lo sono i Paesi dell’est, non lo è stata fino ad ora nemmeno l’Italia, mi verrebbe da aggiungere “nonostante tutto “.
La Russia ha problemi interni perlopiù dovuti alla incandescente situazione in Caucaso: sospettiamo, oggi, l’abbattimento dell’aereo russo in Egitto proprio come reazione terroristica alla recente presa di posizione russa sulla questione siriana.
Non è sotto attacco il Canada per dirne un’altra, non l’Australia, non la Nuova Zelanda. E nessun Paese del Sudamerica.
E, uscendo del tutto dal concetto di occidente, non è sotto attacco la Cina: parliamo di quella che di fatto è la prima potenza al mondo e di un quarto della popolazione terrestre. Non lo è l’India, non da questo punto di vista perlomeno, nonostante gli storici problemi di relazione col Pakistan.
Non è che siano proprio quisquilie.
Lo sono invece gli Stati Uniti, che hanno piallato mezzo Medio Oriente, lo è la Francia che ha guidato l’intervento in Libia, lo è l’Inghilterra, vista come potenza coloniale e in prima linea nella questione mediorientale.

Quando parliamo di “noi”, come reazione di pancia, ci identifichiamo immediatamente nella nostra matrice occidentale, ma questo non è uno scontro globale fra due mondi, bianchi occidentali cristiani contro arabi mediorientali islamici.
Poi, certo, possiamo obiettare che Londra, Parigi, New York, finanche Madrid, hanno un ruolo simbolico nel rappresentarci che certo non hanno Toronto o Stoccolma, nemmeno forse Roma (fino a prova contraria e ci auguriamo ovviamente anche no), che non è strano che l’odio si focalizzi verso simboli di potere, soprattutto su scala planetaria.

Non ho alcuna intenzione, con questo, di allungare le fila di quelli che i cattivi siamo noi (occidentali) che colonizziamo, sfruttiamo, occupiamo, bombardiamo, armiamo, finanziamo guerre. Capirai la novità. Sto solo dicendo che non riesco a vedere, in tutto questo, una generalizzazione, o uno scontro più allargato fra civiltà, di quanto non ci sia sempre stato.
Ci sono stati ad esempio Monaco ’72, Lockerbie ’88, così, per dire i primi che mi vengono in mente a caso. Ecco, prendiamo Lockerbie: 270 morti. Spagna 2004: 191 morti.
Mi si obietterà: ma dietro quegli attentati c’erano ragioni storiche diverse, obiettivi e contesti diversi. Io ci vedo solo terrorismo di matrice mediorientale e vittime occidentali dall’altra parte. Ci vedo sempre e solo una forma di guerra asimmetrica, non un attacco unilaterale. Soprattutto, ci vedo una strategia bilaterale immutata nel corso di decenni.
Non mi pare nemmeno, per dirla tutta, che ISIS costituisca una novità così eccezionale sullo scacchiere, se non forse per una effettiva transnazionalità del fenomeno, ma mi sembra che la reazione confusa del mondo occidentale nelle forme di contrasto (e/o di appoggio indiretto) ricordi invece scenari già visti altrove. Non so.
Forse, davvero, oggi mi fa un po' più paura prendere la metropolitana in ora di punta. Ma ho l'impressione che il cambio di percezione, della nostra percezione, sia la conseguenza più dello spostamento del conflitto su un nuovo fronte e piano mediatico, che non in termini effettivi di allargamento dello scontro stesso. Non sono certo che la società civile sia oggi più in pericolo di quanto non lo sia stata in altri momenti storici del medesimo conflitto.
Ad esempio, ho ricordi di periodi del passato in cui si riteneva altrettanto pericoloso prendere un aereo per il timore di dirottamenti, attentati, eccetera.
Ma forse è una visione, la mia, molto limitata e inadeguata.
Ammesso di potere mai avere una visione adeguata e commisurata rispetto a eventi come quelli di ieri sera a Parigi.

Io credo che continuerò, avendone la possibilità, a viaggiare, ad andare anche in Medio Oriente, a confrontarmi con altre forme di civiltà, soprattutto con quelle che non capisco e che non mi piacciono.
Io non capisco e non mi piace il velo in testa. Non capisco perché non mangiarsi una braciola di maiale sul barbecue. Ma ricordo bene l’ospitalità iraniana che ho sperimentato dopo l’11 settembre e continuo a preferire un kebap nel bazar di Istanbul piuttosto che mangiarmi un panino al salame con chi era in piazza a Bologna sventolando il crocefisso.
Non ci riesco proprio a farne uno scontro di civiltà, a sentirmi in guerra, io occidentale, contro un mondo islamico.
Io più che altro assisto impotente al massacro degli innocenti, perpetuato dall’odio fondamentalista che non ha bandiera, colore, nazionalità. Fa sempre schifo e orrore allo stesso modo.
Da Srebrenica a Beslan, ad Aleppo, via Parigi.
TAG: parigi, terrorismo, isis, islam
17.53 del 14 Novembre 2015 | Commenti (0) 
 


orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto orizzontintorno Carlo Paschetto
Copyright 2003-2018 Orizzontintorno   |   P. IVA 09609460960   |   Informazioni   |   info [at] orizzontintorno.com

Tutti i diritti riservati. I contenuti di questo sito sono licenziati Creative Commons Copyright. Orizzontintorno è un sito web di proprietà di Carlo Paschetto e non è da considerarsi in alcun modo una testata giornalistica in quanto non prevede periodicità nell'aggiornamento. Il titolare non si assume alcuna responsabilità per quanto pubblicato all'interno dei commenti del blog.

logo