Orizzontintorno Carlo Paschetto
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29 Back to Tara four years later /work edition
MAR Amarcord, Diario
Così oggi son tornato ad Arco (e a Riva) a quattro anni esatti di distanza dalla mia ultima comparsa da queste parti.
Ad Arco (e a Riva) ho trascorso due anni e mezzo molto turbolenti per la mia vita altrove e ad Arco (e a Riva) devo moltissimo, perché in qualche modo è stata il mio paracadute nei momenti peggiori, il mio rifugio fra un weekend e l'altro, il mio qui nato per essere un altrove e diventato invece qui mentre il resto diventava temporaneamente altrove.

Avevo i miei luoghi ad Arco (e a Riva). Avevo stabilito i miei punti di riferimento. Conoscevo le stagioni. Conoscevo ogni chilometro. Avevo anche corso da Riva ad Arco e poi indietro a Riva, proprio poco prima che iniziasse la mia vita ad Arco (e a Riva).
Dopo mesi e mesi da pendolare avanti e indietro iniziavo ad essere un po' stanco, ma amavo tantissimo Arco (e Riva), ne ho raccontato talvolta fra queste pagine.
E poi a Riva (e ad Arco) ho anche passato una delle serate più belle e indimenticabili della mia vita.

Così questa mattina ripercorrevo i tornanti che scendono verso Torbole in quel punto dove il panorama si apre sul lago, ed era una bellissima giornata di sole, quasi estiva, e mi ha preso una specie di malinconia struggente.
Ho rivisto volti amici, salutato gente. È stato come riavvolgere all'improvviso il nastro di quattro anni. E però questi quattro anni pesavano in qualche modo, su di me, sui volti di tutti, su Arco (e Riva).

Dopo aver fatto quello che dovevo fare ho pensato di fermarmi al ristorante dove pranzavo spesso, ma era chiuso per ristrutturazione. Ho provato quello vicino, dove andavo talvolta, ma anche lui era chiuso. Alla fine ho ripiegato per il bar davanti al circolo velico di Riva, dove talvolta mi rifugiavo nelle belle giornate primaverili di sole, come oggi.
Sono passato a dare un'occhiata al mio vecchio hotel, dove ho passato centinaia di notti, al ristorante dove cenavo sempre da solo. Mi vedevo passeggiare lì la sera, fermarmi alla gelateria.
Sono andato a fare due passi sulla spiaggia di Torbole: c'era molto vento, ma stranamente un solo windsurf al largo.
Arco e Riva dormivano ancora, in attesa dell'apertura di stagione ormai imminente. È il periodo che più amavo in assoluto, appena finito l'inverno, le strade ancora deserte, gli hotel e i ristoranti vuoti, Riva (ed Arco) tutta per me.

Poi, nel primo pomeriggio, sono ripartito e ho ripercorso a rovescio i tornanti verso Nago, fino al passo di San Giovanni. Senza riuscire a liberarmi di quella sensazione.
Quella di avere completamente sbagliato strada, quattro anni fa, davanti al bivio forse più decisivo della mia vita.
Ed è stata una sensazione molto triste e amara. Quattro anni dopo.

Torbole100
La spiaggia di Torbole
TAG: arco, riva del garda, torbole, lavoro
22.56 del 29 Marzo 2017 | Commenti (0) 
 
27 Acque, immobili
FEB Spostamenti, Running, Diario
Ultimamente ho a che fare con i laghi. Cioè, vivendoci vicino, ho spesso a che fare con i laghi, ma curiosamente da qualche settimana è come se l'acqua fosse onnipresente attorno a me.
Ho iniziato l'anno sulle rive del lago Maggiore, due giorni dopo costeggiavo il lago di Como viaggiando verso Valdidentro e, ancora, qualche giorno dopo dormivo sulle rive del Garda.
E poi, sul Garda passo adesso quasi un terzo del mio tempo e ancora un paio di settimane fa pranzavo nuovamente sulle rive del lago di Como.
Insomma, pare essere un anno di laghi. Verrebbe quasi da fare un salto sul lago d'Iseo, giusto per arrotondare.

Bellano piccola
Il lago di Como dal molo di Bellano, guardando a nord verso la Valchiavenna
Torbole piccola
Il lago di Garda da Torbole
ValleSarcaPanoramica
La foce del Sarca a Torbole, il Lago di Garda e l'ingresso della Valle del Sarca

Sul Garda, o per meglio dire all'imbocco della Valle della Sarca, un po' alla volta sto marcando il territorio, e son luoghi davvero belli. Dormo a Riva, lavoro ad Arco, pranzo a Torbole. Chiusa l'era euro-piemontese sembro sulla via di inaugurarne una tridentina, un po' meno euro, un po' più global forse, ma comunque con base sul vertice settentrionale del Benaco.
Queste settimane, quassù, è il deserto dei tartari. Non c'è nessuno. Le orde di turisti tedeschi devono ancora arrivare; negozi, esercizi commerciali, hotel, ristoranti, pub e locali son tutti chiusi, con rarissime eccezioni utili al soccorso dei pochi naufraghi come me. Camminando di sera per il centro storico di Riva i passi rimbombano fra le strade e l'unico rumore percepibile è quello delle acque del lago che si infrangono piano contro i moli. Non ci sono auto in giro. L'hotel è quasi tutto per me e al mattino può capitare di far colazione da soli nella sala ristorante. Le spiagge sono inesorabilmente deserte.
Fra due mesi tutto questo mi mancherà e gli stessi posti saranno totalmente irriconoscibili, travolti da una sterminata folla cosmpolita e inarrestabile che andrà a permeare tutto questo spazio attorno che, ora, è solo mio.

L'ho già scritto: un po' il cuore, qui, lo avevo già lasciato un annetto e mezzo fa, quand'ero venuto per correre la mezza maratona del Garda. Non posso fare a meno di pensarci oggi, ogni volta che sbarco a Riva e vedo qualcuno correre sul lungolago, di giorno e di sera. E' un posto meraviglioso, questo, per correre.

RivaDelGarda1
RivaDelGarda2
RivaDelGarda3
Riva del Garda
Torbole01
Torbole02
Torbole03
Torbole04
Torbole05
Torbole, Lago di Garda
ValleSarca01
Tramonto sulla foce del Sarca

E non posso fare a meno di tormentarmi, ora ancor più degli ultimi mesi, per capire come fare, dove andare a caccia per ritrovare quella motivazione che mi aveva trascinato per oltre due anni, fino a quasi un anno fa, che mi aveva permesso partendo da uno zero totale di arrivare a correre la maratona e di partecipare con regolarità alle gare sulla mezza distanza con tempi sempre più interessanti.
Quella spinta e quell'ostinazione grazie alle quali ero arrivato a correre i dieci chilometri in quarantasette minuti e la mezza in un'ora e tre quarti: tempi non straordinari, certo, ma sicuramente gratificanti per uno come me, che avevo costruito tutto da solo, iniziando dal nulla, solo allenandomi con regolarità e costanza, senza mollare mai...
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TAG: lago di garda, lago di como, lario, arco, bellano, riva del garda, torbole, running
13.19 del 27 Febbraio 2011 | Commenti (5) 
 
27 Prima di entrare in riunione
GEN Fotoblog, Diario, Spostamenti
Trascorrere la nottata sotto ai piumoni tirolesi, svegliarsi alle otto invece che alle sei per andare al lavoro, aprire le finestre e, invece della nebbia, vedere questo:

AlbaArco1
AlbaArco2

Poi uscire, farsi avvolgere dall'aria frizzante che scende dalle montagne e scivola sulla superficie immobile del lago, parcheggiare davanti al porticciolo, attraversare i vicoli completamente deserti del centro, entrare in un bar e farsi un caffè.
TAG: riva del garda
09.30 del 27 Gennaio 2011 | Commenti (0) 
 
21 Quarantasei a parte
GEN Spostamenti
Aver l'ufficio sopra alle baie di carico e scarico mi ricorda Arlon. Quante notti passate in Ardenne fra i TIR in coda alle baie, e bancali, e muletti che corrono, e camionisti che dormono nell'attesa, fumano, scambian due parole, e sono ormai più di quattro anni, a pensarci. Mi pare una vita e in qualche modo lo è.
Così le finestre della scrivania alla quale son seduto ora si affacciano ancora sulle baie, ma sono al di qua delle Alpi adesso, ho montagne attorno, e cime innevate, e vertiginose e leggendarie pareti concave che strapiombano sulle acque del lago, e la luce, a tratti, sembra proprio quella delle Ardenne.

Arco, invece.

Di sera sto a Riva. Da Arco è distante solo un paio di chilometri, per non dire che son proprio attaccate, ed è strano essere a Riva d'inverno, perché non c'è un'anima in giro che sia una, le luci son tutte spente, negozi, alberghi, ristoranti, locali, son tutti chiusi, e persino le finestre dei palazzi son buie quasi ovunque.
Ed è proprio così che amo questo posto: buio, vuoto e spento. Silenzioso. Così silenzioso che alle dieci di sera, rientrando a piedi in albergo - uno dei due o tre soli rimasti aperti per la stagione invernale - ascolto l'eco dei miei passi rimbombare per le vie e le piazze di Riva, e sono solo, completamente solo, irrimediabilmente ed inesorabilmente solo a camminare sul lungolago. Io e quelle due anatre che, anche a quest'ora, han qualcosa da starnazzare.
Poi il rumore sordo delle onde contro il molo e null'altro attorno. Lo amo così questo posto.

Arco05
Arco06
Arco07
Arco02
Arco03
Arco04
Riva del Garda

E mi fa impressione pensare a poco più di un anno fa, quando proprio qui corsi una delle mie mezze più belle, e la gran folla che c'era lungo il percorso, e qui in piazza alla partenza, questa stessa piazza che adesso attraverso nel silenzio assoluto invernale. Mi vedo come fosse ieri corricchiare al mattino presto sulla riva, per scaldarmi, ai margini della piazza, mentre l'area della partenza va via via affollandosi di concorrenti, ed io aspetto ancora un po' ad entrare in griglia, ché voglio concentrarmi e riscaldarmi ancora un po'.
Sono ancora qui. E tornerò anche a scrivere del correre, presto, ma non ora.

Del resto, nella camera del mio primo albergo, guarda un po', dormo sotto a questo:

Arco01

Non è male il Parc Hotel Flora, come non può essere male essere gli unici ospiti ed avere a disposizione per se stessi un intero (bell')albergo a quattro stelle, in una località di villeggiatura, sulla riva del lago, circondati da montagne innevate.
Il secondo giro l'ho fatto al Luise, che per certi versi è meglio. E' un po' più centrale e c'è pure il wifi gratuito, ma le camere, pur belle come quelle del Parc Hotel Flora, son più piccole, la tv non va al di là di teleberlusconi e ZDF, è un po' più frequentato (ho contato almeno altri tre ospiti) - dunque un po' troppo affollato per i miei gusti, perlomeno stonato col resto del panorama attorno. Insomma, mi sa che la prossima settimana torno al Flora.

Fra tre mesi qui cambierà tutto, all'improvviso. Dovessi esserci ancora, credo mi piacerà altrettanto. Quel che è certo, se faccio una rapida carrellata, direi ad occhio che questo sia il posto più bello dove abbia lavorato in più di vent'anni di carriera.

E poi io amo avere le finestre dell'ufficio che si affacciano sulle baie. Mettici pure le montagne innevate attorno.

Arco08

Buon compleanno, C.
TAG: arco di trento, riva del garda
01.58 del 21 Gennaio 2011 | Commenti (3) 
 


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