E che volete che vi dica, io, di Rovigo? L'ho infilata rientrando da Ferrara, un'oretta in pieno timing per le vasche pomeridiane domenicali dei rodigini (l'ho letto su Wikipedia come si dice, ovviamente), giovani e non.
Attorno a Rovigo è tutto piatto, ma piatto di brutto. Tipo che te la immagini con nebbia e pensi immediatamente al suicidio. Il delta del Po è due passi più in là e per veder qualche collina devi macinare ancora un po' di chilometri verso nord lungo la A13. O forse è solo che l'altra domenica c'era foschia. Mah.
A Rovigo c'è Corso del Popolo. Giri a sinistra e c'è piazza Vittorio Emanuele, giri a destra e c'è il duomo - che poi il duomo di Rovigo, vabbè. Ecco, il duomo è un po' la metafora di Rovigo intera, perlomeno a capitarci per caso, a Rovigo, a girarla per un'oretta, fotografarla col cellulare e fuggirne il più rapidamente possibile.
Vedi il duomo e ti vien da pensare che è tardi e che hai ancora duecentocinquanta chilometri da fare, devi andartene.
Vedi un gruppo di adolescenti rodigini che si trascinano mollemente su e giù per il corso e pialleresti la provincia italiana tutta.
Con tutta la fatica che ho fatto negli ultimi anni per imparare ad amare la provincia italiana.
Capitarci, a Rovigo, non è mica facile, tanto è imbucata in mezzo alla Pianura Padana. Non c'ero mai stato prima, né probabilmente mi sarebbe mai capitato di passarci, non fosse stato per il progetto Centodieci. Più ci penso, poi, più mi sembra di non conoscer proprio nessuno di Rovigo.
Non è Rovigo che è famosa per il rugby?
Mah, che volete che vi dica, dunque, di Rovigo? Non mi è parso di aver visto in giro poliziotti di quartiere, come mi era capitato nel centro di Alessandria.
Per dire.
Strano.
Si presta, Rovigo.
E la chiudo qui, va'. Rovigo.
Rovigo, Piazza Vittorio Emanuele |
Rovigo, le torri del castello |
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