Orizzontintorno Carlo Paschetto
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14 Meno quindici
FEB Travel Log: Isole Cook ed RTW 2018
PartenzaRTW20182
TAG: RTW, round the world, cook island, cook, america, viaggirica, viaggi
19.35 del 14 Febbraio 2018 | Commenti (0) 
 
26 Due volte il mondo (non quello che vorrei)
GEN Progetti
Saranno più d’uno i record che andrò ad aggiornare nella mia scorecard di viaggiatore globale con questo nuovo giro del mondo. Il primo, banalmente, è che per la seconda volta tornerò a casa avendo viaggiato sempre verso est e trasvolato tre oceani: un progetto nella mia lista at least once in my lifetime che avevo già centrato sette anni fa e che certo non pensavo avrei avuto occasione di ripetere, non negli stessi termini almeno, né soprattutto così a breve.
E invece, un po' per caso e senza averlo a piano, sono riuscito a tracciare una seconda rotta attorno al pianeta, ancora una volta grazie alle centinaia di migliaia di miglia premio accumulate negli ultimi anni.
Ancora una volta - peraltro - non la rotta dei miei sogni.
Per cui ce ne sarà una terza, prima o poi.

E poi.

Sulla tratta Abu Dhabi-Sydney volerò per la prima volta con l’aereo più grande del mondo, l’Airbus 380 a due piani, e sarà anche il volo senza scalo più lungo della mia vita: oltre quattordici ore, una in più dei miei precedenti sulle rotte per Giappone, Corea, Australia, Sudafrica e Sudamerica.
Mi viene in mente una sera di metà agosto del 2014, all’aeroporto di Johannesburg. Siamo tutti insieme, in attesa del volo di rientro per l’Europa. È un Jumbo 747: quando ero ragazzo era il simbolo dei grandi viaggi intercontinentali, da adulto ho poi avuto occasione di prenderlo diverse volte.
Prima di imbarcarci passiamo davanti alla fila degli A380 Lufthansa, British ed Emirates parcheggiati ai finger e ci chiediamo quando capiterà anche a noi l’opportunità di volare su uno di quegli impressionanti giganti dei cieli.

L'occasione capiterà il prossimo 1° marzo, ma per diverse ragioni sarò da solo. Lo ero anche nel 1998, quando mi imbarcai sul mio primo Jumbo alla volta della Malaysia.
Ripenso a quella sera a Johannesburg e niente: nell'ordine giusto delle cose questo battesimo del volo avrebbe dovuto essere a equipaggio completo e non riesco a scrollarmi di dosso l’inutilità di un secondo giro del mondo da solo, senza chi dovrebbe essere al mio fianco a decollare con me.

Farò il primo scalo e qualche ora di sosta negli Emirati, che ormai va un po' di moda: per me sarà un ritorno, diciotto anni dopo il mio viaggio in penisola arabica.
Mi trovavo ad Abu Dhabi la notte di capodanno del 2000. Prima di partire per il deserto e raggiungere l’oasi di Liwa, comprai il narghilè che ancora oggi arreda un angolo del salone di casa mia e feci una scorta di varie essenze e tabacchi aromatici che negli anni successivi ho poco consumato e che conservo, tutt’ora, non so esattamente dove. Ricordo di averli tirati fuori un paio d’anni fa da qualche scatolone, durante l’ultimo trasloco.
A questo giro non avrò il tempo di mettere il naso fuori dall’aeroporto, né d’altra parte quasi certamente la voglia. Prenderò un caffè, probabilmente americano, e mi attaccherò al WiFi aspettando di imbarcarmi per il balzo più lungo della mia vita.

Quattordici ore e un’altra manciata di fusi orari dopo, tornerò per la seconda volta anche in Australia. La prima fu nel 1999: mi fermai qualche giorno a Sydney, prima di ripartire per il Pacifico e la Nuova Caledonia. Quell’anno poi tornai indietro in modo tradizionale, viaggiando a ritroso verso ovest.
Questa volta invece farò solo un brevissimo stop over, meno di un paio d’ore, al punto che si potrebbe quasi dire che dalla terra dei canguri non passerò affatto. Rischio quasi di non avere il tempo di prendere il volo per Rarotonga, perché non so come e quando fare il check-in prima di arrivare a Sydney. Non viaggio con un biglietto unico e non potrò farlo né a Malpensa, né ad Abu Dhabi. Quando aprirà il check-in per il mio volo per Rarotonga, ventiquattr’ore prima, io sarò per aria da qualche parte in medio oriente.
Questo sarà il primo problema vero da risolvere: se in Australia mi obbligheranno a sdoganare, facendomi perdere tempo prezioso, potrei perdere il volo e mi ritroverei con un "no show" dall’altra parte del mondo, senza un biglietto aereo valido.
E sarebbe assai spiacevole.

Ma in qualche modo ce la farò. E resterà il fatto che per la seconda volta sarò arrivato fino in Australia senza di fatto metterci davvero piede, il che inizia a sembrarmi particolarmente assurdo. Parlandone razionalmente, intendo.
D'altra parte non c’è nulla di razionale in questo viaggio e dunque, sette anni dopo la prima occasione, per la seconda volta attraverserò il Pacifico e la linea del cambiamento di data e per la seconda volta ho sbagliato il conto dei giorni e delle notti nel prenotare e nel fare i calcoli. Ci sono cascato ancora.
Questa volta vivrò due volte il 2 marzo, nel 2011 vissi due volte il 20 aprile. Dopo questo viaggio avrò dunque guadagnato due giorni in più di vita sul calendario. Se fossi uno scrittore dell’ottocento ne verrebbe fuori un bel romanzo.

Alle Isole Cook mi fermerò una settimana, in attesa del primo volo diretto verso la costa occidentale dell’America. Un’intera settimana alle Cook per la verità mi pare una follia nella follia stessa di questo progetto di viaggio, soprattutto perché leggo che sarò lì in piena stagione ciclonica, una prospettiva non particolarmente allettante. È però l’unico modo per risparmiare tempo e denaro ed evitare di dover fare marcia indietro fino in Nuova Zelanda, aggiungendo voli a voli, scali a scali, cambi di fuso orario (e data) a cambi di fuso orario (e data).
Sfrutterò la sosta dividendomi fra Rarotonga e l'atollo di Aitutaki, sperando di non dover fare i conti non tanto con un uragano, che è un evento tutto sommato raro alla latitudine delle Cook, quanto col brutto tempo, che rovinerebbe irrimediabilmente le giornate nel Pacifico e complicherebbe il mio già pessimo rapporto coi voli oceanici.

Per aggirare lo spropositato costo del turismo nei mari del sud, ho approfittato dell'occasione per provare Airbnb e andare così a caccia di soluzioni alternative alla solita ricerca di un hotel su Booking.
Trovare una sistemazione ad Aitutaki non è semplicissimo, ci sono scarse opportunità: l'atollo è piuttosto remoto e piccolo, ma Airbnb è una risorsa incredibile e mi ha aperto orizzonti infiniti anche per tutti i miei futuri progetti - sì, lo so che sono l'ultimo arrivato. Inizio ad essere vecchio perfino per internet e d'altra parte non ho nemmeno un account su Instagram, per dire.
Comunque: ad Aitutaki c'è un po' da adattarsi insomma, a meno naturalmente di non soggiornare in uno dei due o tre resort da sette-ottocento euro a notte, che offrono la colazione inclusa, ma dove il WiFi si paga a parte.
Io sarò ospite di una coppia di medici in pensione che, mi pare di aver capito, sono di origine mista maori e neozelandese, e che vivono in un lodge isolato in mezzo alla foresta. Mi hanno avvisato che la connessione internet dipende dalle condizioni meteo. Non mi è chiarissimo quanto debba preoccuparmi degli ottocentoventicinque euro a notte di differenza rispetto ai bungalow del resort a un chilometro di distanza: di certo le zanzare sono le stesse.
A Rarotonga invece soggiornerò presso Carlo e Roberta, una coppia di italiani trapiantati laggiù. In questo caso la scelta è stata più difficile: su Airbnb c'erano almeno quattro o cinque opportunità interessanti che sulla carta, in base ai miei criteri di ricerca, se la giocavano alla pari. Alla fine ho un po' tirato la monetina e ho pensato che tutto sommato non mi dispiace l'idea di trascorrere una serata a chiacchierare con un paio di connazionali che han piantato tutto per trasferirsi in uno dei luoghi più remoti e sperduti del pianeta.
Comunque vada, prevedo un interessante travel log.

CarloeRoberta

Appena il tempo di essermi ripreso dai tredici fusi orari attraversati - se ho contato giusto - e dovrò nuovamente spostare le lancette avanti di altre due ore: un'altra notte in aereo mi porterà per la quinta volta negli Stati Uniti, la prima sulla costa occidentale. L’appello delle mie occasioni negli States racconta della mia natura di viaggiatore e dei miei viaggi ancor più delle opportunità perdute in Australia.

La prima volta fu nel 1991, una dozzina di giorni a New York e anzi, mi par di non essere nemmeno mai uscito da Manhattan, ché eran tempi che i tassisti nemmeno ti portavano più su della centodecima.
Mi sembrava assurdo andare a New York la prima volta e fermarmi solo due o tre giorni, volevo viverla davvero, impararla. Era la mia prima volta negli States e dovevo prenderne un po’ le misure, pur sapendo bene che non è certo America, New York. Ma se dovevo metter piede oltre oceano, tanto valeva iniziare da lì.
Da allora per me la Grande Mela è rimasta quella del panorama notturno dalle finestre del Windows of the world, in cima alle Torri Gemelle. Mi fa sempre strano pensare che non esiste più.
Alla fine, per diverse ragioni, presi New York assai male e non mi piacque. Tornai a casa e chiusi il capitolo America.

Lo riaprii nel ’96 per lavoro, a Chicago. Colsi l’occasione e ci attaccai una decina di giorni di ferie, che però trascorsi in Canada. Comunque a Chicago mi trovai tutto sommato bene e ne conservo un ricordo piacevole. Mi ripromisi di dare prima o poi una chance all’America, tipo chissà, un giorno coi figli.
La terza volta fu durante il giro del mondo del 2011: cercai in tutti i modi di evitare uno scalo negli Stati Uniti, a ribadire il mio disinteresse per una meta che tutto sommato è sempre lì e tanto prima o poi, ma non riuscii a trovare un volo dalle Hawaii a Vancouver e finii per arrendermi a uno scalo ad Atlanta, per rientrare poi in Europa da Panama. E che vuoi dire di una lunga e noiosa giornata ad Atlanta?
La quarta occasione fu nel 2014: ci andai di proposito e fu la volta di Boston, anche allora a marzo. Oddio, di proposito si fa per dire: fu l’unica destinazione per cui trovai posto con le solite miglia premio.
L'idea in sé alla fin fine non mi dispiaceva, era anche l'occasione per andare a vedere una partita dei Celtics. In realtà mi cautelai comunque verso la mia riluttanza agli Stati Uniti prenotando un volo da Boston alle Bermuda, che comunque erano "lì a due passi".
L’arrivo al Logan fu una delle mie peggiori esperienze di viaggio e contribuì a peggiorare la mia prevenzione verso gli americani, ma alla fine, quando ripartii alla volta dell’Atlantico, lasciai Boston a malincuore: nonostante ci abbia patito il freddo peggiore della mia vita, a tutt'oggi è una delle poche città al mondo, fra le migliaia che ho visitato, dove mi piacerebbe forse provare a vivere.
Peraltro proprio al Logan, sulla via del rientro, mi raggiunse la notizia dell’improvvisa malattia di papà.
Non mi ha portato bene la mia quarta volta in America.

La quinta sarà questa. Transiterò da Los Angeles, giusto il tempo di cambiare aereo e tanto per aggiungere anche la California alla lunga lista delle occasioni lasciate indietro, per poi volare a Seattle, dove trascorrerò ventiquattr’ore: il solo tempo di fare una foto alla skyline e due passi per downtown, il minimo per respirare per la prima volta l’aria dell’ovest, versante grunge.
Ancora un volta la mia America durerà appena un battito di ciglia all’ombra di qualche grattacielo, nonostante ormai da qualche anno cerchi di farle il filo per un viaggio vero con tutta la famiglia, senza riuscire mai a far quadrare i conti.
Prima o poi accadrà, l’appuntamento è solo rimandato.

A Seattle prenderò un treno, come già feci nel ’96 da Toronto a Chicago, dal Canada agli States: questa volta sarà sulla costa opposta, a ritroso, dagli States al Canada, da Seattle a Vancouver.
A questo giro del mondo riesco dunque finalmente a transitare da Vancouver, dove trascorrerò due notti, che poi significa un solo giorno pieno per piazzare la mia bandierina.
E poi di nuovo scalo negli States, a Minneapolis, per spiccare il balzo finale verso l’Europa.
Ultimo touch and go ad Amsterdam, come nel 2011.

Alla fine non ho ancora fatto il calcolo delle ore che starò per aria e forse non voglio nemmeno saperlo. Mi viene in mente invece che nell’arco di ventiquattr'ore passerò dall'inverno europeo all'estate australe e, una settimana dopo, saranno sufficienti dodici ore per passare di nuovo dagli oltre trenta gradi delle Isole Cook, al rigido inverno boreale della costa pacifica americana. Solo il tasso di umidità sarà lo stesso, per quanto con effetti opposti.
Non sarà facile ragionare sull’unico bagaglio a mano che potrò portare con me: facendo i conti col peso, è fra l'altro probabile che anche in questa occasione rinunci a partire con la reflex e mi affidi solo al telefonino, come già fu a Boston e alle Bermuda, e nei Balcani, e alle Canarie, e in Ucraina e in Moldova, e in almeno un’altra dozzina di occasioni negli ultimi anni.
Deciderò all’ultimo istante, come al solito.

A làtere, questo giro del mondo sarà complementare a quello del 2011: allora attraversai il Pacifico settentrionale e rientrai dall’America meridionale, questa volta attraverserò il Pacifico meridionale e tornerò dall’America settentrionale, incrociando idealmente e perfettamente la rotta precedente.
Mi rimane il sogno nel cassetto di riuscire a fare un giro del mondo al contrario, d’inverno, passando per lo stretto di Bering: lo studio da tempo, ci ho provato anche questa volta, ormai conosco la teoria a memoria, ma metterlo in pratica continua ad essere logisticamente difficile nei tempi sempre molto stretti che ho a disposizione per queste avventure e, soprattutto, richiede risorse economiche impegnative.
Per quanto, trovato il volo per Anchorage, sono stato a un passo dallo schiacciare il tasto di conferma.

Perché sì, ci ho provato ad andare nell’Artico d’inverno. Avevo iniziato a comporre i pezzi del puzzle e informarmi su come affrontare i -50°C potenziali che mi avrebbero atteso a Barrow. Ma poi, al momento di trovarmi un alloggio, mi sono scontrato con il costo improponibile della logistica a quelle latitudini, persino su Airbnb, anche dieci volte quel che è possibile trovare alle Cook, a pari colazione, fuori scarafaggi e zanzare.
Il che è un peccato, perché sebbene sappia per esperienza che le zanzare artiche non hanno nulla da invidiare alle parenti tropicali portatrici di dengue, è pur vero che perlomeno non sopravvivono all'inverno.
Toccherà dunque investire in repellente, che comunque costerà meno di una colazione sulla banchisa.

Comunque.

Le Isole Cook saranno il mio Paese numero 100 secondo la classificazione del CIGV, il 120° in cui metterò piede secondo il ranking del Traveler's Century Club. Quando vent’anni fa o giù di lì doppiai quota cinquanta, raggiungendo così il limite minimo per iscriversi al CIGV, mi chiedevo quando mai sarei arrivato a guadagnarmi il titolo di socio Top 100. Allo stato dell'arte, se fossi ancora iscritto, il 2 marzo 2018 sarebbe la risposta. Il mio secondo 2 marzo 2018, per la precisione.
Il CIGV pone poi il traguardo successivo a quota 150 e naturalmente ho già un piano e un elenco. Fattibili, almeno nella mia testa.

Il dato più interessante l’ho però realizzato oggi e sono rimasto un po' sconcertato, perché ero convinto del contrario: le Cook non sono nella mia lista segreta. Ho dentro Kiribati, Tuamotu, Marchesi, Nauru, Niue e perfino Tokelau (considerando solo le isole del Pacifico, naturalmente), ma non Rarotonga ed Aitutaki.
Vorrei dire che è un errore di compilazione, ma non è così: in realtà mi sono sempre un po' sembrate la destinazione più scontata nel Pacifico, dopo Tahiti. Comunque ormai è andata: per batter eventualmente di nuovo il record d’inculoalmondo toccherà prima o poi spingersi perlomeno fino a Pitcairn.
Non la vedo facilissima.

Ma poi io sono quello dell’Everest e son claustrofobo, mi son sempre stati sul cazzo gli atolli sperduti.

Orizzontintorno torna dunque in pista a inizio marzo. Allacciate le cinture. Non staremo via molto, ma ce ne sarà comunque di che averne abbastanza molto rapidamente.
Soprattutto delle ben recensite bestiacce delle Isole Cook.

RTW2018Plan
RTW 2018: la rotta

P.S. No, non è questo, e non sarebbe stato nemmeno l'Alaska: alla fine quel piccolo progetto che avevo in mente per far fuori le miglia non sono riuscito a metterlo in pista. Ma meglio così: lo faremo in due, presto.
TAG: RTW2018, Cook Islands, cook, america, viaggi
00.53 del 26 Gennaio 2018 | Commenti (0) 
 
25 Lost (#comingsoon)
GEN Progetti
"Expect a remarkable number of chickens to cross the road. It is hard to understand why they do this, but they do. Dogs, walkers, children, and coconuts provide other obstacles on the roads that keep driving interesting."
[Wikitravel, Rarotonga]

Rarotonga
Rarotonga
Aitutaki
Aitutaki
TAG: rarotonga, aitutaki, cook, rtw2018
11.51 del 25 Gennaio 2018 | Commenti (0) 
 
20 Brianza, un anno dopo
APR Amarcord
L'anno scorso a quest'ora stavo mangiando qualcosa nella zona transiti di Seoul Incheon ed ero in attesa del volo per Honolulu. Di particolare c'era soprattutto che ero partito da meno di ventiquattr'ore e stavo vivendo il primo dei miei due 20 aprile consecutivi.

Oggi piove.
E la testa torna inevitabilmente a O'ahu.
TAG: rtw
09.19 del 20 Aprile 2012 | Commenti (0) 
 
18 RTW, archivio fotografico in linea
MAG Lavori in corso
Ci sono altri scampoli che vorrei raccontare, e almeno un'altra puntata la butterò giù nei prossimi giorni, però nel frattempo ho perlomeno trovato il tempo ("trovato" means, al solito, strappato ad ore utili di sonno) di caricare l'archivio fotografico del Round the world, nonché di completare le relative schede viaggio. Per la prima volta ho anche ceduto alla tentazione narcisistica di inserire una gallery di autoritratti, riusciti grazie all'involontario coinvolgimento di qualche collaboratore occasionale. In fondo questo sito è innanzitutto il mio cassetto dei ricordi e da tempo mi son reso conto che, di fatto, le foto di me stesso in viaggio le potrei contare sulle dita di una mano.
Ho in archivio decine di migliaia di immagini e interi viaggi dai quali non ho riportato a casa nemmeno una mia foto. Eppure vedere me stesso mi aiuta in qualche modo a ricordare meglio certe emozioni.

Questo viaggio è anche stato il primo nel quale abbia sfruttato un po' tutte le potenzialità di questa nuova versione di Orizzontintorno, che è in linea ormai da un anno. Prima fra tutte la possibilità di caricare gallerie fotografiche a dimensione variabile, superando quello che era un grosso limite della vecchia versione. Non lo avevo fatto lo scorso anno a valle del viaggio in Corea, per la solita mancanza di tempo alla quale conto di rimediare a breve, e non avevo ancora avuto altre occasioni.
Proprio l'uso intensivo mi ha permesso peraltro di annotarmi alcune cose che possono essere migliorate (scrivo questo un po' per farmi un promemoria, non fateci caso), tipo poter taggare le foto per far ricerche generali, taggare anche i filmati ed associarli ai viaggi e ai Paesi visitati (strano non averci pensato prima), estendere le categorie di classificazione dell'archivio fotografico, eccetera.

Sempre a proposito dell'archivio fotografico, da qualche mese ho avviato una "campagna" intensiva di digitalizzazione a livello professionale del mio intero catalogo di diapositive relative a quasi venticinque di viaggi in giro per il mondo e salite alpinistiche.
Oggi nell'archivio di Orizzontintorno, costruito ormai quasi una decina di anni fa, sono presenti circa quattromila immagini ottenute dalla scansione di altrettante diapositive, frutto di un vecchio lavoro durato parecchi mesi, fatto a manina con uno scanner economico e datato, e tanta pazienza. Il risultato però era (ed è) piuttosto orribile, oltre che noioso. Nel senso, ci sono quattromila fotografie mediocri, di pessima qualità e a bassa risoluzione, laddove potrebbero invece essercene solo quattrocento belle e ad alta risoluzione (e taggate).
Ora - non mi è assolutamente chiaro con che tempi e modi, ma sono ottimista... - grazie a questa nuova campagna massiva di digitalizzazione del mio intero archivio di diapositive ho in programma nei prossimi mesi di rifare completamente il database di Orizzontintorno, buttando i contenuti attuali e sfruttando le potenzialità di questo nuovo sito.

Insomma, grandi progetti e parecchie nottate che se ne andranno come al solito. Con il solo fine, fra l'altro, di mantenere a tutti i costi in vita un prodotto - il sito web personale - che di per sé è ormai obsoleto nel panorama di internet, in un mondo che è dominato da Facebook, Flickr e compagnia.
Network ai quali, non a caso, continuo a non appartenere, con un certo inutile orgoglio nel non esserci (e pur essendo presente ovunque, altrove).
TAG: rtw
15.20 del 18 Maggio 2011 | Commenti (0) 
 
17 MXP-MXP (Eastward)
APR Travel Log: Round the World, Spostamenti
C'è voluto quasi un anno di ostinati tentativi e di accanimento, e per dirla tutta, nel momento in cui sto scrivendo, tutti i pezzi del puzzle sembrano ancora non essere andati completamente a posto, giusto a confermare fino al very last minute che di per sé, questo, sarà comunque un viaggio diverso da quanto io abbia ad oggi archiviato in quasi una trentina d'anni di scorribande in giro per il mondo.
Per certi versi, in effetti e a pensarci, quella che sta per decollare (e decollare, in questo caso, è in assoluto il verbo che più le si addice) è un'avventura all'esatto estremo opposto di Asia Overland 2002: l'elogio della lentezza e del viaggio via terra, allora; l'estrema velocità di un viaggio che sarà paradossalmente quasi solo aereo, questa volta.

E questa volta, più di altre, sì: non tanto viaggio, ma spostamento. Anzi: spostamenti. Quasi a catena e senza soluzione di continuità, per inseguire (al solito) un vecchio sogno, chiudere l'anello andando a coprire quell'unico tratto di Globo che ancora manca all'appello sul mio planisfero personale, perlomeno metaforicamente: la rotta trans-pacifica.
L'attraversamento della linea del cambiamento di data.
Uno spostamento - no, per nulla: un viaggio! - (anche) nel tempo, volando verso est, partendo di sera e arrivando al mattino: ma del medesimo giorno.

Il giro del mondo: ci siamo!

Non bastava aver conservato un patrimonio esagerato di miglia: ho dovuto scannarmi per mesi con i call center, districarmi fra i tortuosissimi regolamenti che governano l'emissione dei biglietti premio speciali (le norme per l'rtw di Sky team sono un rompicapo degno della più sfidante settimana enigmistica), incastrare cinque compagnie aeree diverse che non dialogano fra loro, né tantomeno lo fanno i loro sistemi informativi, litigare con un calendario sempre più tiranno che da tempo lascia spazio solo ad incastri rocamboleschi, e che altro ancora? Ah, sì: pianificare almeno quattro o cinque possibili rotte alternative nel tentativo di far tombola almeno su una.
E infine rassegnarmi e rinunciare anche al mio amatissimo passaporto quasi pieno, al quale restavano ormai solo due pagine libere delle quarantotto d'ordinanza disponibili. Non è stato possibile fare altrimenti: evitare gli Stati Uniti era proprio impossibile, per quanto ci abbia provato, e presentarsi alla frontiera yankee con i visti di cinque Stati canaglia in bella mostra, ecco, forse non sarebbe stata un'idea particolarmente brillante.
Così, addio mio amato (quarto) passaporto, compagno di Asia Overland e di tante altre scorribande: è venuto il momento di separarci e di adeguarmi anch'io ai tempi diventando il (mica tanto) felice titolare di un modernissimo passaporto biometrico.

Insomma, le ho dovute provare tutte. Fin dalla primavera dello scorso anno e dai primi post taggati rtw. Otto mesi fa avevo gettato la spugna e mi ero infine fermato in Corea.
Sono tornato e ho ricominciato la caccia: ci ho riprovato sull'asse Seoul-Vancouver, per saltare gli States. Ci ho provato via Taipei, via Shanghai e ancora via Manila. Ci ho provato via Kota Kinabalu. Ci ho provato via Guam, via Marianne e via Marshall, perfino via Palau. Ormai conosco ogni destinazione aerea, ogni più piccolo scalo dell'emisfero Asia-Pacific-West coast.
Eppure il piano era semplice, almeno in apparenza: riuscire a fare il giro completo del pianeta, molto rapidamente ché tempo non ne ho, piazzando solo un paio di scali in luoghi più o meno in culo al mondo che non avrei mai altrimenti quasi certamente preso in considerazione nella mia vita, perlomeno non al punto da farci un viaggio apposta, e che fossero sufficientemente ridotti in estensione da poter essere ragionevolmente visitati con uno stop di poche giornate, quattro o cinque al massimo.
Per dirla tutta, l'idea era di comprimere l'intero progetto in dieci, massimo dodici giorni, ma su questo punto non sono riuscito a venirne a capo per quanto ci abbia provato: alla fine saranno due settimane tonde tonde, da martedì a martedì.
E la soluzione all'itinerario, una volta arresomi al transito per gli Stati Uniti, è diventata banale: via Hawaii, e seconda tappa a Panama per suggellare il giro del mondo con il passaggio simbolico (ed effettivo, che diàmine!) del canale. Ci starà anche uno stop-over in giornata ad Atlanta, che segnerà il mio ritorno in America dopo ben quattordici anni di assenza.

Insomma: valigie pronte (seee, altroché: devo ancora preparare il mio inseparabile piccolo trolley, l'unico bagaglio che al solito mi accompagnerà...), Canon in carica e si riparte di nuovo per una emozionante avventura degna di Orizzontintorno.
Sarà questo anche il mio viaggio più geologgato: la mia presenza e il mio uso del web sono ormai talmente pervasivi che dovrei in qualche modo decidere anche una strategia di aggiornamento.
Sulla scia di quanto già sperimentato lo scorso anno in Corea, update quotidiani a pioggia via Twitter, ribaltati anche qui sul blog insieme alla geolocalizzazione (quasi) in diretta via Latitude.
Sempre in tema di localizzazione: consueti check-in su Foursquare (e magari un'infornata di nuovi badge!), che per l'occasione ricollegherò a Twitter, e novità su Google Maps, che questa volta ho preparato in anticipo e che aggiornerò in parallelo al blog.
Piano di viaggio dettagliato su TripIt, per chi è registrato.
Foto solo via blog.
Friendfeed in panchina, ché non serve.

Mi sembra di aver censito tutto.
Allacciate le cinture, si parte (martedì). E stay tuned, come sempre.

PartenzaRTW
TAG: rtw
23.49 del 17 Aprile 2011 | Commenti (5) 
 
30 Oppure mi porto la tenda
LUG Spostamenti
Fra parentesi, mi scrive Marco - che nel sudest asiatico è di casa - dandomi preziosi consigli su Seoul e segnalandomi che lui odia Taipei e che cerca di non passarci mai più di due giorni di fila perché, dice, i terremoti son frequenti come le piogge a Bangkok durante la stagione monsonica.

Ecco, solo per dire che all'improvviso mi è passata qualunque voglia di far scalo a Taipei. Il prossimo tentativo di giro del mondo lo faccio via Manila, va'.
TAG: taipei, rtw
11.56 del 30 Luglio 2010 | Commenti (0) 
 
21 Step 5: Roberta
LUG Spostamenti
Ma a parte tutto, va bene che il penultimo weekend di agosto è di sicuro il peggiore, ma a voi sembra davvero possibile che il 21 agosto, ma nemmeno il 20 e il 19 a quanto pare, non esista un buco, un solo stramaledettissimo buco, né in business né in economy, su un qualunque volo, da una qualunque località degli Stati Uniti o del Canada, verso una qualunque località europea, con una compagnia qualunque fra Alitalia, Air France, KLM e Delta?

Francamente ho qualche difficoltà a crederci. Dovrei fidarmi del call center di Alitalia?

Update: sì, è effettivamente così, addirittura fino ad ottobre. Per i biglietti premio, però. E allora si cambia strategia.
TAG: rtw, alitalia, sky team, millemiglia
12.52 del 21 Luglio 2010 | Commenti (1) 
 
19 Step 4 (a.k.a. oggi tocca a Sonia)
LUG Spostamenti
Se il penultimo weekend di agosto sei a Vancouver non c'è modo al mondo di tornare a casa, nemmeno passando da Timbuctu.

Se vuoi invertire il giro, non c'è modo al mondo di volare a Vancouver la seconda settimana di agosto, nemmeno via Ouagadougou.

Puoi volare da Taipei a Seoul, o da Seoul a Taipei, fottendotene allegramente del blackout di Korean Air in qualunque momento grazie a China Southern Airlines (facendo peraltro scalo in mezzo alla Cina siberiana e impiegando il triplo del tempo), ma una cosa è certa, non hai modo di andartene da Seoul nel primo caso, né di arrivarci nel secondo.

Da Taipei a Vancouver invece ce la puoi fare, ma solo cambiando a Tokyo-Narita e a Salt Lake City. E ok, stai ventitré ore per aria e ti tocca pure fare l'ESTA, ma te l'ho già detto, dimenticati il volo diretto Korean, ché c'è il blackout, dunque nada.

Come? Il blackout è solo se voli verso oriente? Maddai? Ah be', comunque verso occidente non c'è posto. E poi non dimenticare che a Vancouver non hai alcun modo di arrivare.

Insomma, il problema non sarebbe nemmeno Taipei alla fine, è proprio Seoul che non s'incastra in alcun modo. E vabbè, ma non era iniziato tutto proprio per via di Seoul?

Come dice, ottantamila soltanto per un a/r su Taipei? Mmmmm...
Mi ci fa pensare qualche ora?

(Ma via Manila, ad esempio? Ah già, c'è sempre il problema di Vancouver...)
TAG: rtw, korean air, alitalia, sky team, millemiglia
19.50 del 19 Luglio 2010 | Commenti (0) 
 
17 Step 3
LUG Spostamenti
Per fare, si può fare. Basta ricordarsi di Phileas Phogg e all'improvviso tutto quadra, hai fregato anche il calendario. Certo è da fuori di testa, ma i conti tornano eccome. Si può fare, sì.
Manca dunque solo di attaccarsi al telefono.

Ed è così che scopri che sì, si potrebbe fare, ma quello è il periodo di blackout di Korean Air.
E allora, dopo esser diventato matto per settimane per studiartela ed incastrare tutto alla perfezione, persino con la collaborazione di Jules Verne, sbatti il telefono contro il divano bestemmiando in coreano per la sfiga. Perché apparentemente non c'è via d'uscita: il piano passa necessariamente di lì.

Decidi però che boia chi molla. Raccogli il telefono, prendi un atlante, di quelli veri di carta, che quant'è che non ne guardavi uno, altro che Google Earth, e ci ragioni su un'altra mezza giornata. Un occhio al planisfero, uno su internet.
E trovi infine il modo di aggirare i coreani, grazie ai tuoi amici del Sol levante.
E' fatta, adesso sì. Ti riattacchi dunque al telefono.

Ma questa volta è Alitalia che ti inchioda: se tradisci i coreani non puoi proseguire a modo tuo, devi per forza tornare da dove sei venuto. E' il regolamento baby: nessuno ti dà un passaggio dall'altra parte del Pacifico dopo che ti sei arrangiato da solo per un terzo di Globo.

Ed è a quel punto che, dopo aver fissato per qualche secondo il telefono muto, in grandissima serenità ed amicizia, prendi fiato con calma e indirizzi ai signori di Sky Team un vaffanculo in dolby surround a volume inaudito.
TAG: rtw, korean air, alitalia, sky team
16.43 del 17 Luglio 2010 | Commenti (0) 
 
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