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Io, 'sta cosa che nella scuola pubblica sia previsto lo stesso numero di ore di religione, di inglese e di scienze, proprio non la mando giù. Vorrei sapere qual è il criterio didattico. Vorrei sapere perché con un bambino di sette anni è più importante insistere sull'educazione religiosa che su quella artistica, anche. E comunque il perché debba avere lo stesso peso dargli un'educazione religiosa, necessariamente cattolica peraltro, rispetto a quella scientifica.
Per quale motivo deve essere demandata alla *scuola* un'educazione religiosa e non, al massimo, alla famiglia, che se è il caso educherà il bambino al credo religioso che più riterrà opportuno.
Per quale ragione debba essere demandata alla *scuola pubblica*, oggi più che mai multietnica e multiculturale, un'educazione religiosa e *non* un'educazione civica.
E no, la risposta non è che la famiglia può scegliere se iscrivere o meno il bambino. La risposta è che è sbagliato il criterio, punto. Non voglio due ore facoltative di religione: voglio due ore obbligatorie di educazione civica al loro posto.
Perché di scuola pubblica stiamo parlando. E questa, fino a prova contraria, non è una teocrazia.
(Sì, lo so che l'argomento è trito e ritrito e più vecchio di me, ma ritirarlo fuori ogni tanto non fa male).
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| TAG: scuola, religione |
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Wittgenstein oggi. E sottoscrivo in toto, dalla prima all'ultima parola:
[...] Ci sono ottime scuole private in cui ottimi insegnanti educano ottimi studenti che ne escono ottime persone. Cosa di cui essere lieti, nei casi in cui avviene: ma non da celebrare come grande conquista della scuola privata, che conosce anche casi di mediocri scuole con mediocri insegnanti che insegnano a mediocri studenti, o che li rendono tali. È insomma, per la comunità, un’impresa privata che offre un’alternativa a un servizio delicato e importante, che è tenuta a soddisfare.
Poi c’è la scuola pubblica, che offre lo stesso servizio a partire da un’idea di responsabilità pubblica di un paese nei confronti dell’educazione e della crescita dei propri cittadini. Non a partire da un’idea di supplenza a favore di coloro che non si possano permettere educazioni più costose. La differenza è rilevantissima. La scuola, per l’Italia e per la sua Costituzione è un impegno, un progetto e una necessità sociale: esaurienti e soddisfacenti. Lo sono stati per molto tempo, non è un’utopia irrealizzabile.
Nei casi in cui non lo siano, questo è molto grave e lo si deve affrontare rendendoli esaurienti e soddisfacenti con le iniziative e gli investimenti necessari [...]
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| TAG: scuola, governo, italia |
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