Orizzontintorno Carlo Paschetto
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15 As a river flowing
SET Travel Log: Sudafrica e Swaziland
Le due nuove maschere sono ormai al loro posto da settimane e anche il tessuto comprato a Graskop, che ho fatto incorniciare vetro su vetro, ha trovato il suo spazio sotto a quello namibiano. Il facocero intrecciato col fil di ferro e il pensatore sono lì dove era stato pensato che dovessero essere, fra gli altri animali e in mezzo agli altri pensatori. La Lonely Planet, consumata e farcita come di consueto con pacchi di scontrini, appunti, biglietti e note, è stata pigiata a forza fra le dozzine e dozzine di cugine. Il pacco con la biancheria dimenticata a Kokstad è infine arrivato, trasportato dalla DHL attraverso il mondo, grazie alla pazienza e alla collaborazione degli amici della Old Orchard Guest House. E anche le fotografie sono adesso in archivio, insieme alla scheda completa del viaggio.
Manca solo di montare e caricare i filmati, ma ora non ho voglia, ci penserò più avanti.

Sono già avanti, come ogni volta. Sono già a pensare altrove.
Anche se quel che abbiamo lasciato indietro a questo giro lo porteremo ovunque e per sempre.

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TAG: sudafrica
22.10 del 15 Settembre 2014 | Commenti (0) 
 
19 South Africa /6: driving a Toyota Fortuner 3.0d 4x4
AGO Travel Log: Sudafrica e Swaziland
Cose che ho imparato guidando un enorme fuoristrada bianco da due tonnellate per oltre tremilacinquecento chilometri attraverso Sudafrica, Lesotho e Swaziland.

La polizia ti ferma. Non spesso, ma accade. Di solito vogliono solo sapere di dove sei, che giro stai facendo, se la tua patente internazionale è valida (e lo chiedono loro a me?), come si dice buongiorno e arrivederci nella tua lingua e insegnartelo nella loro, che cambia a ogni curva, perché ci sono settordicimila lingue ufficiali, ogni poliziotto appartiene a un'etnia differente e ogni etnia ha il suo modo di dirlo. Oppure è solo a te che pare.

Poi accade la volta che - secondo loro - non hai rispettato uno stop in mezzo a una strada deserta per decine di chilometri, che si perde nel nulla. Ti fermano, il poliziotto si avvicina, ti chiede come al solito la patente e ti dice che sei nei guai. Ti mostra il tariffario per l'infrazione (2500 rand, circa 175 euro), inizia a farti il verbale e ti dice che devi presentarti al posto di polizia della prossima città. Ti chiede se hai il navigatore e ti spiega lo stesso bene come trovarlo. Tu dici ok, gli dai ragione e lasci fare.
Allora smette di scrivere, ti guarda e ti dice che capisce che sia una bella seccatura. Ti chiede da dove vieni, da quanto sei in Sudafrica, dove stai andando, quando riparti. Sottolinea che 2500 rand in effetti sono una bella quantità di soldi e scuote la testa. Ti chiede se li hai cash perché, spiega, alla stazione di polizia dovrai pagare in contanti. Gli rispondi che pensi di sì e lui ti chiede di verificare, lìpperlì. Così può controllare, lui, quanti soldi hai.
La scenetta va avanti. Ripete che 2500 rand sono un mucchio di soldi, ma che forse possiamo fare in altro modo, così che tu non debba preoccuparti e avere noie alla stazione di polizia. Lo guardi tranquillo e gli chiedi ah sì, e come?
Risponde che possiamo chiuderla lì se paghi subito 600 rand. Sipario.

Poi. Non hai quasi mai bisogno di sorpassare: primo, perché le strade sono deserte; secondo, perché - nel caso - quello più lento che ti sta davanti si sposta a sinistra in corsia di emergenza per lasciarti passare.
Quando accade, appena lo hai superato devi fargli le doppie frecce per ringraziarlo e lui ti fa i fari per contraccambiare.

Gli autoarticolati sudafricani sono tutti a doppio rimorchio e sorpassarli può richiedere un certo tempo, a meno che la strada non sia in salita, nel qual caso procedono a circa tre chilometri all'ora.
I trasporti eccezionali sono targati "ABNORMAL/E": quasi tutti gli autoarticolati, peraltro, sono ABNORMAL/I. A volte gli ABNORMAL/E si sorpassano fra loro: in quel caso puoi decidere di aspettare che abbiano finito la manovra, ammesso che riesca, per i prossimi cento chilometri. Oppure sorpassarli entrambi a destra. O anche a sinistra, se hai un fuoristrada. Oppure contare sul fatto che il più lento si sposti in corsia di emergenza, l'altro tiri dritto cosicché tu possa regolarmente sorpassare nell'altra corsia. Non è peraltro escluso che nella contesa provi a infilarsi un quarto conducente di mezzo qualunque.
Alla fine dei sorpassi, comunque, gran festival di doppie frecce e sfanalate fra tutti i partecipanti.

I dissuasori sudafricani dissuadono davvero: se ci arrivi sopra anche solo a velocità pattini a rotelle, ti disfano la macchina. Quando non ci sono i dissuasori, comunque, ci sono le potholes. Le potholes sono quella roba per cui sono stato felice di aver noleggiato un fuoristrada da due tonnellate con ruote da 22" e ground clearance di mezzo metro.
In Lesotho risparmierebbero un sacco di soldi mettendo cartelli per segnalare quando non ci sono potholes, invece del contrario.

È possibile fare inversione con un fuoristrada da due tonnellate su una traccia larga due metri costituita da due solchi profondi scavati nel terreno argilloso, senza precipitare in un burrone o schiacciarsi contro gli alberi.
Nota: la telecamera posteriore, io, non la so usare.

Dopo anni che mi capita di guidare in Paesi che hanno la guida a sinistra e auto col volante a destra, continuo a confondere le frecce col tergicristallo: ho fatto incazzare dozzine di sudafricani, ma ho sempre avuto il parabrezza pulitissimo.

Per quante migliaia di chilometri di fuoristrada abbia guidato in vita mia, più o meno su qualunque superficie e con qualunque condizione di fondo, la differenza fra me e il nostro amico ranger Matt (che guida la jeep da quando aveva tredici anni, tutti i giorni) è che io giù di lì non scendo nemmeno con la gru, figurati se ci provo con il mio fuoristrada a noleggio da due tonnellate. Piuttosto tento un'inversione impossibile (vedi sopra).
Lui scende e poi risale come io parcheggio la mia auto in garage a casa, mentre contemporaneamente si guarda in giro col binocolo, parla alla ricetrasmittente, mangia un panino, cambia la batteria al cellulare e, se è venuto buio, fa luce attorno alla jeep con il faro alogeno.

Nonostante tutto non ci siamo mai cappottati.

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TAG: sudafrica
12.57 del 19 Agosto 2014 | Commenti (0) 
 
18 South Africa /5: Kruger National Park [6 agosto]
AGO Travel Log: Sudafrica e Swaziland
Quindi, mentre il sole iniziava a tramontare, siamo rimasti bloccati da una carovana di elefanti, da una lunga fila di impala, da una preoccupante mandria di almeno cinquanta bufali alla quale siamo dovuti passare in mezzo con una certa fretta senza che potessi almeno scattare loro una fotografia, anche perché non sembrava un'ottima idea fermarsi proprio lì davanti mentre ci fissavano in quel modo, poi una giraffa che abbiamo quasi preso a colpi di paraurti per farla spostare e niente, quella non ne voleva sapere di togliersi di mezzo e ci siamo dovuti andare un po' bruschi, poi un altro elefante che si è arrabbiato con noi solo perché a lui sì, una foto in primo piano gliel'ho scattata (madonna come sono permalosi gli elefanti), e intanto stava facendo buio e noi ci abbiamo dato un po' dentro sullo sterrato perché rimanere in mezzo al Kruger soli, senza copertura cellulare, fuori dagli orari consentiti, non è che sia una splendida situazione, sai com'è.

È che all'improvviso pareva essersi materializzata tutta l'arca di Noè al completo, con tutte 'ste bestie in mezzo alla strada che sbucavano da ogni parte, a mandrie, o che attraversavano in fila indiana con calma, molta calma, col maschio più grande a controllare la fila e chiudere per ultimo, e tu che fai, mica puoi metterti a discutere con una processione di elefanti che han deciso di andare a bere.
Sì, perché il problema, alla fine, era che alla nostra destra c'era il fiume e a sinistra la savana, e siccome stava tramontando il sole quelli andavano tutti a bere prima di mettersi a dormire, sai come quando prima di andare a letto passi in cucina a prenderti un bicchier d'acqua, ecco, quella roba lì.
Così, insomma, eravamo un po' presi fra la meraviglia e il desiderio di scattare foto a raffica, e filmare, e lasciarsi trasportare da questo incredibile documentario dal vivo nel quale eravamo immersi, e la preoccupazione di rimanere bloccati in questa situazione, che poi ancora un po', col buio, sarebbero magari arrivati anche i leoni, e belli i leoni, picci loro, ma tutto sommato, secondo me, era più semplice avere a che fare con la guest house che ci stava aspettando per la notte...

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I big 5: job done!

[Che poi, accidenti, aver visto una mandria enorme di bufali senza poterli fotografare e alla fine averne catturato solo uno, male, in mezzo alla boscaglia, maledetti loro...]
TAG: sudafrica, kruger
16.11 del 18 Agosto 2014 | Commenti (0) 
 
18 South Africa /4: Zulu Dawn [3 agosto]
AGO Travel Log: Sudafrica e Swaziland
"Papà, ho deciso che da grande voglio fare la ranger. Però voglio vivere con gli Zulu. E poi io sono bravissima a portare le cose in equilibrio sulla testa."

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Shakaland
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Carola and Zulu
TAG: sudafrica, shakaland, kwazulu natal, eshowe
00.16 del 18 Agosto 2014 | Commenti (0) 
 
17 South Africa /3: Jamestown [31 luglio]
AGO Travel Log: Sudafrica e Swaziland
C'è una specie di minimarket a fianco di una stazione di servizio, così ci fermiamo per comprare qualcosa da mangiare, ché la tappa di oggi è molto lunga, è ora di pranzo e fino ad ora abbiamo guidato quasi trecento chilometri più o meno nel vuoto assoluto.
Io e Leonardo scendiamo dalla macchina ed è subito Africa. Siamo gli unici bianchi in giro. Entriamo nel minimarket: Leonardo si guarda intorno, è un luogo così lontano dalla sua quotidianità e da tutto quello che sa. Ci aggiriamo insieme fra gli scaffali dove alla rinfusa si trova un po' di tutto o quasi nulla, dipende da ciò che cerchi e da come sai guardare. In sottofondo c'è una musica africana diffusa da una radiolina a transistor, Leonardo muove le spalle e le gambe a tempo, cammina accennando qualche passo di ballo, è buffo e sereno, sembra perfettamente a suo agio, come viaggiasse da sempre.
Le due o tre persone nel negozio ci osservano in silenzio. Scopriamo che la signora, nel retro del negozio, prepara anche cibi caldi.

Usciamo con biscotti, banane, patatine fritte, acqua e un paio di Sprite. È un bambino ragazzo felice.

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Jamestown
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Somewhere along the R344 to Lady Grey
TAG: sudafrica, jamestown
12.13 del 17 Agosto 2014 | Commenti (0) 
 
16 South Africa /2: Addo ed Amakhala reserve [30 luglio]
AGO Travel Log: Sudafrica e Swaziland
Attorno non c'è nulla per chilometri. Dalla terrazza di legno del nostro lodge nascosto fra le chiome di alberi popolati di scimmie, immerso nel bush dell'Amakhala game reserve, lo sguardo può arrivare lontanissimo, sopraelevato sulla savana e sulla valle circolare che si apre sotto di noi. All'orizzonte, branchi di antilopi, zebre e giraffe si spostano in armonia con la luce radente africana che tutto trasforma in magia e sì, sono esattamente dove devo essere e con chi devo essere.
Il mio mondo finisce qui, sotto questo cielo che di notte, nel buio assoluto, diventa fosforescente, illuminato da un'abbagliante Via Lattea, e ruota attorno all'inconfondibile rombo della Croce del Sud.

Abbiamo scavato chilometri e chilometri di difficile fuoristrada attraverso la savana, oggi, coi ragazzi che cantavano la musica del libro della giungla mentre una carovana di elefanti in fila indiana ci attraversava la strada. Abbiamo inseguito in mezzo ai rovi e alle sterpaglie del bush le tracce di un leone che si è concesso solo da lontano, attraverso le lenti dei nostri binocoli e dei teleobiettivi: siamo rimasti fermi a lungo a fargli la posta, fin dopo il tramonto, con la Land Rover appoggiata sul bordo di un dirupo, immersi in un silenzio assoluto che, appena il cielo è diventato scuro, si è improvvisamente riempito di mille richiami di animali sconosciuti.
Siamo rientrati illuminando coi fari il solco tracciato nella terra rossa in mezzo alla vegetazione, sotto un sottilissimo spicchio di luna curiosamente appoggiato verso il basso, portando con noi centinaia di immagini stupende strappate a una natura bella da piangere.

Non so se Creüza de mä nelle mie orecchie sia adatta all'Africa. Qui, scorrendo le foto forse più belle che abbia fatto in vita mia, a me pare ancor più meravigliosa del solito.
Sopra la nostra testa, anche stanotte, c'è un tetto di paglia. Fuori è buio e pare che nulla dorma.
C'è bisogno che questo sia solo l'inizio. Di parecchie cose nuove a venire.

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Addo Elephant National Park
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Amakhala Game Reserve
TAG: sudafrica, amakhala, addo
10.57 del 16 Agosto 2014 | Commenti (0) 
 
15 South Africa /1: back to the Cape [28 luglio]
AGO Travel Log: Sudafrica e Swaziland
Ci sono le ricorrenze: è la seconda volta che vengo in Sudafrica, a distanza di sedici anni dalla prima, e per la seconda volta mi perdono i bagagli. In realtà non è poi andata esattamente così, ma tant'è.
Ci sono i capi e i confini del mondo, che alla fin fine ricorrono sempre nel mio girovagare per il Globo: tre volte a Capo Nord, una volta a Capo Horn e, con questa, fanno due al Capo di Buona Speranza. Va detto che anche a questo giro, soprattutto a questo giro, ci abbiamo provato ad andare fino a Cape Agulhas, ma il tempo è pur sempre tiranno, e niente, han vinto balene e pinguini, com'era del resto pur facilmente prevedibile.
Va detto, anche, che la mia prima al Capo di Buona Speranza fu un un giro di boa importante, avventuroso ed epico nella mia carriera di viaggiatore, ché il Sudafrica degli anni '90 non era quello odierno; eppure la seconda lo è ancor di più, a voler ben vedere, e il tornarci - io che non torno mai nei posti, ma poi non è infatti vero - oggi, con loro, è straordinariamente simbolico e commovente.

Certo: la gente, il tempo che passa, il pedaggio, oggi, anche qui (do you rememeber, Carlo, Capo Nord 1989?). Epperò poi la gente a un certo punto se ne va, e per almeno un istante, foss'anche uno solo, il mio io trentenne e quello quasi cinquantenne si sovrappongono e collimano nello stesso identico punto geografico, dietro il medesimo cartello di legno alla fine del mondo, e c'è una vita intera in mezzo.

Poi, comunque, allora puntammo a nord. Da domani noi si va ad est. I due miei io si separeranno definitivamente, ché la nuova vita vira a oriente.
Dannazione: alla fine in qualche modo sempre oriente è, e sorrido.

Viaggiare con loro è diverso: viaggio con loro da quando son nati, viaggio da solo con loro da ormai quasi cinque anni, un po' di mondo insieme lo abbiamo pur visto, ma questo è un viaggio vero. È la prima volta che li porto davvero a fare un viaggio col papà, un viaggio di quelli come fa il papà, quel moto perpetuo che muove inesorabile il loro padre e scorre nel sangue stesso del loro albero genealogico. E poi questo è un viaggio nato per loro, studiato passo a passo il più possibile per la loro dimensione e le loro forze, in un luogo che mi è familiare almeno in parte e sul quale sono già preparato, ma pur sempre un viaggio serio, lungo, faticoso, itinerante, in una terra difficile, contrastata, permeata di conflitti umani violenti e profondi, sebbene assai sopiti - almeno all'apparenza - rispetto alla mia prima venuta.
È un viaggio dove l'imprevisto è sempre in agguato a ogni angolo, dove è impossibile prevedere davvero ogni metro e ogni evenienza, dove la natura è addomesticata solo dalla consuetudine locale, ma comunque aliena al nostro metro di giudizio boreale, quando non ostile.
Il babbuino che si avvicina per aprirti la portiera dell'auto non sta giocando e non è amico: è un potenziale pericolo e devi spiegarlo loro, insegnarglielo, dar loro il metro e la misura giusta di ogni cosa nuova. Devi seguirli istante per istante, guidarli attraverso un mondo che han visto solo alla televisione e sui loro libri, ed è bellissimo, faticoso ed emozionante.

Non è una vacanza per me questo viaggio, non c'è riposo, lo sapevo benissimo: non era del resto questo l'obiettivo. E poi, in fondo, quando mai i miei viaggi veri son stati anche vacanze? Questo è un viaggio vero.

Poi, annoto cose. È un viaggio diverso e che occupa tempi diversi anche per me. Non riesco a scrivere quando vorrei, a concentrarmi quando vorrei, ad alienarmi e chiudermi fra i miei pensieri quando vorrei. Ma vedo tutto attraverso i loro occhi, mi meraviglio con loro, rinnovo il mio stupore grazie a loro. A tutti loro.

Fermo immagini, questo sì, sempre. Il resto, questa volta, lo tengo per me. Anche per forza di cose. Credo sarà uno dei viaggi più belli della mia vita.
Ciao Africa, sono tornato.

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Just landed
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Living in Cape Town: il nostro appartamento
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Cape Town dalla nostra terrazza
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La colonia di pinguini di Boulders beach
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Capo di Buona Speranza
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...dietro lo stesso cartello, 16 anni dopo, con loro...
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Lungo la R44 verso Cape Agulhas
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Stony Point
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Balene nella baia di Hermanus
TAG: sudafrica
18.48 del 15 Agosto 2014 | Commenti (0) 
 
28 No way to Knysna
MAG Travel Log: Sudafrica e Swaziland
Dunque, il dado è tratto: torno in Sudafrica dopo sedici anni, cercando questa volta di infilare anche Swaziland e Lesotho, ché comunque non bisogna perder l'abitudine di piantar nuove bandierine e poi suvvia, il Lesotho: parliamone.
Torno coi Tati al seguito, ché si va a fargli vedere leoni, giraffe e pinguini a casa loro. Ché ancora non è comunque chiaro chi dell'equipaggio dovrà occuparsi di cacciare il pitone delle rocce dal bungalow, o l'ippopotamo dalla vasca, ma abbiamo ancora un paio di mesi per pensarci, comunque.

Torno in Sudafrica e ancora una volta salterò la Garden Route, cercando di barattarla con la traversata del Lesotho. Ché comunque il tempo a disposizione non è molto, sarà pieno inverno e che ci andiamo a fare lungo la Garden Route d'inverno. E poi non esiste che non si metta piede in Lesotho, dài: son pur sempre il viaggiatore imperfetto.

Abbiamo quindi prenotato il volo diretto da Cape Town a Port Elizabeth e da lì via, alla volta del Lesotho. Per la Garden Route ci vediamo la prossima volta, va', quando con più tempo a disposizione torneremo a fare (anche) Mozambico, Zambia e Malawi.
Ché con l'Africa son solo all'inizio ed è venuto ormai il tempo.

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TAG: sudafrica
00.36 del 28 Maggio 2014 | Commenti (0) 
 


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