Orizzontintorno Carlo Paschetto
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26 Village people (no, non quelli di YMCA)
AGO Mumble mumble, Spostamenti
Chiuso il capitolo Mallorca, avevo parcheggiato alcune note a margine col proposito di organizzarle successivamente in una qualche forma compiuta. Villaggi turistici, il tema, nella fattispecie. Che da queste parti è un po' come parlar di ebola.

Le volte che ho messo piede in un villaggio turistico credo di poterle contare sulla dita di una mano. La prima se non sbaglio fu nel 1979. Avevo quattordici anni ed ero in viaggio in Sicilia con papà e mamma. Me la ricordo piuttosto bene. Credo che i miei quell'anno avessero deciso di prenotare le vacanze in un villaggio con l'idea, un po' come ho fatto io stesso nelle rare occasioni da adulto, di usarlo solo come campo base per un paio di settimane, ed allo stesso tempo di sfruttarlo di rimbalzo per mollare un po', ogni tanto, me e mio fratello ad altri divertimenti e tirare un po' il fiato.
A parte questa mia ricostruzione postuma a trent'anni di distanza, che i miei, poi, avessero prenotato un soggiorno in un villaggio turistico è comunque già di per sé un mistero tipo Codice da Vinci: parliamo di un padre ed una madre che solo due anni prima ci avevano scorrazzato in macchina per tremila chilometri attraverso la Bulgaria (la Bulgaria del '77, non so se mi spiego) sulla rotta Salonicco - Sofia - Belgrado - Milano, con una tenda tipo spedizione all'Everest Hillary-Tenzing legata al portapacchi della leggendaria Simca 1301 marrone.
Per dire, quello era il clima medio di famiglia, e del resto da qualcuno il titolare qui deve ben aver preso.

Dopo quell'episodio del 1979, il black-out. Nel senso dei villaggi. Sapete com'è, la peste nera.

Sono tornato in un villaggio turistico ventun'anni dopo, nell'estate del 2000. A inizio luglio ero stato assunto in IBM, avevo davanti solo quindici giorni di ferie anticipatimi dall'azienda e non avevo avuto il tempo di studiarmi nulla. Il mio andazzo medio a quel tempo era di tre viaggi all'anno, almeno un paio dei quali in intercontinentale, tutti rigorosamente in qualità di viaggiatore indipendente: il prototipo del consumatore di Lonely Planet per intenderci (per inciso, la mia prima LP è stata "Argentina", nel 1989, preistoria: aveva sì e no cento pagine, oggi è un'enciclopedia britannica).
Non avendo programmato nulla ed in virtù del periodo rocambolesco che stavo attraversando, l'idea era riposo, dunque mare, scelta già piuttosto insolita per me. Ovviamente in intercontinentale, magari su qualche isola, ché l'anno prima ero stato nel Pacifico e mi stava un po' prendendo la mania delle isole oceaniche.
Solo che avete presente decidere di andare su un'isola in mezzo all'oceano nelle due settimane a cavallo di Ferragosto, e deciderlo a fine luglio? Ecco, appunto.

Spulciando al solito su Internet, trovai un villaggio turistico a Mauritius che proponeva un last minute a una tariffa decisamente appetibile. E dunque, Mauritius perché no.
Il villaggio come idea di campo base mi è nata così, quell'anno. Nel senso, hotel o villaggio chissenefrega, magari il villaggio è pure più bello: basta che qualunque forma di animazione si manifesti ad un raggio non inferiore a cinquecento metri da me. Adulti frequentatori di villaggi, animatori e corte varia compresi...
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TAG: villaggi turistici
19.00 del 26 Agosto 2010 | Commenti (3) 
 


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