Orizzontintorno Carlo Paschetto
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30 È stato un anno straordinario
DIC Diario
Gli scorsi giorni sui social network se ne è parlato molto, così ho visto anche io il video su YouTube di Dario Bressanini (che non conoscevo) (prendete coraggio e guardatelo fino in fondo). E ho pensato che il mio è stato un anno straordinario.
Mentre il Covid mi ha rivoluzionato la vita costringendomi a terra, a lasciare l’auto in garage per mesi e a mettermi la mascherina anche per portar giù la spazzatura, c’è gente che quest’anno, indossando la stessa mascherina e facendo mille attenzioni al distanziamento sociale come me, si è presa un tumore, un infarto, si è rotta una gamba, ha avuto un incidente stradale.
Direte voi, come sempre. Certo, come sempre. Ma di norma sempre è quando mandi avanti la tua vita normale fino a un attimo prima preoccupandoti del mutuo, non quando passi le giornate a difenderti dalla pandemia del secolo e ti svegli ogni mattina pensando “belìn, che assurdo anno di merda”.
Sempre è quando finisci in ospedale e non devi augurarti che in ospedale ci sia posto e che i medici non abbiamo bisogno della stessa rianimazione che serve a te.
Sempre è un’altra cosa. Così, secondo me, se ti becchi un tumore nel 2020, o un infarto, o ti rompi una gamba, non è come può purtroppo sempre accadere.
È che la sfiga ha preso la mira molto bene.

Io ho avuto un anno straordinario. Ho iniziato il 2020 sulle nevi delle Alpi a cavallo fra Svizzera e Francia, insieme ai figli, quindi (anche) quest’anno a sciare ci sono andato e ho fatto in tempo a timbrare la stagione prima che chiudesse tutto.
Io 1 - Duemilaventi 0.
Poi sono volato in Oriente e ho sciato anche in Giappone, e ho trascorso un meraviglioso weekend in uno chalet di Nagano, ospite della mia azienda, e da Tokyo sono quindi andato a sudare all’equatore, nell’umidità insopportabile di Singapore, e ho preso un aperitivo sulla terrazza del Marina Bay Sands davanti a uno dei panorami più esclusivi del mondo con un tramonto magnifico.
Ho camminato infine sul lungomare di Doha, in Qatar, e anche nel 2020 ho così messo a segno almeno un Paese nuovo per la mia collezione.
Io 2 - Duemilaventi 0.

In tutto l’anno, non mi sono mai ammalato. Sì, per carità, ho avuto i soliti problemi col mal di schiena e per la verità anche una colica renale molto dolorosa, ma risolta assai rapidamente. A voler cercare il pelo nell'uovo sono pure dovuto tornare dal dentista dopo otto anni.
Ma a novembre, grazie all'azienda per cui lavoro, sono riuscito a vaccinarmi contro l’influenza. Nel 2020, nella Lombardia di Fontana e Gallera. Un po’ come vincere a poker.
Non si è nemmeno ammalato nessuno nella mia famiglia, nonostante abbiamo temuto per Carola, e invece tampone negativo, sia lei che io. Leonardo non si è preso nemmeno un mal di testa.
Il Covid ha colpito vicino, ma non vicinissimo. Qualche conoscente, uno solo finito intubato all’ospedale. È riuscito per fortuna a scamparla, dopo un mese. Per il resto nessuno a meno di due gradi di separazione.
È vero che non frequento molta gente, anzi, e che conduco una vita piuttosto ritirata, ma ad oggi abbiamo avuto oltre due milioni di contagiati in questo Paese, e decine di migliaia di vittime, e se non siamo stati coinvolti in prima persona, chi più chi meno, ormai perlomeno conosciamo tutti qualcuno che.
Nel mio perimetro familiare e nella mia prima cerchia di amicizie e frequentazioni, nessuno (che io sappia).
Io 3 - Duemilaventi 0.

Ad agosto avevo il contratto in scadenza. Me lo hanno rinnovato a marzo, “per sicurezza”, in anticipo di cinque mesi, e me lo hanno anche prolungato per tre anni, “perché in questa situazione è bene innanzitutto dare alla gente delle certezze”. Così mi hanno detto.
In giro non conto le persone, soprattutto coetanei, che hanno problemi seri, o han perso il lavoro, o dovuto sospendere l’attività. Io non ho smesso di lavorare un giorno e anzi, abbiamo portato a termine i progetti internazionali di mia responsabilità nonostante non abbiamo più potuto viaggiare e siamo stati costretti, nello spazio di pochi giorni, a inventarci un nuovo modo di lavorare a quei progetti, organizzando e gestendo tutto da casa, a cavallo di quindici fusi orari e tre continenti, con decine e decine di persone coinvolte ai quattro angoli del Globo.
Ci hanno premiato, intervistato, invitato un po’ ovunque a raccontare la nostra esperienza (inesorabilmente in videoconferenza).
A livello personale è stato uno degli anni migliori della mia vita professionale.
Io 4 - Duemilaventi 0.

La scorsa estate sono stato a camminare sul Monviso, sull’Appennino e un po’ in giro per l’Italia. Ho messo a segno sei nuove tappe del Progetto Centodieci, ho visto luoghi bellissimi e ho viaggiato coi figli anche senza poter prendere aerei. Non era affatto scontato quest’anno, anzi.
Abbiamo vissuto anche qualche piccola avventura, fatto bagni nel Tirreno e in Adriatico, siamo usciti a cena, abbiamo incontrato amici, ci siamo divertiti. Anche se indossavamo le mascherine e ci tenevamo a distanza precauzionale da tutti.
Poteva essere un’estate disastrosa, per mille motivi per quanto mi riguarda, non solo per il Covid. È stata una bella estate che ricorderemo tutti e tre con piacere, con due momenti straordinari: una giornata meravigliosa, da soli, sui pendii innevati sotto al Quintino Sella, e una indimenticabile notte in rifugio nel Parco Nazionale d'Abruzzo, a fotografare una stellata infinita.
Io 5 - Duemilaventi 0.

Questi mesi, inizialmente un po’ per caso, tutto sommato nell’anno meno indicato e apparentemente senza alcuna logica, ho rinnovato quasi completamente la mia attrezzatura fotografica, della quale negli ultimi anni avevo persino pensato di disfarmi, e ho fatto un bel salto di qualità.
Ho investito in ottiche semiprofessionali e in accessori vari, spendendo anche un piccolo capitale (quello peraltro che era previsto per le vacanze estive di lungo raggio). Mi sono inventato una nuova passione e mi sono dato all’astrofotografia. Ho iniziato a studiare, mi sono iscritto a gruppi di discussione, ho imparato molte cose e ho tirato fuori anche qualche risultato interessante.
Sono riuscito a fotografare la cometa, il transito solare della ISS e la congiunzione Giove-Saturno, nonostante l’astrofotografia, come l’alpinismo, dipenda un po’ (anche) dai capricci del meteo. Forse per questo mi ha preso così tanto.
Ho in programma qualche altro investimento per il prossimo anno e mi sto preparando per nuovi esperimenti. Ho trovato qualcosa di completamente nuovo in cui buttarmi a capofitto, e poi, prima o poi, tornerò anche a viaggiare e a poter usare nel contesto a me più familiare la nuova attrezzatura fotografica e tutta l’esperienza che sto accumulando nell’usarla. Non vedo l’ora.
Intanto termino il 2020 regalandomi un grande e bellissimo quadro realizzato con i migliori scatti di quest’anno. Erano quasi vent’anni che non scattavo delle fotografie così belle da aver voglia di spendere dei soldi per farle stampare professionalmente, incorniciare e appendermele in casa.
Io 6 - Duemilaventi 0.

Ho letto diversi libri, qualcuno molto bello, qualcun altro abbastanza noioso. Leggere libri è sempre un successo e peraltro ne ho letti comunque sempre troppo pochi se penso al tempo infinito che quest’anno, rispetto agli anni scorsi, avrei avuto a disposizione per leggere.
Ho ascoltato e scoperto moltissima nuova musica. È stato un anno con tanta musica in casa, quasi in continuazione. Non mi capitava da quando ero ragazzo. Ero ormai abituato da anni ad ascoltarla solo in macchina, o in aereo, comunque in movimento, quasi mai a casa.
È che in realtà ho sempre vissuto pochissimo le mie case.
Quest’anno l’ho vissuta per dieci mesi senza soluzione di continuità. Adesso in casa ho spesso musica, ovunque nelle stanze. Ogni tanto mi fa piangere, ogni tanto mi rilassa, ogni tanto mi dà la carica. Mi fa comunque sempre compagnia. E mi piace, mi aiuta, mi fa sembrare le cose diverse.
Dei cento brani che secondo Apple Music hanno costituito la colonna sonora del mio 2020 almeno ottanta nel 2019 non li conoscevo e non li avrei mai scoperti altrimenti.
Io 7 - Duemilaventi 0.

Quest’anno, come abbiamo fatto in molti, ho cucinato tantissimo. Solo che io, un tempo, detestavo cucinare. Ne ho già scritto qua dentro.
Ho imparato tante cose, ho speso un sacco di soldi in attrezzi da cucina e ingredienti. Ho scoperto che mi piace cucinare. Mi appassiona, mi impegna.
Ho chiuso l'anno sfornando un paio di panettoni e un pandoro, una sfida non facile che dodici mesi fa non mi avrebbe di certo nemmeno sfiorato. È stata tipo la mia maratona del 2020.
Potrebbe fare io 8 - Duemilaventi 0, non fosse che 'sta cosa del cucinare, più che altro sfornare, qualche controindicazione con sé se l'è ahimè portata dietro.
Lipperlì, a primavera e dopo l’estate, l’ennesimo tentativo di riprendere a correre stava iniziando a dare qualche risultato, persino vicino ai vecchi tempi, e ad aiutarmi a perdere da capo un po' di chili importanti. Alla fine però ho nuovamente smesso del tutto e niente, ho ripreso peso alla velocità della luce, anche più di prima, complici la valanga di dolci e carboidrati che ho infornato, qualche bottiglia di troppo di quelle buone e naturalmente il lockdown.
Vabbè, diciamo che non è proprio un 8-0, ma comunque.
A un certo punto, amen. Fra pochi giorni ne faccio cinquantasei, c’è molta gente che alla mia età è messa assai peggio e alla fine è ora di riconoscere che non ne ho più voglia, non sono più motivato, non me ne frega (quasi) più nulla. Non ho più le energie di dieci e nemmeno di cinque anni fa.
Mangio, sto a casa, faccio fotografie. Posso anche smettere di menarmela perché non vado più a correre e accettarmi così.
Ecco, dovrei magari cercare in ogni caso di alzare il culo e fare un po’ di movimento in più, questo sì, ché comunque cuore e schiena ne han sempre bisogno.

E già, il cuore. Quest’anno si è fatto sentire più spesso, soprattutto durante i giorni di trekking in Abruzzo, ma adesso ho imparato ad ascoltarlo, so che non è l'affaticamento e conosco la diagnosi.
Crisi vere, come tre anni fa, non ne ho più avute. In tempi di Covid, anche questo non è male. Se non sono state le mie ricette a segnare l'8-0, è andato comunque in gol il mio cuore.

Non sono solo. Vale due punti.
Finisce dieci a zero per me.
Nel 2021 si riparte da zero a zero, e io giocherò di nuovo la mia partita, come sempre.

Post scriptum
Per infinite ragioni, in parte già accennate in passato, alcune delle quali di natura prettamente tecnologica, ma anche altre e più profonde necessità personali, è probabile (sebbene non ancora certissimo, diciamo: è innanzitutto una questione di coraggio), che questo sia l’ultimo post di questo blog e la fine di Orizzontintorno dopo diciassette anni.
D'altra parte, al di là del blog, il resto del sito è morto e abbandonato ormai da tempo.

È stato questo un anno di svolta per tante cose.
In questo spazio virtuale c’è un pezzo lungo e importante della mia vita. Orizzontintorno è in piedi dal 2003, ma alcuni contenuti arrivano addirittura dal sito personale che lo aveva preceduto, datato 1998.
Fanno ventidue anni. Anni di cambiamenti spesso radicali, storie condivise, avventure, ricordi meravigliosi e altri orribili.
Soprattutto, qua dentro c’è troppo di un passato che non voglio più ricordare e di un futuro che non mi perdonerò mai di essermi lasciato sfuggire, finché mi porterò appresso le rovine. È ora di disfarmene.
Io non sono più né quello di diciassette anni fa, né quello di dieci, né quello di un anno fa. Ho un’età, alla mia età, in cui alleggerirsi diventa obbligatorio, perché non ci sono più né le forze, né il tempo, per piangersi addosso, e le cose belle ci seguono a prescindere, da tutto: dalle fotografie, dalle mappe con i nostri percorsi passati, dalle parole che abbiamo scritto, dagli amori andati irrimediabilmente perduti, da tutto quel che accade. Persino dalle pandemie.

Due anni fa, nel post di fine anno, scrivevo “il tempo buono va vissuto. Va capito subito e vissuto.”
Io non ne sono stato capace.
Nel 2019 non ho scritto un post di fine anno, perché ho perso l’anno intero e i sette precedenti insieme in un colpo solo, e nessuno me li ridarà più.
Le cose belle ci seguono a prescindere, a meno che non le buttiamo per stupidità.

Il duemilaventi non l’ho perso. L’ho vissuto tutto e me lo porterò nel mio futuro, cercando di fottere il Covid (e non solo) anche nel 2021.
Nel caso, mi trovate comunque altrove. Se sapete come e dove significa che siete i benvenuti.

(Poi magari invece tornerò qui, ma ora come ora non credo)

Click.

QUadro2020
Il mio 2020
Saturno01
Saturno, lavorando alle foto della congiunzione con Giove
TAG: vita
11.29 del 30 Dicembre 2020 | Commenti (4) 
   
16 The Lockdown Project
NOV Diario, Fotoblog
Come quando è un lunedì sera di lockdown e ho appena accompagnato i ragazzi a casa della mamma dopo una decina di giorni trascorsi insieme, e sono al supermercato, ché ho il frigo vuoto e bisogna che compri qualcosa per me, per i prossimi giorni.
Le corsie sono quasi deserte, per fortuna, e mi aggiro da solo con la mia mascherina, distratto e con poca voglia, nelle cuffiette un album di John Mayer, mentre cerco di far mente locale su quel di cui potrei aver bisogno, che poi son sempre le solite cose di quando sono a casa da solo, roba veloce, qualcosa da microondare al volo, un po’ di verdura, frutta, yoghurt.

E all’improvviso mi viene da piangere.
Così, lì in mezzo a quella corsia vuota del supermercato.
Mi affretto ad uscire.

Ché è lunedì sera, sono di nuovo da solo dopo dieci giorni e arrivo a casa coi miei sacchi della spesa, una lavatrice e una lavastoviglie da svuotare, qualche email di lavoro a cui rispondere.
Le camere dei ragazzi sono spente e vuote, le hanno lasciate perfettamente in ordine.
Mi mancano già da morire, anche se fra una settimana saranno di nuovo qui.
Mi mancano sempre di più. Più passano gli anni, più crescono, più facciamo cose insieme e più non ne facciamo affrontando questo tempo assurdo chiusi insieme in casa, più mi mancano.
Più li vedo diventare grandi, più ridiamo insieme, più parliamo, più si chiudono nelle loro stanze per ore a combattere con la loro adolescenza, più quando non ci sono mi mancano.
Più li vedo crescere e so che si allontaneranno, più mi mancano e sto male.
Più se ne andranno, più rimarrò solo.
Più questa casa è vuota, più sono solo.

Così questi giorni ho iniziato un progetto fotografico su questo lockdown, con la loro complicità. Come un maldestro tentativo di fermare il tempo in qualche modo. Di catturare la loro anima e tenerla con me. Di entrare dentro di loro e far entrare loro dentro di me.
Accettano e partecipano volentieri, e mi metto a girare per casa con la macchina fotografica, scatto letteralmente migliaia di foto a caso, poi passo ore a sfogliarle, le guardiamo e le commentiamo insieme, ne scegliamo alcune.
Ridiamo.

Così è lunedì sera, arrivo a casa, metto via la spesa, svuoto la lavatrice e la lavastoviglie, metto ancora su quell’album di John Mayer e mi metto sul divano a riguardare le foto che abbiamo scattato questi giorni.
Piango di nuovo. Mi mancano da morire.

C’è una sola persona al mondo a cui vorrei dirlo.
E non posso.
Mi manca da morire anche lei.

Lockdown100
TAG: figli, vita
19.55 del 16 Novembre 2020 | Commenti (2) 
   
06 Trova le differenze [Il senso della vita, s02e19]
AGO Diario, Amarcord
Ero lì sulla sdraio e guardavo Leonardo in riva al mare, e all'improvviso mi è venuta in mente quella foto che mi scattò mio padre proprio qui (*), trentanove anni fa esatti, giorno più giorno meno. Avevo sedici anni, l'età di Leonardo oggi.
Così nulla, gli ho scattato una foto. Poi sono andato a buttarmi in acqua per cancellare la malinconia e la commozione.

16anni1
1981, Isola d'Elba
16anni2
2020, Isola d'Elba

(*) Non era proprio qui, ma un paio di chilometri più in là, ché da allora ci siamo spostati di spiaggia, ed è l'unica cosa che è cambiata in questi quarant'anni di buen retiro elbano. Forse dovrei scrivere un post anche su questo.
TAG: cose mie, vita
00.53 del 06 Agosto 2020 | Commenti (0) 
   
28 Intanto
APR Diario
Intanto, quattro anni fa oggi mi preparavo a trascorrere la mia prima notte nella casa più bella del mondo e non mi sembra affatto ieri. È trascorsa almeno una vita e nel frattempo non è più la casa più bella del mondo, ma una casa incompiuta e con qualche difetto che avrebbe bisogno di alcuni lavori sempre più urgenti, le cui cose belle hanno già da tempo iniziato a logorarsi e rovinarsi, sempre troppa vuota, sempre meno vissuta nonostante questi ultimi due mesi ai domiciliari, in fondo mai davvero permeata di allegria e anzi, sempre a un passo dal ribellarsi alla serenità e alla stabilità, alla cui ricerca mi ero trasferito qui, ostinata nel ricordarmi ogni mattina al risveglio e ogni sera quando vado a dormire le ragioni delle cose.

Forse, quando tutto questo finirà, arriverà il momento di prenderla in mano una volta per tutte e negoziare la pace, mettendo almeno dei vasi di fiori ai balconi, attrezzando la terrazza sul tetto e facendo rifare il pavimento di cucina che tanto ci piaceva, ormai irrimediabilmente compromesso.
Ho anche finalmente trovato una bella idea a buon mercato per la ringhiera della scala, ma non credo di essere capace a realizzarla da solo, dovrò chiedere a qualcuno. Ho invece definitivamente rinunciato a quei pouf che mi piacevano tanto e che tuttavia toglierebbero inutilmente spazio alla camera rimanendo sempre un po' fra i piedi.
Alla fine la verità è che il colore del letto non mi piace. È sempre stato sbagliato ed è inutile che continui a cercare di convincermi che va bene comunque, son quattro anni che ci provo. Non è vero. Ma non posso più farci nulla. Fra l'altro ho macchiato in modo irreparabile il tessuto del rivestimento e non c'è modo di rimediare. Rabbia e nervoso che sono andati solo ad aumentare il disagio generale latente.
Forse dovrei far ridipingere le pareti con una tinta più scura per aumentare il contrasto con il colore del letto.

In effetti sarebbe anche ora in generale di far ridipingere le pareti, perlomeno quelle della cucina e di sala. Ho deciso che voglio un punto di grigio più scuro e una vernice diversa, lavabile, ché dopo due mesi ininterrotti dietro ai fornelli il muro di cucina è ormai un disastro, che cucinare è l'unico modo in cui riesco a ingannare il tempo, soprattutto nei weekend.
Magari quest'estate faccio qualche lavoro, tanto non ho da andare da nessuna parte.
Ieri pensavo che non avrò nemmeno più occasione per quel weekend ad Amarillo che avevo tanto inseguito gli scorsi mesi. Alla fine non era evidentemente destino. Il mondo chiuso si è portato via pure quello.

Così stasera compio quattro anni. Tirerò fuori qualcosa dal congelatore e ho da finire la torta diplomatica che Carola ed io abbiamo preparato nel weekend. Magari stappo una bottiglia, vediamo.
Non era così che immaginavo oggi, quattro anni fa, ma chissà poi cosa cazzo immaginavo.
Il prossimo weekend dovrebbero arrivarmi le sdraio e l'ombrellone che ho ordinato su Amazon. È roba da quattro soldi e non credo riuscirà a sopravvivere a una sola stagione, ma intanto è un primo passo.
Dei vasi mi occuperò appena ci daranno la condizionale. Sarà una lunga estate, son qui da solo e non ho altro da fare.

AnnCasa4
TAG: casa, vita
11.55 del 28 Aprile 2020 | Commenti (0) 
   
19 Ancora due giorni
DIC Diario
E all'improvviso, guardandomi allo specchio, mi accorgo che mi sono comparse due nuove rughe profonde, verticali, proprio in mezzo alla fronte. Nettissime, scure.

Ho il volto molto stanco questi giorni, segnato, con le occhiaie.
Da quando son qui, ormai una decina di giorni, dormo malissimo, quasi nulla.

Queste nuove rughe mi dicono molte cose.
Nessuna bella.
TAG: vita
18.15 del 19 Dicembre 2019 | Commenti (0) 
   
04 Il profumo che scende dai boschi
OTT Diario
Ieri, attorno all'ora di pranzo, per la prima volta ho evidentemente superato una soglia di allarme e mi sono spaventato. Proprio in quel momento una collega è entrata nel mio ufficio. Le ho chiesto se poteva tornare più tardi perché avevo bisogno di rimanere un attimo solo. Mi ha guardato, mi ha chiesto se mi sentivo bene. Ci ho pensato un attimo e ho risposto di no. Cinque minuti dopo è tornata con una bottiglietta d'acqua ed è rimasta sulla porta ad accertarsi che non avessi problemi.
Sono rimasto lì un po', seduto alla mia scrivania. Ho respirato con calma. Ho chiuso un attimo gli occhi. Mi sono accertato di essere lucido e orientato. Poi sono uscito e mi sono preso un paio d'ore per me stesso.

Era una giornata di sole bella e calda. Davanti a un'insalata, a un tavolo di una trattoria dell'Ortica, per un attimo ho considerato davvero l'idea di non rientrare più. Mai più intendo. Mai più ovunque, proprio, non varcare mai più alcun cancello di ingresso.
Ho guardato davanti a me e ho provato a dare a questa idea una forma reale, tangibile. Poi ho preso il caffè e mi sono avviato ad affrontare la fila di riunioni pomeridiane che avevo in agenda.

Ieri sera sono uscito di corsa, come di consueto, tiratissimo coi tempi. Ho fatto il solito slalom nel perenne imbottigliamento della tangenziale est, ho preso Carola al volo a pianoforte spaccando il minuto, poi Leonardo, sono riuscito a metterli in tavola alle venti precise. Abbiamo guardato un film insieme, li ho messi a letto e poi mi sono rimesso sul divano a rispondere alla pila di email che mi erano rimaste indietro nel pomeriggio.
Ho finito attorno all'una di notte. Stamattina alle otto e trenta ero in ufficio.

Domani ho un aereo alle sei del mattino a Malpensa, fatti due conti significa alzarsi al massimo, correndo, alle tre del mattino. Non ho ancora preparato nulla per partire e devo star via una settimana negli Stati Uniti, dividendomi fra il caldo afoso del Texas e l'autunno già inoltrato dell'Ohio. Due abbigliamenti diversi per pochi giorni, da infilare al solito nell'unico trolley a mano col quale viaggio. Se voglio provare a trovare il tempo per correre una sera, significa almeno tre paia di scarpe.
Mentalmente passo la lista delle cose che non devo dimenticarmi: il secondo telefono, il passaporto, i caricabatterie americani, il Mophie, le pillole e le ricette in inglese. Che giacca porto? Non posso partire con due, una invernale ed una estiva, non ho abbastanza spazio. E poi parto di sabato, non ho voglia di viaggiare in abito da lavoro. Come diavolo faccio a portarmi tutto quello che mi serve rinunciando a una valigia vera?
Ogni volta la stessa storia, gli stessi riti, la stessa stanchezza, gli stessi automatismi. Se almeno avessi il tempo di fare un momento mente locale.

Do un'occhiata all'agenda di oggi per capire che margini ho. Non ne ho, perlomeno fino alle 17. Annullo il meeting successivo, così cerco di essere a casa almeno per le 18, il tempo di far su 'sto benedetto trolley, farmi una doccia veloce, mangiare un'insalata e buttarmi subito a letto cercando di dormire qualche ora. Per un attimo avevo quasi pensato di andare anche a correre, ché poi non andrò chissà per quanto, ma alla fine anche vaffanculo, no. Amen.
Scorro il calendario, tutta l'agenda delle prossime sei-sette settimane è un disastro.

Rimango in ascolto per capire se è mi è rimasto addosso qualcosa del segnale di avvertimento di ieri. Tutto tace, a parte una sensazione spiacevolissima, una sorta di livido al centro esatto di me stesso. Quella è rimasta forte e chiara.
Ho superato la soglia di tolleranza.
Era già capitato in realtà tre anni fa, con tutto quello che ne è conseguito dopo.
Questa volta la spia è su luce fissa e il motore ha picchiato in testa. Se n'è andata la riserva.
Mi manca una mano da prendere e da cui farmi portare.
Mi manca tantissimo.

Quindi, Parigi, Houston, Cleveleland, New York, Milano, Londra, Birmingham, Milano. Poi avrei dovuto ripartire, ma a quanto pare no.
È sbagliato, ma sai che c'è: meglio. Ho voglia di starmene a casa sul divano, spegnere tutto, passare un weekend coi ragazzi, pieno, a far cose con loro.
Devo decidermi a mettere i nuovi vasi da fiori almeno sul balcone di sala. Alla terrazza penseremo più avanti.
Devo decidermi per un'altra vita, la mia vita.

Mi viene in mente, non so perché, il profumo dei boschi sotto il Pizzo Gallino, dove da ragazzo andavo con mio padre a raccogliere funghi in questa stagione. All'improvviso è come se quell'odore mi penetrasse intensamente le narici, senza ragione alcuna, mi passasse sottopelle.
Ce l'ho qui. Non l'ho mai ricordato prima ed ora è qui. Lo avverto distintamente, è come se fossi esattamente lì. La mia gioventù mi travolge senza preavviso e un perché, e una malinconia infinita si impadronisce di me.

Aggiorno la mappa dei viaggi per lavoro di quest'anno.
Mi aggiungo alla call conference con Cleveland e Pittsburgh.
Tengo d'occhio l'orologio.
Magari esco per le 16 e vado a preparare il trolley.

OCTPartenze
TAG: vita, lavoro
22.04 del 04 Ottobre 2019 | Commenti (0) 
   
19 Seduto per terra in mezzo a una stanza
SET Diario
Così intanto ho rifatto l'unico posto dove posso starmene da solo a guardare in silenzio i miei pezzi di vita che se ne sono andati. Ché l'unica cosa da fare, alla fine, è raccattar cocci e provare almeno a fare ordine, per quanto possibile.
Naturalmente non ho finito, né probabilmente finirò mai.
Almeno ho di che tenermi occupato.

Poi, a breve, volo di nuovo via, che non c'è più nulla a tenermi qui.
Magari vi scrivo da laggiù.
TAG: vita
01.01 del 19 Settembre 2019  
   
20 Credo fossero primule
MAR Diario, Mumble mumble, Travel Log: Japan
Son passato da papà e visto che è giorno feriale, nessuno in giro, e c’era una bella atmosfera tranquilla, come talvolta mi capita mi son fatto un giro lì dalle sue parti per dare un’occhiata, vedere se c’era qualcuno di nuovo, leggere le date, guardare le fotografie e immaginare la vita dietro ciascun ritratto.
Mi piace sempre farlo, mi comunica pace e serenità e mi lascio attraversare dalle sensazioni sul senso dell’esistenza.

E niente, lì a due passi mi sono imbattuto nel signor Fabio. Non lo avevo mai visto prima. Ci siamo guardati a lungo negli occhi, ho cercato di immaginarmi la sua storia e cosa gli fosse accaduto.
Sono rimasto lì un bel po’, impietrito a fissare la mia data di nascita scolpita nel marmo.

La vita è un cazzo di dado che rotola in giro a caso e io ne ho già buttata via fin troppa.
TAG: Vita, papà
13.50 del 20 Marzo 2018 | Commenti (0) 
   
08 Duemilasedici, quindi
GEN Amarcord
Duemilasedici, quindi. Trentasei anni dal mio primo bacio. Trentacinque che sono iscritto al CAI. Trentaquattro dalla prima volta. Trentatré anni dal mio primo viaggio a Capo Nord da solo. Trentuno dal mio primo quattromila. Ventinove dalla mia spedizione alle Svalbard. Ventisei dalla laurea e dalla mia Patagonia in solitaria. Quattordici dal sabbatico in Asia e dall'Everest. Undici dalla fine della mia vita con un contratto a tempo indeterminato e dall'inizio della vita di eterno precario ad alto rischio, rischio a crescere di anno in anno, intendo (e certo quest'anno è iniziato nel peggiore dei modi). Otto da quando ho lasciato Varsavia. Sette dal mio ultimo quattromila e dal mio primo libro (magari questo è l'anno del secondo). Sei dalla separazione, dalla mia ultima maratona e dall'inizio della mia nuova vita, qui. Cinque dal mio giro del mondo, da O'ahu e dal Canale di Panama. Quattro già alle spalle con lei. Saranno due senza papà, quest'anno. Un anno fa a quest'ora pensavo di avere chiuso un cerchio definitivamente, e invece no.

Il mio passato si allontana davanti a me, inesorabile, sempre più rapidamente, sempre più sfuocato. Il futuro mi arriva alle spalle improvviso, e non lo vedo.

Da lunedì devo inventarmi una nuova vita. Poi, a giorni, saranno cinquantuno.
TAG: vita, anniversari
22.28 del 08 Gennaio 2016 | Commenti (2) 
   
13 Undici
SET Diario
Ieri pomeriggio, erano circa le diciassette, ho messo una firma importante su un foglio. Una firma che ha richiesto che prendessi un po' di coraggio. Una firma che ormai da qualche mese avevo deciso di arrivare a mettere, per arrivare alla quale negli ultimi tempi mi ero dato piuttosto da fare con speranze alterne, non sempre del tutto convinto di quel che stavo facendo, e che credevo non sarebbe forse mai più accaduto che avessi la possibilità di arrivare nuovamente a mettere.
È stata la terza volta nella mia vita che ho messo una firma analoga e ogni volta è stato - inevitabilmente direi - un momento di svolta significativo: la prima ormai ventidue anni fa, la seconda undici. Sembra quasi che i cicli della mia vita siano di undici anni.

È una firma che, in qualche modo, significherà (speriamo, perché la firma in sé non è sufficiente, è solo un primo passo) ricominciarla da capo, per l'ennesima volta, una nuova vita. A cinquant'anni suonati. Considerando che ne ho già in mente un'altra a sessanta (sessantuno?), potrei quasi dire che è solo un'altra boa fra le tante di un'esistenza zingara per definizione.
Comunque, intanto, vediamo se questa svolta si concretizza del tutto.

È anche una firma che, ci fosse stato ancora papà, non sarebbe stata possibile. E che purtroppo è stata possibile solo perché lui non c'è più. Ieri, prima di firmare, sono passato a trovarlo per dirglielo.
Chissà cosa ne avrebbe pensato lui, se avrebbe pensato che ho fatto bene o meno. Io credo di sì, anzi, ne sono certo.
E poi penso anche che è stata una firma possibile non solo perché non c'è più papà, ma per tutto quello che è successo da inizio anno in avanti, che non era affatto previsto e che, visto da un'angolazione diversa, era apparso come una sciagura. Solo un anno fa a quest'ora ero lontanissimo dal pensare che oggi, ieri, avrei messo una firma del genere. Anzi, i miei progetti erano orientati completamente altrove. Poi, improvvisamente, a fine febbraio mi sono trovato nella condizione di poterci mio malgrado pensare davvero per la prima volta, in mezzo a tutto quel che mi stava accadendo e, ancor più strano, proprio per quello.
E così ho rimesso in pista questo progetto, che avevo ormai accantonato da anni e che pensavo non avrei più potuto realizzare.

Saranno - speriamo, ché appunto mancano ancora alcuni dettagli per poter dire che è proprio fatta - un autunno e un inverno molto impegnativi e frenetici.
E intanto, contemporaneamente, c'è da cercare di fissare altri due punti importanti della mia vita.

Sì, saranno mesi molto difficili e faticosi.
Fra quattro giorni sarebbe stato il tuo compleanno.
TAG: vita
13.39 del 13 Settembre 2015 | Commenti (0) 
   
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