Orizzontintorno Carlo Paschetto
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06 Trova le differenze [Il senso della vita, s02e19]
AGO Diario, Amarcord
Ero lì sulla sdraio e guardavo Leonardo in riva al mare, e all'improvviso mi è venuta in mente quella foto che mi scattò mio padre proprio qui (*), trentanove anni fa esatti, giorno più giorno meno. Avevo sedici anni, l'età di Leonardo oggi.
Così nulla, gli ho scattato una foto. Poi sono andato a buttarmi in acqua per cancellare la malinconia e la commozione.

16anni1
1981, Isola d'Elba
16anni2
2020, Isola d'Elba

(*) Non era proprio qui, ma un paio di chilometri più in là, ché da allora ci siamo spostati di spiaggia, ed è l'unica cosa che è cambiata in questi quarant'anni di buen retiro elbano. Forse dovrei scrivere un post anche su questo.
TAG: cose mie, vita
00.53 del 06 Agosto 2020 | Commenti (0) 
   
28 Intanto
APR Diario
Intanto, quattro anni fa oggi mi preparavo a trascorrere la mia prima notte nella casa più bella del mondo e non mi sembra affatto ieri. È trascorsa almeno una vita e nel frattempo non è più la casa più bella del mondo, ma una casa incompiuta e con qualche difetto che avrebbe bisogno di alcuni lavori sempre più urgenti, le cui cose belle hanno già da tempo iniziato a logorarsi e rovinarsi, sempre troppa vuota, sempre meno vissuta nonostante questi ultimi due mesi ai domiciliari, in fondo mai davvero permeata di allegria e anzi, sempre a un passo dal ribellarsi alla serenità e alla stabilità, alla cui ricerca mi ero trasferito qui, ostinata nel ricordarmi ogni mattina al risveglio e ogni sera quando vado a dormire le ragioni delle cose.

Forse, quando tutto questo finirà, arriverà il momento di prenderla in mano una volta per tutte e negoziare la pace, mettendo almeno dei vasi di fiori ai balconi, attrezzando la terrazza sul tetto e facendo rifare il pavimento di cucina che tanto ci piaceva, ormai irrimediabilmente compromesso.
Ho anche finalmente trovato una bella idea a buon mercato per la ringhiera della scala, ma non credo di essere capace a realizzarla da solo, dovrò chiedere a qualcuno. Ho invece definitivamente rinunciato a quei pouf che mi piacevano tanto e che tuttavia toglierebbero inutilmente spazio alla camera rimanendo sempre un po' fra i piedi.
Alla fine la verità è che il colore del letto non mi piace. È sempre stato sbagliato ed è inutile che continui a cercare di convincermi che va bene comunque, son quattro anni che ci provo. Non è vero. Ma non posso più farci nulla. Fra l'altro ho macchiato in modo irreparabile il tessuto del rivestimento e non c'è modo di rimediare. Rabbia e nervoso che sono andati solo ad aumentare il disagio generale latente.
Forse dovrei far ridipingere le pareti con una tinta più scura per aumentare il contrasto con il colore del letto.

In effetti sarebbe anche ora in generale di far ridipingere le pareti, perlomeno quelle della cucina e di sala. Ho deciso che voglio un punto di grigio più scuro e una vernice diversa, lavabile, ché dopo due mesi ininterrotti dietro ai fornelli il muro di cucina è ormai un disastro, che cucinare è l'unico modo in cui riesco a ingannare il tempo, soprattutto nei weekend.
Magari quest'estate faccio qualche lavoro, tanto non ho da andare da nessuna parte.
Ieri pensavo che non avrò nemmeno più occasione per quel weekend ad Amarillo che avevo tanto inseguito gli scorsi mesi. Alla fine non era evidentemente destino. Il mondo chiuso si è portato via pure quello.

Così stasera compio quattro anni. Tirerò fuori qualcosa dal congelatore e ho da finire la torta diplomatica che Carola ed io abbiamo preparato nel weekend. Magari stappo una bottiglia, vediamo.
Non era così che immaginavo oggi, quattro anni fa, ma chissà poi cosa cazzo immaginavo.
Il prossimo weekend dovrebbero arrivarmi le sdraio e l'ombrellone che ho ordinato su Amazon. È roba da quattro soldi e non credo riuscirà a sopravvivere a una sola stagione, ma intanto è un primo passo.
Dei vasi mi occuperò appena ci daranno la condizionale. Sarà una lunga estate, son qui da solo e non ho altro da fare.

AnnCasa4
TAG: casa, vita
11.55 del 28 Aprile 2020 | Commenti (0) 
   
19 Ancora due giorni
DIC Diario
E all'improvviso, guardandomi allo specchio, mi accorgo che mi sono comparse due nuove rughe profonde, verticali, proprio in mezzo alla fronte. Nettissime, scure.

Ho il volto molto stanco questi giorni, segnato, con le occhiaie.
Da quando son qui, ormai una decina di giorni, dormo malissimo, quasi nulla.

Queste nuove rughe mi dicono molte cose.
Nessuna bella.
TAG: vita
18.15 del 19 Dicembre 2019 | Commenti (0) 
   
04 Il profumo che scende dai boschi
OTT Diario
Ieri, attorno all'ora di pranzo, per la prima volta ho evidentemente superato una soglia di allarme e mi sono spaventato. Proprio in quel momento una collega è entrata nel mio ufficio. Le ho chiesto se poteva tornare più tardi perché avevo bisogno di rimanere un attimo solo. Mi ha guardato, mi ha chiesto se mi sentivo bene. Ci ho pensato un attimo e ho risposto di no. Cinque minuti dopo è tornata con una bottiglietta d'acqua ed è rimasta sulla porta ad accertarsi che non avessi problemi.
Sono rimasto lì un po', seduto alla mia scrivania. Ho respirato con calma. Ho chiuso un attimo gli occhi. Mi sono accertato di essere lucido e orientato. Poi sono uscito e mi sono preso un paio d'ore per me stesso.

Era una giornata di sole bella e calda. Davanti a un'insalata, a un tavolo di una trattoria dell'Ortica, per un attimo ho considerato davvero l'idea di non rientrare più. Mai più intendo. Mai più ovunque, proprio, non varcare mai più alcun cancello di ingresso.
Ho guardato davanti a me e ho provato a dare a questa idea una forma reale, tangibile. Poi ho preso il caffè e mi sono avviato ad affrontare la fila di riunioni pomeridiane che avevo in agenda.

Ieri sera sono uscito di corsa, come di consueto, tiratissimo coi tempi. Ho fatto il solito slalom nel perenne imbottigliamento della tangenziale est, ho preso Carola al volo a pianoforte spaccando il minuto, poi Leonardo, sono riuscito a metterli in tavola alle venti precise. Abbiamo guardato un film insieme, li ho messi a letto e poi mi sono rimesso sul divano a rispondere alla pila di email che mi erano rimaste indietro nel pomeriggio.
Ho finito attorno all'una di notte. Stamattina alle otto e trenta ero in ufficio.

Domani ho un aereo alle sei del mattino a Malpensa, fatti due conti significa alzarsi al massimo, correndo, alle tre del mattino. Non ho ancora preparato nulla per partire e devo star via una settimana negli Stati Uniti, dividendomi fra il caldo afoso del Texas e l'autunno già inoltrato dell'Ohio. Due abbigliamenti diversi per pochi giorni, da infilare al solito nell'unico trolley a mano col quale viaggio. Se voglio provare a trovare il tempo per correre una sera, significa almeno tre paia di scarpe.
Mentalmente passo la lista delle cose che non devo dimenticarmi: il secondo telefono, il passaporto, i caricabatterie americani, il Mophie, le pillole e le ricette in inglese. Che giacca porto? Non posso partire con due, una invernale ed una estiva, non ho abbastanza spazio. E poi parto di sabato, non ho voglia di viaggiare in abito da lavoro. Come diavolo faccio a portarmi tutto quello che mi serve rinunciando a una valigia vera?
Ogni volta la stessa storia, gli stessi riti, la stessa stanchezza, gli stessi automatismi. Se almeno avessi il tempo di fare un momento mente locale.

Do un'occhiata all'agenda di oggi per capire che margini ho. Non ne ho, perlomeno fino alle 17. Annullo il meeting successivo, così cerco di essere a casa almeno per le 18, il tempo di far su 'sto benedetto trolley, farmi una doccia veloce, mangiare un'insalata e buttarmi subito a letto cercando di dormire qualche ora. Per un attimo avevo quasi pensato di andare anche a correre, ché poi non andrò chissà per quanto, ma alla fine anche vaffanculo, no. Amen.
Scorro il calendario, tutta l'agenda delle prossime sei-sette settimane è un disastro.

Rimango in ascolto per capire se è mi è rimasto addosso qualcosa del segnale di avvertimento di ieri. Tutto tace, a parte una sensazione spiacevolissima, una sorta di livido al centro esatto di me stesso. Quella è rimasta forte e chiara.
Ho superato la soglia di tolleranza.
Era già capitato in realtà tre anni fa, con tutto quello che ne è conseguito dopo.
Questa volta la spia è su luce fissa e il motore ha picchiato in testa. Se n'è andata la riserva.
Mi manca una mano da prendere e da cui farmi portare.
Mi manca tantissimo.

Quindi, Parigi, Houston, Cleveleland, New York, Milano, Londra, Birmingham, Milano. Poi avrei dovuto ripartire, ma a quanto pare no.
È sbagliato, ma sai che c'è: meglio. Ho voglia di starmene a casa sul divano, spegnere tutto, passare un weekend coi ragazzi, pieno, a far cose con loro.
Devo decidermi a mettere i nuovi vasi da fiori almeno sul balcone di sala. Alla terrazza penseremo più avanti.
Devo decidermi per un'altra vita, la mia vita.

Mi viene in mente, non so perché, il profumo dei boschi sotto il Pizzo Gallino, dove da ragazzo andavo con mio padre a raccogliere funghi in questa stagione. All'improvviso è come se quell'odore mi penetrasse intensamente le narici, senza ragione alcuna, mi passasse sottopelle.
Ce l'ho qui. Non l'ho mai ricordato prima ed ora è qui. Lo avverto distintamente, è come se fossi esattamente lì. La mia gioventù mi travolge senza preavviso e un perché, e una malinconia infinita si impadronisce di me.

Aggiorno la mappa dei viaggi per lavoro di quest'anno.
Mi aggiungo alla call conference con Cleveland e Pittsburgh.
Tengo d'occhio l'orologio.
Magari esco per le 16 e vado a preparare il trolley.

OCTPartenze
TAG: vita, lavoro
22.04 del 04 Ottobre 2019 | Commenti (0) 
   
19 Seduto per terra in mezzo a una stanza
SET Diario
Così intanto ho rifatto l'unico posto dove posso starmene da solo a guardare in silenzio i miei pezzi di vita che se ne sono andati. Ché l'unica cosa da fare, alla fine, è raccattar cocci e provare almeno a fare ordine, per quanto possibile.
Naturalmente non ho finito, né probabilmente finirò mai.
Almeno ho di che tenermi occupato.

Poi, a breve, volo di nuovo via, che non c'è più nulla a tenermi qui.
Magari vi scrivo da laggiù.
TAG: vita
01.01 del 19 Settembre 2019  
   
20 Credo fossero primule
MAR Diario, Mumble mumble, Travel Log: Japan
Son passato da papà e visto che è giorno feriale, nessuno in giro, e c’era una bella atmosfera tranquilla, come talvolta mi capita mi son fatto un giro lì dalle sue parti per dare un’occhiata, vedere se c’era qualcuno di nuovo, leggere le date, guardare le fotografie e immaginare la vita dietro ciascun ritratto.
Mi piace sempre farlo, mi comunica pace e serenità e mi lascio attraversare dalle sensazioni sul senso dell’esistenza.

E niente, lì a due passi mi sono imbattuto nel signor Fabio. Non lo avevo mai visto prima. Ci siamo guardati a lungo negli occhi, ho cercato di immaginarmi la sua storia e cosa gli fosse accaduto.
Sono rimasto lì un bel po’, impietrito a fissare la mia data di nascita scolpita nel marmo.

La vita è un cazzo di dado che rotola in giro a caso e io ne ho già buttata via fin troppa.
TAG: Vita, papà
13.50 del 20 Marzo 2018 | Commenti (0) 
   
08 Duemilasedici, quindi
GEN Amarcord
Duemilasedici, quindi. Trentasei anni dal mio primo bacio. Trentacinque che sono iscritto al CAI. Trentaquattro dalla prima volta. Trentatré anni dal mio primo viaggio a Capo Nord da solo. Trentuno dal mio primo quattromila. Ventinove dalla mia spedizione alle Svalbard. Ventisei dalla laurea e dalla mia Patagonia in solitaria. Quattordici dal sabbatico in Asia e dall'Everest. Undici dalla fine della mia vita con un contratto a tempo indeterminato e dall'inizio della vita di eterno precario ad alto rischio, rischio a crescere di anno in anno, intendo (e certo quest'anno è iniziato nel peggiore dei modi). Otto da quando ho lasciato Varsavia. Sette dal mio ultimo quattromila e dal mio primo libro (magari questo è l'anno del secondo). Sei dalla separazione, dalla mia ultima maratona e dall'inizio della mia nuova vita, qui. Cinque dal mio giro del mondo, da O'ahu e dal Canale di Panama. Quattro già alle spalle con lei. Saranno due senza papà, quest'anno. Un anno fa a quest'ora pensavo di avere chiuso un cerchio definitivamente, e invece no.

Il mio passato si allontana davanti a me, inesorabile, sempre più rapidamente, sempre più sfuocato. Il futuro mi arriva alle spalle improvviso, e non lo vedo.

Da lunedì devo inventarmi una nuova vita. Poi, a giorni, saranno cinquantuno.
TAG: vita, anniversari
22.28 del 08 Gennaio 2016 | Commenti (2) 
   
13 Undici
SET Diario
Ieri pomeriggio, erano circa le diciassette, ho messo una firma importante su un foglio. Una firma che ha richiesto che prendessi un po' di coraggio. Una firma che ormai da qualche mese avevo deciso di arrivare a mettere, per arrivare alla quale negli ultimi tempi mi ero dato piuttosto da fare con speranze alterne, non sempre del tutto convinto di quel che stavo facendo, e che credevo non sarebbe forse mai più accaduto che avessi la possibilità di arrivare nuovamente a mettere.
È stata la terza volta nella mia vita che ho messo una firma analoga e ogni volta è stato - inevitabilmente direi - un momento di svolta significativo: la prima ormai ventidue anni fa, la seconda undici. Sembra quasi che i cicli della mia vita siano di undici anni.

È una firma che, in qualche modo, significherà (speriamo, perché la firma in sé non è sufficiente, è solo un primo passo) ricominciarla da capo, per l'ennesima volta, una nuova vita. A cinquant'anni suonati. Considerando che ne ho già in mente un'altra a sessanta (sessantuno?), potrei quasi dire che è solo un'altra boa fra le tante di un'esistenza zingara per definizione.
Comunque, intanto, vediamo se questa svolta si concretizza del tutto.

È anche una firma che, ci fosse stato ancora papà, non sarebbe stata possibile. E che purtroppo è stata possibile solo perché lui non c'è più. Ieri, prima di firmare, sono passato a trovarlo per dirglielo.
Chissà cosa ne avrebbe pensato lui, se avrebbe pensato che ho fatto bene o meno. Io credo di sì, anzi, ne sono certo.
E poi penso anche che è stata una firma possibile non solo perché non c'è più papà, ma per tutto quello che è successo da inizio anno in avanti, che non era affatto previsto e che, visto da un'angolazione diversa, era apparso come una sciagura. Solo un anno fa a quest'ora ero lontanissimo dal pensare che oggi, ieri, avrei messo una firma del genere. Anzi, i miei progetti erano orientati completamente altrove. Poi, improvvisamente, a fine febbraio mi sono trovato nella condizione di poterci mio malgrado pensare davvero per la prima volta, in mezzo a tutto quel che mi stava accadendo e, ancor più strano, proprio per quello.
E così ho rimesso in pista questo progetto, che avevo ormai accantonato da anni e che pensavo non avrei più potuto realizzare.

Saranno - speriamo, ché appunto mancano ancora alcuni dettagli per poter dire che è proprio fatta - un autunno e un inverno molto impegnativi e frenetici.
E intanto, contemporaneamente, c'è da cercare di fissare altri due punti importanti della mia vita.

Sì, saranno mesi molto difficili e faticosi.
Fra quattro giorni sarebbe stato il tuo compleanno.
TAG: vita
13.39 del 13 Settembre 2015 | Commenti (0) 
   
11 Crazy Ivan
FEB Diario

È difficile capire quando fermarsi in una gara di resistenza.


[Bart Mancuso, capitano del sottomarino Dallas]

TAG: vita
22.05 del 11 Febbraio 2015 | Commenti (0) 
   


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