Orizzontintorno Carlo Paschetto
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05 War games
NOV Web e tecnologia, Coffee break
La mia scrivania in questo momento, da sinistra a destra: un Sony Vaio VPCW21Z1E con installazione di Ubuntu 12.04 in progress (che va a rimpiazzare un Windows 7), un MacBook Pro con Mountain Lion (e varie altre partizioni gestite con VirtualBox) che è poi il mio notebook principale, un Dell XPS 1210 con installazione di Windows 8 in progress (che va a rimpiazzare un Windows XP SP3), un vecchio IBM Thinkpad T30 che monta Windows XP SP3, regalato a Tato grande, sul quale sto facendo un po' di prove di software per parental control.

Mi vien quasi voglia di tirar fuori anche gli altri tre che ho nell'armadio e metter su, chessò, OS2.

Desktop
TAG: notebook, sistemi, Windows 8, ubuntu
00.43 del 05 Novembre 2012 | Commenti (1) 
 
18 Ho preso installato la Metro
MAR Web e tecnologia
Durante uno dei miei attacchi nerd serali mi son creato una nuova partizione sul Mac con VirtualBox per installare e provare la customer preview di Windows 8. Del resto, con 750Gb di disco e 8Gb di RAM, se non ci faccio un po' di chiasso attorno (cit.) che gusto c'è? Già ho altre due partizioni per far girare all'occorrenza XP e Ubuntu: vuoi non metter su anche l'ultimo nato in casa Redmond per godere un po' della nuovissima interfaccia Metro?
Fra parentesi, dovete anche spiegami perché spendete tutti quei soldi per comprare Parallels o VMWare, visto che VirtualBox è gratuito e funziona come un orologio.

Comunque.

Il colpo d'occhio, confesso, è accattivante. Quasi quasi ci si rimane anche un po' male, soprattutto se si è passati ad Apple un anno fa fuggendo da vent'anni di Microsoft, tagliandosi tutti i ponti alle spalle e bruciandosi la terra attorno: niente più Windows nemmeno sul telefono e sul disco di rete, riformattate tutte le vecchie unità di backup, piallato anche il netbook Vaio (sul quale ora gira Ubuntu).
Fatto sta che quei buontemponi degli eredi di Bill Gates, dopo un'intera epoca di noiosissimi sistemi impiegatizi, hanno sfornato 'sta roba fatta a tile, le mattonelle colorate, stravolgendo completamente il paradigma delle tradizionali interfacce Windows.

Ed è così innovativa, in effetti, che si rimane un po' spiazzati. Tipo, dov'è la solita roba? E i miei file? E il desktop?

I primi passi dentro l'interfaccia Metro non sono così immediati, né intuitivi, perlomeno per chi vi arriverà da sole esperienze dei precedenti sistemi Microsoft, Seven compreso. Windows 8 è un sistema sviluppato per offrire un'esperienza utente completamente differente dai suoi predecessori, ma d'altra parte assolutamente familiare a chiunque utilizzi uno smartphone, soprattutto di casa Apple o sviluppato su Android. In pratica è evidentemente un sistema nato per girare in ambiente touchscreen e basato su "app": ogni mattonella una app.
Il problema principale, a mio avviso, è che l'utente classico di un pc usa il proprio computer con un approccio mentale differente da quello con cui utilizza un tablet o lo smartphone e siamo ancora lontani (ammesso che abbia mai davvero senso arrivarci) da un mercato di computer portatili con touchscreen integrato. Metro non è particolarmente amichevole (o perlomeno non sembra esserlo in questa customer preview) verso il tradizionale uso del mouse e per quanto si possa essere abituati a un approccio simile sul proprio telefonino, non lo si è affatto nel colloquiare con il computer. È un modo di interagire non intuitivo e lipperlì un po' fastidioso, soprattutto volendo accedere alle risorse di sistema per via tradizionale attraverso l'uso del file system.
Il vecchio modus operandi e l'ambiente desktop tradizionale sono in ogni caso sempre disponibili: almeno nella preview è possibile uscire da Metro attraverso un tile specifico che apre un'interfaccia simile a quella di Seven.

Tablet e notebook avranno sempre più destinazioni d'uso diverse e i primi non divoreranno il mercato dei secondi, al massimo ne assorbiranno una quota. Il personal computer diventerà più orientato a un uso tecnico che necessita di tastiera fisica e device specifiche di puntamento, mentre il tablet monopolizzerà probabilmente il mercato del largo consumo, rimpiazzando il pc presso l'utenza di fascia media e generalista.
In questo scenario Windows 8 punta all'integrazione dei sistemi, alla convergenza fra fisso e mobile e all'armonizzazione dell'esperienza utente fra device di natura diversa, ma in prima battuta (sicuramente a torto) non mi convince del tutto. È vero del resto che è un po' la strategia che la stessa Apple sta facendo all'interno di un ormai avviato processo di convergenza fra Mac OS e iOS, probabilmente con l'obiettivo di arrivare a sviluppare varianti diverse di un unico sistema operativo in grado di girare su mezzi diversi, computer, tablet o telefoni che siano, garantendo così agli utenti continuità d'uso e semplificazione estrema del dialogo.
Di per sé, in effetti, una strada abbastanza ovvia. Probabile però che abbia maggior presa, come sempre, sui nativi digitali di ultima generazione cresciuti a pane e smartphone, piuttosto che verso coloro che viaggiano da anni col pc nella borsa.

Windows8
L'interfaccia Metro per PC


TAG: windows 8
23.52 del 18 Marzo 2012 | Commenti (0) 
 
04 Rhodos /1
AGO Travel Log: Rhodos
Non lo so nemmeno se lo faccio davvero un travel log da quaggiù. Un po' che, dopo un mese di Mac, 'sta macchina Win mi sta facendo perdere le staffe da quanto è lenta, si impalla ogni due per tre e mi fa diventar matto per configurare qualunque tipo di connessione; un po' che ne ho le scatole piene di inseguirla, la connessione, per cercare di buttar giù due righe.

Siamo un Paese del terzo mondo, noi: il collegamento all'estero di Wind è uno schifo e ormai, dopo due anni che me li porto in giro per il Globo, mi è definitivamente chiaro che offriranno anche ottime tariffe per il roaming, peccato che il roaming Wind funzioni ovunque 'na cippa. Ovunque: così in Corea, così alle Hawaii e negli States, così a Panama, così in mezza Europa. A parte che non han segnale nemmeno a casa mia, Pianura Padana, hinterland milanese. Capirai, dunque. E mi han rotto le palle. Non fosse che tornare a Vodafone o all'odiatissima Tim mi fa venire ancor più l'ulcera. E lasciam perdere Tre, per carità.

Sono un Paese del terzo mondo 'sti qua, che in hotel ti mettono sì il WiFi gratuito, ma solo in un paio di aree condivise ampie un metro quadrato ciascuna, una in zona reception ed una nel pub, e a) non si capisce perché, b) l'antenna tira, appunto, al massimo nel raggio di un metro dal router e c) va da sé che l'hotel intero si pigia tutto in quel metro quadro, per cui la gente si svacca per terra col portatile, tutti uno sopra all'altro, e la banda te la saluto, ché evidentemente l'access point non è previsto per sostenere dozzine di collegamenti e non c'è posto per tutti: una tacca al massimo e segnale che cade in continuazione, o browser perenemmente imballato, con file di rosari che si elevano snocciolati in almeno dodici lingue dalla folla assetata di connessione.
Ché ti fanno incazzare gli hotel che pubbicizzano il WiFi gratuito come specchietto per le allodole e poi il WiFi è di fatto inutilizzabile, o non c'è del tutto. Pratica ormai parecchio diffusa, peraltro.

In sintesi, roba da prendere, sbattere per terra il Vaio, tirar su l'asciugamano e mandare in mona il turismo due punto zero tutto, per tornare alle sane vecchie abitudini: Lonely Planet sotto al braccio e taccuino.

Solo che la Lonely Planet non ce l'ho. Cioè, mi son portato quella del Caucaso per studiare un po' il da farsi nelle prossime settimane, ma di Rodi nemmeno una mappa avrei, non fosse che me ne ha regalata una approssimativa la tipa del rent a car. Ché nel frattempo, da quando siam sbarcati qui nell'Egeo meridionale, di chilometri ne abbiam già macinati più di trecento, e capirai, trattandosi di un'isola a fagiolo che sul lato maggiore, in linea d'aria, ne fa forse ottanta, ecco, pochissimi non sono.
Anche perché le strade son quel che sono.

Ma aspetta, un momento: dicevo della connessione. Insomma, c'è da sacramentare anche qui, come ormai mi capita un po' dappertutto da almeno un paio d'anni. Ma non è l'Italia quella in deficit di banda larga, che sembriam sempre dei peracottari in perenne affanno contro il resto del mondo? E per la miseria, lo trovassi io, ovunque, un cavolo di posto dove ci si possa connettere senza problemi, magari a costo zero e a velocità iperbolica. Ché ti fan le chiavette da quattordici megabit e io quindici anni fa viaggiavo più veloce a 9.600 baud col modem analogico di casa.

Così perdo la pazienza e la pianto lì col travel log. Salvo magari, poi, prendere due appunti col notepad e poi si vedrà che farne, uno dei prossimi giorni, con calma.

Che nemmeno ho voglia di gestirlo un travel log su Rodi, poi, dentro Orizzontintorno. Ché dovrei parlar prima dei miei cinque viaggi precedenti in Grecia, perlomeno. Ché nemmeno ce l'ho la scheda sulla Grecia dentro ad Orizzontintorno, ché figurati, l'ultima volta che ci son stato è del '97, o giù di lì.

Che poi volevo iniziare in realtà con 'sta cosa che mi frulla in testa da qualche giorno e cioè che negli anni '70 c'erano i tedeschi, poi è stata la volta dei giap, poi, fra gli '80 e i '90, il boom degli italiani ovunque, che te li trovavi fra i piedi anche alle pendici delle Ande patagoniche in pieno inverno australe. Poi, con l'avvento del nuovo millennio, è venuto il turno dei cinesi di farsi odiare.
Adesso sono i russi. Son dappertutto. Sono la nuova ondata barbarica. Riescono ad essere peggio dei cinesi per quanto sono spocchiosi. Si muovon come fossero i padreterni del mondo intero. Soprattutto, a differenza dei cinesi che sembran sempre tutti usciti da un container di immigrati clandestini, ostentano una richezza grassa e volgare, quella per cui tiri fuori dalla tasca dei pantaloni rotoli di banconote unte da cento euro grossi come lattine, noleggi solo limousine e fai acquisti demenziali e spropositati presso la gioelleria pacchiana dell'hotel. A Rodi. Mica ad Abu Dhabi.
Vabbè, oggi mi son svegliato così, portate pazienza.
C'ho anche mal di schiena.
E mal di gola.
E Urano di traverso, suppongo.

Comunque qua il mare è così, ad esempio. Bello, non diverso da altri bei posti nel Mediterraneo, comunque bello anzichenò. Soprattutto, una tavola.

Rhodes 04
Rhodes 05
Somewhere around Rodos

Muoversi a Rodi è più o meno come a Malta. I cartelli stradali, questi sconosciuti. E se proprio dobbiamo metterteli, te li piantiamo nel posto meno ovvio. Ad esempio, tipicamente, dopo l'incrocio al quale avresti dovuto svoltare. Possibilmente dietro ad una siepe. E girato a testa in giù. E poi chiedi ai passanti e non rompere.
Che poi parliamone: io 'sti Paesi dove scrivon come Paperino nelle sette città di Cibolla proprio non li capisco. Diciamolo: scrivete in greco solo per tirarvela. Primo perché il greco lo sappiamo leggere tutti, secondo perché, perlomeno, siate poi coerenti con voi stessi: è inutile che vi ostiniate a scrivere in greco se poi raddoppiate tutte le insegne per riscriverle con caratteri latini. Cartelli stradali (quando ci sono) compresi.
La stessa cosa in Giappone, in Corea, in buona parte della Russia ed in Arabia. Persino in Cina stan cominciando: scrivono in klingon e poi fanno i cartelli doppi. Che gli costa pure un botto. Ma che si arrangino, i turisti, no? Oppure piantatela voi di fare i buffoni e scrivete come dio comanda.
Cioè, voi scrivete, chessò, in aramaico, ma siccome il resto del mondo scrive con l'alfabeto latino e di imparare l'alfabeto aramaico non gliene frega (giustamente) 'na cippa, allora vi tocca imparare anche l'alfabeto latino e raddoppiare le insegne. Ma non fate prima ad adeguarvi del tutto e fine? Come l'idiozia dei galloni e delle yarde inglesi, per dire.
E noi stiam qui a menarcela con la moneta unica.
E l'Europa unita.
E il libero scambio.
E le normative europee sull'uniformità delle targhe automobilistiche, che fan girare le palle a tutti, ché tutti volevan tenersi la targa del proprio feudo (me compreso, va da sé).

Oggi mi son svegliato così, ve l'ho già detto.

A Rodi c'è Lindos. A Lindos c'è il castello e un caldo che te lo do io il deserto del Teneré. Soprattutto se, come nelle migliori tradizioni, decidete di visitare l'acropoli all'una del pomeriggio di un giorno di inizio agosto.
Eh, ma allora siete deficienti. Noi abbastanza. Per nulla i venditori di spremute d'arancia all'ingresso dell'acropoli, che lo san bene quanto vale una spremuta all'una del pomeriggio di un giorno di inizio agosto.
E san bene anche dei rotoloni di biglietti da cento euro dei ricchi russi di cui sopra.
E degli italiani pirla.
E vabbè.
Bruttina, l'acropoli. Ma tant'è, vorrete mica andarvene da Rodi senza aver visto Lindos. Anche perché gli unici cartelli stradali che ci sono a Rodi indicano Lindos. Volenti o nolenti, sempre lì finite. Se non siete mai stati in Grecia vedete Lindos e vi credete di essere in Mediterraneo. Il film, intendo. La scena finale. Con tutti i turisti (russi) (e italiani). E le bancarelle. E i negozietti greci. E i souvenir greci. E le taverne greche (gestite da russi). E gli asinelli per salire all'acropoli (bruttina). E la chiesetta ortodossa greca. E le casette bianche greche. E il caldo greco.
Se siete già stati in Grecia, altrove, vedete Lindos e sognate solo un tuffo in mare. E spendete dieci euro per quella stramaledetta spremuta. E vi chiedete perché mai il souvenir più diffuso a Lindos sia l'occhio di Allah, in tutte le fogge note al genere umano. Nel senso: non è che siccome la Turchia è lì davanti (no, non lì davanti a Lindos, dall'altra parte dell'isola), ben visibile a poche miglia, allora anche di qua sono in "Arabia". Anzi, per nulla. Tant'è che a Rodi (la città, non l'isola) (anche Carola fa casino fra Rodi città e Rodi l'isola) (ma lei ha quattro anni) - tant'è che a Rodi, dicevo, c'è il castello dei Cavalieri (carino), che ce lo avevan costruito apposta, qui a Rodi. Per menare gli arabi. Ché agli arabi i cavalieri di Rodi gli facevano un paiolo così, perlomeno a fasi alterne, ché ogni tanto le prendevano anche. E in effetti a Rodi (la città, non l'isola) (anche Carola...) ci sono anche le moschee.
Così ho portato Carola e Leonardo a visitare la loro prima moschea e tutti quei tappeti gli son piaciuti parecchio.

Sia chiaro: sto inventando tutto. Nel senso della Storia. Vi ho già detto che un libro su Rodi non ce l'ho. Nemmeno so dove sono, quasi. E' tutto una mia libera interpretazione. Per cui immaginatevi anche quel che racconto a Leonardo e Carola per spiegargli quel che vedono. Periodi storici ed eventi del tutto a casaccio (acropoli? Mah, duemila anni fa. Castello? Mah, mille anni fa. Crociate? Ma c'entrano con Rodi? Boh, diciamo di sì, diciamo fra gli ottocento e i seicento anni fa. Wikipedia? Ma se vi ho detto che non ho collegamento, per la miseria!).

Però so tutto del genocidio degli armeni e della storia dello Svaneti georgiano. Eh, lo so che quello per ora non serve.
Be', io vado a farmi un bagno, eh? Ché da quando siam qui la temperatura non è mai scesa sotto ai 34°C e non vediamo una nuvola nemmeno dipinta.

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Lindos
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A zonzo per Lindos con Leonardo e Carola
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Rodi, la cittadella medievale
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Il sito dove si suppone si ergesse il Colosso di Rodi, all'ingresso del porto
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L'acropoli di Rodi e lo stadio
TAG: rodi, lindos, wind
20.50 del 04 Agosto 2011 | Commenti (0) 
 
27 Una mela al giorno: update
LUG Web e tecnologia
Breve aggiornamento sulla situazione a ormai un mese dalla migrazione. In ordine sparso, come sempre, ché al solito mi appunto le cose senza criterio e man mano che vengono.

Antivirus: come detto, a quanto pare, nella nuova Mac-vita non serve. Perlomeno fino a prova contraria. E perlomeno finché qualcuno non ti fa osservare, con un qualche fondo di ragione, che non non serve a te, forse, ma che se vivi in mezzo ad una catena di sistemi Windows il fatto di fottertene allegramente di virus, trojan, malware e compagnia cantante fa anche sì che tu sia del tutto trasparente al passaggio di schifezze varie fra un pc e l'altro.
In altri termini, e in via del tutto teorica naturalmente, se A mi passa una chiavetta infestata (successo parecchie volte nella mia precedente vita Win) ed io non ho a bordo un antivirus che me la blocca e ripulisce, a me non accade (probabilmente) nulla, ma quel che è certo è che passando la chiavetta a B contribuirò passivamente alla diffusione di qualunque cosa non debba essere distribuita.
Raccolgo l'obiezione ed amen, continuo (per il momento) senza barriere. Questa macchina ha tali prestazioni che mi rifiuto di caricarla con qualcosa di totalmente superfluo - per me.

File RAR: vi avevo parlato di UnRarX e dei suoi limiti. Poi ho scoperto Zipeg e fine dei problemi.

Sincronizzazioni varie agenda, rubrica, eccetera: continuo ad usare SyncMate con una coda di problemi non risolti. Diciamo che se sincronizzo a senso unico l'agenda con l'HTC, usando l'agenda come master, è tutto ok. Se tento una sincronizzazione bidirezionale fa sempre qualche microcasino: rapidamente risolvibile, ma tant'è. A sincronizzare entrambi anche con Google agenda ho rinunciato e ho mollato definitivamente quest'ultima: mi accontento di Mac e smartphone.
Il capitolo rubrica è il più stocastico: incongruenze random, poche ma buone. Si fa per dire.
Tutto sommato, comunque, la situazione complessiva è abbastanza sotto controllo e stabile e, pur con qualche difficoltà, mi sto abituando ad usare anche iCal invece di Outlook: più snello, più efficiente, anche se qualche "complessità" funzionale di Outlook aveva il suo perché ed alla fine rendeva il sistema più flessibile.
Quel che mi è comunque chiaro al di là di tutto è che questa migrazione sarà davvero completa ed efficiente quando, a questo punto, sarò passato anche io all'iPhone.

Importazione file Access (archivi mdb): ho per il momento rinunciato. Qualcuno mi ha anche gentilmente scritto per segnalarmi alcune procedure note, ma il punto è che non ho tempo di verificare, né per il momento mi serve. Dunque ho parcheggiato il problema, che poi, almeno per ora, problema appunto non è.

Da aggiungere alla voce non mi piace: la gestione delle applicazioni. Troppa confusione nello spazio lavoro. Ero abituato al mio ordine ed al modo nel quale raggruppavo da sempre in Windows le applicazioni sotto al pulsante Start, nonché dell'organizzazione ormai standard che mi davo sulla barra di avvio veloce.
Tutta quell'accozzaglia di icone raggruppate nel menù applicazioni di Mac mi dà invece fastidio e il dock lo amo poco. Devo studiare un metodo per razionalizzare il front end e riorganizzarlo come piace a me. Devo anche studiare meglio il launch pad di Lion.

Già, perché nel frattempo sono anche migrato a Lion. Senza nemmeno far prima un backup e senza paracadute alcuno. Roba che sotto Windows non mi sarei mai sognato di fare (non che sotto Mac sia stata proprio un'idea furbissima).

Comunque: rapido riepilogo delle complicazioni post-migrazione.
Necessario un aggiornamento di Java per far funzionare la CS5 di Adobe e la chiavetta 3G. Immediatamente scaricato, problemi risolti a brevissimo giro.
Necessario aggiornamento di iTaskX, ché altrimenti non parte. Già bell'e che pronto sul suo sito web, scaricato, installato, tutto ok.
Problema (serio) di iper attività della ventola dopo l'aggiornamento del sistema e surriscaldamento contingente della macchina. Roba da non poterla toccare. In questo caso ho dovuto studiare un po' e aspettare che qualcuno fra gli altri early adopter di Lion risolvesse il problema, che si è scoperto infine essere legato a Citrix. Appena la soluzione è stata pubblicata sul web, a qualche ora soltanto di distanza dal rilascio di Lion, ho seguito le relative indicazioni ed anche la ventola ed il surriscaldamento sono andati a posto.
Per il resto tutto perfettamente ok. Una meraviglia.
A parte l'assurdità dello scroll "naturale", immediatamente (come tutti) cassato dalle opzioni di sistema.

In sintesi, nel caso vi venisse il dubbio: no, non tornerei proprio indietro a Windows. Anche se domani, per ragioni di leggerezza e comodità, partirò al solito con il buon vecchio Vaio (col cavolo che mi porto il MacBook là dove sto per andare…).

Le puntate precedenti di "Una mela al giorno" qui:
1. The context: perché ho deciso di migrare da Windows a Mac.
2. Execution: come ho affrontato la questione.
3. So what? E dunque, com'è andata?
TAG: apple, macbook, mac os, migrazione, lion, windows
09.15 del 27 Luglio 2011 | Commenti (0) 
 
30 Una mela al giorno: parte terza (well, so what?)
GIU Web e tecnologia
Terza (ed ultima?) parte della mia miniguida alla migrazione da PC a Mac. Sono ormai a tre settimane dallo start-up e la situazione inizia a stabilizzarsi. E sì, confermo: iTaskX apre perfettamente i file mpp di MS Project. Ancora buio invece sul fronte file mdb. Infine, Outlook ormai quasi abbandonato in favore di iCal + iMail (migrazione archivio posta perfettamente ok) + Rubrica Mac OS, anche se ancora devo abituarmi un po' a muovermi nel nuovo ambiente applicativo.

Proprio alle abitudini e all'esperienza utente vera e propria ho riservato quest'ultimo capitolo. In altre parole, a parte i problemi tecnici (quasi) risolti in fase di migrazione, 'sto passaggio al Mac, insomma, dopo averci smanettato un po' di giorni, come va? E' davvero stata una buona idea?

Vediamo: ho preso qualche appunto in proposito questi giorni e per farlo ho usato un'applicazione della dotazione standard del MacBook, "Promemoria", che poi altro non è che il solito programmino che simula i post-it sul desktop. Roba vecchissima anche in ambiente Windows, ma qui, intanto, ce l'ho pronta di default sul Dock e non devo andare a scaricarmela da qualche parte.
A dir la verità, se escludiamo MS Office 2011 per Mac, iTaskX e SyncMate, non avrei praticamente bisogno di altro: sul Mac c'è tutto quello che mi serve, perlomeno così a botta calda e dopo tre settimane di uso abbastanza eterogeneo. Da notare peraltro che quel che ho comprato mi è servito esclusivamente per poter lavorare con i miei vecchi archivi nati sotto Windows, altrimenti avrei potuto farne tranquillamente a meno: in termini di software base per la produttività il MacBook arriva già piuttosto fornito e con ben poco di superfluo. Basterebbe aggiungergli OpenOffice ed oplà, più o meno fine della storia.
Non fosse che poi siamo i soliti nerd.

Vado dunque in ordine sparso, ché sono osservazioni nate così, in corso di lavori...
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TAG: apple, macbook, mac os, migrazione, windows, icloud, nuvola
09.30 del 30 Giugno 2011 | Commenti (1) 
 
25 Una mela al giorno: parte seconda (execution)
GIU Web e tecnologia
La prima puntata è qui. Questa è ancora più lunga e, ve lo anticipo, vi interessa solo se davvero vi sta solleticando l'idea di fare il gran salto. Il tema è l'approccio alla migrazione vera e propria. Ho peraltro già in canna una terza parte sulle mie prime impressioni da nuovo utente Mac che, vi dico già, non sono la solita promozione a pieni voti che pare accomunare tutti i neofiti della Mela appena sbarcati dal vecchio mondo Windows. Se dunque volete sapere solo cosa ne penso del MacBook dopo un paio di settimane di utilizzo, aspettate qualche giorno. Altrimenti proseguite.

Di solito, il primo banale passo nel migrare dal mondo di Bill Gates a quello di Steve Jobs parrebbe il censimento delle applicazioni che avete installato sul PC. Nel mio caso, dozzine. Avere installato, però, non è quasi mai un indicatore significativo. Piuttosto dovremmo parlare di applicazioni (frequentemente) utilizzate, insieme la cui numerosità è spesso di gran lunga inferiore a quella del parco applicativo che avete disponibile.
Anni di software che avete messo su solo per curiosità o per prova, a volte cancellati maldestramente senza ripulire del tutto il file system e, soprattutto, il registro di sistema; aggiornamenti di applicazioni che vanno a sovrapporsi a vecchie versioni; pezzi di utilità non più mantenute da tempo; gazzilioni di byte e file temporanei che sono andati ad accumularsi fra le pieghe nascoste del vostro sistema; e che altro?
Fra l'altro è quasi sempre questa la causa per cui i nostri PC, col tempo, diventano ingestibili ed inutilizzabili: il registro di sistema di Windows è una specie di inferno dantesco con tendenze evolutive prossime al blob. In altre parole, più roba ci mettete dentro, maggiore sarà il numero di conflitti di sistema, maggiore la necessità di aggiornamento frequente dei software installati, minore la stabilità di sistema complessivo.
Va comunque spesso a finire che una parte talvolta consistente delle migliaia di file che abbiamo in archivio, alcuni dei quali magari non apriamo da anni, sono in un qualche formato gestito solo da uno di questi software che sciaguratamente, per qualche tempo, abbiamo deciso di provare.

Il punto è dunque: cosa diavolo usate davvero di tutta quella spazzatura che vi siete installati sul PC?
In realtà dovete porvi la domanda in modo diverso: quali tipi di file gestite sul PC?
A valle di questa risposta potete poi pensare a quali siano le applicazioni più idonee per gestire quei tipi di file sul Mac, a prescindere da quel che avete usato fino ad oggi sul PC.

In altre parole, il tema fondamentale è fare tabula rasa del mondo Windows fin dall'inizio e cambiare approccio mentale: non dovete migrare le applicazioni, il vostro problema è migrare i dati e pensare a cosa vi serve per gestirli, senza comunque dimenticare che molto probabilmente (è il mio caso) dovrete continuare a poterli condividere con un mondo che perlopiù parla Microsoft.
Detta così sembra un'ovvietà, eppure nella mia breve esperienza, confrontandomi con altri che han fatto il passaggio prima di me, il punto di discussione sembra sempre essere "come faccio con Access", o "come faccio con MS Project". Ovvero: "Mi tocca installare per forza Parallel sul Mac."
Invece, la domanda da porsi dovrebbe essere: come importo e come gestisco, nel mondo Mac, i file mdb? Cosa è meglio per me, ad esempio, per elaborare le immagini jpg? Posso continuare a lavorare con i fogli Excel e scambiarli con i PC che montano MS Office per WIndows?

Per lavoro uso da sempre Microsoft Office: a naso, copre il 95% delle mie esigenze professionali. Il risultato è che perlomeno metà dei miei dati, in termini di numerosità dei file, è fatto da archivi in formato Powerpoint, Excel, Word e, in misura minore, MS Project ed Access. Parliamo di migliaia e migliaia di oggetti, per chiarirci, organizzati in un file system infinito.
L'altra metà del mio patrimonio informativo è costituita da musica (almeno trentamila file), filmati e immagini (circa quarantacinquemila) in quasi tutti i formati noti al genere umano.
A parte, poi, vanno considerate la posta, la rubrica indirizzi e l'agenda che, ahimè, se usate Outlook come strumento di gestione (è il mio caso) sono tutte blobbate in un unico famigerato file di tipo "pst", disperso da qualche parte nel vostro hard disk e che, nel corso degli anni, può aver raggiunto dimensioni paleozoiche (il mio viaggia sui 2Gb e contiene quindici anni di archivio, considerando che conservo una e-mail ogni cinquanta, in media).
Ho poi centinaia di altri archivi in vari formati, vedi il caso dei file gpx e dei formati proprietari di SportTracks, che sono l'output del gps da polso che uso per correre. Due anni di allenamenti moltiplicati per diverse uscite settimanali e per tre file ad uscita.
Ho inoltre valanghe di file compressi in formato rar, altra bella rognetta, per dire.
E infine, in questa rapida panoramica di sintesi, vanno considerati naturalmente i file pdf.

Ed ora andiamo con ordine...
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TAG: apple, macbook, mac os, migrazione, windows, office, outlook
01.40 del 25 Giugno 2011 | Commenti (2) 
 


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