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E così l'Italia è fuori dai mondiali, ha perso con la Corea del Sud in una partita che, a quanto sembra, è stata scandalosa. L'abbiamo vissuta in diretta su questo treno grazie all'aiuto di Andrea, Armando e Cecco che ci hanno fatto l'intera cronaca via SMS! Nonostante tutto, la sconfitta lascia un po' il segno sull'umore.
Questa mattina sveglia alle 10:30, bagagli e check out. Poi si va nuovamente alla DHL per un'altra spedizione. Facciamo anche un po' di shopping in un negozio di CD, dove acquistiamo ben quattro album a casaccio, sia di musica tradizionale cinese, sia di pop locale! Spendiamo veramente una miseria, 15 yuan per CD.
Sosta da Pizza Hut per un rapido pranzo. La giornata è oltremodo grigia, calda, con una cappa irrespirabile, sembra nebbia. La visibilità raggiunge un chilometro scarso, assurdo!
Lasciamo l'hotel alle 15:00, il treno parte alle 16:10 da Pechino West, una stazione faraonica che sembra più un aeroporto con rampe d'accesso per gli arrivi e le partenze, controlli dei bagagli ai raggi X, tabelloni elettronici, hall e sale d'attesa smisurate, gate d'accesso ai binari. Incredibile. Prendere il treno, una volta nota la sigla (che è indicata sul biglietto) è facilissimo, il percorso è praticamente obbligato.
Il nostro è un treno a due piani, che apparentemente sembra un treno pendolare europeo, ed invece è fatto di carrozze letto. Al piano superiore scompartimenti a due letti (come il nostro), al piano inferiore a quattro letti. Il treno è bello e pulito, ma senza alcuna personalità. Anche qui, hostess e acqua calda a disposizione per il tè.
Nello scompartimento c'è un'aria condizionata da paura, che costringe a indossare il maglione di lana pesante, e questa è veramente un'assurdità con fuori 35°. Inoltre, è rumorosissima, quasi insostenibile, soprattutto in un treno che, al contrario, è silenziosissimo e in perfetto equilibrio sui binari.
Da Pechino a Xi'an ci sono 1.079 km e questo treno arriva domani mattina alle 6:16. Quindi, si va lentissimi. Non avendo un orario, non possiamo verificarne la puntualità alle varie fermate. Ho annotato soste a Baoding, Shijiazhuang (capitale della provincia dello Hebei) e Xin Xiang, poco prima di attraversare il Fiume Giallo.
Fuori, finché c'era luce, il panorama scorreva assai monotono. Campi coltivati e campagna cinese tutta uguale, in una giornata che ha continuato ad essere grigia, afosa e nebbiosa. Alle 19:00 ci hanno portato dei cestini per la cena (qui si può mangiare sia al vagone ristorante, sia aspettare che portino la cena nello scompartimento, il menù sembra essere lo stesso). Contenuto: riso e paciugo di carne e fagiolini. 10 yuan. Mollato quasi tutto lì. Ovviamente adesso abbiamo fame, nonostante la provvidenziale scorta di biscottini ed il tè.
Dappertutto, nel vagone ristagna un terribile odore di cavolo bollito. Nulla da fare tranne andare a dormire. Domani mattina ci tocca una sveglia micidiale.
Nottata praticamente in bianco. Oltre alla puzza del treno, c'è stato il freddo, il rumore assurdo del condizionatore, il casino del vicino di scompartimento che russava in una maniera atroce, e l'arrivo a Xi'an alle 6 del mattino. Siamo, come previsto, completamente fusi.
Ci trasciniamo con tutto il bagaglio fuori dalla stazione, dove veniamo assaliti dai soliti touts. La novità è che non troviamo un tassista disposto a portarci all'albergo utilizzando il tassametro. Questo mi fa davvero incazzare. Chiedono tutti l'esorbitante cifra di 50 yuan, finché uno, più ragionevole, ci fa segno che per 20 yuan è ok. Vabbè, è solo poco più di quello che avremmo pagato con il tassametro, ormai siamo esperti di taxi cinesi, a Pechino ci siamo allenati bene.
Il Bell Tower Hotel è proprio sulla piazza centrale, davanti - appunto - alla Bell Tower. La posizione è stupenda, la camera grande e bella. Ci costa 68$ a notte, contro i 69$ del Qianmen a Pechino. Appena in camera crolliamo, ovviamente, a dormire. Sveglia alle 11:30, colazione alle 13:00! Per fortuna questo albergo ha un buffet continuo.
Fuori, la giornata è caldissima, soleggiata ed umida. C'è la solita foschia, ma molto meno che a Pechino. Comunque, qua l'aria ricorda molto quella di Bangkok, è un continuo sudare.
Xi'an, a prima vista, ci piace molto più di Pechino. E' molto più "cinese", anche se molto turistica. In centro ci sono i soliti nuovi shopping mall riforniti di ogni ben di dio, qualche grattacielino, ma nulla in confronto a Pechino. Ci facciamo un breve giro negli shopping mall prima di andare al PSB, la famigerata polizia turistica, per chiedere l'estensione del visto. Finalmente, conosciamo per la prima volta "questa gente".
Non ci va benissimo, perché il visto non ce lo estendono, ma sono peraltro molto cordiali, parlano perfettamente inglese e ci spiegano che è troppo presto per chiedere l'estensione. Ci fanno capire che non dovrebbe essere un problema, ma che dobbiamo riprovare quando il nostro visto sta per scadere. Vabbè, era in conto.
Ci infiliamo in un Internet Cafè. A quanto sembra, il DHL con le fotografie è arrivato a destinazione, mentre gli altri pacchi risultano dispersi. Questo è davvero strano. Domani verificheremo di nuovo. Nessuna nuova rilevante. Questo Internet cafè costa 3 yuan all'ora! Incredibile! Soprattutto pensando che quello dell'albergo costa i soliti 60!!
Verso le 17:00 ci facciamo un giro per le vie centrali, animatissime. Attraversiamo un mercato incredibile, dove vendono di tutto, compresi serpenti vivi, crostacei giganti vivi a badilate e stranissimi rettili volanti. Qui ci sentiamo davvero in Cina a tutti gli effetti!
Nelle strade la gente gioca a domino. C'è una vita notevole - ed anche gli odori lo sono.
Torniamo in albergo verso le 19:00, dopo una telefonata a casa. L'e-mail che ho inviato ai miei non è arrivata. Cecco si candida per raggiungerci a settembre in Asia Centrale.
A cena in una pizzeria niente di che. Fatti tutti i conti, contiamo di andarcene da qui un giorno prima del previsto, cioè il 22 giugno. Tutto sommato, Xi'an, per quanto interessante, non offre tantissimo. In più, qui non possiamo estendere il visto, quindi tanto vale non perdere troppo tempo. Domani dovrebbe essere sufficiente per vedere la città, e dopodomani ce ne andiamo a vedere il famoso Esercito di Terracotta. Xi'an si esaurisce così. Speriamo di trovare un treno per il 22 giugno. Iniziare a guadagnare giorni non sarebbe male a questo punto.
In serata la sorpresa di una rapida telefonata di saluti da Sergio.
Oggi caldo torrido e umidità alle stelle. Si soffoca e l'aria scotta. Per prima cosa prenotiamo la macchina per andare domani a vedere l'Esercito di Terracotta. Poi c'è da risolvere il problema del biglietto del treno. Come al solito è un casino. La tipa che ieri sera alla reception dell'hotel aveva promesso di occuparsene è sparita, e non se ne sa nulla. Decidiamo dunque di fare da soli.
Sembra che i biglietti si possano acquistare presso la Commercial and Industrial Bank of China. Già non è facile trovare questa banca. A un certo punto entriamo in una banca che "potrebbe essere", chiediamo informazioni, la solita "assistant manager" parla un po' con una guardia all'ingresso e quest'ultimo ci fa segno di seguirlo. Nessuno parla una parola di inglese, ovviamente. Questa guardia muta ci porta in un hotel fatiscente lì vicino, entra, parla per un po' con la receptionist. Quest'ultima guarda noi e non dice una parola. Neanche lei, ovviamente, parla altro che non sia cinese. Insomma, non si capisce un tubo, né cosa diavolo ci hanno portato lì a fare! Salutiamo (...) e ci rimettiamo in cammino.
Finalmente, dopo circa mezz'ora, sudati fradici, troviamo questa cavolo di banca. Naturalmente lo sportello che ci interessa è chiuso e apre solo alle 14:00. Io mi imbestialisco. In questo Paese lavorano tutti 24 ore su 24, fanno casino tutto il giorno e la notte, i negozi sembrano non chiudere mai e gli uffici sono aperti almeno fino alle otto di sera. Ma mai, mai, mai - guarda caso - quelli che servono a noi! E' come per mangiare: dove vorremmo andare noi fanno sempre orari assurdi tipo dalle 7:00 alle 9:00 (se devi fare colazione), o dalle 10:00 alle 12:00 (se devi pranzare), o ancora dalle 18:00 alle 19:00 (se devi cenare), tutti orari nei quali è impossibile mangiare perché o non hai fame (come minimo), o stai dormendo, o sei in giro per la città per visitare qualcosa. Se ti viene fame alle nove di sera ti puoi già suicidare.
Vabbè. Decisamente infuriati, accaldati, sudati e stanchi, decidiamo di saltare su un taxi ed andare alla Dàyàn Tà, nota come Big Goose Pagoda, di fatto l'unica attrattiva di Xi'an che sia fuori dalle mura. Adesso sono circa le 13:00 e noi, appunto, dobbiamo tirare fino alle 14:00.
I taxi qui costano una cosa ridicola. Come a Pechino sono divisi a classi di tariffa. A Pechino le classi erano 1.20, 1.60 (quelli che prendevamo quasi sempre noi) e 2.00 yuan al chilometro. Praticamente, più la macchina è "bella", più il taxi costa al chilometro. Quando un taxi si avvicina, uno può leggere la tariffa sulla fiancata e decidere se prenderlo o aspettarne uno più economico. Qui le classi sono 1.20 ed 1.40 yuan. La tariffa iniziale per i primi chilometri è di 5 yuan. Ne consegue che una corsa, in media, costa sempre meno di 1$.
A Pechino, i taxi più economici erano quelli, appunto, da 1.20 yuan. Si trattava di piccole Xiàli rosse, una marca cinese sconosciuta. Dei rottami. Qui, i più economici sono sempre rottami, ma si tratta di minuscoli Suzuki Alto (rossi anche loro), specie di Fiat Cinquecento con motori che perdono regolarmente acqua dal radiatore.
Insomma, per meno di 1$ prendiamo uno di questi Suzuki Alto e ce ne andiamo alla Pagoda. Veniamo come al solito rapinati per il biglietto di ingresso, 20 yuan a testa. Dentro, niente di che, il solito tempio buddista e questa pagoda alta a più piani, la cui scala fino in cima, per una volta, ci risparmiamo.
Io vado avanti a tè verde freddo al miele (buonissimo) ed aranciate, a litri. Ovviamente, più si beve e più si suda, ma la temperatura di oggi non dà tregua e nel traffico non si respira.
Alle 14:00 siamo di nuovo alla banca. Comprare i biglietti non è affatto facile. La tipa dietro allo sportello non parla inglese e, quel che è peggio, non legge nemmeno il Pinyin (la traslitterazione standard degli ideogrammi in caratteri romani). Noi oggi non abbiamo dietro neanche il nostro fondamentale libretto "Mandarin Phrasebook"! Un disastro!
Trascriviamo la destinazione (Lanzhou) in ideogrammi (* vedi nota fondo pagina) e la mostriamo alla tipa. Poi le scriviamo "2002-6-22" e questo le è chiaro, e le facciamo segno che vogliamo dormire. Interviene in soccorso una ragazza che parla qualche parola di inglese. Con il suo aiuto e facendoci mostrare lo schermo del computer (tutto in ideogrammi, comunque...) interpretiamo che ci sono due treni, uno alle 18:00 ed uno alle 20:00. Di fatto, ci sono disponibili solo posti in hard-sleeper, che dovrebbero essere cuccette a sei posti. Il costo è ridicolo, 164 yuan, cuccette in alto. Il viaggio si preannuncia "duretto"...
Prenotiamo quindi il treno delle 18:00, anche perché dalla numerazione (K119) capiamo che è un treno espresso e più bello. Arriva comunque a Lanzhou alle 6 del mattino, sarà un'altra notte dura.
Andiamo poi a piedi alla moschea di Xi'an, la più grande della Cina. E' molto strana, in stile cinese, con scritte in arabo. Per arrivarci si attraversano i vicoli del quartiere musulmano, una chicca che merita una visita, a condizione di sopravvivere al terribile odore di escrementi dovuto, probabilmente, alle fogne a cielo aperto che devono scorrere dietro questi vicoli.
Ma com'è Xi'an, dunque? A tratti ricorda la città bassa di Blade Runner, anche se certo non come Bangkok. Xi'an è affollatissima, gente di tutti i tipi, cinesi ovviamente, traffico caotico, grandi tabelloni pubblicitari luminosi appesi in alto ai palazzi che diffondono musica e jingle a tutto volume, rumore dappertutto, tanto rumore, chiasso, urla, caldo asfissiante e odori fortissimi. Migliaia di Suzuki Alto rosse e verdi, biciclette, risciò, vicoli con mercati e bancarelle, locali per mangiare, puzzolenti e sporchissimi oppure ristoranti chic, viali enormi e qualche grattacielo di cristallo, grandi mall e negozi di elettronica, gente nei vicoli che vende di tutto, aggiusta di tutto.
Toriamo a visitare il mercato di ieri per scattare qualche fotografia. Odori fortissimi, sporco, ghiaccio, bolgia umana, granchi vivi: una donna infila le mani nella cesta, ne afferra uno, lo "spacca" vivo letteralmente e lo mangia... Serpenti vivi, bisce, rettili, alghe, pesci e calamari giganti, spezie, merci e alimenti sconosciuti, radici, funghi, tartarughe vive. Ci offrono piccoli serpenti secchi da assaggiare, no grazie. Fotografiamo.
Donne che scorticano anguille vive, sono ricoperte di sangue dalla testa ai piedi, lo fanno senza sosta, uno spettacolo inquietante e dantesco. E poi anatre, oche, piccioni, tutti animali vivi. Un uomo compra qualcosa, un piccione e tre anatre. Il negoziante le afferra infilando le braccia nelle gabbie, vive, tira il collo a tutte e tre mentre queste starnazzano disperate. Angosciante. Già, solo perché da noi tutto questo avviene lontano dai nostri occhi. Qui no.
"Sopravvissuti" al mercato (spettacolo del resto al quale siamo vaccinati, basta ricordare il suq di Aleppo che noi continuiamo a chiamare, dopo anni, il "girone infernale"...), proseguiamo il giro della città in un bagno totale di sudore, polvere e odori che ormai abbiamo attaccati addosso. Quindi, sosta all'Internet Cafè verso le 18:00: due DHL su tre sono arrivati a destinazione, ne manca ancora uno di quelli inviati da Pechino.
Poiché torniamo tardi in albergo, decidiamo di cenare al ristorante cinese all'interno. Squallidissimo, siamo noi due da soli in un salone enorme. Non c'è anima viva oltre a noi e del resto l'albergo non è che sembri frequentatissimo. Mah... non si mangia male, ma è davvero triste. In camera verso le 22:00.
E così se ne sono andate sette settimane. Siamo più o meno ad un terzo del nostro viaggio. Beh, oddio, in realtà potremmo stare via circa 160 giorni. Non ho voglia di pensarci ora... A casa oggi ho scritto: "Sono zingaro, ero zingaro e sarò sempre zingaro". E' così, c'è ben poco da fare...
Questa mattina siamo stati svegliati alle 8:00 da una cameriera deficiente che ha bussato per un quarto d'ora e ha tentato di entrare in tutti i modi, nonostante fuori dalla porta fosse esposto il cartello "do not disturb"! Quando, alla fine, incazzato, mi sono alzato e le ho aperto in pigiama, ha fatto la faccia sorpresa e si è scusata, andandosene. Roba da matti.
A tavola per colazione, scena numero due: sono da solo, ci sono venti tavoli liberi, ma la cameriera decide che *non posso* mangiare da solo. Così costringe me ed un povero sfigato inglese di turno, a fare colazione insieme! Assurdo. Per fortuna, "Tim" è simpatico. E' un cinquantenne (ad occhio) che lavora per una società di consulenza italiana (!) ed è in Cina da tre anni per lavoro. E' un ex-KPMG, così ci facciamo anche due risate: io indosso la t-shirt della Coopers & Lybrand.
Alle 10:30 partenza per andare a visitare l'Esercito di Terracotta, che si trova a circa 40 km da Xi'an. Con l'hotel abbiamo trattato macchina ed autista per 300 yuan, ben 40 in meno dei tour organizzati.
Ci fermiamo prima ad una fabbrica di souvenir in ceramica e terracotta. Interessante, se non altro per vedere i difficilissimi processi di lavorazione a mano di questi oggetti.
Alle 12:30 arriviamo al sito dell'Esercito di Terracotta. Questo luogo è turisticamente *mostruoso*. Prezzo di ingresso a 65 yuan, centinaia di negozi di souvenir e bancarelle, venditori che ti assaltano, sbattendoti letteralmente addosso la merce al grido (a noi ben noto sin dal Vietnam) "UANDOLLA! UANDOLLA!". Superato il non facile ostacolo del viale turistico, si accede ad un ingresso dotato di metal detector per esseri umani e zaini, peggio che in aeroporto, con corsie di ingresso a biglietto magnetico tipo metropolitana.
Passato anche l'ingresso, eccoci in una mega piazzale di cemento armato, circondato da alcune costruzioni enormi in marmo, cemento ed acciaio. Sembra di essere a Redipuglia. Tutto questo è stato costruito per "proteggere" e coprire i tre pozzi degli scavi dove sono stati ritrovati i Guerrieri di Terracotta, probabilmente la più importante scoperta archeologica del XX secolo.
Che dire in proposito? Intanto una considerazione. Secondo la Lonely Planet della Cambogia, le grandi meraviglie dell'Asia sono quattro: Angkor, che abbiamo visitato lo scorso anno, diciamo pienamente sufficiente e un inferno di gente; la Grande Muraglia, visitata la scorsa settimana, molto bella ma con molti "ma"; l'Esercito di Terracotta, ed eccoci qua...; il Potala, che incontreremo fra un po' di giorni. Non viene citato il Taj Mahal, ma nel caso anche quello dovrebbe essere sulla nostra strada, ad agosto.
Torniamo dunque all'Esercito di Terracotta. I pozzi sono tre. Tutti e tre coperti da questo enormi palazzi (stadi?) di marmo e cemento. Non c'è, per fortuna, un'esagerazione di gente. Il numero 2 ed il numero 3 sono più piccoli e ridotti malino. C'è poco da vedere. La vera attrazione è il numero 1. Qui sono stati ritrovati 6.000 guerrieri e decine di cavalli, tutti a dimensione naturale. In origine avevano tutti armi di bronzo addosso, e finimenti ai cavalli, ma tutta questa roba è stata portata via e trasportata "al sicuro". Insomma, non si può vedere, se non qualche reperto nel museo adiacente.
Quello che si vede, dentro alla stadio coperto, è uno scavo quadrato di 210x60 metri tagliato a corridoi e a settori, dentro ciascuno dei quali, allineati e ordinati, stanno (parte dei) 6.000 guerrieri e cavalli scoperti. Il colpo d'occhio, non c'è che dire, è notevole. Questo "esercito", immobile, lì da duemila anni, ti "guarda". E', in un certo senso, inquietante, e non c'è dubbio che la visita è ben ripagata.
Ma... ma... Intanto è più piccolo di quello che mi aspettavo. Tutto sommato, mi attendevo una cosa "infinita", enorme. Alla fin fine è uno scavo di 200 metri, almeno secondo la guida. A me sembra circa la metà, ma non cambia questo il giudizio. E poi, e poi... c'è questa costruzione, queste enormi costruzioni in cemento costruite sopra. Un po' come se ingabbiassero il Colosseo o Delfi. Ti toglie, se non proprio tutta, gran parte dell'atmosfera che altrimenti il luogo avrebbe.
Stiamo lì in totale circa un'ora e mezza. Quindi riattraversiamo la bolgia infernale dei venditori che, letteralmente, ci si attaccano addosso e spingono. Riguadagnamo la macchina e l'autista ci porta alla Tomba di Qin Shihuang, un mausoleo di circa 2300 anni fa che si trova ad 1,5 km dal sito dell'Esercito.
Qui è l'apoteosi dell'inutile, per non dire della boiata turistica. Si tratta di una semplice collina, alta circa cento metri, con la solita infinita scalinata per arrivare in cima. Avendo pagato 26 yuan a testa l'ingresso, ci spariamo anche la scala, sotto ad una cappa di caldo umido asfissiante micidiale. Oggi, peraltro, la giornata è nuvolosa e brutta.
In cima non c'è un accidente, una terrazza di cemento armato e una inutile vista sulla brutta campagna circostante. Un po' scocciati ce ne torniamo alla macchina e ci facciamo riportare a Xi'an, dove arriviamo intorno alle 15:30. Lungo la strada, piove. A Xi'an c'è vento molto forte, brutto tempo, cade qualche goccia di pioggia e c'è molta polvere nell'aria.
Pomeriggio, sostanzialmente, di cazzeggio. A cena in un ristorante del centro, con menù scelto a casaccio. Mi faccio una "spaghettata" cinese. Ormai con i bastoncini sono un esperto. Abbiamo peraltro realizzato che in Cina non usano i tovaglioli e questo va ad aggiungersi alle assurdità di questo Paese.
La temperatura, in serata, si è abbattuta di circa dieci gradi rispetto agli scorsi giorni e fa persino abbastanza fresco.
Ancora in treno, verso ovest, lasciamo lo Shaanxi ed entriamo nel Gansu. Posti in hard-sleeper, cuccette in alto. E' questo uno scompartimento, anzi, un vagone di 66 cuccette, diviso in 22 scompartimenti senza porte, ci sono solo pereti divisorie, ed in ogni spazio ci sono 6 cuccette, tre per lato. Noi, appunto, siamo su quelle più alte. Di fatto, è un vagone aperto tipo dormitorio, ma a dirla tutta non è malaccio. E poi costa un'inezia, 164 yuan il nostro posto, 20$ per un viaggio di quasi 1.000 km.
Qui si vive con i cinesi, davvero. Devo dire che è alquanto interessante. Non sarebbe neanche rumorosissimo, se non fosse che ad ogni fermata l'altoparlante del vagone, ovviamente davanti alle nostre cuccette, rimanda annunci lunghissimi, a volume inaudito, che durano dei quarti d'ora e sono fastidiosissimi. Poi, c'è la musica cinese, a un volume poco sopra all'accettabile. E adesso, anche uno con una TV portatile che fa un discreto casino.
Ci sono cinesi che mangiano i loro soliti noodle a pronta cottura. Si apre la busta, si versa l'acqua calda a disposizione di tutti, e il gioco è fatto. Odore di cavolo e noodle per tutto il vagone. Per il momento, l'aria condizionata non è esagerata.
Insomma, poteva andare peggio. Almeno, noi ci aspettavamo molto peggio. Per una notte non è un problema. Certo, non è come viaggiare in Transiberiana. E comunque, come al solito, i cinesi danno il peggio di sè quando mangiano: versi allucinanti, rutti, sputi, scatarrate. E' un concerto continuo.
Fuori, scorre la Cina, Cina vera e profonda quella che stiamo attraversando, campagna, montagne alte sullo sfondo, nere, misteriose, nebbia in basso. Oggi la giornata è brutta, stamattina a Xi'an pioveva. Ci siamo alzati tardi, abbiamo trattato con l'hotel per poter tenere la stanza fino alle 14:00. Poi abbiamo cazzeggiato fino alle 17:00, un paio d'ore all'Internet Cafè a leggere le ultime sul Tibet, un'oretta per un rapido Mc Donald's.
Come al solito, per andare in stazione niente tassametro. Questi tassisti sono dei veri bastardi e non abbiamo alternativa con il nostro bagaglio. Questa volta, almeno, trattiamo per soli 10 yuan, poco più di quello che avremmo pagato con il tassametro. In fondo è solo poco più di 1$, ma è il principio, ovviamente, che fa veramente incazzare.
In stazione, anche questa volta, è facilissimo. A parte il caldo e trascinarsi i bagagli nella bolgia infernale dei cinesi. Arriviamo al gate, aspettiamo. Quando lo aprono si scatena l'inferno, un intero treno viene caricato di colpo. Vabbè, siamo comunque su. Non ricordo più a che ora dovrebbe arrivare questo treno, ma credo intorno alle 6 di domani mattina.
Adesso siamo fermi ad una stazione, in una città. E' sera. Qui siamo fuori dalle grandi metropoli, e questa città è buia, fatta tutta di blocchi di cemento e casermoni di regime che si soffocano l'uno contro l'altro, e di baracche. Si riesce a vedere dentro agli appartamenti e lo squallore la fa da padrone. E' tutto fatiscente, cadente, marcio. Il viale principale è tutto illuminato, per contro, con parecchie insegne.
La gente si lava i denti fuori dalle finestre. Questi palazzi non hanno acqua corrente.
Nota: Xi'an fa più di 6 milioni di abitanti; Lanzhou, che è una "piccola" cittadina, ne fa oltre 2.800.000! E' da questi numeri che si capisce la "grandezza" della Cina. Leggere il China Daily tutti i giorni dà davvero l'impressione della situazione politica e della stampa del Paese. Di fatto, leggere quel giornale con i nostri occhi è davvero interessante ed utile per capire bene la Cina.
I cinesi, ovviamente, in questo vagone socializzano e mangiano insieme.
Questa città è Bao Ji. Da qui la ferrovia si divide: noi prendiamo il ramo dell'ovest, verso lo Xinjiang, l'altro ramo va a sud, verso Chengdu.
(* Nota: Come già in Russia ed in Mongolia, in queste pagine del diario originali era mia abitudine trascrivere i nomi dei luoghi e alcune altre espressioni con l'alfabeto mandarino, qui ovviamente non riproducibile)
Sempre più Cina profonda quaggiù. L'arrivo stamattina a Lazhou è stato abbastanza traumatico. La notte, tutto sommato, è passata anche su questo treno lentissimo. Alle cinque, comunque, eravamo già svegli, l'altoparlante aveva già cominciato a urlare i suoi annunci, decine di cinesi avevano già iniziato a consumare la loro terrificante colazione a base di puzzolenti zuppette pronte e facendo i soliti orribili rumori e gli attendenti, come al solito, avevano già iniziato a disfare i letti con la gente ancora dentro. Totale: casino, rumore e puzza orrenda.
Fuori dal finestrino c'è il sole, il paesaggio è collinare-montagnoso, devastato come sempre dai lavori di modifica dell'ambiente tipici della Cina. La luce, finalmente, è bella.
Arriviamo a Lanzhou alle 6:30 ed è caos totale. Non faccio nemmeno a tempo a scendere dal treno che vengo assalito da dozzine di touts che cercano di prendermi il bagaglio per portarmelo. Emanuela deve ancora scaricare e scendere, c'è una folla assurda, siamo palesemente gli unici occidentali in circolazione.
Litigo subito con questa gente nel vano tentativo di spiegare loro che dobbiamo ancora finire di scaricare i bagagli. Alla fine, litigano fra di loro per accaparrarsi i nostri bagagli e devo urlare per farli calmare. Li prendono in quattro, uno a testa. Siamo talmente stanchi che mi guardo bene dal protestare. Arriviamo ai taxi e scoppia un putiferio. Noi vogliamo dargli 5-10 yuan, loro ne pretendono 10 a testa. Di nuovo a litigare per una buona mezz'ora. Non dico che finisce in rissa, ma quasi. Alla fine gliene molliamo 20 e, letteralmente, "scappiamo" con il tassista, mentre quelli ci rovesciano addosso ogni sorta di insulto cinese!
Il tassista si ferma dopo cinquanta metri: vuole 50 yuan! Dobbiamo al massimo fare un paio di chilometri, e ci incazziamo davvero. Gliene offriamo 10, poi 20, ma quello niente, non si muove. E' chiaro che non c'è verso di uscire da questa situazione. Arrivati all'albergo gli molliamo i suoi 50 yuan e finisce a insulti anche con il tassista!
L'albergo è un grattacielo nuovo di zecca alto 22 piani, inaugurato lo scorso anno, e vuoto. Cosa cavolo se ne facciano di un albergo del genere qui a Lanzhou è un mistero. Non siamo gli unici ospiti, ma poco ci manca. Stanza al 19° piano con vista sulla città e sulle montagne, e orribili viaggi in ascensore. Peraltro, qua grattacieli praticamente non ce ne sono e noi siamo probabilmente i più alti in città.
Insomma, alle 8:00 cadiamo addormentati. Sveglia verso le 11:30. Colazione alle 13:00!
Andiamo a farci un giro per Lanzhou. Qui non c'è molto da vedere, anzi, a dire il vero non c'è proprio nulla, se non il mitico Fiume Giallo. Le attrazioni del luogo sono in provincia e ci andremo i prossimi giorni. Domani sosta in città per ritentare la sorte con il PSB per l'estensione del visto (oggi è domenica).
Ce ne andiamo dunque a vedere il Fiume Giallo, che qui è un fiume di fango, largo, con una corrente molto forte, ma niente altro. Siamo in una valle a circa 1.600 metri di quota - da adesso iniziamo a salire verso il plateau tibetano. Ci sono un paio di disperati che fanno il bagno e si fanno trascinare dalla corrente. La giornata è molto calda, ma finalmente il clima è secco e il cielo è blu. Si vede che ci siamo alzati dalle lattiginose pianure cinesi. C'è una bella luce alla quale non eravamo più abituati sin dalla Mongolia.
Lanzhou è una città tranquilla, priva di attrattive, ma con ristorantini e tavoli all'aperto, non caotica come Xi'an, e gente, almeno all'apparenza, più "friendly", se escludiamo i touts di questa mattina. Certo, occidentali qui se ne incontrano pochini - noi ne incontriamo solo un paio, dispersi come noi. Iniziamo ad essere fuori dalle rotte turistiche, qui passa solo gente che come noi tenta la carta del Tibet overland, o che percorre l'intera ferrovia dello Xinjiang verso l'Asia Centrale. Quindi, pochissimi.
Per contro, la gente del luogo è più stordita del solito. Non solo non capiscono, ovviamente, altro che cinese, ma a dire il vero nemmeno il cinese gli è perfettamente chiaro, non almeno quelle due o tre parole con cui noi ce la siamo cavata fino ad oggi!
Ci sediamo in un bar per un tè e un'aranciata. Non c'è verso di capirsi in alcun modo con questa gente, loro ridono e basta. Faccio segno indicando i miei occhi, nel tentativo di farmi direttamente portare a vedere cosa hanno. Mi portano al cesso... Questo è solo un esempio. Peraltro, il costo della vita è quasi nullo per noi.
Andiamo alla Western Travel Agency, consigliata dalla Lonely Planet, per prenotare un autista ed un'auto per il giro che intendiamo fare: due giorni, 25 e 26 giugno, alle cave dei Buddha e a Xiahe, un'enclave tibetana a 250 km da qui, sulle montagne. Prezzo concordato: meno di 200$, 1.600 yuan, per due persone, due giorni con autista, auto, albergo. Non male. Da quello che abbiamo letto, provandoci da soli avremmo più o meno speso la metà, ma ci sarebbe costato il triplo del tempo.
Dall'agenzia ce ne andiamo in piazza centrale. Giro per uno shopping centre. Qui, come in tutta la Cina e la Mongolia, fra l'elettronica la fanno da padrone i lettori DVD, che non costano praticamente nulla. In generale, sia qui, sia in Mongolia, tutta l'elettronica costa davvero poco.
Alle 19:00 in albergo per vedere il Gran Premio! Usciamo verso le 22:00 per cenare, ma a quest'ora Lanzhou è tutta buia e le cameriere nei ristoranti, quando ci vedono arrivare, scoppiano letteralmente a ridere. Abbastanza irritante. Proviamo un paio di ristoranti, poi ci arrendiamo e torniamo in albergo. Nel ristorante dell'albergo la scena non è molto diversa, ridono, ma sono "costrette" a darci da mangiare. Qui sfioriamo davvero l'idiozia, comunque. Emanuela chiede dell'acqua da bere e le portano un bicchiere di acqua bollente! Si muovono tutti come se fossero isterici, sbagliano le posate, sbagliano tutto, fanno un casino pazzesco. Alla fine, comunque, riusciamo a mangiare qualcosa.
Conosciamo un personaggio davvero particolare, un italo-canadese di Toronto, si chiama Francesco ed ha una pancia infinita. Francesco viene a sedersi al nostro tavolo, siamo gli unici ospiti del ristorante. Fa parte di un gruppetto di canadesi che è qui in Cina perché ha adottato dei bambini del luogo. Lui ha sposato una cinese di Hong Kong trapiantata in Canada ed hanno deciso di adottare un bambino cinese. Così, dopo due anni di attesa, adesso sono qui per prenderlo, sbrigare tutte le infinite pratiche burocratiche e tornare a casa insieme a lui.
Francesco sembra uscito da un film di Sordi, è davvero un personaggio. Non parla praticamente italiano, ma ricorda un po' di siciliano stretto che gli hanno insegnato i suoi genitori. Ne consegue che il dialogo è piuttosto surreale, in una specie di anglo-siciliano. Lui vuole parlare dialetto perché è convinto che noi lo capiamo meglio e per dimostrare che "sa" l'italiano (...!), noi lo capiamo meglio quando parla in inglese, accento di Toronto peraltro! Ci ha invitato domani sera a cena! Sarà un'esperienza...
Insomma, adesso siamo davvero in mezzo alla Cina, da soli e senza riferimenti. Non c'è dubbio, la parte difficile è ormai iniziata, ci siamo in mezzo... Siamo davvero "in viaggio", ora...
Estensione visto cinese ok! Almeno, sembra...
Questa mattina dormitona fino a mezzogiorno. La giornata è come ieri, calda, ma non afosa. Abbiamo un po' di cose da fare. Per prima cosa andiamo alle 14:30 all'agenzia Western Travel a prenotare il giro per i prossimi due giorni. Prenotiamo anche il Lanzhou Hotel per quanto torniamo, è decisamente meno bello di questo, ma costa solo 120 yuan al giorno. Personalmente, prezzo a parte, sono ben contento di andare via da questo grattacielo e spostarmi al primo piano di un hotel normale. In totale spendiamo dunque 1.700 yuan per il giro di due giorni più il Lanzhou Hotel, circa 200$.
Andiamo poi al PSB per richiedere l'estensione del visto. In teoria ci vorrebbe una giornata, ma riusciamo a spiegare che a noi serve subito. Non fanno una piega. Ci danno un modulo da compilare, gli diamo una fototessera. Aspettiamo un'ora e mezza e alle 17:00 in punto ci restituiscono i nostri passaporti con un nuovo visto. Sul mio c'è scritto "valido per un'entrata fino all'8 agosto", quello di Emanuela, non si capisce perché, è valido addirittura fino al 26 settembre! Apparentemente, questo visto va ad aggiungersi al nostro multi-entry, quindi dovrebbe essere tutto ok. Speriamo bene. Di fatto, il nostro visto originale non è stato toccato, quindi dovremmo poter rientrare in Cina senza problemi dopo esserne usciti la prima volta. Il tutto ci è costato solo 200 yuan. Eccezionale!
Rimane solo, a questo punto, da risolvere il problema del biglietto del treno per Xining, che dovremmo raggiungere, partendo da qui, il 27 giugno. Cerchiamo per un po' la solita Industrial and Commercial Bank, dove dovrebbero venderli. Pare però che qui a Lanzhou questa banca non esista più. Proviamo con un paio di agenzie del CITS, le agenzie turistiche per gli stranieri, ma ci rimbalzano e ci dicono di andare alla stazione. Alla fine, stanchi ed esasperati, così facciamo.
Alla biglietteria della stazione, come previsto, è un casino. Abbiamo con noi un fogliettino precompilato in cinese, strappato dal nostro "China Railways Guide", che recita "Buongiorno, non parlo cinese, vorrei un biglietto per la destinazione X, per il giorno Y, in classe Z". Compiliamo scrivendo "Xining" la data e "soft-seat", tutto in ideogrammi ovviamente, e lo passiamo attraverso lo sportello. Ci vuole una buona mezz'ora per riuscire a capire che non possono farci il biglietto fino al giorno prima. Questa è una novità! Non ci arrendiamo.
Entriamo in stazione, mi procuro un orario dei treni, in cinese ovviamente. Lo interpreto! Mi ci vuole una buona ora e molta pazienza, ma alla fine riesco a capire il numero del treno che ci interessa e l'orario. Me li segno e torniamo alla carica. Niente. Però abbiamo fatto un passo avanti... è come recita la Lonely Planet, procurarsi il biglietto da soli può diventare un "nightmare"! Rassegnati ci avviamo a piedi verso l'albergo.
E' davvero faticoso e frustrante tutto ciò. Non è tanto il fatto che tutti, autorità, personale degli uffici e degli hotel parlino solo, esclusivamente cinese, quanto il fatto che nessuno faccia il minimo sforzo per cercare di capire o di aiutarti, ma anzi, proprio perché parli una lingua diversa mollino subito il colpo e ti rispondano di no a tutto. Al massimo ridono come idioti, che d'altra parte è il modo cinese di mostrare imbarazzo.
Insomma, mentre torniamo in albergo incrociamo l'ennesima agenzia. Qui, un po' a fatica, accettano di farci la prenotazione per 10 yuan di commissione, poco più di 1$. Accettiamo. Certo, comparato al biglietto che costa 50 yuan, è un furto, ma almeno ci risparmiamo altre seccature. Noi, del resto, domani mattina partiamo per Xiahe e l'unica alternativa sarebbe stata rifare tutta la trafila alla stazione il 27 giugno prima di partire, con il rischio di non trovare più posto. Ci va bene così.
Quindi, un po' di spesa e in albergo alle 20:00. Stanchi! Per fortuna, l'italo-canadese di ieri sera ci fa il pacco e quindi, verso le 20:30, usciamo a cena per i fatti nostri.
Andiamo ad un ristorante qua davanti. Anche qui, come al solito. Ci portano inevitabilmente un menù interamente in cinese. Tiriamo fuori il nostro ormai preziosissimo Mandarin Phrasebook e iniziamo pazientemente a cercare di capirci qualcosa, confrontando gli ideogrammi uno ad uno, un po' come "aguzzate la vista" sulla settimana enigmistica. Poi, una cameriera ha un lampo di genio e invece di parlarci in continuazione in cinese, e metterci pure fretta come fanno tutte di solito, ci porta un menù scritto "anche" in "inglese"... In realtà ci sono i nomi dei piatti cinesi trascritti in romanico, con descrizioni del tipo "pesce alla ping pong con chu chu e pot pat". Chiarissimo! Alla fine, come solito, ordiniamo praticamente a caso, almeno individuando che tipo di carne ci dobbiamo aspettare.
Ci portano un tè fatto con i fiori, invece che con le foglie come usuale. Non male. Io peraltro mi faccio la solita bottiglia di birra cinese sconosciuta. Ho ordinato "pollo", e infatti la prima cosa che tiro su con i bastoncini è la testa - intera - di un povero pollo. Tutto il resto è un paciugo di ossa con brandelli di pelle e carne attaccati qua e là... Povero pollo, che fine indegna... Emanuela ha un po' più di fortuna con il suo pesce in agrodolce.
Alla fine, ritentiamo con il menù, ma ci riportano quello in cinese ed è chiaro che la nuova cameriera non capisce assolutamente che vogliamo quello in finto inglese. Rassegnati rinunciamo. Conto: 101 yuan. Torniamo in albergo verso le 22:00.
Nota: le cinesi vanno tutte in giro con l'ombrello per proteggersi dal sole. Odiano così tanto il sole che, piuttosto che rischiare di prenderne qualche raggio, girano con la borsetta in testa, o un giornale, o tengono la mano sopra alla testa in mancanza di altro. Detestano la sola idea che la pelle possa prendere una lievissima tinta ambrata a causa del sole, e fanno di tutto per essere le più bianche possibili. Vabbè, si potrebbe obiettare che da noi fanno la stessa cosa al contrario, con la lampada. Ma andare in giro con la borsa in testa, o un sacchetto, o le mani per tutto il tempo, è proprio idiota secondo me.
Io ho davvero difficoltà a capirla questa gente., è la prima volta che avverto in maniera così evidente il gap culturale, certamente più che in Indocina.
Giornata decisamente notevole! Sveglia alle 6:50 e partenza alle 8:30 (finalmente abbandoniamo questo grattacielo che detesto) con il nostro autista cinese che, non spiccicando una parola di alcuna lingua, se ne starà letteralmente muto per tutta la giornata.
Ci mettiamo una buona ora per uscire da Lanzhou, così abbiamo l'occasione di attraversarla tutta e vederla bene. E' una città abbastanza grande, il centro è decisamente modernissimo e, come per tutte le città cinesi, appena rifatto. Tanto per dire, stanno finendo di fare i marciapiedi in giro per tutta la città. In periferia, però, c'è rimasta un po' della "vecchia" Lanzhou, che poi avrà sì e no trent'anni. Vediamo così anche la squallida e proletaria Cina del "giro precedente", e realizziamo una volta per tutte che qui, ogni qualche decina di anni, radono tutto al suolo e ricostruiscono da capo.
Due ore di strada lungo il Fiume Giallo, attraverso piccoli villaggi da documentario con le case di argilla, ci portano a Liùjiàxia, dove dobbiamo imbarcarci. Qui bisogna aspettare che arrivi qualcun altro, perché il motoscafo non parte finché non è pieno. Dopo un'ora arrivano tre americani ed un paio di cinesi e finalmente, verso le 13:00, iniziamo la nostra risalita in motoscafo del Fiume Giallo, fino a Bingling Si.
Ci vuole circa un'ora di navigazione, si attraversa anche un lago e delle gole bellissime, risalendo la corrente. Non c'è altro modo di raggiungere questa zona. L'area è decisamente suggestiva, la navigazione eccessivamente rapida e forse neanche troppo sicura. Poco prima di arrivare, il fiume si restringe parecchio e si passa fra pareti alte qualche centinaio di metri che cadono in acqua perfettamente verticali. Approdiamo infine in una stupenda ansa del fiume.
Ancora dieci minuti di cammino e siamo alle cave dei Mille Buddha, un complesso spettacolare di statue del Buddha di tutte le dimensioni, scavate nelle pareti del canyon intorno a noi. Ricordano un po' i Buddha afghani distrutti dai Talebani, forse un po' più piccole. La statua più grande è alta una trentina di metri.
Nelle gole in cui ci troviamo fa caldissimo. A parte qualche bancarella di souvenir, non c'è altro, né nessuno oltre a noi. E' un luogo che merita decisamente.
Verso le 15:30 riprendiamo il motoscafo, che ci scarica su una spiaggia del lago attraversato all'andata, in prossimità del villaggio di Lianhuatai. Qui troviamo il nostro autista ad attenderci. Riprendiamo la strada e in circa 40 minuti, salendo su un altipiano che domina il lago, raggiungiamo Linxià. Da questo villaggio (nel quale, peraltro, sta già iniziando a spuntare qualche grattacielo) una eccezionale strada panoramica ci porta in circa tre ore a Xiahe, 2.920 metri, una straordinaria enclave tibetana, la più importante al di fuori del Tibet.
Nell'ultima ora di viaggio la strada sale attraverso una vallata bellissima, ma devastata dai lavori di sbancamento per costruire la strada nuova. Anche qui, come dappertutto, i cinesi stanno modificando mostruosamente il territorio, tagliando intere montagne, deviando il corso dei fiumi, combinando casini pazzeschi. Spesso dobbiamo fermarci a causa dei lavori in corso. Veniamo anche fermati per consentire l'esplosione di alcune mine. Già lungo la vallata si vedono moltissimi monaci tibetani e scritte in tibetano. Sembra decisamente di essere in un documentario.
Poi, Xiahe. Eccezionale. Di fatto, questo villaggio costruito su un passo di montagna, è abitato al 50% da tibetani, da una minoranza di musulmani e per il resto da cinesi. La comunità musulmana ci ricorda che siamo anche vicini, ormai, allo Xinjiang, oltre che al Tibet.
Alloggiamo in questo albergo tibetano, carino e spartano, come piace a me. Qui in giro, qualche occidentale come noi c'è. Ci fiondiamo in giro sulla via principale giusto prima del tramonto. Negozi tibetani, gente in abiti tradizionali, monaci... gente stupenda, atmosfera stupenda. Anche la temperatura è notevole, per essere a 3.000 metri: ci sono circa 24°! Le montagne qui intorno, che evidentemente sfiorano i 4.000 metri, sono verdissime! Mi fa decisamente impressione pensare che fra qualche giorno polverizzerò il mio sudato record di altitudine, in autobus!
Molti bambini ci salutano: "Hello, hello", ci seguono divertiti. Alcuni mi fermano, guardano le mie scarpe, il mio orologio, la mia macchina fotografica. Giriamo un'oretta in questo luogo incantevole che domani esploreremo con più calma. Quindi a cena in un ristorantino locale, poi in albergo intorno alle 22:00. C'è perfino un collegamento Internet e ne approfitto per dare un'occhiata alla posta. Qui, 8-10 yuan l'ora.
Finalmente, dopo quindici giorni di città più o meno interessanti, di nuovo una giornata notevole, all'altezza della Mongolia! Siamo veramente in un altro mondo qui, si respira un'aria completamente diversa dalle lattiginose pianure cinesi. E non c'è che dire: quella che abbiamo attraversato oggi è stata vera Cina. Villaggi piccoli, di argilla, sconosciuti. Gente incredibile, contadini nei campi, coltivazioni a terrazza, verde dappertutto, ogni sorta di mezzo di trasporto. Un viaggio davvero bellissimo. Ne è valsa proprio la pena.
Beh, siamo stati a Shangri La, non c'è che dire. Sveglia alle 7:30. Decidiamo infatti di sfruttare tutta la mattinata visto che nel pomeriggio dovremo ripartire. La giornata è grigia e nuvolosa, ma per fortuna offre qualche sprazzo di sole utile per le fotografie. Io, in realtà, sono sveglio dalle 5 del mattino, ora in cui sono iniziate la vita ed il traffico a Xiahe... abbiamo dormito infatti al primo piano, proprio sulla strada principale, e fra clacson, grida, lavori, ecc, non c'è stato verso di continuare a dormire.
Nonostante l'ora e la quota ci sono 20°, anche se per noi, ultimamente, è una temperatura fresca!
Usciamo verso le 9:00. La città è animatissma. Ci dirigiamo subito verso il quartiere tibetano. Xiahe è di fatto divisa in tre aree ben distinte: la zona tibetana , ad ovest, che raccoglie il 50% della popolazione ed è un angolo di Tibet a tutti gli effetti, la zona cinese e quella musulmana. Anche i musulmani hanno infatti una comunità estesa, da queste parti. La separazione fra le tre zone è davvero netta, addirittura fra quelle tibetana e quella cinese passa il solco delle fognature a dividere i quartieri. Il nostro hotel si trova proprio in prossimità di questo "confine".
I quartieri tibetani sono assolutamente straordinari. Questa è Shangri La, o comunque un mondo diverso. Diversa la gente: monaci color porpora (a centinaia) e tibetani in abito tradizionale - sembrano una popolazione sudamericana; diverse le architetture, diversa l'atmosfera, diversa anche la scrittura.
Le basse case formano quartieri quadrati, sono tutte fatte d'argilla, ad un solo piano e circondate da mura anch'esse d'argilla, interrotte da porte di legno intagliato. Fra le mura, si formano di conseguenza dei vicoli percorsi da personaggi coloratissimi. In mezzo alla cittadina emergono i templi buddisti, che qua sono eccezionali e vivi. Ne visitiamo prima uno minore. C'è gente di tutti i tipi che entra ed esce, il tempio è in piena attività. Intorno, lunghissimi colonnati di legno colorato lungo i quali sono disposte migliaia di ruote delle preghiere in fila. E file di gente in coda per farle ruotare. E' un luogo magico e mistico.
Entriamo in una scuola religiosa. Decine di monaci pregano e cantano nel cortile. Seguiamo la prima parte della via dei pellegrini, il "Kora", un cammino che fa il giro dei quartieri tibetani e si snoda per circa 3 km, lungo il quale si trobano ben 1.174 ruote delle preghiere.
Ci sono cortili, vicoli, palazzi in stile tibetano (tanti piccoli Potala...), coloratissimi e decorati con stoffe alle finestre. Monaci che attaccano bottone. Siamo senza parole, è anche difficile staccare l'occhio dal mirino della Nikon!
Scendiamo nella piazza centrale ed entriamo a visitare il grande monastero di Labrang. E' questo uno dei sei più grandi monasteri al mondo dell'ordine Gelukpa (la corrente buddista i cui monaci sono identificabili dal copricapo giallo). Gli altri si trovano in Tibet, a Lhasa e a Shigatse, mentre uno è a Xining. Tutte nostre prossime tappe. In effetti, questo monastero è fantastico, ricco, colorato e, soprattutto, davvero enorme. La hall centrale può ospitare un migliaio di monaci in preghiera.
Finiamo il nostro bellissimo giro dei quartieri tibetani al mercato locale. Quindi, una sosta intorno alle 13:30 all'Everest Cafè, il ristorante a fianco del nostro albergo. Un tipo dell'hotel esamina la collana che pochi minuti prima abbiamo comprato al mercato credendola di corallo grezzo. Sembra invece essere di corno di Yak colorato. Noi l'abbiamo pagata 250 yuan, circa 30$, secondo lui ne vale circa 30-40. Vera o falsa che sia, a me la collana piace e poi il pacco è inevitabilmente in agguato in questi mercati, soprattutto per turisti totalmente inesperti come noi. Emanuela invece ci rimane male.
La giornata peggiora, inizia a piovere. Dobbiamo dunque interrompere il giro per il quartiere musulmano, appena iniziato. Riusciamo comunque a farci un'idea. Alle 15:30 partiamo. La pioggia diventa torrenziale e il nostro autista fa di tutto per trasformare i 265 km del ritorno in cinque ore da brivido, per non dire terrore. Dopo i primi 50 km è chiaro che questo idiota si sta addormentando al volante. La pioggia è incessante, la strada viscidissima e allagata, fra l'altro in montagna, e lui guida ad oltre 100 km/h, sorpassando camion con manovre da minorato mentale, suonando il clacson in continuazione, sbadigliando e con gli occhi che gli si chiudono.
Capita la situazione, Emanuela ed io ci mettiamo a "dialogare" ad alta voce, per tenere sveglio questo imbecille. In effetti un po' si sveglia, ma con il risultato che inizia a guidare decisamente peggio, sempre, sempre, sempre contromano, a visibilità spesso nulla (e, ovviamente, a fari spenti), a tratti telefonando al cellulare e continuando a sorpassare in modo suicida. Fra l'altro, gran parte del traffico è fatto da idioti che guidano allo stesso modo e in alcuni momenti evitiamo dei frontali davvero per un soffio! Per non parlare dell'acqua-planning e delle sbandate che prendiamo ogni tanto.
Insomma, arriviamo a Lanzhou alle 20:30 con i capelli dritti sulla testa! Almeno, qui non piove. Veniamo in questo albergo, che è una vera catapecchia. Prima ci danno una camera che è infestata dalle zanzare, ma riusciamo a farcela cambiare per via delle lenzuola macchiate. Va anche detto che per 15$ a notte...
Anche la nuova camera è abbastanza pidocchiosa, non dico che fa rimpiangere quella dell'Angara di Irkutsk, ma certo quella di Xiahe sì! E sono della stessa categoria...
La serata finisce in un odioso ristorante dove ci servono una specie di bourgignon cinese, immangiabile. Dunque, quasi a stomaco vuoto. in più, non siamo riusciti ad andare a prenderci i biglietti del treno e il risultato è che domani dovremo perdere del tempo prima di andare in stazione, per andarli a recuperare all'agenzia. Questa è veramente una rottura.
Tutto sommato sono contento di andarmene da Lanzhou, anche se temo quello che ci aspetta da qui a Lhasa. Soprattutto Golmud e il viaggio in autobus mi spaventano un po', dopo tutto quello che ne abbiamo letto. Anche lo sbalzo di quota. Non so come reagirà Emanuela.
Un'altra tappa nella nostra rotta verso il Tibet. Eccoci dunque arrivati a Xining, nella provincia del Qinghai, a 2.275 metri di quota. Ci stiamo avvicinando all'altopiano tibetano. Giornata di transizione. Sveglia alle 10:00, bagagli e check out. Abbiamo il treno per Xining alle 15:26 (T655, posti soft-seat) e quindi un paio d'ore abbondanti da impegnare.
Prima di tutto risolviamo il problema della colazione alla grande, andandocene all'hotel Legend, il più bello di Lanzhou, e ordinando american breakfast. Arriva completa: succo d'arancia, latte e corn flakes, uova e bacon, pane e marmellata, caffè. Fantastico, mi riempio finalmente alla grande!
Oggi è una giornata abbastanza soleggiata, comunque calda e molto umida.
Cerchiamo poi di fare delle fototessera per Emanuela, che non trova più le sue. Ci servono per fare le prossime richieste di visti consolari, a iniziare da quello nepalese. Beh, fare delle fototessera a Lanzhou è davvero difficile. Interpelliamo sette fotografi. Tre ci rispondono di no (o meglio, non capiscono proprio in alcun modo, neanche facendogli vedere dei "campioni"... assurdo...), altri tre ce le farebbero, ma ci vuole tutto il pomeriggio (???), uno dice che non c'è luce (!!!). Insomma, fra l'incredulo e le risate quasi dal nervoso, lasciamo perdere. Proveremo a Xining.
Andiamo dunque in stazione e stranamente il tassista usa il tassametro. Il treno è bello, a due piani, silenzioso. Impiega tre ore per fare circa 300 km. Diventiamo immediatamente l'attrazione del vagone. Ci "tocca" fare conversazione con una tipa che continua a ridere e a fare casino con tutti gli altri passeggeri perché "parla" con due italiani.
Lei diventa in qualche modo la nostra "interprete" ufficiale sul treno., nel senso che lei parla solo cinese ovviamente, ma grazie ai miracoli del nostro Mandarin Phrasebook si dà un gran da fare con altri curiosi. Un altro tipo si unisce alla "conversazione", è molto impressionato dai nostri biglietti da visita, che, come sempre in oriente, sono una specie di medaglia. Ci dà il suo, vuole sapere quanto guadagniamo (anche questo decisamente tipico delle conversazioni cinesi). La cosa va avanti per un paio d'ore, a salti.
Fuori il paesaggio è molto bello, seguiamo tutto il corso del Fiume Giallo. Il tempo però cambia lungo la strada e inizia anche a piovere.
Addirittura con qualche minuto di anticipo, alle 18:25 arriviamo a Xining. Qui non piove, ma il tempo è comunque brutto e freddino. Per fortuna, scesi dal treno non veniamo assaliti come al solito. Anzi, qui la situazione è abbastanza tranquilla. Approfittiamo subito per fare i biglietti per Golmud. Ormai siamo abbastanza esperti. Questa volta vado io, lascio Emanuela con i bagagli, mi presento con il solito fogliettino precompilato che ci portiamo appresso: ho scritto "Golmud", in ideogrammi ovviamente", 2002-06-29, e "soft-sleeper", anche questo in ideogrammi, e per soli 408 yuan (circa 50$) ho i miei due biglietti! Così ad occhio direi che sono giusti, speriamo bene... L'unico dubbio riguarda il tipo di posto, ma speriamo che sia giusto.
Purtroppo, dei due treni possibili, ho dovuto prenotare sul più lento, perché il "K" era già esaurito. Comunque, questo parte alle 17:21 ed arriva alle 9:26, quindi non è malaccio.
Comprati i biglietti, trattiamo dunque con un tassista e per soli 15 yuan - non male - ci facciamo portare a questo hotel, una volta tanto non prenotato in anticipo dalla città precedente, ma scelto direttamente sulla Lonely Planet. Questo hotel sembra essere uno dei più belli della città. Si tratta del solito grattacielo nuovo di zecca, 28 piani, ristorante girevole sulla cima.
Arriviamo qui alle 19:30. Con qualche solita difficoltà di comprensione riusciamo ad avere la nostra camera, al 15° piano. Anche qui praticamente non parlano inglese, nonostante l'hotel sembri del tutto americano ed up-market. La camera è bella, l'hotel anche. Sinceramente non pensavo di trovare questo genere di sistemazioni quaggiù in fondo alla Cina. Ci costa poco meno di 400 yuan al giorno, 50$. E' praticamente uno dei pochi grattacieli e ad occhio direi anche il più alto. Soliti orribili viaggi in ascensore...
La città sembra a prima vista tranquilla e modesta. Anche qui stanno ricostruendo tutto. A Xining, comunque, non c'è assolutamente nulla, è una tappa che facciamo solo per spezzare il viaggio verso Golmud e per fare un po' di acclimatamento. Qui, ormai, non ci sono più occidentali e se ci sono è ovvio che sono pochi disperati come noi che stanno tentando di andare a Lhasa via terra. Siamo ormai fuori da qualunque rotta turistica e Xining è pure solo una tappa di transizione, neanche per tutti.
Il fatto è che, se è vero ciò che dicono i nsotri libri, Golmud è veramente un posto di merda e quindi meglio fermarsi qualche giorno a Xining per fare acclimatamento. Certo, qui non è molto alto a dire il vero e comunque faremo anche un paio di giorni a Golmud prima di affrontare gli altissimi passi tibetani. Golmud dovrebbe essere circa a 3.000 metri.
In serata tentiamo il ristorante cinese al terzo piano, ma di fronte ad un menù di cartone unto, scritto interamente in mandarino, gettiamo subito la spugna stanchi e ce ne andiamo al ristorante girevole panoramico del 28° piano. Anche qui non spiccicano una parola di inglese, ma almeno il menù è bilingue e c'è anche qualche piatto occidentale.
Sfioriamo comunque l'assurdo. Io ordino un piatto di spaghetti al sugo e mi arriva davvero un piatto di spaghetti al sugo. Buoni! Li divoro come se... non mangiassi spaghetti da 56 giorni!! Emanuela invece non riesce ad ottenere dell'acqua da bere e perfino per spiegare che vorremmo almeno del tè impieghiamo una buona mezz'ora. E dire che ormai certe cose le sappiamo dire in cinese e di solito ci capiscono. Qui no, nemmeno questo.
Almeno domani avremo una giornata finalmente di riposo totale e in un albergo bello.
Nota: anche qui monaci in giro. Il Qinghai è di fatto già territorio tibetano, anche se non siamo sull'altipiano. Xining, pur essendo una città "piccola", fa la bellezza di 1.200.000 abitanti.
Inizia la nona settimana di viaggio, quasi due mesi dalla partenza... Il tempo vola. Oggi, come previsto, giornata di stop totale. Non siamo neanche andati a vedere l'unica attrazione dei dintorni, un monastero importante che si trova a 26 km da qui.
Sveglia alle 12:30 (!), anche se alle 9 la solita cameriera deficiente, nonostante avessimo messo fuori il cartello "do not disturb" e fosse pure accesa la relativa spia luminosa rossa, si è attaccata al campanello ed ha bussato finché, incazzato, non ho aperto la porta. A quel punto lei ha sorriso come un idiota e se n'è andata! Pazzesco! E' davvero difficile sopportarli.
Colazione in una specie di pasticceria qua vicino. Riusciamo anche a risolvere il problema delle foto tessera. Ce le fanno in "sole" quattro ore. Quindi, coda ad un Internet Cafè, l'unico, a quanto sembra, di Xining. Molto affollato ma, a dire il vero, a parte una ragazza che chatta tutti gli altri sono impegnati solo in videogame o ascoltano musica. Esattamente come a Xi'an. Alla fine riusciamo a sederci anche noi e a passarci un'oretta.
Quindi, in giro per cercare una scheda telefonica. Questa è un'impresa. Se a Lanzhou era difficile farsi fotografare, qui è impossibile trovare una scheda telefonica. L'assurdo è che anche mostrando una scheda usata come "campione" e facendo segno che NON stiamo cercando un telefono a scheda, ma solo la scheda (!), e tirando fuori il portafoglio per indicare che vogliamo comprarla, tutti fanno segno che "è impossibile". Kafkiano! Sembra di essere su Marte.
Dopo un'ora di tentativi accade l'incredibile. Una signora che assiste all'ennesima scenetta dentro ad un negozio di telefonia (che abbiamo supposto essere il luogo migliore per cercare di farsi capire) ci vende le sue schede! Boh.
Finiamo il pomeriggio nel colorato mercato locale, che comunque non è all'altezza di quello di Xi'an, nonostante la nutrita presenza della comunità musulmana.
Per cena ci facciamo un giro ad una pizzeria che avevamo visto ieri arrivando in taxi, ma... hanno finito la pizza! Però ci fanno dei discreti spaghetti e ci offrono una parmigiana in regalo! Non ci è andata malaccio.
Il fatto è che ne abbiamo davvero le scatole piene di cucina cinese, abbiamo bisogno di qualcosa di "normale", ma ovviamente più ci inoltriamo in Cina e più è difficile.
Ci siamo comprati qualche bastoncino di incenso. Un bruciatore lo abbiamo acquistato a Xi'an. Facciamo così un po' di atmosfera "mongola" alla sera. Tempo più o meno soleggiato, fa caldo solo all'una del pomeriggio, la sera è piuttosto fresca.
Domani partenza per la mitica Golmud...
...impossibile staccarsi dal finestrino! Queste prime due ore di viaggio sono stupende! Stiamo risalendo l'altopiano del Qinghai, ossia iniziamo la salita verso quello tibetano. E il paesaggio è bellissimo. Il lunghissimo tramonto sta concedendo una luce radente meravigliosa. Con il fatto che l'ora è sempre quella di Pechino, ma che qui siamo circa 2.000 km ad ovest, le giornate si stanno allungando parecchio.
Qui, più o meno, ci troviamo fra i 2.500 ed i 3.000 metri di quota, la luce è bellissima, il cielo è blu intenso. La giornata è stata soleggiata e le montagne intorno a noi sono verdi, senza più alberi, solo vegetazione bassa. Insomma, in questo tramonto i colori sono accesi come non vedevamo da tempo (tranne a Xiahe).
Questa mattina sveglia verso le 10:30. Ieri sono stato male tutto il giorno ed oggi ho ancora un po' di crampi allo stomaco. Non ho ben capito cosa mi abbia fatto male, ma il mal di pancia era iniziato nel primo pomeriggio, dopo la colazione in quella pasticceria. Forse il latte.
Adesso l'altimetro segna 3.078 metri e in effetti, nonostante l'altopiano sia apertissimo, l'aria e la luce, la vegetazione ed i colori sono da alta montagna. Una mezz'ora dopo, siamo a quota 3.278. Il treno ha ripreso a correre, direi che ora siamo proprio sull'altopiano. Stiamo costeggiando il Qinghai Hu, il più grande lago della Cina. Ormai il sole è tramontato, ma è inutile dire che quassù, in questa tarda serata, il panorama è magnifico.
Prima della partenza, avvenuta alle 17:51, la giornata non ha avuto praticamente storia. Abbiamo fatto una puntata all'Internet Cafè, ma anche oggi, come ieri, non c'è stato verso di spedire la posta. Così mi sono limitato a consultare il Thorne (*) per un'oretta. Questo Internet Cafè costa 2 yuan all'ora.
Poi, mentre Emanuela è andata a fare un po' di spesa, io mi sono addormentato sulle poltrone della hall dell'albergo. Alle 17:00, taxi per andare alla stazione. Per una volta non ci hanno rapinato, anzi la tassista - donna - mi ha anche fatto lo sconto di qualche centesimo e mi ha sorriso! Quasi un evento da segnalare, in Cina.
Il treno è bello, scompartimento "soft-sleeper" a quattro cuccette, noi nelle due in basso, una donna cinese sola in alto, una vuota. Ci è andata bene. Io, praticamente, vado avanti a pane e tè al gelsomino. Quasi a digiuno, ma mi sto riprendendo.
Iniziamo a respirare davvero aria di Tibet, ora!
Note: abbiamo iniziato una gara: a chi vede più cinesi fare i propri bisogni in mezzo alla strada. Ieri un bambino faceva la cacca in mezzo al marciapiede, oggi una bambina, ed un signore che faceva la pipì contro un muro. La Cina è tutta così. Nella hall dell'albergo, che vuole sembrare lo Sheraton, una elegante ragazza cinese sbraita al telefonino come una deficiente per mezz'ora, poi si infila le dita nel naso, esplora per bene, mette le stesse dita in bocca e sputa tutto per terra. Mostruoso.
Dappertutto è vietato fumare, ma dappertutto fumano come ciminiere. Ascensori compresi.
Abbiamo comprato un paio di floppy disk di emergenza. Emanuela doveva cercare di recuperare un file lasciato ieri all'Internet Cafè. Non c'è verso di convincere quelli a lasciarci usare il nostro dischetto nuovo! Vogliono per forza vendercene uno dei loro. Ci fanno pagare 10 yuan: 6 per il dischetto e 4 per la copiatura del file! Da prenderli a legnate...
Sono tutti, tutti, tutti così. Come si fa a non detestarli e a passare tutto come "gap culturale"? E' davvero difficile muoversi in Cina senza detestare tutta questa gente.
Ogni giorno è una battaglia per tutto: per farsi capire, per non farsi fregare, per muoversi in una miriade di assurde regole burocratiche e non, per sopravvivere in questo Paese che alla fine risulta essere, di fatto e sebbene ciò possa sembrare surreale, il più anarchico ed il più assurdo che abbia mai visitato. Milioni di regole scritte che nessuno osserva e conosce, e milioni di regole non scritte che tutti danno per scontato che tu conosca.
Come tutti danno per scontato che noi si parli, legga e capisca il cinese!
Ed eccoci infine a Golmud, la mitica Golmud, definita, a seconda dei libri, un posto "deprimente", "orribile", "il peggiore del mondo", "orrendo imbuto inventato dal CITS", "the less you stay the better", "try to go away as fast as you can", ecc.
In altre parole, un posto di merda, gettonato pure su Internet quale "posto peggiore del mondo", come scritto sul Thorne. Beh, è vero. E' un posto di merda, ma tutto sommato non così esageratamente. E' odioso in quanto tale, proprio perché qui inizia il "Tibetan game" per i viaggiatori indipendenti come noi che decidono di parteciparvi... comunque...
Questa notte abbiamo continuato a salire, la massima quota che ho registrato sull'altimetro è stata di 3.650 metri. Poi, varcata un'altra catena di montagne, siamo entrati su questo nuovo altipiano lunare. Deserto rosso. Stamattina all'alba era tutto deserto intorno a noi, e intorno a Golmud il terreno è praticamente salato. Solo avvicinandosi alla città si vede qualche campo verde coltivato, e pozze d'acqua salmastra.
L'altipiano, qui, è a una quota intorno ai 2.800 metri. Sull'orizzonte davanti a Golmud, alte montagne selvagge, interamente prive di vegetazione, brunastre, e alcuni picchi innevati. Aria di Tibet, aria di Himalaya. Ad occhio, quelle montagne sono attorno ai 5.000 metri, ma potrebbero anche sfiorare i 6.000 considerato che il primo valico che abbiamo davanti dopo Golmud, sulla strada per Lhasa, sarà ad oltre 4.700 metri di altitudine.
Certamente sono le montagne più alte che abbia mai visto in vita mia, ed è curioso: sembrano le Grigne, viste da qui!
Arriviamo a Golmud alle 9:30 circa. La giornata è splendida, non una nuvola sul deserto, cielo blu intenso, temperatura calda, sui 26°, si sta perfettamente. Ed inizia il "game"...
C'è una folla, come previsto, di "touts" che offrono passaggi per Lhasa. Ci fermano tutti. Ormai sono mesi che studiamo questo momento, abbiamo letto tutto quello che potevamo leggere, compresi gli utlimi appunti in proposito, gli scorsi giorni, pubblicati in Internet sul Thorne Tree. Prendere il passaggio dai touts è pericoloso. Non c'è alcuna garanzia di riuscire a passare i posti di blocco del PSB sulla strada per Lhasa.
Da qui a Lhasa ci sono 1.200 km di deserto ad oltre 4.000 metri, con due passi che superano abbondantemente i 5.000 metri. Il primo posto di blocco è a soli 25 km da Golmud, l'ultimo ad oltre 3/4 della strada. Per entrare in Tibet secondo le regole del PSB sono necessari: 1) un permesso dell TTB, il Tibetan Tourism Bureau, che viene in teoria rilasciato dietro richiesta al PSB; 2) assicurazione specifica; 3) un biglietto a/r per Lhasa; 4) far parte di un gruppo organizzato. I turisti individuali *non* sono ammessi. Questa, almeno, è la teoria.
Chiedere il permesso al PSB per il punto 1 pare che sia inutile. Rimandano direttamente al CITS. Il CITS incanala tutti i turisti che arrivano qui e che decidono di non rischiare con i touts. Cercare di comprare un biglietto per Lhasa da soli è inutile. Alla stazione degli autobus rimandano direttamente al CITS. E quindi, in definitiva, o si rinuncia a tutto ciò e si rischia con i touts (pare che chiedano intorno ai 1.000 yuan), che però non danno alcuna garanzia di riuscire a superare i posti di blocco (anche se qualcuno, ogni tanto, ce la fa), o si sta alle regole del CITS, e quindi del PSB, del TTB, ecc.
L'ufficio del CITS è proprio nel nostro squallido hotel. Non è un caso, neanche questo. Il Golmud Hotel, orrendo posto gestito da orrenda gente, è - pare - l'unico hotel di Golmud che è autorizzato ad ospitare turisti stranieri. Noi abbiamo visto altri hotel, anche più belli, ma non abbiamo neanche provato a fare una verifica. Tanto il CITS è qui, la camera ci costa solo 20$ a notte...
Ecco, la camera... Il Golmud Hotel è costituito da due edifici. Il numero 1 è il "Grand Hotel", per così dire. Le camere vanno dai 400 yuan in su. Il numero 2, il nostro, è una specie di dormitorio pubblico che vuole darsi un'aria da hotel internazionale. Il CITS è qui.
Abbiamo tre alternative. Camera in dormitorio senza bagno: vado a vederla per curiosità. Nei corridoi ci sono i bagni comuni, aperti alla cinese, cioè senza porta, e ne esce una puzza di fogna assurda. Poi ci sono le camere doppie normali, niente di che, un bagno ce l'hanno. Costano 128 yuan, diciamo 16$. Queste, a quanto pare, sono tutte esaurite. Che strano caso. Infatti, rimane solo la terza alternativa, la "suite", l'unica di tutto l'albergo, a 160 yuan, ossia 20$ a notte.
La "suite" è un cesso di camera, differente dalle doppie solo perché ha uno scomodo e pidocchioso salottino, e la camera da letto è di conseguenza più piccola. Sbarre alle finestre, cesso orrendo, TV un po' rotta, sporca. Questo tanto per semplificare la descrizione. Emanuela dice che l'Angara era peggio, ed è vero. Ma all'Angara avevamo una camera classificata come "pidocchiosa", qui abbiamo una camera analoga ed è classificata come "suite", e mi viene da ridere per non dare fuori.
Gli impiegati sono molto più scortesi e cafoni del solito. Oltre a non parlare una parola di inglese, come al solito, praticamente non provano neanche a rispondere alle domande. Semplicemente ci ignorano, o fanno cenno di "no" con la mano. A fatica, trattenendomi dall'incazzarmi davvero, riesco ad avere questa cavolo di "suite". Non accettano carte di credito di alcun tipo, e vabbè, la somma è piccola, ma è il principio che fa incazzare, visto che siamo nell "suite" dell'unico albergo in città che accetta turisti stranieri.
Non è possibile fare chiamate internazionali. Né da qui, né da alcuna cabina. Ci vuole una tessera apposta, diversa da tutto il resto della Cina, che costa 300 yuan!! Gli SMS da qua non partono. Arrivano e basta! Il cellulare prende benissimo, come nel resto della Cina, ma qui funziona solo alle regole di Golmud.
L'hotel non ha ascensore. Non esiste un cane che ti aiuti a portare su per le scale 80 kg di bagaglio, neanche se paghi la suite. Il pagamento è in contanti, in anticipo, solo per una giornata e bisogna pure dare 100 yuan di cauzione per la chiave. Noi dobbiamo stare almeno due giorni, quindi domani dobbiamo ripetere la stessa trafila. Rasentano la follia... Ce ne vuole davvero a rimanere calmi.
Il CITS è ovviamente chiuso. E' domenica. Fuori, però, ci sono appese le "regole". La cifra minima da sborsare è di 1.900 yuan a testa (!!!!) e comprende: biglietto a/r per Lhasa, permesso del TTB (in realtà non esiste, è una vera e propria tangente), assicurazione (maddechè??), albergo-dormitorio a Lhasa e quattro giorni di tour guidato. Secondo quanto sta scritto qui, è *impossibile* combinare direttamente un proprio programma o avanzare richieste ad hoc, e bisogna essere almeno in 3! Nessuna deroga.
Tutto ciò va oltre ogni comprensione umana. Di fatto, dobbiamo comunque rimandare a domani ogni considerazione e prepararci alla battaglia. Da quello che abbiamo capito, l'obiettivo deve essere assecondare il CITS cercando di spendere il meno possibile e una volta a Lhasa cancellare tutto e mandarli a quel paese. Quello che ci preoccupa dunque, ora, è la regola delle 3 persone. Domani vedremo.
Troviamo un Internet Cafè proprio davanti all'albergo. Questo è un colpo di scena. Sul Thorne leggiamo proprio un post recente sul "Tibetan Game" e sul CITS, datato un paio di settimane fa. Chi ha scritto non dice però come è andata a finire. Da quello che abbiamo potuto vedere noi siamo gli unici occidentali qui, e quindi è difficile capire anche se c'è altra gente che prova a passare illegalmente con i touts, o confrontarsi con altri stranieri. Insomma, è un casino. Più di quello che pensavamo, nonostante fossimo preparati.
A Golmud non c'è NIENTE, né NULLA da fare, tranne aspettare. La città non è così orrenda, ma è alienante l'atmosfera. Giriamo un po' per il supermercato, il mercato centrale, un disastroso grande magazzino. Troviamo, a fatica, l'ufficio della China Telecom e dopo mezz'ora di tentativi di dialogo con l'impiegato idiota riusciamo a chiamare in Italia. Riesco così a parlare con mio fratello. Anche in questo caso, comunque, è stato davvero difficile non incazzarsi sul serio, riuscire a farsi prendere in considerazione, riuscire a farsi capire, riuscire a fare una stupida e banalissima telefonata.
Ormai non ci muoviamo più senza il nostro Mandarin Phrasebook. E' davvero la nostra salvezza. Anche qui, come altrove, siamo l'attrazione turistica del luogo. Tutti ridono quando ci vedono, ridono quando gli rivolgiamo la parola, ridono sempre. Pazzesco. Irritante. Ridono, non rispondono e riprendono a farsi i cavoli loro. Inenarrabile.
Stanchi, verso le 19:00 ci chiudiamo in camera e ci vediamo la finale dei mondiali di calcio. Brasile batte Germania 2-0. Poi usciamo a cena verso le 21:00. Attenzione: orari del ristorante del Golmud Hotel... cena dalle 17:00 alle 19:30. Da rincoglioniti. Rimediamo con un incredibilmente discreto ristorante qua vicino. Non è pulitissimo, ma riusciamo a farci capire, sono svegli, ci danno da mangiare alle 21:00, si mangia non malaccio. Certo, come al solito non ci si riempie, ma quaggiù è già un miracolo riuscire a mangiare.
Golmud la sera è animata ed illuminata perfino lungo i vicoli con neon colorati che cambiano colore. Un po' kitch, ma di effetto. Nel nostro ristorante si arriva a sfiorare la rissa fra un cliente ed il cuoco per cause non precisate. La serata finisce con una sparata di fuochi d'artificio sulla città, probabilmente perché domani è il compleanno del Partito Comunista Cinese.
E domani, per noi, sarà una giornata chiave. Dalla battaglia con il CITS dipende il destino della seconda parte del nostro viaggio. Non voglio pensarci! Solo il CITS ci separa ormai dall'ultimo balzo verso Lhasa e l'Everest.
Stamattina, per prima cosa, contattiamo un ragazzo inglese che avevamo notato a Xining e che ovviamente è arrivato qui con il nostro treno, che ovviamente è nel nostro hotel, che ovviamente va a Lhasa, e che ovviamente è già stato al CITS prima di noi. Ci fa un riassunto delle regole, che di fatto sono come le avevamo capite. Lui parte oggi alle 13:30, con due ragazze giapponesi. Sono, appunto, in tre. Ha comprato una bombola di ossigeno, le vendono qua all'hotel. E' simpatico, proseguirà per il Nepal anche lui, è sicuro che ci incontreremo di nuovo.
Andiamo dunque anche noi al CITS. Ci accolgono con sorrisi a 32 denti, stranamente non ci fanno storie anche se siamo solo in due. Mah... Ci assicurano che partiremo domani, dicono addirittura che dovremmo arrivare a Lhasa dopodomani sera (mah, vedremo, anche questa delle "30 ore" a me sembra una puttanata), aggiungono che a Lhasa possiamo chiedere la stanza doppia invece del dormitorio (pagando di più, naturalmente) e, soprattutto, ci fanno un biglietto di sola andata! Totale... 1.700 yuan a cranio, 200$.
Prendono i passaporti e registrano il tutto. Noi non abbiamo i 3.400 yuan in contanti. Naturalmente non accettano la carta di credito e ci dicono di ripassare al pomeriggio. Peccato che al pomeriggio non ci sia nessuno! Facciamo telefonare ad un tipo dell'albergo che ci dice che possiamo pagare domani senza problemi. Mah, speriamo bene, fino a qui è stato tutto fin troppo facile.
Oggi non sto per niente bene. Ieri, appena arrivati a Golmud, sono inciampato e ho preso un brutto colpo di frusta a causa dello zaino che mi è franato sulla testa. Risultato, ho dormito da cani (e questo stupido letto non aiuta di certo) e mi sono svegliato con forti nausee e completamente bloccato sul collo e sulle spalle. Emanuela mi fa un po' di massaggi con la Sifcamina, la situazione migliora un po'.
Dopo il CITS facciamo colazione, un po' di spesa, andiamo in banca a cambiare. Passiamo il resto della giornata all'Internet Cafè, non avendo assolutamente nulla da fare tranne aspettare domani e far trascorrere questa ulteriore giornata di acclimatamento all'altitudine.
Io scrivo ad Andrea e a papà e mamma. Mi ha risposto una agenzia di Islamabad, proponendomi alcune opzioni per la tratta da Islamabad al Kunjerab Pass. Vedremo.
In serata ceniamo allo stesso ristorante di ieri sera.
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