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...Cosa si scrive quando si parte per un viaggio di sei mesi? Fuori dal finestrino piove a dirotto, credo che ci sentiamo un po' spaesati. Per quanto mi riguarda, non è stato facile trattenere le lacrime alla partenza. Tutta quella confusione alla Stazione Centrale mi ha innervosito. Avrei voluto avere un po' più tempo per stare da solo con i miei, abbracciarli più a lungo.
Quando il treno si è mosso ci siamo abbracciati, io ed Emanuela.
Siamo carichi come bestie da soma: due sacche, due zaini e due zainetti a testa. Le sacche servono per tutto il materiale "tecnico": sacchi piuma e piumini, rullini per le macchine fotografiche, farmacia, scarponi da trekking, ecc. Negli zainetti c'è tutta l'attrezzatura fotografica e la telecamera.
Questi ultimi giorni sono stati davvero difficili per entrambi. Abbiamo lavorato quasi due mesi pieni per questa partenza, la sera ed i weekend. E adesso siamo qui, davvero. A me manca già casa! Ieri notte non ho dormito quasi nulla, Emanuela neanche. Sono molto stanco. Stiamo per passare la frontiera con la Svizzera. Quante frontiere abbiamo davanti?
Il maltempo e le frane in Svizzera ci hanno fatto saltare tutto il programma. Cominciamo bene! Siamo rimasti bloccati alla frontiera di Chiasso tutta la notte e il treno è ripartito solo alle 5:30 del mattino, con oltre sei ore di ritardo. Un casino. Ci sono saltate tutte le coincidenze e tutte le prenotazioni che avevamo fatto per arrivare a Minsk, ed ora ci ritroviamo con il problema del visto per la Bielorussia che rischia di scaderci prima che siamo riusciti ad entrare e ad attraversare il Paese.
Una ragazza bielorussa, Natalia, anche lei diretta a Minsk, ci attacca bottone e non ci molla più. E' terrorizzata dal viaggio, non smette mai di parlare, ha paura di tutto e tira fuori racconti agghiaccianti di banditi sui treni e nelle stazioni dell'est. Ha avuto in passato qualche disavventura e comunque ha anche il terrore di volare, per questo viaggia in treno per tornare a casa. Insomma, la compagna di viaggio ideale! Per fortuna Emanuela se la coccola un po', ma questo significa anche che automaticamente diventiamo i suoi angeli custodi.
Con molta fatica arriviamo a Basilea verso le 10. Abbiamo adesso circa otto ore di ritardo. A Basilea decidiamo di abbandonare il nostro treno per Francoforte al suo destino, non sapendo ormai a che ora arriverà, e saltiamo su un altro treno che a Francoforte dovrebbe arrivare alle 13. E pensare che avremmo dovuto essere qui questa mattina alle sei!
Arrivati a Francoforte, Emanuela, seguita dalla fida Natalia, si occupa di rifare tutte le prenotazioni, mentre io rimango a guardia del bagaglio. Ripartiamo alle 15:15 con un treno veloce per Berlino, dove arriviamo alle 19:30. Il nostro treno per Varsavia è partito quattro ore fa...
Berlino mi fa tornare in mente qualche ricordo e dovunque mi giri è una specie di deja vu.
Sempre seguiti dalla terrorizzata Natalia saltiamo sulla metropolitana e cambiamo stazione ferroviaria, trasferendoci da Ostbanhof a Lichtberger. Qui ci imbarchiamo su questo treno per Kiev che domani mattina alle 6 dovrebbe scaricarci a Varsavia. Il vagone letto polacco nel quale ci troviamo è già abbastanza "russo"... Un po' cirillico, insomma. Non male. Adesso ci sentiamo davvero in viaggio.
Riusciamo a fatica a liberarci per un po' di Natalia, che è davvero disperata. Ha addirittura allungato una mancia al capotreno perché questa notte la tenga d'occhio ed ha fatto un casino pazzesco. Probabilmente trascorrerà un'altra notte in bianco. Povera, mi dispiace, ma viaggiare tutto il giorno in sua compagnia mette ansia!
Fra un po' dovremmo essere alla frontiera con la Polonia. Domani a Varsavia dovremo anche preoccuparci di come proseguire per Minsk, che avremmo dovuto raggiungere domani mattina alle sette. Il tutto con dietro Natalia. Siamo già molto stanchi. Più che altro, muoversi con tutto il bagaglio che abbiamo è davvero stressante.
Alla fine ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati a Minsk! Giornata lunghissima, stancante e assai piena. Dopo una notte quasi in bianco, soprattutto per i controlli alle frontiere, siamo arrivati a Varsavia Wschodnia alle 6:15 del mattino. La Polonia per fortuna non si smentisce e, dopo due giorni di acqua a catinelle, finalmente c'è il sole, a Varsavia si sta benissimo e fa caldo. Abbiamo ricordi recenti di questa città, che abbiamo già visitato due anni fa proprio in questo periodo.
Sono un po' stordito dal sonno e dalla fame, tutto sommato sono quasi due giorni che non mangiamo un tubo tranne acqua e biscotti, se si esclude quell'orrendo cheeseburger di ieri sera a Berlino.
Naturalmente abbiamo sempre Natalia appiccicata addosso. Nonostante abbia superato la nottata indenne, Varsavia la terrorizza. Qui pare che abbia subito un'aggressione. Fatto sta che appena scesi dal treno, pur di non fare dieci metri da sola, allunga qualche Euro a due facchini per farsi scortare fino alla biglietteria! Anzi, dovrei dire "farci" scortare, visto che purtroppo, con la scusa che parla russo, fa tutto lei prima che noi si riesca a prendere qualunque iniziativa. Io sono stanco e sto iniziando ad innervosirmi. Lei attacca bottone con tutti e aggancia un ragazzo russo diretto a Mosca, che si unisce dunque a noi. Yuri (non ho capito il nome, per cui lo chiamerò così) è primo trombone nella filarmonica di Mosca. Diventa immediatamente il nuovo bersaglio di Natalia. In mancanza di panchine, tutti e quattro ci sediamo per terra nel bel mezzo della stazione, bivaccando con i nostri bagagli ed aspettando le 10:02, ora della partenza del treno per Minsk.
Quando Natalia a) mi dice di non allontanarmi perché è pericoloso, b) vuole chiedere alla polizia di accompagnarci al binario, perdo davvero la pazienza per un attimo e la mando a quel paese. Lei ci rimane male, ma finalmente si adegua.
Questo treno per Minsk sarebbe in teoria tutto prenotato, ma alla fine, per la modica cifra di 20€ a cranio, riusciamo a corrompere il capotreno russo e ad avere uno scompartimento tutto per noi due, liberandoci anche di Natalia. Le nostre vecchie prenotazioni, ovviamente, valgono purtroppo come la carta straccia.
Il viaggio verso Minsk è lunghissimo, interrotto solo dal problematico passaggio della frontiera bielorussa. Qui bisogna compilare dei moduli scritto solo in cirillico e naturalmente nessuno parla altro che non sia russo. Per fortuna Natalia, una volta tanto, ci è di aiuto e ci traduce il modulo. Bisogna dichiarare valuta, macchine fotografiche, oggetti di valore, telefonini, ecc.
Dopo due ore fermi, nelle quali la polizia quasi smonta il treno, finalmente guadagniamo il nostro timbro di ingresso in Bielorussia. Poiché sembra che questo ingresso ci valga anche per l'entrata nella federazione russa, ci ritirano il foglietto dell'ambasciata russa che avevamo attaccato al visto. Speriamo bene... Ma non è finita...
Bisogna ancora montare il treno su nuovi carrelli adatti allo scartamento russo, più largo di quello europeo. L'operazione complessiva è abbastanza interessante e si svolge alla stazione di Brest, appena passato il confine. E porta via altre due ore. Poi, più di un'ora fermi alla stazione di Brest. Infine, alle 17:30, spostati gli orologi avanti di un'ora, ripartiamo alla volta di Minsk.
Ci concediamo una birra russa (la Baikal) e due panini al salame (!) per l'incredibile cifra di 1,5€ e mi vedo dare 10 rubli di resto. I nostri primi rubli. La conversazione con Natalia e Yuri è interessante. Yuri è uzbeko, di Tashkent. Di fianco a noi, due persone pasteggiano con zuppa bielorussa e vodka. Emanuela si fa un paio di tè russi. Fuori, la campagna interminabile della Bielorussia, a tratti bellissima, scorre monotona, interrotta solo da isolati villaggi di casette di legno colorate e da qualche Trabant a zonzo.
Passano le ore, dormiamo a tratti. Poi, un tramonto rosso fuoco sulla campagna, lughissimo, che ci accompagna fino alle 21:30, ora alla quale arriviamo infine a Minsk.
Alla stazione ad aspettarci c'è una specie di vikingo bielorusso, amico di Natalia. Ci carica tutti sul suo furgone e ci porta dritti in albergo, per non dire quasi in camera. Di Minsk vediamo ben poco. Sembra una città moderna con viali larghissimi, c'è un fiume ed appare molto verde. Il nostro hotel è uno scassato grattacielo di 22 piani, un finto lusso fatiscente, uno degli edifici più alti della città, che cerca di darsi un tono molto importante. La nostra camera è al 18° piano e la vista sembra bella.
Minsk non è un trionfo di luci. Stanchi morti, non andiamo nemmeno a cena, sono ormai le 23, e a quest'ora a Minsk non c'è più un tubo.
Io non sto molto bene e mi gira un po' la testa, credo sia la fame mista al sonno. Domani appuntamento con Natalia...!
Questa mattina sveglia alle 10 circa, completamente rincoglioniti dalla stanchezza. Questo hotel, oltre ad essere fatto di cartone, è veramente "drab", in perfetto stile socialismo reale decadente. Di fatto, abbiamo dormito su due divani letto sfondati. Il mio era anche cortissimo.
La giornata è splendida, inaspettatamente caldissima. Pare che a Minsk, a maggio, sia normale. Fino ad un mese fa qui c'erano otto gradi sotto zero.
Colazione ormai saltata, t-shirt e macchina fotografica al collo, iniziamo la nostra maratona in giro per Minsk, dopo una rapida telefonata a Natalia, con la quale ci riaggiorneremo nel pomeriggio tardi.
Iniziamo seguendo il corso del fiume Svislach, piacevole passeggiata, ma ci fermiamo quasi subito per un pasto in un baretto con tavolini all'aperto. Minsk si rivela fin d'ora una città molto verde, con spazi esagerati tipici delle grandi città dell'est. Pulita, ordinata, grandi viali, grandi piazze, poco traffico. E niente altro. Vuota.
Al baretto parlano solo russo, il menù è in russo e quindi improvvisiamo. E' chiaro che di colazione nemmeno l'ombra, quindi rimediamo con quattro omelette ai funghi e caviale (!), un'insalata e birra russa. Più o meno spendiamo quattro dollari, difficile capirlo. In ogni caso il cambio sembra oscillare intorno ai 1.700 rubli bielorussi per dollaro.
Riprendiamo quindi la nostra maratona, fa un caldo davvero innaturale ed inatteso. Pensare che da Milano ci fanno sapere che ci sono 8°. Giriamo tutto il centro di Minsk, visitiamo le cattedrali ortodosse, il grande magazzino (Gum) - una specie di bazar all'interno di un palazzo finto-rinascimentale, o meglio, in perfetto stile stalinista. Quindi, le grandi "prospettive" e tutta la Franciska Skaryny, la via principale. Sosta alle poste centrali per mandare qualche cartolina. In giro fervono i preparativi per la festa della Vittoria, il 9 maggio. Noi saremo a Mosca.
In generale Minsk all'apparenza è come me l'aspettavo. Cartongesso fatiscente dell'est, il nulla immerso nel verde, grandi spazi. Eppure, non c'è che dire, ha il suo fascino. Al di là dei negozi, ricavati nei palazzi e di fatto senza vetrine (si vede che questa città non era stata pensata per avere vetrine e negozi capitalisti), l'altra curiosità è la gente, soprattutto le donne. Qui vanno per la maggiore tacchi a spillo vertiginosi e scarpe da sexy shop, sandalini dorati abbinati a calze di nylon rinforzate, microgonne con spacco over inguinale. Oppure un'accozzaglia di qualunque cosa capiti a portata di mano. Si va dalle vestaglie e ciabatte di plastica, agli abiti da sera trasparenti, senza alcun criterio di luogo, orario e/o temperatura. Davvero interessante.
Terminiamo il nostro giro verso le 18 e ci concediamo l'ultimo caldo sole della giornata nel bar all'aperto davanti al nostro grattacielo di cartone, sulla riva del fiume. Ci telefona Natalia, che viene a prenderci con Serghei, il vikingo bielorusso di ieri sera. Serghei in realtà è kazako, di Aqtau. Parla solo russo. Anche lui è un personaggio (a proposito, l'uzbeko di ieri si chiamava Erkin). Serghei ogni mese viene da Aqtau fino a Minsk con il suo furgone, sparandosi 4.500 km per tratta, molti dei quali di steppa totalmente vuota senza strade, nella quale si orienta con il sole! Naviga "a vista", dice che è abituato!
A Minsk carica il furgone di ogni ben di dio e di pezzi di ricambio per il viaggio di ritorno, e una volta ad Aqtau rivende tutto. Tutto questo da solo, quattro giorni all'andata, quattro al ritorno!
Insomma, lui e Natalia ci caricano sul furgone e ci portano in stazione. Ultime chiacchiere, saluti. Alla fin fine Natalia mi è pure simpatica. Almeno, qui a casa a sua non ha paura.
Serghei ci dà qualche informazione sul Kazakhstan, che a suo dire è il meno pericoloso degli stati dell'Asia Centrale. Peraltro, ieri Erkin ci aveva detto la stessa cosa parlando dell'Uzbekistan. Comunque Natalia e Serghei ci considerano un po' matti, o quanto meno due italiani davvero strani.
Alle 21:42, puntualissimi, partenza. Il treno è stupendo, siamo in un vagone letto di prima classe del tipo coupè 1/2, che significa con due letti. C'è anche la tv in ogni scompartimento, la cena e la colazione già servite, "Provodnitse" (hostess) in guanti di pizzo bianco. Queste donne parlano comunque solo russo e sono glaciali, servizio freddo e scorbutico ovunque. Esattamente come avevamo letto. E siamo in viaggio per Mosca su questo straordinario treno russo. L'emozione è davvero grande, la grande Russia ci aspetta.
Nottata in bianco, per l'emozione. Il treno ha attraversato foreste, foreste e foreste, foreste e buio. Ogni tanto qualche piccola stazione illuminata, nel nulla, fari nella notte. Non esiste frontiera fra Bielorussia e Russia, nessuno sale a chiedere documenti. Il nostro timbro di entrata è, come ci avevano detto, quello bielorusso.
Alba sulla pianura russa, villaggi di casette di legno, ogni tanto. Nuovo fuso orario, ora siamo a +2 sull'Italia. Colazione nel nostro splendido scompartimento, la radio diffonde musica americana e russa. I treni russi sono più puntuali di quelli svizzeri, spaccano il secondo, ed alle 9:02 in punto, come previsto, entriamo alla stazione di Mosca Belaruskaya. Fino a qui non abbiamo incontrato altri turisti occidentali, anche se è certo che qui a Mosca ne vedremo a valanghe.
Alla stazione la prima sorpresa. Il tipo della G&R International che in teoria avrebbe dovuto aspettarci in fondo al binario per consegnarci i biglietti della Transiberiana acquistati su Internet, non c'è. Aspettiamo un po' perplessi, indecisi sul da farsi. Ai numeri di telefono che ci hanno inviato via e-mail non risponde nessuno. Fra l'altro speravamo anche di scroccargli un passaggio per l'hotel per evitare di farci sbranare dai tassisti abusivi di Mosca.
Va sottolineato, comunque, che nonostante tutto quello che abbiamo letto in proposito, qui a Mosca non ci ha assalito nessuno per cercare a tutti i costi di venderci qualcosa, o per offrirsi come tassista, o per cercare di truffarci in qualche modo. Niente di tutto questo. Appaiono tutti indifferenti davanti ai due turisti abbandonati a sè stessi e carichi di bagagli. Qualcuno ci ha solo avvicinato per chiederci sottovoce se avevamo bisogno di una guida o di un tassista, ma è bastato un semplice "niet" per chiudere lì la faccenda.
Insomma, fuori dalla stazione ci sono decine di "tassisti" abusivi e neanche l'ombra di un vero taxi. Questa è un po' una scocciatura. Vabbè, ne scegliamo uno a caso fra quelli che almeno hanno una specie di simbolo giallo di plastica appoggiato sul tetto, ci mettiamo d'accordo per 10$ (sicuramente una fortuna, a Mosca) e lui ci porta dritti all'Ukraina Hotel. Una rapina, anche perché paghiamo in rubli e lui ci cambia a 40 rubli contro un dollaro. Scopriremo solo dopo che il cambio oscilla intorno ai 30 rubli. Vabbè, siamo appena arrivati e siamo troppo stanchi per metterci a discutere.
L'Ukraina Hotel è come da attese: in grande stile stalinista-sovietico, un grattacielo degli anni '50 di cemento che si affaccia proprio sulla Moscova, davanti alla Casa Bianca. E' una delle "sette sorelle", i grandi grattacieli voluti da Stalin che sono uno dei simboli della città. E' una via di mezzo fra un tre ed un quattro stelle russo, hall enorme, affreschi sul soffitto e stucchi alle pareti, ottone un po' dappertutto. Nessuno che ti si fili, come al solito. Per fortuna la prenotazione fatta via Internet da Milano, almeno quella, c'è.
Dalla nostra finestra al 17° piano si vede un angolino della Moscova e un'altra delle sette sorelle. I preparativi per il 9 maggio sono in fermento in tutta la città lungo le grandi prospettive. Noi, stanchi morti, cadiamo addormentati alle 11 del mattino, appena tocchiamo il letto.
Sveglia alle 13. E' una giornata stupenda, Mosca ci chiama. Anche se stanchi, vogliamo un primo assaggio della città. Finalmente una doccia ed un cambio di abiti. Alle 18 abbiamo l'appuntamento con quelli dell'agenzia Visit-M per il pagamento dell'hotel. Riusciamo anche a metterci in contatto con il tipo della G&R International, che si scusa per questa mattina e giura che verrà a consegnarci i biglietti per la Transiberiana direttamente all'hotel, questa sera alle 20.
Quindi usciamo in una ventosissima Mosca, freddina all'apparenza. Certo non è questo il clima di Minsk di ieri. Comunque c'è il sole.
Qualche fotografia alla Casa Bianca e poi, a piedi, percorriamo i tre chilometri che ci separano dal Cremlino. Quando ci appare all'improvviso un brivido mi corre lungo la schiena. Nonostante vent'anni di viaggi in giro per il mondo, questa è davvero una grande emozione.
Al Cremlino c'è molta confusione, militari, spettacolini. Si stanno terminando i preparativi per la festa della Vittoria di dopodomani. Facciamo a piedi tutto il giro delle mura. Adesso fa caldo e c'è una luce stupenda da tardo pomeriggio che fa scintillare le cupole d'oro delle cattedrali all'interno delle mura. Arriviamo in Piazza Rossa ed ecco San Basilio, che in parte è in restauro. Due campanili sono avvolti dalle impalcature.
San Basilio è stupenda, straordinaria. Comunque... Molto più piccola delle attese. Sia San Basilio, sia la Piazza Rossa, sono in fondo più piccole di come ce le aspettavamo, almeno rispetto alle immagini che normalmente si vedono in televisione. E' la prospettiva che inganna. Trovarsi qui con questa luce pomeridiana è davvero bellissimo. Qui il tramonto è lunghissimo, a Mosca, di questa stagione, il buio arriva verso le 22.
Dopo una prima raffica di fotografie, ci avviamo per il ritorno. Torneremo qui i prossimi giorni con più calma. E' tardi e dobbiamo andare ai nostri appuntamenti. Ci infiliamo nella metropolitana di Mosca che è, come previsto, monumentale, assai profonda e immensa. E un casino. Orientarsi non è banalissimo. Con l'aiuto di una signora riusciamo a fare il punto della situazione e ad infilare direzione e cambi di linea corretti. Biglietto 5 rubli.
L'Ukraina è lontano dalla metro e un'altra scarpinata ci porta infine verso le 19 all'hotel, con un'ora di ritardo. Comunque la tipa della Visit-M ci ha aspettato e pago così l'albergo con la Visa. Impossibile capire come funziona questo sistema delle agenzie russe. L'Ukraina sembra a questo punto essere pagato, ma questa qua non si è neanche fatta vedere alla reception dell'hotel ed è sparita così come è apparsa. Giusto il tempo di tirare fuori dalla sua valigetta la macchinetta per rilasciarmi lo scontrino della carta di credito e "puff", scomparsa... Speriamo che qui all'hotel in qualche modo sappiano che "ho pagato".
In compenso, alle 20 il tipo della G&R non si fa vedere e ci fa un nuovo pacco. Ritelefoniamo. Nuove scuse e nuovo appuntamento. Anche questi sono fantasmi senza volto. Gente che compra e vende servizi, ma che è contattabile solo attraverso numeri di cellulare e basta. Niente volti e forse nemmeno uffici... Russia!
Una" voce" ci telefona in camera alle 23 e ci comunica che i nostri biglietti sono pronti alla reception... E' vero. Il fantasma è passato e noi abbiamo i nostri biglietti per la Transiberiana!
Abbiamo infine anche quasi risolto il problema della registrazione del visto. La tipa della Visit-M ci ha detto in teoria il nostro visto dovrebbe essere già stato registrato dall'hotel. Tanya, la ragazza della sede moscovita di Arthur Andersen che ci ha fatto la lettera di invito grazie al contatto di Emanuela, contattata oggi al telefono ci ha comunque dato le coordinate per raggiungerla domani e farci registrare il passaporto.
Una cena "drab", davvero russa, cioè vuota e a menù fisso (insalata, pollo, un'arancia, due dolcetti ed una birra russa) al ristorante dell'Ukraina chiude la serata. A dire il vero è quasi una settimana che non facciamo un pasto vero. Iniziamo a sentirne gli effetti...
Questa mattina, con le gambe che ancora soffrono le maratone degli scorsi giorni, usciamo alle 12:00 e con la navetta gratuita dell'hotel ce ne andiamo in centro. E' una giornata stupenda, calda, senza una nuvola. La navetta ci lascia davanti al Cremlino, ma dobbiamo prima andare da Tatiana, la tipa dell'agenzia collegata ad Arthur Andersen che ci ha fatto avere le lettere di invito per i visti e presso la quale dobbiamo far registrare i passaporti, entro 72 ore dal nostro ingresso in Russia, come previsto dalla legge.
In realtà, la pratica si rivela di per sè superflua, perché Tatiana ci fa notare che sui nostri passaporti risultiamo già registrati dall'hotel Ukraina. In ogni caso, a scanso di equivoci, provvede anche lei.
La Piazza Rossa è oggi interamente transennata e chiusa alla gente perché stanno completando i preparativi per le manifestazioni di domani. Questo fatto, unito alla giornata stupenda, ci permette di scattare delle fotografie davvero eccezionali della Piazza Rossa completamente deserta con una luce fantastica.
Ci facciamo quindi un giro al GUM, che è più piccolo di quanto immaginavo. Più che La Rinascente, sembra una via di mezzo fra un nostro centro commerciale e i nuovi bazar che abbiamo visto negli Emirati Arabi. Merita comunque una visita. Prezzi europei e più o meno tutta la Mosca "bene" passa di qui.
Passiamo poi davanti al Bolscioi, alla Duma e ad altri palazzi famosi. Breve sosta per un panino ed una birra, e per far riposare le gambe ormai distrutte. Decidiamo di rimandare la visita all'interno del Cremlino perché sono già le due e mezza passate, ed il Cremlino chiude alle 16:30. Rimandiamo a venerdì (domani è chiuso). Proseguiamo quindi la nostra maratona sotto un sole davvero cocente (abbiamo il viso scottato!) fino alla Cattedrale del Cristo Redentore, una chiesa nuova ed imponente voluta dall'attuale sindaco, in perfetto stile ortodosso-zarista. Bella, grande, domina la Moscova e l'astrusa statua da 60 m. di Pietro il Grande costruita proprio in mezzo alla Moscova. C'è anche una discreta vista sui palazzi del Cremlino.
Di fronte alla cattedrale, il museo Pushkin, nel quale facciamo un giretto di un'ora. Vi si trovano esposte opere di Picasso, Matisse, Cezanne, Mirò, Rembrandt, Gaugin, Kandinsky, Renoir e qualche riproduzione di sculture neoclassiche. Da lì, metropolitana (iniziamo ad orientarci bene) per finire il pomeriggio sulla Kutozovsky, la "prospekt" davanti all'hotel Ukraina, guardandoci in giro e studiando un po' la nostra zona. Rientro in albergo alle 20:00 dopo un altro panino, con le gambe completamente a pezzi.
Per cena optiamo per uno dei cinque ristoranti che abbiamo scoperto esserci dentro all'immenso Ukraina. Riusciamo così, finalmente, a fare una cena vera e discreta, ma la paghiamo anche 1.200 rubli (circa 40$). Molto cara per Mosca. Comunque siamo abbondantemente in budget.
Il fatto è che con i nostri orari, e a causa della posizione non comodissima dell'Ukraina, la sera siamo un po' tagliati fuori. Di fatto, a Mosca non ci sono veri taxi, ma solo passaggi da taxi improvvisati, non sempre affidabilissimi per turisti carichi di dollari in contante come noi. La metropolitana è lontana e per arrivarci bisogna attraversare delle zone piuttosto buie e deserte, di notte. Purtroppo, in questi posti dove le carte di credito sono spesso inutilizzabili, siamo costretti a girare con un po' di dollari addosso. In più, farsi fregare i documenti quaggiù sarebbe davvero un casino. E lasciare la roba in albergo è affidabile tanto quanto portarsela in giro, o almeno questa è l'apparenza.
Insomma, a differenza di mille altri posti, qui non ci fidiamo troppo a muoverci la sera senza un taxi vero.
Note: abbiamo scoperto che qui in camera tutti gli oggetti, i mobili, ecc, hanno una targhetta con un numero. Inoltre, sia qui, sia in giro, tutti i pezzi di carta, di qualunque tipo siano (menù, brochure, ecc.) portano *almeno* un timbro e una firma. Qualunque operazione, tipo cambiare soldi o pagare qualunque cosa, comporta la produzione di tantissima carta e timbri. E' incredibile la burocrazia di questi posti, sfiora l'assurdo. Ad esempio, l'altro giorno a Minsk siamo entrati in un negozio di biglietti di auguri, una specie di cartoleria, dove la gente, invece che scegliersi il proprio biglietto e pagare, doveva ogni volta spiegare ad una svogliata commessa che tipo di biglietto desiderava. la commessa ne tirava fuori uno dai cassetti e lo mostrava al cliente di turno. Se non andava bene, provava con un altro, e così via, finché commessa e cliente non si trovavano d'accordo. Pazzesco. Ovviamente, dietro una coda demenziale.
Qui tante cose funzionano così. Burocrazia e procedure assurde, senso generale del business pari a zero. La gente appare spaesata, spesso incapace di darsi da fare per migliorare la qualità delle cose, anche laddove basterebbe davvero un minimo di iniziativa personale. E' come se tutti vivessero aspettando che accada qualcosa, o che qualcuno si occupi delle "cose". Quei pochi abbastanza svegli da approfittare della "libertà" improvvisa hanno per contro la possibilità di arricchirsi a velocità spaventosa, magari non sempre legalmente. Comunque si vede in giro un sacco di gente stipendiata per lavori assurdamente inutili, o per motivi "di sicurezza" (maddechè??), che fa aumentare i costi di qualunque attività in maniera spropositata. L'hotel Ukraina è pieno di gente così. Gente in divisa che sta tutto il giorno appoggiata alle colonne dell'hotel per fare uno zero totale. Nè si dà da fare per qualunque cosa. Controlla non si capisce cosa. Fuori, decine di improvvisati "tassisti" trascorrono l'intera giornata a dormire chiusi in macchina, ma se un turista esce dall'albergo e si pianta lì davanti con l'aria spaesata non ce n'è uno che si muova di un millimetro. Dovresti quasi pregarli per farti portare da qualche parte. Assurdo!
E poi, nessuno sorride, nessuno è gentile, nessuno sembra preoccuparsi di alcunché. Zero totale. Nessuno parla altro che russo, nè si sforza di provarci, nè esistono insegne scritte in qualunque altra cosa che non sia russo. E sto parlando di servizi per turisti in uno degli hotel più turistici di tutta Mosca. Davvero pazzesco.
Eppure Mosca è davvero bellissima. Non c'è che dire, è una delle città più belle del mondo, tranquillamente all'altezza di Parigi.
Giornata della Vittoria. Festività o meno, ci siamo svegliati a fatica alle 10 e siamo arrivati appena in tempo per la colazione, alle 11. Anche oggi è una giornata stupenda e ancora più calda di ieri. Il free shuttle non c'è perché è festa e così tentiamo l'avventura di un autobus. In teoria non sarebbe difficile, ma il problema è che oggi il centro è blindato per le parate e le manifestazioni, non si può accedere e l'autobus è costretto ad una deviazione. Scendiamo e di fatto ci ritroviamo al punto di partenza.
Tentiamo con la metro, ma anche sottoterra è un casino. Ne approfitto per qualche ripresa dello straordinario metro di Mosca. Alla fine, verso le 12:30 riusciamo ad uscire dalle parti del Bolscioi. L'area intorno al Cremlino è interamente transennata e presidiata da un vero e proprio esercito. Ci si può muovere solo sui viali che lo costeggiano, trasformati per l'occasione in isole pedonali. Alcune manifestazioni di reduci di guerra e nostalgici del comunismo colorano tutto il centro con le loro bandiere rosse e noi ci mescoliamo in mezzo a loro, incassando un eccezionale bottino fotografico. Ci sono del resto anche molti giornalisti, fotografi e cameramen insieme a noi. Armati, come siamo, di reflex con potenti zoom e telecamera, veniamo probabilmente scambiati per giornalisti e non c'è dubbio che a qualcuno diamo davvero l'impressione di esserlo. Qualunque tentativo di accesso al Cremlino, comunque, e/o alla Piazza Rossa è impossibile. Ma per chi diavolo le fanno queste parate e manifestazioni?? Questo è un po' seccante, vabbè.
Ci avviamo a piedi verso Ulitsa Arbat, la principale via pedonale di Mosca, grande arteria turistica popolata di artisti da strada, caffè all'aperto (finalmente!), Mc Donald's, ecc. Sosta di un'oretta per un piattino e una birra Baikal n° 3. Riprendiamo l'Arbat con l'intenzione di prendere la metro e andare a Gorky Park, ma veniamo sorpresi da un improvviso cambio di tempo. Il cielo diventa tutto nero e arrivano folate insostenibili di vento e polvere. Iniziano a cadere le prime gocce e ci incamminiamo rapidamente verso l'Ukraina, dove arriviamo alle 17. In camera, cadiamo addormentati per un paio d'ore.
Al risveglio, spesa al supermercato qua vicino e collegamento dall'Internet Point dell'Ukraina per verificare la posta (un salasso, 660 rubli per mezz'ora). Cena allo stesso ristorante di ieri verso le 22. L'altro ristorante dell'Ukraina aveva appena misteriosamente chiuso la cucina... Qualche fuoco d'artificio illumina la serata. Tutto sommato questa festa del 9 maggio non è stata un granché. O eravamo noi a non essere nei posti giusti?
Note: oggi spiacevole incontro in Arbat. Siamo stati fermati da un poliziotto russo, o uno della Milizia, insomma un tipo in divisa grigia che ci ha bloccati e ci ha "ordinato" di mostrargli i passaporti. C'è stato qualche secondo di tensione. Non avendo molte alternative, glieli abbiamo dovuti dare in mano, facendo molta attenzione a consegnargliene uno alla volta, separatamente. Lui ha controllato visti e registrazione, ce li ha ridati e se n'è andato senza battere ciglio. Tutto ok, ma ci ha lasciati... un po' così. Non ci è decisamente piaciuto.
L'Ukraina è frequentato da orribili gruppi di italiani in viaggio organizzato, che oltre ad occupare, sfortunatamente, tutti il nostro stesso piano, riescono a fare più casino e ad essere più trash delle compagnie bielorusse. Mi dispiace dover passare per "snob", ma davvero... Bah...!
Giornata come da programma, quasi interamente completato. Solito shuttle delle 12 per il centro e iniziamo con il cambio della guardia alla tomba del milite ignoto. Non è stato facile cercare di fare qualche fotografia decente con il casino di turisti che c'era. Fra l'altro, è evidente che i russi stanno approfittando di qualche ponte probabilmente dovuto alla Festa della Vittoria e la confusione in giro è da altissima stagione.
Tempo stupendo anche oggi, ma non caldissimo. Dopo aver lasciato più di un rullino al cambio della guardia (più un film, che una serie di fotografie...) attraversiamo gli Alexandrovsky Garden per dirigerci all'ingresso del Cremlino e finalmente entriamo. Biglietto: 200 rubli + 50 rubli per il permesso per fotografare + 350 rubli per l'armeria + 50 rubli per fotografare all'interno dell'armeria!
Al Cremlino trascorriamo circa tre ore, passando in rassegna tutte le cattedrali e l'armeria. E' davvero bello, stupendo da un punto di vista fotografico. La luce è perfetta come al solito. Peccato che ci sia un miliardo di persone. Non ci eravamo più abituati. Nell'ordine visitiamo: la cattedrale dell'Annunciazione, dell'Arcangelo, l'armeria, la cattedrale dell'Assunzione, la chiesa della Deposizione, la campana degli zar. Quindi, giro delle mura per quanto possibile. Gran parte dell'area interna, infatti, e dei palazzi del Cremlino è chiusa ai visitatori e c'è un occasionale sfrecciare di auto blu.
Usciti dal Cremlino, un hot dog al volo e facciamo un secondo giro al cambio della guardia alle 17, con luce migliore e meno gente. Quindi, corsa a San Basilio, che però chiudeva alle 16:30 e non riusciamo nuovamente ad entrare. Da lì, sempre a piedi, in una Piazza Rossa strapiena, ci dirigiamo verso Kitay Gorod, il quartiere della vecchia Mosca noto per le sue straordinarie e coloratissime chiese ortodosse e per i monasteri in stile russo con tetti spioventi in legno. Da citare la St. George's church e la church of the Trinity in Nikitniki.
Queste stupende e piccole chiese ortodosse sono tutte in fila sulla Ulitsa Varvarka, ma orrendamente soffocate dall'enorme blocco di cemento dell'hotel Rossiya, uno dei più grandi al mondo, e dall'agghiacciante cavalcavia che gli dà accesso. Pazzesco. Un angolo straordinario di storia, arte ed architettura fatto a pezzi dalle manie di grandezza sovietiche.
Verso le 18 riattraversiamo la Piazza Rossa e ci dirigiamo di nuovo agli Alexandrovsky garden per prendere la navetta delle 18:40 per l'Ukraina. Stasera fa freddino. Ad Alexandrovsky ci fermiamo una mezzoretta per una birra e per osservare la passeggiata pomeridiana. Si sta bene. Peccato tutta questa gente ed avere mancato l'entrata in San Basilio.
Cena nell'ennesimo ristorante (drab) dell'Ukraina: stasera è toccato all'Art Club.
Nota: cambiati 100$, no ricevuta, cambio a 31 rubli per dollaro.
Questa mattina partenza più blanda. Emanuela va a spedire le cartoline e ci muoviamo verso le 12:30. Nota: cambiati 100+100$ in hotel, cambio a 30 rubli.
Metro a Kievskaya, per andare al Novodevichy Convent. Oggi è stato un susseguirsi di metropolitane, autobus e maratonine a piedi. Il tempo è abbastanza bello, qualche nuvoletta qua e là, ma molto più freddo rispetto agli scorsi giorni, ci sono circa 12°. Comunque siamo incredibilmente abbronzati.
Il Novodevichy convent si trova nell zona sud ovest di Mosca e ci sono le tombe, fra gli altri, di Khrushchev, Checkhov, Eisenstein. E' molto bello e merita la visita. Da lì, prendiamo un autobus che risale la Prechistenka, poi andiamo a piedi alla chiesa di St. Nicholas of Weavers, che pare sia la più colorata di Mosca dopo San Basilio. In effetti, pur piccola, è molto bella e assai ricca dentro.
Da qui, sempre a piedi, si attraversa la Moscova per andare a Gorky Park. Emanuela si fa male a un piede e prende una brutta storta camminando, che la mette praticamente fuori combattimento. Arriviamo comunque a Gorky Park, c'è una qualche festa di pompieri. Ci fermiamo per una sosta quasi obbligata. Io mi faccio i soliti wursterl con la mia bottiglia di Baltika.
Verso le 16:30 ci muoviamo, ma dobbiamo rinunciare ad una visita approfondita di Gorky Park perché Emanuela non è in condizioni. Invece, riprendiamo la metro e andiamo a Tretyakovskaya per visitare la Tretyakov Gallery, una mazzata di 62 saloni di arte russa del '700 e icone che secondo la Lonely Planet valeva assolutamente la pena vedere. Ovviamente, la Tretyakov Gallery si rivela una boiata, ma ci costa una maratona di un'ora e perdere lo shuttle delle 18:40 in centro. Sono decisamente stanco e contrariato.
Di nuovo in metropolitana, cambiamo tre volte ed arriviamo in centro, a Biblioteka Imeni Lenina. Ormai ci muoviamo a nostro agio nella non banale metropolitana moscovita, abbiamo imparato a orientarci bene. La sua bellezza è peraltro sempre impressionante, così come la sua profondità (ci sono scale mobili che durano diversi minuti) e la sua efficienza.
Da Biblioteka Lenina altra minimaratona a piedi per raggiungere la prima fermata del 44 sulla Novy Arbat e quindi fino all'hotel in autobus, dove arriviamo verso le 19:30. Emanuela si fa visitare (!) dal medico dell'Ukraina, che le dà della tintura di iodio sulla storta (...??...!!!) e la fascia, male... Vabbè.
Cena all'Invino, come al solito. Comunque non è serata, siamo stanchi ed entrambi innervositi per via di questo guaio.
Note: i russi sono davvero glaciali e inefficienti. Tanto è bella Mosca, quanto scontrosi sembrano a volte i moscoviti. E poi è pazzesco come si vestono. Ce n'è davvero di tutti i colori, si vedono gli abbinamenti più assurdi, indipendentemente dalla stagione, dall'occasione, dal tempo. Tute Adidas sotto lo smoking, scarpe d'argento e paillettes con zeppa sotto al tailleur, e via così. Un campionario davvero astruso.
Ultima notte all'Ukraina, da domani sera inizia la grande avventura della Transiberiana. Oggi giornata abbastanza rilassante, ma comunque le nostre maratone alla fine ce le siamo fatte lo stesso. Il piede di Emanuela è vistosamente gonfiato, ma riesce a camminare. Mi preoccupa un po'. Lei dice che non le fa molto male e che sta molto meglio di quanto credesse. Mah...
Abbiamo preso la solita navetta delle 12:00 e siamo, finalmente, entrati a San Basilio. Tutto sommato San Basilio dentro non è un granché. Per qualche ignoto motivo la Piazza Rossa è transennata anche oggi, ma a differenza dei primi giorni, oggi le si può girare tutto intorno. Il tempo è stupendo anche oggi, e più caldo di ieri.
Da San Basilio attraversiamo a piedi il GUM e Kitay Gorod, per andare a Lubyanka a prendere la metro in direzione dell'Izmaylovsky Park, dove si trova il famoso mercato all'aperto. L'Izmaylovsky Park è nella zona nord est della città, piuttosto lontano dal centro. Qui si trova anche il mega complesso dell'hotel Izmaylovo, una delle alternative che avevamo trovato su Internet e che mi aveva anche proposto Rossana. E' una meta molto popolare per i turisti italiani. E' davvero mostruosamente grande, sono quattro grattacieli. Rispetto al nostro Ukraina ha lo svantaggio di essere molto più brutto e fuori mano (in fondo l'Ukraina è uno dei simboli di Mosca ed è proprio davanti alla Casa Bianca), ma ha l'indubbio vantaggio di essere proprio sopra alla metropolitana. D'altra parte, da quando abbiamo imparato a muoverci anche con l'autobus, non abbiamo più scarpinato per tornare in albergo la sera.
Il mercato dell'Izmaylovsky Park è di fatto diviso in due sezioni: una russa e una per turisti. In quella russa si trova un po' di tutto, ma soprattutto abbigliamento. Davvero interessanti sono le bancarelle che vendono pacchi di calze di nylon di infima qualità avvolte a panino.
Questo mercato è rifornito da camion che provengono da tutta la Russia, per non dire da tutte le repubbliche dell'ex-Unione Sovietica. Si vedono tantissime razze mescolate: caucasici, orientali, mongoli, genti dell'Asia Centrale, arabi. C'è una bella confusione. Emanuela compra un affare per scaldare i bicchieri d'acqua e fare il tè.
Il mercato turistico è oltremodo interessante e abbastanza grande. Qui pare che si trovino le più belle matrioske di tutta Mosca, ma anche souvenir di tutti i tipi, tappeti (ne abbiamo visti di iraniani, identici a quello che abbiamo comprato a Shargiah), pellame, chincaglieria, antiquariato (più o meno...). Sappiamo in partenza che non usciremo di qui senza la più bella matrioska di Mosca da esporre fra i nostri cimeli di viaggio in sala.
Dopo avere girato decine di bancarelle e aver fatto un po' di benchmarking, individuiamo quella che vogliamo. Un pezzo incredibile da 30 bamboline, un record. Interamente dipinta a mano, ogni bambolina è diversa da tutte le altre, la più esterna è alta circa venti centimetri, la più interna sarà circa 5 millimetri! La contrattazione è estenuante e decisamente più dura che nei Paesi arabi. I russi si rivelano glaciali anche in questo. Il prezzo di partenza è addirittura di 300$, una follia. A 180$ la battaglia sembra ormai a un punto morto. Non c'è verso di scendere ed è ancora tanto. A questo punto tentiamo la classica carta araba, e ce ne andiamo. Ma non funziona. Torniamo dopo una mezz'ora e provo l'ultima carta, cambio moneta: 5.000 rubli (circa 160$). Rilanciano a 6.000, poi scendono a 5.500, ma non mi muovo dai miei 5.000. Confabulano fra loro per un buon quarto d'ora, con la calcolatrice in mano e con i loro foglietti dove sono segnati i tassi di cambio, ed alla fine è ok, affare fatto.
Tutto sommato, per noi è un "buon prezzo", per un russo sono quattro stipendi mensili medi. Vabbè, prima follia dopo soli dieci giorni, ma direi che la trattativa è andata bene e abbiamo fatto un bell'acquisto. Domani dobbiamo trovare il modo di spedirla a casa.
Solita sequenza di metropolitane ed autobus, e verso le 17:30 siamo in albergo. Faccio giusto a tempo a vedere i risultati del gran premio. Il resto del pomeriggio lo trascorriamo a dormire. In serata abbiamo telefonato a casa, con la carta di credito dall'albergo: ci abbiamo lasciato 80$!! Merda.
Note: la misura della povertà a Mosca è data dalle vecchine con il velo che riempiono gli angoli della città e la metropolitana, chiedendo l'elemosina, o vendendosi pezzi di casa. I veri sconfitti del nuovo corso russo sono gli anziani, non hanno un rublo e nessuno si occupa di loro. I giovani hanno tempo, sono smaliziati e si adattano. Si inventano mille mestieri. Ma gli anziani non hanno più tempo e sono rassegnati. A Mosca, almeno.
Al mercato abbiamo fatto un altro acquisto. Una bambola per Emanuela. Si chiama Ludmilla, ed è la nostra nuova compagna di viaggio.
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