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Oggi giornata votata al riposo totale. Sveglia alle 9:00 (a causa del fuso orario), splendida colazione, finalmente ricca, totale, grande. Quindi di nuovo in camera a cazzeggiare. Piove, piove, piove a scrosci, a dirotto. Il monsone si sta dando parecchio da fare. Di maratone in giro per la città oggi proprio non se ne parla!
Ci guardiamo un film di fantascienza su Star Movies a letto , ci riaggiorniamo con la CNN, ci facciamo tutti i notiziari indiani per seguire la situazione fra India e Pakistan. Poi, verso le 13:30, con molta calma, ci muoviamo.
Il nostro hotel si trova in Durbar Marg, una via piuttosto "in" un po' fuori dal centro. Il nostro obiettivo odierno è di esplorarla e fare qualche commissione. In effetti non andiamo molto lontano. Ci infiliamo nella prima libreria che troviamo ed è la fine! Kathmandu è il regno delle librerie (e di chissà che altro!). Libri sull'Himalaya, sulla montagna, sugli 8.000, Everest in tutte le salse, carte e mappe di tutti i tipi, cartoline di tutto l'Himalaya montagna per montagna.
Ci bastano due librerie per uscire carichi di chili libri straordinari, roba da centinaia di euro in Italia. Qui, in totale, per una decina di libri fotografici "pesanti" da collezione, guide, fotografie, ecc, spendiamo circa 150$. Accettano pure qualunque carta di credito. Troviamo anche la LP della Karakoram Highway, edizione aggiornata, ma non quella del Pakistan. Il fatto è che, a quanto pare, né in India, né in Nepal è consentita l'importazione di libri e carte del Pakistan. Lo sospettavo. Un libraio gentilissimo, però, con un paio di telefonate, in una mezz'ora ci procura una guida del Pakistan nuova di zecca della Footprint. Non è una LP, ma ben venga. Fantastico!
Qui sono tutti di una gentilezza straordinaria, parlano tutti inglese, sembra di essere in paradiso. I prezzi sono ottimi per quasi tutto, il margine di trattativa è circa del 10%. Adesso dobbiamo trovare il modo di spedire tutto questo a casa, ci costerà una fortuna!
Risolta la pratica delle cartoline, tento quella delle lenti a contatto. Un tipo della reception dell'albergo ci porta da un ottico di sua fiducia. Saliamo al primo piano di un palazzo scalcinato, dove, praticamente all'aperto, si trova questa specie di laboratorio e studio ottico. Un dottore nepalese mi misura la vista, guarda al microscopio la mia lente residua, verifica i miei occhiali. La visita è decisamente approfondita. L'unica cosa che non funziona è la misura della curvatura dell'occhio, poiché la lampada dell'apparecchio è rotta. Devo tornare domani, ma pare che riuscirà a farmele. Incredibile!
Dopo sei settimane di Cina sembra incredibile trovarsi in un posto così. E, a proposito di Cina... Finiamo il pomeriggio in un internet point, dove finalmente riesco a guardare la posta dopo una settimana. Le mie newsletter ormai girano e girano. Un prof universitario, amico di un amico di Gianni, mi scrive attaccandomi duramente per i miei commenti sulla Cina, dandomi del bugiardo, del barbaro, dell'ignorante, ecc.
Questa cosa mi manda proprio in bestia! Quello è veramente un povero idiota. Perderò una giornata per rispondergli con calma.
Finiamo la serata nel ristorante indiano dell'albergo, caro. Vabbè, stiamo un po' scialando, ma ci voleva! Da domani si inizia a girare per questa città, che sono quasi certo ci sorprenderà, nonostante, a dire il vero, io non avessi grandi attese...
E invece non abbiamo girato un tubo. Da quando ci siamo svegliati, intorno alle 8:30, non ha mai smesso di piovere a dirotto, davvero un monsone pesantissimo, peggio di quello dello scorso anno in Vietnam e Cambogia, peggio della Thailandia. Piove in maniera impressionante, esagerata, pesantissima, allaga tutto. Praticamente impossibile uscire dall'albergo.
Inganniamo il tempo leggendo, guardando la tv. Telefoniamo a DHL, UPS e TNT per vedere chi costa meno (UPS) e prepariamo la roba da spedire a casa, questa volta una valigia intera. Telefono a Gianluca per avvertirlo che spediremo su le fotografie. Telefono ad Armando per farmi dare i valori della mia miopia per l'oculista. Insomma, sembra quasi una giornata di pioggia a Milano. Ma fuori ci sarebbe Kathmandu che ci aspetta! Niente, non smette...
Verso le 16:00 tentiamo una sortita, con addosso i k-way. Stiamo in giro venti minuti, camminando per le vie che portano in centro, verso Durbar Square. La città ci appare immediatamente straordinaria, a suo modo unica. Sembra un incrocio fra un nostro borgo di provincia, sparato indietro nel medioevo, e le città asiatiche alle quali siamo ormai abituati. Una miscela notevole e affascinante.
Ma piove, piove, piove in modo impressionante, e siamo fradici. Girando per i vicoli, fra la folla pigiata, tuc tuc, biciclette, l'unica cosa che ci salva sono gli scarponi di gore-tex. Per terra c'è un buon cinque centimetri di acqua e tutto il resto di noi è fradicio. Rassegnati, andiamo dall'ottico verso le 16:30.
Il dottore mi fa la sorpresa: lenti a contatto pronte!! Spesa... 33$!! Non riesco a crederci. La destra è perfetta, la sinistra un po' fuori curvatura, appena appena, ma per essere un lavoro artigianale, fatto ad occhio, è straordinario. Non so come ringraziarlo. Adesso ho anche qualche giorno per verificarle, se non dovessero andare bene posso tornare da lui. Sono comunque diverse dalle lenti alle quali sono abituato, un po' più dure, pur essendo, in teoria, dello stesso tipo. Concludiamo che forse è il materiale.
Poi, verso le 18:00, mi ritiro in un internet point a scrivere qualche e-mail e ci sto fin verso le 20:00, quando Emanuela passa a prendermi. Cena al ristorante dell'albergo, troppa acqua per andare in giro. Giornata completamente persa.
Gastroenterite acuta infettiva. Sono stato colpito abbastanza duramente...! Con ordine...
Anche oggi giornata piovosa. Dà solo un po' più di tregua di ieri, ma comunque fa acqua tutto il giorno. Sfiduciati ci incamminiamo verso le 12:00 in direzione di Thamel, il quartiere dello shopping e centro turistico per eccellenza. Kathmandu è molto diversa da come ce l'aspettavamo. Anche a Thamel, niente costruzioni moderne, viali, grattacieli o roba simile. Solo una infinita teoria di stradine e vicoli, negozi di tutti i generi, soprattutto agenzie di viaggio, negozi di attrezzattura sportiva per la montagna, librerie, stoffe e souvenir, ristorantini. Soprattutto le librerie sono stupende, per me è davvero un paradiso.
Ma piove, piove, piove. Poi, un sottilissimo raggio di sole. Decidiamo di provare ad andare a Durbar Square, la piazza centrale di Kathmandu. La città è piccola, si gira facilmente a piedi, anche questa è una sorpresa! Le strade che portano a Durbar Square sono anch'esse una teoria infinita di botteghe di tutti i generi, trafficate da moto, risciò, tuc tuc. Il cielo è tutto nero, pochissima luce, foto orrende.
Entriamo in un tempo hindù che meriterebbe qualche ripresa fatta bene, ma è tutto così grigio... Migliaia di piccioni, personaggi di un altro mondo...
Poi, Durbar Square. Facciamo giusto a tempo a metterci piede e a iniziare il giro, e ricomincia subito a piovere. Sono depresso, e in più non sto tanto bene. Sudo freddo, e non ce n'è motivo. Ci ritrasciniamo a Thamel, mangiamo una pizza. Sul giornale leggiamo delle inondazioni di questi giorni. Pare che sia la situazione peggiore da 30 anni e molte strade sono interrotte, comprese quelle verso l'India e Pokhara, le nostre destinazioni. Insomma, a quanto pare siamo bloccati qui...
Proviamo a fermarci ad un internet cafè, qui ne è pieno, ma la connessione è disastrosamente lenta e ce ne torniamo sconsolati in albergo verso le 19:30.
Io non sto bene. Vado in bagno e evacuo solo acqua. A partire dalle 20:00 inizia il vero tormento. Crampi fortissimi, continuo ad andare in bagno e la situazione è sempre peggiore. Verso l'una di notte sto malissimo, brividi, sudori freddi. Vomito l'anima e non riesco ad arrestare le scariche, inoltre i crampi ora sono dolorosissimi e continui. Decidiamo di chiamare un dottore.
Vengo visitato verso le 2 del mattino, il dottore è in gamba e, per fortuna, parla un inglese perfetto. Mi chiede da quanto tempo siamo in Nepal, da dove veniamo. Alla fine la diagnosi è, come detto, gastroenterite acuta, causata da batteri tipici della regione. Il dottore dice che, probabilmente, l'ho presa in Tibet e l'ho incubata in quota fino ad oggi. Mi prescrive una tonnellata di medicinali, antibiotici, antivomito, antidolorifici, reintegratori salini. Va anche a cercare una farmacia e mi compra i medicinali. Totale visita, 50$.
Verso le 3 del mattino i dolori si attenuano un po' e riesco ad addormentarmi. Temo che ci vorrà qualche giorno per riprendermi e, fra la gastroenterite e il monsone, temo che questa sosta a Kathmandu vada ad allungarsi ben oltre il previsto...
Giornata completamente persa, passata a letto fra una pillola rossa, una gialla, televisione e qualche libro. La botta di ieri è stata dura, e anche oggi ho avuto alcune scariche, anche se complessivamente, nel corso della giornata, la situazione è migliorata.
Paradossalmente, oggi è stata la giornata migliore da quando siamo a Kathmandu e non è piovuto praticamente per tutto il giorno, anche se il cielo è rimasto sempre tutto coperto.
Mi sono alzato solo a sera per andare a mangiare qualcosa nel ristorante dell'albergo. Una mezza ciotola di riso in bianco è stata sufficiente per averne abbastanza. Di fatto ci vorrà qualche giorno perché recuperi, dovremo fare un po' di riprogrammazione. Fra l'altro, questo giorni a Kathmandu abbiamo speso una montagna di soldi fra albergo e shopping!
Nella sfiga c'è andata bene che non sia successo in Tibet e che avessimo questo hotel. Almeno qui è quasi come essere a casa e certamente Kathmandu è il posto più civile che abbiamo visitato dalla nostra partenza da Milano.
Le mie condizioni migliorano rapidamente grazie ai pilloloni del dottore nepalese. Così, questa mattina mi sono alzato regolarmente, ancora non in perfetta forma, ma in piedi! Colazione, ed alle 11:00 usciamo per andare all'UPS a spedire un po' di roba a casa (souvenir, libri, vestiti di cui non abbiamo più bisogno) e i rullini a Gianluca. In totale abbiamo spedito quasi 20 kg di roba (!) e abbiamo speso 240$, una bella somma! Almeno adesso siamo più leggeri.
La giornata è discreta, finalmente non piove e si vede anche qualche raggio di sole e sprazzi di cielo azzurro. Ci prendiamo un taxi e ce ne andiamo a Patan, che confina con Kathmandu, dalla quale è separata solo da un fiume. Patan assomiglia peraltro molto a Kathmandu. Durbar Square (anche qui), la piazza centrale davanti al Palazzo Reale, è piena di templi hindù e di touts. Non c'è verso di riuscire a fare due passi senza che qualcuno ci si incolli addosso, tenti di venderci qualcosa, di farci da guida, o solamente di voler fare conversazione. Un milione di "no" non bastano a far arrendere nessuno di questi personaggi.
Oltre a Durbar Square, al Palazzo Reale ed al museo, visitiamo il Golden Temple, un tempio buddista assai particolare, dove circolano topi di fogna di notevoli dimensioni. E' molto differente da quelli visti in Tibet e in Mongolia, per certi versi più simile ad un tempio hindù.
Quindi, alcuni templi hindù: il Kumbershaw, pieno di induisti, dove di nuovo sembra di essere dentro ad un documentario; l'Uma Maeshwar, il Roda Krishna. Arriviamo fino allo stupa settentrionale, uno dei quattro grandi stupa che sono situati ai quattro punti cardinali di Patan.
Fa abbastanza caldo e vengo divorato dalle zanzare. Fra l'altro, mi beccano anche in faccia più volte, davvero fastidioso! Arrivare in questo clima dopo tre quasi tre mesi di climi freddi (escludendo Pechino e Xi'an) è davvero una rottura. Tutto sommato non sono così felice di essere in Nepal, anche perché questa è comunque una tappa di transito, non è un viaggio in Nepal, e monsone, zanzare, caldo e gastroenterite non sono un piacevole benvenuto.
Resta il fatto che è bello essere qui a Kathmandu dopo sei settimane di cinesi.
A Patan facciamo anche finalmente qualche foto decente, comunque niente di che. Luce orrenda, ogni tanto qualche goccia di pioggia. Tutto grigio. Alla fine, verso le 17:00, riprendiamo un taxi e ce ne torniamo a Kathmandu.
Finiamo il pomeriggio fra una libreria, a scambiare quattro chiacchiere con il ragazzo che ci lavora, e il solito internet cafè, a rispondere agli amici. Stasera sto bene e ceno, quasi regolare, al ristorante dell'albergo.
A conti fatti, comunque, almeno un giorno in più del previsto qua ci dobbiamo fermare. Le strade sono ancora bloccate, e comunque non abbiamo ancora deciso né dove andare (Pokhara o direttamente frontiera con l'India?), né come andarci. Non abbiamo voglia di prendere l'autobus locale, abbiamo il solito problema dei bagagli e poi vogliamo goderci il viaggio, e fermarci a fare fotografie dove vogliamo, ma l'agenzia del'albergo ci ha chiesto 150$ per Pokhara e oltre 200$ per la frontiera. E' una follia, abbiamo speso 30$ da Kodari fino a qui, e poi la LP dice che la spesa non dovrebbe superare i 40$ al giorno (1999), diciamo anche che siano 60$ oggi: quelle cifre sono esagerate, tanto varrebbe volare!
La nostra sosta a Kathmandu inizia ad allungarsi (e a diventare troppo costosa!). In teoria saremmo dovuti partire domani, in realtà non ci si muove da qui prima di lunedì 29, meteo permettendo naturalmente, e così Kathmandu diventa la città nella quale soggiorniamo più a lungo, che è paradossale, visto che è quella in cui spendiamo di più perché ci siamo presi un albergo top. Dovrebbe essere una tappa di transito e tutto sommato non c'è così tanto da vedere.
Questa cosa mi scoccia un po'. Ma tant'è non c'è nulla da fare. Dobbiamo ancora andare a Bakhtapur, l'altra città che insieme a Patan e a Kathmandu stessa forma di fatto la "Grande Kathmandu" da visitare. Dobbiamo ancora trovare l'auto, e domani è sabato, giornata di chiusura totale in Nepal. In più ci sono sempre le frane da considerare. Insomma, è un po' un casino.
Peraltro, siamo ormai decisi a proseguire sulla nostra rotta: Delhi, Islamabad, Kunjerab Pass. Qualche timore ce l'ho, inutile negarlo, non tanto per la situazione in Kashmir, che è così da oltre quarant'anni, quanto per la situazione nelle province del nord-ovest pakistano, fuori dal controllo governativo, filo talebane e anti-occidentali, che la Karakoram Highway attraversa fra Islamabad e il confine cinese.
E' vero che saremo scortati, ma è anche vero che dobbiamo passarci due notti. Se quella è la nostra via, non ci sono alternative. L'unica sarebbe volare da Delhi in Kazakhstan, ma per il momento la escludiamo.
Io sto decisamente meglio oggi. Gli antibiotici fanno effetto. La giornata è incredibilmente soleggiata, almeno in parte. Verso le 11:00 iniziamo un tour delle agenzie di viaggio di Durbar Marg e Thamel, alla ricerca della migliore offerta per la nostra macchina. Un'agenzia vicino allo Yak and Yeti hotel ci chiede 62$ per Pokhara e 95$ per la frontiera con l'India. E' in media il miglior prezzo che spuntiamo, anche se un'altra agenzia era scesa fino a 50$ per Pokhara, ma era più cara per il viaggio verso la frontiera. Per confronto, volare a Pokhara costa 69$ a testa.
Sta di fatto che noi non sappiamo ancora bene che fare. Abbiamo tutto domani per pensarci. Saltare Pokhara sarebbe comunque un peccato, ma perderemmo almeno altre due notti andandoci. E, tutto sommato, come già detto, questo non è un viaggio in Nepal. Ma tant'è siamo qui. Temo che si ripresenterà la stessa indecisione a Delhi, quando dovremo decidere che fare con il Taj Mahal.
Il fatto è che tutto non si riesce a fare, ma è anche vero che fino ad oggi non abbiamo saltato uno solo dei nostri obiettivi e non abbiamo perso neanche un giorno sulla tabella di marcia più ottimistica. Qui a Kathmandu perdiamo, praticamente, i primi due giorni dall'inizio del viaggio! Due giorni in tredici settimane, nulla! E allo stesso tempo vogliamo correre verso Kashgar...
Secondo me, la verità è che entrambi contiamo, o meglio, non abbiamo ancora perso tutte le speranze, di riuscire a fare tutto il giro via terra, fino in Italia, o almeno fino a Tehran... Mah, è comunque davvero dura...
Supponendo di riuscire a fare tutti i visti che ci mancano, i miei calcoli continuano a dirmi che non andiamo oltre il Turkmenistan, e pure di corsa. Continuo a pensare che voleremo a casa da Tashkent, anche se i conti veri si faranno solo dopo il tour dello Xinjiang e il deserto di Taklamakan.
Dopo il giro delle agenzie ce ne torniamo in Durbar Square, approfittando finalmente di un po' di sole. E caldo torrido, umidità quasi insopportabile. Facciamo qualche foto interessante, finalmente anche a qualche bel santone hindu. In certi punti, in Durbar Square c'è un odore che fa vomitare l'anima. In realtà Kathmandu non è più sporca di molte città tibetane, ma il fatto è che qui, fra il caldo, la spazzatura, escrementi di animali di tutti i tipi (vacche, piccioni, topi, scimmie...), la situazione in alcuni punti è davvero tremenda.
Visitiamo il palazzo reale e un noiosissimo museo di monarchi nepalesi. Quindi, sosta spuntino all'inizio di Freak Street, la mitica via degli anni '70. In realtà, Freak Street è identica più o meno a tutte le altre vie ed oggi il turismo "alternativo" si è spostato in gran parte a Thamel, che comunque è più bella.
Da Freak Street andiamo verso New Road, la "Montenapo" di Kathmandu. Approfittiamo della pioggia, che inevitabilmente inizia a cadere, per visitare una specie di mall, l'unico che possa definirsi tale che abbiamo visto in città. Quindi, la pioggia diventa come al solito un torrente in piena e ci infiliamo in un taxi per raggiungere l'albergo, verso le 16:00.
Con i taxi di Kathmandu è sempre la solita storia. Tu sali e loro sparano una cifra. Tu fai finta di non capire, indichi il tassametro e loro lo attivano senza battere ciglio. Il rapporto è sempre lo stesso: tassametro batte prima offerta al 50%.
Aspettiamo un'oretta in albergo che spiova, io mi leggo il solito libro di Tenzing sulla conquista dell'Everest, Emanuela continua a lavorare a maglia per finire la copertina di Bau, il cagnolino di velluto lilla che è la mascotte del nostro viaggio. Lana fucsia comprata a Lhasa per la copertina di Bau.
Verso le 18:00 usciamo a chiudere la giornata, come di consueto, in un Internet Cafè. Ormai utilizziamo sempre quello davanti all'hotel, 50 rupie all'ora. In giro comunque se ne trovano anche a 20 rupie.
Cena in un bel ristorante di Durbar Square, 440 rupie, un terzo rispetto all'hotel.
Blues a Kathmandu (dal vivo). Quello che abbiamo ascoltato stasera a cena. Facciamo e rifacciamo i calcoli, ma, come ho sempre sospettato, i risultati ci danno perdenti. Non ci si fa a tornare a casa via terra. I nostri giorni, a questo ritmo, continuano a finire in Uzbekistan e anche accelerando non andremmo molto più lontano.
La verità è che a noi servirebbe almeno un mese in più, anche solo tre settimane, e questo senza contare che dobbiamo ancora fare il visto kazako, quello uzbeko e che, nel caso, dovremmo fare i ben più difficili visti turkmeno ed iraniano, che sono degli ossi duri e richiedono tempo. E pensare che la strada sarebbe tracciata senza problemi dopo il Turkmenistan. Abbiamo verificato i tempi di percorrenza. Dalla frontiera iraniana a Tehran potremmo farcela comodamente in una giornata. Da lì a Milano, via Tabriz, Istanbul, Sofia, Bucarest, Budapest, Vienna, basterebbero pochi giorni, una settimana tirando. Vedremo. Intanto dovremo iniziare a preoccuparci dei visti necessari.
Oggi un'altra giornata più o meno soleggiata, meno di ieri in ogni caso.. Ci alziamo a fatica alle 9:30. Da quando siamo "scesi" a Kathmandu e siamo arrivati in clima monsonico, ci trasciniamo una pressione bassissima, siamo fiacchi e anche piuttosto demotivati. Decisamente, l'Everest è stato un giro di boa, ci mancano un po' dei "grandi obiettivi" davanti e non c'è niente da fare, è ovvio che il Pakistan preoccupa entrambi.
Kashgar... Kashgar... Da lì ricominceremo davvero a fare calcoli e progetti, ma la strada è ancora lunga, almeno tre settimane. Tutto sommato sulla carta è strano: abbiamo fatto quasi ventimila chilometri in meno di tre mesi e apparentemente non riusciamo a farne la metà nello stesso tempo. Ma il fatto è che si sono accorciate le tappe. Sono più ravvicinate ora, ed ogni spostamento richiede una giornata, senza contare che davanti abbiamo solo grandi città, che richiedono qualche giorno per essere visitate.
Insomma, il tempo passa, la prossima settimana compiamo tre mesi di viaggio e sì, abbiamo doppiato ormai la metà!
Ci trasciniamo letteralmente fuori dall'albergo, un po' a forza, verso le 13:00. Prendiamo un taxi e ci facciamo portare a Bhaktapur. Oggi è sabato e in Nepal è tutto chiuso, giorno festivo. Se possibile, fa ancora più caldo di ieri. Non è un caldo esagerato a dire il vero, ma è umido, appiccicaticcio, pesante. Certo, era molto peggio lo scorso anno in Cambogia, ma questo dà più fastidio. O forse siamo noi, mah...
Forse è quest'aria dolciastra dappertutto.
Bhaktapur è a circa 15 km da Kathmandu e ci arriviamo verso le 13:30. E' la città più medievale della valle. Il biglietto di ingresso al centro storico costa uno sproposito, 750 rupie!! Per confronto, il taxi per venire fin qui da Kathmandu ne costa 200.
Iniziamo stancamente la solita maratona. Bhaktapur è piccola, senza traffico, tranquilla. Si gira molto bene. Ci sono anche meno touts del solito. Facciamo un bel po' di foto, anche se la luce è brutta come al solito, scura o lattiginosa. Per il resto la città non è molto differente da Patan o Kathmandu. C'è la solita Durbar Square, i soliti templi hindu, le solite bancarelle e negozietti. Tant'è, non riusciamo ad appassionarci a tutto ciò fino in fondo, anche se comunque Bhaktapur è la più carina delle tre città. Francamente, a me questi sembrano posti con poca atmosfera, giusto adatti ai nostalgici degli anni '70, che qua abbondano (ma non troppo). Credo che il "mio" Nepal sarebbero molto più le montagne, ma non è stagione, non abbiamo tempo, e poi sento il Tibet molto più "adatto" a me. E' più selvaggio.
Un'altra osservazione: gli occidentali, e in generale i turisti, sono molti meno di quelli che ci aspettavamo. E' vero che non è stagione, ma ciò nonostante è piena estate e qui, in fondo, ci sono davvero quattro gatti. Credo che la paura dei terroristi maoisti tenga lontana molta gente, ma dall'aria che si respira qui direi che è una paura del tutto immotivata: qui è al massimo come andare in vacanza nei paesi baschi, tanto per dire.
I giornali parlano molto dei ribelli maoisti, ma a giudicare dai toni utilizzati la situazione sembra molto più sfruttata in termini propagandistici che un vero e proprio stato di assedio al Paese come viene descritta. Mah...
Verso le 17:00 riprendiamo un taxi e ce ne torniamo a Kathmandum, giusto con le prime gocce di pioggia. Stranamente il mio Internet Cafè è aperto e ne approfitto per andare avanti con la mia newsletter sul Tibet.
Ceniamo nello stesso posto di ieri sera e, come detto, c'è un gruppo che suona dal vivo. Serata molto piacevole.
Giornata del tutto vuota. Ci alziamo tardissimo, tempo grigio. Io continuo a non stare bene, mi sta ora prendendo l'influenza. Sono sempre molto debole, da quando siamo arrivati a Kathmandu qualcosa continua a non funzionare. Credo che sia anche stanchezza, tutto sommato sono stati tre mesi molto pieni e adesso che la motivazione è un po' in calo può darsi che le difese si abbassino.
Verso le 15:00 andiamo a prenotare la macchina per domani. Decidiamo di andare a Pokhara (strada permettendo, oggi era aperta), quindi per il momento non deviamo dalla nostra rotta programmata. Facendo là un paio di notti, dovremmo essere a Delhi per il 2 agosto, con un solo giorno di ritardo sulla mia migliore previsione, facilmente recuperabile, volendo.
Spendiamo 65$ per l'auto, un bel van nuovo di zecca, con autista, come al solito.
Quindi, intero pomeriggio trascorso a scrivere la nuova newsletter sul Tibet, "lavoro" che mi porta via quattro ore. Serata al ristorante dell'hotel, sono troppo "stanco" per uscire. Mah, questi giorni sono decisamente un po' giù di forma.
Finalmente si parte. E' una giornata molto calda, afosa e soleggiata in parte. Io non sto bene come al solito, il raffreddore mi ha ormai preso in pieno. Sono tutto rintronato, debole e fiacco, ma ce ne andiamo da Kathmandu e sono contento, alla fine questa città mi ha dato più noia che emozioni. Ed ora, a ripensarci, non è che in effetti mi aspettassi molto da Kathmandu. Certo, per i libri è stupenda!
Partenza alle 9:00 per Pokhara, seconda città del Nepal, probabilmente prima da un punto di vista strettamente turistico, ai piedi del massiccio dell'Annapurna e del Dhaulagiri, altri 8000 che temo non vedremo affatto, visto come va qui il monsone.
Il viaggio dura quasi sette ore per 200 km. Il nostro autista, una volta tanto, guida piano e normalmente. La strada è un susseguirsi continuo di frane e smottamenti, siamo spesso in coda per passare. In certi punti sono venute giù montagne intere, fa davvero impressione. Il panorama è comunque stupendo, giungla, immense fioriture, montagne coltivate a terrazze che sembrano dei quadri astratti, contadini, villaggi, fiumi e rapide. Fra l'altro, la strada sarebbe tutta asfaltata e larga, bella, se non fosse per le frane. Questa è infatti la via principale di collegamento attraverso il Nepal. Io, comunque, ne domo una buona parte.
Ho trascorso la notte completamente in bianco. ho di nuovo avuto attacchi forti di dissenteria e oggi sono proprio uno straccio. Inoltre, questo caldo e questa afa mi stordiscono.
Arriviamo a Pokhara verso le 16:00. Pokhara si presenta molto sparsa, ma molto più "villaggio" di Kathmandu. Veniamo ad alloggiare nella zona del lago, Lakeside Pokhara, a qualche chilometro dal centro. E' una zona carina, turistica, con molti alberghi, ristoranti, negozi, proprio sulle rive del lago sul quale si specchia l'Annapurna. Ma ovviamente, oggi, di montagne non se ne vede l'ombra. In alto e sull'orizzonte è tuto nero, anche se il tempo in generale regge e non piove, anzi, ogni tanto c'è il sole.
La camera, grande, con terrazzo e vista lago, ci costa 30$ colazione inclusa. Non male. Appena arrivati crollo a dormire, sono proprio a pezzi.
Verso le 18:30 usciamo a farci un lassi (che nel frattempo abbiamo scoperto essere una specialità indiana). Poi ad un internet cafè (qui ne è pieno) per monitorare la situazione del Pakistan. Sembra che la mia newsletter n° 3 abbia avuto un bel successo. Cena svogliata, non sto bene.
Qui siamo ad 840 m, praticamente in mezzo alla giungla, ed è un concerto di bestiacce (ce n'è una notevole concentrazione). Per la prima volta dalla partenza, ci ricopriamo di Autan!
E piove, piove, piove. Stanotte ha piovuto forte e stamattina piove ancora. Eccheppalle!!! Sveglia tardi, colazione intorno alle 11:00. Poi ci infiliamo in un'agenzia qua davanti e prenotiamo una macchina per domani, per raggiungere la frontiera con l'India. Paghiamo 4.500 rupie, 60$, molto meno di quanto chiesto a Kathmandu. Quindi ci facciamo una passeggiata qua a Lakeside.
La giornata migliora e viene fuori il sole, ma il gruppo dell'Annapurna è sempre coperto, non si vede proprio niente di niente, neanche un angolino. Lakeside è molto carina, ancorché quasi del tutto occidentalizzata. Decisamente è un posto superturistico, pieno di negozi di materiale alpinistico, pub, alberghi, ristoranti, librerie, negozi di souvenir e internet point (cari) a iosa. Ma è tranquillo, e siamo davvero quattro gatti. Io ne approfitto per comprare un paio di pantaloni fake-North Face e li pago... 700 rupie, circa 9$! Fantastico! Quindi ci facciamo un giretto sulla riva del lago e sembra di essere sul Lago di Como. Di montagne neanche l'ombra!
Oggi fa un caldo pazzesco, siamo abbondantemente sopra i 30° e il tasso di umidità è esagerato, mi sembra di essere di nuovo nella giungla indocinese, sudo come una fontana anche stando immobile e non c'è un filo d'aria.
Ci infiliamo in un taxi e ci facciamo portare in centro a Pokhara, zona bazar, distante qualche chilometro. Pokhara è una città sparsissima. Quindi, una lunghissima maratona attraverso tutta la città ci riporta in un paio d'ore a Lakeside, dove arriviamo verso le 15:00 completamente liquefatti. Sosta lassi, come al solito. Poi, solito internet cafè.
Pokhara non offre molto altro, qui si viene per fare trekking, e in questa stagione è impossibile. E fare altre "vasche" è impossibile per via del caldo.
Mi hanno scritto Franca, Bruno, Danilo, Gianni, Daniela, Mario Mantovani, Gianluca. Le nostre newsletter hanno sempre molto seguito. Soprattutto, mi ha risposto il Caravan Café da Kashgar, con una lettera molto lunga e dettagliata relativamente alla sicurezza sulla Karakoram Highway.
In poche parole, dicono che è passata altra gente, che non hanno trovato problemi, che la situazione è abbastanza sicura e comunque di usare le solite precauzioni. Sono stati davvero gentili. Insomma, per il momento proseguiamo. Scriverò anche all'ambasciatore a Islamabad prima di entrare.
Cena in un pub qua davanti, ottimi spaghetti aglio e olio. E ricomincia a piovere. Anche qui blues. In Nepal va moltissimo, non c'è che dire. Prima di andare a letto, caccia grossa. C'è anche un geko, stasera è abbastanza abitata, nonostante le zanzariere.
Ed infine siamo giunti in pianura! Ci troviamo a circa 5 km dalla frontiera indiana, stanotte pernotteremo ancora in Nepal, attraversiamo domani mattina. Insomma, dopo tre mesi, l'India davanti a noi...
La scorsa notte ha diluviato in modo impressionante e stamattina il tempo era ancora pessimo. Il mio raffreddore continua ad essere stazionario, sono tutto intasato, è una tortura. Partiamo alle 10:00 per Bhairawa, un villaggio che si trova, come detto, proprio alla frontiera con l'India. Le frane hanno bloccato la strada principale (per fortuna, altrimenti avremmo dovuto ripercorrere indietro verso Kathamandu quasi 90 km!). Così, invece, dobbiamo prendere una strada secondaria attraverso le montagne e la regione del Terai.
La strada è tortuosissima e il nostro autista non conosce l'uso del cambio, oltre a guidare in modo folle. Emanuela vomita a metà strada! A parte questo, è una strada assolutamente stupenda, in un'area abbastanza remota. Solo giungla fittissima, montagne interamente ricoperte di vegetazione, villaggi isolati, spesso con case d'argilla e tetto di paglia. Stupendo.
Purtroppo, non facciamo praticamente fotografie, perché l'autista guida così veloce che è praticamente inutile provarci, e se dovessimo fermarlo ogni volta che vogliamo non arriveremmo più.
La strada, come al solito, è un continuo susseguirsi di frane e smottamenti. Ne aggiriamo decine. Man mano che procediamo, la giungla diventa una vera e propria foresta pluviale altissima e intricatissima. La strada peraltro è bella e asfaltata. La tempertaura inizia a salire vertiginosamente e il cielo migliora a vista d'occhio più ci avviciniamo alla pianura. Peggiora il mio raffreddore!
Infine, verso le 15:00, usciamo definitivamente dalle montagne e, dopo settimane e settimane, siamo nuovamente in pianura. Vera pianura, piattissima, infinita, davanti a noi. L'India.
La temperatura è MOSTRUOSA, sicuramente sui 40°, con un tasso di umidità da incubo. Siamo fradici e non si respira. Arriviamo a Bhairawa alle 16:00, ma prima andiamo direttamente a Sunauli, il villaggio di frontiera 5 km più avanti, a prenotare la macchina che domani ci porterà a Gorakhpur, 28$, niente male. Autista come al solito, il viaggio dura 3 ore.
Quindi, troviamo questo albergo a Bhairawa, dove ci chiedono 25$ a notte. E' un albergo nuovo, anonimo, ma pulito e con aria condizionata. La stanza è bella.
Bhairawa è un postaccio polveroso e bollente, due strade, mucche a decine in mezzo alla strada, risciò, sembra decisamente di essere già in India. Il calore in giro è insopportabile, la polvere e la sporcizia completano il quadro. E' il solito posto di frontiera, insomma.
E così stiamo per abbandonare il Nepal, abbastanza frettolosamente, ma era previsto. Anche oggi, del resto, di montagne nemmeno l'ombra, tutto coperto in alto. Non è proprio stagione.
Tutto sommato il Nepal ha l'aria di essere un Paese davvero piacevole, da visitare con calma. I servizi sono ottimi, i prezzi eccezionali, la gente ospitale, e costa poco! Chissà, prima o poi...
E, a proposito, il nostro autista ci ha confermato che c'è stato un crollo nelle visite dei turisti, dovuto alla guerriglia maoista. Anche lui, peraltro, ci ha confermato che è una cosa che riguarda solo il governo e che i turisti non ne vengono minimamente coinvolti. Oggi il Terai che abbiamo attraversato era completamente militarizzato in certi posti! E anche qui è pieno di soldati...
L'impatto, nonostante fossimo preparati, e nonostante la nostra ormai lunga carriera di viaggiatori, è stato come da letteratura... India! Paese n° 65. Sì, siamo in India. Forse, dopo tanti anni di viaggi, questo è davvero il Paese che più mancava al mio curriculum. In realtà sarà anche quello che vedremo meno, ma sappiamo già che dovremo tornarci altre volte, e per il momento prendiamo le misure...
Stamattina sveglia all'alba, 6:15. Vogliamo attraversare la frontiera presto, dobbiamo arrivare a Gorakhpur in tempo per prendere un treno per Delhi. La sveglia è micidiale, siamo stantchi, io continuo ad essere raffreddato ed ora sono anche tormentato da due punture che uno strano insetto mi ha fatto ieri sera, una delle quali mi ha gonfiato la mano destra come un melone. Il Polaramin che ho messo ieri sera non ha fatto un granché.
Appena usciamo dalla stanza veniamo letteralmente investiti da una secchiata di aria liquida e bollente, terribile, ci sono già sicuramente ben più di 30° e sono solo le 6:45!
Vengono a prenderci con tre quarti d'ora di ritardo sul previsto, e a noi girano un po'...! Tre tipi ci caricano su un minivan senza dire una parola. Qui, a dire il vero, quasi nessuno dice una parola. Sono tutti piuttosto inquietanti. Riusciamo solo a capire che questi ci portano solo fino alla frontiera, poi dobbiamo cambiare.
A velocità folle percorriamo i 5 km che ci separano da Sunauli. La frontiera nepalese passa in un batter d'occhio, fra sorrisi e chiacchiere, in un ufficio accaldato e polveroso. Poi, un centinaio di metri in risciò, e siamo davanti ad una baracca con due tavoli di legno, sulla strada. Frontiera indiana, e qui inizia la nostra India.
Gli ufficiali di frontiera sono dei personaggi in camicia a quadri aperta sul petto e baffi, sudati quasi quanto noi. Anche loro praticamente non parlano. Chiedono "da dove veniamo", il che è ridicolo: da dove diavolo pensano che arriviamo??
Sunauli è un vero posto di frontiera: una strada polverosa, dritta e bollente in mezzo alla pianura, alle spalle Nepal, davanti India. Baracche polverose, file infinite di camion. Risciò. Taxi in attesa. Money changer che si avvicinano. Cambiamo anche noi, le nostre ultime rupie nepalesi e 200$. E finiscono nelle nostre tasche le prime rupie indiane. Il cambio è di circa 48 rupie per dollaro.
Quindi, veniamo "imbarcati" su una sorta di jeep da altri tre tipi che a loro volta non dicono una parola. Uno ha uno strano turbante nero a bernoccolo. Sorride in modo preoccupante. Questa gente è davvero strana. E' molto diversa dai nepalesi, che sono generalmente amichevoli e sorridenti. Questi non parlano, non ridono, e se lo fanno è inquietante, e in generale hanno un modo di guardare davvero strano, quasi di sotterfugio. Non rispondono alle domande. L'impatto, non c'è che dire, è romanzesco.
Chiedo all'autista di guidare piano, ma è inutile. Fa i 93 km dalla frontiera a Gorakhpur a rotta di collo, guidando come un pazzo. Non so com'è, non ammazziamo nessuno, né ci ammazziamo noi. In compenso, tiriamo su altre tre persone!! Siamo quindi dentro in otto, quattro davanti, noi due dietro (ci siamo ben guardati dal fare spazio, in teoria abbiamo pagato per una macchina "privata"!) e due "più dietro", fra i bagagli...
La strada ci porta davvero dentro l'India, fra campi coltivati, donne coloratissime, mucche, villaggi polverosi e tantissime scimmie, scimmie da tutte le parti!
Arriviamo a Gorakhpur alle 10:30. Fa un caldo semplicemente mostruoso, siamo completamente fradici e liquefatti. Come previsto, veniamo scaricati alla stazione e "scaricati" è il termine esatto. Neanche una parola, un saluto, niente.
La stazione di Gorakhpur è esattamente come ci si può aspettare una stazione indiana di provincia: il caos. Gente di tutti i tipi, colori, razza, religione e stato di salute, ammassata per terra. Caldo da stare male. Ressa ai ticket counter. Tutto scritto in sanscrito.
Qui in mezzo stiamo noi, con i nostri 6 bagagli, qualche bottiglia d'acqua, fradici di sudore e un po' depressi. C'è da darsi da fare. Dobbiamo fare il biglietto per Delhi, e possibilmente sul treno più rapido, nuovo e con i posti migliori. L'India è leggendaria per i suoi temibili viaggi in treno in seconda classe e senza prenotazione, e ci basta guardarci in giro per capire che le leggende hanno tutta l'aria di essere vere!
Così, come già in Cina, mi lancio all'attacco. Prima consulto l'"orario". Dal tabellone riesco a capire che la Lonely Planet fa bingo e il treno che suggerisce esiste ancora, l'espresso 2553 delle 17:15, il più veloce e con tutte le classi. Annoto tutto sul mio taccuino, aggiungo "1st class air-con". Poi cerco se c'è uno sportello per gli stranieri. Mi dicono di provare al 111. Mi faccio largo a gomitate (qui si fa così, si impara subito) davanti allo sportello 111 e allungo il mio taccuino. L'impiegato mi fa cenno di sì, ma devo prima compilare il form di richiesta della prenotazione. Altro sportello, e mi procuro anche questo.
Ritorno al 111. Mi arriva il biglietto, ma costa solo 600 rupie ed è chiaro che non può essere quello che ho chiesto. Faccio una verifica con due personaggi lì attorno e ritorno al 111. Mi ha dato due posti in sleeper di II classe senza aria condizionata. Da capo. Questa volta il conto è di quasi 2.600 rupie, ci siamo. Posti in 2-tier sleeper air-con. E' un po' meno della prima classe, che su questo treno sembra non esserci.
Gli sleeper air-con si dividono in 2-tier e 3-tier, un po' come gli hard sleeper ed i soft sleeper cinesi. Sembra, almeno... Noi abbiamo appunto preso un 2-tier. Mah...
Ci trasferiamo quindi sulle banchine. E' mezzogiorno e non c'è altro da fare che aspettare. Aspettare, aspettare. Il treno è alle 17:15. Bivacchiamo al binario, sudati fradici, non si respira e non si smette, letteralmente, di infradiciarsi. Intorno a noi il caos. Gente ammassata, relitti umani, bambini laceri e sporchi, mendicanti di tutte le nature, santoni, mistici, arancioni, gente apparentemente "normale", mucche che rovistano fra i rifiuti, cani rognosi e pulciosi. Contiamo solo altri quattro bianchi in tutto il pomeriggio e sono messi quasi peggio della gente intorno (ma noi, come siamo messi???).
Io faccio fuori pacchetti interi di fazzoletti di carta, non so nemmeno più se per soffiarmi il naso o per asciugarmi, o le due cose insieme. Sono sfatto e sono in un lago totale di sudore, sporco e polvere.
Vediamo anche i "treni". L'inferno dantesco non rende l'idea. Sono delle scatole di metallo rovente, con finestrini minuscoli chiusi da inferriate!! Completamente blindati, sembrano dei carri merci, o postali. Angosciante!! La seconda classe normale fa paura!! Dentro, la gente è pigiata in modo mostruoso, tutti ammassati uno sull'altro, ci saranno 100 gradi e la folla è tale che molti viaggiano letteralmente appesi fuori dalle porte dei vagoni, che non vengono chiuse. Per il resto, sembra di assistere alla deportazione degli ebrei da parte dei nazisti. Agghiacciante e apocalittico, da brividi.
La sleeper class normale, non air-con, si distingue dalla seconda solo perché i posti sdraiati sono prenotati. Per il resto, stesse inferriate, stesso calore, stessa marmellata.
Non so come sia il 3-tier air-con. Il nostro 2-tier in realtà è tale e quale ad un hard sleeper cinese. E questo è il massimo del lusso. Solo che qui è completamente blindato. Meglio non pensarci. I finestrini sono piccoli, sigillati e scuriti. Quindi il vagone è pure buio! Ma almeno è fresco e "vuoto", nel senso che è pieno solo della gente con la prenotazione. Brande e tendine, nessun divisorio.
Saliamo dunque su questo treno, puntuali, alle 17:00. Dovremmo arrivare a Delhi alle 6:30 di domani mattina, non sappiamo altro. Qui non attacca bottone nessuno, nessuno parla. Solo un tipo che sembra il capotreno si informa su come stiamo.
Alle 19:30 ci portano la cena: non male, riso, pollo, patate, minestra di verdure. Piccante. Non c'è che dire, questo treno ci fa sentire in India almeno tanto quanto la Transiberiana ci faceva sentire in Russia! Per fortuna sembra davvero rapido.
E comunque, siamo di nuovo in treno. Dopo oltre un mese... In teoria, da qui potremmo arrivare in treno fino a casa! Tre mesi sono anche finiti. E tre mesi tondi ci hanno anche portato fino a Delhi. Così come due ci avevano portato fino a Lhasa... Già, un mese fa entravamo a Lhasa... Mi sembra ieri...
Un altro schifo di hotel, ma centrale (ammesso che a Delhi qualcosa si possa definire "centrale") e costa solo qualcosa intorno ai 55$ per notte, colazione esclusa. In teoria questo hotel è un qualcosa che va fra il mid-range e il top-end, ma la verità è che fa schifo, è drab, un casermone di cemento grigio squallidissimo. Fuori sembra una casa popolare, dentro è come uno squallido ospedale del terzo mondo.
E' questa Nuova Delhi? Brevi blackout in continuazione, tale e quale al Nepal.
Benvenuti dunque a Delhi, India. Noi ci arriviamo in una liquida alba di inizio agosto, in perfetto orario, alle 6:30. Tutto sommato, sul treno ho perfino "dormito"! Troppa stanchezza... Praticamente il treno arriva in stazione che io devo ancora uscire dal mio buco di "letto".
Com'è la stazione centrale di New Delhi? Un cesso di posto, sporco, squallido, caldo. Con una fila di binari allineati, no pensiline, niente altro si direbbe. Non è che l'abbiamo girata, magari siamo usciti sul retro. Sta di fatto che quella che abbiamo visto non è certo ciò che ti aspetti dalla stazione centrale della parte "nuova" della capitale di uno degli stati più grandi del mondo. India...?! Beh, almeno qui, apparentemente, non ci sono mucche.
Le condizioni in cui arriviamo sono indescrivibili. Sporchi da pietà, io ho la barba di una settimana, sudore incrostato (e fa già un caldo da paura alle sei del mattino), assonnati. Inizia subito la lotta con i touts. L'India è davvero il regno assoluto dei touts. Siamo abbastanza preparati ed allenati ormai, non male arrivare a Delhi in questo modo.
Circondati da decine di "tassisti" che ci seguono dal momento in cui scendiamo dal treno, ignoriamo tutti finché ad uno diciamo sottovoce, e senza neanche guardarlo, "ok". Solo perché dice di essere disposto ad usare il tassametro. Falso. 0-1. Appena gli diciamo l'hotel, lui risponde che va bene, poi, come da manuale, parte il "reservation scam", e ci dice che a questo hotel non si può andare senza prenotazione. Gli diciamo che abbiamo già prenotato. Ci dice che la prenotazione deve essere riconfermata e che è necessario prima passare da un'agenzia. Gli diciamo che non ce ne frega niente. Insiste. Gli diciamo che se non ci porta diretti scendiamo dal taxi. Fa l'offeso, lascia la guida ad un "collega" e se ne va! 1-1.
Sembra incredibile, uno a queste cose non ci crede se non le vive. Delhi è un inferno per gli "scam" e per i "touts", e per quanto uno possa essere preparato va da sè che è impossibile lottare in continuazione. Prima o poi a qualcuno si cede. Io inizio ad essere stanco di tutto ciò, e questa città è la peggiore per essere stanchi.
Alla fine, riusciamo ad arrivare allo Janpath Hotel, che si trova appunto sulla Janpath, la avenue che collega New Delhi a Connaught Place, il centro fra New Delhi e Old Delhi. Ovviamente il tassametro "non funziona". Litighiamo e gli lasciamo 100 rupie, 2$. Carissimo. Il primo taxi è sempre il peggiore.
Fa un caldo maledetto. Dell'hotel ho già detto. Ma abbiamo speso una montagna di dollari in Nepal e qui preferiamo andare al risparmio, anche perché altri ne spenderemo per cercare di attraversare il Pakistan nel modo più "sicuro" possibile. Già, il dado è tratto. Proseguiamo.
In albergo, dopo una breve siesta giusto per riprendersi, ed una doccia totale globale (comunque brutta), ci occupiamo di visti ed ambasciate. Per il visto kazako sembrano non esserci problemi e al telefono ci dicono che ce lo fanno addirittura in giornata (pare). Tentiamo anche una sortita, ma arriviamo alle 12:00 in punto davanti all'ambasciata e ci chiude la porta in faccia. Comunque, abbiamo la lettera di invito di Arthur Andersen, grazie ad Emanuela.
Telefoniamo quindi all'ambasciata dell'Uzbekistan. Rognano e ci dicono che ci vogliono dai 7 ai 10 giorni per avere il visto! Assurdo. Lasciamo perdere, comunque questo è un casino che dovremo cercare di risolvere in qualche modo. Quindi tentiamo l'impossibile... Già, la seconda novità è che abbiamo rifatto bene i calcoli. Possiamo forse farcela a tornare a casa via terra, visti permettendo, e quindi telefoniamo alle ambasciate dell'Iran e del Turkmenistan. Gli iraniani non ci fanno alcuna difficoltà! Ci dicono che ci vogliono uno o due giorni, nessuna lettera di invito, ma una lettera della nostra ambasciata, non abbiamo capito per cosa... Telefoniamo così all'ambasciata italiana a Delhi, spieghiamo loro la faccenda e ci dicono che non c'è problema. Sembra quasi incredibile!
Ci va peggio con quella turkmena, come prevedibile. Prima ci dicono che non rilasciano visti, poi che bisogna avere una lettera di invito di qualche azienda, per motivi di lavoro. Poi, ovviamente, dicono che dovrebbe bastare l'invito di un'agenzia turistica. E siamo daccapo. L'unico vantaggio sarebbe che, una volta ottenuto l'invito, il processo di rilascio del visto è immediato. Ma dubito che, ammesso che sia possibile, riusciremo a risolvere la cosa qui.
Comunque i conti tornano. Per riuscire ad arrivare in Italia via terra dobbiamo entrare in Iran intorno al 1° ottobre. Se traversiamo il Torugart Pass attorno al 1° settembre, e abbiamo tutti i visti a meno di quello turkmeno ed uzbeko, possiamo farcela, se non perdiamo altro tempo per fare questi due. Sarebbe davvero un sogno, oltre che incredibile... Riuscire a fare davvero l'anello completo in sei mesi, senza mai staccare i piedi da terra.
Certo, fatto l'Uzbekistan, in questo modo attraverseremmo il Turkmenistan in tre giorni al massimo, e dell'Iran non vedremmo un accidente tranne Tehran. Tutto il resto di corsa. Ma del resto è la stessa cosa che stiamo facendo in India e in altri Paesi. L'overland globale può richiedere questo! Insomma, un tentativo lo facciamo.
Qui prende anche il cellulare, così ristabiliamo i contatti con il mondo. Verso le 11:30 usciamo e, in un caldo liquido che ammazza, tentiamo come detto di andare all'ambasciata del Kazakhstan, che però è lontana, e il tuc tuc ci mette mezz'ora. Arriviamo proprio in chiusura e ci tocca tornare lunedì.
Siamo ovviamente troppo stanchi per girare e poi fa un caldo pazzesco. Riprendiamo il tuc tuc e ci facciamo portare in Connaught Place, il centro della grande Delhi, più o meno ad un chilometro dal nostro albergo. New Delhi è la parte nuova di Delhi (ma guarda un po'...) ed occupa la zona meridionale della città. Il punto di incontro fra New Delhi ed Old Delhi è proprio nella enorme rotonda di Connaught Place. Noi oggi abbiamo attraversato New Delhi e abbiamo girato nei dintorni di Connaught Place, che è poi la zona del nostro hotel. Beh, che dire di questa prima impressione di Delhi?
Noi, da New Delhi ci aspettavamo enormi viali alberati, grattacieli a tutto spiano, spazi esagerati e fuori misura, almeno dando un'occhiata alla cartina. New Delhi è fatta sì di enormi viali alberati, ma "scassati". Grattacieli praticamente zero, vecchie case coloniali, palazzi fatiscenti, i soliti negozi asiatici, sporchi, polverosi, incasinati. Traffico di tuc tuc, taxi, vecchie auto. Casino, clacson sparati. E touts, touts, touts, a centinaia. Impossibile, letteralmente impossibile fare un solo metro in pace da soli senza che qualcuno ti fermi per chiederti soldi, per cercare di venderti qualcosa, provare a trascinarti in un posto. In continuazione, una tortura. Fai un passo e qualcuno ti chiede se stai cercando qualcosa, e non basta non rispondere e tirare dritto, od un "no" secco, perché allora ti chiedono in che albergo stai, o fanno finta solo di volere parlare per capire da quanto sei arrivato e se sei già "esperto" o se puoi essere la prossima vittima di "scam".
E ci sono quelli che ti avvicinano dicendoti di diffidare di tutti quelli che ti avvicinano, e quelli che tengono subito a precisare che loro sono dottori, o studenti, o impiegati e che non vogliono venderti niente, ma ti possono dare dei buoni consigli. E se anche ti metti ad urlare che vuoi solo *CAMMINARE* per i cazzacci tuoi non ti mollano, non c'è verso.
E' davvero un tormento. Prendere un taxi? Un inferno. Già si va in giro circondati da tassisti o presunti tali che a tutti i costi vogliono accompagnarti o consigliarti. Se poi si prova a fermarne uno per salire, si scatena il pandemonio. Tutti pretendono di sapere meglio la strada, di costare di meno (ma nessuno dice mai quanto, di fatto è impossibile accordarsi prima. Alla fine, dopo un po' di esperienza, scopriamo che 30 rupie è una tariffa che mette d'accordo quasi tutti), litigano fra di loro. E' un casino per tutto. Cheppalle, non ne posso più!!
In Cina non ci si filava nessuno, qui è il contrario totale! Ma possibile che non si trovi un posto dove valga una cacchio di via di mezzo??
Insomma, questo è lo scenario dei nostri primi passi a Delhi. Pochi mendicanti, pochi relitti umani, pochi ragazzini, no mucche. Ma per il resto, India sparata a tutti gli effetti. Con tanto di sudore esagerato e polvere.
Gironzoliamo un po', cartoline, mappa della città. Sosta per bere. E poi ancora. Poi, sul tardo pomeriggio, ricerca di un negozio anche per fare un po' di spesa. Apparentemente, a Connaught Place fare la spesa è impossibile. Rimediamo comunque con una specie di piccolo emporio di abbigliamento e generi vari (!).
Verso le 19:30 ce ne torniamo in albergo. Un paio d'ore le abbiamo anche trascorse in un internet cafè (finalmente rapido ed efficiente) a cercare di risolvere un po' di cose per il Pakistan e in generale per proseguire.
Il mio raffreddore migliora, finalmente.
Per cena torniamo a Connaught Place. I ristoranti del nostro albergo sono squallidi tanto quanto l'albergo stesso, e vuoti. E qua attorno non c'è nulla. Mangiamo in una specie di locale tipo Hard Rock Café, una catena americana della quale non ricordo il nome.
Nota: dopo circa 13 settimane, per lo meno da Mosca, abbiamo incrociato ben 4 ragazzi italiani insieme! Questa sì che è una novità! In ogni caso, occidentali in giro pochini anche qui. Gli echi di guerra continuano a tenere lontana la gente...
Ovviamente iniziamo la giornata saltando la colazione. Sveglia alle 10:30, fuori di qua alle 12:00. Fa appena un po' meno caldo di ieri, ma la temperatura è pur sempre micidiale. Facciamo una puntata al nostro "solito" posto per fare un po' di colazione, al blocco N di Connaught Place, e ne approfittiamo per fare scorta di pellicole da un fotografo apparentemente affidabile. Compro altri 40 rullini che portano il totale, se non ho perso il conto, oltre i 200 rullini, direi 210.
Quindi, all'alba delle 13:30, dopo una telefonata a casa, ci muoviamo finalmente verso Old Delhi. Peraltro, è sempre la solita storia: ci ferma subito un tassista e gli diciamo che vogliamo un tuc tuc, ci dice che ha anche un tuc tuc, gli diciamo che vogliamo andare al Red Fort, ci chiede 80 rupie, gli diciamo che gliene diamo 50, rifiuta e ci dice che il forte è chiuso e che non possiamo andare, e che per 100 rupie ci porta in giro lui. Lo mandiamo a fare in culo.
Fermiamo noi un tuc tuc e per 50 rupie andiamo al Red Fort, che ovviamente è aperto. Eccheppalle! E tutto il giorno così. Non si riesce a fare due passi, due semplici passi senza essere abbordati da qualcuno che ti chiede se stai cercando qualcosa. Insopportabile, anche perché è difficile scrollarsi di dosso questa gente, non ti molla!
Al Red Fort, il più grande forte di Delhi e simbolo della città, c'è una lunga coda di indiani. Turisti praticamente zero, saremo sei in tutto. Una prima coda, che in qualità di turisti possiamo saltare (!), porta ad una prima perquisizione e controllo degli zaini. Alcuni militari ci perquisiscono a fondo, peggio che negli aeroporti. Quindi 100 rupie ed un'altra coda che saltiamo perché turisti, e una nuova perquisizione, peggio della prima, dove io devo pure calarmi i pantaloni!! E tutto perché? Per un avanzo di forte pulcioso.
Il Red Fort è un posto veramente drab, squallido e poco interessante. Qualche edificio tipicamente indiano, vuoto. Molti lavori in corso. Luce orrenda e caldo soffocante.
Ci fermiamo una mezz'ora a bere qualcosa, completamente liquefatti. Poi attraversiamo Chandni Chowk, la via principale di Old Delhi, e Meena Bazaar, il quartiere musulmano. Qui Delhi, oltre che bollente, è caotica come Bangkok, inquinatissima, delirante. Sembra una Kathmandu moltiplicata per mille. E con il caldo e l'umidità che ci sono è veramente faticosa da girare.
Ci trasciniamo attraverso Meena Bazaar, che peraltro assomiglia a decine di altri posti già visti in Asia, e si fa fatica anche a muoversi a piedi dal caos che c'è. Dire che siamo fradici non rende l'idea. Raggiungiamo Jama Masjid, la moschea più grande dell'India. Non si può entrare perché è l'ora della preghiera. Aspettiamo le 18:00 seduti fuori e storditi dal calore. La moschea è bella, grande, ma non eccezionale come sembra guardando le cartoline. Comunque è la prima cosa che vediamo che merita di Delhi.
Dalla moschea ci abbassiamo sui quartieri musulmani, risaliamo su un tuc tuc e ci facciamo lasciare al nostro internet point. La faccenda Turkmenistan inizia a muoversi e con il Pakistan ormai siamo praticamente a posto. Dobbiamo solo confermare il calendario, il dado è tratto!
Usciamo dall'internet point alle 20:00. Rapida sosta tè freddo e poi direttamente al ristorante, anche se siamo praticamente marci. Messaggi da Roberto e da Gege. Emanuela ha la febbre a 38.3, probabilmente gliela ho attaccata io. Io sto migliorando, ma tant'è, ormai da due settimane, non stiamo bene. Il Tibet ci ha un po' stroncato. Certo, questa è la parte di viaggio più difficile, come avevamo previsto. Almeno in termini di temperatura e confort logistici. Più o meno in Xinjiang dovremmo riguadagnare qualcosa. Forse.
Altra giornata persa. Emanuela ha più di 39 di febbre, con punte a 39,5. Sono preoccupato. E' una bella botta e ci vorrà qualche giorno perché si riprenda. Da quando siamo arrivati a Kathmandu non ne abbiamo più azzeccata una, pur riuscendo, più o meno, a mantenere la tabella di marcia. Fra tutti e due ne stiamo passando di tutti i colori. Io peraltro mi sono ormai quasi completamente ripreso, sto finendo di sfogare il raffreddore, ma lo stomaco e l'intestino sono tornati normali e sto quasi del tutto bene. Beh, almeno facciamo a turno.
Comunque, questo ci rallenta. Qualche giorno qui lo perdiamo. Domani proverò ad occuparmi dei visti da solo, per lo meno di quello kazako.
Stamattina, per questi motivi, la sveglia è tardissimo. Emanuela è ovviamente rimasta a letto tutto il giorno. Io sono rimasto in camera con lei fino alle 14:00 circa. Ne abbiamo approfittato per pianificare il nostro tentativo di tornare in Italia via terra e per definire il piano per il Pakistan. Più o meno ci siamo. Se arriviamo a Kashgar entro il 18 agosto siamo messi bene. Tutto dipenderà dal tempo per fare i visti uzbeko e turkmeno, sempre che qua ci facciano il visto kazako e quello iraniano come abbiamo stabilito. Si vedrà.
La giornata è grigia e in qualche momento cade anche qualche goccia di pioggia. Al solito, fa caldissimo, ma un po' meno dei giorni scorsi, saremo più o meno sui 34°.
Intorno alle 14:00 esco per andare all'internet point. Scrivo all'agenzia pakistana i nostri piani, e ad un paio di agenzie turkmene che ha trovato Emanuela e che potrebbero aiutarci a risolvere la faccenda del visto e ad organizzare la tratta turkmena il più rapidamente possibile. Se riusciamo ad incastrare tutti questi passi siamo a cavallo.
Quindi, verso le 18:00 me ne torno in albergo. Oggi è domenica e Delhi è deserta e completamente chiusa, almeno qui a New Delhi. E' tutto una desolazione!
Di fatto, niente altro da segnalare, anche perché ceniamo in camera. Guardiamo un paio di film su Star Movies e la giornata scivola via così. C'è solo da aspettare e vedere quanto ci vuole perché Emanuela si riprenda. Beh, meglio qui che a Islamabad!
Stamattina sveglia "presto", intorno alle 8:30. Emanuela sta meglio e non ha febbre, ma rimane ovviamente a letto. Io vado all'ambasciata kazaka per i visti. E' una giornata soleggiata e calda, ma meno umida dei giorni scorsi.
La colazione dell'hotel fa schifo, come tutto il resto di questo orrendo, drab, inutile hotel governativo. Fa innervosire sapere di spendere 50-60$ per questo hotel "quattro stelle" che è uno dei peggiori in cui siamo stati e nel quale la qualità del servizio e la cortesia sono del tutto sotto zero.
Esco, affronto la solita folla di touts, ormai li dribblo come un giocatore di football, inventandomi anche che non sono un turista e che sono a Delhi da mesi. Funziona. Salto sul solito tuc tuc e mi attraverso tutta Delhi fino all'ambasciata del Kazakhstan, una buona mezz'ora di viaggio.
Nel giro di un'ora esco con i nostri due visti business, validi ben due mesi, grazie all'invito di Arthur Andersen. Totale 130$. A questo punto il cerchio si chiude, dei visti pianificati ci manca solo quello uzbeko (per il quale non abbiamo però la lettera di invito). Questo kazako è anche il nostro 10° visto che facciamo per questo viaggio.
Un salto da Mc Donald's, poi in albergo a portare un panino a Emanuela, quindi di nuovo fuori all'Internet point. Anche la trattativa per il visto turkmeno va avanti! L'agenzia contattata ci supporta la richiesta ed è in grado di organizzarci la traversata del Turkmenistan. Questo sarebbe un colpo davvero insperato! La possibilità di tornare a casa via terra va concretizzandosi. Domani andiamo a giocarci le nostre carte per il visto iraniano.
Mi ha anche risposto la North Pakistan, anche qui l'accordo è ormai fatto. Purtroppo in serata c'è stato un altro attentato vicino ad Islamabad, contro una scuola cattolica, sei morti. Questa non ci voleva. Sono molto preoccupato, lo siamo entrambi. In teoria in questo momento il nostro piano prevede di attraversare il Pakistan in una settimana, ma a questo punto potremmo anche ridurre ulteriormente.
La traversata integrale da border a border, scortati dall'auto della North, ci costa 540$. E' molto caro, se facessimo da soli spenderemmo molto meno, ma preferisco così tutto sommato e non voglio rischiare. Ammesso che faccia davvero qualche differenza! D'altra parte, ormai c'è poco da fare. Il progetto è di completare l'anello Milano - Milano integralmente via terra. Inutile dire che il solo fatto dell'impresa in sè è una molla sufficiente. Decisamente ci prendiamo dei rischi, calcolati, ma sempre rischi, come non ce ne siamo mai presi prima.
Dopo l'Internet point, in albergo verso le 17:30. Chiediamo all'agenzia dell'albergo informazioni sui treni per Amritsar ed Agra. Ci fanno un sacco di difficoltà e arrivano a dirci che c'è un solo treno per Agra alle sei del mattino (la Lonely Planet dice che ce ne sono a decine) e che non si può prenotare. Tutto questo per venderci a tutti i costi il passaggio in macchina! Tutto questo è folle e mi fa imbestialire. E questa sarebbe l'agenzia di viaggio governativa di un albergo a quattro stelle?
Paradossalmente, prezzo a parte, è in effetti vero che per noi sarebbe più comodo andare in macchina al Taj Mahal ad Agra, sia dal punto di vista tempi e logistica, sia dopo avere visitato i treni indiani... Vabbè, domani decideremo, ma tutto questo riesce a farmi odiare gli indiani tanto quanto i cinesi! E' così per tutto, da quando siamo arrivati. Non si riesce a fare quello che si vuole, né ad ottenere semplici informazioni. Si è continuamente vittima dei loro ricatti e delle loro pressioni, oppure si fa una fatica incredibile ad arrangiarsi da soli per qualunque cosa. Quanto rimpiangiamo mongoli e nepalesi!
Cena nel ristorante dell'hotel, per non fare uscire Emanuela, che comunque non ha febbre. Anche la cena, ovviamente, è orrenda e con un servizio schifoso e surreale...
La giornata passa ovviamente con in testa una sola cosa: l'attentato di ieri in Pakistan. C'è poco da fare, paura ce n'è. Almeno, io ne ho. Abbiamo provato a verificare un po' di alternative. La nostra idea di volare eventualmente su Almaty, di fatto, non è applicabile. Non c'è volo diretto da qua per Almaty, ma solo una combinazione via Tashkent con Uzbekistan Airways, che impiega 8 ore. Tanto vale allora volare indietro a Pechino, e da Pechino di nuovo a Lanzhou.
E comunque, volare significa interrompere questo splendido viaggio. Ma il rischio vale la candela?
Stamattina andiamo prima all'ambasciata italiana. Fuori dalla nostra ambasciata c'è una discreta folla di indiani che preme per il visto. Noi sventoliamo i nostri passaporti e ovviamente ci fanno passare... Eccoci a casa!! Che strano effetto... E' la prima volta in una nostra ambasciata.
Viene a prenderci all'ingresso un simpatico appuntato dei carabinieri, sulla quarantina, di Palermo. Jeans e Lacoste verde. Sorride moltissimo, è gentilissimo. Appena appura che non abbiamo problemi strani si rilassa e diventa loquacissimo. Ci racconta tutta la sua vita mentre ci accompagna in giro per l'ambasciata. E' stato in Cambogia dieci anni fa con i primi contingenti ONU, ed è in India da tre anni. In vacanza è stato in Mozambico!
Che strano sentire parlare italiano, la conversazione è piacevole e qui sono tutti gentilissimi con noi. Non si meraviglia che in Cina non ci siamo trovati bene ("Scommetto che è per colpa dei cinesi", dice...) e aggiunge che l'India è molto peggio! Dice che qua la burocrazia è peggio che in Cina, e la gente non ride mai. Lui odia quelli che non ridono mai. Dice che l'India gli ha rotto le palle, e soprattutto non ne può più di riaccompagnare all'aeroporto connazionali fuori di testa in crisi mistica. E' decisamente simpatico.
Gli spieghiamo chi siamo, cosa stiamo facendo e di cosa abbiamo bisogno, cioè di una lettera di presentazione per l'ambasciata iraniana. Per la lettera non c'è alcun problema, ma ovviamente ci chiede dei nostri programmi. Quando gli accenniamo la cosa, fa immediatamente 2+2 e dice "passate per il Pakistan...".
Ci presenta ad una funzionaria dell'ambasciata che si deve occupare della nostra lettera (Sig.ra Costanza?). Da notare che tutte le nostre funzionarie qui vestono all'indiana, mentre gli uomini sono tutti in borghese. Anche lei rimane decisamente perplessa. Ci sconsiglia di proseguire e ci dice che ufficialmente non dovremmo neanche andare ad Amritsar, perché è troppo vicina alla frontiera con il Pakistan.
Passiamo un paio d'ore alla nostra ambasciata aspettando la nostra lettera. Ci si sente comunque davvero a casa, e fa piacere dopo tutto questo tempo! Quando la funzionaria infine torna, la nostra lettera è pronta. Ci dice che spera che nel frattempo ci abbiamo ripensato e che ci hanno fatto la lettera chiudendo un occhio e facendo finta che voliamo. Non c'è che dire, pur sapendo che sarebbe andata così, esco piuttosto innervosito, e la paura aumenta. La giornata di oggi, piovosa, contribuisce a dare all'atmosfera una carica di grigio plumbeo. Decisamente non sappiamo che pesci pigliare...
Anche i nostri genitori, dopo la notizia di ieri, sono indubbiamente preoccupati. E non c'è niente da fare, quello che ci fa paura è proprio il fatto che gli occidentali facciano da bersaglio. Non è come andare genericamente in zona di guerra.
Dall'ambasciata italiana ci spostiamo a quella iraniana. Anche qui sono gentilissimi. In teoria, l'orario di apertura è fino alle 13:00, noi arriviamo alle 13:10 e ci fanno entrare lo stesso e compilare la domanda per il visto. Non ci trattengono neanche il passaporto e dovrebbero rilasciarci il visto domani. Costo, 47$ a cranio. Noi lo abbiamo chiesto per un mese per sicurezza, ma bisogna vedere se e cosa ci rilasceranno davvero. Certo, se ci rilasciano il visto così facilmente è incredibile! In Italia ci vuole un casino per averlo!
Passiamo in albergo. Emanuela ha di nuovo un po' di febbre. Faccio un salto da Mc Donald's da solo a prendere qualcosa da mangiare. Quindi pausa in albergo per un sonnellino. Stamattina c'eravamo svegliati alle 7:00 completamente storditi dal caldo e dal sonno. Oggi, con la pioggia, non fa esageratamente caldo (nel senso che saremo sui 34°-35°...), ma l'umidità è sempre elevatissima.
Intorno alle 16:30 usciamo di nuovo, adesso apparentemente Emanuela sta molto meglio e c'è pure il sole. Andiamo come al solito al nostro Internet point, per esplorare a fondo la questione Pakistan e mandare avanti la pratica per il Turkmenistan. Se riusciamo a fare anche questo visto, ci manca solo quello uzbeko, del quale inizia ad occuparsi Emanuela.
Insomma, la strada sarebbe ormai completamente tracciata e, nonostante il tempo perso fra Kathmandu e qua, ce la potremmo infine fare a tornare in Italia via terra, se davvero ci rilasciano tutti i visti.
Rimane il problema centrale: cosa facciamo con il Pakistan... Non ho ancora inviato la conferma all'agenzia di Islamabad. Oggi sono stato tutto il giorno nervosissimo. Come se non bastasse, oggi hanno fatto fuori 10 persone nel Kashmir indiano. Insomma, siamo in una bella zona di merda, non c'è che dire. Al di là di tutto, prima ci togliamo di qui meglio è, e ci sembrerà un paradiso tornare in Cina!!
Da quando siamo usciti dal Tibet, per un motivo o per l'altro, perdiamo un sacco di tempo invece di viaggiare. A Delhi veramente fra influenza, caldo e pratiche burocratiche, a parte il visto kazako, non abbiamo combinato un tubo!
Prima di rientrare in albergo ci facciamo anche una scorta di fototessera. Rientriamo verso le 20:00, ed Emanuela ha di nuovo la febbre a 38,5. Non ci voleva, è stato un errore oggi stare fuori tutto il giorno. Speriamo non peggiori, di qua bisogna andarsene, non si può stare.
Cena in camera. Siamo un po' depressi, lo spirito è decisamente cambiato da quindici giorni in qua. C'è la voglia di tentare l'impresa, di fare tutto il viaggio overland fino in Italia. Ma c'è anche la paura della settimana in Pakistan.
Visto iraniano ok! Incredibile! A parte questo, oggi praticamente è stata un'altra giornata persa. Emanuela ha ancora la febbre, quindi rimane tutto il giorno in albergo. E' una giornata molto calda e soleggiata, probabilmente siamo intorno ai 35°. Sta di fatto che, o non è caldo come i primi due giorni, o un po' alla volta mi sto abituando, perché oggi sono riuscito a non infradiciarmi di sudore, nonostante l'aria bollente.
Dormiamo molto, e quando non dormiamo tendiamo ad abbioccarci. Stanchezza, tensione nervosa che si scarica. Argomento principale sempre la nostra traversata del Pakistan. Dobbiamo decidere, decidere che cosa diavolo fare...
Ci svegliamo alle 10:00, a fatica, colazione in camera, se ne parla. Emanuela sembra convinta a voler proseguire. Di fatto molte alternative non ne abbiamo, se non, come detto ieri, volare indietro a Pechino o cambiare del tutto rotta (e viaggio!).
Io vado verso le 11:00 all'ambasciata iraniana dove, come detto, mi rilasciano i visti di ingresso per 47$ come previsto, validi tre mesi e per un soggiorno di un mese. Fantastico. E' questo il nostro 11° visto per questo viaggio. Adesso, per continuare a sognare, ci mancano solo quelli turkmeno ed uzbeko. Gli altri (turco, bulgaro, rumeno) dovremmo poterli fare in frontiera. Comunque non dovrebbero essere un problema.
Ho anche tracciato tutta la rotta, che a questo punto dovrebbe essere: Tashkent, Samarcanda, Bukhara, Khiva, (Aral?), Nukus, Ashgabat, Mary, Mashhad, Tehran, Tabriz, Ankara, Istanbul, Sofia, Bucarest, Budapest, Vienna, Milano. Almeno, questo è l'asse principale, ma man mano che studiamo troviamo qualche deviazione importante ed escursione che vorremmo fare, anche se mi chiedo dove troveremo il tempo di fare tutto!
Comunque, questa è la nostra strada.
Dopo l'ambasciata iraniana, vado a comprare qualcosa per Emanuela e verso le 14:00 torno in albergo. Un paio d'ore di sosta e di abbiocco, e poi esco di nuovo. Decidiamo infatti di tentare di andare domani ad Agra per visitare il Taj Mahal, visto che apparentemente oggi Emanuela sta meglio. Così scendo all'agenzia dell'albergo, che però è ovviamente chiusa al pomeriggio. Anche quella collegata all'hotel di fianco. Questa è una sfiga. Probabilmente non si riesce ad organizzare il viaggio il giorno stesso, e quindi rischiamo di perdere anche la giornata di domani.
Abbiamo anche deciso di posticipare la partenza di un giorno, il 10 invece che il 9. Questo per riuscire almeno a farci un giro di New Delhi e qualche foto. Il giorno perso lo recuperiamo facendo un giorno in meno ad Islamabad. Questo significa che, secondo il programma finale che ho inviato oggi alla North, dovremmo entrare in Pakistan l'11 mattina, fare la notte dell'11 a Lahore, il 12 e il 13 a Islamabad, il 14 a Gilgit e il 15 a Sost. Rientreremmo in Cina il 16, in perfetta tabella di marcia.
Nel pomeriggio scrivo dunque alla North per confermare il piano. Nessuna risposta dall'ambasciata italiana in Pakistan... Vanno avanti invece le cose per il Turkmenistan, la nostra agenzia di Ashgabat ha inoltrato la pratica al Ministero degli Esteri. Dovrebbero avere pronta la lettera di invito entro il 20-22 agosto. Sarebbe perfetto. La lettera costa 40$ a cranio, ma se prenotiamo gli altri servizi ci fanno lo sconto. Il permesso è stato richiesto per 20 giorni. Fin qua tutto eccezionale.
La cattiva notizia, invece, è che non riusciamo ancora ad avere alcuno spiraglio per il visto uzbeko. Questo è davvero un casino. Di colpo l'Uzbekistan è diventato il Paese nel quale è più difficile entrare. Il collega Andersen di Emanuela a Tashkent non è più rintracciabile. Le agenzie finora ci hanno risposto picche, o non ci hanno risposto del tutto. Questa sta diventando davvero una seccatura, oltre che un problema da risolvere al più presto!
Scrivo anche alla Kel 12, l'agenzia italiana che organizza viaggi come il nostro, chiedendo un loro parere sulla situazione in Pakistan.
Insomma, a Delhi perdiamo un sacco di tempo, ma almeno lavoriamo a prepararci la strada davanti. Dopo Internet mi faccio un caffé freddo e me ne torno in albergo verso le 19:00.
Ed anche oggi è andata. Ordiniamo una pizza al telefono per cena. Questi giorni a Delhi sono davvero persi, ancor più di quelli a Kathmandu. Nonostante tutto siamo in tabella di marcia per il momento. Ma se domani non riuscissimo ad andare ad Agra allora inizieremmo davvero a perdere del gran tempo prezioso. D'altra parte è già stato un record arrivare fino a qua on time.
Iniziamo anche a trovare qualche bestia di troppo qua in camera. Fuori, nel giardino, scimmie.
E anche il Taj Mahal è fatto. Comunque, questa giornata segna anche un momento di rottura nei miei (nostri) sentimenti e rapporti con questa gente. Che l'India fosse un Paese difficile e pesante lo sapevamo, che arrivassero a farci rimpiangere i cinesi forse lo immaginavamo, ma non a questo livello. Non fosse che davanti a noi c'è una guerra e dei pazzi che si divertono ad usare gli occidentali come bersaglio, non vedrei l'ora di levare le tende da qui per proseguire.
Stamattina sveglia verso le 9:30. E' una giornata caldissima, sopra i 40°, Emanuela sembra stare decisamente meglio. Facciamo il punto. Poiché qui sostengono (ma chissà se è vero...) che il Taj Mahal è chiuso al venerdì (da notare che la Lonely Planet dice che è l'unico giorno in cui si entra gratis...), se non ci andiamo oggi che è giovedì, perdiamo ancora altro tempo.
Ci facciamo portare la colazione in camera come al solito, perché questo è l'unico modo in questo cesso di albergo di riuscire a fare una colazione decente. E inizia il solito processo di "estorsione" che ormai ci fa odiare l'India.
50 rupie per quello che viene a portare la colazione. Poi bussa l'uomo delle pulizie, che Emanuela aveva già mandato a quel paese perché era in bagno, dicendogli "caso mai più tardi". Beh, lui torna, si ripresenta con la sua tranquilla faccia di bronzo e chiede se può avere la sua mancia. Da notare che ieri, fra le decine di mance, 100 rupie (!) se ne erano andate al capetto di questa gente, proprio davanti a loro, dicendogli di dividerle fra tutti. Ogni giorno è tremendo.
Se non hai la mancia perché ti mancano gli spiccioli, a parte che nessuno fa più niente, si offendono pure e te lo fanno anche notare. Questo solo per un servizio ai limiti dell'accettabile in un albergo di merda. Ma oggi siamo solo all'inizio, batteremo ogni record...
Scendiamo all'agenzia di viaggi. Discutiamo mezz'ora. Partono chiedendoci, come previsto, 2.500 rupie per la macchina con autista fino ad Agra (200 km a sud di Delhi). Poi, facendo finta di niente, ci dicono che sono 3.200 perché c'è l'aria condizionata. Gli diciamo che NON vogliamo l'aria condizionata. Sembra tutto ok.
Nel frattempo, mi portano all'ufficio di fianco a fare il biglietto del treno per Amritsar, per sabato. Il biglietto sembra costare 1.270 rupie o giù di lì. Ci sono 50 rupie di commissione per l'agenzia. Ok. Dovremmo essere dunque a 1.320, ovvero 2.640 per due biglietti.
Alle 12:00 la macchina per Agra è pronta, ma HA l'aria condizionata. Ci dicono che ce la fanno *solo* 3.000 rupie. Ci incazziamo e diciamo, per la seconda volta, che NON VOGLIAMO l'aria condizionata, che NON CE NE FREGA niente dell'aria condizionata, che NON abbiamo chiesto l'aria condizionata. Ci dicono che è necessaria perché oggi è una giornata molto inquinata, rispondiamo che non ce ne frega niente. Provano a 2.800 rupie, alla fine desistono, e dicono all'autista di non accendere l'aria condizionata. Ovviamente, l'autista è incazzato.
Ci dicono che ad Agra ci aspetta una guida e che costa solo 200 rupie. Perdiamo la pazienza. Rispondiamo che NON vogliamo la loro guida, NON abbiamo chiesto alcuna guida, NON ce ne frega niente della loro guida. Dicono che è indispensabile. Rispondiamo che sono cazzi nostri, NON vogliamo questa cazzo di guida. Allora si fanno consegnare i soldi per il biglietto del treno. In biglietteria ci avevano detto che potevamo pagarlo domani al ritiro, ma all'improvviso non è più vero! Totale? 2.860 rupie... Come sia possibile non si sa, e nemmeno vediamo i biglietti, così non possiamo controllare. Non ho parole. Ma, appunto, siamo solo all'inizio...
Il viaggio per Agra è lungo, e la giornata è rovente, oltre i 40°. Ciò nonostante, a Emanuela l'aria condizionata non fa bene e con un po' di finestrini aperti non si viaggia male. Il viaggio, di per sè, non direbbe molto. Campagna indiana, noiosa, autostrada a due corsie, quasi normale, a parte ovviamente mucche, scimmie, risciò, pedoni, camion contromano, guida da incubo, sorpassi da paura sia a destra, sia a sinistra, slalom, clacson a manetta, ecc.
L'autista si ferma ad un motel dove c'è un negozio di souvenir. Ribadiamo che NON, NON, NON vogliamo comprare niente!!! Ripartiamo. Ad Agra ci fermiamo fuori dal paese. E indovina un po'? L'autista fa salire una "guida". Segue una mezz'ora buona di discussione con questo qui. Non è facile liberarsene, ma ormai diciamo le cose fuori dai denti e alla fine capisce che può scendere e levare le tende.
Breve sosta quindi da Pizza Hut (che chiediamo noi) per mangiare qualcosa. Sono ormai le 16:30. Le sorprese sono ben lontane dall'essere finite.
Ripartiamo ed arriviamo a 2 km dal Taj Mahal. Qua l'autista si ferma. Ci dice che non può proseguire, che dobbiamo prendere l'autobus governativo, o il risciò. Ci rifiutiamo e, sempre più incazzati, ci facciamo a piedi gli ultimi 2 km.
Arriviamo dunque all'ingresso del Taj Mahal. Quanto costa il biglietto? Secondo la Lonely Planet, dopo le 17:00 105 rupie. Noi lo paghiamo 750 rupie a cranio, 15$! Una cosa da pazzi, in India è una cifra folle! Siamo attoniti davanti al cartello. 1.500 rupie per entrare!! Ci si mangia a Delhi in quattro nei migliori ristoranti della città! Siamo senza parole. Ma le sorprese sono ancora ben lungi dall'essere finite.
Ovviamente paghiamo (e che dobbiamo fare??), ma veniamo fermati all'ingresso per la solita, ennesima, perquisizione. Ci fanno lasciare giù i cellulari, le agende elettroniche, il cavalletto della macchina fotografica, ecc... 20 rupie per il deposito. Che, guarda caso, non è compreso nel prezzo del biglietto. E poi altre 20 rupie, per lasciare giù le scarpe, obbligatorio per entrare al Taj Mahal. Che, va notato, non è né una moschea, né un luogo sacro, soltanto un cazzo di mausoleo di marmo bianco, fatto a moschea, per contenere la tomba di una cazzo di proncipessa indiana. Sarà anche una delle meraviglie dell'Asia, ma quando finalmente ci arriviamo davanti il nervoso è ormai alle stelle... e non è finita.
La luce è bella, sono quasi le 18:00, è il tramonto e ne viene qualche foto decente. Qui al Taj Mahal, peraltro, ci sono (mi viene da dire: "finalmente") molti turisti, non un'esagerazione, ma ci sono. C'è anche un gruppo di italiani. Quelli dell'agenzia ferrovia di questa mattina (gentilissimi, fra l'altro) mi hanno confermato che quest'anno il turismo è piombato a zero e che anche Delhi è deserta. Ce n'eravamo accorti! La gente ha paura...
Il Taj Mahal è il primo posto dove respiriamo un'aria "normale" e questo fa piacere. Di per sè, in ogni caso, è bello, ma certo non vale una spesa del genere. Non è certo San Pietro o il Colosseo, e non è neanche all'altezza del Potala, tanto per fare un esempio vicino.
Verso le 19:00 torniamo alla macchina e l'autista chiede se vogliamo andare a fare shopping. Rispondiamo NO, NO, NO e NO!! Vogliamo tornare a Delhi e basta!
Impieghiamo dunque altre quattro ore per tornare a Delhi, prima attraversando una Agra mostruosamente incasinata di uomini, animali, mezzi, polvere, traffico spaventoso, rumore. Poi altri 200 km di autostrada buia, prima ovviamente a fari spenti, poi tutti con gli abbaglianti, clacson sparato al massimo, guida folle. Arriviamo a Delhi alle 23:00. Mollo le 2.500 rupie all'autista. E cosa mi sento dire???? - Mancano le 200 rupie di mancia, Sir - .....!!!!!!! Lo fisso con aria incredula e riesco solo a dirgli: - E quelle 2.500 rupie? - Risponde che quella è la tariffa, ma che a lui spettano 200 rupie di mancia. Sono troppo stanco, affamato ed incazzato per replicare.
E' troppo tardi per qualunque cosa. Emanuela è fusa e ordiniamo la cena in camera. Ovviamente altre 50 rupie di mancia. Oggi, tolto l'albergo, abbiamo dunque speso: 2.500 + 2.860 + 200 + 1.500 + 20 + 20 + 53 + 53 (autostrada) + 20 + 20 + 230 + 50 + 570 + 250 circa di colazione + 50 + 20 + 25... Totale, se non ho dimenticato nulla, più di 8.400 rupie, 170$, di cui 400 rupie di sole mance a titolo vario. In parole povere, questa giornata, con albergo, tasse, ecc, c'è costata 250$... Allucinante. E tutto per andare a vedere quel blocco di marmo del Taj Mahal. Certo, fossimo andati in treno per i fatti nostri avremmo speso molto meno, ma per fermarci al tramonto avremmo dovuto passare la notte ad Agra, uno dei posti più cari dell'India (e pieni di truffatori). Io non riesco a fare le vacanze così. Anche Emanuela è decisamente irritata e stanca.
Do un'occhiata alla posta con il cellulare e leggo che la Kel 12 ha annullato i viaggi in Pakistan... Noi ormai ci siamo, fra due giorni entriamo... Sono molto nervoso e impaurito. Non riesco bene a leggere i sentimenti di Emanuela in proposito.
Note: qui a Delhi, praticamente, l'unica musica che si sente è costituita da canoni indiani, litanie fatte di una sola strofa che si ripete all'infinito. E' allucinante, è roba che stordisce. Ma come fanno ad ascoltare questa roba?
Nessuna notizia dall'ambasciata italiana in Pakistan. Beh, è quasi peggio che se mi avessero risposto...!
E infine, dopo novantanove giorni e quasi 21.000 km non stop, abbiamo gettato la spugna. Sì, ci siamo arresi proprio all'ultimo minuto prima di partire. Oggi c'è stato un nuovo attentato a Taxila, vicino ad Islamabad, ancora contro una chiesa cattolica e con occidentali come obiettivo. E' bastato guardarci in faccia e abbiamo capito subito che la nostra grande corsa finiva qui.
E' difficile raccontare questa giornata. Amarezza, rabbia, tristezza. Non lo so, è tutto insieme. Al di là del tempo perso per arrivare fino a qui. Siamo un po' nel caos, e frustrati.
La giornata è iniziata strana. Io ho dormito poco, troppo agitato. L'idea di partire domani per il Pakistan si fa comunque sempre più pesante. Nella notte tanti pensieri, tante valutazioni, tanti scenari immaginati. E il pensiero costante, "solo sei giorni e ne siamo fuori". Ma la grande traversata è lì, davanti a noi, e il desiderio fortissimo.
La sveglia è molto tardi, nervosa. Telefonano tre volte dalla reception, vogliono sapere quando andiamo via, e poi per dirci che siamo oltre il limite di credito, e poi ancora per avvertirci che possiamo ritirare i biglietti per domani per Amritsar. Alle 11:00 ci alziamo, stanchi di Delhi, stanchi di tutto, innervositi. Solita colazione in camera, Emanuela sta decisamente meglio, il mio raffreddore è ormai quasi esaurito.
Appena usciamo, verso le 13:00, inizia a diluviare. Andiamo all'ufficio postale a spedire le cartoline, e poi all'Internet Cafè a verificare le ultime notizie. Fra le altre cose, abbiamo la tv fuori uso da due giorni, nessuno ancora ce l'ha riparata e quindi non possiamo vedere i telegiornali. Merda, merda, merda di hotel. Oggi non ci hanno neanche portato il giornale, quindi c'è solo Internet come canale di informazione. E siamo a New Delhi, in un hotel a quattro stelle del governo!! E' questa l'India moderna?
All'Internet Cafè la notizia. E' in primo piano dappertutto, su CNN e su Corriere della Sera. Ancora una bomba, ancora morti, ancora un obiettivo occidentale. Questa volta è troppo. Rimaniamo senza parole, smarriti. Il nostro grande sogno finisce qui davanti a questo monitor. Scrivo giusto due righe alla North, per comunicare loro che annulliamo tutto e scusandomi per questo dietro-front dell'ultimo minuto. Ma razionalmente non c'è altro da fare. E quegli stronzi dell'ambasciata italiana ad Islamabad comunque non ci hanno risposto. E meno male che chiedono di registrarsi agli italiani che entrano nel Paese!
Non controllo più nemmeno il resto della posta. Sono triste, scarico, vuoto, demotivato. Emanuela non parla. Usciamo. Telefono a casa e dico che ci arrendiamo. I miei da un parte sono sollevati, ma dall'altra è evidente che condividono il nostro stato d'animo. I genitori di Emanuela invece fanno una tragedia, addirittura ci dicono di tornare a casa perché "cerchiamo la morte"!! Io evito ogni commento, Emanuela si incazza ancora di più. Mia madre passa tutta la giornata a mandarci SMS studiando tutte le possibili opzioni per noi, per non compromettere troppo il nostro programma...
Già, il nostro programma... E ora? Che facciamo? E' chiaro che non c'è possibilità di volare su Almaty come pensavamo all'inizio. Per andarci, l'unica opzione è volare su Tashkent - e fra l'altro non abbiamo ancora il visto uzbeko! - con Uzbekistan Airways su un vecchio Yushin, e da lì ad Almaty, solo una volta alla settimana. Impossibile.
Non ci sono sbocchi via terra. India e Cina non hanno frontiere aperte, tornare via terra attraverso il Nepal è ovviamente improponibile. Volare, ma dove? In Cina, è l'unica, ed è comunque la nostra meta. Dobbiamo raggiungere Kashgar se vogliamo riprendere la nostra strada via terra verso casa. Da Delhi si vola in Cina su Pechino, Shangai e Hong Kong. Fra l'altro, volare diretti senza passare dalla Thailandia via Bangkok, o addirittura da Singapore, è ancora più difficile. Volare ad Hong Kong è davvero fuori strada.
Assurdo, Delhi è veramente un cazzo di buco di posto, non si può nemmeno volare dovunque come pensavamo! E' assurdo pensare che avremmo più opzioni da Islamabad che da qui!! Vorremo evitare di tornare a Pechino, ma resta il fatto che dobbiamo raggiungere la Cina occidentale in qualche modo e gli unici voli per Urumqi, Lanzhou, Dunhuang, tutte nostre possibili mete, partono da Pechino, non da Shangai, né da Hong Kong. Fra l'altro, tolta Hong Kong che è in culo al mondo, l'unica altra opzione, Shangai, è raggiungibile con un volo diretto solo una volta alla settimana, il venerdì, cioè oggi!! Quindi vuol dire che dovremmo passare altri sette giorni qui. Impensabile.
Non resta dunque che Pechino, tornare indietro a Pechino. Assurdo, demoralizzante, ma così dobbiamo fare. Da Pechino dobbiamo provare a volare direttamente a Dunhuang. Scartiamo infatti subito Lanzhou. A Lanzhou, circa sette settimane fa, abbiamo abbandonato la ferrovia dello Xinjiang per andare a Xining e a Golmud, e poi in Tibet. Ma se avessimo proseguito diritti lungo la ferrovia principale avremmo percorso la Via della Seta settentrionale, attraverso l'oasi di Dunhuang, quella di Turpan, Urumqi, il deserto del Taklamakan e infine, appunto, Kashgar. Ora la nostra ipotesi è di andare a riprendere quella via da dove l'abbiamo interrotta. Volare a Lanzhou, però, è una perdita di tempo. Da Lanzhou a Dunhuang ci sono 20 ore di treno attraverso un paesaggio noioso e inutile. Sarebbe tempo perso.
Potremmo volare direttamente a Urumqi e poi da lì tornare indietro a Turpan in poche ore, e quindi scendere verso Kashgar. Comunque siano, Urumqi e Turpan erano già nel nostro programma, solo che pensavamo di raggiungerle arrivando da sud, direttamente da Kashgar, con un giro ad anello dello Xinjiang del tipo Kashgar - Hotan - Turpan - Urumqi - Kashgar. In questo modo, invece, eviteremmo di fare un anello e faremmo una sola tratta nord - sud da Urumqi a Kashgar.
E poi c'è l'alternativa di Dunhuang. Dunhuang è un'oasi famosissima, proprio a metà strada fra Lanzhou e Turpan. Abbiamo letto che è un posto spettacolare e quando abbiamo deviato da Lanzhou per viaggiare verso il Tibet, con il proposito di tornare in Cina a Kashgar via Pakistan e Karakoram Highway, era l'unica di tutte le destinazioni elencate alla quale avremmo dovuto rinunciare in ogni caso, perchè troppo fuori rotta. Il nostro anello nello Xinjiang, infatti, non prevedeva di tornare così indietro, addirittura fino in Gansu.
Sì, Dunhuang diventa ora la nostra destinazione ideale, tanto più che si trova a soli 250 km da Golmud, ovvero, praticamente a "dove ci eravamo lasciati...?"
In altre parole, il piano migliore è volare diretti Delhi - Pechino - Dunhuang. Ammesso che esistano le coincidenze, questa è una rotta che potremmo coprire in 12 ore. Da Dunhuang ripartiremmo più o meno dal punto in Cina in cui abbiamo deviato per scendere in Tibet e venire poi in Nepal ed in India. E faremmo così anche la classica rotta Dunhuang - Turpan - Urumqi - Hotan - Kashgar, toccando tutte le oasi della Via della Seta, che a questo punto percorreremmo integralmente.
Da Kashgar potremmo poi risalire comunque al Kunjerab Pass, per vederlo dall'altra parte e gettare lo sguardo in Pakistan, lungo il pezzo della Karakoram Highway che non potremo fare da Islamabad.
E poi via, Torugart Pass come previsto, Kyrgyzstan, ecc, lungo la rotta prefissata. Non è il massimo, ma è il percorso più logico.
Rode essere arrivati fino a qui e avere perso tutto questo tempo, rode volare e interrompere il nostro straordinario viaggio overland, ma questa è comunque l'unica possibilità logica per non "cambiare" viaggio (o quasi).
Per Pechino c'è un volo diretto il martedì con Eastern China Airways. Non è proprio domani, ma vabbè. Certo, passare quasi due settimane qui fa davvero incazzare, potevamo essere tornati indietro da Kathmandu piuttosto, e ci avremmo guadagnato il viaggio in Iran - a proposito, oggi abbiamo comprato la Lonely Planet dell'Iran. A questo punto, comunque, tentiamo il tutto per tutto per tornare a casa via terra.
Domani cercheremo di trovare la combinazione di voli. Cancelliamo il biglietto ferroviario per domani per Amritsar, ed anche questo è un momento triste. Perdiamo soloil 25% dei soldi, circa 15$. E poi ce ne andiamo in giro in questo grigio pomeriggio caldissimo per Connaught Place, a vedere negozi. Il caldo di oggi è di nuovo insopportabile, umidità alle stelle e siamo fradici come i primi giorni. E' comunque una giornata triste, stupida, strana e silenziosa. Nessuno dei due ha tanta voglia di parlare. E' come essere arrivati ad un passo dalla vetta dell'Everest ed aver dovuto rinunciare all'ultimo metro. Soprattutto dopo avere in mano il visto iraniano e (quasi) quello turkmeno.
Ancora non riesco a crederci, all'ultimo minuto... Ce l'avevamo quasi fatta... Sera in Connaught Place, in un posto carino tex-mex. Serata mesta.
Nota: gli autobus sono blindati come i treni. Inferriate ai finestrini. Questa gente è davvero fuori di testa.
Cento giorni. Cento giorni e 21.900 km. Cento giorni di viaggio e questo è il nono giorno in questa città. Da domani sarà la città nella quale ci siamo fermati più a lungo, e sono tutte giornate perse. Oggi avremmo dovuto essere ad Amritsar, ultima notte in India, e domani mattina saremmo dovuti entrare in Pakistan. E invece siamo ancora qui, in questo cesso di hotel, in questa città liquida che offre ben poco e che non sopportiamo più perché ci blocca, perché qui dobbiamo stare, perché da qui dobbiamo inventare un viaggio nuovo, diverso.
Cento giori sono un buon periodo per fare qualche bilancio. Così a naso, intanto, ne abbiamo a disposizione ancora non più di sessantacinque, massimo settanta. E se vogliamo tornare a casa via terra bisogna darsi da fare. Fra l'altro, siamo ancora in alto mare con il visto uzbeko.
Cento giorni sono tanti, davvero tanti per una vacanza. Ma quanto, ormai, questa è una vacanza, e quanto è diventata la nostra vita? Viste da qui le cose, dopo tutto questo tempo, appaiono molto diverse. E come è lontana Milano... Ma ormai è anche un po' che spendiamo e basta, e non guadagniamo. E, soprattutto, spendiamo non poco. E per toglierci di qui spenderemo tantissimo. Aereo, anzi, aerei fino in Cina, ferrovie, autobus e auto a noleggio, alberghi, valanghe di soldi per riuscire ad arrivare comunque a Kashgar.
Da qui saremmo arrivati a Kashgar in pochi giorni con 1.000$ in due. Continuando la rotta più bella del mondo, la nostra rotta.
Questo viaggio, fino a qui, è stato meraviglioso, straordinario. Un vero e proprio pezzo di vita diverso. Qualcosa per cui possiamo dire "noi lo abbiamo fatto". Noi lo stavamo facendo. Qui il sogno si è interrotto bruscamente e da dovunque lo si riprenda questo viaggio non sarà più lo stesso.
Non so se l'umore dei prossimi mesi sarà lo stesso, se la motivazione sarà la medesima che ci ha accompagnato fino a qua. Fino ad ora tutti quei (pochi) disagi che abbiamo accettato, combattutto e superato erano in conto, bilanciati abbondantemente dalla voglia di andare avanti, di continuare a disegnare la nostra rotta infinita e continua attraverso l'Asia.
Ma adesso? La nostra rotta si è spezzata. Ed è stato uno stop più brusco del previsto, anche perché ormai eravamo convinti che non ci sarebbe stata alcuna interruzione, che avremmo proseguito ad ogni costo. Quella bomba di ieri è stata davvero un risveglio improvviso. Questo, ovviamente, al di là di qualunque altra considerazione in merito. Dove ci sono bombe ci sono morti, feriti, guerra. Ma queste considerazioni sono "fuori luogo" rispetto allo scopo di questo diario. Dallo stupido e banale punto di vista del viaggio in sè, questo viaggio è stato interrotto. E da ieri il morale è davvero sotto le scarpe, per entrambi.
Emanuela stamattina si sveglia di pessimo umore, è di nuovo in crisi. Sembra che addirittura il colpo, per lei, sia stato peggio che per me. Ce l'ha a morte con questo hotel, le fa schifo l'idea di tornare in Cina così (le fa schifo la Cina?...), è intrattabile. Un po' mi arrabbio. Resta il fatto che questo è un viaggio in Asia e, anche se siamo a Delhi, sempre India è. Questo albergo fa cagare, ma più che altro perché è gestito da cafoni e da gente stronza. E' inutile e del tutto fuori luogo incazzarsi perché la tv non funziona. E comunque qui spendiamo 55$ a notte, che già non è poco, e dopo quello che abbiamo speso a Kathmandu e, soprattutto, quello che spenderemo ora per andarcene di qui, non è proprio il caso di fare troppo gli snob.
E poi io non ho voglia, fra le altre cose, e dopo 9 giorni che siamo qui, di mettermi anche a cercare un altro albergo e traslocare solo perché qui non ho la tv e sono tutti stronzi! E per andare a spendere anche di più!
Anche in Cina, tutto sommato, non siamo stati affatto male, se escludiamo la gente stronza. Abbiamo sempre viaggiato su standard di servizio molto elevati per l'Asia, spendendo non poco, e le uniche vere difficoltà le abbiamo avute in pochissimi posti. A ritroso: a Nyalam, Lhatse, Golmud (più di genere burocratico che altro), un paio di campi ger, Irkutsk. Una decina di giorni su cento, eccezionale per essere un itinerario in Asia!!
Nel corso della mattinata la situazione va calmandosi. Come prima cosa, verso le 11:00, ce ne andiamo dunque all'agenzia qua sotto per prenotare i voli per andarcene. Troviamo una sequenza Delhi - Pechino - Dunhuang. Partenza il 13 agosto (in realtà è la notte del 12) con China Eastern Airways, poi da Pechino a Dunhuang con Nortwestern China su un cazzo di aereo, un BA 146, proprio l'ideale per la mia paura di volare! Quattro ore da Pechino a Dunhuang su quella scatola! D'altra parte, logisticamente, questa soluzione è perfetta.
Il 13 sera verso le 20:00 saremo a Dunhuang. Questo significa che se incastrassimo per bene il resto del giro, intorno al 22 agosto saremmo a Kashgar, con tutto lo Xinjiang già fatto! Rientreremmo così nella nostra tabella di marcia. Logisticamente il nostro giro non subirebbe danni eccessivi, soprattutto nell'ipotesi di salire al Kunjerab Pass in ogni caso, dal versante cinese. Se poi potessimo far modificare il nostro visto cinese, e guadagnare un'entrata in più, uno sconfinamento in Pakistan fino a Sost potremmo farlo comunque.§
Ma questo è ancora di là da venire, ed è un'ipotesi lontanissima. Staremo a vedere.
Quello che invece è certo, è quanto ci costa questo scherzetto... Oltre 66.000 rupie per i voli, circa 1.350$, un "affare" in fondo. Questo senza contare tutto il bagaglio extra-franchigia che abbiamo, e che costerà uno sproposito. E poi, la tratta da Dunhuang a Turpan, da dove ci ricollegheremo al giro programmato.
Una bella botta, insomma, decisamente fuori budget. Lasciamo perdere. Poi, il danno "morale" e naturalmente la mia paura di volare. Insomma, questo stop davanti alla frontiera pakistana è davvero un casino. Vabbè.
A parte questo, giornata di fatto vuota, con ben poco da segnalare. Solita colazione in camera, solito caldo orribile (oggi 38° almeno) e umidità alle stelle, solito albergo di merda. Emanuela prova ad incazzarsi di brutto, e più volte, con quelli dell'hotel per via della tv che non funziona (in effetti, considerato il prezzo, lo schifo di servizio, e il teorico "quattro stelle"...), ma non se ne viene a capo. Certo Madame, Yes Madame, ma la tv è sempre guasta. Lo sciacquone del cesso perde sempre. L'acqua calda va e viene ancora. La stanza viene pulita sì e no. Il vassoio con gli avanzi della colazione rimane fuori dalla porta tutto il giorno, con il caldo orrendo.. Niente giornale neanche oggi, niente carta igienica. Però tutti chiedono mance, ovviamente, e pure con una faccia tosta incredibile. E a non darle, la situazione precipita a livelli da dormitorio pubblico. Roba da pazzi.
In realtà Delhi non è così. A parte i soliti touts, i mendicanti, gli storpi e i malati, in giro c'è anche molta gente "normale", nei negozi la gente è spesso gentile, i locali di New Delhi sono puliti e ci si mangia bene. Non è come essere in Cina, qui c'è un po' di tutto, sia in termini di qualità dei servizi, sia di offerta, sia di gente. A volte con i tuc tuc non c'è bisogno di trattare, non si stabilisce nemmeno il prezzo. Basta sapere quali sono gli standard corretti e nessuno si lamenta. Né si viene truffati.
Insomma, Delhi non è certo una meraviglia di città o un posto straordinario, ma non ci si sta malaccio. L'unica cosa davvero insopportabile è il clima, il caldo e l'umido. Anche oggi tutto il giorno fradicio di sudore, terribile.
Black out ce ne sono pochi e corti. Lhasa, da questo punto di vista, era molto peggio. E turisti? Un po' se ne vedono, ma è vero che sono davvero pochissimi in confronto a ciò che ci aspettavamo. La guerra tiene lontani tutti, c'è poco da fare.
Così, oggi ce ne andiamo a zonzo, o meglio, ci trasciniamo su e giù per la Janpath e intorno a Connaught Place - Bloc "N" e Bloc "D" sono le nostre destinazioni preferite - da un negozio all'altro, da "Barista", il nostro locale preferito per un caffé freddo, a un altro locale per una birra.
Fradici, sudati, tristi e incazzati. Non c'è niente da fare, non possiamo neanche chiuderci in albergo a guardare la tv!! Intorno a Delhi non c'è nulla per cui valga davvero la pena sbattersi per andarci, e poi comunque fa troppo caldo e mezza giornata se n'é andata al mattino per la prenotazione degli aerei.
Cento giorni... Non è una bella giornata allegra per festeggiare i nostri 100 giorni. Anche questo è un peccato. Cento giorni sono davvero tanti per "gente come noi". Guardiamo spesso gli altri turisti. Oggi, da "Barista", una coppia di ragazzi come noi, più giovani, non sembrano italiani, ma quasi. Sono al tavolo di fianco a noi, ci assomigliano molto, stanno scrivendo i loro diari. Poche pagine, mezzi quaderni, inizio vacanze estive forse... Io sono al terzo volume... E ho cento giorni di Asia alle spalle... Questo ci fa impressione.
No, non siamo proprio come la maggior parte degli altri che sono qui. Ma ora ci sentiamo anche sconfitti. Se avessimo attraversato il Pakistan sarebbe stata un'altra cosa.
E, a proposito, non mi ha risposto né l'ambasciata italiana a Islamabad, è questo è davvero incredibile, né la North. Spero che abbiamo letto la mia e-mail e non abbiamo mandato la macchina a Lahore a prenderci! Sarebbe per noi imperdonabile, ma caspita, io gli ho scritto ieri mattina e loro hanno sempre risposto immediatamente.
Ho anche fatto un lungo post sul Thorne, era un po' che non ne facevo. Ovviamente sotto i gruppi di discussione del Pakistan, dove ho spiegato le nostre ragioni per l'abbandono del progetto. Ormai, del resto, quasi tutti quelli che postano hanno cancellato ogni progetto sul Pakistan.
In serata telefono a casa per mettere al corrente i miei del nuovo programma. Per fortuna papà tieni le redini di tutto ed è tranquillo. Sto un bel po' al telefono con i miei, finalmente, e per 20 minuti spendo 450 rupie. Ottimo. Poi, a cena in un ristorante italiano, tranquillo, in Connaught Place. La serata non si conclude proprio malissimo e, una volta in albergo, abbiamo perfino la sorpresa di una tv "quasi" funzionante, con un bel po' di nebbia, ma qualcosa si vede.
Domani, una lunga e vuota domenica davanti, ancora qui, e con Delhi tutta chiusa e deserta come domenica scorsa. Ne approfitteremo per andare a fotografare qualche monumento di New Delhi che fino ad ora abbiamo disertato. Tanto vale che ce la giriamo questa città.
Vuota domenica di metà agosto a Delhi. Sveglia verso le 11:00. Niente da fare. Giornata grigia, nuvolosa, lattiginosa, foschia spessa. Zero tv di nuovo. Ci muoviamo davvero a fatica verso le 15:00. Prendiamo un tuc tuc per un'ora, gli molliamo 150 rupie e ci facciamo portare in giro per la città per fare un po' di foto a New Delhi. La giornata orrenda e grigia, peraltro, ha come risultato foto orrende e grigie.
Andiamo prima all'India Gate, quindi al Parlamento. Poi percorriamo tutta Rajpath, il grande boulevard che attraversa New Delhi fino a Rashtrapati Bhavan, la residenza presidenziale. Qui New Delhi sembra più un parco inglese attraversato da viali. Traffico quasi nullo, tutto chiuso, come la scorsa domenica. Gente, famiglie nei giardini.
Andiamo alla Humayun's Tomb, una specie di mini-Taj Mahal, ma l'ingresso costa 250 rupie per gli stranieri, e ci rifiutiamo di pagarlo. Sono davvero fuori di testa. Quindi, paghiamo invece il "dazio" e consentiamo al nostro tassista di portarci al negozio che gli rilascia la commissione. E vabbé, ci toccava. Non compriamo comunque nulla, ma lui è contento.
Mentre ci porta a Connaught Place, ci dice che è un brutto periodo. Non ci sono turisti e lui vive di commissioni come questa, più che del lavoro di tassista vero e proprio. Ci racconta che un tuc tuc costa circa 5.000$ (a me sembra una follia...), ma che lui, come quasi tutti, lo affitta, non è suo. Gli costa, se ho ben capito, 600 rupie al mese.
Ce ne andiamo dunque a finire la giornata al solito Bloc "N" di Connaught Place, che ormai è la nostra seconda casa. Prima un veloce burgher da Whimpy, poi alle 17:30 all'Internet Café. La North per fortuna ha ricevuto in tempo la mia e-mail di cancellazione. Mi scrivono che il nord del Paese rimane sicuro, ma che comunque abbiamo fatto bene (!) e che di fatto hanno ancora qualche gruppo nel nord, ma comunque pochi turisti, quasi zero. Vabbé.
Finiamo la serata in albergo, ci facciamo portare una pizza in camera da Pizza Hut. Scazzo totale. Delhi ci ha davvero rotto, ma in realtà è l'umore generale che è proprio cambiato.
Pare che la faccenda del visto uzbeko vada finalmente sbloccandosi. Vedremo.
Ed eccoci in partenza. L'aereo per Pechino è stanotte alle 1:35, come per tutti i voli da Delhi si parte di notte. Giornata del tutto vuota. Sveglia alle 8:30, c'è da andare a ritirare i biglietti, che però fino alle 12:00 non sono pronti. Finiamo di litigare con il personale dell'albergo perché vogliono farci pagare il late check-out. Mi incavolo perfino io. Sono dieci giorni che siamo qui, gli abbiamo lasciato una montagna di soldi per un sevizio di merda, e continuiamo ad avere fuori dalla porta la coda di gente che chiede la mancia e la sporcizia lasciata lì dei giorni precedenti, per non parlare del fatto che sono sette giorni che abbiamo la tv rotta e a noi avrebbe fatto comodo, sia per sapere le notizie, sia per ammazzare la noia quando Emanuela era malata.
Non c'è niente da fare, il capetto dell'hotel dice che possiamo rimanere fino alle 16:00. Da notare che l'hotel è praticamente vuoto. Per giunta, qui non c'è una hall dove ci si possa almeno svaccare nel pomeriggio, solo scomode sedie. Emanuela perde la pazienza e chiede di parlare con il direttore. E riesce nell'impresa! Sconto del 10% e late check-out. Grande!
In tutto, per dieci notti, più colazioni, cene, servizi in camera, telefonate, ecc, spendiamo circa 33.000 rupie, 650$. Alla fine non è male.
Andiamo a fare un DHL per spedire un altro po' di roba a casa per alleggerirci, altrimenti rischiamo di spendere una fortuna di bagaglio extra sull'aereo. In ogni caso, almeno fino a Pechino, riusciamo ad ottenere i 30kg di franchigia. Anche qui, DHL non accetta carte di credito e mi tocca andare a cercare una banca sotto il diluvio. Oggi piove a dirotto, la giornata fa davvero schifo.
Dopo DHL andiamo alle poste centrali, una parte di bagaglio (libri) li spediamo questa volta con EMS, più artigianale e meno sicuro forse, ma certamente più economico. DHL ci prende 4.660 rupie per circa 5kg, EMS ci prende 1.650 rupie per altri 5kg. Altri soldi che se ne vanno.
Da segnalare i metodi di impacchettamento artigianale delle poste, che cuciono un telo di yuta all'interno del quale infilano una scatola da scarpe rotta con dentro i nostri libri.
Poi, sempre sotto la pioggia, Internet Cafè per rispondere alla lettera di papà e mamma, ed un rapido panino da Whimpy. Quindi, alle 17:00 di nuovo in albergo. Riposo per circa un'ora, poi check-out.
Tassista sikh, gentile e... con tassametro vero!! Siamo così esaltati che di fronte al conto di 260 rupie gliene lasciamo 300! Ci vuole una buona ora e mezzo di traffico incasinatissimo per arrivare qui in aeroporto. Non si può entrare nell'area di check-in fino alle 22:30 e quindi dobbiamo aspettare qua in una stranamente discreta e pulita sala d'attesa.
L'aeroporto è presidiato da militari in assetto da guerra, con tanto di trincee di sabbia e mitragliatrici cariche puntate ad altezza uomo! Peraltro, qui non c'è praticamente nessuno, contrariamente alle attese non è che ci sia una grande andirivieni di turisti, gente, casino. La sala è quasi del tutto vuota.
E così si vola in Cina, interrompiamo dunque il nostro grande viaggio overland dopo 102 giorni. E vabbé. Sulla cartina del mondo che abbiamo comprato qui in aeroporto, il nuovo giro ha ancora una sua logica. Certo che l'overland completo sarebbe stato un'altra cosa.
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