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Di nuovo in treno. Siamo dunque in viaggio verso Pechino. Sveglia alle 6:00, in teoria il treno dovrebbe partire da Ulaan Baatar alle 7:50. In realtà, come prevedibile, quando Turo ed Aji vengono a prenderci alle 6:45 ci dicono che il treno è in ritardo. Come al solito è rimasto molto più del previsto bloccato alla frontiera fra Russia e Mongolia. Questo treno è il famoso n° 4, la vera "Transmongolica", un treno cinese molto bello che collega Mosca a Pechino passando per la Mongolia ed Ulaan Baatar, con un viaggio complessivo di sette giorni. Fino ad UB segue ovviamente la stessa strada che abbiamo percorso noi, prima con il Baikal Express da Mosca ad Irkutsk, poi con il n° 6 da Irkutsk ad UB.
Rimaniamo dunque a dormire in albergo sui divani della reception per un'altra oretta ed alle 8:30 andiamo in stazione. La giornata è oggi brutta e grigia.
23:00. Frontiera, lato mongolo. Inizia la solita trafila. Abbiamo già avuto il timbro di uscita dalla Mongolia. Siamo qui dalle 21:30. Riprendo... stamattina, come dicevo, arriviamo dunque in stazione intorno alle 8:45. Il treno dovrebbe arrivare alle 9:30. Salutiamo Turo ed Aji. La Transmongolica, il treno n° 4, è davvero bella, molto più dei treni russi. La cattiva sorpresa è che, come immaginavamo, non siamo soli nello scompartimento. Facciamo giusto in tempo, prima di partire, a mandare a quel paese Tuya tramite Turo.
Viaggiamo con una - a dire il vero - simpatica coppia di australiani sulla sessantina. Sono una piacevole compagnia, anche se lievemente "entusiasta". Fino alla frontiera viaggiamo attraverso il Gobi, sotto una pioggia a tratti fortissima! In certe zone il deserto è letteralmente allagato. Davvero impressionante. Non voglio neanche pensare ad essere in giro con una UAZ, con questo tempo, in mezzo al deserto!
Qui siamo circa a 7.000 km da Mosca e di fatto i 600 km da UB li facciamo tutti con questo tempo orribile.
Il treno è comodissimo, lo scompartimento pulito e quasi elegante. E' un treno cinese e di fatto è popolato solo da turisti e qualche - pochissimi - cinese. Unica nota di questa tratta, che conta solo un paio di fermate in tutta la giornata, il deserto, come sempre. Qui il Gobi è forse ancora più impressionante che a Mandal-Ovoo: sempre piatto, sempre vuoto, senza anima viva, ma per quasi 600 km. A differenza di Mandaal-Ovoo, qui il terreno è sabbioso, costellato di verde, o steppa mista sabbiosa-erbosa.
Trascorriamo il tempo dormendo (finalmente!), dialogando con i nostri soci australiani (anche loro bidonati con il biglietto come noi), guardando il deserto.
23:45. Frontiera cinese. Stiamo per entrare in Cina. E' davvero come nei libri di Terzani, alla stazione suonano una qualche musica che sembra una sorta di walzer cinese. Incredibile. Non c'è molto "son et lumiere" come avevamo letto, ma più o meno l'effetto è quello.
24:00. Timbrati! Siamo in Cina! 62° Paese!! E suonano davvero il Danubio Blu!! Sono stati molto più rapidi che alla frontiera russa. Adesso però inizia la trafila del cambio di carrello, che porterà via qualche ora. Si ritorna allo scartamento europeo.
Questo hotel è una reggia! E al 39° giorno di viaggio, dopo quasi sei settimane di notti in posti assurdi o in treno, è fantastico.
Un passo indietro...
Abbiamo lasciato la frontiera cinese alle 3 del mattino. Il treno viaggia con tre ore di ritardo, tutte perse fra la Russia e la Mongolia. La nottata scorre abbastanza tranquilla, dormiamo tutti e quattro abbastanza bene, la temperatura è piacevole, il treno scivola via nella notte attraverso la provincia della Inner Mongolia, praticamente senza fermate. Qui siamo un'ora indietro rispetto alla Mongolia, benché il fuso orario sia lo stesso, perché non c'è l'ora legale (e alle otto di sera è buio).
Sveglia intorno alle otto del mattino, tempo così e così. La Cina scorre davanti ai nostri finestrini e non c'è alcun dubbio: siamo davvero in Cina! Il paesaggio è cambiato completamente, ci sono campi coltivati dappertutto, villaggi cinesi come si vedono nei documentari, città vere dominate da grandi centrali elettriche, colline verdi e montagne, fiumi, contadini intenti ad arare nei campi, bandiere rosse dappertutto, ideogrammi e insegne incomprensibili, biciclette e, ovviamente, cinesi. Tanti.
Arrivare qui dopo venti giorni di Mongolia è davvero strano. Qualche fotografia, non molte, anche perché il tempo non è un granché e spesso il panorama tutto sommato non è molto diverso dalla nostra (brutta) campagna. Ma una cosa iniziamo a notarla subito: qui tutto sembra molto diverso dalla Russia. I palazzi sembrano veri, le strade sono ottime, le linee elettriche sono nuove, i treni sono belli, le stazioni a cui ci fermiamo sono moderne.
Dovunque, grandi cumuli e despositi di carbone, infiniti. Il carbone è la principale fonte di energia qui, almeno in questa regione.
Orrido pranzo nel vagone ristorante. Pollo in umido a pezzi (un cumulo di pelle e ossa), riso e peperoni, tutto un po'... cinese. Servizio con i bastoncini, ovviamente.
Attraversiamo le provincie della Inner Mongolia, dello Shanxi e dell'Hebei. Soste a Jining, a Datong, a Zhangjiakou. Si vedono i primi tratti della Grande Muraglia, talvolta il treno la attraversa, spesso le corre in parallelo. A 200 km da Pechino sono per lo più rovine e torrette sulle colline, ma dalla fermata di Kanzhuang in poi si possono vedere alcuni scorci davvero spettacolari.
Il treno sale lentamente le montagne intorno a Pechino e grandi tratti di Muraglia passano proprio davanti a noi. Ad ogni sosta si scende a dare un'occhiata. Si dialoga con i nostri compagni australiani, lei 48, lui 51. Portati così e così, ma con uno spirito molto simile al nostro. Ancora fermate a Qinglong Qiao, proprio sotto alla Muraglia, poi gallerie e gallerie. Soste a Juyongguan e a Nankou.
Infine, dopo 7.865 km di treno da Mosca, quasi 11.000 da casa, quasi 14.000 in totale da quando siamo partiti, 39 giorni di viaggio, alle 17:30 arriviamo a Pechino.
Pechino... idealmente qui inizia il nostro "ritorno" verso casa, in realtà qui inizia davvero l'avventura e la parte più lunga del nostro viaggio. Sta di fatto che, dopo quasi quaranta giorni di viaggio e dopo la sosta a Pechino (dove ci fermeremo per un po'), inizieremo di nuovo a viaggiare verso ovest.
Pechino... Caos! Si entra in città attraverso foreste di grattacieli colorati, nuovissimi o ancora in costruzione, viadotti, autostrade, traffico. Pechino appare all'arrivo totalmente diversa da Mosca. Si sta preparando alle Olimpiadi. E' come se per la prima volta da Berlino, dai finestrini, vedessimo una città vera. Direi che tutti i "reduci" della Transiberiana/Transmongolica che viaggiano con noi su questo treno sono un po' frastornati come noi, ed appiccicati ai finestrini.
Sbarchiamo dal treno in mezzo ad un caos totale di gente, esattamente come ti aspetti la Cina. Una folla incasinatissima. Seguiamo la folla fino all'uscita della Stazione Centrale di Pechino, che si affaccia su una grande piazza gremita di gente. Io rimango a guardia di tutti i bagagli ed Emanuela si lancia nella difficile impresa di cambiare un po' di dollari. Alla stazione infatti non c'è un ufficio cambio. Torna dopo quasi un'ora e mezza! Cambiare soldi a Pechino non è così immediato.
Saliamo su un taxi ed arriviamo qui a Qianmen. C'è il problema che siamo un giorno in anticipo, ma ce lo "risolvono" con una suite da 100$... ingresso, bagno faraonico, salotto e TV panoramica, camera da letto e seconda TV, ecc. E' esagerata per noi! L'hotel, peraltro, è molto bello, e pensare che è un mid-range. Siamo circa a 2 km da piazza Tiananmen, non male. Domani dovremo cambiare camera, ma visto l'hotel non credo che avremo sorprese. La prenotazione parte infatti da domani ed arriva fino al 18 giugno, ma non è detto che non la estenderemo di qualche giorno ancora. Adesso vado a farmi una doccia vera! Non mi sembra quasi possibile!
Cena al ristorante dell'albergo. Pizza (!) e birra. Questa è civiltà! A letto presto.
Oggi giornata dedicata al relax totale, approfittando anche della suite e delle amenità offerte dal nostro albergo. Ne avevamo bisogno!
Sveglia alle 10 passate. Quasi dodici ore di sonno. Letto fantastico, un vero letto finalmente! La giornata è piuttosto nuvolosa, lattiginosa e c'è un vento da paura, fastidiosissimo, a raffiche, quindi la prendiamo molto con calma. Intanto, facciamo del gran pacchi di biancheria da lavare e li consegniamo all'albergo. Poi, traslochiamo di camera e ci trasferiamo nella nostra doppia standard, come da prenotazione. Questa doppia, per alcuni versi, è più bella della suite, pur essendo più piccola (manca il salotto). Fra una cosa e l'altra ci decidiamo ad uscire dall'albergo alle 14:30!
Ci avviamo verso Piazza Tiananmen a piedi. Sono emozionato. Dopo la Piazza Rossa a Mosca, questa è un'altra grande tappa. Come detto, la giornata è grigia. Oggi niente fotografie dunque. Possiamo permetterci di fare melina! Affrontiamo i lunghi ed ampi viali che vanno verso Tiananmen. C'è traffico, ma molte più biciclette che automobili. Comunque, ordinato.
Pechino appare un po' strana a prima vista, molto diversa da altre grandi città, sia occidentali, sia orientali (Bangkok e Singapore, ad esempio). Tutte le costruzioni qui in centro sono basse, generalmente a due o tre piani, e contrastano un po' con i grandi viali modernissimi che girano attorno al centro. C'è qualche grattacielo, non esagerato, ma fa contrasto. Ci sono, a differenza di Mosca, centinaia, migliaia di negozi, piccoli e grandi, in perfetto stile orientale. Si vede a colpo d'occhio che rispetto alla Russia (ed alla Mongolia) qui siamo in piena "civiltà" commerciale.
Le attività fervono ovunque, la città è animatissima. Faccio scorta di batterie per la macchina fotografica (ne sto consumando molte). Attraversiamo Qian Men arrivando da Qian Men Dajie ed entriamo quindi a Tiananmen. Bisogna dire che il colpo d'occhio non è eccezionale. E' abbastanza scenografico, ma il mausoleo di Mao, enorme, toglie parecchio respiro a quella che senza dubbio è una piazza enorme.
Fa molta impressione camminare qui e pensare che poco più di dieci anni fa c'erano i carri armati. C'è in giro molta polizia, l'atmosfera è tutt'altro che rilassata e questa è un'altra differenza tangibile rispetto alla Piazza Rossa, almeno all'apparenza. Una camionetta-cellulare, dei poliziotti: hanno qualcosa da dire a dei ragazzi, intimano a qualcuno di loro di salire sul cellulare, gli altri non sanno bene che fare, provano timidamente a discutere. Un pomeriggio a Pechino.
Un altoparlante nella piazza continua a gridare qualcosa. Questo è un altro rumore che si impara subito a Pechino: gli altoparlanti. Anche fuori dai negozi, altoparlanti che amplificano slogan e richiami per la gente. Sembra un po' un'aria alla Blade Runner, simile a Bangkok per certi versi, mancano però la pioggia e la scenografia claustrofobica. Continua ad esserci vento forte, sempre grigia l'aria. Ci sono circa 28°.
Lasciamo Tiananmen, tanto ci torneremo, con il sole possibilmente, e andiamo in banca a cambiare qualche traveller cheques. Quindi ci addentriamo nelle vie a sud di Qianmen, un distretto di negozi, ristoranti, magazzini. E' come trovarsi in una infinita Chinatown! decisamente ci si sente in Cina! Qui l'aria è abbastanza turistica, ma non è che di turisti se ne vedano un'esagerazione. Comunque è da Mosca che non incontriamo italiani.
Ci infiliamo in un bel negozio di tè. Troviamo un'accoglienza eccezionale. Un ragazzo si dedica interamente a noi, ci fa sedere e trascorriamo una piacevole ora con lui, assaggiando un paio di tè pregiati con una complicata cerimonia di preparazione e degustazione. Molto rilassante, tè molto buoni, dolcetti (dolcetti?) di accompagnamento anche. Il ragazzo sa il suo mestiere e infatti alla fine compriamo, sia un po' di tè, sia un servizio molto particolare. Ci lascia il suo numero di telefono e ci invita per un altro giro gratuito. E' entusiasta del fatto che siamo entrati per caso, senza indicazioni, e che non facciamo parte di un gruppo.
Vagabondiamo per il quartiere ancora un po', e poi torniamo in albergo verso le 18:30. Oggi va così, giusto un breve assaggio della città. Cartoline. A cena alle 20:00 in un altro ristorante dell'albergo, questa volta cinese con menù cinese. Si mangia abbastanza bene. Ci voleva proprio una giornata buca totale in una città normale. Certo, girare per Pechino e definirla una città "normale"...
E' inutile, io e gli orientali proprio non andiamo d'accordo. Stamattina iniziano a fare casino alle 7: porte che sbattono, gente che urla nei corridoi. E vabbè... scendo a fare colazione alle 9:40. Colazione chiusa alle 9:30. Ma si è mai visto in un albergo così, di questa categoria?? Così, come ieri, mi riduco a fare colazione al bar dell'albergo, che non ha praticamente nulla. Sto lì a mangiarmi la mia frittatina e tre ragazzine, che dovrebbero fare le cameriere (e che non capiscono un tubo), rimangono lì tutto il tempo, davanti a me, a fissarmi. Davvero irritante. Gli orientali sono assurdi, e i cinesi i più fuori di zucca.
Ci facciamo scrivere in cinese dalla reception l'indirizzo dell'ambasciata kirghiza, prendiamo un taxi e ci giriamo così mezza Pechino. Tutta la zona centrale della città compresa nella prima circonvallazione è praticamente nuova di zecca, sembra Abu Dhabi. E' praticamente immacolata, scintillante, avveniristica. Grandi e larghissime avenue corrono fra grattacieli multicolore di cristallo. Sembra che abbiano finito di costruire tutto ieri, e forse è così.
Un po' di chilometri di taxi (la giornata è caldissima, oltre i 30°, il sole scotta!) ci portano dunque nella zona delle ambasciate di Sanlitun, uno dei due quartieri di Pechino per le rappresentanze straniere. L'ambasciata kirghiza si trova un po' in disparte, in un palazzo nuovo dove, fra le altre, ci sono le rappresentanze di Angola, Nuova Guinea, Fiji, Antigua ed altri posti del genere, per intenderci. Peraltro, questa ambasciata è assurda. Si trova al settimo piano, in un appartamento sulla porta del quale non c'è scritto nulla! Insomma, non è così banale da trovare.
Quando suoniamo alla porta, ci viene ad aprire un ragazzino che ci dice di aspettare e ci chiude la porta in faccia! Dopo venti minuti un altro tipo ci fa entrare nell'appartamento ed infine un terzo tipo ci dice di tornare domani: per la modica cifra di 100$ a cranio ci rilascerà, "senza alcun problema", un visto espresso in mezz'ora, valido per il periodo che vogliamo. Pazzesco. E pensare tutti i casini che ci hanno fatto a Milano per questa storia... Prezzo a parte (!), questo mi rende un po' più ottimista. Non si capisce comunque perché il visto non ce lo abbia fatto oggi, a questo punto.
Risaliamo su un taxi e ci facciamo lasciare a Tiananmen. Sembra incredibile, ma è difficile anche spiegare ai tassisti che si vuole essere portati in centro. Finchè non lo vedono scritto, naturalmente in ideogrammi, non lo capiscono. La giornata è sì calda, ma continua ad essere ventosa e il sole va e viene. Ci vuole una buona ora per scattare qualche fotografia decente della piazza. Ovviamente, il mausoleo di Mao oggi è chiuso. Mi sembra di ricominciare con la storia di San Basilio. Tant'è, Pechino, per qualche motivo, non ci attizza per ora.
Indecisi sul da farsi, saliamo sulla porta di Qianmen, ma il panorama non è un granché e la mostra all'interno sa veramente di poco. Troppo tardi per qualunque altra cosa, prendiamo un nuovo taxi ed andiamo al Tiàntàn Gòngyuàn, il Tempio del Parco del Paradiso, che è uno dei simboli di Pechino e pare essere il più perfetto esempio di architettura Ming.
L'intera visita ci costa un bel po' di yuan (a proposito, 1$ = circa 8 yuan e rotti) e tutto sommato non è niente di che. Altra cosa sono i palazzi reali di Bangkok e Phnom Penh. Inoltre, c'è un miliardo di persone, turisti a vagonate, comitive di giapponesi. Insomma, un casino pazzesco, caldo e folla. Usciamo e veniamo assaliti da tassisti rompiballe che non ci mollano. Insomma, cheppalle! Praticamente siamo passati dal menefreghismo russo all'assenza di qualunque cosa in Mongolia, al peggio dell'impacciata efficienza e noia della Cina. Io, come noto, ho una particolare avversione per quest'ultima.
Alla fine, prendiamo un taxi e ci facciamo scaricare su Jianguomennei Dajie, la via principale che dà accesso a Tiananmen, una arteria larghissima, lunghissima e circondata da palazzi nuovi fiammanti, giardini, alberghi e shopping centre. Qui c'è Valentino, Max Mara, ecc, si potrebbe tranquillamente pensare di essere in qualunque via occidentale.
Un po' a zonzo, poi alle 18 altro taxi e ci facciamo lasciare all'albergo. Vicino, scopriamo un Internet Cafè, merce rara a Pechino! E' bello, efficiente, ha un buon bar, i computer sono nuovi e, incredibile, costa solo 5 yuan all'ora! Inutile dire che ci fermiamo lì e io mando la prima newsletter. (*)
Alle 20:30 usciamo e ci fermiamo per la cena in un ristorantino lungo la strada. Gamberi e maiale in salsa agrodolce, ma non è un granché come cena. Comunque, noi a Pechino ci sentiamo a "casa" ed è forse per questo che non ci dice molto.
Finiamo la serata in albergo cercando di telefonare a casa, ma stasera non funziona nulla, non si riesce a telefonare in alcun modo e anche i cellulari non prendono. Amen. Accidenti ai gialli!
(*) nel corso del viaggio ho inviato in Italia, a parenti ed amici, cinque "newsletter" nelle quali raccontavo via via il nostro viaggio. Queste lettere, insieme a quelle inviate da Emanuela e ad altri scritti aggiuntivi, sono oggi raccolte in un libro la cui uscita è prevista nell'autunno 2004. Per informazioni, scrivere ad info@orizzontintorno.com.
Abbiamo il visto kirghizo!! Eccezionale! La porta dell'Asia Centrale è ora aperta e possiamo sperare davvero di tornare per il Torugart Pass.
Questa mattina sveglia di buon ora, prima delle 9:00, per andare all'ambasciata. Bypasso i cinesi presentandomi al buffet breakfast alle 9:30 in punto, prima che chiudano.
All'ambasciata kirghiza lasciamo più di 100$ a cranio e loro, peraltro, ci lasciano fuori dalla porta, sulle scale (!), ad aspettare finché i visti non sono pronti. Ci vuole una mezz'oretta. Oggi è una giornata di sole pieno e fa caldissimo, almeno 32°. Siamo fuori dall'ambasciata alle 12 passate e optiamo per un giro dei templi principali di Pechino. Da notare che oggi abbiamo dato un'occhiata più approfondita a tutti questi palazzi nuovi che costellano il centro. Sono tutti vuoti, appena finiti, o poco a finire. Deserti. Praticamente hanno rifatto mezza città in qualche anno, hanno raso al suolo interi quartieri e stanno ricostruendo l'intera Pechino. Della vecchia, in questi quartieri, non rimane praticamente nulla. Ma la domanda è: dov'è la gente che abitava questi quartieri? Probabilmente, "deportata" altrove. Incredibile.
Ci chiediamo a cosa verranno destinate queste migliaia di nuovi appartamenti e negozi, visto che certamente i cinesi non possono permetterseli. Tutti investimenti per gli stranieri? Pechino continua a dirci ben poco...
Questo Internet Cafè che abbiamo scoperto a fianco del nostro albergo è stato provvidenziale. E pensare che in albergo la tariffa è di 60 yuan all'ora, contro i 5 dell'Internet Cafè, e che gli Internet Cafè, in generale, sono davvero rari a Pechino. Questo è rapido, bello, nuovo. Un po' di amici hanno risposto alla newsletter di ieri. Mi fanno impressione le risposte degli amici dall'IBM... com'è lontano il lavoro... mi capita di pensarci talvolta, sto iniziando a farmi un'idea di come potrei affrontare il "problema" al ritorno... vedremo. Oggi siamo anche riusciti a telefonare a casa.
Dicevo del giro dei templi... Prendiamo la metro di Pechino. Sembra molto difficile, ma in realtà è più facile di quella di Mosca. E poi, iniziamo a fare un po' l'occhio ad alcuni ideogrammi base. Io riesco a riconoscerne bene una decina e intuisco anche il significato di qualcun altro. Può far ridere, ma a Pechino può essere una chiave di volta conoscere un po' di ideogrammi, ed inoltre aiuta ad orientarsi, oltre che essere divertente.
Con la metro andiamo prima al Yònghé Gòng, un tempio buddista molto grande e bello. Oggi per fortuna non c'è la ressa di ieri e riusciamo anche a tirare fuori qualche fotografia. Questo tempio è il più grande del genere in Cina, al di fuori del Tibet, e tutto sommato merita. C'è anche una grande statua del Buddha in legno di sandalo. Abbastanza turistico, visti quelli mongoli, non straordinario come quelli del sud-est asiatico, ma comunque vale la visita.
Ci trasferiamo poi al vicino tempio confuciano di Kòng Miào, molto tranquillo e interessante. Non avevo mai visitato un tempio di questo genere. Più difficile raggiungere il tempio taoista di Dòngyué Sì, i tassisti sembrano ignorarne l'esistenza. Alla fine, quando riusciamo ad arrivarci, è già chiuso. Pazienza, gli diamo un'occhiata dal di fuori.
Pranzo in una sorta di Pizza Hut, una specie di concorrente, nuovo di pacca e vuoto. Prezzi da capogiro. Rientriamo in albergo alle 18:30. C'è la partita dell'Italia, che ci vediamo nella hall dell'albergo sul grande schermo. 1-1 con il Messico, Italia qualificata per il turno successivo. Domani tentiamo la sortita al consolato pakistano. Siamo comunque ormai dell'idea di partire da Pechino il 18 giugno, in effetti è inutile fermarsi di più in questa città.
Nei prossimi tre giorni ci daremo da fare per visitare le attrazioni principali e organizzarci la prossima tratta verso Xi'an.
Abbiamo anche il visto per il Pakistan! E' stato di una facilità sorprendente. Siamo andati all'ambasciata, ci hanno passato un paio di moduli dallo sportello di una portineria, come al solito siamo rimasti fuori sul marciapiede a compilarli (secondo me, in queste ambasciate non si può entrare perché altrimenti i cinesi scappano...), abbiamo allegato una fotografia e 16$ a cranio, gli abbiamo lasciato i passaporti tutta la giornata, ed il gioco è stato fatto! Fantastico! Adesso non rimane che tenere d'occhio la situazione politica fra India e Pakistan. In ogni caso, ora le strade per noi sono davvero *tutte* aperte.
In giornata, fra la consegna ed il ritiro del passaporto all'ambasciata pakistana, ce ne siamo finalmente andati alla Città Proibita. La giornata è grigia, lattiginosa e brutta. Questo è un peccato. Relativamente alla città proibita non c'è molto da dire, a parte la marea di turisti e di gruppi - ma a dire il vero, almeno al 90% sembra turismo locale; di occidentali ne abbiamo visti davvero pochini, e ci sono valanghe di turisti cinesi in visita premio.
L'ingresso da Porta Tiananmen è abbastanza imponente. Però la giornata grigia ne smorza comunque i colori e l'insieme risulta piuttosto piatto. Dentro, la città è davvero grande, ma il fatto è che è tutta uguale e c'è ben poco. Noi immaginavamo molta più ricchezza, molto più fasto architettonico. Invece ci sono grandi spazi, molti tempietti e pagode, poca roba all'interno. Nei palazzi principali non si può entrare. Mah... sì, bella, ma tutto sommato... Accidenti, questa è la Città Proibita di Pechino, dovrebbe essere una delle meraviglie del mondo! Invece, boh... Sarà la gente, sarà la giornata davvero grigia e piatta.
Gli altoparlanti diffondono musica cinese, dentro è pieno di negozi di souvenir e di gente che cerca di venderti di tutto. Una cosa davvero assurda è che, persino qui, come già avevamo notato in giro per Pechino, i genitori fanno fare ai bambini piccoli la "cacca" in mezzo alla strada, sul marciapiede, davanti a tutti! Orribile!! Addirittura, un bambino la fa sul ponte di ingresso alla Città Proibita!! Ma è davvero assurdo!! Insomma, anche la Città Proibita è comunque fatta.
Abbiamo prenotato per domani la gita alla Grande Muraglia. Sveglia tremenda, si parte alle 7:00. Purtroppo sembra anche che sarà nuvoloso. Abbiamo poi chiesto in albergo di prenotarci il treno per Xi'an il 18 giugno. Tutto sommato è davvero inutile fermarsi qui più di quanto avevamo previsto. Non fosse che ce la siamo presi con calma, potevamo essercene andati già domani o dopodomani.
Nel tardo pomeriggio, un paio d'ore all'Internet Cafè per scrivere ai miei, dopo essere stati a zonzo per grandi magazzini e supermercati. Nella "to do list" delle cose da fare a Pechino sono rimaste davvero poche righe, e le cose principali le abbiamo già fatte. In generale, adesso per noi la priorità principale diventa riuscire ad avere l'estensione del visto cinese. Tenteremo già a Xi'an. Questo è un passaggio chiave per noi. Una volta ottenuta l'estensione del visto non abbiamo più alcun problema fino in Kyrgyzstan, se non decidere infine se passare da "sotto", via Nepal, India e Pakistan, o da "sopra", via Cina. C'è anche da dire che il monsone potrebbe essere un ostacolo nella traversata dal Tibet al Nepal.
Beh, in effetti le incognite davanti sono ancora tante, ma rispetto a quando siamo partiti la situazione è decisamente più chiara. Pensare che già ci rimangono "solo" circa quattro mesi e a noi ne servirebbero almeno il doppio per riuscire a fare tutto quello che vorremmo! Se penso che qui siamo ad un passo dalle due Coree, soprattutto dalla Corea del Nord... e che dire del Buthan, del Bangladesh, e dell'Armenia, dell'Azerbaijan, che sono proprio sulla via di casa, senza naturalmente parlare dell'Afghanistan, che con un po' più di tempo a disposizione si potrebbe tentare... sappiamo che dall'Iran è possibile entrare ad Herat, adesso.
Al di là dei sogni, in ogni caso, devo dire che mi sento tranquillo. Certo, oggi c'è stato un attentato all'ambasciata americana di Islamabad, non si sa se dovuto ai talebani, ad Al Qaida, o chissà che altro. Mah, vedremo...
Ecco, proprio ora CNN sta dando la notizia di un altro attentato, questa volta a Karachi. Non ci voleva...
Giornata assai intensa, ma remunerativa. Sveglia alle 6:00, partenza per Simatai, Grande Muraglia, alle 7:00. Non abbiamo neanche fatto colazione. La giornata è per fortuna bella, e molto calda. Siamo solo noi due e un autista, su un taxi. Simatai si trova a circa 120 km da Pechino e l'abbiamo scelta perché sembra essere una delle sezioni meno frequentate e più belle in assoluto. La giornata ci costa 48$ a cranio, un po' caro, ma dovrebbero essere soldi ben spesi.
Il nostro autista non spiccica praticamente una parola, e quel poco di inglese che mastica è davvero incomprensibile. Così, poca conversazione. Gran parte del viaggio di andata, peraltro (e anche del ritorno), lo dormiamo perché siamo stanchi.
Si esce da Pechino su grandi autostrade a quattro corsie per carreggiata, fra grattacieli nuovi, sembra di essere in America. Anche fuori città le strade sono ottime, il traffico è intenso, i cartelli riportano la translitterazione in caratteri romani (almeno quelli principali) e le grandi strade statali hanno larghe piste ciclabili ai lati per sostenere l'intenso traffico di biciclette che c'è anche in campagna.
Fuori da Pechino inizia la classica campagna cinese: colline verdi come da enciclopedia della Cina, campi coltivati, molte industrie, villaggi.
Arriviamo a Simatai alle 9:15. Ci troviamo in una valle ai piedi di alcune montagne piuttosto impervie, in mezzo a un panorama di colline verdi. Appena arrivati, sempre a stomaco vuoto, iniziamo subito la salita alla Muraglia, ovvero alla montagna, a ben vedere. Rinunciamo anche alla cabinovia ed attacchiamo dal basso. C'è un sentiero che porta alla base della prima torre visibile, saranno circa 100 metri di dislivello in salita.
A Simatai, la muraglia è lunga circa 19 km, è in buone condizioni senza essere stata completamente ricostruita, come al contrario è avvenuto nelle sezioni più turistiche ed affollate; qui, è poco frequentata (anche se alla base ci sono le solite bancarelle per turisti, e qualcuna si trova pure lungo la Muraglia) e segue il filo di cresta delle montagne, con un percorso molto spettacolare e spesso molto ripido. A tratti, piuttosto aereo. Qui non ci sono le carovane allucinanti che abbiamo potuto vedere dal treno arrivando a Pechino sulle altre sezioni, e nemmeno troppa devastazione ambientale, a parte il parcheggio, la cabinovia e qualche altra costruzione. Insomma, il panorama merita e qui la Muraglia è spettacolare.
La giornata calda si fa sentire, il cielo è bianco latte e questo, come al solito da quando siamo in Cina, compromette irrimediabilmente le fotografie che verranno tutte piatte, temo.
La salita è piuttosto ripida e tosta. Per salire le otto torri del percorso aperto, su uno sviluppo di circa due chilometri e mezzo, abbiamo impiegato circa due ore e salito quasi 800 metri di dislivello su migliaia e migliaia di gradini irregolari, talvolta rotti. Una sudata pazzesca ed una non banale scalata, anche aerea come detto, ma ampiamente ripagata dal panorama e dalla pochissima gente.
Alle 13:00 siamo di nuovo alla base. Pranzo (cinese, ovviamente... sempre, irrimediabilmente, con i bastoncini; questi giorni mi sono dimenticato di scriverlo, ma ormai siamo in piena dieta locale... sembra una banalità, ma non lo è...) e partenza verso le 14:00. A Pechino alle 15:45.
Ci occupiamo quindi del treno per Xi'an. Apparentemente per noi c'è una sola possibilità, e quindi dobbiamo rassegnarci a quello che ci dice l'imbranata ragazza del "Travel Service" dell'albergo, ossia partire il 18 giugno alle 16:10. Questa soluzione è proprio una iattura, ma sembra che non abbiamo alternative. Per lo meno, lei non ne trova, ed accettiamo per non rischiare di rimanere "a terra". Il prezzo è standard, 417 yuan a testa per due posti "soft-sleeper", ma è il treno che proprio non ci va bene. In questo modo, di fatto, perdiamo la giornata del 18 a Pechino, arriviamo a Xi'an alle 6 del mattino - una rottura! - e in più perdiamo completamente la partita dell'Italia. Degli altri treni che fanno il servizio Pechino-Xi'an apparentemente non c'è più traccia, né/o posto. E a noi sembra piuttosto palese che la tipa, oltre a non capire come al solito, e come tutti qua, un'acca di inglese, non sa leggere l'orario ferroviario. Vabbè.
Incazzati, andiamo a prenotare l'albergo a Xi'an (dal 19 al 23 giugno) su Internet e a fare un po' di check della situazione in giro per l'Asia.
In questo momento c'è gente in transito sia in Pakistan, sia in India. Le opinioni in merito sui newsgroup di Internet sono discordi. Le frontiere sono comunque aperte. In Nepal sembrano non esserci problemi con la guerriglia maoista, e sia il Kunjerab Pass, sia il Torugart Pass sono attualmente aperti. Io sarei dell'idea di passare, in questa situazione. Emanuela non mi sembra molto convinta. Vedremo. Intanto ho fatto qualche post sui newsgroup ed attendiamo le risposte. Cena in albergo.
Note: Pechino è la città degli aquiloni. Ce ne sono a decine nel cielo, tutti i giorni, è bellissimo. L'aquilone è molto popolare in Cina ed è un passatempo per tutti, non solo per i bambini. Verso sera, il cielo della città ne è sempre costellato, alcuni sono bellissimi e volano a centinaia di metri di altezza.
Un'altra nota interessante è data dalla "ginnastica". I cinesi fanno spesso esercizi in mezzo alla strada e nei parchi, a tutte le ore. Qua nella nostra via, ad esempio alla sera, si ritrovano spesso persone anziane a fare esercizi in gruppo. Sapevo di questa cosa, lo avevo anche letto, ma vederlo dal vivo ogni giorno è alquanto buffo.
A parte queste note di colore, Pechino rimane una gran bella città con poca anima.
Solita giornata calda, bianca e grigia, lattiginosa. Il cielo di Pechino è davvero brutto. Un po' come quello di Milano. Sveglia tardi oggi, ce la prendiamo con calma. Si va al Palazzo d'Estate, partenza verso le 13:00. Il Palazzo - e relativo parco - si trovano dalla parte opposta della città, a circa una ventina di chilometri dal nostro hotel.
Prendiamo un taxi e ne approfittiamo per vedere anche i quartieri occidentali, che fino ad ora avevamo trascurato. Soliti megasvincoli, grattacieli, strade sopraelevate e viali ad otto corsie. Costruiscono dappertutto come pazzi, potrebbe davvero essere una qualunque (bella) città americana. Degli "hutongs", però, i caratteristici vicoli originali di Pechino, rimane ben poco, schiacciato dai grattacieli.
Il Palazzo d'Estate è immerso in un bel parco con un lago molto grande. Noleggiamo un pedalò e ci facciamo un'oretta a pedalare sotto il sole bianco. Molto piacevole. Quindi saliamo sulla collina dove si trova il tempio principale, facendoci la solita scarpinata.
Verso le 16:00, ci facciamo portare da un cyclo - che ci rapina 80 yuan - al vecchio Palazzo d'Estate, distante qualche chilometro. Più che un palazzo si tratta di un altro parco molto grande, con parecchi laghi artificiali. Anche qui maratonina. Alle 18:00, altro taxi e ce ne torniamo in albergo.
Di fatto, con questa giornata, abbiamo terminato gli "highlights" di Pechino. Tutto sommato l'impressione iniziale rimane. Bella città, indubbiamente, ma non entusiasmante, né particolare. Alla fine trascorriamo qui nove giorni, ma se non fosse stato per la voglia di fermarsi un po' sarebbero stati veramente troppi. Un giro di Pechino, compresa l'escursione alla Grande Muraglia, si può fare bene in quattro-cinque giorni, a condizione di alzarsi la mattina, cosa che decisamente noi non facciamo spesso.
Decisamente, invece, con i cinesi ci azzecchiamo poco. Bisogna riconoscere che spesso è difficile non farsi innervosire dai loro atteggiamenti e comportamenti, e dai loro finti sorrisi che significano imbarazzo. A parte le note fastidiose abitudini di sputare, fare rumore, fare i loro bisogni in mezzo alla strada, ecc, bisogna dire che non capiscono veramente un accidente, ma quello che innervosisce è che, invece di cercare di capire e fare le cose con calma, si agitano e fanno la prima cosa che gli viene in mente e che secondo loro è quello che tu hai chiesto. Poi, ti parlano in cinese tranquillamente come se fosse ovvio che tu capisci! Quei pochissimi che parlano inglese - quasi nessuno a dire la verità - sono in realtà incomprensibili, perché gli insegnano l'inglese utilizzando i suoni associati agli ideogrammi cinesi, che ovviamente hanno caratteristiche fonetiche completamente diverse da quelle dell'inglese.
L'unica forma di comunicazione è imparare qualche parola di cinese e qualche simbolo fondamentale, per far vedere loro delle scritte in cinese. Non ci intendiamo neanche a gesti.
Sono invadenti in maniera impressionante. I venditori da strada, e in generale tutti coloro che hanno qualcosa da vendere, ti torturano senza tregua, proprio alla "cinese". Non è come in altre parte del mondo, questi non ti mollano, ti stordiscono, non se ne vanno neanche a trattarli male, ti seguono per ore.
Ieri, una donna mi ha seguito su per tutta la Muraglia, migliaia di gradini, per cercare di vendermi delle cartoline, le stesse peraltro che avevo già rifiutato decine di volte ai suoi colleghi appostati prima di lei. Quindi era chiaro che "non le volevo" le sue cartoline.
Alla fine, esasperato per il caldo e da questa donna asfissiante che non ne voleva sapere di staccarsi e che mi si era attaccata addosso come un polipo, mi sono fermato, ho aperto lo zaino e, arrabbiato, le ho fatto vedere che avevo lo zaino pieno di cartoline! Quella sorride, fa sì con la testa, e quindi? Niente, tranquilla riprende a seguirmi per cercare di vendermi le sue cartoline! Per almeno altri venti minuti. Esasperante fino alla disperazione. Sono tutti così.
Ci sono venti ristoranti in fila dove mangiare qualcosa, con venti ragazze in fila, ciascuna di loro davanti ad uno di essi. Devo passargli davanti ed è un casino. Mi attacca la prima della fila, mi si mette davanti, mi sbatte il menù in faccia, ripete la stessa litania in cinese-inglese assurdo di tutti e non mi ha ancora mollato che attacca la seconda, esattamente allo stesso modo. Ora, arrivati per esempio alla decima, con tutte le altre precedenti mandate a quel paese, sarà chiaro che non voglio mangiare? No, continua l'undicesima, e poi la dodicesima, e così via. Una tortura.
Così dappertutto, così per tutto. Assurdo. Non è così da nessun'altra parte del mondo, non in quelle che ho visto io, almeno.
I cinesi sono davvero difficili da impattare, molto più degli altri orientali. A me dispiace arrabbiarmi e mandarli a quel paese, o ironizzare davanti a loro mentre ti sorridono imbarazzati, ma certe volte è davvero difficile resistere. Sono proprio "innervosenti". E poi sono ridicoli nel loro tentativo di scimmiottare gli occidentali, ma perché non fanno i cinesi, invece di imitare gli europei o gli americani? Mica sono... giapponesi!! Mah...
La notizia del giorno è che la polizia ha chiuso tutti gli Internet Cafè perché c'è stato un incendio in uno del centro, con alcune vittime. Così, anche il nostro mitico Internet Cafè ha dovuto chiudere i battenti. Accidenti! Nel pomeriggio, mi sono dovuto collegare dall'hotel alla cifra assurda di uno yuan al minuto.
La mattinata è subito iniziata (presto, sveglia alle 9:00) arrabbiandomi con il personale dell'hotel. Dovevamo procurarci l'indirizzo della DHL, e questa semplice richiesta di informazioni è riuscita a gettare nel panico un "assistant manager" e almeno altri quattro personaggi dell'hotel addetti al "supporto clienti". Ci sono volute circa dieci telefonate e almeno un'ora per avere questo cavolo di indirizzo. Da notare che, nel frattempo, me lo ero trovato da solo, ma ho voluto verificare quanto tempo ci avrebbero messo loro. Assurdo!!
Con l'indirizzo della DHL in mano, prendiamo un taxi e andiamo a spedire le pellicole fatte fino ad ora (55 di diapo + 29 di stampe) a Gianluca, più un altro pacco di roba a casa. Qualche altro chilo in meno!
Alla DHL la seconda arrabbiatura: non accettano le carte di credito! Qui è davvero demenziale, tanto più che la spesa, come al solito, è tutt'altro che indifferente! Ci arrabbiamo e spieghiamo loro che perfino in Mongolia la prendono. Sorridono, imbarazzati come al solito. Sta di fatto che, per la terza volta in quattro giorni, siamo costretti a cambiare una manciata di traveller cheques perché anche tutti gli sportelli ATM sembrano essere fuori uso. Tutto ciò rasenta l'inconcepibile. Questa città, che sembra Los Angeles, funziona in modo medioevale per qualunque tipo di servizio. Meno male che quando siamo arrivati sembrava di essere in paradiso. Fa rimpiangere Ulaan Baatar.
Dalla DHL, dove abbiamo perso un'altra ora abbondante, andiamo a piedi al Friendship Store, il megastore del governo per i turisti, che come è da aspettarsi è pieno di ogni ben di dio, ed è carissimo. Rinuncio a fare scorta di pellicole (che qui costano oltre 10$ a rullino) e trovo invece, quasi da non credersi, la collezione intera delle Lonely Planet. Compro India e Nepal, non c'è invece Pakistan. A tal proposito, se passiamo la frontiera con il Nepal, è ormai deciso che proseguiamo sicuramente fino a Delhi. Da lì, un giro al Taj Mahal ci scappa certamente e poi, se le cose stanno come ora, e se Emanuela se la sente, proseguiremo per Islamabad. Io voglio proseguire.
Dalle ultime notizie che ho raccolto su Internet, e dalle risposte che sono arrivate ai miei post, la frontiera indo-pakistana ed il Kunjerab Pass sono aperti ed operativi, senza problemi. A Islamabad ci sono turisti. Resta il fatto che per noi i due passaggi chiave, per il momento, sono l'estensione del visto cinese ed il parcorso fra Tibet e Nepal.
Dal Friendship Store prendiamo la metropolitana ed andiamo a Tiananmen, nel tentativo, nuovamente vano, di entrare al Mausoleo di Mao, che anche oggi è chiuso. Mandiamo Mao a quel paese. Trovo però le pellicole, una dozzina, e tratto per 500 yuan in totale. Un prezzo discreto.
Oggi fa un caldo micidiale, siamo circa a 33-34°, ma il problema è l'umidità, elevatissima. Si suda come maiali, mi sembra di nuovo di essere in Cambogia, sono fradicio.
Da Tiananmen, andiamo in taxi al Béihài Gòngyuàn, a nord-ovest della Città Proibita. Salita alla White Pagoda, sudata mostruosa, panorama bianco latte. Quindi, a piedi ad un altro parco, il Jingshàn Gòngyuàn, proprio sopra alla Città Proibita. Altra salita in cima ad una collina, altra infradiciatura totale. Il panorama sulla Città Proibita sarebbe bello, ma oggi il cielo fa paura da quanto è bianco, nonostante il sole. La visibilità non supera il chilometro, la cappa è davvero impressionante, neanche a Milano è così, se non d'inverno con la nebbia.
Bah, delusi scendiamo e prendiamo un altro taxi per farci lasciare a Linlichong, la via pedonale di Qianmen, vicina al nostro hotel, nota per lo shopping e per i souvenir. Non male, ma non compriamo niente.
Torniamo in albergo verso le 18:00. Io mi faccio un'oretta al business centre dell'hotel per mandare un po' di e-mail in giro e controllare la situazione in Pakistan.
Alla sera usciamo per festeggiare degnamente la nostra ultima notte a Pechino. Domani nuova partenza, per Xi'an. Inizia il viaggio verso il Tibet. Ce ne andiamo in taxi all'Hard Rock Cafè, che si trova nella zona nord-est della città. E' nuovo, bello e c'è anche una band filippina, i "Forte" (!), che suona dal vivo rock occidentale. Gente che balla - in modo peraltro assurdo e ridicolo. Rientriamo in albergo verso le 23.
E così anche Pechino è andata, e ci avviciniamo, ormai, ad un terzo del nostro tempo. Il tempo vola davvero via... è incredibile, mi sembra ieri che siamo arrivati a Pechino e invece è trascorsa più di una settimana. Domani è il nono giorno che siamo qui, in condizioni normali sarebbe mezza vacanza!
Oggi abbiamo fatto due conti. L'ideale per noi sarebbe arrivare a Lhasa intorno ai primi di luglio, e a Kathmandu intorno al 20 luglio. In questo modo, riusciremmo ad essere a Delhi per i primi di agosto e la tabella di marcia non sarebbe male. Vedremo. Da domani si inizia a fare sul serio. C'è da correre un po'...
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