|
Ci siamo! Stiamo viaggiando sulla Transiberiana! Un sogno di una vita che si sta avverando. Bisogna precisare che la Transiberiana è in realtà una linea ferroviaria percorsa da diversi treni. Il treno n° 2 è il famoso Mosca-Vladivostok, il n° 6 è il Mosca-Ulaan Baatar, che prenderemo la prossima settimana da Irkutsk per andare in Mongolia. Adesso ci troviamo sul treno n° 10, il Baikal Express, che collega Mosca ad Irkutsk, sul lago Baikal, in Siberia. Oltre 5.000 km da Mosca e cinque fusi orari più ad est!
Siamo partiti da Mosca alle 23:30, puntualissimi come al solito, e l'arrivo ad Irkutsk è previsto alle 8 del mattino circa di venerdì prossimo, dopo più di 75 ore di treno (se ho fatto i calcoli giusti...). L'orario del treno segue l'ora di Mosca, il che complica un po' le cose, ma basta conoscere i cambi di fuso orario rispetto alle stazioni ed il gioco è fatto. Ma andiamo con ordine...
Questa mattina l'Ukraina non ci consente di tenere la camera oltre le 12:00 e quindi ci tocca sloggiare e depositare tutto il bagaglio al guardaroba. Andiamo quindi a caccia di un corriere internazionale, e anche questo non è banalissimo a Mosca. Alla fine riusciamo a trovare la Federal Express, a nord della città, e per la "modica" somma di circa 80$ spediamo a casa la matrioska acquistata ieri. Il tutto ci porta via circa tre ore e numerosi viaggi in metropolitana su e giù per Mosca.
La giornata è calda in modo innaturale, per non dire eccezionalmente calda, e bella, come al solito. Verso le 16:30 siamo di nuovo in albergo e non ci resta che aspettare. Prenotiamo un taxi per la stazione Yaroslavskaia, ci costa ben 20$, un vero e proprio furto. D'altra parte non abbiamo alternative. Finito con Mosca, credo che torneremo a più miti propositi con i taxi.
Trascorriamo dunque il pomeriggio stravaccati sulle poltrone della hall ad aspettare. Io dormo un'oretta. Arrivano interi pullman di italiani. Fanno il giro classico, Mosca - St. Petersburg con il treno. Alle 21:30, dopo una cena al ristorante dell'Ukraina, il taxi ci preleva e ci porta alla stazione. Da qui è un "piece of cake": troviamo subito il nostro treno, imbarchiamo il nostro voluminosissimo e pesantissimo bagaglio, ed eccoci qui.
Questo scompartimento è di seconda classe, a quattro letti, ossia il famoso "coupè 2/4". Quando abbiamo prenotato ad aprile, la classe 1/2 era esaurita. In realtà, tutti gli scompartimenti di questo vagone sembrano essere stati interamente venduti come il nostro, ovvero due persone occupano tutto lo scompartimento. Una prima classe taroccata, insomma. Infatti, noi abbiamo comprato tutti e quattro i posti, spendendo un po' meno di due veri biglietti di prima classe. Lo spazio a disposizione è quindi tutto per noi. Di fatto, viaggiare in quattro per intere giornate in questi scompartimenti, oltre che claustrofobico (almeno per me - i finestrini sono tutti sigillati) è quasi impossibile se si è carichi come noi. Insomma, il servizio non è sarà all'altezza della prima classe che abbiamo preso da Minsk a Mosca, ma almeno qui le Provodnitse sorridono, ed in Russia non è poco.
Ebbene, eccoci dunque in Transiberiana. La nostra prima notte... Stanotte, verso le 3, dovremmo attraversare il Volga...
Vita sulla Transiberiana. Un po' di confusione con gli orari, intanto. Ad esempio, ho scritto 23:50, ma non è vero. Se consideriamo l'ora di Mosca, quella che vige sul treno, sono le 22:50. Se consideriamo l'ora locale, dovrebbero essere le 00:50 del 15 maggio. Abbiamo infatti già attraversato due fusi orari, se ho ben interpretato il nostro libro. E siamo in treno ormai da 24 ore, a circa 1.600 km da Mosca.
Stiamo attraversando gli Urali, fuori c'è... bufera di neve ed è tutto bianco! Con ordine...
Vita da Transiberiana: sveglia ad orario imprecisato, caffè e biscotti. Fuori, alberi. Villaggi. Il tempo passa, non ci si annoia di certo. Non c'è da occuparsi assolutamente di nulla, tranne "viaggiare". Si chiacchiera, si legge, ogni tanto qualche fotografia. Fermate poche. Oggi, Kotelnich (*), km 870, Kirov, km 957. A Kirov ha iniziato a nevicare. Il treno si è fermato circa 15 minuti, sono sceso, ho fatto qualche fotografia e qualche ripresa con la videocamera. Faceva un bel freddo.
Il panorama alterna foreste di betulle di tipo scandinavo a steppa allagata dal disgelo. Qua e là, chiazze e cumuli di neve. Alle stazioni, lungo i binari, vendono un po' di tutto, dai giocattoli a roba da mangiare. Perm, km 1.436. Grande centro industriale. Fuso orario +2 da Mosca, in totale +5. Prossima fermata Yekaterinburg, km 1.800 e rotti, dove entreremo ufficialmente in Asia. Il passaggio dell'obelisco che segna il confine fra Europa ed Asia è previsto per l'una di notte circa, local time. Peccato.
Fra Perm e Yekaterinburg si estendono gli Urali, e noi li stiamo attraversando in questa notte siberiana, buia. A Perm inizia anche la Siberia. E' come sognare: viaggiamo di notte, in Siberia, avvolti da una nube di neve, a metà maggio. Buio e neve...
Abbiamo fatto pranzo e cena nel vagone ristorante, prezzi popolari. A cena con una simpatica coppia di ragazzi tedeschi appartenenti ad un viaggio organizzato. Ho anche bevuto il mio primo bicchiere di vodka, offerto dalla loro guida russa. La caviglia di Emanuela non va tanto bene, è tutta gonfia. Meno male che in treno passiamo un sacco di tempo seduti o sdraiati, per non dire a dormire.
Fuori, la Russia scorre, ed è come te la immagini. Fredda, grigia e verde, infinita. Il treno attraversa sperduti villaggi di casette di legno e, raramente, grandi città grigie ed industriali come Perm. Sul Baikal Express ci sono alcuni gruppi organizzati, ma non si può certo dire che sia un treno "affollato" di turisti. Italiani, solo noi.
Gli Urali sono in realtà delle colline o poco più, in questa regione non oltrepassano i 500 m. di quota e più a nord non credo vadano oltre i 1.000 m. Però nevica, e siamo in Siberia. Seconda notte sulla Transiberiana.
[/corsivo](*) Sul diario orginale, ho trascritto tutti i nomi delle località russe (e, più avanti, di quelle mongole, cinesi, ecc.) con l'alfabeto locale. In questo caso, cirillico. Qui sono stati traslitterati secondo l'accezione più comune.[corsivo]
A dire il vero ho ancora l'orologio sull'ora di Mosca, così posso verificare le fermate. Siamo a 2.885 km da Mosca, appena ripartiti da Tatarskaya, sempre puntuali al minuto. Due ore fa circa, abbiamo passato Omsk. Qui il tempo è discreto, il termometro alla stazione segnava 7°. Stamattina mi sono svegliato piuttosto presto, circa alle 5 ora di Mosca, le 7 locali, complice la lunga fermata a Tyumen. La sorpresa è che, passati gli Urali ed entrati in Asia, continua a nevicare, a tratti è una vera e propria bufera, e la steppa è tutta bianca. Sul treno, per contro, si sta benissimo.
Dopo Tyumen, fermate a Ishim, Nazyvaevskaya, Omsk, Tatarskaya. Il tempo volge al discreto e a tratti fa anche caldo. Sul treno, comunque, si sta in T-shirt. Solito pranzo inconsistente nel vagone ristorante. Come al solito a) sembra sempre essere tutto finito, e b) una volta trovato qualcosa che c'è, quello che ti portano non è mai esattamente quello che hai ordinato, e le porzioni sono minuscole. Oggi ho ordinato "pollo arrosto" e mi hanno portato un pezzo di osso di tacchino. Il bello è che ordiniamo scegliendo da un menù scritto solo in russo che ci consegnano i camerieri.
Ad ogni fermata lunga (10-15 minuti) si può scendere dal treno, sgranchirsi un po' le gambe e fare qualche fotografia interessante. Inoltre, è pieno di donne russe che vendono generi alimentari, per cui è possibile fare un po' di spesa. Certo, fa un po' impressione scendere dal treno a quasi zero gradi. La pioggia mista a neve dà poi una colorazione decisamente grigia al tutto, per cui non ci si può sbagliare: siamo in Siberia!
Vita sul treno... Dopo due giorni si prende il ritmo. Oggi mi sono fatto la barba. Il treno è disseminato di prese a 220 e 110 volt, ce n'è per tutti i gusti. Le due Provodnitse si danno il cambio ogni otto ore. Quella bionda sorride spesso, quella mora è una vera nazista, ma molto efficiente. Ci si intende solo - ma perfettamente - a gesti. A parte qualche "spasiva" (grazie). Ad Omsk più o meno eravamo a metà tragitto.
23:30. Taiga, taiga, taiga. Tramonto sulla taiga, notte sulla taiga. In serata, fermata a Barabinsk. Curiosamente abbiamo accumulato circa 45 minuti di ritardo. Ancora donne che vendono pesce secco alla stazione. Odore di pesce secco dappertutto. Poi si riparte. Uno straordinario doppio arcobaleno circolare illumina la taiga. Ogni tanto piove, ogni tanto sole. Siamo circa a 3.200 km da Mosca.
Di fianco a noi, nello scompartimento adiacente, una ragazza di Monaco che viaggia da sola. Divide lo scompartimento con un signore russo. Due parole di russo alla Provodnitsa, per chiedere due tazze di acqua calda per il té, la fanno finalmente sorridere.
Su questo treno, oltre al gruppo misto franco-tedesco (sono circa una decina), ci sono - pare - un paio di americani e un canadese. Per il resto, russi. Qualche tratto orientale, o quanto meno dell'Asia Centrale. Fuori, taiga. Taiga, taiga, taiga, infinita taiga, affascinante steppa, sterminata Siberia. Non fa più freddo, viaggiamo con un paio di finestrini del corridoio aperti (sono gli unici che si aprono). Qualche fotografia, qualche ripresa.
A cena la solita scena: la signora mi porta il menù, scelgo tre alternative, non c'è niente. Solo due cose: salyanka per Emanuela (la solita zuppa di verdura, carne e "potrebbero") e wursterl con patate per me. Stasera non c'è altro, nemmeno i tovaglioli. Per fortuna una Baltika n° 3 c'è sempre. Ieri sera, insalata di pomodori e cetrioli in salsa di "boh", e una specie di tortellini in brodo non malaccio. Sempre e solo pane nero a fette. Ma è Transiberiana. Un grandissimo viaggio. Fra un po' dovremmo attraversare il ponte sul grande fiume Ob ed arrivare a Novosibirsk, verso mezzanotte purtroppo. Darò un'occhiata fuori prima di andare a dormire. Terza notte in Transiberiana...
Oggi è una giornata stupenda e calda, si sta tranquillamente in maglietta anche fuori e viaggiamo con i finestrini aperti. Ieri notte, come previsto, a letto dopo la sosta a Novosibirsk e l'attraversamento del fiume Ob. A Novosibirsk, all'una di notte, c'erano 11°.
Questa mattina sveglia intorno alle 10 ora locale. Più o meno guadagniamo un fuso orario al giorno, adesso siamo a +4 da Mosca, +6 dall'Italia, stasera ne attraverseremo un altro.
Nella notte, soste a Taiga, Mariinsk e Bogotol. Mi sono svegliato giusto per vedere la sosta ad Achinsk. Qui siamo a metà strada esatta fra Mosca e Pechino, seguendo la linea Transmongolica. Il paesaggio è cambiato completamente e al posto della steppa piatta e desolata adesso è un susseguirsi continuo di colline, valli, foreste di conifere e villaggi di casette di legno davvero suggestivi. Il treno fa ora ampie curve ed è possibile fotografarlo dai finestrini aperti. E' la Transiberiana che ti aspetti, in questa regione. Si incrociano lunghi treni merci carichi di legname e carbone. La giornata stupenda favorisce le fotografie e le riprese video.
Verso mezzogiorno l'ultima sosta in una grande città, prima di arrivare domani ed Irkutsk: ci fermiamo a Krasnoyarsk e subito dopo attraversiamo il grande fiume Yenisei. Siamo circa a 4.100 km da Mosca e il treno ha recuperato più di metà del ritardo di un'ora che aveva stanotte a Novosibirsk.
Quindi, ancora colline, villaggi, foreste di conifere. Il paesaggio è davvero stupendo oggi. La piccola comunità del nostro vagone ormai segue dei ritmi regolari, abilmente diretti dalle nostre due Provodnitse che continuano a darsi il cambio con turni prestabiliti. Il nostro vicino russo si dà da fare ad ogni stazione per pulire i finestrini, così che possiamo fotografare meglio. Grazie!
La caviglia di Emanuela sembra migliorare. A pranzo uova al tegamino, formaggio, pane bianco (!), caffè. Oggi ci va di lusso!
Adesso attraversiamo sterminate pianure lievemente ondulate, coperte da infiniti campi di grano. I panorami sono davvero superbi, questa è sicuramente la giornata fino ad oggi più bella della Transiberiana. Certo è che su questo treno non ci si annoia affatto e il tempo passa molto più rapido di quello che ci si può aspettare, complici anche i vari fusi orari. Confesso che mi dispiace un po' l'idea di fare tappa domani ad Irkutsk ed interrompere, seppure solo per due giorni, questo strano viaggio. Peraltro, faremo tutti così, ed è anche vero che in realtà vorrei fermarmi in ognuno di questi incredibili villaggi che attraversiamo.
Sosta a Zaozernaia, 4.262 km da Mosca. Adesso viaggiamo di nuovo con circa 45 minuti di ritardo.
23:40, GMT +8. Serata con bellissime luci e gran bel tramonto viola sulla foresta. Soste a Kansk, Ylanskaya, dove abbiamo comprato del pane dolce, a Taishet, dove siamo passati a GMT +8. Ora ci troviamo nella regione di Irkutsk, questo dovrebbe essere il fuso orario più lontano del nostro viaggio.
La Provodnitsa bruna (la nazista) mi ha regalato una brochure di Irkutsk e mi ha sorriso. La piccola comunità del nostro vagone è già a dormire per l'ultima notte sul Baikal Express. Siamo circa a 4.600 km da Mosca. Adesso sul treno fa un caldo boia, ci sono circa 30°. Prima viaggiavamo con i finestrini aperti, ma adesso la Provodnista li ha chiusi e fa caldissimo.
Bagagli chiusi e pronti. Arrivo previsto fra le 8 e le 9 di domani mattina...
Puntuale in modo impressionante, alle 8:04 ora locale, dopo quasi 5.200 km da Mosca, al 5° giorno di viaggio, il nostro Baikal Express ci ha scaricato in una nebbiosa e freddina Irkutsk, appena svegliata.
Stanotte abbiamo dormito poco o niente. Il treno ha corso per recuperare il ritardo, c'erano molte curve e abbiamo fatto alcune soste, sei o sette dopo Taishet. Ci siamo così svegliati presto, ad Angarsk, 70 km da Irkutsk, in tempo per prepararci.
La sveglia e l'arrivo non sono affatto stati un granché. Il tempo grigio e brutto, il sonno... Cediamo al primo tassista che ci ferma e per 200 rubli (7$) ci facciamo portare all'hotel Angara. Tutto sommato c'è andata ancora bene.
L'hotel Angara, che si trova nella piazza principale di Irkutsk, a mia memoria vince il titolo assoluto di hotel più drab del mondo. E' un orrendo parallelepipedo di cemento grigio, alto circa sette piani, con la solita hall smisurata ed inutile di marmo nero e grigio, casinò, finto bar e finti uffici. E' tutto scassato, di cartone e veramente triste. Inoltre è puzzolente e la nostra stanza è quasi irrespirabile. A confronto, il mitico hotel di Rio Gallegos del quale scrissi dodici anni fa era un reggia.
L'asse del cesso è staccato, il cesso è un cesso. Tv in bianco e nero a pulsantoni, modello russo anni '60, ogni tanto salta. Telefono arancione a disco, direi primi anni '70. Due divani letto sfondati, e quando dico sfondati intendo proprio completamente divelti, e piccoli, come al solito. Una orrenda poltrona, verde pidocchiosa, dotata di quattro rotelle e i cui braccioli in legno sono stati completamente divorati dai tarli. Un tappetino unto e pidocchioso. Un tavolo scassato di fòrmica. Pavimento in finto parquet di plastica adesiva, ovviamente staccata quasi dappertutto e piena di bolle. Fuori, corridoi lunghi, quadrati, spogli e bui, con la tappezzeria staccata dai muri.
Purtroppo questo hotel, che ha davvero l'unico vantaggio di essere centralissimo, ci è stato imposto dalla G&R, l'agenzia che ci ha procurato i biglietti della Transiberiana. Non era infatti possibile acquistare i biglietti senza prenotare almeno una notte in albergo e, poiché a Mosca avevo già prenotato l'Ukraina, abbiamo optato per questa soluzione ad Irkutsk. Meno male, chissà dove ci avrebbero sbattuti a Mosca...
Come al solito ci registrano anche qui, ormai ci abbiamo fatto il callo dopo Minsk e Mosca. Adesso andiamo a cena, riprendo più tardi.
00:30. Straordinaria serata ad Irkutsk. Ma torniamo un attimo ad oggi pomeriggio. Arrivati in camera, facciamo una rapida doccia per non cadere addormentati, e colazione all'orrendo buffet dell'albergo. Ci sono praticamente solo tre cinesi sporchi e cafoni che spingono, sporcano e fanno un po' senso. Prendo solo un caffè e un paio di fette di pseudo-pane con pseudo-marmellata, mentre Emanuela, come al solito, si adatta a qualche paciugo locale. Poi usciamo a farci un giro per la città, umida, grigia e nebbiosa.
Tocchiamo il lungo fiume sull'Angara (il grande fiume di Irkutsk), le due cattedrali, un ridicolo/squallido/triste cambio della guardia alla tomba del milite ignoto fatto da un plotone di ragazzini e ragazzine in divisa, capitanati da una professoressa glaciale. Micidiale. I cinque poveretti che sono di turno devono rimanere lì immobili, in mezzo alla piazza, davanti al monumento, come se fossero le guardie del Cremlino. Presumibilmente per la solita ora, prima che arrivi il cambio.
Proseguiamo il giro poco convinti. Temperatura accettabile. La città a prima vista appare davvero squallida e grigia, fatto salvo per qualche edificio storico, mal conservato o riverniciato di fresco, che ad inizio secolo aveva contribuito a fare di Irkutsk la "Parigi della Siberia"... Sarà, a me sembra davvero un postaccio, sarà la nebbia. Pensare che questa dovrebbe essere la tappa più bella, per non dire l'unica davvero obbligata, della Transiberiana.
Insomma, qualche brutta fotografia, e quando ci mettiamo in cerca del solito panino Emanuela inciampa di nuovo sulla stessa caviglia! Merda! Qualche minuto di panico ed una sosta in un caffè. L'umore piomba a zero. Rientriamo forzatamente in albergo verso le 16, dopo un paio di crèpes nel parco davanti all'albergo. Nel vuoto spinto di questo pomeriggio, facciamo un giro di e-mail al "business centre" dell'albergo, poi telefono a Tuya in Mongolia, il nostro contatto. Il suo cellulare prende al primo colpo e... colpo di scena: Tuya parla italiano! Sembra simpatica. Ci diamo appuntamento ad Ulaan Baatar per il 20 maggio, all'arrivo del treno. Chissà se questa volta funzionerà. Fra l'altro, telefono utilizzando il mio cellulare, perché dall'albergo è possibile telefonare solo dalla camera a prezzi assurdi. Di carte telefoniche come al solito neanche l'ombra. Non si capisce perché, in Russia non riusciamo a telefonare dai telefoni pubblici. Ne ho approfittato anche per chiamare a casa. Alla fine, cadiamo addormentati in camera intorno alle 17, di fatto con il fuso orario ancora fuori fase, stanchi e di cattivo umore.
Sveglia verso le 20 ed usciamo a caccia di un ristorante segnalato sulla Lonely Planet, il Nostalgia Cafè. Emanuela zoppica un poco, ma abbiamo ripreso un po' di umore. Quando arriviamo, il Nostalgia Cafè è totalmente deserto. Dovrebbe esserci della musica dal vivo. Il locale è sottoterra (!) e si presenta molto elegante, sembra quasi "in", occidentale. Servizio eccellente. Cena discreta, o meglio, sarebbe impeccabile, senonché io mi sbaglio e, scegliendo a caso dal menù russo, becco lingua, una delle poche cose che a me dà veramente il voltastomaco. Del resto, la lingua in Russia va moltissimo, lo avevo già notato i giorni scorsi.
Il trio che si esibisce sul palco è formato da padre, madre e figlio. Dopo un inizio un po' stentato e drab, con una triste cover di "Titanic" davanti al pubblico agghiacciato (solo noi due), iniziamo ad intavolare un dialogo. Il locale va riempiendosi (diciamo così), l'atmosfera si scalda (complice anche un po' di vodka che anche noi ci facciamo portare), evidentemente siamo gli ospiti d'onore ed il trio Sobolevik si scatena, rivelandosi composto da tre musicisti, polistrumentisti e cantanti di notevole statura.
Si va dal folk russo, alle musiche del Baikal, al blues ed al rock russi, a qualche concessione all'occidente con Sting e persino "Caruso" di Lucio Dalla. La serata diventa eccezionale e ricca di atmosfera. Davvero una riconciliazione con Irkutsk. Torniamo in albergo verso mezzanotte e la città è piuttosto animata.
Comunque, sta di fatto che la Russia sembra davvero un Paese strano ed i russi sono in qualche modo inspiegabili. Anche qua ad Irkutsk sembrano glaciali, indifferenti a qualunque cosa. E' uno dei popoli apparentemente più "scazzato" che abbia mai visto, con meno "senso del business" e della "qualità" in generale. Ecco, ci sarebbe da fare un lunghissimo discorso sulla "qualità" in Russia, rapportata alla povertà. I due concetti non sono strettamente legati, ci può essere molta qualità anche nelle cose e nei modi di essere della gente povera. Lo abbiamo sperimentato diverse volte, ma apparentemente non qui. Qui, mediamente le cose sono generalmente "squallide", o conservate in modo pessimo, o rattoppate in modo evidentemente scazzato. Mostrano in genere un livello di cura prossimo a zero.
Lo stesso accade nei rapporti con gli stranieri. Forse bisognerebbe andare più a fondo alla questione. Ad esempio, il sorriso della Provodnitsa, dopo quattro giorni, o questa serata con i musicisti, sono al contrario una dimostrazione della disponibilità verso lo straniero, una volta rotto il ghiaccio e guadagnata un po' di confidenza. Mah, caso mai riprenderò il discorso.
Note: qui in albergo le call-girl chiamano davvero in camera. Oggi in giro per Irkutsk abbiamo incontrato sia la nostra vicina tedesca di scompartimento, sia il gruppo della Detour con cui viaggiamo in parallelo sin dall'Ukraina. Tutti ammassati e chiusi dentro un minivan. Ci hanno fatto un po' tristezza.
Questa mattina prevista escursione a Listvyanka ed al Lago Baikal. Il tempo sembra grigio come ieri, ma nel corso della giornata va migliorando. Poiché come al solito prima delle 11 non siamo pronti, e considerato che a) da qui a Listvyanka, sul lago, ci sono quasi 70 km e che b) ci sono solo quattro autobus al giorno dall'orario imprecisato, ed è tardi per andare ad informarsi, tentiamo la sorte con l'albergo. Tutto sommato non ci va malaccio, ci propongono un minivan con autista per 10$ (300 rubli) l'ora. Affare fatto. Intorno alle 12:30 partenza dunque per Listvyanka, dopo avere annotato un intermezzo di un quarto d'ora nella hall con la sgradevole compagnia di un gruppo di una ventina di cinesi in visita d'affari. Sputano in continuazione, sono sciatti ed unti. Insomma, promettono bene.
Nota a margine: Emanuela ha tentato senza successo di farsi sostituire il materasso, che oltre ad essere sfondato ha almeno tre molle che escono.
Il nostro autista non spiccica una parola, ma l'ora di viaggio verso il Baikal è piacevole. La strada corre nella foresta di betulle, con lunghissimi rettilinei e saliscendi da fotografia. Il tempo migliora. Ascoltiamo musica pop russa dall'autoradio. Facciamo una sosta presso una piazzuola nella foresta dove tutti coloro che passano - a quanto riusciamo a capire interpretando i gesti del nostro baffuto autista - attaccano un pezzo di stoffa ai rami degli alberi. Così facciamo dunque anche noi, in mezzo a questo inquietante, sperduto ed isolato angolo di foresta costellato da milioni di pezzi di stracci.
L'autista si punta le dita alla gola e mi fa qualche cenno... Oddio, vuole spararci o sgozzarci qui?? No, significa che dobbiamo bere insieme. Ma non abbiamo nulla. Scrolla le spalle e ripartiamo. Mah... roba russa!
Dopo circa un'ora siamo al Lago Baikal, sull'estuario dell'Angara. Il cielo è ancora plumbeo, ma presto diventerà sole pieno, ovviamente solo *dopo* avere fatto tutte le fotografie.
Questo lago, ghiacciato per otto mesi all'anno e ben visibile su qualunque mappamondo, oltre ad essere uno dei bacini di acqua dolce più grandi del mondo (è più lungo di mille - *mille* - chilometri, e largo fino ad ottanta), è il più profondo del pianeta. Arriva oltre i 1.600 metri di profondità. Qui si trovano una miriade di specie animali e vegetali uniche al mondo e le sue acque sono leggendarie per la trasparenza. Così è.
Listvyanka è un piacevole villaggio di casette di legno colorate e praticamente è il principale centro abitato sulla costa occidentale. Sto parlando di un villaggio di qualche centinaio di casette su una costa di mille chilometri... Sulla sponda opposta dell'estuario dell'Angara, a circa un chilometro in linea, c'è Port Baikal, il vecchio termine della Transiberiana, ben visibile da qui. La costa orientale del lago si intravvede fra le nuvole e si scorgono montagne innevate sullo sfondo. Domani percorreremo circa 200 km di quella costa con la Transmongolica, viaggiando verso Ulaan Baatar.
Ce ne andiamo a zonzo per Listvyanka per circa un'oretta, poi esce il sole e ci facciamo uno spiedino al porto, seduti in riva al lago. Ovviamente incrociamo il pullman della Detour con i nostri amici tedeschi. Alle 16 ripartiamo per Irkutsk, dopo esserci comprati un orsetto di pietra del Baikal da mettere nella nostra collezione in sala.
Arriviamo ad Irkutsk alle 17, il tempo è ora bello e caldo. Rapide cartoline e di nuovo in giro per la città per rifare le fotografie di ieri, finalmente con una bella luce. Irkutsk ci appare ora un po' meglio di come si è presentata al nostro arrivo. Facciamo anche un giro su uno di questi scassatissimi autobus.
Nota: telefonato a mio fratello Andrea. Avevo voglia di sentirlo. Mi manca un po'. Peccato non ci raggiungano.
Nota: Ad Irkutsk le automobili hanno indifferentemente la guida a destra o a sinistra. Come in Cambogia! Solo che qui esiste un lato di guida corretto, il destro, come da noi.
Alla sera, cena in un ristorante vuoto come al solito - ed è sabato sera! Una buona mezz'ora se n'è andata per interpretare il menù. Ma iniziamo a capirci. Continuano a chiamare call-girls in camera. Io, durante la notte, sto male. Diarrea e crampi allo stomaco.
Stazione di Ulan Ude. Siamo sulla mitica Transmongolica. E questo treno è esattamente come dovrebbe essere. I nostri libri sono stati molto esaustivi in proposito...
Questa mattina sveglia in una livida alba che minaccia pioggia sulla Siberia. Fa freddo, ci sono solo 6°. Io continuo ad avere crampi allo stomaco e la seconda notte nel letto sfondato dell'Angara mi ha definitivamente fatto fuori la schiena. Sto male e sono abbastanza di pessimo umore. Il tempo non contribuisce certo.
Si parte per la Mongolia, destinazione Ulaan Baatar. Dopo avere sbrigato il check out in qualche secondo (non ci ha letteralmente filato nessuno), il solito tassista abusivo ci porta in stazione per soli 100 rubli. Miglioriamo decisamente. In stazione, ovviamente, ritroviamo la nostra amica tedesca (Marion), la coppia di francesi simili a noi e tutta la banda della Detour. Ormai ci conosciamo tutti!
Il nostro treno, che arriva da Mosca, viaggia con un'ora di ritardo. Nel frattempo, puntuale come al solito, arriva il Baikal Express. Noi dovremmo partire alle 8.46, ma prima delle 10 non se ne parla. Ne approfittiamo per studiare questa strana stazione di Irkutsk e la sua popolazione eterogenea, e naturalmente filmarla.
Riprendo più tardi...
21:15. Stazione di Naushki, frontiera russa. Neanche lo scorso anno alla frontiera fra Cambogia e Vietnam mi sentivo così... Beh, forse no. Le guardie russe ci hanno appena ritirato i passaporti. Questo viaggio fino ad ora è stato straordinario. Ma torniamo a questa mattina...
Partenza, come detto, con circa un'ora di ritardo. Il treno è solo all'apparenza una copia esatta del Baikal Express. In realtà è per lo più di gestione mongola ed è un po' conciato, con numerosi - tanto per dire - finestrini rotti.
Il treno è invaso da mongoli che trafficano e commerciano di tutto, ed è sporchissimo. Questo spettacolo un po' desolante, mescolato alla giornata piovosa ed ai bruciori di stomaco non è esattamente il massimo. Appena saliti c'è subito casino per i posti. Un inglese si trova ad avere un biglietto per un posto evidentemente già assegnato. Ovviamente la Provodnitsa (mongola) cerca subito di rifilarlo a noi, che anche in questo caso abbiamo utilizzato la tattica di acquistare tutti e quattro i biglietti dello scompartimento. Poiché ci rifiutiamo, la tipa cerca allora di spostare noi in uno scompartimento dove ci sono due posti liberi. Io mi incavolo e, biglietti alla mano, le rispiego che abbiamo acquistato quattro biglietti per il nostro scompartimento, quindi tutti e quattro i posti, e quindi ci teniamo il nostro scompartimento. E così facciamo. Peraltro lo scompartimento è lercio, i letti fanno abbastanza impressione, il finestrino è praticamente nero. Per fortuna si apre.
Sul treno c'è un casino bestiale di mongoli che vanno avanti e indietro, e trafficano di tutto, trasportando nei corridoi - anche con dei carrelli! - scatoloni di tutte le dimensioni, anche pesantissimi. Pazzesco. I corridoi sono letteralmente intasati dal loro trafficare. Gli scompartimenti sono completamente pieni della loro roba, stipati all'inverosomile. Ad ogni stazione in cui ci fermiamo si scatena un putiferio: centinaia di mongoli che scendono dal treno carichi di mercanzia e traffici di ogni genere lungo le banchine. Si vende e si compra di tutto, anche vestiti e scarpe, orologi da parete e lampadari! E, in gran parte, si imbarca merce di contrabbando. Questo treno è pieno di merce contrabbandata. Ancora, abbiamo visto per ore passare davanti al nostro scompartimento gente carica di uova, seghe elettriche e piallatrici.
Su questo treno si fuma liberamente, qualunque cosa, in qualunque angolo. E se qualcosa non serve più, non c'è problema: lo si lancia dal finestrino in corsa. Ho visto volare fuori di tutto, compresi giornali e scatole da scarpe. Confesso che ho contribuito anche io: ho lanciato la bustina del tè!
Il treno tocca il Lago Baikal dopo circa 120 km da Irkutsk, e ne segue la costa orientale per circa 180 km, passando proprio sul filo della riva. Questa tratta di Transiberiana è davvero spettacolare. Nonostante la pioggia ed il cielo livido il panorama è fantastico, selvaggio. Soprattutto quando il lago si allarga, non si vede più la sponda opposta e sembra di essere al mare.
Andando verso nord, le rive sono ancora ghiacciate e cariche di neve, e questo rende il panorama ancora più suggestivo.
Poi il treno abbandona il lago e riprende la steppa in direzione di Ulan Ude. Ad Ulan Ude, 5.642 km da Mosca, abbandoniamo la linea Transiberiana che prosegue verso Vladivostok, e prendiamo verso sud la linea Transmongolica che da qui, via Ulaan Baatar, arriva fino a Pechino. E che è la nostra rotta. Da Ulan Ude fino a qui alla frontiera russa il viaggio è uno spettacolo. Il paesaggio cambia drasticamente e, di fatto, si sente avvicinarsi la Mongolia, non solo grazie alla popolazione del treno. Steppe erbose infinite, colline e catene di rilievi selvaggi, laghi purissimi, fiumi grandissimi. Impossibile smettere di fotografare e filmare. Anche il tempo volge al discreto.
La corsa in Russia si interrompe qui, a Naushki, 5.895 km da Mosca. E siamo alle prese con le pratiche doganali, sempre complicatissime. da qui ci sono ancora 404 km fino ad Ulaan Baatar, che si dovrebbero percorrere interamente di notte.
23:20... Siamo ancora fermi! Hanno soltanto staccato il vagone ristorante. Per il resto, neanche l'ombra dei nostri passaporti. Oltre due ore. E siamo solo alla prima parte della faccenda. Dopo abbiamo ancora la frontiera mongola...
23:45... I russi ci hanno restituito i passaporti e hanno ritirato le dichiarazioni valutarie. Qualcuno ha avuto dei problemi. Peraltro, è andata bene che non si siano accorti che anche le nostre erano sbagliate: in entrata non avevamo dichiarato i traveller cheques, ed in uscita abbiamo più rubli di quelli che abbiamo dichiarato e ci mancano due ricevute dei cambi effettuati a Mosca.
Hanno smontato tutto il treno. Comunque siamo ancora fermi. I russi non hanno terminato di rivoltarlo da cima a fondo. Almeno, a noi non hanno fatto aprire tutti i bagagli, ma hanno solo smontato lo scompartimento.
01:00... SEMPRE FERMI NELLO STESSO PUNTO! Sono ormai quattro ore che siamo fermi a questa cazzo di frontiera russa e non si capisce perché! E ancora dobbiamo affrontare quella mongola! Abbiamo fatto un po' di conversazione con una coppia di coniugi belgi qua a fianco, che arrivano direttamente da Mosca con questo treno. L'altra notte gli hanno fregato la macchina fotografica dallo scompartimento, mentre dormivano. Hanno detto che il traffico dei mongoli qua sopra è iniziato fin da Mosca. Pazzesco!
01:30... Ci muoviamo, inizia la seconda fase di questo assurdo walzer...
02:40... Sukhbaatar, frontiera mongola, 20 km più avanti di Naushki. Fino ad ora non è successo nulla. Ci hanno consegnato i moduli per le dichiarazioni doganali, è passato qualche ufficiale mongolo, niente di più. Gli olandesi di fianco a noi, una decina, fanno un baccano infernale, tracannano vodka a bottiglie e fumano come dei turchi. Il vagone (tutto il treno a dire il vero) è ormai una camera a gas. Emanuela (irritata) sta dormicchiando nel sacco piuma. Sul treno fa pure freddo questa notte. Ci è anche partita la luce del neon.
Siamo rimasti fermi un'ora nella steppa buia fra le due frontiere, mentre soldati mongoli circondavano il treno e ne ispezionavano tutti i carrelli e i doppi fondi con le torce. Ora ci hanno dato un altro modulo da compilare. Siamo in ballo da quasi sei ore, assurdo!
03:20... Passaporto timbrato! Mongolia, 61° Paese in collezione! Hanno anche tentato di venderci un'assicurazione sanitaria. Comunque siamo sempre fermi.
05:00... In uno stato di sconvolgimento totale, sonno, nausea, ecc, questo cazzo di treno finalmente, quasi all'alba, riparte. E dopo OTTO ORE di frontiera, se Dio vuole, siamo in Mongolia!!
Mi addormento verso le 6 del mattino, ma alle 8 veniamo già svegliati. Siamo in uno stato pietoso. Sporchi, stanchi, ed io continuo ad avere problemi di stomaco. Praticamente, a parte una rapida "cena" ieri sera nel vagone ristorante con una specie di polpetta alle cipolle, non mangiamo da 36 ore.
Scendo dalla cuccetta sconvolto, apro il finestrino e... uno scenario da sogno! E' come essere in un documentario. Montagne e colline spolverate di neve, pascoli verdissimi, fiumi, cavalli che corrono liberi, bestiame, alcune isolate tende ger all'orizzonte. Un territorio vergine sconfinato, nomadi. Niente altro. Un cielo blu intenso, nuvole bianche che lo costellano, una luce già fortissima a quest'ora del mattino. Mongolia!
E' esattamente ciò che ho sognato e letto per anni. Uno spettacolo da filmare. E infatti c'è già tutto il vagone - "sezione occidentali" - aggrappato ai finestrini, armato di cineprese e macchine fotografiche. Il treno è ovviamente in ritardo, e questo panorama va avanti per qualche ora. Sono troppo stanco per armeggiare con le macchine fotografiche, faccio solo uno scatto e qualche ripresa e torno a dormire per un'oretta. O almeno, a sdraiarmi ad occhi chiusi.
Alle 12:00 arriviamo ad Ulaan Baatar, capitale della Mongolia. Nota: dalla frontiera fino a qui la ferrovia diventa a binario unico. Siamo a 6.300 km da Mosca, ne abbiamo fatti più di 9.000 in treno da Milano.
Mi sembra incredibile essere in questa città. Sono troppo stanco per realizzarlo e poi, giù dal treno, c'è un casino pazzesco e mi si rompe pure la cerniera di una sacca, mi taglio la mano destra e non sto bene. Lascio Emanuela con tutti i nostri bagagli e mi metto a cercare Tuya nella folla.
Tuya è il nostro contatto qui in Mongolia. Lavora per la Blue Sky Travel, l'agenzia che ho contattato a marzo via Internet, quando ho iniziato ad occuparmi della preparazione del tratto in Mongolia. Tuya si è rivelata molto efficiente fin dall'inizio e inoltre, come ho scoperto l'altro giorno ad Irkutsk chiamandola al telefono, parla un po' di italiano. Che, francamente, in Mongolia è davvero un evento eccezionale.
Insomma, mentre cerco Tuya, Tuya trova me. Mi riconosce dalla fotografia sul passaporto che le avevo inviato via fax per ottenere la lettera di invito necessaria ad avere il visto mongolo. E' una ragazza giovane, sui trent'anni, a modo suo carina. Parla inglese, russo, cinese, spagnolo, francese e, come detto, un po' di italiano. Sembra sveglia. Insieme a lei, ci sono il nostro nuovo autista mongolo ed una mitica UAZ russa 4x4 con la quale ce ne andremo a zonzo venti giorni per la Mongolia ed il Deserto di Gobi, per la cifra - abbondantemente trattata - di 1600$ a cranio, omnicomprensiva di guida + interprete + jeep + pensione completa (diciamo così, per quello che può significare in Mongolia e nel Gobi...) + albergo qua ad Ulaan Baatar. Niente male per tre settimane piene in culo al mondo accompagnati da due persone stipendiate.
Questo significa, fra l'altro, che un viaggio diretto in Mongolia, incluso l'aereo ed un itinerario su misura come il nostro, potrebbe costare sui 2500$, molto meno del prezzo a cui lo offrono le (poche) agenzie turistiche in Italia che ho visto.
Ci trasferiamo dunque all'hotel Marco Polo, in centro. Dovevamo essere all'hotel Batkhan, ma pare che sia uno di quelli che ha chiuso l'acqua calda per la stagione primaverile, per consentire la manutenzione delle tubature, e così Tuya ci ha spostati al Marco Polo. Le spieghiamo al volo, mentre affrontiamo un inatteso e caotico traffico in città, che non abbiamo il biglietto per Pechino e che vorremmo fermarci un paio di giorni ad Ulaan Baatar a cazzeggiare e a riposarci, prima di partire per il Gobi. Ci dice che per Pechino sarà un problema. Ci sono solo due treni alla settimana, il N° 4 da Mosca ed il n° 24. Fa un paio di telefonate e ci conferma che fino al 5 giugno non sarà possibile avere una risposta. Comunque, aggiunge che un posto in "Hard Class" dovremmo trovarlo... Già, tremo al pensiero dopo avere trascorso la scorsa notte in "Soft".
In ogni caso, il nostro visto è valido fino al 19 giugno e noi stiamo cercando di partire il 9. Abbiamo un polmone di sicurezza di dieci giorni, e in Mongolia, nel caso, non è così impossibile farsi estendere il visto.
Per quanto riguarda i due giorni ad Ulaan Baatar a cazzeggiare, invece, non riusciamo a capirci. Lei ci propone un programma pieno fino all'inverosimile, anche qui in città. Noi cerchiamo di spiegarle che, almeno finché non saremo in giro per il Paese, qui vorremmo del tempo libero per noi. Sembra però che questo concetto le sia un po' difficile. Alla fine trattiamo per una giornata tutta per noi, dopodomani, poiché domani lei ha già previsto un programma pienissimo a partire dalle 10 del mattino. Sob!
Ci mettiamo a fatica d'accordo per liberarci di lei per qualche ora da subito! Vogliamo andare in camera, lavarci e dormire!! Appuntamento alle 17:00. Riusciamo anche a spiegarle che è inutile che venga a prenderci in macchina, vogliamo andare in giro a piedi, tanto più che siamo in centro! Io cado a dormire in stanza immediatamente...
Alle 17, puntuale, Tuya si presenta. E' chiaro che non sarà così banale liberarsi di lei. Lei cerca di fare il suo lavoro al meglio e non ne capirebbe il motivo. Iniziamo quindi il nostro curioso vagabondaggio per le vie di Ulaan Baatar, con Tuya a rimorchio che non sa bene come muoversi e dove portarci, e noi che non riusciamo a spiegarle che fondamentalmente ci piace andare a zonzo a casaccio. Puntiamo un cambio dove convertiamo i nostri rubli in tugrik mongoli. Il cambio viaggia sui 1.100 tugrik per dollaro, circa 1.000 per euro. Facile.
Io sto cercando di realizzare che siamo in giro per le strade di Ulaan Baatar. Queste strade sono grandi e scassatissime, con a volte dei buchi da paura. Ulaan Baatar è una città strana. Il tempo è variabile, c'è una luce fortissima e vento freddo. Fa in effetti molto più freddo che in Siberia, siamo a pochi gradi sopra lo zero. Non a caso, Ulaan Baatar è la città più fredda del mondo.
A prima vista UB sembra una città normale. Ci sono parecchi, ed "inattesi" palazzi normali, ma anche molti cubi di cemento di stampo socialismo reale, una piazza centrale letteralmente sconfinata, più grande (secondo me) della Piazza Rossa di Mosca. Altri retaggi sovietici come il palazzo del governo ed il palazzo della cultura. Ma anche tante pubblicità occidentali, traffico, internet cafè, banche aperte 24 ore!
Soprattutto il traffico è impressionante. E "violento". E' davvero pericoloso fare i pedoni qui, e non è una battuta. Il pedone *non* esiste. Assistiamo anche ad un incidente. Guidano in modo davvero assurdo.
Riusciamo a scattare un paio di fotografie alla piazza centrale, ma a parte la luce stupenda fa anche molto freddo e Tuya preme un po'. Intorno ad UB si vedono le montagne. Tuya ci annuncia che non sarà la nostra guida fuori da UB (peccato?). Lei ha imparato l'italiano durante un soggiorno in Italia qualche mese fa. E' stata anche negli Stati Uniti, ma adora l'Italia, ci tornerà presto. Dell'Italia ama tutto, soprattutto le scarpe e la cucina, e sogna di sposare un italiano.
Tuya ha 30 anni e, anche se ne dimostra di meno, è già vedova e con una figlia di 10 che manda ad una scuola privata cinese qui ad UB. Comunque, considerato il suo abbigliamento, la sua professione, ed il fatto che manda la figlia alla scuola privata, non se la passa male.
Decide (o decidiamo? Non si capisce chi guida e chi segue in questo strano gruppo...) di portarci a cena alle 18:30. Tutto sommato non ci va male, perché noi siamo sempre a stomaco vuoto. Ma lei? E poi è chiaro che di lei non ci si libera.
La cena è in un ristorante nuovissimo ed anonimo, vuoto - quanto meno, data l'ora - ma si mangia molto e molto bene. Ottimo. Si sembra di capire che anche questa cena, comunque, rientra nel pacco totale che abbiamo pagato. Lei molla il voucher al cameriere e il gioco è fatto.
La conversazione latita un po'. Lei continua a parlarci di quante scarpe ha comprato in Italia per tutta la famiglia e del fatto che in Italia le scarpe costano meno che ad UB. Parliamo un po' anche dei traffici sui treni che attraversano la Mongolia e lei ci spiega che i mongoli comprano le uova in Russia perché costano molto meno, e vendono in vestiti in pelle in Russia. Chiacchieriamo un po' anche delle differenze fra prima del '90 e adesso, e si fanno i soliti paragoni con la Russia. A noi, comunque, a prima vista questa Mongolia sembra messa molto meglio della Russia.
Dopo cena passiamo in una banca per convertire un po' di traveller cheques in dollari e pagare così il saldo a Tuya. Un acconto lo avevamo già versato ad aprile. Come al solito, anche qui non prendono la carta di credito e così le abbiam dovuto dare un rotolo di dollari in contanti. Alla fine, intorno alle 21:00, nell'"imbarazzo" reciproco ("Cosa volete fare?" "Boh"") ci prendiamo un taxi e ce ne veniamo in albergo. Non dico che Tuya ci accompagna fino in camera, ma quasi. Ci compre perfino l'acqua minerale ed alla fine aggiunge: "Mi raccomando, domani in forma!"
Appunto... A domani...
Sveglia alle 9 completamente rintronati. L'hotel non è malaccio e la camera, anche se piccolissima, è dignitosa. I letti non sono sfondati, ma sono cortissimi come al solito e le lenzuola e le coperte sono quadrate e corte. Così fa un po' freddo. Ma rispetto ad Irkutsk, questa è una reggia. Ovviamente, ieri sera ci siamo sparati una bella dose di tv mongola, con un telegiornale stupendo: nessuna notizia! Del resto che cavolo deve succedere in Mongolia??
Comunque qui, a differenza di Mosca e per non parlare del resto della Russia, il satellite funziona benissimo. Inoltre, vanno tutti in giro con il cellulare!
Facciamo colazione: succo d'arancia, pane e marmellata, caffè, omelette... Quasi non sembra vero! Questa Mongolia continua a piacermi sempre di più.
Tuya si presenta puntualissima alle 10:00. Noi no. Alle 10:30 ci mettiamo in moto. E' una bella giornata, ma ventosa e fredda. Come al solito la conversazione latita. Con il nostro UAZ ce ne andiamo al Gandantegchinlen Khid, il più grande monastero buddista della Mongolia. Qui lo spettacolo è indescrivibile. Io ed Emanuela rasentiamo la commozione. Il monastero è nel pieno dell'attività. Musiche buddiste, monaci che pregano, gente in abiti tradizionali, persone in fila lungo lungo le ruote delle preghiere. Altri monaci che cantano nel tempio principale (e monaci con il cellulare...).
Entriamo, facciamo il giro del grande Buddha d'oro, alto 26 metri. Assistiamo alla cerimonia. E' come vivere dentro un documentario e non c'è l'ombra di un turista. Siamo assolutamente gli unici occidentali in circolazione.
Tipico degli uomini è il cappello di feltro con la tesa molto larga. Tunica e cintura arancione. Molte donne anziane indossano l'abito tradizionale. Confesso che diversi brividi mi corrono lungo la schiena.
Tuya, inizialmente, prova a metterci un po' di fretta, ma le facciamo capire immediatamente che da qui ci muoviamo solo quando lo decidiamo noi, con i nostri tempi. Bisogna dire che capisce, e che ci lascia fare. E' questa un'ora indimenticabile, all'altezza del villaggio cambogiano dello scorso anno, di Al Raqqa, del suq di Aleppo, del Cerro Torre. Indimenticabile l'atmosfera, la gente, i suoni, i colori.
Dopo un'ora abbondante ci trasferiamo al palazzo d'inverno di Bogd Khan, la residenza reale nella quale ha vissuto l'ottavo Buddha, ed ultimo re mongolo, all'inizio del XX secolo. Il complesso è molto interessante, interamente di legno decorato, un insieme di templi e di pagode. Comunque, non eccezionale. Anche qui siamo soli.
Attraversiamo Ulaan Baatar, passando anche per una piazza dove troneggia un carro armato. Certe volte ci mangiamo le mani perché vorremmo fermarci a fare delle fotografie, ma non è possibile. Questa è una delle cose che più mi fa imbestialire. Di fatto, dalla UAZ è impossibile fotografare. Non ha finestrini che si aprono, se non due stupidi triangolini a compasso, e per giunta il nostro autista ha pensato bene di attaccarci sopra della plastica scura.
Tuya ci porta al Zaisan Memorial, il solito monumento al milite ignoto che si trova su una collina appena fuori città. Il posto fa schifo, c'è un vento allucinante. Ci sarebbe una gran vista su tutta UB a dire il vero, ma è tutto nuvolo e mangiamo solo un sacco di freddo.
A proposito di mangiare, andiamo dunque a pranzo in una specie di posto tedesco dove fanno delle pizze non male. Anche la birra mongola è buona. Con Tuya la conversazione va a salti, ma noi ne abbiamo davvero le scatole piene di avercela appiccicata addosso. Ci facciamo portare al museo di storia naturale, dove si possono vedere alcuni famosi scheletri di dinosauro trovati nel Gobi. Oltre a ciò, il museo è un'incredibile accozzaglia di sassi, animali di tutti i generi, dai mammiferi impagliati, agli insetti sotto spirito, rettili e persino vasetti di pulci e zecche. Ci sono anche alcuni dipinti di arte mongola e cose assurde di tutti i generi.
Andiamo quindi ai grandi magazzini statali per comprare dei cd di musica tradizionale ed una carta della Mongolia. Acquistato un cd di musica mongola ed uno di rock russo. Tuya ci impedisce quasi di comprare la mappa della Mongolia, perché secondo lei è troppo cara ed è un prezzo da turisti (7$). Io sto iniziando ad innervosirmi. Avevo visto in precedenza la stessa mappa in un altro negozio, costava 5$, ma lei aveva detto che era troppo cara e che qui l'avrei trovata a meno. Dice che ci pensa lei: la trova al mio stesso prezzo, ma in inglese, ed io le avevo ben detto che la volevo in cirillico. Insomma, questa pantomima della mappa porta via un'altra oretta. Vorremmo fare un po' di spesa per il Gobi, ma lei inizia subito a dire che non ce n'è bisogno. Lasciamo perdere, la faremo domani da soli.
Quindi, ci deposita in albergo alle 16:30, quasi ci accompagna in camera. Alle 17:50 ci viene a riprendere per portarci ad uno spettacolo a teatro di musica e danze popolari mongole. Interessante, ma anche abbastanza inutile. Qualcosa di locale (canti gutturali), qualcosa di importazione cinese. All'uscita, Tuya ci riaggancia, ma questa volta le spiego chiaramente che non abbiamo più bisogno dell'autista, che vogliamo cenare da soli, che domani non vogliamo nessuno fra i piedi, e che dopodomani vogliamo partire tardi. Rimane piuttosto perplessa. Spero che non si sia offesa, anche perché era evidente che lei si aspettava di cenare con noi e di farci "compagnia" domani. Alla fine, però, lo capisce. E finalmente, alle 19:30, SOLI!
La temperatura è ora piacevole, il cielo è sereno. Ci aggiriamo alla ricerca di un ristorante, assaporando finalmente la nostra libertà. La Lonely Planet non è molto precisa e ci manda in buca un paio di volte, in posti che non esistono più. Anche la mappa della città non è molto precisa, ma Ulaan Baatar si gira abbastanza facilmente, nonostante quello che ne dice la stessa LP.
Alla fine, optiamo per il Ristorante de la Casa, un perfetto ristorante italiano che praticamente è il posto più tipico di UB! Si trova in pieno centro, al primo piano di uno strano cubo di cemento. Mangiamo bene (!), Emanuela pizza alla mongola (con montone), io strani spaghetti aglio, olio e peperoncino, al dente (!!). In sottofondo, mandano musiche di Ramazzotti, Cutugno, Matia Bazar, Alunni del Sole e Tozzi. Una esperienza psichedelica ad Ulaan Baatar. Spendiamo 13$ ed accettano anche le carte di credito. Del resto, è frequentato anche dai ragazzi della Ulaan Baatar bene.
A dire il vero, UB ci appare di gran lunga messa meglio della Russia che abbiamo attraversato, ed i mongoli sembrano stare molto meglio dei vicini russi: sono più "puliti", più "nuovi", meno sciatti ed approssimativi. Anche molto più accurati nei servizi, in generale. Per quello che possiamo vedere, la Mongolia corre alla velocità della luce rispetto alla Russia. Le auto sono quasi tutte nuove e belle (a parte il nostro scassato UAZ), la rete telefonica funziona perfettamente, nei grandi magazzini c'è merce in abbondanza, anche di buona qualità e di marche internazionali. L'elettronica costa un terzo rispetto all'Italia.
Certo UB è decisamente sovietica in centro, con grandi viali, una piazza centrale immensa, palazzi di rappresentanza in perfetto stile stalinista. Ma ha tutto un altro aspetto. E la gente è decisamente più affabile dei russi.
Rientriamo senza problemi in albergo verso le 22:30. Certo, forse Tuya ne sarebbe sorpresa.
Questa notte forte mal di gola. Il problema è che qui il tasso di umidità sfiora lo 0% (!), l'aria è secchissima, siamo in quota (a circa 1.600 metri) e se si tappa un po' naso e si respira con la bocca è come bruciarsi la gola. Mi sono dovuto alzare alle 9 perché non riuscivo più a respirare.
Alle 11:00 sveglia. Colazione con molta calma (finalmente!), alle 12 passate. Abbiamo la giornata tutta per noi e riprendiamo i nostri ritmi. Sempre con calma, ce ne andiamo a Sükhbaatar, la piazza centrale, dove ci fermiamo per una lunga sessione fotografica, approfittando del fatto che c'è una luce splendida ed aiutati da una gran bella giornata. Oggi fa anche molto caldo rispetto agli scorsi giorni.
Quindi, ufficio postale. Poi ci trasferiamo al posto tedesco di ieri per una salsiccia con patate e per scrivere le cartoline acquistate all'ufficio postale. Andiamo quindi al monastero-museo di Cojin Lama, noto anche come museo della religione. Un gioiellino, non si sa perché Tuya ieri lo abbia saltato.
Spesa al supermercato per i prossimi giorni. Il supermercato, peraltro, è tale e quale ai nostri. Taxi fino all'albergo (spesa ridicola, 400 tugrik) e poi fuori a cena allo stesso posto di ieri. Ancora taxi per tornare in albergo (280 tugrik). Per la cena spesi 18$.
Note: ad Ulaan Baatar accettano la carta di credito quasi dappertutto, anche l'Amex, a differenza della Russia.
Stamattina sequenza di mancanza totale di acqua potabile e di energia elettrica per circa un paio d'ore. Qualche difficoltà per lavarsi ed andare in bagno. Beh, mi sarei meravigliato se non fosse mai successo.
La catenella dello sciacquone è fatta con un filo di cotone e la linguella di una lattina...
Ed eccoci nel "mitico" parco nazionale di Terelj. A dire il vero, il posto è del tutto indifferente. Potremmo essere in qualunque valle bergamasca. Con ordine...
Questa mattina sveglia alle 9:30 e partenza da UB alle 11:00 come previsto, con Tuya ed il nostro autista (Aji?) (*), destinazione, appunto, Terelj. Il viaggio dura un'oretta e mezza. La strada sarebbe anche lastricata, ma le sospensioni dello UAZ sono micidiali. Un rodeo può rendere l'idea.
Come detto, dallo UAZ non si può fotografare nulla, così il viaggio scorre a saltoni sui sedili, perdendo alcune belle fotografie qua e là. Troppo complicato dover spiegare ogni volta che vorremmo fermarci. L'unica sosta è ad un Ovoö, i famosi cumuli di pietra e stracci, di origine sciamanica e il cui significato non è ben chiaro, visibili in tutta la Mongolia. Fotografiamo l'Ovoö, facciamo come previsto tre giri a piedi in senso orario attorno ad esso, aggiungiamo un sasso, e ripartiamo.
Il panorama passa dalla periferia di UB, in gran parte costituita da ger e palazzi sovietici, alle praterie, dove sono visibili moltissimi cavalli, animali al pascolo e mongoli a cavallo, qualche villaggio e, infine, le montagne.
La regione non è molto diversa dall'Engadina svizzera, volendo ben vedere. Ci troviamo nell'Aimag di Töv. Gli Aimag sono più o meno le nostre regioni.
Passiamo numerosi campi ger per turisti, subito dopo l'entrata al parco di Terelj. Alcuni sono anonimi, altri davvero orribili. Dentro ad uno hanno addirittura costruito dei dinosauri di cemento armato in mezzo alle tende. I campi sono per lo più deserti, la stagione turistica deve ancora iniziare.
Terelj tutto sommato è una delusione. Il campo UB2, dove siamo noi, è al termine della strada. E' un enorme complesso di cemento giallo formato da un hotel e da altre costruzioni, e da una ventina di ger in una vallata attraversata da un fiume, che tutto sommato non sarebbe neanche male. E' che l'insieme è un po' triste ed inutile. In più, ci hanno portato qui alle 13:00. Dobbiamo starci fino a domani. Ma qui non c'è *nulla* da fare. Vuoto spinto. E niente in programma. Volendo si potrebbe fare un giro a cavallo sui prati qua attorno insieme ai ragazzini locali, ma lasciamo perdere. L'unica cosa, ci sarebbe un monastero in rovina a qualche ora di cavallo da qui. Troppo tardi comunque, del resto non lo sapevamo nè era in programma.
Pranzo squallido a menù fisso nel ristorante dell'hotel del quale siamo gli unici ospiti. Clima negativo e quasi imbarazzato. Nel pomeriggio facciamo due passi lungo la riva del fiume e su una collina qua a fianco. Tuya, peraltro, si passa l'intero pomeriggio a dormire nel suo ger... Questa dovrebbe essere la nostra guida.
Arrivano un paio di ragazzini mongoli a cavallo, con i quali tentiamo di scambiare due parole. Sputano molto e quando è chiaro che a cavallo con loro non ci andiamo ci mollano lì. Infine, arriva tutta la comitiva del viceministro cinese per l'amministrazione della Mongolia Interna, con tanto di televisione mongola al seguito! Ci *intervistano* e il viceministro si fa intervistare al nostro fianco e fotografare con noi! Assurdo! Questa è la cosa più buffa che ci sia capitata. Addirittura ci scambiamo i biglietti da visita sotto l'occhio delle telecamere. Pazzesco...! Prima di cena, un'oretta di conversazione con Tuya nel nostro ger.
Già, il nostro ger! Me ne stavo dimenticando!! Il nostro primo ger è fatto come nel disegnino. Siccome oggi ci sono circa 28° (!!), appena arriviamo ci accendono la stufa a legna e ben presto diventa impossibile stare dentro al ger perché fa troppo caldo. Ora, io mi chiedo... Bello il ger, eh, ma visto che qui davanti c'è un hotel vuoto perché dormire qui e non in una camera normale? Tanto più che questo è un ger finto per turisti e nelle prossime due settimane dormiremo solo in campi ger veri nel deserto... Mah...
La serata finisce con una cena squallida tanto quanto il pranzo. Realizziamo una volta per tutte che i mongoli, oltre a parlare solo con suoni gutturali, non sanno tagliare la carne.
Nel nostro ger, comunque, si sta molto bene.
(*) In realtà, abbiamo scoperto verso la fine del nostro viaggio in Mongolia, che il nome del nostro autista si scrive Aagii, ma poiché nel diario avevo sempre scritto Aji, ho preferito mantenere la trascrizione originale, come per tutto il resto del diario.
Nottata un po' tormentata dall'aria estremamente secca e fredda, che oltre ad averci fatto svegliare con un bel mal di gola ha fatto praticamente passare ad Emanuela la notte in bianco. Io ho dormito, ho avuto solo un po' di freddo verso l'alba, ma d'altra parte dormire con il fuoco acceso non è bello e ci pare un po' pericoloso.
Verso l'alba è anche entrato un uccello nel ger che ha sbattuto per un po' finché non è uscito dalla stessa fessura dalla quale era entrato. Poi, verso le 7:30, è venuto un mongolo ad accenderci il fuoco. E in pochi minuti l'aria si è riscaldata in modo addirittura esagerato.
Una Tuya sempre più antipatica ed incomprensibile ci guida come se fossimo bambini a rifare i bagagli ed alle 10:30 si parte per il ritorno. Arriviamo ad UB verso mezzogiorno. E all'hotel salutiamo Tuya. Nel Gobi avremo un'altra guida, ma ci terremo Aji come autista. Tutto sommato, almeno lui sembra capace e sveglio. Tuya si è rivelata davvero un pacco. Nel suo mestiere è davvero incapace. Devo dire che delle guide con cui ci è capitato di avere a che fare questi anni, lei è l'unica che è stata totalmente inutile. Ci ha fatto perdere del gran tempo, ha sempre aspettato che fossimo noi a decidere cosa fare, solo che era difficile decidere cosa fare non conoscendo le opzioni disponibili. Ci ha portato in giro come pacchi postali senza spiegarci un tubo, in posti che avremmo comunque visitato (meglio) da soli o nei quali ci saremmo ben guardati dal perderci due giorni a fare niente. L'unica cosa che le interessava era parlare italiano con noi, ma le conversazioni sono state surreali. Ne avevamo davvero le scatole piene.
E poi, non ha fatto altro che piangere miseria (lei, che tutto sommato appartiene alla alta borghesia locale e viaggia spesso all'estero...) e rompere su quanto è povera la Mongolia. Obiettivamente, possiamo dire che - almeno ad Ulaan Baatar - se la passano molto meglio che nella vicina Russia. Certo c'è molto sottosviluppo e la periferia è degradata, ma la povertà a cui fa riferimento Tuya è caratteristica di tutte le grandi aree metropolitane e francamente le periferie del Sudafrica o del Sudamerica sono molto, molto peggio.
Pomeriggio speso fra una rapida pizza, un Internet Cafè a rispondere alle e-mail (4$ per quattro ore) e una telefonata a casa. Oggi il tempo è brutto. Emanuela crolla a dormire. Mi preoccupa un po' a dire il vero. Domani partiremo per quindici giorni molto difficili, li temo un po' anche io a dirla tutta. E fra il piede che continua a farle male e ad essere molto gonfio, il mal di gola che attanaglia anche lei, ed il freddo che probabilmente soffriremo, non so che dire. I prossimi giorni verremo sballottati per mezza Mongolia su quello scassatissimo UAZ, dormiremo sempre in ger, avremo molte notti fredde e l'alimentazione sarà qual che sarà. E potrebbe esserci da camminare un casino. Lei dice che non ha alcun problema e vuole continuare, ma io sono un po' preoccupato. Non sarà una passeggiata.
|