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25 agosto 2008, Menorca
Il nostro campo base è piazzato ad Arenal d'en Castell, una bella baietta con acqua trasparente tipo vasca da bagno, sabbia finissima bianca con intrusioni rossastre, inevitabile minimo sindacale agostano di fila d'ombrelloni, personaggi evitabili e dunque da evitare, barca d'ordinanza ancorata al largo, vita animale autoctona prossima allo zero assoluto: per dire, di sera intorno ai lampioni non vola un accidente di niente, il che a pensarci è un po' inquietante.
Poco da dire di questo scoglio delle Baleari buttato qua in mezzo al Mediterraneo occidentale. A dirvi la verità, l'acqua è molto bella, ma tutte le isole mediterranee, alla lunga, a me appaiono più o meno uguali. Colonie di inglesi ed italiani charter, pochissimi germanici, spagnoli a piacere. Negozi di souvenir. Sassi in bilico, dolmen e menir, che un po' di preistoria, nel mare nostrum, non si nega mai. Curiosamente qua ce n'è distribuita con sorprendente abbondanza, ma ecco, non la definirei astonishing, come mi è capitato di leggere.
Null'altro. Né, del resto, altro prevede il programma, che non sia andare a caccia di qualche ulteriore spiaggia passegginabile, attività non banalissima, poiché le vere perle, qui come altrove, si raggiungono solo in barca o scarpinando nella giungla. Il che, passeggino a parte, con un cane gonfiabile, una palla di un metro di raggio, rete di secchielli, palette, formine, ecc, borsone asciugamani, bottiglie d'acqua e un'intera logistica da spedizione all'isola dei famosi, ecco, non è proprio una faccenda affrontabile in gaia leggerezza.
Brezza costante, clima secco assai, temperatura fissa a ventotto, cielo limpido a oltranza. Mi farò un calippo alla cola, va'.
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