|
Caucasus (2011) |
|
| in bilico fra Europa ed Asia, attraverso frammenti di guerre dimenticate |
|
|
|
|
|
|
|
15 agosto
Alexander è un ex-ufficiale dell'esercito di liberazione del Nagorno. Mi aggancia appena metto il naso fuori dall'hotel e non mi molla più. Solite cose sull'Italia, su Berlusconi e il bunga-bunga, su Celentano, Milan, Inter, Monica Bellucci. Mi snocciola tutte le formazioni della serie A a memoria, poi mi racconta della guerra. Ha sì e no qualche anno più di me. O forse anche no. Il cimitero di Stepanakert è pieno di lapidi di gente della mia età ed anche molto più giovani. Combattenti (ritratti con i Kalashnikov al collo), uomini, donne, ragazzi. Bambini.
Alexander mi racconta che ha un amico che vive in America che lo esorta sempre a lasciare il Karabakh e a raggiungerlo, ma lui gli risponde che deve rimanere, che deve combattere per il suo Paese, che non se ne va.
Dice che adesso sta andando a trovare un suo amico che ha perso una gamba in guerra.
Alla fine mi chiede qualche spicciolo: dice che è stato al bancomat e mi indica la banca centrale, distrutta e in ricostruzione. Dice che lui è a posto, ma che il bancomat non funziona, balance zero. Gli rispondo che sono uscito dall'hotel senza portafoglio e che mi dispiace. Ma l'hotel è a due passi e lui insiste, dice che può aspettare, che posso fare un salto a prendere qualcosa, che gli basta un euro per il suo amico. Mi irrigidisco e invento a braccio, dico che in camera c'è mia moglie che non sta bene e che non voglio svegliarla. Allora lui mi dà una pacca sulla spalla e risponde che capisce, che non c'è problema, che siamo amici lo stesso e che se ho bisogno di qualcosa a Stepanakert lui può aiutarmi per qualsiasi necessità, perché lui è un ex-ufficiale. Mi saluta come fossi suo fratello e si allontana.
Rimango di nuovo solo, in centro a Stepanakert. Ho addosso circa mille euro, al collo una macchina fotografica che ne vale almeno il doppio e in tasca uno smartphone che combatte con gli alieni (ma che in Karabakh, ovviamente, è inservibile).
Sta scendendo la sera su Stepanakert e tutto è un po' surreale.
Corro dietro ad Alexander e gli dico che per caso, frugandomi in tasca, mi sono reso conto che mi erano rimasti degli spiccioli. E gli offro una birra.
Poi mi chiedo che cazzo ci faccio a Stepanakert.
|
|
|