Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Mauritius e Reunion (2000)
sorelle sotto il vulcano
Il volo Air Austral in partenza per Antanarivo, Madagascar, di fatto, non parte. I passeggeri sono piuttosto spazientiti. Nell'insieme, appaiono un gruppo molto colorato, eterogeneo e multi-etnico, decisamente interessante. Ogni quindici minuti, in media, vengono chiamati al gate per l'imbarco. Pochi istanti dopo vengono invitati ad avere pazienza e tornano a sedersi, fra mormorii di disapprovazione in creolo, francese, inglese, vari dialetti africani, e chissà che altra lingua sperduta. Decisamente, qualcosa nel loro aereo non deve funzionare, i controlli vanno per le lunghe. Io avrei già rinunciato a partire, probabilmente.

Alla fine, con oltre due ore di ritardo, vengono imbarcati. Dalle vetrate della sala partenze guardo l'aereo dell'Air Austral per Antanarivo decollare sopra l'Oceano Indiano nel buio della notte tropicale senza luna e, lo confesso, un senso di profonda inquietudine e malumore si impadronisce di me.

Ma noi questa sera voleremo Air Mauritius, ed il nostro piccolo ATR 42 turboelica ha già dimostrato di sapersela cavare fra gli energici alisei di sud est che soffiano lungo la rotta che da Mauritius ci ha portato a Reunion. Anche se all'andata, è vero, ho avuto davvero paura. Ingiustificata, tempo stupendo per tutto il volo, ma ho avuto paura.

Aeroporto di Reunion. Isolato scoglio vulcanico in fondo all'Oceano Indiano, un sasso di lava e giungla precipitato quaggiù in fondo al mondo da forze primordiali che ancora non ne vogliono sapere di placarsi, battuto da onde alte tre piani che volano sopra un mare di squali e si infrangono su scogliere nere come il buio.

Reunion, isolata isola naufraga creata direttamente dalla fucina al centro della Terra, grande come un fazzoletto, ma dominata da un vulcano spento di oltre tremila metri, e da uno attivo che è già arrivato a più di duemila. Dicono che sia uno dei crateri più eruttivi del mondo, è implacabile, non si arresta mai, da secoli, se non per brevi periodi di ferie e stanchezza. Tutto intorno è giungla attraversata da fiumi di lava nera e fredda che arrivano fino al mare, e che hanno formato strane pareti a picco sulle onde dove il sole sembra essere catturato e fatto prigioniero.

Vivere sotto il vulcano. Monsieur Gabin, nato a Reunion, trasferitosi in Francia per sedici anni, e poi tornato qui per costruire la casa nella quale ci ospita, ci dice, davanti ad un dolce liquore creolo al mandarino, nella fresca notte australe rotta dal rombo assordante delle onde: "C'è chi vive di fianco ai fiumi e chi vive sotto il vulcano. Dov'è la differenza ?".

Già, dov'è la differenza ? Non ci avevo mai pensato. E vallo a raccontare a quelli del Belice, o del Friuli, che tu sotto un vulcano non ci vivresti mai. O a quelli della Valtellina o del Vajont. Per non parlare, naturalmente, di qualche milione di siciliani e napoletani.

Già, c'è chi vive sotto il vulcano e chi vive vicino ai fiumi, e poi magari sei a Parigi, esci per strada ed una macchina ti tira sotto. Filosofia creola sotto il vulcano, aliseo costante che soffia da sud est, come sempre, buio nella giungla circostante che nasconde probabilmente esseri con più di quattro zampe che preferisco non incontrare. Zanzare (in inverno ?) che mi divorano con minuscole ma dolorosissime punture. E sempre, sempre, questo inquietante rumore di onde contro le scogliere, che non ti abbandona neanche mentre vai a dormire chiedendoti cosa sta accadendo, in questo momento, solo sette chilometri sotto il tuo sedere, se il dio Vulcano dorme anche lui, o se pensa di mettersi a giocare sotto il tuo letto. A Reunion la lava esce dappertutto, non ha vie preferenziali. Diciamo che negli ultimi cento anni ha preferito le valli meridionali del Piton de la Fournaise, se questo può venire a tranquillizzare il tuo sonno.

Dico ad Emanuela che certo, se abitassi sotto il Vesuvio avrei la consapevolezza che, nel caso qualcosa dovesse andare storto, salterei sulla macchina e scapperei, mentre qui mi sento in trappola. Mi risponde "ma sei così sicuro che riusciresti a scappare ?".

No, non lo so. Ed è vero, oggi, mentre attraversavamo il mare di lava rossa del cratere sommitale, le emozioni che si mescolavano erano violentissime, timore, attesa di non sai cosa, impotenza, meraviglia, amore sconfinato per questo luogo onirico quasi dimenticato dal mondo e dagli uomini che, sotto il vulcano, non saprebbero neanche che direzione prendere per venirci a stare.

Il Piton de la Fournaise, il cono attivo alto oltre duemila metri, è un deserto di lava rossa, gialla e nera. Queste settimane è stranamente tranquillo, nonostante lungo la strada che porta al cratere i cartelli ti invitino a fare alcune riflessioni circa le tue intenzioni di proseguire: "Attenzione. Vulcano in eruzione".

Oltre, la strada prosegue verso l'alto, comunque, seguendo sequenze di tornanti che assomigliano più ad un gomitolo aggrovigliato che ad un percorso per auto, dove piccole Peugeot fanno fatica ad affrontare le curve con una sola manovra. Si sale al di sopra delle nuvole, che qui sono basse ed evaporano direttamente dalla giungla sottostante, fradicia di pioggia tropicale ed umidità congenita, e ti sembra di essere in aereo, immerso in un paesaggio surreale, il palcoscenico di un film ambientato nella preistoria, dove il sole si alterna alla nebbia, ai temporali ed ai fumi del vulcano, tutto nello spazio di pochi minuti, e il tuo viaggio è un continuo azionare di tergicristalli, fari fendinebbia, aria condizionata, finestrini aperti e chiusi, schizzi di fango, con gli occhi piantati sul ciglio della strada che segue il bordo di canyon di lava profondi oltre mille metri e che scivolano di fianco, e sotto, a te.

Reunion toglie il respiro. E si potrebbe non scriverne altro. E' l'unico luogo al mondo dove mi sia arreso di fronte alla mia incapacità di incanalare la luce dentro l'obiettivo della mia macchina fotografica, nel tentativo di portarmi a casa i ricordi. Ho smesso di fare scatti e mi sono comprato un libro fotografico di qualcuno molto più bravo di me. Ancora adesso mi chiedo cos'è che può portare qualcuno a fissare un mappamondo, individuare quel puntino in mezzo all'oceano ed esclamare "Ho trovato ! Si va a Reunion".

Duecento chilometri più a nord est dorme Mauritius. Ed è un altro mondo. Reunion e Mauritius sono legate dal cordone ombelicale della faglia vulcanica che attraversa tutto l'Oceano Indiano fino alle Maldive, ma mentre queste ultime e Mauritius non sono che gli antichi resti di ciò che il vulcano sotto il mare è stato capace di fare, Reunion sta ancora nascendo. E' un cucciolo, è la mascotte della lunga catena di isole che attraversa l'oceano da queste parti, è l'ultima nata e, ovviamente, fa i capricci come tutti i neonati. Ho letto sul mio libro "chissà, fra qualche migliaio di anni, quando Reunion sarà ormai grande, forse ci sarà una nuova neonata ancora più a sud.

A Reunion, così come a Mauritius, con la quale ha in comune solo le dimensioni, si può arrivare direttamente da Parigi. Riescono a farci atterrare i Boeing 747. E sebbene a Mauritius la cosa non meravigli affatto - in fondo l'isola è grande e piuttosto piatta, a Reunion fa piuttosto impressione vedere avvicinarsi dal mare quei transatlantici dell'aria, che sembrano quasi fermi nell'aliseo mentre si accingono ad atterrare, prendere le misure, compiere una grande curva, e planare su una sottile striscia di terra piatta lasciata libera dal vulcano, che corre proprio lungo il mare davanti all'imbocco dei canyon che conducono ai "Cirques" del Piton des Neiges.

Il Piton des Neiges è il vecchio vulcano, il papà, alto oltre tremila metri. Ormai è inattivo da secoli, o millenni. La lava ha trovato il suo nuovo percorso sotto il Piton de la Fournaise, giovane figlio scapestrato. Visto dall'alto, il Piton des Neiges appare come un cratere sventrato largo diversi chilometri, che ha dato origine, ed oggi ne è il fulcro, a tre profonde valli a canyon disposte a stella e interamente ricoperte dalla giungla tropicale, i "Cirques", i Circhi di Reunion.

Ciascun Circo ha la sua personalità, ben distinta da quella degli altri due fratelli. Nello spazio di pochi chilometri quadrati le caratteristiche naturali, meteorologiche e morfologiche appaiono completamente differenti muovendosi da un Circo all'altro. L'area del Piton des Neiges ed i tre Cirques sono un paradiso terrestre per i trekking, vera risorsa turistica di Reunion.

Il Cirque de Salazie è il più facile da raggiungere e il più "bagnato". L'orientamento geografico e la sua conformazione naturale fanno sì che sia caratterizzato da un clima assai piovoso ed umido. E' anche il Circo più abitato e meno turistico. Lungo le alti pareti dei canyon, interamente ricoperte di vegetazione tropicale, infinite spettacolari cascate precipitano per centinaia di metri in verticale dagli altopiani sommitali verso il fondo dell'abisso. La stessa tortuosissima strada che lo percorre, scavata in più punti dentro il fianco del vulcano, passa sotto una cascata proponendo un percorso decisamente suggestivo.

Completamente differente appare il Cirque de Cilaos, il più turistico ed il più grande, che si inoltra proprio fin sotto le verticali pareti del Piton des Neiges. La spettacolare e strettissima strada che lo attraversa, la più famosa dell'isola, si annoda in sequenze di centinaia di tornanti senza alcuna soluzione di continuità, spesso ricavati dentro le pareti di lava, privi di parapetto e apparentemente larghi appena per far transitare una macchina. Intere sezioni della strada sono ad un'unica corsia, comprese le claustrofobiche gallerie che bucano le pareti del canyon, dove gli automezzi passano sfiorando le mura dei tunnel, cercando di uscirne rapidamente prima che altri eventuali mezzi imbocchino lo stesso tunnel in senso contrario. Del resto sulla strada per Cilaos, il villaggio in fondo al Circo, si arrampicano anche gli autobus locali, ed avere la sfortuna di incontrarne uno può essere un'esperienza che qualche libro descrive come hair-rising, da far rizzare i capelli.

Cilaos, grazie alle sue terme, è il centro turistico per eccellenza nell'area dei Cirques, ed è la base preferenziale per i trekker. Di fatto è la località di villeggiatura in montagna per gli abitanti di Reunion, frequentata da migliaia di persone, dotata di ogni genere di confort ed immersa in uno scenario da sogno. Dopo quaranta chilometri all'interno del canyon, raggiunta Cilaos, la strada prosegue lungo il Circo, seguendo un percorso semicircolare scavato lungo le pareti a chiusura della valle, per terminare dopo altri quindici chilometri in un piccolo villaggio a mala pena raggiunto da poche automobili. Lungo questa strada si percorre una tratta nella quale in due chilometri sono concentrati venti tornanti letteralmente impilati l'uno sull'altro, molti dei quali impossibili da passarsi con un'unica manovra. La maggior parte della strada, inoltre, ha una pendenza tale da rendere impossibile ogni tentativo di essere percorsa con una marcia diversa dalla prima. Ed in effetti, a pensarci, percorre un dislivello di quasi duemila metri in pochi chilometri, salendo dal mare fino agli altopiani del Circo. Dislivello, comunque, sempre inferiore a quello coperto dalla strada che porta sul cratere del Piton de la Fournaise. Da zero a duemilatrecento metri in circa trenta chilometri, gli ultimi dei quali su una strada sterrata ricavata nel mare di lava della Plaine des Sables.

Il Circo di Mafate è infine il più isolato. Non esiste strada per accedervi. Ed è considerato la vera meraviglia di Reunion insieme al Piton de la Fournaise. Per raggiungerlo, bisogna affrontare uno dei percorsi di trekking di uno o più giorni che da Cilaos o da Salazie conducono all'interno di questa valle straordinaria, caratterizzata da incredibili fenomeni di erosione, cascate, vegetazione tropicale ed isolamento totale.

Vista dall'alto, Reunion, è uno spettacolo costruito sulla stella verde dei tre Cirques, centrata sul Piton des Neiges, e sul nero cratere, a sud, del Piton de la Fournaise. Un'immagine unica al mondo, che raggiunge il massimo splendore durante le frequenti eruzioni del vulcano. Le fotografie aeree dell'isola sono esposte dappertutto nei villaggi.

Saint Gilles les Bains è un piccolo paese sulla costa nord occidentale di Reunion, a circa trenta chilometri da Saint Denis, capoluogo dell'isola. La sua lunga spiaggia sabbiosa, che fronteggia l'unica laguna corallina di Reunion, dove le alte onde dell'oceano si rompono sulla barriera, non arrivando ad infrangersi a riva, è la meta preferita nei week end dagli abitanti dell'isola, nonchè uno dei luoghi mito per i surfisti di tutto il mondo.

E' noto che il tramonto è l'ora più pericolosa per fare il bagno nei mari infestati di squali. E' altresì noto che gli estuari dei fiumi sono i luoghi di caccia preferiti dai famelici predatori. A Reunion, poi, gli attacchi ai surfisti da parte degli squali non sono rari, poiché la tavola da surf sembra che appaia come un ghiotto pesce ai miopi occhi dei signori dell'oceano.

Davanti ad un tramonto spettacolare, seduti sulla spiaggia di Saint Gilles les Bains, nei pressi dell'estuario del fiume, osserviamo gli spericolati cavalieri delle onde affrontare montagne d'acqua alte oltre sei metri con le loro tavole colorate.

Vengono da tutto il mondo fino quaggiù, nuotano verso il largo, fissano l'orizzonte aspettando che si alzi l'onda, e quando il muro inizia ad emergere fa paura persino visto da riva, gli uomini sembrano puntini minuscoli sotto la parete blu che va gonfiandosi, il rombo assordante dell'onda ti penetra sotto la pelle mentre con il teleobiettivo fissi quello che sta per accadere, vedi un insignificante essere umano salire sulla sua tavola ed arrampicarsi in un incredibile equilibrio verso la cresta bianca del gigante d'acqua che inizia a spumeggiare e a rompersi, lo vedi raggiungerne la vetta e scivolare come un missile dentro il tunnel che l'onda inizia a formare, e non puoi fare a meno di sentire un brivido che ti corre lungo la schiena mentre la luce del sole va spegnendosi all'orizzonte nel brevissimo tramonto tropicale, e ti chiedi se c'è lo squalo sotto, chi dei due è più veloce, e se il piccolo uomo, scomparso all'improvviso in un'esplosione bianca di milioni di litri d'acqua, uscirà da quel cataclisma naturale nel quale si è infilato come una palla di cannone contro un muro.

E' uscito. Ad uno ad uno escono tutti, e nuotano verso riva, escono dall'acqua, si stringono le mani, ridono forte, si danno pacche sulle spalle e vanno a farsi una birra nel locale tex-mex vicino alla spiaggia. Reunion.

Duecento chilometri più su, a Mauritius, il tempo scorre piano fra le piantagioni infinite di canna da zucchero che ricoprono quasi interamente l'isola. Il rumore delle onde è più lontano, qui la barriera corallina circonda completamente l'isola, ed i resti di antichi coni vulcanici ricoperti completamente di vegetazione fino in fondo ai crateri raccontano di un'adolescenza vissuta nel modo inquieto di Reunion. Sorelle nella stessa famiglia.

La costa di Mauritius, più dolce, è un alternarsi di spiagge tropicali sabbiose ricoperte qua e là da blocchi di lava nera, e scogliere scure, alte, dove le onde, per un attimo, ti ricordano la sorella più giovane. Ma solo per un attimo. Poi, pochi chilometri più avanti, ritorna la quiete e la dolcezza della saggia senilità di chi ha già vissuto molto tempo fa le turbolenze di una gioventù esplosiva, ed oggi preferisce farsi cullare dalla calma della laguna corallina e dall'aliseo di sud est.

E come è diversa la gente di Mauritius da quella di Reunion. Quest'ultima, in gran parte di provenienza francese, è fatta di ricchi anziani annoiati un po' snob, che vengono ad isolarsi quaggiù per sfuggire al logorio della vita parigina, o di giovani vichinghi dai lunghi capelli biondi, la pelle abbronzata dal tropico, tatuaggi e cicatrici che raccontano storie di epici duelli con le onde di tutto il mondo, che quaggiù vengono a cercare il vulcano e a giocare a provocare gli squali, a correre i cento metri contro di loro per dimostrare chi è più veloce. I più veloci, ovviamente, sono loro, i lunghi capelli biondi. Quasi sempre.

Mauritius profuma di incenso. Mauritius è indiana fino nel midollo, repubblica autonoma delle banane vicina alle sponde d'Africa, ma indiana come fosse Sri Lanka, mistica come l'induismo della popolazione che la abita. Si incontrano anche minuscole moschee bianche e verdi, ma i tempietti induisti la fanno da padroni e le donne segnate di rosso in fronte sono la maggioranza in assoluto.

Rupia a Mauritius, Franco Francese a Reunion. Le due sorelle vivono esistenze separate, sembrano ignorarsi, ma hanno lo stesso sangue. Mauritius guarda a Reunion come ad una giovane irrequieta da accudire, Reunion vomita lava rossa e ruggisce la sua ribellione come se dovesse combattere la sua guerra personale contro l'oceano che le si scaglia contro.

L'isola nera Mauritius, per le sue spiagge di lava nera. L'isola rossa Reunion, come la giovane lava appena sgorgata dalle viscere del vulcano, e come il deserto del grande cratere del Piton de la Fournaise. Verdi entrambe, Mauritius e Reunion, verde chiaro canna da zucchero contrapposto al verde scuro e umido della fitta giungla tropicale. E fiori, fiori, miliardi di fiori di tutti i colori nelle due isole, sterminati tappeti colorati che ricoprono piante, alberi, la vegetazione intera in alcune aree.

A Mauritius i pochi villaggi turistici vivono addormentati lungo le coste, lontani da tutto e da tutti, immersi fra le piantagioni di canna di fronte alla laguna corallina, nascosti agli occhi dei più ed isolati dalla pur strana ed inaspettata quiete che regna sull'intera isola. A Mauritius vengono ricchi europei a giocare a golf sul green del più famoso campo del mondo, cercando di spedire la pallina nella buca 18, quella che si trova nell'isolotto in mezzo al mare. Una minuscola isola solo per una buca da golf. Impossibile andare a vedere la buca 18 se non si è soci del club. Impossibile avvicinarsi a qualunque buca a dire il vero. Mauritius protegge i suoi esclusivi turisti e li coccola come solo l'efficiente organizzazione orientale sa fare in casi come questi.

E del resto, che vuoi fare a Mauritius se non giocare a golf ? O vagare per le immense piantagioni di canna ? E' così assurdamente tranquilla che persino i terribili cicloni dell'Oceano Indiano la evitano nauseati, preferendo di gran lunga andare a misurarsi con la rabbia della presuntuosa Reunion. Al massimo, a Mauritius, piove. Ma la temperatura è costante tutto l'anno, fra i venti e i trenta gradi. Quindi, che cambia ?

Vallo a raccontare a Reunion, che a tremila metri va sotto zero anche d'estate, che ha un vulcano che si chiama Piton des Neiges, "Picco delle Nevi", che ha scogliere di lava sulle quali puoi friggere le uova d'inverno tanto si arroventano al sole.

A nord, molto più a nord, le Seychelles. Strane vicine di casa per le due sorelle. Dicono che ci sia il mare più bello del mondo. A Reunion interessa poco. E' ancora giovane. A Reunion piace solo giocare a fare la cattiva, eruttare fiumi di lava, urlare la sua rabbia vulcanica. Mauritius soffre forse un po' di invidia. Il mare dell'isola nera è bello, davvero bello, ma non può forse competere con le ricche vicine di casa.

Ma in fondo poco importa. Il silenzio delle piantagioni e l'aliseo costante che le accarezza favoriscono il riposo ed il sonno. E Mauritius ha già una sorella irrequieta della quale preoccuparsi, che non le permette di doversi fare anche carico dei milioni di turisti che invadono la casa vicina ogni anno.

No, no. Meglio così. C'è chi vive vicino al fiume, e chi vive sotto il vulcano. E c'è chi vive con i turisti. Nessuno può dirsi davvero al sicuro.

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