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[...] C'è che abbiam fatto rotta verso sud e abbiamo trovato il deserto. Nel senso di nessuno. Come aver varcato un confine invisibile che passa proprio qui a Kiotari, dove abbiamo il campo base. Sopra, verso nord, Lardos, Lindos e via via sempre più località turistiche, hotel, villaggi, discoteche e abusi edilizi vari (in tutta onestà, sempre in misura minore rispetto a quanto abbiamo visto lo scorso anno in buona parte di Mallorca), fino ad arrivare all'estremità settentrionale dell'isola, nel caos di Rodi città, con la sua teoria infinita di pullman turistici e negozi di souvenir.
Sotto, verso sud, vuoto spinto. Soprattutto sulla costa occidentale, quella delle onde. Perché una caratteristica particolare di Rodi è proprio nella natura delle sue due lunghe coste parallele, una sopravento (occidentale), una sottovento (orientale), quella dove si trovano Kiotari e Lindos.
Ora, io non so se questa della disposizione dei venti locali predominanti sia una caratteristica costante, o se magari dipenda piuttosto dalle stagioni, ma quel che vi posso dire è che da questa parte il mare è una tavola assoluta, quasi anomalo direi: non c'è proprio onda. Chilometri di spiagge, perlopiù poco o per nulla affollate, che si affacciano su un mare blu cobalto completamente piatto, per quanto il vento sia incessante (per fortuna, considerata la temperatura). Sull'altro lato, perlomeno nella parte meridionale dell'isola, che è quella che siamo riusciti ad esplorare, mare altretanto cobalto, ma che avvicinandosi a riva digrada nel turchese e nell'azzurro, altrettanti chilometri di spiagge aperte e rettilinee, in questo caso completamente deserte - intendo in senso assoluto - vento forte e onde, onde di spuma, onde anche alte a tratti.
Probabilmente - ma sto improvvisando - è per questo che il turismo si è sviluppato più sulla costa orientale. E rimane il fatto che metà della costa occidentale, la parte settentrionale, non l'abbiamo percorsa. [...]
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