Orizzontintorno Carlo Paschetto
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San Lorenzo (1998)
lungo il corso del grande disgelo
Il fiume scorre, ma non si vede. E' già buio da un pezzo quando il piccolo aeroplanino mi scarica a Quebec City e l'aeroporto sembra un'isola deserta immersa in uno strano silenzio, strano quanto può esserlo il non rumore di un luogo che in quasi tutto il mondo è invece caos, gente, telefonini, altoparlanti.
Fa freddo, è l'ultima settimana di Aprile e quassù in Quebec la primavera è ancora lontana. O forse no, a ben vedere dipende da cosa si intende per primavera e da qual è l'inverno con il quale la si confronta.

Un taxi mi porta alla ricerca di un alloggio nel buio di questa strana cittadina. Intorno, muri di neve evidentemente ammucchiata da mezzi e uomini che sotto la neve sono abituati a viverci, a lavorare, a fare la spesa, a portare a spasso i bambini. A tratti, sono più alti di quattro o cinque metri. Ma non sono opprimenti, anzi, comunicano una sensazione di ordine delle cose, una specie di misura architettonica combinata fra la natura e l'uomo. Fa freddo, ma non si avverte il freddo della neve. E' solo un particolare curioso che a volte occupa lo spazio fra le strette vie ricavate da case in perfetto stile europeo.

Il fiume è vicino, nell'aria si avverte l'umidità. Non lo so ancora, che sto per fare un viaggio in compagnia di un fiume. A dire il vero non so nemmeno che viaggio sto per affrontare. Sono quassù per caso, solo perché mi trovavo un po' più giù per lavoro, avevo un po' di giorni liberi e ho dato un'occhiata alla carta geografica. Ed ora sono qui fra questi muri di neve in riva al fiume. Più avanti scenderò verso Montreal e sì, in effetti a ben guardare anche il fiume segue la stessa strada. Anzi, no, il fiume la segue al rovescio, arriva da Montreal e prima ancora da Toronto. E quindi io vado contro corrente (e mi piace, lo ammetto) e in qualche modo l'acqua diventa, senza che fosse un fatto programmato, il tema portante di questo viaggio. Io viaggio in direzione dell'acqua nuova, e di fianco a me scorre l'acqua già passata.

Il taxi ferma e bussiamo a una porta. La signora parla francese, sorride, mi accoglie nella sua casa. Saluto l'amico tassista che mi ha condotto fin qui, in questo caldo angolo di Canada, dove per pochi dollari si può dividere una colazione esagerata con tutti i membri della famiglia che ha deciso di trasformare casa propria in un bed & breakfast per naufraghi come me.
La casa è accogliente e ho una camera grande. Sprofondo sotto i piumoni e mi addormento stanco, nel silenzio ovattato creato dai muri di neve che in strada assorbono ogni rumore. E' stata una giornata lunga e ci sono volute molte ore per lasciare i grattacieli di Chicago e volare in cima (o in fondo?) al fiume.

E' ancora presto quando la luce di un sole brillantissimo filtra dalla tenda e, accompagnata dalle voci di una famiglia in movimento pronta per affrontare una nuova giornata, mi sveglia. Scendo in cucina accolto dalla signora, dal marito e dai tre figli, e mi ritrovo catapultato dentro ad un'ordinaria mattina di vita canadese a Quebec City, innaffiata da sciroppo d'acero che colora pile di frittelle.

Il sole splende davvero, in strada, e quasi quasi tolgo il piumino. Finchè non si alza il vento del fiume, che adesso posso finalmente vedere. E' grande e tranquillo: grande come deve esserlo un vero fiume, tranquillo come lo sono tutte le acque dopo essersi liberate dai ghiacci invernali.

Grandi navi portacontainer solcano le acque: mi siedo su una panchina e respiro l'aria del nord. Oggi tutti i miei piani possono attendere, domani deciderò il da farsi. Quebec City mi offre una cioccolata calda e all'improvviso mi rendo conto che è davvero difficile ricordarmi di essere in Nord America. Sono oltreoceano, ma l'atmosfera è del tutto europea e rilassata, potrei essere in un qualunque paesino della provincia francese. I grattacieli di Toronto sono molto lontani da qui e gli States sembrano un altro mondo.

La bandiera del Quebec sventola orgogliosa sbattuta dal vento del San Lorenzo e io mi infilo in qualche negozio di libri e cianfrusaglie alla ricerca di tempo da perdere, seguendo una mappa di spostamenti che lascio totalmente al caso...

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